lunedì, 31 maggio 2010
Fuga da Alcaseltz - 9^ puntata
Carcerati e guardie erano schierati al centro del cortile sotto il sole cocente a rendere onore alla salma di Mr. Futuredead, direttore, o meglio da poco ex direttore, delle supercarceri di supersicurezza di Alcaseltz,. Il malcapitato era rimasto paralizzato sulla tazza del cesso dopo una mezzoretta dacché aveva assaporato il contenuto della boccettina di salsa di soia requisita con prepotenza alla mensa. Il filtro della morte apparente aveva agito alla perfezione ed ora la bara del prevaricatore scorreva dinnanzi agli occhi di tutti, portata a spalla da quattro galeotti tra i più forzuti. Una nuova lapide si era così aggiunta nel cortile accanto a quella di Jeff Cagone, sfortunata cavia inconsapevole della prima e ultima prova del primo tentativo di fuga messo a punto dalla sgangherata gang di Philip Morris detto Stecca, scoppiata miseramente per incetta di cibo qualche giorno prima, senza che si fosse riusciti a trovare neanche un frammento della scatola nera.
“Philip” – bisbigliò Malox – “forse dovremmo dire la verità!”
“Ma sei matto?!?” – ribattè l’altro sottovoce – “ci incriminerebbero per direttissima per tentata evasione e i nostri giorni tra queste quattro mura si allungherebbero a dismisura!”
Il feretro oltrepassò, attorniato da un nugolo di teste di cuoio con occhi sgranati, la porta centrale delle carceri che si richiuse immediatamente. Da lì poi sarebbe stato imbarcato alla volta della terra ferma e tumulato nel vicino cimitero di Bunkerville.
Circa un’ora dopo, il gruppo si ritrovò a mensa ed, esauriti i primi commenti su quanto accaduto, Philip richiamò tutti alla calma, invitandoli a riflettere sulla circostanza che, dopo tutto, l’inconveniente era tornato estremamente utile al gruppo.
“Insomma, ragazzi” – affermò Morris con fermezza – “vi rendete conto che il direttore ci ha saggiato la strada? Ora sappiamo che il piano può funzionare. Mr. Futuredead è dall’altra parte del mondo e, se ci fosse qualcuno che sapesse che deve andarlo a recuperare e risvegliare, sarebbe libero di rifarsi una vita, proprio come ce la rifaremo noi appena lì!”
“Peccato che lui però laggiù ci rimarrà.. secco!” – obiettò pensoso Gas – “e noi non avremo alzato un solo dito per salvarlo.”
“Non possiamo permetterci il lusso di alzare dita!” – lo freddò Morris – “il direttore è morto.. per tutti, anche per noi! C’è qualcun altro che vuole morire?”
A un tratto tutti s’arrestarono come pietrificati, poggiarono il cucchiaio sul tavolo. Non avevano più fame né sete; solo un’irrefrenabile voglia di farla finita con questa storia dell’evasione. Avrebbero voluto scappare via subito, senza tanti fronzoli, senza altre prove. Via.. verso la libertà o.. la morte!
“Ma, come faremo a replicare il piano?” – chiese Houdini – “la salsa di soia col filtro della morte apparente se l’è presa tutta il direttore!”
“Ho pensato anche a questo, ragazzi” – li tranquillizzò Morris – “il nostro infiltrato speciale addetto della mensa è riuscito a recuperarla dalla camera del direttore. Ce n’è abbastanza per tutti, credetemi!”
“Bene!!” – gioì Stucco – “allora facciamolo subito. Fuori la soia Morris!”
“Al tempo giovanotto!” – lo frenò Philip – “dobbiamo esser certi che tutto funzioni, anche il risveglio. Chi ci dice che, una volta dall’altra parte, ci si risvegli davvero?”
“Già” – confermò Malox – “chi ce lo dice? Mica lo sapremo se il direttore si sveglierà”
“Esatto” – annuì il capo – “ecco perché dovremo comunque fare una seconda prova singola. Andrà Houdini, come aveva deciso la pagliuzza corta, e se si risveglierà una volta sull’altra riva, allora berremo la salsa anche noi.”
Philip estrasse prontamente dalla tasca della casacca l’ampollina e versò alcune gocce nella zuppa di ceci di Houdini – “Buona fortuna amico, va con dio”
“Ehm” – chiosò Houdini – “magari più in là; preferirei restare ancora qualche annetto tra gli umani..”
