lunedì, 11 luglio 2011

Le magitragiche avventure di Er Riporter – 9^ p.ta: L’oracolo de li mortei.

 avatar, comico, demenziale,creatività, libri, andrea fiore, virgilio, virgil presley, satira, autori, pterodattilo, harry potter, magia, mago, bacchetta magica, sortilegio, avventura, racconto, strudelone, strudelAvvitar come una possente trivella si fece spazio tra le anime beate che fluttuavano intorno al grande albero mortei. Il maghetto tricosfigato lo seguì lesto, guardandosi intorno con timore. A volte l’apparenza inganna, pensava tra sé e sé, e sotto le sembianze innocue di un’anima bianca come candida ricotta può celarsi furtivo un temibile esattore dell’agenzia delle entrate o magari un venale dentista o persino.. un idraulico a ore!!! 

 

L’alieno verdolone approdò infine ai piedi di un grande altare in granito al gusto di fragola, dove alcune anime tra le più fortunate potevano dissetarsi con le cannucce due tre sorsi alla volta. Ritto innanzi a loro stava il gran sacerdote Delhi Mortei, un tipo ossuto, ricoperto d’anelli e collanine luccicanti, che indossava scarpe da tennis di adora, stante che stava in preghiera, e tuta in kamon, particolarmente adatta per entrare in contatto con l’aldilà. L’uomo ruotò leggermente il capo e si rivolse con voce sostenuta ad Avvitar – “Ciao Verdolone..”

 

“C-come sapete di questo nomignolo, sacerdote?!?” – chiese sconcertato l’alieno.

 

“Ti chiama così lo scorfano sfigotricrinato al tuo fianco” – proseguì il sacerdote lasciando cadere la voce – “dimentichi forse che io so tutto, di tutto, di più? RAIght?”

 

“R-RAIght!” – sudò freddo Avvitar.

 

L’uomo kamontutato s’infilò una mano in tasca e ne estrasse una piccola agenda. La sfogliò fino a trovare uno spazio libero e ci scrisse sopra qualcosa. Poi, mormorò – “uhm.. il verdolone ha detto c-come sapete di questo mignolo. Mignolo?!? Sta storia del dito deve essermi sfuggita. Comincio a perder colpi!!!”

 

“Ehm” – abbozzò Er – “non vorremmo sembrare eccessivamente invadenti, ma sono alcune notti che personalmente non riesco a prender sonno facilmente e come se avessi una terribile fitta al fondo schiena e..”

 

“So tutto, piccolo insignificante maghetto trincoincu” – confermò secco Delhi Mortei.

 

“Trico.. incu?”

 

“Hai parlato di fitta al fondo schiena, nevè? Una di quelle che prende appena fa buio e non ti molla prima delle fioche luci dell’alba? Si accompagna a fiato pesante dietro la nuca e sinistri mugolii, esatto?”

 

“Sì.. sì.. esatto” – asserì Riporter.

 

“Bene, allora “incu” è appropriato. Direi che ci sta a fagiolo o.. pisello.. eheheh”

 

“Gran sacerdote dell’albero mortei” – invocò l’alieno verdolone – “per venirti a trovare abbiamo attraversato mari, scalato montagne, scavato tunnel, guadato fiumi..”

 

“Ma da dove cazzo venite?”

 

“Dal primo miglio delle foreste ex vergini della Mesopomata”

 

“Dal primo miglio?” – ripetè il sacerdote, inarcando le sopracciglia – “ma è qui dietro l’angolo. Avete fatto il giro lungo!”

 

Seguì un’occhiata di Er che si abbatté come un possente e mortale fendente sul verde Avvitar. Forse l’immane fatica del terribile trasporto a spalle dello stronzissimo pterodavide calvé si sarebbe potuta evitare, se solo l’alieno avesse conosciuto un po’ meglio le strade!!!   

 

“Seguitemi” – riprese il sacerdote, rompendo la spessa cortina di ghiaccio che si era creata tra i due – “vi porto dall’oracolo. Arrivati!”

 

“Di già?” – chiese Er arricciando il naso.

 

“Mica sono come quel ciondolone verde che ti ha scortato finora” – replicò ironico il di-adorato – “si trattava di salire appena due gradini. Fosse per lui, sareste già in Oklahoma.. eheheh!”

