domenica, 29 gennaio 2012

Mission Inps-ible! (2^ parte)

[Continua dal 14/01/2012:

http://strudelone.myblog.it/archive/2012/01/14/mission-inps-ible-1-parte.html ]

 

 tom cruise, mission impossible, 007, rapina, pensioni, monti, manovra, anziani, inpsLa macchina sfrecciò veloce per le strade della città e alle otto in punto del mattino i due furono all’angolo di fronte all’ingresso delle poste centrali. Gli sportelli avrebbero aperto tra circa quindici minuti e si era fermato da poco all’ingresso secondario laterale un autoblindo per la consegna dei valori.

 

“Bingo!” – esclamò Greta – “come previsto, ecco il portavalori che deposita il denaro per il pagamento delle pensioni”.

 

“I poliziotti stanno entrando coi soldi e, se abbiam fatto bene i conti, verranno fuori tra qualche istante”.

 

“Esatto. Eccoli che escono. I soldi sono dentro. Coraggio Osvaldo, tra poco tocca a noi. Saremo come Robin Hood e frate Tac. Prenderemo i soldi ai pensionati per darli agli sfigati cococo..”

 

“..come noi, che abbiamo lavorato una vita senza ricevere un cazzo! - annuì l’altro – “sono stufo di questa vita di schifo, cococosì inutile. Ora tocca a noi nuotare nell’oro! Faremo man bassa delle pensioni!!!”

La posta si aprì di lì a poco e i due scesero dall’auto. Prima d’entrare nella hall, indossarono passamontagna neri e trassero dalle tasche dei giubbini due pesanti pistole. Gli sportelli ora erano vicini, sempre più vicini, vicinissimi. L’uomo e la donna urlarono contro le persone che stavano già dentro e con la minaccia delle armi gli ordinarono di mettersi a terra a mani alzate. Quindi, si rivolsero all’impiegata.

 

“Ehi tu, brutta megera” – urlò l’uomo “caccia fuori i soldi dalla cassaforte”.

 

“E fa in fretta che non abbiamo tempo da perdere” – completò Greta - “prima che ti facciamo saltare le cervella!”

 

“No, vi prego” – supplicò l’impiegata disperata da dietro lo sportello – “le cervella no. Le ho appena comprate in macelleria e devo farle saltare io, panate in padella, per la cena di stasera”.

 

“Vada per le cervella, ma, ripeto, fuori subito i soldi delle pensioni!” – ribatté Osvaldo furente da sotto il cappuccio.

 

“Soldi? Ma quali soldi? Siete impazziti? Sono anni che non abbiamo più un becco d’un quattrino per le pensioni!”

 

“Senti un po’ carina, vuoi fare la furba con noi?” – l’ammonì torva la vecchia, che quasi soffocava sotto il pesante passamontagna – “oggi è giorno di pagamento delle pensioni. Fuori la moneeeeey!!!”

 

“Vi ostinate a non voler capire” – proseguì l’impiegata tremante – “il sistema pensionistico è bello che crollato ormai da un pezzo. Si reggeva sul pagamento delle pensioni ai vecchi da parte dei giovani, ma, da quando questi ultimi hanno cominciato a non trovare più lavoro, sono via via mancati i fondi per pagare. Insomma: non ci stanno più soldi per pagare, capite le mie parole?”

 

“No, non è così” – replicò Osvaldo – “i soldi devono esserci. Arrivano ogni fine mese puntualmente con l’autoblindo. Anche poco fa sono arrivati e devono essere depositati nel caveau!”

 

“Non c’è nulla nel caveau” – insistette l’impiegata – “arrivano solo milleduecento euro al mese e con quelli ci paghiamo il primo che si presenta agli sportelli. Tutti gli altri rimangono al palo!”

 

“Allora, per oggi, i primi siamo noi” – sbraitò la vecchia – “fuori i milleduecento, qui sull’unghia!!!”

 

“Si sbaglia signora, i primi sono andati già via dieci minuti fa. Le guardie giurate che sono venute a portare i soldi, hanno ritirato la somma su delega d’un loro collega pensionato. Mi spiace..”

 

“Le spiace?!? Le spiace?!?” – sbroccò Osvaldo – “facile dire così. Ma si rende conto che noi abbiamo studiato questo piano per mesi nei minimi particolari? Si rende conto che ci abbiamo fatto affidamento su quei soldi? Che abbiamo acceso mutui, sostenuto spese?”

 

“A beh, se è per questo” – l’interruppe l’impiegata con fare saccente – “potete agevolmente reclamare e chiedere il rimborso delle spese sostenute per l’elaborazione e la realizzazione del piano e il risarcimento dei danni subiti tanto materiali che morali, connessi alla frustrazione delle vostre legittime aspettative furterecce. Ecco qui i moduli. Mettetevi da parte e compilateli con cura. Poi lascateli pure, che vi rilascio la ricevuta col numero di protocollo in entrata.”.

 

“Dite che ci prenderanno davvero in considerazione?” – chiese la vecchia mentre s’affannava a compilare il modulo.

