domenica, 29 gennaio 2012

Mission Inps-ible! (2^ parte)

[Continua dal 14/01/2012:

http://strudelone.myblog.it/archive/2012/01/14/mission-inps-ible-1-parte.html ]

 

 tom cruise, mission impossible, 007, rapina, pensioni, monti, manovra, anziani, inpsLa macchina sfrecciò veloce per le strade della città e alle otto in punto del mattino i due furono all’angolo di fronte all’ingresso delle poste centrali. Gli sportelli avrebbero aperto tra circa quindici minuti e si era fermato da poco all’ingresso secondario laterale un autoblindo per la consegna dei valori.

 

“Bingo!” – esclamò Greta – “come previsto, ecco il portavalori che deposita il denaro per il pagamento delle pensioni”.

 

“I poliziotti stanno entrando coi soldi e, se abbiam fatto bene i conti, verranno fuori tra qualche istante”.

 

“Esatto. Eccoli che escono. I soldi sono dentro. Coraggio Osvaldo, tra poco tocca a noi. Saremo come Robin Hood e frate Tac. Prenderemo i soldi ai pensionati per darli agli sfigati cococo..”

 

“..come noi, che abbiamo lavorato una vita senza ricevere un cazzo! - annuì l’altro – “sono stufo di questa vita di schifo, cococosì inutile. Ora tocca a noi nuotare nell’oro! Faremo man bassa delle pensioni!!!”

La posta si aprì di lì a poco e i due scesero dall’auto. Prima d’entrare nella hall, indossarono passamontagna neri e trassero dalle tasche dei giubbini due pesanti pistole. Gli sportelli ora erano vicini, sempre più vicini, vicinissimi. L’uomo e la donna urlarono contro le persone che stavano già dentro e con la minaccia delle armi gli ordinarono di mettersi a terra a mani alzate. Quindi, si rivolsero all’impiegata.

 

“Ehi tu, brutta megera” – urlò l’uomo “caccia fuori i soldi dalla cassaforte”.

 

“E fa in fretta che non abbiamo tempo da perdere” – completò Greta - “prima che ti facciamo saltare le cervella!”

 

“No, vi prego” – supplicò l’impiegata disperata da dietro lo sportello – “le cervella no. Le ho appena comprate in macelleria e devo farle saltare io, panate in padella, per la cena di stasera”.

 

“Vada per le cervella, ma, ripeto, fuori subito i soldi delle pensioni!” – ribatté Osvaldo furente da sotto il cappuccio.

 

“Soldi? Ma quali soldi? Siete impazziti? Sono anni che non abbiamo più un becco d’un quattrino per le pensioni!”

 

“Senti un po’ carina, vuoi fare la furba con noi?” – l’ammonì torva la vecchia, che quasi soffocava sotto il pesante passamontagna – “oggi è giorno di pagamento delle pensioni. Fuori la moneeeeey!!!”

 

“Vi ostinate a non voler capire” – proseguì l’impiegata tremante – “il sistema pensionistico è bello che crollato ormai da un pezzo. Si reggeva sul pagamento delle pensioni ai vecchi da parte dei giovani, ma, da quando questi ultimi hanno cominciato a non trovare più lavoro, sono via via mancati i fondi per pagare. Insomma: non ci stanno più soldi per pagare, capite le mie parole?”

 

“No, non è così” – replicò Osvaldo – “i soldi devono esserci. Arrivano ogni fine mese puntualmente con l’autoblindo. Anche poco fa sono arrivati e devono essere depositati nel caveau!”

 

“Non c’è nulla nel caveau” – insistette l’impiegata – “arrivano solo milleduecento euro al mese e con quelli ci paghiamo il primo che si presenta agli sportelli. Tutti gli altri rimangono al palo!”

 

“Allora, per oggi, i primi siamo noi” – sbraitò la vecchia – “fuori i milleduecento, qui sull’unghia!!!”

 

“Si sbaglia signora, i primi sono andati già via dieci minuti fa. Le guardie giurate che sono venute a portare i soldi, hanno ritirato la somma su delega d’un loro collega pensionato. Mi spiace..”

