sabato, 04 maggio 2013
Assassinio in corso d'opera - Racconto giallo di Andrea Fiore 3^p.ta
Com’è deceduto il tizio, dottor Sfingerdolf?” – chiese al coroner, inarcando le sopracciglia.
“Shock anafilattico” – rispose l’altro, massaggiandosi nervosamente i folti baffi rossi con le dita.
“Così? Mentre suonava? – incalzò Juan Horatio – “S’è shockato in corso d’opera?”
“Direi di sì” – confermò il medico – “non trovo altre spiegazioni plausibili. L’uomo era allergico e uno dei rischi più grossi che avrebbe potuto correre era la puntura di un insetto. E’ stato punzecchiato da un’ape”.
“Una piccola ape insignificante può uccidere un uomo di ottanta chili e passa?”
“Certamente” – annuì il coroner, sedendosi su una delle seggiole – “il pungiglione dell’ape contiene l’apitossina, un veleno che nella maggior parte dei casi non crea pericoli all’uomo, a meno che questi non sia allergico. In tal caso può risultare letale e…”.
“Capisco, dottor Sfingerdolf” – l’interruppe il poliziotto – “questo è uno di quei casi”.
“Archivio il caso” – concluse il medico nel togliersi i guanti in lattice – “morte per shock anafilattico dovuta a sfiga nera galoppante”. Poi, prima d’andar via, rivolgendosi ai portantini dell’ambulanza, disse – “Potete spostare la salma”.
Gli uomini si portarono celeri sul morto e, afferrandolo con cura dalle braccia e dai piedi, lo girarono di faccia per infilarlo nel sacco mortuario. In quell’attimo Cartìo poté vedere in volto il musicista e si sentì gelare il sangue nelle vene. Era l’uomo che aveva visto litigare al colonnato. Quello che si contendeva un oggetto o un foglietto di carta. Che strano! Era lì, inerme, davanti ai suoi occhi. Si chiese se qualcuno l’avrebbe pianto o al contrario avrebbe gioito. Certo che se il motivo del litigio fosse stato importante, l’altro litigante ora doveva essere al settimo cielo. Lo sfiorò un pensiero inquietante. E se quel qualcuno sapesse dell’allergia? Se fosse stato proprio lui la causa scatenante dello shock anafilattico? Scosso dall’adrenalina, prese a scrutare millimetro per millimetro il palcoscenico, sotto gli occhi incuriositi del medico. Era come se avesse qualcosa di preciso in mente. Si mise a quattro zampe a tastare con le mani nelle immediate vicinanze del posto in cui il musicista era collassato, a frugare persino nelle più piccole fessure delle assi in legno. Poi, finalmente, esulto!
“Cos’ha trovato?” – chiese il coroner, alzandosi di scatto dalla seggiola e andandogli incontro.
“Non so se sia davvero importante” – rispose Juan Horatio – “questo solo lei può dirlo”.
“Di che si tratta?”
“Mi sono chiesto” – riprese il poliziotto – “se c’è uno shock anafilattico da apitossina deve necessariamente esserci un’ape morta accanto alla vittima”.
“Ebbene?” – chiese l’altro in fibrillazione.
“L’ape non l’ho trovata” – continuò il tenente – “però, ho questo”.
Il medico prese l’oggetto dalle mani del poliziotto, tenendolo con le stesse pinzette con le quali l’altro l’aveva recuperato da terra. Lo osservò attentamente, strizzando gli occhi per metterlo meglio a fuoco. Poi, sbuffò e, corrugando la fronte, proclamò – “qui qualcuno ha creduto che potesse prendersi gioco di noi!”
“Ne sono convinto anch’io” – confermò Juan Horatio.
“E’ una piccola capsula con un ago” – riprese Sfingerdolf – “potrebbe essere stata esplosa da una pistola ad aria compressa”.
“A questo punto, mi sa tanto che dobbiamo lasciare il morto lì dov’è”.
“Sono d’accordo con lei” – confermò il coroner, storcendo nervosamente il labbro – “non più morte sfigata accidentale, ma omicidio bell’e buono!”
Seguirono alcuni attimi di silenzio, rotto dai passi di Cartìo, che continuò a vagare per il palcoscenico e a osservare pensoso ora il pavimento, ora la platea, ora i palchetti o i grandi lampadari di cristallo sospesi a pochi metri dal soffitto. Poi, il poliziotto, si lasciò cadere su una seggiola e, piantati i gomiti su un leggio, chiese - “Quali sono i pregi di un’arma ad aria compressa?”
“Direi senz’altro la leggerezza, lo scarso rinculo, la silenziosità e la precisione” – rispose il medico con determinazione.
“Tutte qualità che ben si prestano a un assassinio nella nostra location”.
“Già”.
“Che distanza può percorrere un proiettile sparato da una pistola del genere per colpire efficacemente il bersaglio? Nel nostro caso, per esser certi che un ago, perforando la camicia, si conficchi nel corpo della vittima, rilasciando il veleno?”
“Non più di una decina di metri” – spiegò Sfingerdolf.
“Uhm” – grugnì soprappensiero lo smilzo poliziotto, rizzandosi in piedi come se fosse stato punto a sua volta.
“A cosa pensa?” – gli si rivolse interessato il coroner.
“A occhio e croce, considerati lo spazio dedicato alla grande orchestra ai piedi del palco e il corridoio subito prima l’inizio delle file, siamo intorno agli otto metri. Quindi, verosimilmente, il nostro assassino, uomo o donna che fosse, doveva esser seduto in uno dei quattro o sei posti centrali tra la prima e la seconda fila”.
“La seguo” – confermò Sfingerdolf – “il colpo è stato sparato frontalmente e la vittima colpita al centro del torace. Certo, non deve esser stato semplice estrarre l’arma e prendere la mira da quella posizione senza esser visti”.
“Ma con qualche prudente accorgimento e tanta buona volontà, uniti a un buon movente, si possono realizzare grandi imprese” – completò Cartìo. Poi, avvicinandosi al cadavere con passo lento, proseguì – “prima d’entrare in teatro, avevo scorto quest’uomo. Discuteva nervosamente con qualcuno nascosto dietro una delle colonne dell’ingresso. Si contendevano qualcosa. Un oggetto, un pezzo di carta? Dalla posizione in cui ero, non era facile discernere”.
“Si riferisce a questo?” – chiese il medico, mentre, chinandosi, estraeva da una delle tasche della giacca del morto un foglietto.
