venerdì, 07 gennaio 2011

Agente 'secreto' zerozero-muco: la spia che non fiutava – 5^ p.ta

interruttore.jpg“Insomma, direttore, dove si trova la ragazza?” – insistette Svenson spazientito – “vi ostinate a non collaborare. L’avete capito o no che sono qui per salvare il mondo?”

 

“Chiedo venia” – rispose l’altro stizzito – “non mi ero reso conto d’avere di fronte addirittura Atlante affaticato col mondo sul groppone”.

 

“La smetta di scherzare. Abbiamo pochissimo tempo?”

 

“Sono certo che se lo farà bastare. Lei fa cose incredibili in pochissimo tempo..” – sentenziò il direttore, mostrando mestamente un misero frammento del vaso ming, appena raccolto da terra.

 

“Andate tutti a quel paese, mi arrangerò da solo!” – urlò l’agente, sgattaiolando via rumorosamente da quel po’ che rimaneva del mega-vaso. Poi, sotto gli occhi esterrefatti del direttore e della folla pietrificata, percorse velocemente un breve corridoio e si presentò al punto informazioni.

 

“Desidera?” – rispose dall’altra parte della vetrata una vecchietta merlettata fino al collo in evidente stato di decomposizione avanzato plurimo aggravato.

 

“Ehm” – esordì Stewart perplesso – “è il punto informazioni o sono passato direttamente alla sezione antico Egitto?”

 

“Che c’entra l’antico Egitto, ragazzo?” – rispose la vecchia acida – “cosa te lo fa pensare?”

 

“Mi scusi, devo essermi sbagliato. In effetti, su di lei non c’è alcuna traccia né di bende né di fuliggini.. oddio, forse qualche fuliggine, ma..”

 

"Bende.. fuliggini?” - incalzò l’altra – “ma che stai farneticando? Giovanotto, sei sicuro di star bene?” 

 

"S-sì”.

 

“Chiamo un medico”.

 

“No, le assicuro, non c’è bisogno: sto benissimo ”.

 

“Mica lo chiamo per te. Un attimo di pazienza: devo farmi prescrivere un buon antiossidante. Non posso continuare a combattere i radicali liberi coi chiodi di garofano”.

 

“Radicali liberi, antiossidanti, chiodi?!?” – ripeté perplesso Stewart.

 

“Cosa?”

 

“Come cosa? E’ lei che ha tirato fuori tutta sta roba!”

 

“Bò? Sarò stata soprappensiero. Devo farmi prescrivere anche del fosforo per la memoria e qualche etto di omega 3, che anche se non so cos’è, sono certo ch’è di gran lunga meglio di canale 5 e italia 1”.

 

“Comunque.. – proseguì Stewart timidamente – “volevo solo chiederle se nel sarcof.. ehm.. cassettina dei med.. coff.. coff.. chioschetto delle informazioni ha per caso una mappa del museo. Devo trovare immediatamente una ragazza”.

 

“Ascoltami bene, bel timidone ‘faidate ’– rispose la mumm.. l’anziana impiegata – per trovare una ragazza non servono le mappe dei musei. Dai retta a me, iscriviti a meetic. Fai certamente prima e anche meglio. Io ci ho trovato l’anima gemella un mese fa, proprio quando stavo ormai per perdere le speranze. E’ accaduto così, come per incanto, tut..”

 

“Tutankamon?”

 

“No, tutt’a un tratto”.

 

“Ah.. ehm, bé, aveva parlato d’anima gemella e pensavo a.. comunque, non ha importanza, io cerco una di quelle ragazze che stanno sulle tele”.

 

“Uhm, roba da unoquattroquattro.. pure viziosetto, eh?” – esclamò la donna allibita – “oggi è la tua giornata fortunata ragazzetto. Faccio quel lavoro dalle 10 di sera a mezzanotte per arrotondare. Chiama questo numero e parlerai direttamente con me..”

