venerdì, 16 settembre 2011
Cose che lasciano il segno - Seconda parte
[Continua dal 01 settembre 2011] Trascorsero alcuni istanti in cui i due sembrarono essersi quietati. Francesco aprì il suo giornale e tra uno scossone e l’altro cominciò a rileggerlo o fece finta, considerato che già sul pullman aveva completamente esaurito la lettura delle stringatissime tre paginette. Marina si girò di fianco, ma continuò a osservare guardinga di sbieco il ragazzo come se volesse proteggersi da un ulteriore eventuale attacco.
“Ma.. cosa stai leggendo?” – chiese la ragazza a un tratto.
"Ti da fastidio anche questo?” – rispose Francesco seccamente.
“Ehm, no” – ripartì Marina – “è.. è che ho notato che hai sottolineato le previsioni dell’oroscopo del sagittario. Sei del sagittario?”
“No, in realtà sono un pesci megalomane. Mi piace allargarmi e così ogni giorno sottolineo i segni altrui. Ogni giorno uno diverso. Oggi è toccato al sagittario.”
“Sei ancora arrabbiato per prima?” – chiese lei con tono addolcito.
“No. Sto solo ripassando mentalmente le regole della strada. Velocità, precedenza, ritiro patenti..”
Lei sorrise e sorrise anche lui. La situazione era diventata davvero strana e forse anche un po’ intrigante.
“Perché prima mi hai chiesto se sono del segno del sagittario. I sagittari di solito sgommano? In base alla teoria del Lombroso sono tutti pirati della strada incalliti?”
“No, ho chiesto così” – rispose Marina arrossendo.
“E tu di che segno sei?”
“Dell’ariete”
“A..riete?” – ripetè Francesco balbettando.
“Sì, perché? E’ un reato essere dell’ariete. Guarda che si sta bene. E’ un segno confortevole e con tante belle qualità. Coraggioso, altruista, attivo ed è il primo!”
“Come una sorta di membro onorario del club Ulisse dell’Alitalia” – completò Francesco con sarcasmo – “e che fai nella vita. Che cosa ti piace, che musica ascolti, vai a ballare, studi, lavori, hai tanti amici, un fidanzato, sei etero?”
“Devo risponderti subito a tutto nell’ordine dato oppure hai un questionario che posso portarmi a casa e poi magari col tempo ti rispondo in comode rate?”
“Ops.. ti chiedo scusa. Devo essermi un po’ lasciato andare. Ma, che vuoi, mi sono incuriosito. E poi in caso di scontro si chiede sempre oltre alle generalità qualcosa dell’altro”.
“Sì, credo che sia così” – confermò Marina – “di solito si chiedono le generalità, la patente, i dati dell’assicurazione ed anche hobby, lavoro, se si è etero, cattolici o musulmani e la sera si è liberi per l’approfondimento della pratica infortunistica. Provaci con la prossima che manderai al tappeto, caro mio!”
“Io lavoro in biblioteca, adoro leggere e ascolto musica country, seguo il calcio come un ossesso, vesto casual e odio giacca e cravatta, adoro stare a casa in pantofole e mi piace poco viaggiare, ho pochi amici, che frequento il giusto e ai quali sono però legatissimo, perché credo tanto nel valore dell’amicizia, frequento il movimento giovanile dei figli dei figli (ossia i nipoti) dei fiori, realizzo con le mie mani braccialetti in cuoio e borse in vimini artigianali che vendo nelle fiere alternative, attualmente non ho ragazze, ne ho avute tante, ma mai quella giusta, l’ultima risale a cinque mesi fa ed è ormai un ricordo smarrito, smanio per la montagna, il verde dei campi, il dolce fruscio delle fronde degli alberi e lo scorrere lento dell’acqua di un ruscello. Non so se ho dimenticato qualcosa, ma alla prossima scendo e..”