“E’ una ricevuta di un paio di giorni fa” – commentò Cartìo, prendendo in mano il pezzo di carta e rigirandolo in continuazione tra le dita – “c’è spillato uno scontrino di pagamento con carta di credito”.
“Che c’è di strano? Sarà andato a mangiar fuori da qualche parte e avrà pagato con la carta”.
“Credo che i due del colonnato stessero litigando per la ricevuta e lo scontrino. Sono alquanto stropicciati, non trova? – puntualizzò il poliziotto – “Faccio una telefonata in centrale”.
“Dove vuole arrivare?” – chiese l’altro visibilmente frastornato.
“La ricevuta indica due coperti” – riscontrò prontamente Juan Horatio – “voglio capire chi erano i commensali e a chi appartiene la carta di credito con cui è stato effettuato il pagamento”. Mentre, poi, componeva il numero della centrale, chiese al direttore del teatro, che era rimasto collassato in una poltrona tra le ultime file, di stampargli immediatamente una mappa delle prenotazioni dei posti con i nomi di chi occupava le poltrone. [To be continued]
19:14 Scritto da strudelone | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: thriller, poliziesco, libro, racconto, ebook, divertente, andrea fiore, teatro, omicidio, assassinio, opera, musica | OKNOtizie |
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venerdì, 03 maggio 2013
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mercoledì, 01 maggio 2013
1° Maggio . Vignetta di Andrea Fiore
14:32 Scritto da strudelone | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: 1 maggio, i° maggio, lavoratori, festa del lavoro, lavoro, disoccupazione, crisi | OKNOtizie |
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martedì, 02 aprile 2013
Low ghost stories (1^ p.ta) - Andrea Fiore
Erano le undici della sera quando Matt e Drew giunsero alla fine di un lungo viale alberato, tetro e umido, che si biforcava in modo che non era possibile vederne la prosecuzione nell’una quanto nell’altra direzione. I due erano smarriti.
- Dove sei Matt? –
- E tu Drew? Sento la tua voce, ma non riesco a vederti –
- Io non riesco nemmeno a sentirti, Drew –
(Tutto questo dialogo per far capire che erano smarriti)
Matt, fino allora si era fidato del suo istinto, ma adesso che si era perso Drew, doveva fare affidamento sul suo; non l’istinto di lui, ma quello di lui, insomma non quello di quell’altro, ma il suo di se medesimo. In pratica, Matt prima aveva fatto affidamento sull’istinto di Drew ora doveva cavarsela da solo. Distinto l’istinto?
L’uomo prese la via sulla destra. Però a noi dell’uomo c’importa una sega; noi seguiamo Matt e Matt imboccò la sinistra. Un cucchiaio alla volta, con dolcezza. Facendo anche il gioco dell’aereoplanino, che tanto gli piaceva da bambino. Intanto, tutt’intorno era diventato ancora più buio. I lampioni erano rimasti spenti. Doveva essere uscito dal centro abitato, perché tutto ora era diventato fuori dal comune. Avvertì un terribile olezzo di pesce, ma l’olezzo parve non curarsi affatto dell’avvertimento. Da dove cazzo veniva quel tanfo orribile, così intenso da perderci i sensi? Era lui che doveva andare a destra e chi veniva dall’altra parte tenere la sinistra? Fossero stati in Inghilterra, la regola sarebbe stata diversa, ma qui, nello stato in cui si trovava, valeva la regola della sinistra. Doveva tenere la sinistra. La strinse forte con la mano destra e proseguì. Il tanfo però era ancora lì che gli malmenava le narici e lo stordiva. Si arrestò di scatto e, fermo con le manette ai polsi, finalmente realizzò – Che stupido! Sto andando carponi e i carponi puzzano ancora più delle carpe normali!!! -
Sollevatosi da terra, la puzza svanì come per incanto e fu proprio in quell’attimo che Matt vide la casa. La maledetta casa che stava cercando. Avvolta in un manto di nebbia fittissima, era paurosamente spettrale!
“Uhm” – mormorò il giovane preoccupato – “una casa sinistra. Chissà il casino. Le porte si apriranno al contrario, i rubinetti ruoteranno alla rovescia e..” – non fece a tempo a completare ragionamenti così altamente deviati che un latrato gli gelò il sangue.
“Porca puttana, ma che razza di bestia è mai questa? Pelosa e con un impermeabile stretto in vita? O.. ora lo apre!!! Aaa…zzo, un lupo manniaco!!!”
Matt si girò veloce e prese a fuggire a gambe levate, ma proprio perché le aveva levate, riuscì a percorrere pochi metri e rovinò a terra. Il lupo gli fu subito sopra e con una forte zampata lo sbatté a terra in senso buono con l’intenzione di sbatterlo a breve pure in senso cattivo e stava quasi per mettere in atto il macabro disegno, se non fosse accaduto qualcosa di veramente prodigioso. Cominciò a perdere i peli e a rimpicciolirsi e un attimo dopo scappò via ululando con le mani tra le gambe.
- Per questa volta ti è andata bene, fratellone” – commentò Drew da dietro una siepe.
- Ma dove diamine t’eri cacciato?!?” –
- M’ero perso seguendo il tuo istinto. Una vera chiavica! -
- Quel mostro mi stava per fare.. per fare..”
“Ti stava per fare. Punto”
“Ma, come hai fatto a fermarlo” – chiese Matt esterrefatto.
“Gli ho mostrato questo”.
“E’ una copia di Breaking dawn”
“Esatto”
“E..?”
“Lo sanno tutti” – spiegò l’altro riponendo accuratamente il cd nel trench – “quel film è una vera mattonata sulle palle! E’ già tanto se sia riuscito a scappare”.
“Lì di fronte c’è la casa” – indicò Matt con un cenno del capo.
“Wow, l’abbiamo trovata” – esultò l’altro – “che aspettiamo allora, facciamoci un salto”.
“Già, metteremo fine a questa buffonata!”
Pochi passi e furono all’ingresso della villetta. Anche se i due non credevano affatto nel paranormale, di certo in cuor loro non poterono negare che quel luogo faceva rizzare i peli della schiena.
“Coraggio, bussa” – fece Drew alla volta del compagno – “non vorremo passare l’intera notte al gelo?”
Matt alzò il braccio per sollevare il battente della pesante porta d’ingresso, ma non fece in tempo che la porta si aprì e apparve come dall’oltretomba una donna grassoccia sulla sessantina, pallida in volto, avvolta in uno smanicato di almeno due taglie più piccolo che lasciava strabordare come grossi prosciutti di parma due braccioni mollacchi e cellulitici.
“Eravate voi che stavate per bussare?” – chiese la donna con fare saccente.