 

“C-con lei?” – ripeté Stewart a occhi sgranati.

 

“Certo, che ti credi?” – lo tranquillizzò la vecchia – “la ragazza che si contorce in tivù l’avremo vista sì e no un paio di volte durante le riprese dello spot, poi siamo tutte coetanee. Non è carino aiutare il prossimo alla nostra età?”

 

“Già, il prossimo. Aiuti pure il prossimo, gli cedo volentieri il mio posto” – conclude fermamente l’agente – “la mia ragazza è un dipinto: la ragazza con l’orecchino di pirla. Le dice qualcosa? Devo trovarla entro dieci minuti”.

 

“Perché, se non la becchi, le si ritrasforma in zucca la cornice e l’orecchino in topo, tipo magicabulabibidibulabibidibobidibu o giù di lì?”

 

“Mi creda, signora informatrice, è una cosa serissima. Se non la trovo, crolla tutto. Capisce? Vite in pericolo!”

 

“Vite in pericolo?!?” – strepitò la vecchia – “allora corri! Svolta l’angolo in fondo; troverai la ragazza attaccata alla parete destra. Ecco un paio di cacciavite, ti serviranno per la vite..”.

 

“Vite?!?”

 

“Sei stato tu a parlare di vite in pericolo, no?”

 

L’agente ‘secreto’ zerozeromuco tagliò corto con un grazie. Afferrò i cacciavite e si fiondò immediatamente in direzione dell’angolo, trascinandosi dietro la folla rumorosa formata dal direttore e dai numerosissimi visitatori del museo, sempre più morbosamente incuriositi dalla stravagante situazione.

 

“Ragazzo, spero per lei che per tutto questo abbia un buon motivo” – blaterò il direttore, che non si era staccato un solo momento dalle costole dell’agente.

 

“Buon motivo? Vi pare un musical questo? Vi sembro un compositore?” – rispose ironico Stewart – “datemi piuttosto una mano a cercare il quadro della ragazza e vi assicuro che alla fine mi ringrazierete. Abbiamo meno di cinque minuti”.

 

“Giammai!!!” - tuonò l’altro – “mi spiace solo di non poter procedere io stesso al suo arresto!”

 

“Già. E magari a un bel processetto sommario fatto in casa con annessa condanna ruspante alla pena capitale e relativa esecuzione just in time mediante ghigliottina originale del periodo robespiearriano..”

 

“Non aspiro a tanto. Mi saprei far bastare una spina della corrente ad alta tensione e due sole delle sue dita: l’indice e il medio”. 

 

“Dovrà accontentarsi del medio per ora..” – replicò Stewart spazientito, completando la frase con un gesto poco edificante, ma altamente esplicativo.

 

“Stronzo! Mi dica almeno a cosa mancano meno di cinque minuti. Possiamo sapere? Cos’è che sta per succedere di tanto terribile? Cosa può esserci di ancora più terrificante della rottura di un pregiatissimo vaso ming conservatosi miracolosamente integro per millenni? Quel vaso era introvabile!”

 

“Falso, mio caro direttore. Il vaso è diventato ora introvabile e grazie a me” - precisò Svenson – “comunque, non posso dirvi nulla sulla missione. E’ strettamente top secret. State tutti a guardare attentamente, così poi potrete raccontare le mie incredibili gesta ai posteri”.

 

“Ai posteri non so” – replicò il direttore caustico – “ma di certo molti di noi avranno tanto da raccontare ai giudici!”

 

“Dunque, vediamo un po’” – mormorò l’agente, scorrendo velocemente i quadri lungo la parete destra del corridoietto che aveva appena imboccato – “ragazza con il ricchione.. no; ragazza con le orecchiette.. neanche; ragazza col cotechino.. nemmeno; ragazza con l’orecchino di pirlo.. ancora no; ragazza di Pirlo con falli laterali.. nooooo! Wow, finalmente.. ragazza con l’orecchino di pirla.. BINGO!!!”

