martedì, 15 maggio 2012

Il segno di Ozono - 3^ P.ta

 zorro, spada, maschera, bernardo, diego de la vega, ozono, gas, spray, ambiente, risate, comico, demenziale, satira[Le puntate precedenti le trovi sulla colonna destra nella sezione “StrudyRacconti a puntate”]

 

Ozono ora era travestito di tutto punto e determinato più che mai a dare una solenne lezione alla masnada di bombolettari spray brutti, lerci e maleducati che saccheggiavano senza pudore né ritegno la città. Si guardò intorno per esser certo che nessuno potesse scorgerlo e, persa immediatamente ogni speranza di passare inosservato, dato che per strada stava passando la processione del santo patrono, seguita dal gruppo degli sbandieratori e dei saltimbanchi e, poi ancora, dalle ragazze pon pon e dai giocatori del torneo di briscola inter-rionale, il supereroe lanciò un possente fischio al fedelissimo cavallo Ambipur, che, a sorpresa, nonostante fosse un destriero, giunse da sinistra. L’animale dal lucido pelo nero come la pece si strofinò al padrone, invitandolo a montare. E anche Ozono, a sua volta, gli strofinò contro la tutina nero pece in segno di approvazione. Scambiatisi così un segno di pece, l’uomo mascherato fu subito in sella e Ambipur partì lesto al galoppo.

“Dove cazzo vai, bestiaccia della malora?!?” – urlò accigliato Ozono – “Non ho ancora impostato il satellitare! Freeeeenaaaa!!!” (ma il satellitare esisteva nel 1820?!? Hai rotto con queste stupide domande del cavolo; mica posso permettermi il lusso di fare ricerche storiche approfondite io?)

Seguì un nitrito, un altro ancora più forte e poi un altro che fece tremare le mura delle case intorno.

“Basta frignare, asino d'un cavallo!” – lo bacchettò ancora Ozono – “sai bene che un’alta concentrazione di nitriti può avere effetti cancerogeni”.

Ambipur scosse la testa infastidito, ma subito dopo tacque, in attesa di istruzioni stradali dal padrone.

“Dunque… uhm… vediamo un po’” – riprese l’uomo smanettando nervosamente sulla tastiera del GPS – “bisogna intanto capire dove siamo e poi impostare dove vogliamo andare. Le coordinate ecco cosa ci vogliono, le coordinate”.

“io gi avrei delle bellizzime goordinate” – esordì un marocchino asmatico che s’intravedeva appena sotto una coltre immane di abiti di vario genere, misura, credo politico e religioso – “di brobongo una giacca drop zei verde gon bantalone rozzo bazzione e gravatta azzurro indenzo. ghe de ne bare di gueste goordinate?”

“Me ne bare ghe breferisco andare in giro nudo, biuddosto” – blaterò l’uomo mascherato – “do meno nell’occhio. E poi, se ricordo bene, tu mi hai già rifilato un bel pacco un paio di mesi fa. Mi hai venduto un paio di pantaloni a cavallo basso e stretto che non s’adattano affatto al mio, che invece è alto e grosso. Tutte le volte che scendo da cavallo ci ho le palle scamosciate!”

“Amigo, berghè du non barlato subidp? Per guello g’è rimedio” – suggerì l’altro, poggiandogli uno scatolino maleodorante tra le mani – “Abrilo e sbalmalo zulla barte dolorante alla bizogna. Buzza un bo’, berò di rigenera”.

“Scamoscio d’oro?”

“Già” – confermò il marocchino con un sorrisone a 78 pollici – “t’azziguro ghe va miragoli”.

“Dammene una confezione, vah” – annuì Ozono – “però, non la prendo per l’effetto scamosciante, ma per quello coprente. La spalmo sulle mutande di Bernardo, che utilizzo come passamontagna e voilà, meglio l’olezzo del scamoscio che una fogna a cielo aperto spiaccicata sulla faccia!”

“E ber le goordinate? Hai decizo gualgoza?”

“Non m’interessano” – sentenziò l’uomo in maschera – “mi aiuterò col cavallo”. Detto ciò, afferrò la coda di Ambipur e la scosse violentemente. Dopo poco, il satellitare prese a funzionare e a dare indicazioni sul luogo dove avrebbero trovato la banda dei bombolettari maledetti.

“Un bel colpo de-coder ben assestato. Ecco cosa ci voleva” – urlò entusiasta Ozono – “e ora via mio fido Ambipur, varchiamo vallate, scaliamo montagne, attraversiamo guadi, manteniamo la destra, poi buttiamoci a sinistra e, quindi, alla terza, svoltiamo in direzione…”

“Ah Ozò” – nitrì il cavallo, bloccandolo stizzito – “m’hai rotto er cazzo co ‘sto satellitare. Lascia parlare la signora, no?!?”

Una buona mezzora dopo, seguendo le indicazioni del GPS, Ozono giunse alla soglia di un anfratto.

“Porca miseria, è un anfratto piccolissimo” – borbottò l’uomo, inarcando un sopracciglio – “avrà un denominatore altissimo. Mi sa che per allargarlo dobbiamo trovare un numeratore adeguato…”.

“Oppure una parola magica” – suggerì il quadrupede.

“Tipo?” – si voltò di scatto Ozono.

Giusto in quell’istante, l’antro si spalancò e apparve agli occhi dell’uomo e del quadrupede un’ampia strada ben asfaltata, con una buona illuminazione e una segnaletica dettagliata.

“Bingo!!!” – urlò ancora Ozono – e l’anfratto si richiuse immediatamente – “Ma che ca…?!?” – si sbalordì il supereroe – “Prima il varco s’apre e poi si richiude nel giro di una frazione di secondo? Chiedo l’aiuto da casa. Chiamo bernardo”.

In men che non si dica, venne instaurato il collegamento con il fido servitore ciecosordomuto e Ozono poté formulare il quesito. Dato però che l’altro rimase statico e inespressivo, così com’era apparso, l’uomo mascherato decise di giocarsi il jolly e ottenne che per il solo tempo della risposta l’altro recuperasse l’uso dei sensi”.

“Allora, coraggio, Bernardo” – invocò nevrotico Ozono alla volta del servitore – “che sta succedendo? Parla!”

“Tipo.. bingo.. tipo.. bingo.. tipo.. bingo”

“Ho detto parla, Bernardo, non spara cazzate! Mi prendi per il culo?!?”

 “Tipo.. bingo.. tipo.. bingo.. tipo.. bingo.. voltati e guarda.. con tipo le porte si spalancano, con bingo i richiudono!!!”

“Cavolo!!!” – esclamò Ozono.

“Col cavolo le porte rimangono a metà” – completò il fido servitore.

“Ahhhh, ora si che ci siamo” – esultò Ozono – “ho la parolina magica sulla punta della lingua… tiiiiipooooooo!!!”

Le porte si aprirono e, dopo un’impennata di tripudio, l’uomo e il cavallo si lanciarono al galoppo attraverso la fessura rocciosa. Ozono però dovette fare un po’ di confusione, perché, al culmine della felicità, si fece sfuggire un biiiiiingoooooo e… crrrrraaaaassssshhhhhhhhh.. cruuuuunnnnchhhhhh.. ahiaaaaa.. porc… hiiiiiiiii!!! [To be continued – Prossimo episodio: Nella tana dei bombolettari]

lunedì, 23 aprile 2012

Alla ricerca dell'acca perduta - 4 p.ta

Racconto di Andrea Fiore per bambini piccoli, grandi ed extra-grandi, dedicato agli stupendi ragazzini di una 5^ elementare di qualche anno fa.