 

“Le spiace?!? Le spiace?!?” – sbroccò Osvaldo – “facile dire così. Ma si rende conto che noi abbiamo studiato questo piano per mesi nei minimi particolari? Si rende conto che ci abbiamo fatto affidamento su quei soldi? Che abbiamo acceso mutui, sostenuto spese?”

 

“A beh, se è per questo” – l’interruppe l’impiegata con fare saccente – “potete agevolmente reclamare e chiedere il rimborso delle spese sostenute per l’elaborazione e la realizzazione del piano e il risarcimento dei danni subiti tanto materiali che morali, connessi alla frustrazione delle vostre legittime aspettative furterecce. Ecco qui i moduli. Mettetevi da parte e compilateli con cura. Poi lascateli pure, che vi rilascio la ricevuta col numero di protocollo in entrata.”.

 

“Dite che ci prenderanno davvero in considerazione?” – chiese la vecchia mentre s’affannava a compilare il modulo.

 

“Questo non glielo posso assicurare, c’è una lunga lista di pratiche ancora in attesa d’evasione. Però posso dirvi per certo che riceverete al domicilio indicatro tutte le informazioni sulle future inziative e promozioni del sistema postale”.

“Mi sembra una buona cosa” – commentò Osvaldo e tutti gli ostaggi intorno annuirono col capo.

 

“Bè” – sospirò Greta allargando le braccia – “a questo punto non ci resta che scusarci dell’improvvisa incursione e salutare”.

 

“Potreste fare qualcosa di più, volendo” – la bloccò l’impiegata.

 

“Cosa?!?” – risposero i due vecchietti imbacuccati all’unisono.

 

“Cerco di spiegarmi” – proseguì l’impiegata – “la categoria dei pensionati, a differenza dei cococo, ha pagato innumerevoli contributi per tutto l’arco lavorativo. Ora, se avesse ricevuto la pensione sarebbe stata più fortunata e ricca di voi. Così però non è stato e possiamo serenamente concludere che siete voi ad essere più fortunati e più ricchi. Se voleste quindi lasciare qualcosa in quella cassettina in fondo prima d’andare, l’intera categoria, di cui ben presto io stessa forse farò parte, ve ne sarebbe estremamente grata”.

 

I due vecchietti prelevarono qualcosa dalle tasche e l’imbucarono mesti nella feritoia della cassetta della raccolta. Dopo poco, imboccarono celeri la via d’uscita per dileguarsi in men che non si dica fuori da quell’incubo.

 

“Forza, sali in macchina, frate Tac” – fece l’uomo con tono ironico alla volta della donna – “credo che per oggi possa bastare”

 

“Basta e avanza, mio caro” – confermò lei – “esperienze irripetibili come questa ti arricchiscono dentro che è una meraviglia”

 

“Ti arricchiscono dentro” – proseguì Osvaldo sotto tono – “più dei pensionati certamente!”

 

“Noi lavoratori cococoglioni italiani, tutti indistintamente, nessuno escluso, sì che stiamo bene!” - concluse Greta con una smorfia di sconcerto.

sabato, 14 gennaio 2012

Mission Inps-ible! (1^ parte)

tom cruise,mission impossible,007,rapina,pensioni,monti,manovra,anziani,inpsOsvaldo, si alzò prestissimo dal letto. Erano poco meno delle cinque del mattino. Fece una doccia al volo e trangugiò una merendina maleodorante, mentre infilava lesto i vestiti. Non riuscì nemmeno a sentire il sapore dello strano essere che gli passava attraverso la bocca, perché non operò neanche un minimo accenno di masticazione. Era troppo teso per soffermarsi a mettere in atto i nobili consigli dell’associazione medici dentisti sulla famosa corretta masticazione, che previene la carie, salva denti e gengive e garantisce una sana e corretta digestione. Del resto, i denti li aveva persi tutti in un sol colpo già a sedici anni, urtando inavvertitamente tutti indistintamente, uno dopo l’altro, i dodici scaffali d’una cassettiera e le gengive da allora gli erano rimaste perennemente irritate e arrossate con progressiva tendenza a ritrarsi. Quanto alla digestione, soffriva sin dai tempi del latte materno d’una colite spastica a grappoli plurimi aggravati, che lo portava a lunghi periodi di stitichezza, alternati ad altrettanto lunghe fasi di diar.. insomma, al punto in cui era, una masticazione a cazzo non poteva certo che migliorarlo! E comunque, aveva cose più importanti ora da sbrigare. Molto più importanti della masticazione ad arte!