 

“Cosa le vuol fare? E minorenne!” – strillò preoccupato il direttore, mentre Stewart staccava brutalmente il quadro dalla parete.

 

“Macché minorenne?” – ribatté l’agente ‘secreto’, mentre estraeva dalla tasca un documento sgualcito, praticamente in fin di vita da reparto intensivo – “tenga la mia carta d’identità. Ho più di diciotto anni e pure da tanto ormai. Contento?”. Poi si girò verso la parete, dove prima era appeso il quadro – “qui dietro avrebbe dovuto esserci un interruttore; vedo però.. due plance! Una di troppo!!! 

 

“Melius abundare quam deficere”.

 

“Le sembra questo il momento di parlare in dialetto stretto, direttore? Devo scoprire immediatamente quale delle due plance è quella giusta.. quale?!? Ho solo due minuti scarsi per disinnescare questo maledettissimo marchingegno!”

 

Una delle due plance era scura e piena di bottoncini e fili, alcuni di colore viola, altri verdi; emetteva un leggerissimo ticchettio e nella parte superiore presentava un display su cui scorrevano in rosso inesorabili i secondi: ne rimanevano 90.. 89.. 88.. L’altra plancia era trasparente, apparentemente innocua e lasciava intravedere i classici fili della corrente: nero, rosso e grigio. Nessun rumore, niente count down. Stewart era consapevole che il tempo non sarebbe stato sufficiente a lavorare su entrambe le plance, ma quale delle due scegliere? Un solo errore e.. sudava freddo al solo pensiero di poter sbagliare! Dalla sua decisione dipendeva l’esistenza dell’intera città di Bangkok. Doveva pensare in fretta e bene.

 

“Bé, che aspetta?” – s’inserì bruscamente il direttore, tranciando di netto l’intricata matassa di pensieri sconclusionati in cui l’agente era rimasto pericolosamente imbrigliato – “è chiaro che il meccanismo è quello col display e il ticchettio”. Seguì un brusio d’approvazione da parte delle centinaia di persone che nel frattempo si erano assiepate tutt’intorno per assistere all’azione commandos rigorosamente top secret.

 

“No” – rispose l’agente seccamente – “questi sono terroristi veri e fanno sul serio. Abbiamo a che fare con veri professionisti. Sono convinto che hanno creato la messinscena del marchingegno con display e ticchettio per trarci in inganno, ma il vero comando a distanza è sotto la seconda plancia..”. Detto questo, con un cacciavite sfilò via velocemente le viti che tenevano il coperchio attaccato alla parete e, fatti due o tre ragionamenti al volo, interruppe prontamente il circuito con un paio di colpi di pinza ben assestati. Un attimo dopo, tutt’insieme, la sala piombò nel buio più totale, il display della prima plancia segnò ‘zero’ e gli squillò il telefonino. 

 

“Sì... sì.. capisco capo.. sì.. mi rendo conto perfettamente capo.. diciamo che.. io comunque non.. certo capo.. certo.. ok capo”.

 

Erano le 22.34 della sera, quando l’agente Svenson chiuse la conversazione telefonica col suo superiore e si rivolse ai presenti con voce tremula, sotto la luce fioca delle lampade d’emergenza del museo Mauritshuis, per dire che la missione purtroppo era fallita; che si offriva volontario per riparare il guasto al sistema elettrico e ripagare il prezioso vaso ming andato in frantumi con un piano d’ammortamento misto di rate e lavoro nei week-end come guardia ingiuriata; che non c’era di che preoccuparsi per chi avesse prenotato una vacanza a Bangkok, perché comunque sarebbe stata rimborsata o sostituita a cura dei servizi segreti con un’altra presso una diversa destinazione con alberghi e trattamento di pari qualità; che, infine, per qualsiasi ulteriore notizia di approfondimento e dettaglio sulla ex città di Bangkok stava per andare in onda sul primo canale un’edizione speciale del telegiornale. --- > To be continued.

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