 

L’altare dell’oracolo era colmo di profumatissimi fiori dei più svariati colori e di frutta secca, l’unica che col pochissimo spazio lasciato da tutti quei fiori riusciva a entrarci. Seduto su di un trono imponente stava un minuscolo essere, bardato come fosse un automobilista col giubbino a catarri infrangenti sulla corsia d’emergenza per la sostituzione d’una gomma bucata. Era impassibile e fissava intorno con occhietti torvi e sospettosi.

 

I tre si avvicinarono con molta riverenza e il gran sacerdote si prese cura di presentarli e di spiegare a grandi linee il problema di Er.

 

“Come osa” – esordì l’oracolo – “questo sconosciuto presentarsi al mio cospetto con un casco in testa?!?”

 

“S-signore” – si scusò il maghetto tricapelluto – “q-questa è la mia testa. S-arei.. s-sono calvo, ecco”.

 

“Fategli almeno un bagno purificatore” – proseguì l’altro stizzito – “con questo puzzo d’alabarda ascellare mi fende le previsioni e mi fa sballare il ciclo!!!”

 

Fu presto fatto. In pochi attimi Er Riporter di trovò catapultato in un’enorme iacuzzi fumante dalla quale uscì subito dopo a dire il vero non del tutto rigenerato.

 

“Ahia, ma.. che ca..???” – inveì alla volta di Avvitar – “che m’avete fatto?!?”

 

“Era un bagnetto rinfrescante a base di fichidindia” – rispose l’altro – “dalle nostre parti si usa tanto. E’ considerato, oltre che purificatore, un vero toccasana”    

 

“Toccasana.. fichidindia?”

 

“Sì.. usiamo le migliori pale di fichidindia in commercio e le buttiamo in acqua così come sono appena l’acqua è tiepida”

 

“Quasi rimpiango le notti con Soddom!!!” – chiosò mesto Er.

 

“Insomma” – proseguì l’oracolo leggermente infastidito – “riepilogando, vi siete fatti un mare di strada inutile per venire fin qui a rompere nel delicato momento del mio insediamento, perché vi serve trovare una merdaccia d’insetto subliminale antinchiappettamento notturno da sortilegio. E io che posso farci?”

 

“Ma..” – fece Er strizzando gli occhi alla volta dell’esserino fosforescente – “sicuri che non ci siamo visti già da qualche parte?”

 

“Certo che no!” – confermò l’oracolo – “una faccia come la tua non si dimenticherebbe facilmente; già sento che farò una fatica immane ora a rimuoverla dalla mente!”

 

“Eppure.. avrei giurato” - incalzò  Riporter – “non ha mica frequentato la taverna di zia Mariuccia? Io sono il nipote di Tano, Tano capoccetta, il figlio di Ignazio, il cugino di Franco, Franco scorreggione, il cognato di.. lei mi sembra parente di Franco”

 

“Baaaaaasta!!!” – l’interruppe l’Oracolo col gli occhi rossi dall’ira – “ma è modo questo di stare al cospetto di una divinità? Non conosco taverne né capoccette né scorreggioni. Adesso zitto è fammi concentrare!”

 

S’udì un boato fortissimo come un tuono e seguì un fetore vomitevole. Per fortuna, durò poco, ma lasciò un segno indelebile nelle narici di tutti, anime de li mortei comprese.

 

“C-che stato?” – chiese frastornato il maghetto crinosfigato – “sembrava Hiroshima!”

 

 “Shhhh..” – ammonì il sacerdote – “l’oracolo comincia a concentrarsi. Sta per emettere il responso”

 

“Se il grosso deve ancora uscire, stiamo fritti, anzi.. ossigenati!” – commentò Er – “Spero solo che faccia in fretta; per come si concentra, è tale e quale a Franco!!!”  - To be continued!

sabato, 22 gennaio 2011

Le magitragiche avventure di Er Riporter – 8^ p.ta: L'albero mortei.

albero2.jpgIl viaggio verso l’albero Mortei fu lungo ed estenuante, ma Er Riporter, divenuto da poco ‘la bestia’ a causa dello scellerato patto pilifero con lo pterocalvo, svolse egregiamente il suo ingrato compito di Caronte. E il possente animale che gli stava perentorio cavalcioni, non mancò d’elogiarlo (anche se a modo suo), scalciandolo di brutto in segno di gioia a intervalli regolari d’un paio di minuti ed emettendo sinistri grugniti di compiaciuta riconoscenza alla volta dell’alieno Avvitar (l’unico che sembrava in grado si comprenderlo).