 

“Questo non glielo posso assicurare, c’è una lunga lista di pratiche ancora in attesa d’evasione. Però posso dirvi per certo che riceverete al domicilio indicatro tutte le informazioni sulle future inziative e promozioni del sistema postale”.

“Mi sembra una buona cosa” – commentò Osvaldo e tutti gli ostaggi intorno annuirono col capo.

 

“Bè” – sospirò Greta allargando le braccia – “a questo punto non ci resta che scusarci dell’improvvisa incursione e salutare”.

 

“Potreste fare qualcosa di più, volendo” – la bloccò l’impiegata.

 

“Cosa?!?” – risposero i due vecchietti imbacuccati all’unisono.

 

“Cerco di spiegarmi” – proseguì l’impiegata – “la categoria dei pensionati, a differenza dei cococo, ha pagato innumerevoli contributi per tutto l’arco lavorativo. Ora, se avesse ricevuto la pensione sarebbe stata più fortunata e ricca di voi. Così però non è stato e possiamo serenamente concludere che siete voi ad essere più fortunati e più ricchi. Se voleste quindi lasciare qualcosa in quella cassettina in fondo prima d’andare, l’intera categoria, di cui ben presto io stessa forse farò parte, ve ne sarebbe estremamente grata”.

 

I due vecchietti prelevarono qualcosa dalle tasche e l’imbucarono mesti nella feritoia della cassetta della raccolta. Dopo poco, imboccarono celeri la via d’uscita per dileguarsi in men che non si dica fuori da quell’incubo.

 

“Forza, sali in macchina, frate Tac” – fece l’uomo con tono ironico alla volta della donna – “credo che per oggi possa bastare”

 

“Basta e avanza, mio caro” – confermò lei – “esperienze irripetibili come questa ti arricchiscono dentro che è una meraviglia”

 

“Ti arricchiscono dentro” – proseguì Osvaldo sotto tono – “più dei pensionati certamente!”

 

“Noi lavoratori cococoglioni italiani, tutti indistintamente, nessuno escluso, sì che stiamo bene!” - concluse Greta con una smorfia di sconcerto.

mercoledì, 25 gennaio 2012

Il calendario StrudelOne 2012!!!

Eccolo qui, finalmente!

Il tanto atteso Calendario StrudelOne 2012!!!

Per la gioia dei collezionisti, di coloro che lo terranno appeso alla parete della stanza e di quelli che lo consulteranno in bagno una tantum al momento del bisogno...

Bacionissimi, Andrea :O) 

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sabato, 14 gennaio 2012

Mission Inps-ible! (1^ parte)

tom cruise,mission impossible,007,rapina,pensioni,monti,manovra,anziani,inpsOsvaldo, si alzò prestissimo dal letto. Erano poco meno delle cinque del mattino. Fece una doccia al volo e trangugiò una merendina maleodorante, mentre infilava lesto i vestiti. Non riuscì nemmeno a sentire il sapore dello strano essere che gli passava attraverso la bocca, perché non operò neanche un minimo accenno di masticazione. Era troppo teso per soffermarsi a mettere in atto i nobili consigli dell’associazione medici dentisti sulla famosa corretta masticazione, che previene la carie, salva denti e gengive e garantisce una sana e corretta digestione. Del resto, i denti li aveva persi tutti in un sol colpo già a sedici anni, urtando inavvertitamente tutti indistintamente, uno dopo l’altro, i dodici scaffali d’una cassettiera e le gengive da allora gli erano rimaste perennemente irritate e arrossate con progressiva tendenza a ritrarsi. Quanto alla digestione, soffriva sin dai tempi del latte materno d’una colite spastica a grappoli plurimi aggravati, che lo portava a lunghi periodi di stitichezza, alternati ad altrettanto lunghe fasi di diar.. insomma, al punto in cui era, una masticazione a cazzo non poteva certo che migliorarlo! E comunque, aveva cose più importanti ora da sbrigare. Molto più importanti della masticazione ad arte!


Si bloccò di scatto. Ma com’è che s’era incartato in questa storia della masticazione? A volte la mente fa brutti scherzi. S’avvita, s’accartoccia, prende strani sentieri, s’immerge in piccoli rivoli, che poi diventano fiumi, per sfociare infine nel mare aperto e spandersi, perdersi e annebbiarsi irreversibilmente. E’ come la sottile linea del tempo, che può divenire curva e allora non hai più la sensazione di chi sei e dove sei e di ciò che ti si affastella nei due emisferi del cervello. Non c’è un prima, non c’è un dopo, non  c’è un c’è, non c’è un un e, purtroppo, non c’è un mentre, anche se l’idea del mentre può risultare interessante, intrigante, da mordere al volo, ma.. mordere? Con quali denti?!?


