martedì, 02 marzo 2010

Le magitragiche avventure di Er Riporter – 6^ p.ta: Un nuovo mondo.

avvitar.jpg“Insomma Er” – s’infuriò Ingrif – “io ci avrò pura una bassa scolarizzazione, ma non vorrai certo negare che ‘sti Sumeri scrivevano coi piedi?!?”

“Certo che lo nego!” – ribatté il maghetto sfigato tricapelluto – “come avrebbero potuto scrivere coi piedi così in alto, vicinissimo al soffitto? E’ chiaro che usavano le mani!”

“Ok.. ok..” – si arrese il bipennuto – “stendiamo un velo!”

“Non c’è tempo per stendere veli” – lo spronò l’altro – “lasciamo tutto così com’è ed entriamo subito nel buco nero. Dobbiamo fare in fretta! Occorre trovare l’insetto subliminale al bromuro prima che faccia notte, altrimenti..”

“Lo so.. lo so” – l’interruppe mesto Ingrif – “altrimenti sarà Mr. Soddom a trovare noi ancora una volta e non sarà certo piacevole.. come sempre!!”

“Saltiamo nel buco!!” – lo incitò ancora il maghetto tricasfigato.

“Arridaje con ‘sto ‘saltiamo’!!!” – sbottò il bipennuto con gli occhietti sgranati – “Dove saltiamo? Quando? Perché? Come si fa?!?”

“Niente di più semplice!” – lo rassicurò l’altro – “è come imboccare una porta girevole. Trovi il momento giusto, t’infili dentro e ti ci lasci trasportare!”

“Niente di più semplice, eh?” – commentò il biuccello con una smorfia di disappunto stampata sul becco – “le mie esperienze con le porte girevoli non sono esattamente coincidenti con la tue, mago della malora!!”

“In che senso?!?” – fece Er.

“Di solito, IO, m’infilo dentro e mi ci lascio.. maciullare!!” – precisò il bipennuto.

“Non preoccuparti brutto pollo malriuscito, fidati di me” – lo rassicurò Er – “saltiamo al mio tre! Uuuunooo… duuueeee.. trrrr…”

“Treeee!!” – completò Ingrif lanciandosi a capofitto come un vero kamikaze tra le maglie del terribile buco nero.

“Ingrif… nooooo!!” – urlò Er a squarciagola – “volevo dire trrr…attieniti ancora qualche istante, perché ho sbagliato i calcoliiii!!!”

Nelle tre ore circa che seguirono il grave fatto, il maghetto tricrinato vagò disperato in lungo e in largo alla ricerca di Ingrif nel buco maledetto. Il piccolo bipennuto, però, era come svanito nel vuoto; rimaneva di lui solo un eco inquietante dell’urlo lanciato al momento dello stacco da terra.. ‘Tree..e..e..e!!…Tree..e..e..e!!... Tree..e..e..e!!’

“Tutta colpa mia.. tutta colpa mia!” – ripeteva lo sfigomago tra sé e sé – “non avrei dovuto spingerlo così a fare il salto! Se solo non avessi insistito, magari si sarebbe lanciato di sua spontanea volontà e ora non mi sentirei così tremendamente responsabile e potrei anche fregarmene e pensare al futuro con maggiore ottimismo!”

Mentre il mago era assorto in siffatti ragionamenti ad elevato contenuto etico-morale, una luce calda e intensa altamente abbronzante azzerò inaspettatamente le tenebre del buco e l’uomo si ritrovò scaraventato in  una nuova, sconvolgente e imprevedibile dimensione.

“D-dove sono?” – si chiese preoccupato, guardandosi intorno – “Vedo tutto sfocato! Enormi piante multicolore che sembrano fluttuare nell’aria, montagne violacee, strani fiumi dall’acqua giallastra..”

“Sei tu Riporter?” – tuonò una voce da dietro un cespuglio di color fucsia metallizzato.

“S-sì.. sono Riporter” – rispose il maghetto con un filo di voce in gola – “e tu, chi sei? Dove mi trovo? Com’è che conosci il mio nome?”

A un tratto il cielo s’oscurò e cominciò a venir giù uno strano nevischio bianco profumato, simile a un velo. In pochi istanti ogni cosa ne rimase coperta e tutto prese a vibrare forte, sempre più forte, di più ancora, come se una grande mano stesse shekerando con forza dall’alto!

“Benvenuto a Pandoro” – proseguì la voce – “hanno appena sparso lo zucchero a velo. gradisci una fetta?”

“Sparso? Chi sparso? Pandoro?!?” – ripeté Er incredulo – “Ma.. Pandoro non esiste! Ne ho sentito parlare. Ho visto pure un film, ‘Io loro e l’Avatar’, dove il protagonista è verdone, ma.. non esiste nulla del genere nella realtà!!”