“Ehm sì” – rispose impacciato Matt – “lei dovrebbe essere una medium”
“Medium?” – ripeté l’altra con una piccola smorfia di disappunto – “Lo sono stata tanti anni orsono. Adesso sono una XXL..”
La grassoccia signora invitò i due a entrare e quando varcarono la soglia e la porta si chiuse cigolando, fu come se tutto, dentro e fuori l’edificio, fosse piombato nel buio più totale delle tenebre di una notte senza luna e senza stelle. [To be continued]
19:10 Scritto da strudelone | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: fantasma, horror, comico, demenziale, medium, esoterico, divertente, seduta spiritica, andrea fiore, virgilio, racconto | OKNOtizie |
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martedì, 26 marzo 2013
Il 26 marzo L'elettricista lo prendi GRATIS! - Andrea Fiore
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giovedì, 07 marzo 2013
Assassinio in corso d'opera - Racconto giallo di Andrea Fiore 2^p.ta
[Continua dal 16 gennaio 2013]
Un uomo grassoccio, vestito in modo fine, discuteva animosamente con qualcuno, che, per quanto si sforzasse, non riusciva a scorgere, perché rimaneva nascosto dietro una delle pesanti colonne del teatro. Il tizio teneva qualcosa in mano, un pezzo di carta o forse un piccolo oggetto, e se lo contendeva con l’altro o l’altra. Il poliziotto, intrigato dalla situazione, stiracchiò il collo e aguzzò gli occhi per vedere meglio. A volte, si lasciava stuzzicare dalla curiosità, che, prima ancora d’esser donna, era la sua quintessenza. Dovette, però, abbandonare subito l’impresa, perché aveva fatalmente rallentato il passo e Brenda non mancò di richiamarlo prontamente all’ordine.
“Cosa danno stasera?” – chiese alla donna, sforzandosi di fingere interesse.
“Un decimino” – rispose lei tronfia.
“Un decimino?” – ripeté il poliziotto meccanicamente, fremendo sottopelle per l’inquietante assonanza tra la parola proferita dalla ragazza e il ben noto vocabolo decimante”.
“Sì” – confermò lei – “è un doppio quintetto di fiati”.
“Speriamo, allora, che non abbiano mangiato pesante” – sorrise lui. Ma, tenuto conto che lei non aveva mosso un muscolo della faccia, che lasciasse anche minimamente ipotizzare che avesse apprezzato la battuta, ritornò subito serio, con un colpetto di tosse dato ad arte. Dopo poco, riprese con tono serioso - “Che ascolteremo?”
“Due divertimenti di Mozart”.
“Botta di vita!” - borbottò l’uomo, allontanandosi momentaneamente alla ricerca dei posti numerati. Ora erano seduti e, a giudicare da chi gli stava accanto, l’età media doveva scorrere pericolosamente intorno ai centoquaranta centocinquant’anni. Una vecchia signora artritica si era finalmente accomodata accanto a lui, tra innumerevoli cigolii e raccomandazioni del vecchio marito ipovedente e, a quel punto, la fila poté considerarsi ufficialmente chiusa. Fu allora che Juan Horatio realizzò con profondo sconforto e ansia galoppante, che avrebbe potuto abbandonare la postazione non prima di una buona mezzora dopo la fine dello spettacolo, a causa dei prevedibili tempi agonizzanti di sfollamento di un pubblico così cadente, che aveva espresso il peggio di sé proprio lungo la sua fila. Poteva ben dire addio a provvidenziali pisciatine, caffè e sigarette salvavita all’intervallo! Per fortuna, presto si spensero le luci. Si aprì il sipario rosso tra gli applausi del pubblico ed entrarono, come ridicoli pinguini, dieci individui in frac e papillon con corni, oboe, flauti e altre analoghe diavolerie a soffietto. Brenda si girò verso di lui. Gli sorrise e dopo poco si pietrificò con lo sguardo fisso verso il palco. A Juan Horatio non restò che inserire il pilota automatico e confidare, già in fase di decollo, che l’atterraggio arrivasse presto e indolore. I musicisti aprirono quasi contemporaneamente gli spartiti sopra i leggii, sfiatarono gli strumenti e, a un cenno di uno di loro, che doveva essere il direttore d’orchestra, presero finalmente a suonare. Che tristezza! – pensava Cartìo teso in volto a fronte della crudele tortura - Un poliziotto stimato e pluridecorato come lui, tenente della benemerita Polizia di Svelterville Ofunder, giaceva inerme tra un coacervo di zombie, sfiancato da una serie soporifera mal assortita di note musicali, tristemente soffiate da dieci spietatissimi aguzzini. Irrimediabilmente in balia d’una donna, che lo teneva al guinzaglio come un cagnolino slinguazzante con la promessa, peraltro mai formalizzata, che un giorno gliel’avrebbe data! Com’era sceso così in basso, come aveva potuto cedere a un simile vergognoso compromesso etico-morale? Rinunciare a se stesso e alla sua dignità per una… si soffermò a riflettere solo un istante, giusto il tempo di dare un’occhiatina di sbieco alla ragazza e, subito dopo, concluse con fredda e lucida determinazione: fanculo alla dignità! E’ troppo bella e andrò avanti! So di essere vicinissimo alla meta e non rinuncerò al delizioso piacere d’addentarti, mia morbida Brenda. A costo di morire sotto i duri colpi d’un rognosissimo divertimento mozartiano! Giusto in quell’attimo, accadde l’inaspettato. Nel bel mezzo dell’esecuzione, il suonatore di oboe, s’alzò dalla seggiola, si voltò verso destra alla volta degli altri musicisti e steccò di brutto. Quindi, allontanato lo strumento da sé, urlò qualcosa, che, data la distanza e il frastuono degli strumenti, risultò a Cartìo incomprensibile, sbarrò gli occhi e cadde a peso morto, travolgendo il leggio e sparpagliando in mille direzioni i fogli dello spartito. Tornò immediatamente la luce in sala e fu la riprova che nessuno aveva sognato.
