venerdì, 15 gennaio 2010

Fuga da Alcaseltz - 8^ puntata

 

salsa soia2.jpgPhilip Morris se ne stava ritto con in mano la palla di sterco dinnanzi ai compagni di prigione mummificati e col naso turato. Nell’attesa che arrivassero i filtri della morte apparente, con un cenno del capo li invitava ad estrarre uno alla volta una pagliuzza. Chi avesse preso la più corta avrebbe funto - o, stante il piano di fuga, sarebbe stato meglio dire ‘semi-defunto’ - da cavia nella prima prova del secondo tentativo d’evasione dalle supercarceri di supersicurezza di Alcaseltz.

“Morris” -  chiese Gas balbettando – “è proprio necessaria la palla? Non si potrebbe decidere diversamente? Ci sono tanti di quei metodi alternativi e completamente inodore..”

 

“Già” – s’inserì Houdini – “perché giusto le pagliuzze conficcate nella palla di sterco?!? Mi sembra di cattivo gusto!”

 

“Cattivo gusto?” – ripeté Stucco – “mica ci chiede d’assaggiare la palla.. dobbiamo solo estrarre una pagliuzza!”

 

“Fallo per primo tu allora se sei così bravo!!” – lo sfidò Malox.

 

“Ma certo che lo faccio.. lo faccio sì!!” – rispose l’altro raccogliendo al volo l’invito – “ho sentito ben altre puzze nella mia vita e non mi faccio certo intimorire da una misera palla di sterco”. Sollevò le braccia al cielo per enfatizzare il concetto e fu come se all’istante le palle fossero divenute tre, di cui due piazzate sotto le sue ascelle.

 

“Ora capisco a quali altre puzze ti riferivi,  Stucco!!” – commentò Morris visibilmente scosso con una smorfia di disgusto – “con il sofisticato impianto olfattivo completamente insensibile di cui ti ha fornito madre natura per far fronte ai due vagoni d’uova marce che hai sottobraccio, potresti anche viverci in questo schifo di  palla che tengo in mano. Coraggio. Taglia corto ed estrai!”

  

“Ok, capo. Estrarrò, ma non chiedermi di tagliare corto! Mica voglio esser io la cavia!” – precisò Stucco.

 

“Estraiiiiiii.. - s’infuriò Morris – “o lo sarai comunque, a prescindere dalla lunghezza della pagliuzza!!” –.

 

Stucco tirò via dalla palla la sua pagliuzza e subito dopo, tra nausee e vomiti vari, uno alla volta, estrassero tutti gli altri. Si passò quindi alla misurazione e l’audacia di Stucco alla fine poté dirsi premiata. La sua pagliuzza risultò essere la più lunga. Quella più corta invece era toccata a Houdini.

 

“Porca miseria che sfiga!!” – commentò l’eletto.

 

“Coraggio amico!!” – s’inserì Malox – “avrai l’occasione per confermare ancora una volta la tua fama di grande illusionista”.

 

“Ah, ma quello l’ha già poco fa” – puntualizzò il solito Stucco sempre e costantemente fuori luogo – “Era riuscito a illuderci tutti che non avrebbe beccato la paglia più corta e invece.. ehm.. bravo no?!?”

 

Calò il gelo per qualche istante e forse per quieto vivere tutti preferirono, eletto compreso, far finta di non aver sentito le parole di Stucco. Si limitarono a dolersi, ognuno in cuor suo, che la paglia più corta non fosse toccata in sorte all’imbecille.

 

“A questo punto” – concluse Morris – “non ci resta che aspettare domani che arrivino i filtri”.

 

“Macché filtri e filtri..” – intervenne Gas – “dopo questa bella riunione chiarificatrice, una sana fumata di gruppo ci sta tutta e subito. Offro io! Ecco tabacco e cartine. Si fa alla vecchia maniera, senza filtri,  gente!”

 

“Sana fumata di gruppo.. vecchia maniera.. senza filtri” – ripeté Morris con lo sguardo perso nel vuoto - “alla faccia della bella riunione chiarificatrice! Non ce la faremo mai!!!”