Si bloccò di scatto. Ma com’è che s’era incartato in questa storia della masticazione? A volte la mente fa brutti scherzi. S’avvita, s’accartoccia, prende strani sentieri, s’immerge in piccoli rivoli, che poi diventano fiumi, per sfociare infine nel mare aperto e spandersi, perdersi e annebbiarsi irreversibilmente. E’ come la sottile linea del tempo, che può divenire curva e allora non hai più la sensazione di chi sei e dove sei e di ciò che ti si affastella nei due emisferi del cervello. Non c’è un prima, non c’è un dopo, non  c’è un c’è, non c’è un un e, purtroppo, non c’è un mentre, anche se l’idea del mentre può risultare interessante, intrigante, da mordere al volo, ma.. mordere? Con quali denti?!?


Confuso, Osvaldo si diresse al box auto, tagliando il freddo gelido del mattino. Ripose quindi le forbici nella tasca del giubbino e cercò come poteva di sollevare la saracinesca, piombata inspiegabilmente in uno stato catatonico di depressione acuta. Dopo poco, aprì quindi la portiera dell’auto per mettersi in moto. Si bloccò di nuovo. Ma, a cos’è che in realtà aveva girato la chiave nel cruscotto: all’auto o alla moto? Lo stato confusionale aumentò fino all’ennesima potenza. E ora l’uomo era anche disorientato sul piano geografico. Ennesima.. Potenza? Dove si trovava di preciso, in Sicilia o in Basilicata? O in tutti e due i luoghi in contemporanea? Che fosse diventato bino? O addirittura trino? Trino? Stava forse per mettere in moto un trino di Trinitalia? Uno di quei gioiellini che sfidano impavidi le temibili leggi del tempo, perdendo sistematicamente in modo misero la battaglia? Uno di quelli che restano travolti e tristemente doppiati dai corsi e ricorsi storici vichiani. Che c’entri che sei qualcuno e ne scendi che sei qualcun altro, in un’altra dimensione spazio-temporale?


Basta, basta, basta!!! Qualunque bestia fosse quella di cui aveva appena penetrato il cruscotto, andava perfettamente bene. Girò svelto la chiave nella toppa e il rombo metallico in simil-latta del motore ruppe il silenzio di quelle prime luci dell’alba, dando un risveglio da incubo a un paio di centinaia di volatili, cani e gatti ben assortiti che, riemersi dal sonno profondo, manifestarono rumorosamente e a lungo il loro feroce disappunto.

 

L’uomo, appena fuori dal box, spinse col dito sul pulsante del telecomando e immaginò che il cancello automatico si richiudesse all’istante dietro le sue spalle. Che roba avveniristica.. pensò tra sé e sé.. stile odissea nello spazio. Subito dopo, però, mise da parte l’immaginazione e scese dal veicolo per chiudere personalmente la saracinesca col vecchio e collaudatissimo metodo meccanico-analogico dei suoi antenati. Macché cancello automatico. Chi se lo poteva permettere un cancello automatico. Non certo lui. Non si sarebbe trovato lì, a quell’ora del mattino, se fosse stato vero il contrario. Sbuffò adirato e proseguì con la macchina fino all’uscio di casa.

 

Un attimo dopo, venne fuori lentamente una vecchia signora sull’ottantina in scarpe da tennis Lotto per stare in piedi. Era in pantaloni e lupetto neri di tutto punto croce; doveva essere brava a sferruzzare. Teneva in mano una palettina e un sacchetto di plastica, probabilmente per i bisogni del lupetto. Aveva i capelli gialli come loro. Ma loro chi, se non c’era un’anima viva in giro a quell’ora del mattino? Certi paragoni sembravano decisamente fuori luogo. Li teneva raccolti dietro la nuca, in attesa che passassero a ritirarli quelli della nettezza urbana. Il che non avveniva certo di frequente, anche se, a onor del vero, le cose erano nettamente migliorate da quando lei e Osvaldo erano venuti via da Napoli.