 

“Manca ancora molto all’albero, verdolone della malora?” – sbottò il maghetto sfigo-tricrinato – “stiamo andando avanti così da ore tra rocce taglienti e mulattiere tortuose e sono stufo di portarmi a spasso sul groppone quest’enorme stronzissimo essere bizamputo analfabeta e per di più con la lingua di pezza ”.

 

“Pensa a quanto sia felice io” – rispose l’altro stizzito – “avrei potuto volare alacremente sul mio pterodavvitar ultra-comfort con air-bag incorporato, parabrezza al titanio, tettuccio apribile, rotelline laterali e superstereo8 e planare sofficemente dall’alto sull’albero Mortei con morbide e dolci virate. E tutto questo, senza un briciolo di fatica! Porca boia, è la prima volta che accade che la bestia superi l’uomo o meglio che l’uomo superi la bestia in bestialità!”

 

“Bel priamato, eh?” – commentò mesto Er.

 

“Non scomodiamo i primati” – bofonchiò Avvitar – “un primate avrebbe fatto certamente meglio!”

 

“Sono però convinto” – azzardò Er – “che in tutta questa storia, qualcuno ci stia marciando di brutto”.

 

“Per quanto ne so io, se qualcuno marcia qui, quello sei tu, mio caro amico” – rispose l’altro ironico – “e devo ammettere che lo fai anche egregiamente. Pensa che il superpollocalvè ha dichiarato che d’ora in poi viaggerà solo con te. E’ entusiasta della tua professionalità. Dice che ci dai giù duro e non fiati”.

 

“Fiatare?” – ribatté il maghetto sfigotricapelluto – “e come faccio a fiatare? Mi ha forse lasciato le forze per fiatare? Non ha fatto altro che grugnire e spararmi calci ai fianchi!”

 

“Coraggio, ci siamo quasi” – lo tranquillizzò l’alieno – “l’albero è ormai vicinissimo e lì troverai tutte le risposte che cerchi”.

 

“Ne sei certo?”

 

“Sicuro” – annuì Avvitar – “basterà che sfogli attentamente l’albero e che, giunto alla fine, inclini poco poco il capo, quel tanto da poter leggere le scritte capovolte”.

 

“Dici che funzionerà?”

 

“Di solito con i cruciverba funziona. Le risposte esatte le trovi in fondo capovolte”.

 

“Ti va di scherzare?” – ribatté stizzito il maghetto tricosfigato – “se prima che faccia buio non trovo le risposte giuste per arrivare all’insetto subliminale, sono spacciato. Mi sono rotto la schiena tutto il giorno e non intendo estendere la rottura al fondo schiena tra le grinfie di mister Soddom. Stanotte no!!!”

 

“Avrai le tue risposte Er e riuscirai a sfuggire alla maledizione di quel maniaco sadomaso-depressivo trans intrusive all in one. Fidati, l’oracolo dell’albero Mortei non sbaglia mai”.

 

Il deserto intorno a breve sparì, assorbito da una folta e lussureggiante vegetazione, e la frescura di una possente cascata, che andava a riversarsi su un laghetto d’un azzurro intenso, ridiede a Er un vigore inaspettato.

 

“Vedi quella folta chioma verde che si erge maestosa su tutte le altre?” – annunciò tronfio Avvitar – “E’ il nostro albero. Acceleriamo il passo”.

 

“Accele.. cheeee?” – incalzò Riporter – “con questo animale addosso avrò perso almeno una trentina di chili. Insomma, fallo scendere.. inventati che siamo al capolinea!”

 

L’alieno verdolone, con un cenno della mano, invitò lo pterodavide calvo a scendere, e vedendolo ritroso, lo guardò pure torvo, apostrofandolo aspramente. L’animale, però, non volle proprio saperne d’abbandonare il suo fido destriero. E fu così che Er dovette spostare il capolinea di almeno altre tre o quattro miglia più in là, fin quasi sotto i piedi dell’albero fatato, dove argutamente consigliato dall’alieno, con una sapiente repentina sbandata, si scrollò di dosso, una volta per tutte, l’energumeno alato, imbucandolo in una svendita colossale di parrucche nuove e usate garantite, che lo avrebbe di certo distratto per un paio d’anni almeno.

 

L’albero era ormai a uno sputo e una folla di anime gli si assiepava attorno in piena adorazione.