Marina lavorava in una casa editrice online, ma odiava profondamente i libri d’ogni genere, peso e misura. In quanto a musica, era monotematica: hard rock stile Black Sabbath e ACDC. Non pratica sport e non lo seguiva né in tv né negli stadi o palazzetti, men che meno il calcio, che aveva sinceramente odiato con tutta se stessa sin dalla prima palla che nella prima infanzia aveva incrociato con gli occhi. Vestiva raffinato, spesso tailleur e vestitini firmati, ed amava accompagnarsi con uomini ben vestiti. S’annoiava a stare a casa e quel poco che ci stava se ne andava in giro scalza. Era attorniata d’amici o sarebbe stato meglio dire conoscenti. Non era infatti riuscita a instaurare con nessuno un vero reale rapporto che secondo lei potesse definirsi d’amicizia e a questo punto a quel valore ci credeva ben poco. Frequentava l’azione cattolica, aborriva i figli i nipoti e gli zii dei fiori e incrociava le dita a croce ogni qual volta s’imbatteva in braccialetti e borse artigianali del tipo indicato da Francesco. Aveva avuto un solo ragazzo col quale trascinava agonizzante una lunga storia mai chiusa forse per noia o per mancanza di tempo. Infine adorava il mare e la montagna al massimo, quando fosse stato possibile, sarebbe stata disposta a guardarla dal bagnasciuga. Al verde dei campi preferiva il bianco azzurro spumeggiante delle onde, al fruscio delle fronde quello della rafia degli ombrelloni e allo scorrere dell’acqua del ruscello quello altrettanto gradevole di una sana doccia ai bordi d’una piscina assolata.
“..e” – s’inserì la donna completando la frase del ragazzo – “siamo come sale e zucchero, come acqua e fuoco, come giorno e notte, come bianco e nero. Troppo diversi, molto distanti, praticamente inconciliabili, pericolosissimi da mischiare, nonostante..”
“Nonostante?” – ripetè convulsamente Francesco mentre si aprivano le porte della metro e si accingeva a scendere.
“Nonostante i nostri segni siano stranamente giusti e l’oroscopo parli di noi. Io sono Marina.. addio!”
“Io Francesco.. addio!”
Francesco scese dal treno senza voltarsi indietro. Sentì solo le porte della vettura che si richiudevano pesantemente alle sue spalle. Era accaduto tutto così in fretta, nell’arco di poche fermate, di poche battute, pochissimi gesti. Doveva farsene una ragione. Dopo tutto, appena quindici minuti prima non sapeva nemmeno che Marina esistesse. Eppure non riusciva a distogliere la mente. Possibile che un oroscopo impertinente avesse scritto tutto prima, anche il loro incontro? Che un fato crudele ci avesse messo del suo? Che una serie di contrattempi avessero finito col condire il tutto? Le loro abitudini, i loro stili di vita, il modo di porgersi erano assolutamente diversi, realmente inconciliabili. Lei Ariete però le era rimasta dentro e lui povero Sagittario ora non si dava pace e non riusciva a scollare un passo dal punto in cui era sceso sulla panchina della metro. Scrollò il capo e si diede dello stupido. Alla fine si mosse. Dapprima lentamente ancora pensoso, poi finalmente, allungò il passo. Giunto che fu però alla tromba delle scale mobili volse per un attimo lo sguardo indietro come a voler salutare il luogo in cui per l’ultima volta i loro occhi si erano incrociati, dopo che lei aveva pronunciato le fredde e gelide parole che alle sue orecchie erano suonate come una terribile profezia. E fu allora che…
“Marina.. che ci fai lì?”
“Ho pressato d’istinto il bottone della porta e la porta si è riaperta. A quel punto sono scesa anch’io e..”
“Perché?”
“Perché sono una stupida e alla mia età credo ancora agli oroscopi!”
Francesco le andò incontro e la prese per mano. Quel giorno non andarono a lavoro e parlarono tanto. Erano disastrosamente in disaccordo su tutto, ma una cosa in comune su cui lavorare l’avevano, a parte la passione per l’oroscopo; la forte, intensa, irresistibile attrazione che li aveva incollati come un bostik l’uno l’altro sin dal primo istante che si erano incontrati. O sarebbe meglio dire, scontrati?