 

“Arrivo caro” - urlò la vecchia. Dovettero quindi trascorrere cinque o dieci minuti, giusto il tempo d’inserire un paio di chiavi nelle toppe della porta e farle ruotare tra i dolori lancinanti d’una artrosi deformante. Ultimo passaggio: restava d’attivare l’antifurto, di cui però l’anziana signora mal ricordava il codice.

 

“Osvaldo ricordi? E’ il mio mese di nascita o il mio e il tuo mischiati insieme? Il giorno del tuo compleanno? La conversione in numeri del mio nome? O era del tuo? Forse i giorni che mancano alla data del mio pensionamento, previsto esattamente all’età di 112 anni, in base alle nuove aspettative di vita individuate dallo Stato? Oppure è il numero corrispondente alla mia età?”

 

Osvaldo, sempre più teso e insofferente, chiosò impietoso - “Niente di tutto questo, mia dolce metà – “credo l’alzheimer, ma.. non chiedermi il numero!” 

 

Insomma, cosa avrebbero potuto prendersi i ladri in quel buco immondo, tolto quel che i topi si erano già rosicchiati abilmente e già da parecchi anni. L’unica cosa da fare e fare subito era vendere l’antifurto, fintanto che non divenisse obsoleto!

 

“Greta, tieni conto che le combinazioni, proprio come i numeri, sono infinite e noi oggi ci siamo svegliati presto apposta per fare le cose bene. Dai retta a me, lascia stare. Entrasse pure qualcuno in casa. Vedendo come stiamo messi, magari ci dice culo e ci fa l’elemosina!”

 

“Arrivo, arrivo” – urlò lei mentre all’invidiabile velocità da crociera di due tre passi l’ora si avvicinava all’auto – “piuttosto, hai ripassato bene il piano?”

 

“Certo, vecchia mia” – confermò lui – “è tutto stampato nella mia mente, in versione pdf, formato A4!”

 

“Bene allora facciamo presto. Le poste ci aspettano”. [to be continued]

venerdì, 07 gennaio 2011

Agente 'secreto' zerozero-muco: la spia che non fiutava – 5^ p.ta

interruttore.jpg“Insomma, direttore, dove si trova la ragazza?” – insistette Svenson spazientito – “vi ostinate a non collaborare. L’avete capito o no che sono qui per salvare il mondo?”

 

“Chiedo venia” – rispose l’altro stizzito – “non mi ero reso conto d’avere di fronte addirittura Atlante affaticato col mondo sul groppone”.

 

“La smetta di scherzare. Abbiamo pochissimo tempo?”

 

“Sono certo che se lo farà bastare. Lei fa cose incredibili in pochissimo tempo..” – sentenziò il direttore, mostrando mestamente un misero frammento del vaso ming, appena raccolto da terra.

 

“Andate tutti a quel paese, mi arrangerò da solo!” – urlò l’agente, sgattaiolando via rumorosamente da quel po’ che rimaneva del mega-vaso. Poi, sotto gli occhi esterrefatti del direttore e della folla pietrificata, percorse velocemente un breve corridoio e si presentò al punto informazioni.

 

“Desidera?” – rispose dall’altra parte della vetrata una vecchietta merlettata fino al collo in evidente stato di decomposizione avanzato plurimo aggravato.

 

“Ehm” – esordì Stewart perplesso – “è il punto informazioni o sono passato direttamente alla sezione antico Egitto?”

 

“Che c’entra l’antico Egitto, ragazzo?” – rispose la vecchia acida – “cosa te lo fa pensare?”

 

“Mi scusi, devo essermi sbagliato. In effetti, su di lei non c’è alcuna traccia né di bende né di fuliggini.. oddio, forse qualche fuliggine, ma..”

 

"Bende.. fuliggini?” - incalzò l’altra – “ma che stai farneticando? Giovanotto, sei sicuro di star bene?” 

 

"S-sì”.

 

“Chiamo un medico”.

 

“No, le assicuro, non c’è bisogno: sto benissimo ”.