 

Disegni di Carla Federico e Alessandro Lo Meo

 

[continua dal 18 ottobre 2011]

 

arca, ragazzi, racconto, predatori, arca perduta, acca, ricerca, gnomi, fate, fiabe,risate, bambini, comico, demenziale, virgilio“Maga Brut, ti prego, lasciaci liberi” – implorò Pell – “ti ricompenseremo a dovere”

 

“Lo farei davvero, piccolo mostriciattolo blasonato” – rispose la vecchiaccia – “il punto è che io col produttore di questa fiaba ho firmato un contratto per maga cattiva e non posso permettermi certo defaillances.. e poi, voi stavate cercando di fregarmi!!!”

 

“Ma no!!” – fece Cartaforn – “eravamo attratti dalle catene di quel forziere.. sono antiche e ci stavamo chiedendo quanto potessero valere..”

 

“Voi non mi piegate…” – rispose lei ferrea ed impassibile – “vi trasformerò.. non so ancora bene in cosa.. ma vi trasformeròòòòò!!!” 

 

*  *  *

 

Nel salone del palazzo si era riunita un bel po’ di gente e c’era un gran vocio… erano accorsi, chiamati dai regnanti il fine letterato di corte, il consigliere saggio e quello burlone e l’immancabile matto del villaggio  che essendo il più informato di tutti, sperava di vedersi riservare un’attenzione particolare dalla platea, cosa che invece non accadde perché come sempre non fu creduto affatto.

 

Accanto alla regina stavano raccolte a capannello le tre principessine, Altezzosa, Saggia e Vanitosa, assistite dalle rispettive damigelle, Svampita, Silenziosa e Distratta.

 

Infine, si davano un gran bel da fare tra la folla in subbuglio le due servette combina guai, rovesciando boccali e bicchieri e rompendo vasi e suppellettili di vario genere, valore e collocazione (anche la più sicura..).

 

Tutti erano preoccupati, alcuni addirittura terrorizzati al pensiero che i tre ragazzi si trovassero indifesi tra le grinfie malefiche della maga cattiva. Il re Domo e la regina Pack giacevano privi di forze disperati ed ascoltavano passivamente questo e quest’altro, finendo il più delle volte col catalogare disperatamente le proposte come ‘rifiuto irriciclabile da cestinare’…

 

“Mio sire, mia regina non c’è da preoccuparsi”- intervenne uno dei consiglieri – “tutto è fungibile e sostituibile.. lo è di certo il servitore Allumin.. se ne troverà un altro anche migliore; lo è senz’altro il paggio compagnone Cartaforn, che non pochi danni ci ha già cagionato; e lo è perfino il principe Pellicolino.. voi siete giovani e ne potete fare un altro tale e quale e con lo stesso nome..”.

 

Era il consigliere burlone e fu fatto prontamente allontanare dalle guardie, dal momento che c’era poco di che ridere e scherzare in quel momento…

 

“Sire” – intervenne il letterato - “datevi alla prosa ed alla poesia.. vi aiuteranno a non pensare..”

 

“Non pensare? Mi sembra che lo faccia già egregiamente tu per tutti noi, per quel che posso vedere…” – rispose caustico il re – “sentiamo un po’ il consigliere saggio, magari, senza volere, mi spara a caso qualcosa d’intelligente…”

 

“Mio Sire, direi che in questi casi” – esordì il consigliere saggio – “ci si debba rassegnare mantenendo una certa compostezza, tipica del sovrano illuminato…”  Non fece però in tempo a completare la frase che il re, a dispetto della tanto decantata compostezza tipica del sovrano illuminato, l’aveva bell’e defenestrato a fari spenti, insieme al letterato.

 

“Siamo spacciati” – disse la regina con le lacrime agli occhi.

 

“E soprattutto” – aggiustò il tiro il re – “siamo attorniati da una massa d’imbecilli!! Chi ci salverà???”

 

“Io.. vi salverò” – si udì provenire da dietro una colonna.

 

“Chi sei? Fatti avanti!!” – tuonò il re incuriosito.

 

“Sono Gudda, l’antagonista buona di maga Brut” – rispose una vecchietta grassoccia dai capelli incanutiti, che sembrava la classica nonnina uscita velocemente di casa malvestita per comprare il pane all’orario di chiusura dei negozi – “e so perché i tre giovanotti si trovano nei guai e.. che guai!!”

 

“Parla vecchiac.. ehm vecchietta..” – la incoraggiò il re.

 

“Ebbene, i tre si sono intrufolati in casa della maga, su indicazione del folletto furbacchione Bimbi, per trafugare uno scrigno magico..”

 

“Ma questo ve lo avevo già detto io tre ore fa e non mi avete creduto!!!” – obiettò il matto del villaggio.

 

“Zitto folle!!” – gli urlò contro il re – “se è per questo, non ti crediamo neanche ora!!”

 

“In che senso lo scrigno è magico?” – chiese la regina.

“Contiene un’acca..” – rispose prontamente la vecchietta – “un’acca magica che parla…”

 

“Parla????” – fecero all’unisono tutti i presenti, come diretti dalla bacchetta d’un abile maestro di coro.

 

“Parla eccome,. ve l’assicuro… conosce una formula magica che dà la felicità…”

 

“Roba da matti” – commentò il re.

 

“Da matti sì” – sottolineò il folle – “ed è per questo che ve la stavo raccontando io prima che arrivasse ‘sta maga di straforo a soffiarmi lo scoop!!!”

 

“Ma come fare per riportarli a casa tutti e tre sani e salvi?” – s’interrogò ad alta voce la regina Pack.

 

“E’ scritto nelle carte che solo una principessa potrà liberare i tre stupidotti dalla morsa della maga..” – sentenziò Gudda.

 

“Ehm..” – chiese timidamente il re – “sta scritto così sulle carte?”

 

“non ‘così’” – precisò Gudda – “sta scritto proprio ‘stupidotti’!” ----- »» To be continued

domenica, 08 aprile 2012

Auguriiiiiiii :O)

Ciononostante, Augurissimi a tutti di una Serena Pasqua :O)

Auguri, feste, pasqua

 

 

14:57 Scritto da: strudelone in feste, pasqua | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: auguri, feste, pasqua | OKNOtizie |  Facebook

martedì, 27 marzo 2012

Le magitragiche avventure di Er Riporter - 10^ p.ta

[Le puntate precedenti le trovi sulla colonna destra alla voce StrudyRacconti a puntate]

 

harry potter,magia,bacchetta magica,mago,racconto,divertente,comico,risateIl piccolo oracolo Delhi Mortei era statico ormai da più di mezzora e nessuno si sognava di emettere il benché minimo rumore per timore d’interrompere le sue preziose meditazioni. La mignon-divinità emetteva di tanto in tanto flebili sibili di conferma della sua persistenza in vita, accompagnati da un torbido fetore da lupanare dei più squallidi suburbia fortemente disdegnati dal mondo civilizzato.

 

“Siamo certi che sia ancora vivo?” – chiese Er Riporter a bassa voce all’alieno Avvitar – “in realtà, potrebbe esser bello che morto già da un pezzo e in stato più che avanzato di putrefazione”.

 

“Al contrario, sfighettino magico” – lo contraddisse il verdolone – “è proprio ora che l’oracolo comincia a dare il meglio di sé. Se tutto va bene, tra poco ti indicherà la strada per l’insetto subliminale e le tue pene saranno finite”.

