lunedì, 07 febbraio 2011

Scremati dal destino - San Valentino vent’anni dopo.

cupidoultima.jpgMaso si era da poco accasciato sul morbido sofà in soggiorno e, scostate con un’abile mossa d’una decina di centimetri le pantofole dai piedi, aveva preso a grattarseli svogliatamente l’un l’altro, mentre sfogliava al massimo dell’orgasmo le morbide pagine rosa della gazzetta dello sport. Gongolava tra sé e sé alla vista di tutte quelle notizie, perché le conosceva bene, anche il piccolo trafiletto schiaffato in fondo alla pagina, e in cuor suo si sentiva al sicuro nel rendersi conto che teneva tutto sotto controllo. Il calcio, e lo sport in genere, non avevano segreti per lui. Macché politica, sociale, economia.. tutte bestie insulse! Una sana ignorante coattissima lettura rigenerante della gazzetta era quel che ci voleva per rimetterlo in vita, per ricordargli che era un vero uomo, ricco di conoscenze valide e spendibili. A un tratto, alzò gli occhi, come colto da una strana sensazione di panico. Si sentì attraversare la schiena da un brivido gelido. Una goccia di sudore freddo, come una fredda lama nel buio fondo della notte. Chiuse il giornale, lo ripose accuratamente sul tavolinetto, e si piegò in basso verso un mobiletto per aprire di scatto il secondo cassetto. Lo fece a occhi chiusi, temendo il peggio. Poi, la liberazione. L’album era lì, con le figurine in bella mostra. Voltò le pagine velocemente e.. per fortuna, tutto in regola, proprio come l’aveva lasciato lui. Che imprudente ch’era stato. Se gli fosse successo qualcosa non se lo sarebbe perdonato! Scrisse sull’agenda del telefonino un breve memo periodico con allarme per i lunedì sera alle venti e trenta: <<martedì ricordarsi inquietante presenza in giro casa figlio rompicoglioni donna pulizia quindi album figurine cassaforte>>. Si lasciò nuovamente crollare sul divano e, tirato un profondo respiro di sollievo, riprese da dove l’aveva improvvisamente interrotto l’impegnativo compito d’aggiornamento rosa. Fu proprio in quell’istante che si aprì la porta di casa ed entrò Mara con i capelli impermanentati di fresco.

 

“Beh, che ne pensi del mio nuovo look?” – esordì alla volta dell’uomo, che per istinto di conservazione si era appena trincerato dietro la gazzetta. Poi, dato che l’altro se ne stava in silenzio, proseguì irritata – “insomma, ti piace ‘sto taglio di capelli?”

 

“Ah, meno male, sono capelli” – rispose Maso con una leggera smorfia di perplessità sulle labbra – “credevo ti si fosse attaccato in testa un gatto nero..”.

 

“Seee..” – chiosò lei – “e magari eri lì lì per chiamare i pompieri per farlo scendere..”

 

“Insomma” – riprese Maso con nonchalance – “a cosa dobbiamo l’onore di questo impressionante exploit?”.

 

“Se guardassi un po’ più spesso il calendario, forse saresti in grado di darti da solo le risposte, mio caro”.

 

L’uomo storse leggermente il collo, quel tanto da poter cogliere con la coda dell’occhio il calendarietto da tavolo sulla scrivania. Emise un leggero colpo di tosse e poi chiese – “per caso, oggi è.. è venerdì?”

 

“Direi di sì, caro.. fuocherello”.

 

“Ah.. il 14 febbraio. Per fortuna è solo San Valentino” - aggiunse lui con calma – “sai che mi avevi messo paura? Credevo ci fosse un battesimo, un matrimonio, una cresima e che ce ne fossimo scordati."

 

“Soooolooooo?” – ruggì Mara – “soooolooooo San Valentinoooo?

 

“Perché, non è solo? E’ venuto in compagnia d’altri santi? Di solito va in giro da solo. Quelli che si presentano in due o tre sono altri, tipo, Sant’Alfio, San Cirino e San Filadelfo o i Santissimi Pietro e Pa..”.

 

“Bastaaa!” . lo tranciò lei di netto – “sei un mostro Maso. Ma possibile che non riesci minimamente a cogliere la magia di San Valentino?”

