martedì, 01 settembre 2009
Una vita da sogno..
La stanza era avvolta nella penombra, eccetto che in un angolo lontano, rischiarato a tratti dalla luce fioca di un’abat-jour. Dario era sdraiato sul divano e Sandra lo accarezzava dolcemente dietro la nuca.. Poco più in là, Francesca improvvisava una sensualissima danza del ventre, contorcendosi come se le fosse andata di traverso un’intera zuppiera di peperonata, mentre Daniela gli veniva incontro con due long drink ad alta gradazione alcolica, invitandolo a bere in fretta perché era smaniosa di fare l’amore ancora.. ancora.. ancora..
Dario era esausto.. sfinito.. aveva sentito quell’‘ancora’ in un’infinità di salse quella notte lì dalle tre ragazze e le voci si sovrapponevano, si mischiavano, si accavallavano perversamente nei meandri della sua mente!! Basta ‘ancora’.. BASTA!! Erano quasi le sei e mezza del mattino e tra non molto avrebbe dovuto prepararsi per andare a lavoro... non potevano dire ancora ‘ancora’!!!
Sandra prese ad accarezzarlo con dita soffici come la seta lungo il torace e Francesca interruppe la danza per saltargli addosso a cavalcioni e baciarlo ripetutamente sulle labbra. Daniela, vista la veemenza delle altre, accelerò il passo timorosa di perdersi la sua parte di divertimento, ma fu proprio in quell’attimo di slancio impetuoso che infilò inavvertitamente il piede in un boccolo apparentemente innocuo formato casualmente del tappeto antistante al divano, i long drink le sfuggirono di mano e.. “Dario, ma che caspita ti succede?!?”
“Acc.. ma che ca..!!!” – si rizzò Dario di scatto sul divano con gli occhi stralunati.
“Acc.. ma che ca.. acc.. ma che ca!!” – incalzò Sergio vistosamente alterato – “Porca miseria Dario, mi fai preoccupare con queste tue continue catalessi mugugnanti!!! Possibile che per farti uscire dal coma debba sempre ricorrere all’acqua?!?”
“Ah.. ecco cos’era.. acqua!!” – commentò Dario intristito – “altro che long drink..”
“Cosa?” – fece l’altro voltandosi di scatto.
“Niente..” – concluse Dario – “vado ad asciugarmi la faccia!!”
Dario Denti viveva una vita da sogno, abitava uno chalet in montagna sulle rive di un meraviglioso lago assolato, sorto nell’incavo d’un vecchio cratere; intratteneva tre relazioni in contemporanea con Sandra, Daniela e Francesca, ragazze stupende da cover di Playboy che stravedevano per lui ed erano insaziabili, tanto che sempre più spesso l’uomo doveva allontanarsi di casa due o tre giorni per rigenerare le forze giunte al di sotto della soglia della mera sopravvivenza. Dario era tutto ciò che un uomo avrebbe voluto essere ed avere, comprese le tre relazioni mozzafiato, ed era un vero peccato che ogni santo giorno tutto quanto dovesse svanire inesorabilmente al suo.. risveglio!!!
“Sai Sergio..” – esordì Dario, mentre con una mano imburrava nevrotico una fetta biscottata come stesse affilando un tagliente rasoio su una striscia di cuoio e l’altra ingurgitava di fretta due o tre sorsi di caffè nero fumante – “stamattina mi sento particolarmente spossato, mi sa che faccio uno squillo al lavoro, prendo mezza giornata di libertà e nel pomeriggio si vede’”
“Già..” - commentò Sergio a voce bassa – “fai uno squillo, prenditi la libertà e nel pomeriggio si vede..”.