 

“Pene?!?” – inorridì il maghetto trico-sfigato – “Ti prego non usare mai più quel termine. Mi fa un male boia solo a sentirlo!”.

 

“Pene.. ehm, bene” – annuì l’alieno.

 

“Sicuri che ‘sto cazzetto zippato ci azzecchi?” – continuò Er perplesso – “a me pare una versione demo della wii. Una di quelle che, se non ci hai la licenza, alla fine t’attacchi di brutto”.

 

“Insomma, silenzio!!!” – bisbigliò incazzato il sacerdote Delhi Mortei – “Siamo in un luogo sacro. Un po’ di rispetto”.

 

Giusto in quell’istante l’oracolo ebbe un sussulto. Si scosse a fatica sotto i pesanti paramenti sacri e dopo poco sollevò le palpebre come se stesse riemergendo da un profondissimo letargo.

 

“In ginocchio uomini impuri!” – urlò lesto il sacerdote, spingendo bruscamente da dietro le spalle Er e Avvitar, mentre lui stesso piegava le gambe per afflosciarsi al pavimento – “Sua immensa maestosità si è risvegliata”. Poi, sollevando le braccia al cielo, con non poca dispersione di olezzo chimico para-letale, cominciò a implorare – “Vostra saccente immensità, dove dobbiamo andare, per quali guadi, mari, valli, montagne? Indicateci la strada”.

 

Il piccolo santone in versione winzip, release 16.0.9661 per Windows 7, sollevò adagio il capo, fece una lieve smorfia di disgusto e a voce bassa mormorò – “Intanto, se qui non m’arriva subito un cappuccino chiaro, col cazzo che mi sposto”.

 

“C-cappuccino c-chiaro..” – s’annotò il sacerdote sul palmo della mano – “Sarà fatto. Poi?”

 

“Poi” – incalzò il traballante aggeggino straveggente – “non ce l’avete un tuttocittà in questo postaccio di merda? Come faccio a indicarvi la strada se mi mancano le dotazioni d’ufficio?!?”

 

In pochi attimi sopraggiunse correndo un cameriere. Trasportava un vassoio con una tazzona in bella vista, strabordante di cappuccio fumante, e uno stradario sotto l’ascella. Apparecchiò con una tovaglietta ai piedi del santone, poggiò tutto e si volatilizzò lesto.

 

“Ora ha ciò che voleva, possentissimo Delhi” – continuò il sacerdote – “Ci dia la luce”.

 

“La luce?” – ripeté l’oracolo stizzito – “Arridaje. Ma allora sei di coccio, sacerdò! Sono mesi che non pagate le bollette e volete la luce da me?!? Vi sembro un impianto fotovoltaico o un eolico? Ho pannelli solari montati sopra i vestiti? Vedete forse delle pale su di me che girano vorticosamente, a parte le due in basso, maleficamente alimentate da voi, ma che non producono affatto energia elettrica?!?”

 

“Sua piccolezza, la prego, mi ascolti” – prese a quel punto la parola il maghetto crinosfigato – “io non le chiedo la strada; non importa d’avere o meno la precedenza. E non mi frega se qui abbiano troncato la fornitura della corrente elettrica, anche se, a esser sincero, mi avrebbe fatto piacere se avessero tagliato la sua personale canna del gas. E’ terribileeeee!!! Le dico solo che, notte dopo notte, rimango vittima di un terribile sortilegio. Un tale mister Soddom mi possiede appena calano le tenebre e non c’è alcun modo di sfuggirgli se non quello di trovare l’insetto subliminale al bromuro. L’unico antidoto che gli farebbe passare definitivamente la voglia. Devo assolutamente trovarlo e mi aspetto che lei mi aiuti!”

 

“Io?!? Cosa posso fare io?” – tuonò l’esserino sacro da sopra l’altare.

 

“Dirmi dove si trova”.

 

“Non occorre che te lo dica io, maghetto de noantri” – rispose l’altro – “l’hai detto prima tu; sarà dietro di te appena farà buio”.

 

“Ma no.. non Soddom” – ribatté Er – “l’insetto!!!”

 

Il minioracolo strizzò gli occhietti e aspirò profondamente non si sa a che cosa. Era un tipo molto ambizioso, ma allo stesso tempo riservatissimo, per cui non ci è dato sapere a cosa aspirasse. Dopo poco, spalancò le braccia sotto le vesti e proclamò solennemente – “D’accordo, Merlino dei poveri, ti condurrò io stesso”.

 

“Voi?” – urlò il sacerdote sconvolto – “Ma siete appena arrivato. Non potete andarvene via così… senza un sostituto”.

 

“Ehi tu” – fece il santone, rivolgendosi all’alieno verdolone – “come ti chiami?”

 

“Avvitar” – rispose l’altro.

 

“Da dove vieni?”

 

“Dalla Mesopomata”

 

“Quanti anni hai?”

 

“Duecentodieci”

 

“Di che colore sei?”

 

“Verdognolo”.

 

“Bene” – concluse tronfio Delhi – “ecco il nuovo oracolo. E’ una forza. Vedi? Sa tutto!”

 

Il piccoletto si tolse lesto i paramenti di dosso e ci incastrò dentro, con non poche difficoltà di manovra, il ben più corpulento Avvitar. Quindi, puntando dritto agli occhi del gran sacerdote, gli si rivolse con fare perentorio – “Ascoltami bene, bel parrochetto di montagna. Voglio qui, entro cinque minuti esatti, un elicottero, una valigetta con un milione di euro in banconote di piccolo taglio, una decina di cerotti piccoli, considerato il taglio delle banconote, e sei o sette ragazze da sballo in tenuta da pon pon”.

 

“Altrimenti?”

 

“Altrimenti il milione diventa tre milioni e in lingotti d’oro e in più ti sradico l’albero delhi mortei con una possente scorreggia d’annata delle mie. Ti assicuro che, se la sgancio, qui per cent’anni non cresce più manco l’erba” ----- > To be continued 

lunedì, 12 marzo 2012

Qualunquicquid - Vignetta di Andrea Fiore

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venerdì, 02 marzo 2012

Auchan Eleven - 3° episodio

[Trovi i link alle prime due puntate sulla colonna destra del sito - voce "StrudyRacconti a puntate"]

 

clooney,ocean eleven,ocean,auchan,rapina,racconto,risate,comico,demenzialeIl vecchio furgone s’avvicinò furtivo all’incrocio e scivolò a passo d’uomo in direzione del centro commerciale. Alcuni degli uomini all’interno stavano in religioso silenzio; altri, mormoravano agnosticamente.


Nella mente di Nomartin O’Party, alla guida del veicolo, il piano era ben chiaro. Fissato nella mente in versione 3D super dolby surround. L’unico dubbio che l’attanagliava era se la stessa certezza cristallina abitasse le anguste menti dell’ammucchiata di brutti ceffi che gli erano toccati in sorte come soci nell’affare. 

 

“Ci siamo quasi” – pronunciò l’uomo preoccupato rallentando – “Ragazzi, é tutto chiaro? Capito cosa fare? Come muoverci?”

 

“Certo capo” – annuirono gli altri, scambiando tra di loro torbide occhiate con spigole e orate puzzolenti.

 

“Chi di voi tiene il tempo?” – incalzò O’P.

 

“Ehm, il tempo? Io capo” – rispose titubante Geieffe – “dovrebbe reggere. E’ previsto nuvoloso fino alle sei, ma nessun rovescio”.