13:20 Scritto da strudelone in amore, andrea fiore, baci, comico, coppia, creatività, demenziale, divertente, incontri, incontri al buio, innamorati, libri, single, sogni, vita di coppia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: incontri, coppia, amore, eros, innamorati, amicizia, satira, demenziale, comico, libri, racconti, andrea fiore | OKNOtizie |
Facebook
giovedì, 01 settembre 2011
Cose che lasciano il segno - Parte prima
Francesco salì sul tram. Erano le sette e un quarto del mattino e come sempre il mezzo era assiepato di gente di tutte le età, sesso, ceto sociale, credo politico e opinioni. Si chiese dove andassero tutti alla stessa ora, perché tutti in quella direzione, perché proprio sul suo tram. Seee suo… magari lo fosse stato. Allora sì che avrebbe contingentato l’accesso come diceva lui. Un biglietto da cinque euro a corsa, ecco: quello sì che avrebbe rimesso tutte le cose al loro posto! Si fece faticosamente strada tra la folla traballante e, tra una sgomitata e qualche pestataccia di piedi, riuscì a guadagnarsi, come fosse un piccolo isolotto felice, un due centimetri quadrati virgola cinque di spazio dove conficcò la sua personale bandierina virtuale della conquista.
Marina era in terribile ritardo in ufficio. La sera prima aveva fatto tardi e forse si era lasciata andare a qualche bicchiere di troppo. Non reggeva l’alcol e nonostante il terribile auto-coaching cui si sottoponeva la sera almeno un’ora prima d’uscire e le direttive ferree che si imponeva, ci cascava sempre e comunque in pieno. Tutta colpa di quei deficienti di amici che la sorte le aveva dato in dote. E prendine uno, un rhum e pera cosa potrà mai farti. Su coraggio un altro e poi un ultimo ancora e si va via. Bel risultato! Il giorno dopo? Pallida funerea da far paura ai morti, traballante e con certe borse sotto gli occhi, tanto da lasciare a casa la borsa vera, perché altrimenti la gente ti si avvicina credendo d’avere a che fare con un venditore ambulante di pellame. Era furente! Dov’è ch’era andata a imbucare l’auto la sera prima? Ricordava nitidamente le coordinate di tutti i parcheggi degli ultimi due mesi, con una visione chiara della sequenza temporale, ma quello della sera prima no! Provò a pigiare il pulsantino dell’antifurto nella speranza che giungesse un provvidenziale biiip a insegnarle la strada, ma, unico risultato immediato, girò in lungo e in largo, come fa un cercatore d’acqua drammaticamente a secco, per almeno cinque minuti o dieci minuti e solo dopo una serie d’improperi tendente a più infinito, s’udì il segnale acustico e la macchina apparve in tutta la sua maestosa bellezza, forse anche più bella di quanto in realtà non fosse.
Quasi a metà corsa, Francesco riuscì miracolosamente ad approdare a un posto a sedere, che era rimasto libero per alcuni attimi dopo essere stato occupato, nell’ordine, da una ragazza madre, un finto cieco, un cane guida, una vecchia incinta e un parcheggiatore abusivo. La fortuna sembrava arridergli perché l’ultimo passeggero aveva pure lasciato uno di quei giornali in cui trovi condensate in sole tre pagine tutte le cazzate che le vere testate giornalistiche ti diranno in cinquanta e i radio e telegiornali in non meno di tre ore durante la giornata. Mancavano ancora cinque o sei fermate alla sua e decise di dare un’occhiata per distrarsi. L’occhio gli cadde subito sull’oroscopo del giorno. Ecco, pensò tra sé e sé, di certo sono talmente sfigato che avranno finito l’inchiostro al momento di stampare le informazioni sul mio segno, oppure proprio lì si sarà strappata la pagina o.. una brusca frenata lo distolse da questi soavi pensieri. Sorrise sornione e cominciò a leggere. Sagittario: farete un incontro imprevisto con una persona dell’ariete. Le stelle giocano a vostro favore e vi accorgerete subito che è la persona giusta per voi. Non lasciatela sfuggire, sarà una brevissima congiunzione astrale, passata la quale potreste non incontrarvi più. Baggianate. Tutte baggianate! E c’è pure gente che ci crede a queste robe qui!
