domenica, 01 novembre 2009

Cambia la tua vita con un crick – 7^ p.ta

palefichidindia.jpg“Ma si può sapere dov’è che mi stai portando, stupido meccanico panzone?!?” – urlava Kiavika, mentre se ne stava agganciata mani e piedi a Mr BullOne a circa 3000 piedi da terra – “Stiamo volando da ore e ore e d’atterrare non se ne parla!!”

 

“Abbi pazienza donna” – le ripeté per l’ennesima volta il supereroe – “in realtà stiamo girando in tondo.. non mi danno l’ok all’atterraggio..”

 

“Com’è?!?”

 

“Mica sono una compagnia di bandiera famosa io..” – spiegò Dave – “prima atterra CAI, poi Windjet, poi Bluexpress, poi ancora EasyJet, quindi Iberia, Veling e Meridiana..”

 

“Ok.. ok.. ho capito” – lo interruppe l’eroina fuori di testa – “noi veniamo, ad occhio e croce, subito dopo mosche, zanzare e qualche raro e fastidioso batterio volante!!”

 

“Kiavikaaaaaaaa!!”

 

“Kiavikaaaaaa cosa?!?” – gridò la donna infuriata dalle retrovie – “mica ci stai tu sospeso nel vuoto, aggrappato al tubo di scappamento d’un trippone volante che s’alimenta a fagiolate!! Tu non passeresti il controllo per il bollino blu nemmeno se fossi a Bangkok!!! 

 

 “Insomma, smettila di piagnucolare!! A volte ti assicuro che mi sembri più bella che…”

 

“Più bella che?!?”

 

“Più bella.. ecco.. mi sembri più bella!!” – precisò BullOne.

 

“Direi che t’avanza un ‘che’ Dave!!” – incalzò lei.

 

“Ma che ‘che’ e  ‘che’, non m’avanza nulla!!” – rispose l’altro infuriato – “e posa via quello stupido foglio di petizione che col vento mi svolazza davanti agli occhi e rischiamo di caaaaaaaadeeeeeereeeeeeeeeee!!!!!”

 

Scesero in picchiata ad una velocità molto vicina a quella della luce e mentre Kiavika poggiò dolcemente su di un soffice covone di fieno, la stessa sensazione di sollievo non dovette di certo provare Dave mentre sprofondava tra spinosissime pale di fichi d’india d’importazione, veramente rarissimi per quella zona geografica e che miracolosamente, a seguito di amorevoli cure e premure del contadino del luogo, erano riusciti ad attecchire.

 

“Ahia.. Porc.. Sputt!! Sputt!!” – si lamentava Dave, mentre si contorceva dolorante subito dopo il tragico atterraggio.

 

“Ah ah ah” – sorrise Kiavika dalla postazione privilegiata della sommità del covone – “ma dove hai imparato Bull.. ah ah ah.. sei forte!! Manco Cagnotto ai tempi dell’oro olimpico faceva ‘sti tuffi!!”

 

“Peccato che lui poi finiva in acqua.. io invece.. ahiaaa!!”

 

“Dai che non ti sei rotto nulla..” – fece la donna sorniona – “c’hai avuto proprio un gran bell’aculeo.. eheheheh!!”

 

“Anziché startene lì a fare il Bruno Pizzul dei poveri, perché non provi a scender giù e a darmi una mano?!? – la rimbrottò secco il supereroe – “se non mi tolgo di dosso ‘sti spinoni, a momenti mi s’accoppia un porcospino!!”

 

“Ehi tu!!!” – tuonò una voce da basso stile la calunnia del barbiere di Siviglia.

 

“E tu chi sei?” – gli si rivolse acido BullOne – “smamma che qui non è aria!!”

 

“Su questo hai proprio ragione, amico!!” – rispose l’altro prontamente – “azz… c’è un tanfo insopportabile, come se avesse scoreggiato un’intera mandria di gnu tutta all’unisono.. puah!!”

 

Era un inquietante omaccione sulla trentina a tre/quattro ante, strutturato stile boscaiolo taglialegna delle foreste, con pantalone a coste di velluto marrone, bretellone di cuoio e immancabile camicia a quadri scozzese. Aveva una barba rossa lunga e folta e parlava con uno strano sibilo forse dovuto alla fessurina tra gli incisivi.

 

“Ti rendi conto che in un solo istante mi hai mandato all’aria sette anni di duro e faticosissimo lavoro?!?” – sbraitò alla volta del malcapitato Dave.

 

“Ma vai a quel paese tu e i tuoi spinosissimi fichi d’india!!” – inveì BullOne con gli occhi iniettati di sangue – “proprio sui fichi d’india dovevi investire?!? Applicarti su qualcosa di più morbido?!? I cachi, ad esempio, non ti piacciono?!?”