 

“Mica lo chiamo per te. Un attimo di pazienza: devo farmi prescrivere un buon antiossidante. Non posso continuare a combattere i radicali liberi coi chiodi di garofano”.

 

“Radicali liberi, antiossidanti, chiodi?!?” – ripeté perplesso Stewart.

 

“Cosa?”

 

“Come cosa? E’ lei che ha tirato fuori tutta sta roba!”

 

“Bò? Sarò stata soprappensiero. Devo farmi prescrivere anche del fosforo per la memoria e qualche etto di omega 3, che anche se non so cos’è, sono certo ch’è di gran lunga meglio di canale 5 e italia 1”.

 

“Comunque.. – proseguì Stewart timidamente – “volevo solo chiederle se nel sarcof.. ehm.. cassettina dei med.. coff.. coff.. chioschetto delle informazioni ha per caso una mappa del museo. Devo trovare immediatamente una ragazza”.

 

“Ascoltami bene, bel timidone ‘faidate ’– rispose la mumm.. l’anziana impiegata – per trovare una ragazza non servono le mappe dei musei. Dai retta a me, iscriviti a meetic. Fai certamente prima e anche meglio. Io ci ho trovato l’anima gemella un mese fa, proprio quando stavo ormai per perdere le speranze. E’ accaduto così, come per incanto, tut..”

 

“Tutankamon?”

 

“No, tutt’a un tratto”.

 

“Ah.. ehm, bé, aveva parlato d’anima gemella e pensavo a.. comunque, non ha importanza, io cerco una di quelle ragazze che stanno sulle tele”.

 

“Uhm, roba da unoquattroquattro.. pure viziosetto, eh?” – esclamò la donna allibita – “oggi è la tua giornata fortunata ragazzetto. Faccio quel lavoro dalle 10 di sera a mezzanotte per arrotondare. Chiama questo numero e parlerai direttamente con me..”

 

“C-con lei?” – ripeté Stewart a occhi sgranati.

 

“Certo, che ti credi?” – lo tranquillizzò la vecchia – “la ragazza che si contorce in tivù l’avremo vista sì e no un paio di volte durante le riprese dello spot, poi siamo tutte coetanee. Non è carino aiutare il prossimo alla nostra età?”

 

“Già, il prossimo. Aiuti pure il prossimo, gli cedo volentieri il mio posto” – conclude fermamente l’agente – “la mia ragazza è un dipinto: la ragazza con l’orecchino di pirla. Le dice qualcosa? Devo trovarla entro dieci minuti”.

 

“Perché, se non la becchi, le si ritrasforma in zucca la cornice e l’orecchino in topo, tipo magicabulabibidibulabibidibobidibu o giù di lì?”

 

“Mi creda, signora informatrice, è una cosa serissima. Se non la trovo, crolla tutto. Capisce? Vite in pericolo!”

 

“Vite in pericolo?!?” – strepitò la vecchia – “allora corri! Svolta l’angolo in fondo; troverai la ragazza attaccata alla parete destra. Ecco un paio di cacciavite, ti serviranno per la vite..”.

 

“Vite?!?”

 

“Sei stato tu a parlare di vite in pericolo, no?”

 

L’agente ‘secreto’ zerozeromuco tagliò corto con un grazie. Afferrò i cacciavite e si fiondò immediatamente in direzione dell’angolo, trascinandosi dietro la folla rumorosa formata dal direttore e dai numerosissimi visitatori del museo, sempre più morbosamente incuriositi dalla stravagante situazione.

 

“Ragazzo, spero per lei che per tutto questo abbia un buon motivo” – blaterò il direttore, che non si era staccato un solo momento dalle costole dell’agente.

 

“Buon motivo? Vi pare un musical questo? Vi sembro un compositore?” – rispose ironico Stewart – “datemi piuttosto una mano a cercare il quadro della ragazza e vi assicuro che alla fine mi ringrazierete. Abbiamo meno di cinque minuti”.

 

“Giammai!!!” - tuonò l’altro – “mi spiace solo di non poter procedere io stesso al suo arresto!”

 

“Già. E magari a un bel processetto sommario fatto in casa con annessa condanna ruspante alla pena capitale e relativa esecuzione just in time mediante ghigliottina originale del periodo robespiearriano..”