Confuso, Osvaldo si diresse al box auto, tagliando il freddo gelido del mattino. Ripose quindi le forbici nella tasca del giubbino e cercò come poteva di sollevare la saracinesca, piombata inspiegabilmente in uno stato catatonico di depressione acuta. Dopo poco, aprì quindi la portiera dell’auto per mettersi in moto. Si bloccò di nuovo. Ma, a cos’è che in realtà aveva girato la chiave nel cruscotto: all’auto o alla moto? Lo stato confusionale aumentò fino all’ennesima potenza. E ora l’uomo era anche disorientato sul piano geografico. Ennesima.. Potenza? Dove si trovava di preciso, in Sicilia o in Basilicata? O in tutti e due i luoghi in contemporanea? Che fosse diventato bino? O addirittura trino? Trino? Stava forse per mettere in moto un trino di Trinitalia? Uno di quei gioiellini che sfidano impavidi le temibili leggi del tempo, perdendo sistematicamente in modo misero la battaglia? Uno di quelli che restano travolti e tristemente doppiati dai corsi e ricorsi storici vichiani. Che c’entri che sei qualcuno e ne scendi che sei qualcun altro, in un’altra dimensione spazio-temporale?


Basta, basta, basta!!! Qualunque bestia fosse quella di cui aveva appena penetrato il cruscotto, andava perfettamente bene. Girò svelto la chiave nella toppa e il rombo metallico in simil-latta del motore ruppe il silenzio di quelle prime luci dell’alba, dando un risveglio da incubo a un paio di centinaia di volatili, cani e gatti ben assortiti che, riemersi dal sonno profondo, manifestarono rumorosamente e a lungo il loro feroce disappunto.

 

L’uomo, appena fuori dal box, spinse col dito sul pulsante del telecomando e immaginò che il cancello automatico si richiudesse all’istante dietro le sue spalle. Che roba avveniristica.. pensò tra sé e sé.. stile odissea nello spazio. Subito dopo, però, mise da parte l’immaginazione e scese dal veicolo per chiudere personalmente la saracinesca col vecchio e collaudatissimo metodo meccanico-analogico dei suoi antenati. Macché cancello automatico. Chi se lo poteva permettere un cancello automatico. Non certo lui. Non si sarebbe trovato lì, a quell’ora del mattino, se fosse stato vero il contrario. Sbuffò adirato e proseguì con la macchina fino all’uscio di casa.

 

Un attimo dopo, venne fuori lentamente una vecchia signora sull’ottantina in scarpe da tennis Lotto per stare in piedi. Era in pantaloni e lupetto neri di tutto punto croce; doveva essere brava a sferruzzare. Teneva in mano una palettina e un sacchetto di plastica, probabilmente per i bisogni del lupetto. Aveva i capelli gialli come loro. Ma loro chi, se non c’era un’anima viva in giro a quell’ora del mattino? Certi paragoni sembravano decisamente fuori luogo. Li teneva raccolti dietro la nuca, in attesa che passassero a ritirarli quelli della nettezza urbana. Il che non avveniva certo di frequente, anche se, a onor del vero, le cose erano nettamente migliorate da quando lei e Osvaldo erano venuti via da Napoli.

 

“Arrivo caro” - urlò la vecchia. Dovettero quindi trascorrere cinque o dieci minuti, giusto il tempo d’inserire un paio di chiavi nelle toppe della porta e farle ruotare tra i dolori lancinanti d’una artrosi deformante. Ultimo passaggio: restava d’attivare l’antifurto, di cui però l’anziana signora mal ricordava il codice.

 

“Osvaldo ricordi? E’ il mio mese di nascita o il mio e il tuo mischiati insieme? Il giorno del tuo compleanno? La conversione in numeri del mio nome? O era del tuo? Forse i giorni che mancano alla data del mio pensionamento, previsto esattamente all’età di 112 anni, in base alle nuove aspettative di vita individuate dallo Stato? Oppure è il numero corrispondente alla mia età?”

 

Osvaldo, sempre più teso e insofferente, chiosò impietoso - “Niente di tutto questo, mia dolce metà – “credo l’alzheimer, ma.. non chiedermi il numero!” 

 

Insomma, cosa avrebbero potuto prendersi i ladri in quel buco immondo, tolto quel che i topi si erano già rosicchiati abilmente e già da parecchi anni. L’unica cosa da fare e fare subito era vendere l’antifurto, fintanto che non divenisse obsoleto!

 

“Greta, tieni conto che le combinazioni, proprio come i numeri, sono infinite e noi oggi ci siamo svegliati presto apposta per fare le cose bene. Dai retta a me, lascia stare. Entrasse pure qualcuno in casa. Vedendo come stiamo messi, magari ci dice culo e ci fa l’elemosina!”

 

“Arrivo, arrivo” – urlò lei mentre all’invidiabile velocità da crociera di due tre passi l’ora si avvicinava all’auto – “piuttosto, hai ripassato bene il piano?”

 

“Certo, vecchia mia” – confermò lui – “è tutto stampato nella mia mente, in versione pdf, formato A4!”

 

“Bene allora facciamo presto. Le poste ci aspettano”. [to be continued]

domenica, 01 gennaio 2012

AUGURI AUGURI AUGURI DA ANDREA FIORE E STRUDELONE!!!

AUGURI AUGURI AUGURI DI UNO STREPITOSO 2012 DA ANDREA FIORE E STRUDELONE :O)