 

“Sono anime de li mortei” – infomò prontamente Avvitar

 

“E de li mejo tua” – chiosò caustico Er.

 

“Annunciano il cambio di guardia dell’oracolo”

 

“Che significa?”

 

“Significa che il vecchio infallibile oracolo che abitava l’albero da circa 180 anni ha lasciato il posto al nuovo”.

 

“Il nuovo? Dopo 180 anni?!?”

 

“Sì. Dicono che si è manifestato improvvisamente un paio di giorni fa sotto una forma strana e che ora è lui che da le risposte”.

 

“Vecchio o nuovo non m’importa” – tagliò corto il mago sfigotricapillifero – “portami da lui e facciamola finita!” ----- > To be continued

giovedì, 01 luglio 2010

Le magitragiche avventure di Er Riporter – 7^ p.ta: L'uomo e la bestia.

ptero.jpgLo spiazzo era zeppo di bipedi mostruosi che lanciavano urla disumane ed Er Riporter cercava disperato tra la folla immensa il suo pterodavvitar. Non uno qualunque, ma uno pterocalvo, quello assegnatogli in sorte dal destino. In base alle informazioni del verdone d’ultima generazione Avvitar, i due, se solo si fossero incontrati, si sarebbero riconosciuti all’istante e, a quel punto, il maghetto tri-sfigato avrebbe dovuto domare la belva, infilandogli nel codino almeno uno dei tre capelli rimastigli ancora miracolosamente indenni, che conosceva così bene da dargli del tu e chiamarli per nome (uno, duo e crino). Se l’operazione fosse riuscita, Er, il verdone e i rispettivi ptero avrebbero finalmente potuto decollare alla volta del sacro albero degli antenati e avvicinarsi al tanto anelato insetto subliminale al bromuro.

 

Purtroppo però, i bipedi in circolazione erano un’infinità, tutti piumati all’inverosimile e con certe chiome che sembravano esser state trattate con quantità industriali di crescina; ampie a tal punto, che avrebbero fatto rabbrividire addirittura i Gibson Brothers o i Jackson Five dei primi tempi. Il maghetto era sconvolto. Volò col pensiero - almeno quello poteva farlo - al fedele amico bipennuto Ingrifondoro, saltato nel buco nero malamente e fuori tempo poco prima e finito chissà dove, chissà come e chissà perché. Fosse stato lì ora, l’avrebbe almeno distratto con le sue castronerie, l’avrebbe fatto incazzare come una iena con le sue critiche infondate, gli avrebbe fatto desiderare d’abbatterlo senza pietà; insomma, in un modo o nell’altro, gli avrebbe azzerato ogni altro pensiero, decongestionandogli un cervello in atto incasinato come una New York nell’ora di punta massima del traffico. Lo stronzissimo biuccello però non era lì!!! Aveva pensato bene di sparire, fedelissimo ai suoi subdoli e costanti trend storici, che lo avevano visto sistematicamente svanire in tutti quei momenti in cui avrebbe potuto tornargli utile come sano antistress.

 

Er si fece coraggio e cercò di riprendersi, anche se era certo, da una parte, di non avere una buona cinepresa e, dall’altra, di non essere granché telegenico. Decise pertanto d’evitare i primi piani e, dal momento che non voleva neanche affaticarsi ulteriormente più di tanto, scartò pure i piani alti senza ascensore. Si concentrò quindi sui soli piani di mezzo e a coda, confidando in cuor suo di trovarci la bestia calva affibbiatagli come vettore alato dall’iniquo cielo violaceo di quel mondo lontano.

 

Passavano intanto le ore, ma il maghetto sfi-capelluto non se la sentì di dare neanche una sbirciatina. Probabilmente in circostanze diverse ci avrebbe dedicato anche una buona mezza giornata, ma se in quel posto tutti, donne comprese, erano come il tizio che gli stava accanto, meglio lasciar perdere e tirar dritti e tesi, ma.. solo allo pterocalvo! Altro che le ore!!

 

D’un tratto, quando forse non se lo aspettava più, finalmente accade qualcosa. All’ombra d’una fluente chioma d’uno pterodavvitar, durante una pausa di cinque minuti ai sensi della legge 626 per cercatori stanchi terminali, gli sembrò di scorgere un bipede diverso. Ruminava rumorosamente della strana erba di color giallo ocra ed emetteva versi stupidissimi. Aveva proprio un aspetto coglione, l’occhio opaco, perso irreversibilmente nel vuoto e ostentava, nel bel mezzo d’un cranio tondo e lucido, un unico instabile e insignificante ciuffetto di fragili peluzzi.

