sabato, 20 dicembre 2008

Tema: diario di una domenica che non dimenticherò mai

(tratto dai compiti dell’alunno di 5^ Fabiuccio Torrisi - Scuola Elementare di Sondisotto Soprana – 3000 anime sul livello del mare)

quaderno.jpgSvolgimento: la domenica dicono tutti che è i gionno del signore, tranne mio patre che affemma che è i gionno della signora, in quanto mia matre poprio la domenica si fa tutti i suoi porci comodi a scapito di mio patre e non solo idda, ma anche mia nonna pe patte di madre e chidda pe patte di patre, che campano tutte due a casa nostra ai spalle di mio patre. Quest’ultima poi, cioè la matre di mio patre, sempre secondo mio patre, a fozza di vivere in quest’ambiente di femmine dannate, va considerata a stissa manera di mia matre e di mia nonna pe patte di matre, peccui ommai è come la pissona mossa dal zombi, che s’ignora cosa sia pe davvero e cosa fossi diventata, ma si sa che è tanto pericolosa quanto il zombi che la muzzicata.

Comunque, una domenica che non dimenticherò mai è stata due settimane fa, quando mio patre preso di coraggio aveva preparato la canna pe pescare e comprato i vemmi pecché all’arba se ne voleva antare a pescare e ci aveva comunicato che avrebbe mancato tutta la sera fino a tadda ora.

Mia matre che non sumporta la svegghia lo aveva avvisato che non voleva sentere rumori e pecciò ci aveva dato l’uttimatico o lui si svegghiava da solo spontaniamente o se senteva boddelli di drin vari lo faceva riaddormentare lei a forza di boffe.

Mio patre mi parse che si convincette subito pecché non ci ho visto puntare la svegghia e se ne aveva andato a dormire già vestito tutto punto da pescatore, compreto di cappedduzzo a banda lagga e stivaloni alti pe stare in mezzo all’acqua e non nfradiciarisi. Prima d’antare a letto aveva pure fatto na telefonata a suo amico fraterno Giuppuzzo e s’erano messi d’accordo pe le 5 e mezza della matinata. Mio patre parrava piano a telefono già la sera prima, praticamente co la rincossa, pe rispetto della mamma pecchè non voleva innevosilla e spascialle i sonno coi sue palore.

Alla mattina sequente, quanto aprei i occhi, mio patre era già antato via e aveva mantenuto la palora data, che cioè non avesse fatto troppo buddello andandone via a la pesca. Mia matre dommiva ancora e così pure la mia nonna pe la patte di patre e chidda pe la patte di matre.

Dopo cinque minuti però è sonato il telefonino di mio patre che, fosse nella foca dell’agitazione pe non fare scruscio se lera scortato a casa, e mia matre, ancora intontarita del sonno, ci è antata a rispontere. Manco a fatto in tempo a criccare nel tasto okkè del telefonino e aprire la bocca, qualcuno deve averci detto quarcosa e lo vista stracanciarsi in faccia come se le avessero detto bo… però non deve esse stato nenti di grave, pecchè se arzata co camma, se vestita co camma e è uscita, sempre co camma, ripetento le palore “amore.. sono la tua sirena…amore.. amore..sono la tua sirena..”.

Pe alcuni ore ho visto i mie due nonne che misuravano la casa pe quanto caminavano in lungo in laggo e di supra e di sutta, parevano du palli pazze ppi comu facevano. Chi putevo pensari in cuei mumenti, chi mio patre si aveva sentito male, chi era cascato e si aveva fatto male, chi fossi era finitu o spitali co prugno riservato, chi potevo pensare?

A un tratto, si aprè la potta di casa e entrò di botto prima mio patre e poi mia matre. Mio patre era tutto acciaccatazzo e dolorante, si lamentava e mi faceva gran pena, mia matre diceva ai nonne chi lo aveva pescato appena in tempo, prima che si perdesse tra le sirene; però anzi che accarezzarlo e dacci bacetti, ci tirava schiaffoni a sequenza continua e calcagnate sui stinchi e supra a panza. E io allora o capito che mio patre si aveva comportato troppo male nei confronti di mia matre, pecchè quella poveretta ce lo aveva raccomandato di non fare rumore e lui che a fatto.. non ci ha puntato la svegghia, però attaccò con le sirene! E cetto che mia matre se le presa assaione.. le sirene sono morto più rumorose da svegghia!

A la fine comunque io ci avevo tanta di quella confusione nella testa che mi o detto tra me e sé che fosse era megghio se mi schiacciavo un pisellino e così o fatto. Erano i undici della matina e appena poggiai su letto non ricoddo più niente, mi svigghiai direttamente il gionno dopo e così com’ero mi ni antai a scuola di cossa. Conclusione: questa è proprio una domenica che non dimenticherò mai.

Commenti

mi hai scritto che non sei in grado di pubblicare nelle barre laterali,ma hai già messo degli smile,come li hai messi lì?
comunque è facile,basta avere il codice dell'immagine che vuoi pubblicare.ti dico tutto io se non sai come si fa

Scritto da: laur@ | domenica, 21 dicembre 2008

Strudelone, se non apri i commenti come ti commento?
Comunque i toi racconti sono sempre piacevolmente surreali, divertenti e demenzial. Sec ondo me dovresti sceneggiare fumetti. E' molto visiva la tua scrittura. Ma ti prego, usa meno puntini!!!!!!! Rido.

Scritto da: notimetolose | martedì, 27 gennaio 2009

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