Dopo una decina di minuti, sopraggiunsero i poliziotti di quartiere, che fecero defluire il pubblico, consentendo di rimanere in sala soltanto al direttore del teatro e agli addetti ai lavori. Nel frattempo, era arrivato anche il medico legale, che tolti sciarpa, cappotto e giacca, aveva cominciato a effettuare, con un certo affanno, data la stazza, le indagini di routine sul cadavere. Cartìo, dal canto suo, ritenendosi costantemente in servizio zeroventiquattro, chiamato immediatamente il comando per avvertire, s’era visto assegnare il caso in poco meno di un nanosecondo, cosa che non fu certo vista di buon occhio da Brenda. La donna, infatti, visibilmente contrariata, gli comunicò all’istante la ferrea intenzione di chiudere lì l’uscita e di volersene tornare a casa. Juan Horatio, finse astutamente d’esserci rimasto male per l’incarico. Ostentò rabbia e disperazione per il rognoso accadimento, che gli aveva impedito di godersi a pieno il suono melodioso del decimino. Brenda però era irremovibile, voleva assolutamente rincasare e non gli lasciò altra scelta che chiamare un taxi. Compose lesto il numero del centralino e in cuor suo fu felicissimo quando gli confermarono che l’auto sarebbe arrivata in un paio di minuti al massimo. Promise a Brenda che l’avrebbe chiamata la sera stessa, appena le cose si fossero calmate. Dopo di ché, la salutò con un tenero bacio sulla guancia e, una volta che lei sparì dalla sua vista, tirò il fiato, finalmente libero di fiondarsi, anima e corpo, sulla scena della morte.
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mercoledì, 06 marzo 2013
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giovedì, 28 febbraio 2013
Pre-conclave: indiscrezioni sull'identikit del nuovo Papa / di Andrea Fiore
18:17 Scritto da strudelone | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: papa, conclave, pre-conclave, nuovo papa, fumata bianca | OKNOtizie |
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martedì, 19 febbraio 2013
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mercoledì, 13 febbraio 2013
Monti e il debito.. - Andrea Fiore
14:55 Scritto da strudelone in crisi, governo, monti, papa, vaticano | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: monti, governo, vaticano.debito, papa, dimissioni, italia, crisi | OKNOtizie |
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giovedì, 07 febbraio 2013
Scremati dal destino: Notte Bianca - Racconto di Andrea Fiore
Quella schifosissima giornata finalmente si era conclusa. Era stata terribile e dallo stesso momento in cui erano rincasati Maso e Mara non avevano fatto che lamentarsi. Ovviamente ciascuno andava dritto per la sua strada, sproloquiava strettamente delle proprie disavventure e non si curava minimamente neanche di tentare di porre mente o anche solo orecchio alle sciagure dell’altro. Gli bastava che ci fosse; lo considerava come una sorta di parafulmine sul quale scaricare come saette le tensioni. Avevano cenato, poi Maso s’era messo in pigiama e aveva acceso la pipa e tra le nubi tossiche aveva intravisto Mara inveirgli contro per quella malsana abitudine che si ostinava a non volere abbandonare prima di mettersi a letto. Ci resterai secco prima o poi. Ti troveranno affumicato con quella stupida protesi di legno in bocca dopo giorni e giorni, perché io me ne sarò andata nottetempo appena mi sarò resa conto che non respiri più. Maso, dal canto suo, abbandonava la pipa per saggiarsi di tanto in tanto sapientemente da basso. Era un piccolo gesto scaramantico, ma di certo sarebbe bastato a neutralizzare gli anatemi della megera toccatagli in sorte. Alla fine, tra un bofonchio e l’altro e qualche cazzotto assestato ad arte come frutto involontario di una manovra azzardata per trovare la giusta posizione a letto, uno “scusami” sputato fuori ipocritamente e un “prego, ma figurati” che sapeva di “vorrei vederti soffrire tanto ma davvero tanto e ti assicuro che sarà così quando sarò io, in tempi non sospetti, a urtarti per caso e allora sì che saranno dolori..”, i due trovarono la pace in una provvidenziale tregua di sonno. Almeno fino a quando, a notte fonda, squillò il telefono!
“Chi sarà a quest’ora” – sbottò Maso, sollevando a malapena una palpebra – “mi sa che tocca a te rispondere”.
“Di quando in qua osserviamo un turno?” – obiettò la donna che non stava certo in condizioni più toniche del marito. Maso si girò dall’altra parte, portandosi dietro tre quarti di coperta. Doveva aver concluso che anche se non osservavano un turno per le risposte al telefono notturne, stavano iniziando a farlo ora e che se si doveva applicare un criterio, quello alfabetico poteva andare anche bene. Ora, dal momento che Mas viene dopo di Mar, toccava alla moglie rispondere. Non ci pensò un solo attimo a comunicare il risultato di tutta questa riflessione alla moglie; si voltò di scatto dall’altra parte e avviò così la turnazione per fatti concludenti.
Il telefono intanto continuava a squillare. Mara allungò un braccio e sollevò la cornetta; quindi, trattenendo a malapena uno sbadiglio, rispose – “Sì?”
“Amica” – pronunciò a bassa voce una voce lugubre, che rivelava un pianto pregresso di almeno due orette – “sono Bianca”.
“A quest’ora di notte? Che ti è successo?”
“Ma chi è?!?” – chiese infastidito Maso ruotando leggermente la testa.
“Zitto” – lo freddò la donna – “hai deciso che non era il tuo turno rispondere? Ebbene, non è il tuo turno nemmeno di sapere. Devi stare lì, nella tua porzione di letto a rosicare dalla curiosità, stronzo!”
“Bah, io già dormo” – ribatté l’altro – “era solo una domanda di cortesia. Figurati se m’importa sapere chi ci rompe le palle alle tre di notte, brutta arpia!”
“Insomma, voi due avete finito?” – si udì dall’altra parte del filo – “sono io che ho chiamato per rompere le palle, mica potete rompervele fra voi ed estromettermi?!?”
“Hai ragione” – annuì Mara sospirando – “spara! Che c’è’?”
“C’è che ho fatto una cosa terribile! Ho invertito le creme!!!”
“Tutto qui? E che sarà mai? Domani ne impasti un’altra, metti le creme giuste e la rinforni”.
“Ma non parlo della torta!”
“Scusami, l’ultima cosa di cui abbiamo parlato ieri pomeriggio era la ricetta per la torta che domani devi portare alla pesca di beneficienza. Abbiamo parlato degli ingredienti, dei tempi di cottura e ti ho anche consigliato a completamento il gran colpo di stile dello chef, la ciliegina sulla torta”.
“Ma che è la prova del cuoco?!?” – sbuffò Maso che non riusciva a riprender sonno.
“Hai detto ciliegina sulla torta?”
“Sì”
“E anche ieri pomeriggio avevi detto così?”
“Certamente, ciliegina sulla torta”
“Scu..scusami un attimo” – disse con un filo di fiato Bianca, lasciando cadere la cornetta del telefono. Dopo poco si udirono i passi della donna e fu di nuovo al telefono.