 

“Brutto uomospino adiposo e puzzolente” – replicò l’altro su tutte le ire – “non solo mi piombi a sorpresa sui campi come un’invasione di cavallette degna dei sacri testi, ma pure osi offendermi!! Mo te menooo!!!”

 

Seguirono drammatici attimi di lotta serrata tra i due pericolosissimi pesi massimi. Si batterono per aria, per terra e in ogni luogo, con cazzotti possenti e fughe letali di gas. Urlavano, urlavano, eccome se urlavano, perché, a ogni occasione di contatto, si passavano a vicenda migliaia di spine di fichi d’india, proprio come un malefico contagio. In tutto questo, la supereroina Kiavika, che prudentemente se n’era rimasta sul covone, se ne stava piegata in due dalle risate..

 

“Kiavikaaaaa, ma che c’hai tu da ridere lassù???” – gridò BullOne mentre continuava a prenderle di santa ragione dal fico taglialegna – “Ti ricordo che sono stato io a volerti.. ehm.. in realtà avevo chiesto al genio del crick un’eroina mozzafiato ed anche se lui insiste nel dire che tu il fiato lo mozzi, io sostengo che quella volta lì non ci siamo capiti granché sull’accezione del termine.. Insomma fa qualcosa!!”

 

“Mica è facile!” – rispose la donna – “’sto contadino è un vulcano, una forza della natura, è creatività sottovuoto spinto.. ahaaaa.. mena che è una poesia, come faccio a fermarlo.. io l’adoro!!”

 

“Digli almeno di passare alla prosa, magari fa meno maleee!!”

 

A un tratto, alla vista della donna, appena che fu scesa dal covone, il contadino si bloccò pietrificato e sembrò essere come illuminato da una luce divina.. i suoi occhi s’illuminarono d’immenso (non d’itutto per motivi di risparmio energetico in quella fascia oraria di consumo) e allontanatosi dal fiero pasto (Dave) le si accostò amorevolmente per dirle.. “Ah! Donna tu sei mia..”

 

“E quando dico mia, dico che non vai più via..” – proseguì Dave

 

“Ma che fai, mi rubi le poesie?” – lo rimbrottò l’altro stizzito

 

“Macchè, sarà stato un caso; però se ti serve musicare questi versi, ho già qualcosa di pronto. Se vuoi ti lascio il mio bigliettino da visita e mi chiami quando vuoi”

 

“Basta litigare, ragazzi. – l’interruppe Kiavika con voce suadente – “Dave, hai sentito cosa mi ha detto?”

 

“Sì, Kiavika.. forte e chiaro” – annuì Bull – “ha detto ‘donna tu sei mia’”

 

“E tu che ne pensi?”

 

“Che lui, quanto meno è ‘mio..pe’!! Ahahahah!!!”

 

“E’ questo il tuo modo di ringraziarmi per averti salvato?” – lo bacchettò la donna – “io comunque mi fermo qui.. sto con lui; è l’uomo che stavo cercando!”

 

“Ma.. come farò io senza di te?”

 

“Io sarò sempre con te” – lo rassicurò Kiavika – “nel sacchettino che ti porti dietro e quando ti servirò ti basterà sniffarmi ed avrai subito la tua eroina accanto pronta a combattere!!”

 

“Beh, allora se le cose stanno così e lei rimane..” – fece il contadino – “tu amico puoi pure andare fuori dalle pale.. ti rimetto tutti i debiti!!”

 

“Un pizzico di megalomania ce l’ha sempre ‘sto tizio qui eh?” – commento Dave tra sé e sé – “ora rimette pure i debiti.. fra poco non c’indurrà in tentazione e ci libererà dal male!!”. Poi volgendosi al picchiatore bucolico, gli tese la mano e disse.. “Scambiamoci un segno di pace.. coraggio, diamoci una forte scrollata di mano su questi boccali, così ci facciamo una bella birrozza alla ‘spina’”

 

Dopo poco, BullOne fu pronto per il decollo; era bastata qualche cucchiaiata di fagiolata con tonno e cipolla abbondantemente innaffiata da birra ghiacciata per fargli il pieno di carburante in pancia per ore e ore. Azionò lesto i reattori e si librò nell’aria come una saetta infuocata lasciandosi dietro un disgustoso fetore di uova marce. Lontano, sempre più piccoli e schifati, Kiaviva e il contadino fico agitavano un fazzoletto bianco con la mano, non per manifestagli affetto, ma per implorarlo d’abbassare i giri del motore e di ridurre le emissioni tossiche..        

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