In alcuni attimi l’eletto prosciugò la ciotola e coronò il tutto con un leggero ruttino di gradimento che fu segnalato alcune miglia più a nord come scossa tellurica di magnitudo 8 della scala Richter da un sensibilissimo sismografo del centro sismico nazionale. Dopo circa mezzora, l’uomo giaceva accasciato nella cella e scattò l’allarme nelle carceri. Un gran vociare, la sirena d’allarme attivata, urla di sgomento. Houdini era morto, stecchito da una schifosissima zuppa di ceci andata a male. Questa fu la diagnosi medica e questa la notizia che girò per le celle tra le orecchie incredule dei carcerati, che tutti prontamente rimisero il pasto per timore di seguire il malcapitato tra le fauci infuocate dell’inferno. Nel tardo pomeriggio fu allestita la camera ardente e sotto l’occhio vigile delle guardie fu permesso ai carcerati, due alla volta, di sfilare per l’ultimo saluto al morto.
“A presto amico” – sussurrò Gas all’orecchio del pietrificato Houdini – “organizzaci i festeggiamenti per quando saremo tutti dall’altra parte. Stiamo per raggiungerti a gambe levate!”.
“A gambe levate?” – ripeté allibito Stucco – “mettiamo le cose in chiaro Gas. Io voglio arrivarci intero dall’altra parte.. gambe comprese!!”
“Ssssshhhh…” – lo zittì Gas – “andrai per intero Stucco e ti sveglierai tale e quale a prima.. purtroppo!”
La notte trascorse lenta. Quando aspetti un evento importante dal quale può dipendere tutta la tua esistenza ogni minuto sembra un’eternità. Morris e Malox, sdraiati sui lettini, chiacchierarono fino all’alba; poi, quest’ultimo ringraziò il primo per le grandi capacità e la maturità dimostrate nella gestione delle operazioni e s’addomentò. Morris rimase ancora un po’ a contemplare il soffitto e a sognare ad occhi aperti la sua vita d’uomo libero; quindi, abbracciò il suo inseparabile orsetto di peluche e crollò maturamente anche lui tra le braccia di Morfeo.
Alle sette del mattino le guardie erano in fibrillazione e correvano in cortile e per i corridoi come biglie impazzite. Morris affacciò il naso tra le sbarre e chiese ai vicini di cella cosa stesse accadendo. Nessuno però seppe rispondergli. Quel caos però non gli andava proprio giù. Non era normale. Era successo qualcosa nella camera ardente? Forse Houdini si era svegliato anzitempo o aveva anche solo mosso le ciglia o arricciato il naso? Sarebbero bastati piccolissimi movimenti per mandare tutto a gambe all’aria. Se li avesse notati una guardia sarebbe stata la fine. Li avrebbero scoperti e sarebbe saltata fuori anche la storia della finta morte del direttore delle carceri. Gelò al solo pensiero! Poi, col tam tam arrivò una notizia dalla cella accanto..
“Pare che sia cambiata la procedura..” – bisbigliò il vicino di cella.
“Proceduta?” – ripeté Morris – “quale procedura?”
“Quella delle operatività per il caso di morti dentro le mura della prigione” – rispose l’altro.
“Morti.. operatività.. mura?” – s’inserì Malox che nel frattempo si era svegliato.
“Sì” – preciso l’altro – “dicono che da oggi il nuovo direttore abbia abolito il trasporto dei defunti con la cassa all’altra sponda. Era troppo costoso e..”
“…eeeeeee?!?” – pronunciarono all’unisono Philip e Jhon.
“..e i morti da oggi saranno cremati in loco, nel forno delle carceri. Le guardie sono in fibrillazione per questo: è la prima volta che applicano la procedura..”
“La.. ehm.. prima.. volta..” – balbettò Morris terrorizzato “C-con S-sam Hou-udini..”
“Già!” – completò Malox furente. – “quel ragazzo ci avrà pure un bel fegato, ma in quanto a culo, gli ci vorrebbe un trapianto!!” ----> To Be continued
13:15 Scritto da strudelone in comico, creatività, demenziale, divertente, libri, libri e fumetti, satira | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: comico, demenziale, risate, divertente, virgilio, virgilpresley, andrea fiore, strudel, strudelone, carceri, alcatraz | OKNOtizie |
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