“Ma dove sei scappata?”
“Un.. un equivoco. Ieri avevo capito ciliegina sulla tortora. Devo dire che mi era suonato strano, ma io ne ho una e tu lo sai; quindi era verosimile che me lo dicessi, anche se non capivo cosa..come..”
“Vorresti dirmi che hai collocato la ciliegina su di una tortora?”
“Esatto, o meglio, ci ho provato. Sai, le tortore non è che se ne stano lì, belle ritte e imbalsamate a tenersi la ciliegina in equilibrio sul becco. Hanno una loro vita, si muovono svolazzando da una parte all’altra della gabbia. Comunque, ora la ciliegina l’ho recuperata e.. devo però dire che non è come quando l’ho messa sulla tortora. Forse non la posso più riutilizzare..”
“Per favore, lascia stare e soprattutto risparmiami i particolari. Dimmi piuttosto della vera tragedia. Parlavi di creme. Quali creme?”
“Ma chi cazzo è, si può sapere?” – sbroccò Maso con gli occhi iniettati di sangue dal sonno e dalla rabbia – “Dimmi chi è che lo cremo io all’istante!”
“Cerca di dormire Maso, che non ti perdi niente. Ti assicuro che sapere è molto peggio che ignorare”.
“Sbadatamente, ho invertito le creme. Mi sono spalmata sulla pancia la crema per fare aumentare il volume del seno e sul seno la crema per asciugare all’istante il grasso della pancia!”
“Ma non sarà la fine del mondo..”
“Ne ho messa tanta di crema, sia dell’una che dell’altra e sento il.. mio corpo che cambia nella forma e nel colore, è in trasformazione”
“Corpo che cambia.. forma.. colore? E’una strana sensazione”
“Se è pure in un bagno di sudore è Piero Pelù” – commentò caustico Maso, dimenandosi nervosamente nel letto – “Dimmi la verità, Mara, ci ho preso?”
“Cazzo, Mara” – proseguì l’altra – “ti ostini a non comprendere la reale situazione. Mi sono impiastricciata delle creme sbagliate e ora il seno si sta restringendo a due nespoline raggrinzite, mentre il ventre mi si gonfia come fosse una zampogna. Miiiiioooo Diiiiiooooo, che schiiiiifoooo! Dovrò rifare di sana pianta il guardaroba, rassegnarmi a una vita piatta di sopra e chiatta di sotto. Sono disperatissima, mi sa che farò il fatidico gesto!!!”
“Noooo, non lo fare” – urlò Mara alla cornetta.
“Noooo, fallo, oh sì fallo, ma subito senza ripensamenti” – intervenne Maso – “Chiunque tu sia al di là di quella stramaledittissima cornetta, non voltarti indietro, falla finita una volta per tutte e facci dormire!”
Seguirono momenti di puro delirio, attimi che sembrarono lunghissimi come secoli, nei quali Mara implorò Bianca di stare tranquilla, che tutto si sarebbe aggiustato. Avrebbero contattato un personal trainer o al limite un chirurgo plastico o un truccatore della pompe funebri. Ce n’erano tanti in città e per un caso così particolare avrebbero prestato la loro opera anche gratis. Niente però sembrava distogliere la donna dal compiere l’insano gesto. Così, tra le urla forsennate di Mara e di Maso, che a sua volta sbraitava contro Mara per avergli frantumato in mille pezzi la voglia di dormire, e non solo quella, la linea ammutolì e marito e moglie temettero il peggio. Uno strato di silenzio, spesso come la superficie d’un lago ghiacciato, ricoprì il cavo telefonico. Dall’altra parte non giungeva più neanche un gemito o un piccolo sospiro. Poi, a un tratto, s’udì – “L’ho fatto!”
“L’ha fatto!” – ripeté Mara sgranando gli occhi atterrita.
“Fatto?” – disse Maso – “Ma se parla! Fatto cosa? Cosa ha fatto?”
“Già amica” – proseguì la donna – “cosa avresti fatto?
“Un bel fanculo alla vita! Ho alzato il medio e gliel’ho puntato contro minacciosa. Ora sì che sto meglio. Fanculo, fanculo, fanculoooo!”
“Per fortuna è ancora viva..” – sospirò Mara.
“Bisogna essere masochisti incalliti e marci per chiamarla fortuna” – sorrise stizzito l’uomo – “Non so se la tua amica può percepire cosa le sta dicendo ora il mio di dito medio, ma vorrei tanto che potesse”.
“Ascoltami cara, ti sei calmata?”
“Noooo, per niente. Come fa a calmarsi una donna che ha appena scambiato le creme che avrebbero dovuto renderla irresistibilmente bella?!?”
“Ma come diamine hai fatto? Cazzo, un minimo d’attenzione!”
“E’ ciò che ho fatto. Sono stata attentissima. Ricordo che avevo appena sfornato il pan di spagna e l’avevo tagliato due volte in orizzontale. Tenevo tra le mani i barattoli delle creme per la farcitura, bianca e al pistacchio. E’ stato allora che mi sono ricordata della ciliegina; l’avevo lasciata in soggiorno. Sono corsa a prenderla e l’ho messa sulla tortora, come credevo mi avessi suggerito tu. Tornata in soggiorno, ho ripreso i barattoli e passato la crema nella torta e poi mi sono detta: ora sì che mi merito un po’ di relax. In soggiorno c’erano anche i barattoli delle creme seno e pancia e me le sono spalmate delicatamente. Ad operazione ultimata mi sono però accorta del tremendo errore e.. e.. mmm.. però.. mmm.. mica male..”
“Che ti prende?”
“Ehm, no, niente” – rispose l’altra balbettando – “Sai Mara, credo d’avere commesso un errore nell’errore. Vedi, le creme che ho addosso sono entrambe dolci”.
“Vorresti dire che hai scambiato i barattoli mentre mettevi la ciliegina sulla tortora e che quindi..”
“Ho spalmato le creme seno e pancia sulla torta e quelle bianca e pistacchio su di me.. mmm.. mica male davvero.. quasi quasi mi faccio uno spuntino a quest’ora di notte m’è pure venuta fame. Comunque pericolo rientrato. Grazie per il conforto. Buonanotte, ci vediamo domani”.