 

“E questo cos’è?!?” – chiese esterrefatto Riporter.

 

“Roba da matti! – esclamò Avvitar – “sembrate partoriti dalla stessa madre. Siete uguali sputati!!”

 

“Ehi, ma come ti permetti verdolone? Va’ a sputare da qualche altra parte!!” – lo rintuzzò prontamente Er – “mia madre non ha proprio nulla a che spartire con lo squamato biglioso qui presente! Ecco, guarda la foto.. mammina la porto sempre qui con me, nel portafogli”.

 

Alla vista della foto il bipede calvo tripil-mostro ebbe un fremito ed emise un grugnito di gran lunga diverso da quelli che fino ad allora aveva sfornato dalle terribili fauci.

 

“Ma che fa?” – chiese Er, tirando a sé la foto per riporla immediatamente al riparo nel portafogli.

 

“Semplice..” – rispose Avvitar - “vagisce come un agnellino appena nato.. vostra mamma gli fa un effettaccio!!! Ottima mossa amico.. l’hai colpito al cuore.. continua così ed è fatta!”

 

“Macché cuore ed effettaccio.. macché fatta! Tu sei matto!” – sbroccò Er – “la mamma è mia.. niet multiproprietà!”

 

Il maghetto monocrinosfigato non fece in tempo a finire la frase che si ritrovò a pancia in giù, schiacciato dalla possente zampa del minaccioso megapollo che non prometteva davvero niente di buono. Pochi attimi dopo il portafogli col suo contenuto, foto della mamma compresa, avevano erano migrati verso il nuovo proprietario.

 

“Ehi.. ehm.. bel polletto” – fece allora Er con appena un pizzico di fiato in gola – “st-tavo f-finendo di dire c-che.. p-per te f-farò un’eccezione.”

 

“Complimenti, pollo calvé” – esclamò Avvitar entusiasta – “hai vinto una madre e un fratello. Che ne dici di suggellare il tutto con un bel patto di peli?”. Detto ciò, con un colpo netto staccò dalla spianata di Er il capello di nome crino e lo conficcò lesto nel codino del mostro. – “et voilà, contatto stabilito tra cavallo e cavaliere.. da questo momento in poi, l’essere più forte ed evoluto cavalchi la bestia!”

Cavallo e cavaliere erano stati uniti per sempre dal patto pilifero. Si sarebbero spostati insieme e la bestia avrebbe sopportato per entrambi le tremende fatiche dei viaggi.

 

“Bene” – commentò entusiasta Er alla volta dello pterocalvo – “il destino ha voluto che ci incontrassimo e che dovessimo viaggiare insieme. Che stiamo aspettando allora? Partiamo subito alla volta dell’albero. Guidami tu, mio nobile destriero!”

 

Lo pterocalvo però non accennava muoversi. Aveva incrociato ali e zampe e non batteva ciglio.

 

“Ma che ci ha?!?” – chiese perplesso Er ad Avvitar – “perché fa così?”

 

“La regola.. ehm..” – balbettò il verdolone.

 

“Regola? Quale regola?” – incalzò Er.

 

“La regola vuole che a seguito del patto pilifero” – proseguì l’altro – “spetti all’essere più forte ed evoluto cavalcare la bestia e..”

 

“Eee..?!?” – ripeté terrorizzato il maghetto.

 

“Sembrerebbe che..” – completò Avvitar – “.. non sia lui la bestia..” --- > to be continued

martedì, 02 marzo 2010

Le magitragiche avventure di Er Riporter – 6^ p.ta: Un nuovo mondo.

avvitar.jpg“Insomma Er” – s’infuriò Ingrif – “io ci avrò pura una bassa scolarizzazione, ma non vorrai certo negare che ‘sti Sumeri scrivevano coi piedi?!?”

“Certo che lo nego!” – ribatté il maghetto sfigato tricapelluto – “come avrebbero potuto scrivere coi piedi così in alto, vicinissimo al soffitto? E’ chiaro che usavano le mani!”

“Ok.. ok..” – si arrese il bipennuto – “stendiamo un velo!”