 

                                                                * * *

 

L’alba di un nuovo giorno accarezzo i sogni di libertà di quel manipolo di disperati e a colazione tra un pezzo di pane raffermo dei giorni precedenti e una spalmata di burro rancido, Philip spiegò agli altri che l’arrivo dei filtri della morte apparente era previsto per l’ora di pranzo a mensa. Li avrebbe consegnati uno degli addetti alla mensa che avrebbero riconosciuto dall’occhio guercio. Bastava chiedergli della salsa di soia ed avrebbe provveduto all’istante.

 

“Niente di più semplice” – ripeté per l’ennesima volta Morris alla volta della banda – “entriamo, prendiamo il nostro bel vassoio, ci mettiamo in fila e quando ci troviamo di fronte il guercio gli chiediamo della salsa di soia..”

 

“Morris..”

 

“Dimmi Stucco”

 

“A me la salsa di soia non piace. Non si potrebbe avere della senape?”

 

“Io ti darei del cianuro Stucco” – rispose secco Morris – “altro che morte apparente!”

Si misero in fila e cominciarono a scorrere lungo il bancone delle vivande, fintanto che non furono giunti dinnanzi agli addetti alla mensa.

 

“Ma.. Morris” – fece Malox perplesso – “sono tutti con gli occhiali da sole. Come facciamo a riconoscere il guercio?”

 

“Azz.. è vero!!” – fece Morris – “non riesco proprio a capire!”

 

“Ehi, teste di legno!!” – esordì uno degli addetti – “avete deciso che prendere? Mica siamo al milionario che puoi chiedere l’aiuto da casa!!”

 

“Ehm.. sì” – rispose timidamente Morris – “ma.. com’è che siete tutti con gli occhiali da sole oggi?”

 

“C’è stato un bagliore improvviso in cucina oggi” – rispose l’altro – “è esploso un tacchino del ringraziamento nel forno e in infermeria ci hanno consigliato di tenere gli occhiali almeno fino a dopo pranzo..”

 

“Fino a dopo pranzo..” – commentò Houdini – “e ti pareva!!”

 

“Ma che c’entra il ringraziamento? Non siamo certo a novembre!” – obiettò Malox.

 

“Era arrivata una partita di tacchini cancerogeni da Hiroshima” – rispose l’addetto – “credo in attuazione delle politiche di riduzione dei costi del sistema penitenziario. L’obiettivo dovrebbe essere ridurre il costo medio per detenuto, anche se non ho capito bene come funzioni la cosa. Roba di grande strategia economico-finanziaria.

 

“Direi piuttosto di criminalità organizzata!!” – commentò Morris. Poi senza perdersi d’animo, proseguì verso i ragazzi – “Coraggio. Diamoci da fare. Vuol dire che domanderemo la salsa a ognuno di loro.

 

Così fecero, finendo col chiedere ad almeno una ventina d’addetti un po’ di salsa di soia sulla minestra di fagioli. E la salsa arrivò nelle ciotole in quantità industriali, tanto che giunti quasi alla fine del bancone, queste tracimavano tra gli sguardi esterrefatti degli altri carcerati ignari.

 

Rimaneva solo un addetto, l’ultimo di una lunga ed interminabile fila. Non poteva che essere lui l’infiltrato, anzi l’’infiltrante’. Morris e gli altri gli si avvicinarono lentamente e ancora una volta richiesero la salsa di soia!

 

“Ce l’avete fatta finalmente!” – esultò l’uomo, anche lui rigorosamente in occhiali da sole scurissimi, mentre tirava fuori una boccettina dalla tasca del panciotto – “eccovi quanto vi dovevo!”.

 

“Ahhh, lo sapevo che ce n’era rimasta almeno una!! – s’udì a un tratto – “Sciagurati, hanno prosciugato tutte le scorte di salsa di soia della contea!! Questa boccettina è mia. Requisita!!”

 

Era mr. Futuredead, il terribile direttore delle carceri, entrato in scena a sorpresa come una iena furente e nessuno se la sentì di contraddirlo mentre si portava via la boccettina proprio davanti ai loro occhi. Morris e gli altri, videro così sfumare in pochi istanti i loro sogni di gloria e non gli rimase altro che tentare di salvare almeno le apparenze. Così, sedettero al tavolo e cominciarono a malincuore ad ‘assaporare’ il fetido liquame fagiolato tra gli sguardi curiosi degli altri galeotti. Per fortuna, furono graziati a metà pasto dall’improvviso caos che destò la notizia della morte fulminea del direttore. -- > To be continued

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