 

“Te ne darei io uno ben volentieri” – ribatté lesto O’P, sollevando minaccioso un braccio dallo sterzo – “ma non voglio contraddire i meteorologi, almeno per ora!”. Accostò la vettura ai bordi del marciapiede e puntando dritto gli occhi su Conad gli si rivolse con tono inquisitorio – “Ehi tu, mastrolindo? Ti vedo leggermente stralunato. Tutto chiaro?”

 

“Chiaro, capo” – assentì con determinazione Conad il mercenario dal sedile posteriore.

 

“Allora, ripeti a beneficio degli altri” – lo invitò O’P compiaciuto.

 

“Dicevo c-chiaro n-nel s-senso d-di… ehm, b-bianco…” – precisò l’altro balbettando – “t-t-tutto b-bianco… c-come d-dire…”.

 

“T-ti p-prego, n-non d-dire n-niente. E’ già terribile poterlo immaginare!” – esclamò disperato il conducente. Poi, portandosi le mani ai capelli, buttò lo sguardo oltre il finestrino verso il cielo e proseguì a bassa voce – “Mio Dio, certo che non potevi riservarmi trattamento peggiore. Avessi almeno avuto la bontà d’attendere che traghettasi dalle tue parti. No, già su questa terra dovevi punirmi!!!”

 

“Le dico subito di non interrogare me, capo” – si autodenunciò Toscopio, alzando le palme delle mani al cielo.

 

“Perché non dovrei? Che ci hai la giustificazione firmata dai genitori?” – rispose O’P sgranando gli occhi – “Hai forse aiutato tuo padre a raccogliere le olive, tua madre con le conserve dei pomodori? Ti è morta la nonna per la terza volta? Hai morso il cane?”

 

“No.. no, niente di tutto questo” – lo tranquillizzò Toscopio – “E’ solo che lei ci ha detto di non parlare con nessuno del piano e non sarò certo io a spifferarlo ai quattro venti”.

 

“E tu, Max Sfighé?” – si rivolse O’P quasi implorando all’ultimo dei mentecatti, sperando che almeno lui riuscisse a farlo ricredere – “Vuoi provarci tu a esporre il piano?”

 

“Capo, ma è sicuro che io ci fossi quando l’ha spiegato?” – insinuò l’altro perplesso aggrottando le folte sopracciaglia – “io, a esser sincero, non ricordo. Forse non c’ero e se c’ero…”

 

“Se c’eri, anche tu eri completamente scollegato, eh? Come tutti gli altri. Né più, né meno” – completò O’P in modo scomposto, a tal punto che stava per uscire fuori di strada. Arrestò la vettura accanto a una fermata degli autobus e, dopo aver tirato un respiro profondo per darsi un minimo contegno, riprese con tono pacato – “Aprite bene le orecchie. Non lo ripeterò un’altra volta. Paganini non replica! Toscopio resta in macchina, mentre gli altri entriamo da Auchan. Aspettiamo che il numero delle casse impegnate scenda a quattro, ci mascheriamo il volto e svaligiamo il supermercato. Quindi, mentre Conad ci copre le spalle, ci allontaniamo verso il furgone. Toscopio è già in moto e scappiamo via sgommando, felicemente ricchi. Ok?”

 

“Solo una domanda” – disse Max Sfighè, sollevando l’indice della mano come a prenotarsi – “io mi sono perso a Paganini. Ma chi cazzo è ‘sto Paganini, il sesto uomo?”

 

“Io ne avrei un’altra, capo” – s’inserì Conad, mentre O’P diventava paonazzo in volto – “non sarebbe meglio se ci vestissimo pesanti sin da subito. Mi sembra un’inutile perdita di tempo andarvi a coprire le spalle, giusto quando dobbiamo pensare a scappare”.

 

“E io” – completò l’opera Toscopio, quando O’P già sbavava furente dall’ira – “quand’è che scendo dalla macchina e passo in moto? Devo aspettare un segnale convenzionale? Cos’è, uno schiocco di dita, un fischio…”

 

“Magari una pernacchia” – completò O’P con gli occhi iniettati di sangue.

 

“Bene!” – s’inserì tronfio Geieffe – “Mi sa che ci siamo, capo. Ora è chiaro che tutti hanno capito il piano. Spero che vorrà complimentarsi con me per l’ottima selezione dei collaboratori”.

 

“Se questa è l’ottima selezione, non oso neanche lontanamente immaginare come fossero gli altri che sono stati scartati” – commentò mestamente O’P – “D’accordo, passiamo all’azione e speriamo che la pratica vada meglio della teoria. Avete portato le calze?”

 

“Calze?!?” – ripeté perplesso Conad – “mica è la befana?”

 

“Io non le porto le calze” – obiettò Max Sfighé – “ho fatto voto di povertà e vado in giro a piedi nudi”.

 

“Io ho i pantacollant. E’ uguale?” – completò Toscopio – “Tengono molto più caldo e non se ne calano quando si smoscia l’elastico. Perché l’elastico prima o poi si slarga e, sapete, non è bello girare per le str…”.

 

“Porcaccia la miseriaccia!!!” – sbroccò O’Party come un’erinni – “Non m’importa che cazzo ci facciate con le calze, se ve le portiate davvero addosso o ve le tatuiate o ve le dipingiate a pelle fino al polpaccio o fin sopra il ginocchio. Voglio che noi tutti, una volta dentro Auchan, ci copriamo il volto con qualche cazzo di cosa, in modo da non poterci riconoscere”.

 

“Mi sembra una cosa inutile coprirci dopo che ci siamo già visti in faccia” – obiettò Conad – “bisognava farlo prima”.

 

“Già” – aggiunse Max Sfighé – “chiaro che ci riconosciamo comunque. Che ci copriamo a fare?”

 

“Ma perché non dobbiamo poterci riconoscere?” – completò l’opera Toscopio – “Cos’è, un elemento di difficultizzazione?”

 

O’Party strinse forte i pugni per la rabbia fino a farli scricchiolare pericolosamente e solo a malapena riuscì a reprimere la forte pulsione di far fuori l’intero gruppo di scellerati. Aveva capito che per ora non aveva scelta, se voleva mettere a segno il colpo. Doveva accontentarsi di quel poco che aveva a disposizione e far buon viso a cattivo gioco. Poteva solo sperare in cuor suo che quel misero scrittore sfigatello di Andrea Fiore prima o poi riuscisse a vendere il copyright di Auchan Eleven a qualche altro autore con un budget cerebrale più consistente che gli permettesse in piena scioltezza di pensare a personaggi e scrivere storie  che non puzzassero così palesemente di merda.

 

“Capo, avete detto Auchan?” – riprese Toscopio con tono incerto – “ma perché Auchan?”

 

“Già, perché Auchan?” – insistette Max – “Qui c’è di meglio!”

 

“Insomma, basta con questa storia. M’avete scocciato! Ci sarà pure di meglio, ma per me è già tanto se svaligiamo Auchan! – li rintuzzò lesto O’P – “Al mio tre scendiamo dall’auto, tutti tranne Toscopio che ci rimane a motore acceso. Entriamo da Auchan e facciamo quel che dev’esser fatto e giuro che, se ce la facciamo, vado scalzo al santuario fin sopra alla montagna e accendo una confettura a Santa Rosa!!!”  -------- > To be continued

martedì, 28 febbraio 2012

Co 'sta sfiga... (Vignetta di Andrea Fiore)

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giovedì, 16 febbraio 2012

La risposta di Petrucci al no alle olimpiadi di Monti - Andrea Fiore

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domenica, 12 febbraio 2012

Due rette parallele diventa un audioracconto!!!