Dario Denti non aveva a chi squillare, perché era disoccupato cronico e senza speranze!! Alcuni suoi amici dai nomi altisonanti e casualmente coincidenti con quelli d’importanti imprenditori o politici locali, dopo varie casse integrazioni e contratti di solidarietà, alla fine un lavoro l’avevano pur ritrovato. Ora magari controllavano la remota eventualità di passaggi non autorizzati di mandrie di gnu nel pieno centro cittadino nelle ore di punta oppure assolvevano al compito estremamente arduo e delicato di verificare che il ghiaccio non si sciogliesse a meno tre gradi sotto lo zero.. D’accordo, si trattava di lavori socialmente futili che non brillavano certo per prospettive di crescita e di sviluppo del quoziente intellettivo; al contrario, erano addirittura considerati ad elevato rischio di abbrutimento progressivo e per questo motivo, per i poveracci che li avevano loro malgrado dovuti accettare, erano previste delle indennità aggiuntive, onde dar loro un adeguato ristoro per i danni provocati dalla forte esposizione alla lettura di quotidiani, specie sportivi, e alla consultazione di bandi di concorsi sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica, legata al tentativo costante di voler uscire dal pericoloso tunnel avvitante della paranoia.
A Dario comunque questi suoi amici non sembravano così provati a fine giornata lavorativa; apparivano addirittura più riposati e rilassati in viso ed anche iper-informati su tutto e tutti. Lui, quei lavori lì sarebbe stato proprio disposto a farli.. insomma, se ne sarebbe accollato ben volentieri i rischi correlati. Sebbene però avesse presentato domande su domande di lavoro e si fosse dato disponibile a qualsiasi tipo di mansione.. Niet!! Aveva perso il lavoro due anni prima, dopo una cassa integrazione trasformatasi ben presto in cassa da morto, e non ne aveva più trovato altri.
“Ciao Dario, che fai da queste parti” – si sentì chiamare a un tratto da dietro, appena uscito di casa.
“Ciao Silvio.. da quanto tempo non ti vedevo”
“Ti trovo bene Dario..” – riprese l’altro mentre gli stringeva forte la mano – “forse un po’ più magro, ma bene via!!”
“Non mi lamento..” – rispose Dario gongolante – “passavo di qui per caso, di solito a quest’ora sono al lavoro e oggi ho preso mezza giornata di libertà”
“Beh, allora concediamoci una pausa pranzo insieme e poi ci immergiamo nuovamente nella bolgia del quotidiano”
Mangiarono e bevvero allegramente e ricordarono i vecchi tempi. Poi, quand’ebbero finito, Silvio invitò Dario ad uscire ancora insieme, stavolta la sera; avrebbero cenato a base di pesce e poi Dario avrebbe potuto dormire da lui. Dario ringraziò l’amico dell’ospitalità, ma declinò educatamente l’invito, dicendo di non essere abituato a dormire fuori e poi.. a casa aveva pur sempre tre donne che l’aspettavano smaniose e non aveva certo intenzione di morire tricornuto!!
“Hai anche dei figli?” – chiese l’altro incuriosito.
“Sì, ne ho due da ognuna delle tre ragazze: sei in totale, due maschietti e quattro femminucce..”
Dario Denti non aveva voglia di dormire fuori fin tanto che poteva ancora permettersi il caldo divano, alternato al letto nei giorni pari, della sua stanza condivisa con Sergio. Silvio dormiva in una bidonville e per lui i cartoni erano una reggia da quando, ingegnere informatico, aveva perso il lavoro. Aveva imparato ad amare quelle quattro pareti semoventi e fingeva d’essere felice perché ora non pagava più luce, né gas e nemmeno acqua ed era libero d’invitare gli amici se e come gli andava, da quando aveva preso possesso di un piccolo spazio attiguo al suo di ulteriori 2 metri per 2, da riservare agli ospiti. Bastava che fossi disposto a dormire fuori e lui era felice. Dario però non lo era, almeno per ora.
Lasciarono la mensa del povero senza pagare il conto.. quello sì che se lo potevano permettere; poi, si salutarono con un caldo abbraccio, una stretta di mano e la promessa solenne di Dario di invitare presto Silvio a casa sua per fargli conoscere mogli e piccoli marmocchi.
Dario Denti non aveva bambini.. non ne aveva mai avuti se non nei sogni.. i suoi sogni.. il solo ed unico luogo in cui li avrebbe messi al mondo con serenità.






















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