 “Quindi” – l’interruppe l’altro, mentre veniva fuori minaccioso da dietro il cespuglietto fucsia – “io non.. esisterei?!?”

“Ehm..” – deglutì Er, colto decisamente di sorpresa – “s-sei alto almeno d-due metri e m-mezzo, n-naso schiacciato e o-occhi gialli, s-sei v-verdone e p-pure i-incazzato! D-direi che mi c-conviene p-pensare che esisti d-davvero! D-d’accordo.. esisti, mi h-hai convinto!”

“Tieni, metti questi” – fece l’altro porgendogli qualcosa.

“Cosa sono?”

“Occhiali”

“Ma, io non ho bisogno d’occhiali” – obiettò Er – “ci vedo benissimo. E’ soltanto ora e qui che ho qualche problema a mettere a fuoco”

“Infatti” – confermò l’uomo verdone – “è proprio ora e qui che ti servono gli occhiali. Pandoro e un mondo in 3D. Nuova tecnologia del futuro. Inforcali e ci vedrai una meraviglia!”

Riporter poggiò gli occhiali sul naso e.. “Wooow!! Vedo 3D!! E’ fantastico!! Vedo 3D!!”

“Bene” – rispose l’alieno – “segnale come errore con la matita blu e seguimi”.      

I due si misero in cammino verso una meta sconosciuta ad Er. Vagarono per ore lungo sentieri tortuosi e tra animali del tutto nuovi agli occhi del maghetto, come gli homohominilupus, terribili ominidi molto vicini alla razza umana, sorti dal letale incontro dei DNA di commercianti in bancarotta fraudolenta, politici corrotti e bancari deviati, o i puma e i coccodrilli acrilici, che s’annidano feroci all’interno delle mutande taroccate e mordono forte e spesso mortalmente dal di dentro.

“Stai molto attento agli uni e agli altri” – lo avvertì l’alieno – “i primi attaccano alle spalle, i secondi alle palle!”

“Tu, invece, miri un po’ più sopra e al centro!!” - replicò Er stanco e infastidito – “e mi stai uccidendo portandomi a spasso ore e ore per luoghi impervi e bestie feroci e facendo il professorino saputello, senza dirmi nemmeno come ti chiami e dove andiamo!!”  

“Il mio nome è Avvitar” – rispose l’altro – “e sono un verdone d’ultima generazione, autofilettante”.

“Ma va?!” – esclamò Er – “anche noi, sulla Terra, abbiamo qualcosa di simile a te e molto più evoluto. Si chiama senatore avvita, è molto sofisticato e costoso ed è detto così perché, una volta che s’avvita alla poltrona, non viene più via!”

“Stiamo andando al grande albero degli antenati!” – proseguì l’altro.

“Mortei!!” – esclamò il maghetto.

“Sì” – confermò l’alieno allibito – “si chiama proprio così. Come fai a conoscerlo?!?”

“Mica siete solo voi i bravi, verdoni del cavolo!” – annotò caustico lo sfigomago – “piuttosto, che ci andiamo a fare sotto l’albero, un tressette col morto?!?”  

“So cosa cerchi, straniero” – rispose l’altro – “seguimi all’albero e troverai l’insetto”. Quindi, volse lo sguardo in direzione di un piccolo spazio pianeggiante non molto lontano, diede un possente fischio e rimase fisso a guardare il cielo, in attesa di qualcosa. Dopo poco, da ogni parte cominciarono a fondarsi sullo spiazzo decine e decine d’esseri mostruosi volanti. Emettevano terrificanti urla metalliche spacca-orecchie e sbattevano le ali convulsamente. Sembravano spaventati, in preda al panico. Bastò però un solo gesto della mano dell’alieno per ridurli immediatamente al silenzio totale.

“Scegli il tuo pterodavatar volante, domalo e cavalcalo” – disse Avvitar rivolgendosi ad Er.

“Scelgo, domo e cavalco che?!?” – ribatté il mago – “ma tu stai completamente fuori. Io non cavalco nemmeno le scope, figuriamoci ‘sto pterodavide!!”

“Devi solo individuare quello che fa per te” – insistette l’altro – “e connetterti col tuo ciuffo di capelli al suo codino”

“Amico, vuoi che ti restituisca gli occhiali che mi hai appena prestato?” – obiettò Er – “ma mi hai visto bene?!? Vedi ciuffi aldilà di ‘sti tre peli che ci ho sulla testa stile monumento ai caduti?!?”

“Sarà più complicato, ma niente d’impossibile” – lo tranquillizzo Avvitar – “Devi solo trovare uno pterocalvo e il gioco è fatto!” --- To be continued

Commenti

Very nice indeed!!!

Cheers!!!

Scritto da: Ézio | venerdì, 05 marzo 2010

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