Due rette parallele diventa un divertente audioracconto grazie a Narralibri e alla voce di Chiara Sparacio!


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sabato, 11 febbraio 2012

Qui non c'è rimasto niente.. (Vignetta di Andrea Fiore)

mercato del lavoro1.jpg

giovedì, 09 febbraio 2012

Posto fisso monotono... - Vignetta di Andrea Fiore

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lunedì, 06 febbraio 2012

Dal Comando al Tele-Comando...

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domenica, 29 gennaio 2012

Mission Inps-ible! (2^ parte)

[Continua dal 14/01/2012:

http://strudelone.myblog.it/archive/2012/01/14/mission-inps-ible-1-parte.html ]

 

 tom cruise, mission impossible, 007, rapina, pensioni, monti, manovra, anziani, inpsLa macchina sfrecciò veloce per le strade della città e alle otto in punto del mattino i due furono all’angolo di fronte all’ingresso delle poste centrali. Gli sportelli avrebbero aperto tra circa quindici minuti e si era fermato da poco all’ingresso secondario laterale un autoblindo per la consegna dei valori.

 

“Bingo!” – esclamò Greta – “come previsto, ecco il portavalori che deposita il denaro per il pagamento delle pensioni”.

 

“I poliziotti stanno entrando coi soldi e, se abbiam fatto bene i conti, verranno fuori tra qualche istante”.

 

“Esatto. Eccoli che escono. I soldi sono dentro. Coraggio Osvaldo, tra poco tocca a noi. Saremo come Robin Hood e frate Tac. Prenderemo i soldi ai pensionati per darli agli sfigati cococo..”

 

“..come noi, che abbiamo lavorato una vita senza ricevere un cazzo! - annuì l’altro – “sono stufo di questa vita di schifo, cococosì inutile. Ora tocca a noi nuotare nell’oro! Faremo man bassa delle pensioni!!!”

La posta si aprì di lì a poco e i due scesero dall’auto. Prima d’entrare nella hall, indossarono passamontagna neri e trassero dalle tasche dei giubbini due pesanti pistole. Gli sportelli ora erano vicini, sempre più vicini, vicinissimi. L’uomo e la donna urlarono contro le persone che stavano già dentro e con la minaccia delle armi gli ordinarono di mettersi a terra a mani alzate. Quindi, si rivolsero all’impiegata.

 

“Ehi tu, brutta megera” – urlò l’uomo “caccia fuori i soldi dalla cassaforte”.

 

“E fa in fretta che non abbiamo tempo da perdere” – completò Greta - “prima che ti facciamo saltare le cervella!”

 

“No, vi prego” – supplicò l’impiegata disperata da dietro lo sportello – “le cervella no. Le ho appena comprate in macelleria e devo farle saltare io, panate in padella, per la cena di stasera”.

 

“Vada per le cervella, ma, ripeto, fuori subito i soldi delle pensioni!” – ribatté Osvaldo furente da sotto il cappuccio.

 

“Soldi? Ma quali soldi? Siete impazziti? Sono anni che non abbiamo più un becco d’un quattrino per le pensioni!”

 

“Senti un po’ carina, vuoi fare la furba con noi?” – l’ammonì torva la vecchia, che quasi soffocava sotto il pesante passamontagna – “oggi è giorno di pagamento delle pensioni. Fuori la moneeeeey!!!”

 

“Vi ostinate a non voler capire” – proseguì l’impiegata tremante – “il sistema pensionistico è bello che crollato ormai da un pezzo. Si reggeva sul pagamento delle pensioni ai vecchi da parte dei giovani, ma, da quando questi ultimi hanno cominciato a non trovare più lavoro, sono via via mancati i fondi per pagare. Insomma: non ci stanno più soldi per pagare, capite le mie parole?”

 

“No, non è così” – replicò Osvaldo – “i soldi devono esserci. Arrivano ogni fine mese puntualmente con l’autoblindo. Anche poco fa sono arrivati e devono essere depositati nel caveau!”

 

“Non c’è nulla nel caveau” – insistette l’impiegata – “arrivano solo milleduecento euro al mese e con quelli ci paghiamo il primo che si presenta agli sportelli. Tutti gli altri rimangono al palo!”

 

“Allora, per oggi, i primi siamo noi” – sbraitò la vecchia – “fuori i milleduecento, qui sull’unghia!!!”

 

“Si sbaglia signora, i primi sono andati già via dieci minuti fa. Le guardie giurate che sono venute a portare i soldi, hanno ritirato la somma su delega d’un loro collega pensionato. Mi spiace..”

 

“Le spiace?!? Le spiace?!?” – sbroccò Osvaldo – “facile dire così. Ma si rende conto che noi abbiamo studiato questo piano per mesi nei minimi particolari? Si rende conto che ci abbiamo fatto affidamento su quei soldi? Che abbiamo acceso mutui, sostenuto spese?”

 

“A beh, se è per questo” – l’interruppe l’impiegata con fare saccente – “potete agevolmente reclamare e chiedere il rimborso delle spese sostenute per l’elaborazione e la realizzazione del piano e il risarcimento dei danni subiti tanto materiali che morali, connessi alla frustrazione delle vostre legittime aspettative furterecce. Ecco qui i moduli. Mettetevi da parte e compilateli con cura. Poi lascateli pure, che vi rilascio la ricevuta col numero di protocollo in entrata.”.

 

“Dite che ci prenderanno davvero in considerazione?” – chiese la vecchia mentre s’affannava a compilare il modulo.

 

“Questo non glielo posso assicurare, c’è una lunga lista di pratiche ancora in attesa d’evasione. Però posso dirvi per certo che riceverete al domicilio indicatro tutte le informazioni sulle future inziative e promozioni del sistema postale”.

“Mi sembra una buona cosa” – commentò Osvaldo e tutti gli ostaggi intorno annuirono col capo.

 

“Bè” – sospirò Greta allargando le braccia – “a questo punto non ci resta che scusarci dell’improvvisa incursione e salutare”.

 

“Potreste fare qualcosa di più, volendo” – la bloccò l’impiegata.

 

“Cosa?!?” – risposero i due vecchietti imbacuccati all’unisono.

 

“Cerco di spiegarmi” – proseguì l’impiegata – “la categoria dei pensionati, a differenza dei cococo, ha pagato innumerevoli contributi per tutto l’arco lavorativo. Ora, se avesse ricevuto la pensione sarebbe stata più fortunata e ricca di voi. Così però non è stato e possiamo serenamente concludere che siete voi ad essere più fortunati e più ricchi. Se voleste quindi lasciare qualcosa in quella cassettina in fondo prima d’andare, l’intera categoria, di cui ben presto io stessa forse farò parte, ve ne sarebbe estremamente grata”.

 

I due vecchietti prelevarono qualcosa dalle tasche e l’imbucarono mesti nella feritoia della cassetta della raccolta. Dopo poco, imboccarono celeri la via d’uscita per dileguarsi in men che non si dica fuori da quell’incubo.

 

“Forza, sali in macchina, frate Tac” – fece l’uomo con tono ironico alla volta della donna – “credo che per oggi possa bastare”

 

“Basta e avanza, mio caro” – confermò lei – “esperienze irripetibili come questa ti arricchiscono dentro che è una meraviglia”

 

“Ti arricchiscono dentro” – proseguì Osvaldo sotto tono – “più dei pensionati certamente!”