 

“Non aspiro a tanto. Mi saprei far bastare una spina della corrente ad alta tensione e due sole delle sue dita: l’indice e il medio”. 

 

“Dovrà accontentarsi del medio per ora..” – replicò Stewart spazientito, completando la frase con un gesto poco edificante, ma altamente esplicativo.

 

“Stronzo! Mi dica almeno a cosa mancano meno di cinque minuti. Possiamo sapere? Cos’è che sta per succedere di tanto terribile? Cosa può esserci di ancora più terrificante della rottura di un pregiatissimo vaso ming conservatosi miracolosamente integro per millenni? Quel vaso era introvabile!”

 

“Falso, mio caro direttore. Il vaso è diventato ora introvabile e grazie a me” - precisò Svenson – “comunque, non posso dirvi nulla sulla missione. E’ strettamente top secret. State tutti a guardare attentamente, così poi potrete raccontare le mie incredibili gesta ai posteri”.

 

“Ai posteri non so” – replicò il direttore caustico – “ma di certo molti di noi avranno tanto da raccontare ai giudici!”

 

“Dunque, vediamo un po’” – mormorò l’agente, scorrendo velocemente i quadri lungo la parete destra del corridoietto che aveva appena imboccato – “ragazza con il ricchione.. no; ragazza con le orecchiette.. neanche; ragazza col cotechino.. nemmeno; ragazza con l’orecchino di pirlo.. ancora no; ragazza di Pirlo con falli laterali.. nooooo! Wow, finalmente.. ragazza con l’orecchino di pirla.. BINGO!!!”

 

“Cosa le vuol fare? E minorenne!” – strillò preoccupato il direttore, mentre Stewart staccava brutalmente il quadro dalla parete.

 

“Macché minorenne?” – ribatté l’agente ‘secreto’, mentre estraeva dalla tasca un documento sgualcito, praticamente in fin di vita da reparto intensivo – “tenga la mia carta d’identità. Ho più di diciotto anni e pure da tanto ormai. Contento?”. Poi si girò verso la parete, dove prima era appeso il quadro – “qui dietro avrebbe dovuto esserci un interruttore; vedo però.. due plance! Una di troppo!!! 

 

“Melius abundare quam deficere”.

 

“Le sembra questo il momento di parlare in dialetto stretto, direttore? Devo scoprire immediatamente quale delle due plance è quella giusta.. quale?!? Ho solo due minuti scarsi per disinnescare questo maledettissimo marchingegno!”

 

Una delle due plance era scura e piena di bottoncini e fili, alcuni di colore viola, altri verdi; emetteva un leggerissimo ticchettio e nella parte superiore presentava un display su cui scorrevano in rosso inesorabili i secondi: ne rimanevano 90.. 89.. 88.. L’altra plancia era trasparente, apparentemente innocua e lasciava intravedere i classici fili della corrente: nero, rosso e grigio. Nessun rumore, niente count down. Stewart era consapevole che il tempo non sarebbe stato sufficiente a lavorare su entrambe le plance, ma quale delle due scegliere? Un solo errore e.. sudava freddo al solo pensiero di poter sbagliare! Dalla sua decisione dipendeva l’esistenza dell’intera città di Bangkok. Doveva pensare in fretta e bene.

 

“Bé, che aspetta?” – s’inserì bruscamente il direttore, tranciando di netto l’intricata matassa di pensieri sconclusionati in cui l’agente era rimasto pericolosamente imbrigliato – “è chiaro che il meccanismo è quello col display e il ticchettio”. Seguì un brusio d’approvazione da parte delle centinaia di persone che nel frattempo si erano assiepate tutt’intorno per assistere all’azione commandos rigorosamente top secret.

 

“No” – rispose l’agente seccamente – “questi sono terroristi veri e fanno sul serio. Abbiamo a che fare con veri professionisti. Sono convinto che hanno creato la messinscena del marchingegno con display e ticchettio per trarci in inganno, ma il vero comando a distanza è sotto la seconda plancia..”. Detto questo, con un cacciavite sfilò via velocemente le viti che tenevano il coperchio attaccato alla parete e, fatti due o tre ragionamenti al volo, interruppe prontamente il circuito con un paio di colpi di pinza ben assestati. Un attimo dopo, tutt’insieme, la sala piombò nel buio più totale, il display della prima plancia segnò ‘zero’ e gli squillò il telefonino. 