“Non c’è tempo per stendere veli” – lo spronò l’altro – “lasciamo tutto così com’è ed entriamo subito nel buco nero. Dobbiamo fare in fretta! Occorre trovare l’insetto subliminale al bromuro prima che faccia notte, altrimenti..”

“Lo so.. lo so” – l’interruppe mesto Ingrif – “altrimenti sarà Mr. Soddom a trovare noi ancora una volta e non sarà certo piacevole.. come sempre!!”

“Saltiamo nel buco!!” – lo incitò ancora il maghetto tricasfigato.

“Arridaje con ‘sto ‘saltiamo’!!!” – sbottò il bipennuto con gli occhietti sgranati – “Dove saltiamo? Quando? Perché? Come si fa?!?”

“Niente di più semplice!” – lo rassicurò l’altro – “è come imboccare una porta girevole. Trovi il momento giusto, t’infili dentro e ti ci lasci trasportare!”

“Niente di più semplice, eh?” – commentò il biuccello con una smorfia di disappunto stampata sul becco – “le mie esperienze con le porte girevoli non sono esattamente coincidenti con la tue, mago della malora!!”

“In che senso?!?” – fece Er.

“Di solito, IO, m’infilo dentro e mi ci lascio.. maciullare!!” – precisò il bipennuto.

“Non preoccuparti brutto pollo malriuscito, fidati di me” – lo rassicurò Er – “saltiamo al mio tre! Uuuunooo… duuueeee.. trrrr…”

“Treeee!!” – completò Ingrif lanciandosi a capofitto come un vero kamikaze tra le maglie del terribile buco nero.

“Ingrif… nooooo!!” – urlò Er a squarciagola – “volevo dire trrr…attieniti ancora qualche istante, perché ho sbagliato i calcoliiii!!!”

Nelle tre ore circa che seguirono il grave fatto, il maghetto tricrinato vagò disperato in lungo e in largo alla ricerca di Ingrif nel buco maledetto. Il piccolo bipennuto, però, era come svanito nel vuoto; rimaneva di lui solo un eco inquietante dell’urlo lanciato al momento dello stacco da terra.. ‘Tree..e..e..e!!…Tree..e..e..e!!... Tree..e..e..e!!’

“Tutta colpa mia.. tutta colpa mia!” – ripeteva lo sfigomago tra sé e sé – “non avrei dovuto spingerlo così a fare il salto! Se solo non avessi insistito, magari si sarebbe lanciato di sua spontanea volontà e ora non mi sentirei così tremendamente responsabile e potrei anche fregarmene e pensare al futuro con maggiore ottimismo!”

Mentre il mago era assorto in siffatti ragionamenti ad elevato contenuto etico-morale, una luce calda e intensa altamente abbronzante azzerò inaspettatamente le tenebre del buco e l’uomo si ritrovò scaraventato in  una nuova, sconvolgente e imprevedibile dimensione.

“D-dove sono?” – si chiese preoccupato, guardandosi intorno – “Vedo tutto sfocato! Enormi piante multicolore che sembrano fluttuare nell’aria, montagne violacee, strani fiumi dall’acqua giallastra..”

“Sei tu Riporter?” – tuonò una voce da dietro un cespuglio di color fucsia metallizzato.

“S-sì.. sono Riporter” – rispose il maghetto con un filo di voce in gola – “e tu, chi sei? Dove mi trovo? Com’è che conosci il mio nome?”

A un tratto il cielo s’oscurò e cominciò a venir giù uno strano nevischio bianco profumato, simile a un velo. In pochi istanti ogni cosa ne rimase coperta e tutto prese a vibrare forte, sempre più forte, di più ancora, come se una grande mano stesse shekerando con forza dall’alto!

“Benvenuto a Pandoro” – proseguì la voce – “hanno appena sparso lo zucchero a velo. gradisci una fetta?”

“Sparso? Chi sparso? Pandoro?!?” – ripeté Er incredulo – “Ma.. Pandoro non esiste! Ne ho sentito parlare. Ho visto pure un film, ‘Io loro e l’Avatar’, dove il protagonista è verdone, ma.. non esiste nulla del genere nella realtà!!”

 “Quindi” – l’interruppe l’altro, mentre veniva fuori minaccioso da dietro il cespuglietto fucsia – “io non.. esisterei?!?”