Mara riagganciò la cornetta frastornata. Si grattò per qualche istante la testa arricciando il naso e alla fine si determinò a tornare a letto. Mentre però si sdraiava, non poté evitare d’incrociare lo sguardo fortemente indagatore di Maso che ormai aveva definitivamente perso il sonno per quella notte e per le tre o quattro successive. Era chiaro che voleva sapere, fosse solo per dare un senso alle sofferenze dell’ultima mezzora. Mara lo fissò negli occhi e non aprì bocca. La verità a volte può far male e stavolta quasi certamente avrebbe potuto nuocere a Bianca. Rimase in silenzio e pregò il cielo perché gli facesse prender sonno subito. Maso rimase ancora ad occhi aperti per un po’; poi anche lui capitolò. E fu solo grazie al buon senso di una moglie che quella sera un uomo caucasico, sulla quarantina, alto circa un metro e ottanta, notoriamente mite, ma reso irascibile dalla perdita di sonno, non uccise una donna sulla trentina di nome Bianca.
19:40 Scritto da strudelone | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: coppia, vita di coppia, demenziale, risate, comico, telefono, scocciature, racconti, libri, torte, creme, bellezza, benessere | OKNOtizie |
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mercoledì, 30 gennaio 2013
Oggi ancora FREE "L'elettricista suona sempre 220 volt" di Andrea Fiore
OGGI il mio libro è di nuovo GRATIS!!! Ma.. solo per OGGI :O)
Da Amazon Kindle sul tuo cellulare, tablet o computer "L'ELETTRICISTA SUONA SEMPRE 220 VOLT", l'esilarante Ebook semi-serial thriller ad alta tensione di Andrea Fiore!!!
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mercoledì, 16 gennaio 2013
Assassinio in corso d'opera - Racconto giallo di Andrea Fiore 1^p.ta
Juan Horatio Cartìo percorreva le strade cittadine a bordo della sua vecchia Cadillac e pregava iddio che Brenda decidesse di cambiare idea. Gli era sembrata inamovibile sulla faccenda. Non aveva ammesso né se, né ma. Nessuna smorfia di disappunto, neanche un sospiro. Così, aveva chiamato in Centrale per chiedere un permesso in extremis e s’era agghindato alla meno peggio con uno smoking di fortuna. Prima d’uscire, s’era guardato allo specchio. Gli cadeva a pennello. Caspita quant’era magro, troppo magro. Vestendo sempre la divisa non si rendeva conto d’essere diventato pelle e ossa. Del resto, la vita del poliziotto costantemente sulla strada e con l’adrenalina a mille non è che l’aiutasse più di tanto a prender grasso. Aveva sudato un po’ per collocare ad arte la pistola sotto la giacca dell’abito civile, in modo che non si vedesse, ma alla fine era riuscito perfettamente nell’impresa. Non era disposto a separarsene. Per nessuna cosa al mondo. Un poliziotto è sempre in pericolo e i criminali che hai incastrato non osservano orari di lavoro. Se decidono di farti fuori, lo fanno anche a notte fonda o al luna park o, perché no, quando sei al cinema o al teatro e senza nemmeno aspettare che cali il sipario. Già, il teatro! L’appuntamento era per le otto sotto casa di Brenda e, poi, sarebbero andati al Gran Teatro dell’Opera per assistere a un concerto di musica da camera. Puah! L’odiava dal profondo dell’anima. E, poi, se la musica è da camera, che cazzo l’ascolti a fare insieme a tre quattromila mummie. Sentila dentro, tra le quattro pareti di casa tua. Ti spalmi su un divano, schiaffi le cuffie sulle orecchie, decidi il livello del volume e via, a tavoletta! Ti fai del male da solo, ma risparmi gli altri, che non hanno colpa! Accostò l’auto sotto casa di Brenda. La tanto attesa telefonata di cambio programma, purtroppo, non era arrivata e Juan Horatio perse definitivamente le speranze quando apparve la giovane donna, agghindata di gran gala, con tubino nero a vitino stretto, stola bianca di non so quale animale in via d’estinzione e tacchi alti, che rivelavano uno stacco di coscia da perderci la testa.
"Ciao caro” – lo salutò lei da lontano, mentre chiudeva in fretta l’uscio di casa – “noto con piacere che sei stato puntuale”.
“Avevo altra scelta?” - mormorò avvilito il poliziotto, deglutendo forte come se il rospo che aveva piantato sul pomo d’Adamo non volesse in alcun modo scender giù. Non lasciò, però, trasparire nulla dello stato d’animo malconcio. Erano mesi che stava dietro a Brenda e l’invito al Gran Teatro per la devastante martellata sonora sulla palle era forse l’ultimo atto dovuto che sarebbe stato, a suo modo di vedere, ampiamente ripagato a breve da infuocate ore di puro sesso sfrenato con quella gran sventola di femmina. Gli toccava soffrire ancora un po’, in religioso silenzio, e, se avesse retto, sarebbe finalmente riuscito a spezzare il terribile trend negativo, che vedeva datare i suoi ultimi rapporti ai tempi della scuola, tutti indistintamente scritti sui registri di classe. Abbozzò un tenero sorriso, scese ad aprire la portiera per fare accomodare la ragazza e ripartì lesto verso il luogo dell’evento.
“Dove si va stasera?” – chiese svogliatamente l’uomo – “Mi avevi accennato qualcosa, ma non riesco a fare mente locale. Pub o bowling?”
“Musica da camera” – ripose Brenda lapidaria con un tono di voce che non lasciava adito a dubbi.
Juan Horatio arrivò fin sotto le scale del teatro, consegnò le chiavi al posteggiatore e si diresse all’ingresso con la ragazza sotto braccio.
Mentre saliva le scale, sollevò gli occhi per meglio vedere la struttura. Era inquietante. Simile a un tempio greco con colonne lunghe e capitelli arzigogolati in stile corinzio, che reggevano un pesante frontone, che sembrava stesse per crollarti addosso a ogni passo che muovevi. Un vero luogo sacrificale, dove stava per compiersi un terribile martirio in onore di malvagie divinità, con Brenda sacerdotessa e lui vittima designata. Abbassando lo sguardo rassegnato, i suoi occhi rimasero, però, catturati da una visione insolita. [To be continued]
19:08 Scritto da strudelone | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: thriller, poliziesco, libro, racconto, ebook, divertente, andrea fiore, teatro, omicidio, assassinio, opera, musica | OKNOtizie |
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martedì, 15 gennaio 2013
Oggi L'Elettricista ti da la scossa GRATIS!
Che aspetti a prendere la scossa?!? OGI è GRATIS!!!