 

“Sì... sì.. capisco capo.. sì.. mi rendo conto perfettamente capo.. diciamo che.. io comunque non.. certo capo.. certo.. ok capo”.

 

Erano le 22.34 della sera, quando l’agente Svenson chiuse la conversazione telefonica col suo superiore e si rivolse ai presenti con voce tremula, sotto la luce fioca delle lampade d’emergenza del museo Mauritshuis, per dire che la missione purtroppo era fallita; che si offriva volontario per riparare il guasto al sistema elettrico e ripagare il prezioso vaso ming andato in frantumi con un piano d’ammortamento misto di rate e lavoro nei week-end come guardia ingiuriata; che non c’era di che preoccuparsi per chi avesse prenotato una vacanza a Bangkok, perché comunque sarebbe stata rimborsata o sostituita a cura dei servizi segreti con un’altra presso una diversa destinazione con alberghi e trattamento di pari qualità; che, infine, per qualsiasi ulteriore notizia di approfondimento e dettaglio sulla ex città di Bangkok stava per andare in onda sul primo canale un’edizione speciale del telegiornale. --- > To be continued.

venerdì, 30 aprile 2010

Agente 'secreto' zerozero-muco: la spia che non fiutava - 4^ p.ta

vaso.jpgL’agente Stewart Svenson, nome in codice ‘zero zero muco’, pur essendo riuscito miracolosamente a conservare una parvenza di calma durante il colloquio col superiore, se n’era andato via dall’ufficio letteralmente furibondo. Il capo gli aveva dato proprio una brutta bestia a pelare. Non era certo una passeggiata da ragazzi o un gioco in bicicletta (o era al contrario?) salvare la città di Bangkok da un gruppo eversivo fanatico con finalità religiose, male intenzionato e deciso a tutto pur di portare a compimento i suoi loschi propositi! 

Stupidi terroristi! Preferivano mangiarsi le crepes preparate con le uova di struzzo a faccia in giù con la testa conficcata in asfissianti cunicoli? Padronissimi di farlo!! Ma perché costringere il mondo intero ad uniformarsi? Coinvolgere in un vortice turbolento di minacce e terrore galline e uova di gallina dell’intero universo, la città di Bangkok e soprattutto.. LUI?!?

E poi i tempi erano troppo stretti! Le 22.31 del giorno dopo!! Solo trenta misere ore per arrivare in aereo ad Amsterdam, spostarsi verso nord di una cinquantina di chilometri fino all’Aia, escogitare un piano per entrare inosservato dentro ‘sto cacchio di museo delle Mauritius (lui preferiva di gran lunga le isole al museo!!), trovare la ragazza con l’orecchino di pirla e staccare i fili dell’interruttore collegato al detonatore delle atomiche posizionate dai terroristi nella città di Bangkok. Manco Superman in carne, ossa e tutina avrebbe potuto farcela! 

Basta però angustiarsi, pensò a un certo punto l’agente ‘secreto’. Piangersi addosso sarebbe servito solo a perdere altro tempo! Bisognava invece agire e farlo in fretta! Chiese alla segretaria di prenotargli immediatamente un volo, destinazione Schiphol...

Appena giunto all’aeroporto, avrebbe preso qualcosa di veloce da mettere sotto i denti e, per accelerare i tempi, fece prenotare uno slow food. Svenson era consapevole che una masticazione accurata era molto importante per una buona digestione e che non andava mai trascurata, specie quando sei in servizio. 

Giunto in albergo, si sarebbe poi concessa una dormitina di qualche ora per recuperare le forze e, per finire, al risveglio, una corroborante doccia e un sapiente massaggino d’un paio d’orette. 