“Ehm..” – deglutì Er, colto decisamente di sorpresa – “s-sei alto almeno d-due metri e m-mezzo, n-naso schiacciato e o-occhi gialli, s-sei v-verdone e p-pure i-incazzato! D-direi che mi c-conviene p-pensare che esisti d-davvero! D-d’accordo.. esisti, mi h-hai convinto!”

“Tieni, metti questi” – fece l’altro porgendogli qualcosa.

“Cosa sono?”

“Occhiali”

“Ma, io non ho bisogno d’occhiali” – obiettò Er – “ci vedo benissimo. E’ soltanto ora e qui che ho qualche problema a mettere a fuoco”

“Infatti” – confermò l’uomo verdone – “è proprio ora e qui che ti servono gli occhiali. Pandoro e un mondo in 3D. Nuova tecnologia del futuro. Inforcali e ci vedrai una meraviglia!”

Riporter poggiò gli occhiali sul naso e.. “Wooow!! Vedo 3D!! E’ fantastico!! Vedo 3D!!”

“Bene” – rispose l’alieno – “segnale come errore con la matita blu e seguimi”.      

I due si misero in cammino verso una meta sconosciuta ad Er. Vagarono per ore lungo sentieri tortuosi e tra animali del tutto nuovi agli occhi del maghetto, come gli homohominilupus, terribili ominidi molto vicini alla razza umana, sorti dal letale incontro dei DNA di commercianti in bancarotta fraudolenta, politici corrotti e bancari deviati, o i puma e i coccodrilli acrilici, che s’annidano feroci all’interno delle mutande taroccate e mordono forte e spesso mortalmente dal di dentro.

“Stai molto attento agli uni e agli altri” – lo avvertì l’alieno – “i primi attaccano alle spalle, i secondi alle palle!”

“Tu, invece, miri un po’ più sopra e al centro!!” - replicò Er stanco e infastidito – “e mi stai uccidendo portandomi a spasso ore e ore per luoghi impervi e bestie feroci e facendo il professorino saputello, senza dirmi nemmeno come ti chiami e dove andiamo!!”  

“Il mio nome è Avvitar” – rispose l’altro – “e sono un verdone d’ultima generazione, autofilettante”.

“Ma va?!” – esclamò Er – “anche noi, sulla Terra, abbiamo qualcosa di simile a te e molto più evoluto. Si chiama senatore avvita, è molto sofisticato e costoso ed è detto così perché, una volta che s’avvita alla poltrona, non viene più via!”

“Stiamo andando al grande albero degli antenati!” – proseguì l’altro.

“Mortei!!” – esclamò il maghetto.

“Sì” – confermò l’alieno allibito – “si chiama proprio così. Come fai a conoscerlo?!?”

“Mica siete solo voi i bravi, verdoni del cavolo!” – annotò caustico lo sfigomago – “piuttosto, che ci andiamo a fare sotto l’albero, un tressette col morto?!?”  

“So cosa cerchi, straniero” – rispose l’altro – “seguimi all’albero e troverai l’insetto”. Quindi, volse lo sguardo in direzione di un piccolo spazio pianeggiante non molto lontano, diede un possente fischio e rimase fisso a guardare il cielo, in attesa di qualcosa. Dopo poco, da ogni parte cominciarono a fondarsi sullo spiazzo decine e decine d’esseri mostruosi volanti. Emettevano terrificanti urla metalliche spacca-orecchie e sbattevano le ali convulsamente. Sembravano spaventati, in preda al panico. Bastò però un solo gesto della mano dell’alieno per ridurli immediatamente al silenzio totale.

“Scegli il tuo pterodavatar volante, domalo e cavalcalo” – disse Avvitar rivolgendosi ad Er.

“Scelgo, domo e cavalco che?!?” – ribatté il mago – “ma tu stai completamente fuori. Io non cavalco nemmeno le scope, figuriamoci ‘sto pterodavide!!”

“Devi solo individuare quello che fa per te” – insistette l’altro – “e connetterti col tuo ciuffo di capelli al suo codino”

“Amico, vuoi che ti restituisca gli occhiali che mi hai appena prestato?” – obiettò Er – “ma mi hai visto bene?!? Vedi ciuffi aldilà di ‘sti tre peli che ci ho sulla testa stile monumento ai caduti?!?”

“Sarà più complicato, ma niente d’impossibile” – lo tranquillizzo Avvitar – “Devi solo trovare uno pterocalvo e il gioco è fatto!” --- To be continued