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martedì, 01 gennaio 2013
Happy 2013 by StrudelOne e Andrea Fiore ;O)
00:05 Scritto da strudelone in anno nuovo, auguri | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: auguri, 2013, anno nuovo, spumante, felice anno nuovo | OKNOtizie |
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venerdì, 28 dicembre 2012
Il Nuovo Calendario StrudelOne!!! ;O)
15:58 Scritto da strudelone in andrea fiore, anno nuovo, auguri, creatività, demenziale, divertente, divertimento, doni, regali | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: 2013, buon anno, calendario, comico, creatività, demenziale, divertente, divertimento, libri, libri e fumetti | OKNOtizie |
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martedì, 25 dicembre 2012
Buon Natale da StrudelOne!!! ;O)
19:36 Scritto da strudelone in babbo natale, doni, favola, feste, festività, fiaba, natale, satira, vacanze | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: babbo natale, feste, auguri, vacanze, regali, doni | OKNOtizie |
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giovedì, 20 dicembre 2012
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lunedì, 10 dicembre 2012
Oggi GRATIS "L'elettricista suona sempre 220 volt" di Andrea Fiore
OGGI l'elettricista ti prende a morsetti FREE!!!
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Spagna https://www.amazon.es/dp/B0093J2ZFC
Giappone http://www.amazon.co.jp/dp/B0093J2ZFC
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domenica, 09 dicembre 2012
Il presepe di Lui - Racconto di Natale di Andrea Fiore
Fino a quel momento, Lui se n’era stato con la testa fra le nuvole. Amava farlo; lo faceva sentire leggero, lontano dalle cose terrene, dal logorio della vita moderna o quella roba lì da amaro al carciofo che per alcuni te lo gusti solo se stai seduto nel bel mezzo di un incrocio affollato e coi semafori guasti. Ora però tutto era pronto per il grande evento. Con un colpo di reni da dio, aveva tirato giù veloce due o tre scatoloni dal soppalco e stava finendo di scartare le statuine degli ultimi pastorelli. Le ripose delicatamente su di una piccola panca in buona compagnia di pecore e cani da gregge e chiuse gli occhi per concentrarsi prima di dare libero sfogo al suo spirito creativo.
Realizzare il presepe fu come un incanto. In circa sei minuti sorsero come dal nulla montagne e foreste, presero a scorrere fiumi e si formarono laghetti e il piccolo paesello cominciò a materializzarsi. Sorsero dapprima le case, una dopo l’altra; poi gli alberi, le fontanelle agli angoli delle strade sterrate, e, infine, una bella capanna, collocata ad arte al centro delle vie che si diramavano a raggiera. Una capanna illuminata da una luce fioca, stracolma di fieno e con una mangiatoia in bella vista. Frugò come un forsennato tra le scartoffie che erano rimaste dentro uno scatolone e grondante di sudore estrasse gli ultimi due pezzi. Un bue e un asinello, finemente rifiniti, che quasi sembravano veri. Ebbe l’istinto di batterli col martello e di urlare “Perché non ragli? Perché non muggisci?”, ma questo era un altro film e poi il tempo scorreva inesorabile. Sei minuti non erano molti.
Il settimo minuto Lui concluse i lavori e si riposò. Il riposo gli spettava in virtù della legge 626/94. Era un suo diritto!
“Padre, è bellissimo” – urlò a un tratto un bel pupettone, che avrebbe potuto avere a occhio e croce otto dieci anni, dai capelli a ciocchettoni biondi stile camomilla Schultz. Era letteralmente al settimo cielo.
“Vedi figliolo” – proseguì il padre sospirando – “utilizzo il budget dei sei giorni per cose ben più grandi e impegnative; per le piccole cose sei minuti bastano e avanzano. Direi che vado in scioltezza”.
“Me ne sono accorto. Direi che è perfetto, anche se un po’ hai esagerato. Montagne di marzapane, fiumi di cappuccino, capanne di ciambellone, erba..”
“Erba?!?” – sbraitò Lui sgranando gli occhi – “Dove?”
“Lì. La brucano le pecore e fanno anche movimenti inconsueti; sembrano innaturali, come se volessero spiccare il volo.. E i pastori? Anche loro sono strani. Vedi, la polverina che hai usato per fare la neve? La tirano su forte col naso, aiutandosi con delle cannucce”
“Ecco, lo sapevo, ci risiamo!!!” – commento Lui paonazzo in volto. Era furioso. Chiaramente erba e polverina non rientravano nel suo progetto, ma nel contempo non dovevano essere una vera sorpresa. Staccò un filo d’erba e poi sniffò la polvere da sopra una casetta innevata e.. – “Yuppiiiii… ehm, volevo dire che sono furenteeeeeee!!!! Scatenerò l’ira di Dio!!!”
“Lira, papi?” – chiese perplesso il ragazzino – “ma non siamo passati all’euro?!? Scatenerai l’euro di Dio”
“Io creo un presepe che è un Paradiso” – proseguì Lui incurante della pedante puntualizzazione del pargolo – “un presipino piccino piccino, piccino picciò, una deliziosa miniatura, un buco nero della felicità, una stupenda isola che non c’è, dove tutto è bello e i colori delle cose sono pastello con tonalità tenui e docili sfumature e non dico che mi aspetto gratitudine, una profondissima gratitudine, talmente profonda che per provarla devi indossare i braccioli per stare a galla, ma almeno lasciatelo com’è, non me lo contaminate ‘sto …biiiiiipppp.. di presepe!!! E questo biiiiiipppp ch’è stato?!?
“L’auto-censura papi, l’hai impostata tu stesso per impedirti di fare peccato. Tu sì che sei perfetto”.
“Già, un perfetto..”
“L’aria intorno al presepe diventa irrespirabile e fa pure caldo, tanto caldo!” – fece notare il bimbo
“Lo smog e l’effetto serra!” – fece notare Lui – “Sono arrivati anche loro come le cavallette”
“Non vedo cavallette, papi”
“Guarda più in fondo, figlio mio. La c’è gente che soffre”
“Non vedo niente è tutto buio”
“Sono tutti di colore. Usa questi. Sono occhiali a infrarossi. Fanno miracoli”
“Urca se li vedo ora. Quanti ne sono. Davvero tantissimi!”
“Tu sei riuscito a vederli. Pensa che buona parte del mondo non ce la fa” – rispose Lui accarezzando il piccoletto – “sono i pastori del terzo mondo. Vivono tra fame, malattie, disperazione e sfruttamento”
“Io non capisco, Padre?” – chiese il pargolo incuriosito – “Perché il presepe si trasforma così?
“Segue le leggi del mondo reale e il mondo reale è così. Tu lo crei bello, ma dura poco, perché subito dopo c’è chi avvia ineluttabili processi tendenti all’autodistruzione”
“Guerre, lotte cittadine, malasanità, mafia, politici iper-corrotti, sommosse, attentati, pseudo artisti strapagati”
“E’ apparso pure il calcio” – sottolineò il ragazzino con gli occhi che gli luccicavano per l’eccitazione.