 

“Noi lavoratori cococoglioni italiani, tutti indistintamente, nessuno escluso, sì che stiamo bene!” - concluse Greta con una smorfia di sconcerto.

mercoledì, 25 gennaio 2012

Il calendario StrudelOne 2012!!!

Eccolo qui, finalmente!

Il tanto atteso Calendario StrudelOne 2012!!!

Per la gioia dei collezionisti, di coloro che lo terranno appeso alla parete della stanza e di quelli che lo consulteranno in bagno una tantum al momento del bisogno...

Bacionissimi, Andrea :O) 

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sabato, 14 gennaio 2012

Mission Inps-ible! (1^ parte)

tom cruise,mission impossible,007,rapina,pensioni,monti,manovra,anziani,inpsOsvaldo, si alzò prestissimo dal letto. Erano poco meno delle cinque del mattino. Fece una doccia al volo e trangugiò una merendina maleodorante, mentre infilava lesto i vestiti. Non riuscì nemmeno a sentire il sapore dello strano essere che gli passava attraverso la bocca, perché non operò neanche un minimo accenno di masticazione. Era troppo teso per soffermarsi a mettere in atto i nobili consigli dell’associazione medici dentisti sulla famosa corretta masticazione, che previene la carie, salva denti e gengive e garantisce una sana e corretta digestione. Del resto, i denti li aveva persi tutti in un sol colpo già a sedici anni, urtando inavvertitamente tutti indistintamente, uno dopo l’altro, i dodici scaffali d’una cassettiera e le gengive da allora gli erano rimaste perennemente irritate e arrossate con progressiva tendenza a ritrarsi. Quanto alla digestione, soffriva sin dai tempi del latte materno d’una colite spastica a grappoli plurimi aggravati, che lo portava a lunghi periodi di stitichezza, alternati ad altrettanto lunghe fasi di diar.. insomma, al punto in cui era, una masticazione a cazzo non poteva certo che migliorarlo! E comunque, aveva cose più importanti ora da sbrigare. Molto più importanti della masticazione ad arte!


Si bloccò di scatto. Ma com’è che s’era incartato in questa storia della masticazione? A volte la mente fa brutti scherzi. S’avvita, s’accartoccia, prende strani sentieri, s’immerge in piccoli rivoli, che poi diventano fiumi, per sfociare infine nel mare aperto e spandersi, perdersi e annebbiarsi irreversibilmente. E’ come la sottile linea del tempo, che può divenire curva e allora non hai più la sensazione di chi sei e dove sei e di ciò che ti si affastella nei due emisferi del cervello. Non c’è un prima, non c’è un dopo, non  c’è un c’è, non c’è un un e, purtroppo, non c’è un mentre, anche se l’idea del mentre può risultare interessante, intrigante, da mordere al volo, ma.. mordere? Con quali denti?!?


Confuso, Osvaldo si diresse al box auto, tagliando il freddo gelido del mattino. Ripose quindi le forbici nella tasca del giubbino e cercò come poteva di sollevare la saracinesca, piombata inspiegabilmente in uno stato catatonico di depressione acuta. Dopo poco, aprì quindi la portiera dell’auto per mettersi in moto. Si bloccò di nuovo. Ma, a cos’è che in realtà aveva girato la chiave nel cruscotto: all’auto o alla moto? Lo stato confusionale aumentò fino all’ennesima potenza. E ora l’uomo era anche disorientato sul piano geografico. Ennesima.. Potenza? Dove si trovava di preciso, in Sicilia o in Basilicata? O in tutti e due i luoghi in contemporanea? Che fosse diventato bino? O addirittura trino? Trino? Stava forse per mettere in moto un trino di Trinitalia? Uno di quei gioiellini che sfidano impavidi le temibili leggi del tempo, perdendo sistematicamente in modo misero la battaglia? Uno di quelli che restano travolti e tristemente doppiati dai corsi e ricorsi storici vichiani. Che c’entri che sei qualcuno e ne scendi che sei qualcun altro, in un’altra dimensione spazio-temporale?


Basta, basta, basta!!! Qualunque bestia fosse quella di cui aveva appena penetrato il cruscotto, andava perfettamente bene. Girò svelto la chiave nella toppa e il rombo metallico in simil-latta del motore ruppe il silenzio di quelle prime luci dell’alba, dando un risveglio da incubo a un paio di centinaia di volatili, cani e gatti ben assortiti che, riemersi dal sonno profondo, manifestarono rumorosamente e a lungo il loro feroce disappunto.

 

L’uomo, appena fuori dal box, spinse col dito sul pulsante del telecomando e immaginò che il cancello automatico si richiudesse all’istante dietro le sue spalle. Che roba avveniristica.. pensò tra sé e sé.. stile odissea nello spazio. Subito dopo, però, mise da parte l’immaginazione e scese dal veicolo per chiudere personalmente la saracinesca col vecchio e collaudatissimo metodo meccanico-analogico dei suoi antenati. Macché cancello automatico. Chi se lo poteva permettere un cancello automatico. Non certo lui. Non si sarebbe trovato lì, a quell’ora del mattino, se fosse stato vero il contrario. Sbuffò adirato e proseguì con la macchina fino all’uscio di casa.

 

Un attimo dopo, venne fuori lentamente una vecchia signora sull’ottantina in scarpe da tennis Lotto per stare in piedi. Era in pantaloni e lupetto neri di tutto punto croce; doveva essere brava a sferruzzare. Teneva in mano una palettina e un sacchetto di plastica, probabilmente per i bisogni del lupetto. Aveva i capelli gialli come loro. Ma loro chi, se non c’era un’anima viva in giro a quell’ora del mattino? Certi paragoni sembravano decisamente fuori luogo. Li teneva raccolti dietro la nuca, in attesa che passassero a ritirarli quelli della nettezza urbana. Il che non avveniva certo di frequente, anche se, a onor del vero, le cose erano nettamente migliorate da quando lei e Osvaldo erano venuti via da Napoli.

 

“Arrivo caro” - urlò la vecchia. Dovettero quindi trascorrere cinque o dieci minuti, giusto il tempo d’inserire un paio di chiavi nelle toppe della porta e farle ruotare tra i dolori lancinanti d’una artrosi deformante. Ultimo passaggio: restava d’attivare l’antifurto, di cui però l’anziana signora mal ricordava il codice.

 

“Osvaldo ricordi? E’ il mio mese di nascita o il mio e il tuo mischiati insieme? Il giorno del tuo compleanno? La conversione in numeri del mio nome? O era del tuo? Forse i giorni che mancano alla data del mio pensionamento, previsto esattamente all’età di 112 anni, in base alle nuove aspettative di vita individuate dallo Stato? Oppure è il numero corrispondente alla mia età?”

 

Osvaldo, sempre più teso e insofferente, chiosò impietoso - “Niente di tutto questo, mia dolce metà – “credo l’alzheimer, ma.. non chiedermi il numero!” 

 

Insomma, cosa avrebbero potuto prendersi i ladri in quel buco immondo, tolto quel che i topi si erano già rosicchiati abilmente e già da parecchi anni. L’unica cosa da fare e fare subito era vendere l’antifurto, fintanto che non divenisse obsoleto!

 

“Greta, tieni conto che le combinazioni, proprio come i numeri, sono infinite e noi oggi ci siamo svegliati presto apposta per fare le cose bene. Dai retta a me, lascia stare. Entrasse pure qualcuno in casa. Vedendo come stiamo messi, magari ci dice culo e ci fa l’elemosina!”