In pratica, fatti due conti veloci, sarebbe penetrato clandestinamente tra le mura del museo, ad occhio e croce, intorno alle 22, minuto più minuto meno e gli sarebbero rimasti solo trenta minuti scarsi per staccare il fili dell’interruttore e portare a termine la missione!! La cosa gli fece accapponare la pelle, ma siccome la categoria del pollame era in serio pericolo, per questa volta preferì farsi venire i brividi.. Tempi asfissianti!! Non ce l’avrebbe mai fatta, prima d’entrare in azione, ad acquistare anche un biglietto della lotteria olandese lungo il tragitto verso il museo! E dire che quell’anno c’era in palio uno splendido ed ambito soggiorno di sette giorni all inclusive a Bangkok..

Le 22 in punto. Le strade erano deserte e Stewart si trovava nella parte posteriore del museo, sotto le mura di cinta, che erano strettissime. Pensò che i conti della pinacoteca non dovevano esser messi tanto bene, se l’amministrazione aveva stretto così tanto la cinta. Legò un marpione alla corda e tentò di lanciarlo per arrampicarsi fino a su, ma quello non si fece fregare e lo convinse che avrebbe potuto farcela anche da solo. Spiegò che, una volta salito, avrebbe trovato dei merli e per aggirarli non avrebbe certo avuto bisogno di un marpione, che sarebbe stato bello che sprecato per così poco in quella occasione.

L’agente quindi rimboccò le maniche anche se, a dire il vero, avevano già mangiato da poco e scalò senza aiuti le ripide mura del museo fino ai merli che addirittura volarono via per la paura. Con un balzo felino, andò poi a spiaccicarsi sullo spigolo d’una porta lasciata distrattamente aperta e ancora stordito, scivolato nella tromba delle scale, rotolò giù vorticosamente come una palla pazza, per finire con l’imbucarsi in un grosso vaso posto ai piedi della gradinata, che si aprì come una buccia di banana..

“Ming.. che botta!!” – borbottò Stewart con un filo di voce.

Un nugolo di persone gli si affollarono subito intorno per capire cosa stesse accadendo. Lo fissavano in modo torvo e bieco come a rimproverargli la terribile profanazione della sacralità di quei luoghi dedicati all’arte. Poi, tra la gente, si fece strada un piccolo ometto impomatato col baffetto arricciato alle estremità e, con tono alterato, sentenziò – “Ming! Avete detto bene signore, quello che avete appena disintegrato è, o sarebbe meglio dire ‘era’, un esemplare unico di vaso ming del XIV secolo avanti Cristo! Un vaso misterioso che era ancora oggetto di studio ed acceso dibattito riguardo all’interpretazione delle strane scene che vi erano raffigurate. Forse una profezia, di un uomo che si sarebbe materializzato dall’alto all’improvviso e che avrebbe fatto a pezzi anni e anni di storia in un sol colpo, un uomo arrivato dal cielo per salvare l’umanità.. l’uomo raffigurato accanto alla ragazza con l’orecchino..”

“.. di pirla!” – completò la frase Stewart. Poi rifletté tra sé e sé – “quindi sto cacchio di vaso sarebbe stato creato più di tremila anni fa appositamente perché mi ci andassi a sfracellare io contro! Tra tutte le profezie che non s’avverano, giusto questa doveva prenderci.. Ahio!! Ma che ci fa tutta ‘sta gente qui?”

“Il museo oggi rimane aperto fino a mezzanotte” – rispose sempre l’ometto – “loro sono visitatori innocui, io il direttore e  voi un pazzo criminale da legare che ha rotto il ming! Vi dichiaro in arresto!!”

“Non ho tempo per gli arresti ora” – ribatté Stewart, mentre si sollevava lesto da terra – “ho ben altro da fare, dov’è la ragazza?”

“Ragazza da fare?!?” – fece l’altro allibito – “ma di che ragazza parlate!? Pure maniaco ora!!”

“Possibile che non capiate?!?” – incalzò l’agente spazientito – “sono io l’uomo della profezia, sono l’eletto..”

“Seee..” – chiosò l’ometto baffutello – “Matrix 4: la rottura di ming.. Smettetela di scherzare e seguitemi con le buone”.

“Adesso siete voi che farneticate” – sbottò Svenson – “non vedete che sono da solo. Come faccio a seguirvi con le buone?!?”  --- To be continued