Marina aveva percorso già alcuni chilometri, dopo aver azionato l’autoradio per errore al posto del riscaldamento, inserito la cintura di sicurezza nell’attacco passeggero, cercato le chiavi per trenta interminabili secondi durante i quali aveva sudato freddo e inserito la chiave giusta al decimo tentativo. Maledettissimo mazzo di chiavi! Conteneva chiavi di tutto e per tutto: vecchie e nuove case, vecchie e nuove auto e ciliegina sulla torta la chiave di casa di nonna, grossa in ferro pesante e per di più arrugginito, che pesava almeno due chili, tanto che col continuo penzolare dal cruscotto le aveva procurato un ematoma cronico al ginocchio. Che condanna, portare sempre calze nere ottanta danari per nascondere il nero sulla gamba. Anche d’estate a volte. Roba da rosolia. In quell’istante passavano l’oroscopo alla radio. Decise di applicarcisi, quanto meno si sarebbe distratta dal pensiero costante del feroce cazziatone che si sarebbe sorbita di lì a poco in ufficio per l’increscioso ritardo. Tanto il suo segno arrivava subito e non doveva soffrire come tutti gli altri undici nell’attesa del responso sulla giornata che l’aspettava. Provò un senso di forte goduria per questa circostanza. Dopo tutto essere ariete pagava. Ariete: astri favorevolissimi quest’oggi. Aprite bene gli occhi perché potreste incontrare il vostro partner ideale. Scintille infuocate con il segno del sagittario. Chissà se crederci, borbottò la ragazza. Dopo tutto ho sempre creduto a mia madre che mi dice da secoli che sarò felice in amore, perché non dovrei credere alle stelle? Ma sì, guardiamoci intorno e vediamo che accade. Magari la giornata si addrizza.
Francesco, giunto alla sua fermata, scese di corsa nel tentativo di beccare al volo la metro e lo stesso fece Marina, che era solita lasciare l’auto parcheggiata nel posteggio di fronte alla stazione. Le porte stavano per chiudersi e restava solo un piccolissimo spiraglio di speranza quando i due con un inaspettato colpo di reni si fiondarono dentro all’unisono, travolgendosi a vicenda.
“Ma che diamine fai” – urlò la ragazza mentre, aggrappandosi a un sedile, si rialzava prontamente da terra – “si entra così sui treni”.
“Guarda che anche tu andavi come un’eurostar” – ricambiò Francesco con lo stesso tono – “m’hai dato una spallata che quasi uscivo dalla porta di fronte”.
“Guarda, sei fortunato che per gli incidenti a piedi non ci siano cid” – ribatté lei – “perché altrimenti col cavolo che la passavi liscia!”
“Non dirmi che vorresti applicare il codice della strada anche agli ingressi in metropolitana?” – riprese sbigottito l’uomo – “e comunque io venivo da destra. Sei tu che sei sbucata fuori come un autotreno coi freni rotti e mi hai travolto”.
“Questa è da vedere” – ricambiò acida Marina – “peccato che ci siamo già mossi. Io non vado di solito così di fretta. Se l’ho fatto è perché certamente avrò visto una segnaletica di stop per chi mi veniva da destra”.
“Seee.. quasi quasi avresti preferito perdere il treno” – chiosò Francesco – “devo controllare sul giornale. Magari stamane è scappato un matto criminale dal manicomio e io sto qui tranquillo a chiacchierarci”.
“Sbagli” replicò lei – “sono io che dovrei aver paura di te! Taaaantaaaa!!!”. [To be continued!]
13:20 Scritto da strudelone in amore, andrea fiore, baci, comico, coppia, creatività, divertente, divertimento, incontri, incontri al buio, innamorati, libri, racconto, sogni, vita di coppia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: incontri, coppia, amore, eros, innamorati, amicizia, satira, demenziale, comico, libri, racconti, andrea fiore | OKNOtizie |
Facebook






















.gif)