 

“Arrivo, arrivo” – urlò lei mentre all’invidiabile velocità da crociera di due tre passi l’ora si avvicinava all’auto – “piuttosto, hai ripassato bene il piano?”

 

“Certo, vecchia mia” – confermò lui – “è tutto stampato nella mia mente, in versione pdf, formato A4!”

 

“Bene allora facciamo presto. Le poste ci aspettano”. [to be continued]

domenica, 01 gennaio 2012

AUGURI AUGURI AUGURI DA ANDREA FIORE E STRUDELONE!!!

AUGURI AUGURI AUGURI DI UNO STREPITOSO 2012 DA ANDREA FIORE E STRUDELONE :O)

venerdì, 23 dicembre 2011

Un Natale elettrizzante!!! - Auguri da Andrea Fiore

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mercoledì, 07 dicembre 2011

B.B.B. Babbo Natale Offresi ora puoi anche ascoltarlo!!!

Grazie a Narralibri  il mio racconto di Natale ora può essere anche ascoltato :O)

 

Basta cliccare sull'icona Volume-Normal-icon.png

 

babbo natale offresi.jpg

Quel giorno Demis era al settimo cielo. Appena uscito dall’edificio della Hi-Robotics & co. ltd. con il plauso dell’intero consiglio d’amministrazione e un assegno fumante a più zeri per la sua strabiliante invenzione, era certo che avrebbe cambiato il mondo e si crogiolava in quella certezza con un sorrisetto trasognato. Percorreva il marciapiede della 22^ avenue e tutto intorno a lui ora sembrava più bello rispetto a poche ore prima. Riusciva persino a intravedere le verdi foglioline degli alberi seriamente compromessi dallo smog cittadino ai bordi del viale e a scorgere l’azzurro chiaro del cielo, al di là della cappa grigia che gli aleggiava a mezz’aria sulla testa. Era sceso tronfio giù per strada, saltando i gradini tre alla volta, con l’assegno ancora in mano e lo teneva adorante come si fa con una reliquia. Lo fissava con gli occhietti inumiditi dalla forte gioia, lo annusava e provava a immaginare quante di quelle cose, che aveva da sempre desiderato, ci avrebbe finalmente potuto fare. E fu così che, in tale inebriante stato di divina grazia, con la testa tra le nuvole, svoltò l’angolo della via a una velocità tale da non riuscire a schivare il grassoccio vecchietto che si ritrovò dinanzi tra capo e collo.

 

“Stai attento ragazzo, ma dove hai la testa?!?” – lo rimbrottò l’anziano signore, finito rovinosamente a gambe all’aria sul selciato – “a momenti mi mandavi al creatore!”

 

“Ops.. vi chiedo perdono” – rispose mortificato Demis – “ero euforico e pensavo a tante di quelle cose..”

 

“Alla velocità no però, eh?” – replicò l’altro, mentre scricchiolando in varie parti del colpo, tentava di tirarsi su da terra – “andavi come uno shuttle, porca boia!!!”

 

“Coraggio, vi aiuto a rialzarvi” – si offrì premuroso il giovane.

 

Demis, dopo che il vecchio fu di nuovo in piedi e fu certo che non avesse nulla di rotto, ma solo qualche ammaccatura di lieve entità disseminata alla rinfusa, accennò a un rapido saluto e si girò lesto per andar via. Si bloccò però subito all’istante, come se fosse stato attraversato lungo il corpo da un laser tagliente. Ruotò quindi lentamente la testa indietro per guardare ancora l’anziano signore. L’osservò meglio, con molta attenzione, scandagliandolo da capo a piedi e poi, con un filo di voce appena, provò ad azzardare - “ma voi.. ehm, intendevo dire, tu.. tu sei..”

 

“Esatto, io sono” – rispose il vecchio – “e se sono ancora, non è certo per merito tuo, ma per pura casualità. C’e mancato poco che non fossi più!”

 

“Ma certo, che stupido! Corrisponde proprio tutto: il vestito rosso col cigno bianco ai bordi, stivali e fibbia neri, cappello rosso e folta barba bianca. Tu sei Babbo..”

 

“..Natale” – completò prontamente l’anziano signore con una smorfia di disappunto sulle labbra – “e ora che lo sai, ti prego, vuoi lasciami in pace?”

 

“No che non ti lascio in pace, caro mio” – ribatté Demis – “ci ho messo anni a sperare di vederti; anche solo scorgerti per pochi istanti. La notte della vigilia di Natale, lasciavo sempre la mia letterina sul tappeto del salotto e m’appostavo dietro una grande poltrona in religiosa e paziente attesa, avvolto in uno di quegli orribili plaid, tipo kilt scozzese. E ogni anno, sistematicamente, passavano i minuti, le ore e poi le palpebre lentamente, prima l’una poi l’altra, s’abbassavano e venivo inesorabilmente sopraffatto dal sonno. Così, quando mi svegliavo il mattino seguente, il tappeto era pieno zeppo di regali, ma io avevo l’amaro in bocca, perché per l’ennesima volta mi eri sfuggito.. puff, passato come una meteora e svanito nel nulla!”

 

“Avevi però i regali..”

 

“Già, ma non te” – rispose il ragazzo con un pizzico di mestizia. Poi aggiunse visibilmente incuriosito – “ma dimmi piuttosto; perché sei così triste?”

 

“Triste? Mi vedi triste? S’è mai visto un Babbo Natale triste?”

 

“Direi che oggi è la prima volta che lo si può vedere” – sorrise Demis benevolmente.

 

“E’ una storia lunga e noiosa, ragazzo mio, non credo che possa interessarti”.

 

“Lascia che sia io a decidere. Tu pensa solo a raccontarmela”.

 

“Se proprio insisti” – sospirò profondamente il vecchio a occhi chiusi – “dunque, devi sapere che io ho un capo, di cui non posso farti il nome. E’ lui che dirige e coordina tutte le attività di smistamento dei doni, gadget e affini per le varie festività dell’anno e proprio ieri mi ha convocato per stamattina nel suo ufficio. E’ appena il 15 di ottobre, mi sono detto, cosa potrà volere da me. Probabilmente quest’anno vorrà fare le cose meglio, organizzare nel vero senso del termine, insomma ‘in grande’, come si faceva tanto tempo fa. Così, sono andato fiducioso e motivato a dare il meglio di me”.

 

“Mi sembra una cosa fantastica!”

 

“Al tempo, ragazzo, al tempo!” – lo bloccò Babbo Natale – “ho solo detto che pensavo che volesse strafare, non che poi le cose siano realmente andate così. Anzi!”

 

“Cosa intendi dire?”

 

“Mi sono presentato stamattina puntuale e lui era sorridente e affabile come sempre. Mi ha fatto accomodare e dopo aver dato un’ultima occhiata al giornale che stava sfogliando, ha commentato in particolare una notizia che parlava di crisi, di recessione, di disoccupazione, insomma una vera calamità. A quel punto, mi ha detto che in una situazione del genere i costi per gli eventi erano diventati insostenibili, che il budget si era tra l’altro ridotto e che tutti noi avremmo dovuto fare un sacrificio per superare questo terribile momento”.

 

“E tu cos’hai risposto?”

 

“Gli ho chiesto cosa avesse pensato per sé, dichiarandomi pronto a fare altrettanto anch’io”.

 

“E lui?”