“Già, il calcio, l’oppio dei popoli. La piaga più grande!”
“Perché?”
“Giro di milioni, partite truccate, scommesse illegali, giocatori super viziati e iper-pagati e partite a gò-gò, senza tregua né rispetto né pudore, ogni santo giorno della settimana, no stop zeroventiquattro. Partite dei campionati più svariati del globo terracqueo, comprese quelle d’infima categoria dell’oratorio festivo del paese montano più sperduto, commentate da tecnici improvvisati, paratecnici e opinionisti matti. Tutto questo per non farti pensare a nulla. Per distrarti la mente dalle cose che contano. Sicché da due palle ce ne hai tre. Due in basso e una costantemente in testa. Una palla che balza e rimbalza, che vola, che sfugge, che è dentro che è fuori anche se di poco, peccatoooo! Oppure, goooolllll, urlato come se stessero togliendoti la vita, da cronisti invasati che andrebbero esorcizzati, altro che mandati in onda! Solo una palla nella tua testa, inseguita da ventidue stolti, giudicati con molta approssimazione da tre arbitri e un quarto uomo. Ma chi sarà mai poi ‘sto quarto uomo? Uno che arriva sempre quarto o è scarso o è sfigato. Uno che non sale mai sul podio, manco per sbaglio, fosse solo per passare lo straccio o dare un colpo di ramazza, che razza di giudice può mai essere?!?”
“Ok, il calcio è una terribile piaga. Mi hai convinto” – tagliò corto il fanciullo per evitare di avvitarsi in un loop totale a causa degli sproloqui di Lui – “Non vorrei però criticarti, ma quei monti laggiù non è che siano venuti tanto benei”
“Quali? Ah, sì lo ammetto. Un errore grossolano. Credevo che in Italia avrebbero creato una valida barriera tecnica per il superamento della crisi”
“E..?”
“Come ti dicevo: è stato un errore; un grave errore, un..”
“Gravissimo errore?” – sorrise il putto. Poi, voltandosi verso la creazione del padre, che s’imbruttiva sempre più man mano che trascorrevano i minuti, aggiunse a bassa voce con una smorfia di tristezza sulle labbra - “Che brutto presepe, Padre. Davvero, perché continui a farlo?”
“Perché, perché, perché.. sei curioso figlio. Lo faccio e basta e poi, mi piace creare le cose. Anche per un solo attimo sono belle e mi fanno sentire importante. E poi, ci sei sempre tu che corri a rimettere le cose a posto, no?”
“No Padre, mi sa che non le metto affatto” – rispose l’altro seccamente – “io ogni anno la discesa la faccio per non dispiacervi, però non credo che serva a tanto. La gente esulta per la mia venuta, va in visibilio. Sembra anche che abbia capito. Alcuni hanno addirittura le visioni, altri le stimmate temporanee, altri ancora parlano con gli animali o acquistano il dono delle lingue. Ma dopo pochi minuti quasi tutti dimenticano. Dimenticano chi sono io, perché sono venuto e non ricordano nemmeno perché hanno stappato lo spumante a mezzanotte e hanno brindato. Le persone sono distratte, Padre. Dal calcio, dai grandi fratelli, dalle isole dei famosi e dei non, dai gossip alimentati dalla fervida immaginazione di chi ha capito come funziona il mondo che tu hai creato e ne ha preso le rendini in mano. Col nuovo anno, gli uomini saranno pronti a farmi fuori sulla croce, come hanno sempre fatto. Come in un videogame. Tanto io ho vite da vendere e dopo tre giorni torno in circolazione più in gamba che mai”
“Sei un lazzarone, nel senso che resusciti” – commentò sorridente Lui - “capita.. la battuta?”
“Non scherzo padre, quest’anno vorrei non andare. La realtà laggiù è come nel tuo presepe; l’hai appena detto tu stesso. Quest’anno no. Potresti dire che mi son dato malato o che l’Arcangelo Gabriele si è dimenticato di fare l’annuncio propedeutico o che la cicogna ha sbagliato traiettoria e si è andata a incagliare tra due pianeti lontani anni luce. Oppure che sciopero. Uno sciopero selvaggio che non è stato preannunciato e non mi puoi neanche precettare. Lo fanno i mortali, perché non dovrei io, che sono il figlio di D..”
“Io.. io.. non so che dire” – bofonchiò il vecchio spiazzato – “Lo hai sempre fatto. Sei sempre sceso per salvare il mondo e dopo pochi mesi sei sempre tornato”
“Già, ogni anno vado e torno, ma cosa cambia?” – ribatté seccamente il figlio - “Trovami uno stuntman”
“Stuntman?!?” – ripeté convulsamente Lui – “e dove lo trovo uno che accetta di scendere giù e d’essere deriso, picchiato e crocifisso in nome e per conto tuo?!? Così, su due piedi?”
“Per l’esattezza è stato anche sulle mani e non sono sottigliezze!”
“Fammi pensare” – corrucciò le sopracciglia Lui – “Stunt.. stunt.. stuntman.. Trovato!!!”
“Cosa Padre?”
“Chi ti sostituirà” - precisò l’altro – “manderemo il cicciottone dalla barba bianca folta con la tutona rossa. Quello che se ne va in giro in slitta per i cieli a meno ottanta gradi trainato da una manciata di renne masochiste croniche”
“Babbo Natale?” – fece il ragazzo perplesso – “ma che c’entra con me”
“Avete molte cose in comune. Anche lui arriva a Natale. Fa tutti felici e dopo qualche giorno viene dimenticato. E la cosa positiva è che alla fine non muore nessuno e di conseguenza nessuna resuscita!”
La soluzione sembrò convincere il figlio. I due si guardarono ancora per qualche istante negli occhi, poi Lui e l’Altro spensero le luci del presepe, voltarono le spalle e andarono via. E da quel Natale il mondo fu felice quei soli pochi giorni in cui veniva Babbo Natale; per il resto del tempo, piombava poi nelle tenebre, buie e profonde tenebre, proprio come quelle del presepe.
19:18 Scritto da strudelone in comico, creatività, demenziale, divertente, divertimento, feste, festività, monti, natale | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: presepe, feste, natività, gesù, dio, natale, babbonatale, pastore, doni, regali, demenziale, comico, divertente, andrea fiore, crisi, monti, governo, calcio, stato, racconto | OKNOtizie |
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