 

“Mi ha risposto che per sé, se del caso, ci avrebbe pensato dopo e che invece ora la prima cosa da fare era gestire subito i sottoposti in modo più efficiente. In altri termini, la sua idea è mettersi subito al passo coi tempi e ridurre, un po’ come tutte le aziende, i costi del personale con gli ammortizzatori sociali o forme diverse di lavoro”.

 

“Ammortizzatori?”

 

“Sì, non ci crederai, la cassa integrazione anche per figure storiche e istituzionali come la mia!”

 

“Comunque, in tutta sincerità, non credo che tu corra seri rischi” – osservò il ragazzo – “considerata la tua età, dovresti essere l’ultimo in graduatoria nella lista dei cassintegrati”.

 

“E invece no. Sorpresa!” – sbottò il vecchio – “sono il primo in assoluto e incontestabile. In graduatoria siamo due in totale, io e quella vecchiaccia odiosa della Befana e lei è di poco più anziana di me!”

 

“Questa sì che è sfiga, amico mio. Sfigaccia nera, bella e buona!” – concluse corrucciato Demis – “avevi però parlato di altre forme alternative di lavoro?”

 

“Sì” – confermò Babbo Natale – “in alternativa, ci sarebbe il job sharing. Per questo il capo mi ha convocato in forte anticipo il 15 ottobre. Si tratterebbe di una distribuzione dei compiti tra me e la Befana per Halloween, Natale e l’Epifania, in modo da assicurare in due la prestazione di uno per le tre ricorrenze, ovviamente pagati metà ciascuno”.

 

“E’ un incubo!” – inorridì il ragazzo.

 

“Magari lo fosse. Purtroppo, navighiamo a vista nel mare agitato della più bieca realtà!”  

 

“E non credo che le cose miglioreranno, sai?” – aggiunse dispiaciuto Demis – “vedi quest’assegno? L’ho appena avuto per la cessione di un brevetto alla fabbrica di distributori automatici dietro l’angolo dal quale, svoltando ad alta velocità, poc’anzi ti ho tranvato. E’ un marchingegno self service che, interfacciandosi con anagrafe, casellario giudiziale e archivi vaticani, può decretare con assoluta precisione la tipologia di benefit cui ciascun ragazzino potrà accedre. Mi spiace dovertelo dire, ma credo che, con l’arietta che tira, di qui a poco, sia tu che la Befana resterete senza lavoro”.

 

“La bontà giudicata da una fredda macchina che fa aridi confronti?!?” – esclamò disperato Babbo Natale – “di questo passo dove arriveremo?”

 

“Magari a un confessionale computerizzato a gettoni” – provò a ironizzare Demis – “che, con una minima offerta libera, ti spara una raffica di preghiere da dire per penitenza, lunga in proporzione ponderata ai peccati che hai appena confessato a un avveniristico quanto asettico microfono criptato”.  

 

Trascorsero alcuni minuti in un imbarazzante silenzio, senza che Demis riuscisse a trovare le parole per confortare quel povero vecchio affranto, che gocciolava lacrime a oltranza. In cuor suo, il ragazzo avrebbe voluto scusarsi dell’invenzione, per aver creduto che potesse rivoluzionare il mondo e migliorarlo, per non avere compreso in tempo l’inquietante visione meccanicistica dell’universo che stava ormai dilagando irrimediabilmente tra gli uomini. A un tratto, però, sopraggiunse un bimbo in calzoncini corti, dagli occhietti vispi e i capelli rosso rame. Poteva avere sì e no cinque anni e i suoi occhi brillarono d’intensa gioia, come diamanti sapientemente intagliati, quando intravide e riconobbe la tonda sagoma.    

 

“Evviva!” – urlò il bambino euforico – “è lui. È Babbo Nataleeee.. che sballoooo!!!”

 

“Ti adora” – sorrise Demis alla volta del vecchio – “vedi? Tutti i bambini di questo mondo ti adorano e non solo loro..”

 

“Bé” – rispose Babbo Natale, stringendo le spalle – “allora sarà meglio che mi affretti a fare il mio lavoro in job sharing con la Befana, prima che me lo porti via la tua macchina della malora! Compatto tutte le domande in una e formulo l’‘all in one question’ al ragazzetto: <<Cosa vuoi bel bambino: carbone, regalino, dolcetto o scherzetto?>>”

 

“Nulla di tutto questo” - rispose il piccolo, spiazzando all’istante i grandi – “non voglio un bel nulla. Niente di niente. Mi basta poterti vedere e abbracciare, Babbo mio bello. Sapere che ci sei e che ci sarai sempre nel mio cuore, nella mia mente e nei ricordi dei miei genitori e dei miei nonni”.

 

“Grazie bambino” – sorrise il vecchio visibilmente commosso, abbracciando amorevolmente il ragazzino – “ci son cose che una macchina non può dare, come questo abbraccio stracolmo d’amore. E se anche potesse, da lei non le vorresti”.

 

Lo stesso giorno Babbo Natale rassegnò le dimissioni al suo capo e si mise in proprio. Libero professionista, freelance! Appariva ogni anno alla mezzanotte in punto del 24 dicembre e portava pace e serenità al mondo intero con la sua folta barba bianca e un sorriso dolce e rassicurante ben collocato al centro di due belle guanciotte gonfie e rubiconde. Nessun dono con sé, né punizioni. Per questo si limitava a riviare con sufficienza a una macchinetta automatica che sarebbe apparsa di lì a poco sui tetti delle case per calarsi dai camini. Lui portava solo amore, amore e tanta pace e una forte speranza che la frenesia della riduzione dei costi ‘a tutti i costi’ e il ricorso bovino al meccanismo dei tagli del personale a favore dell’asettico ‘fast e furious automatizzato’, non conducesse al punto del non ritorno: l’eutanasia dell’anima.

sabato, 03 dicembre 2011

Andrea Fiore alla Fiera del Libro di Morlupo con L'elettricista!

Vi aspetto alla Fiera del Libro di Morlupo col mio semi-serial thriller L'elettricista suona sempre 220 volt sabato 10 dicembre alle ore 17:30.

Ci divertiremo un mondoooo :O)

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Andrea Fiore e L'elettricista suona sempre 220 volt alla XIX Fiera del Libro - 3-18 dicembre 2011 - Centro Polivalente, Piazza Diaz 23 - Morlupo (RM)

 

Andrea Fiore e L'elettricista a Più Libri Più Liberi Roma (7-11 dicembre 2011)

 

Vi aspetto tutti alla decima edizione de “Più libri più liberi”, la Fiera Nazionale delle Media e Piccola Editoria, che si svolgerà a Roma da mercoledì 7 a domenica 11 dicembre 2011, presso il Palazzo dei Congressi dell'Eur.

 

Ci sarò anch’io e il mio semi-serial thriller “L’elettricista suona sempre 220 volt”. Che ne dite, non è una bella occasione per incontrarci e per fare ai vostri amici un divertente regalo di Natale?

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L'edizione 2011 si svolgerà con i seguenti orari:

mercoledì 7 dicembre ore 10 - 21
giovedì 8 dicembre ore 10 - 20
venerdì 9 dicembre ore 10 - 20
sabato 10 dicembre ore 10 – 21
domenica 11 dicembre ore 10 – 20

 

Lo stand del Gruppo Albatros si trova al piano terra (A22) e al primo piano (T09) del Palazzo dei Congressi – Piazzale Kennedy, n. 1

 

A presto, Andrea :O)