 

“Magia?” – ripetè Maso inarcando le sopracciglia – “io di magia conosco e apprezzo solo quella di Silvan e comunque, se proprio devo credere in qualcuno, San Valentino non mi va giù, preferisco la Befana, che almeno posso toccarla con mano..”

 

“Giù quelle manacce di dosso, stupidissimo essere regredito all’anello di congiunzione tra l’uomo e la scimmia!!!”

 

“Scimmia io?” – ribattè caustico l’uomo – “e tu allora cosa saresti, con tutti quei peli come bulloni, che ti porti dietro e che spargi per casa impunemente?”

 

 “Se li perdo, mio caro, è perché ho fatto la luce pulsata” – precisò Mara – “ma tu, troglodita come sei, è chiaro che sconosci la più moderna tecnologia. Dieci sedute a poco meno di tremila euro e i peli sono solo un ricordo”.

 

“Per quanto mi riguarda, considerato il costo, potresti anche non farla la luce puzzata e giocare nella nazionale di calcio maschile. Faresti un gran figurone del tutto gratis e magari fai gol!”

 

“Dannatissimo energumeno” – sbroccò la donna inferocita – “venti anni fa non mi avresti detto queste cose! Non te ne saresti stato rintanato in casa il 14 febbraio, incollato a quello stupido divano, ricoperto da un puzzolente plaid scozzese a bere birra, a leggere di stupidissimo calcio e a guardare partite in continuazione alla tv”.

 

“E’ anche vero che venti anni fa era un mortorio, mia cara. Alla tv c’era solo un tempo di una partita di serie A la domenica pomeriggio, la domenica sportiva, mercoledì sport e 90° minuto. Ora sì che è vita! Partite, commenti, scoop, calciomercato.. tutto il giorno.. zero-ventiquattro!”

 

“Zero-ventiquattro?” – concluse Mara – “tu, al massimo, arrivi a zero-dodici. Io mi arrendo, speravo che almeno ti andasse di venire fuori a cena. Siamo io e te e poi Angelo e Chiara, Roberto e Marina, Tommaso e Virginia, Giuseppe e Francesca, Davide e Maria, Sandro e Martina, Marco e Sonia, Matteo e..”

 

“Ma cos’è, una terapia di gruppo per coppie?”

 

“Macché, era per movimentare un pò”.

 

“D’accordo, ci vengo, ma solo se mi garantisci che alla fine il tutto si trasforma in orgia”.

 

Rimasero in silenzio per qualche minuto, poi Maso si alzò dal divano per andare nell’altra stanza. Mara rimase seduta al tavolo del soggiorno a guardarsi allo specchio e a pensare che i soldi per la nuova acconciatura erano stati letteralmente buttati. Poco dopo, però l’uomo rientrò vestito di tutto punto d’un elegantissimo abito scuro gessato. Le si accostò all’orecchio e le sussurrò – “E’ anche vero, mia cara, che vent’anni fa, con lo stipendio che avevamo, questo non me lo sarei potuto permettere..”

 

“Stupido” – sorrise lei con le lacrime agli occhi, mentre Maso le porgeva sorridente un pacchettino finemente incartato – “così mi si distruggerà il trucco”.

 

“Non credo che occorra il trucco nel privee che ho prenotato per il nostro tête-à-tête” – la rassicurò lui –  “Buon San Valentino, cara”.

 

“Quindi, saremo solo io e te?”

 

“Sì, solo io e te” – confermò Maso – “ma se ti senti sola.. porta pure i peli”.

 

venerdì, 07 gennaio 2011

Agente 'secreto' zerozero-muco: la spia che non fiutava – 5^ p.ta

interruttore.jpg“Insomma, direttore, dove si trova la ragazza?” – insistette Svenson spazientito – “vi ostinate a non collaborare. L’avete capito o no che sono qui per salvare il mondo?”

 

“Chiedo venia” – rispose l’altro stizzito – “non mi ero reso conto d’avere di fronte addirittura Atlante affaticato col mondo sul groppone”.

 

“La smetta di scherzare. Abbiamo pochissimo tempo?”

 

“Sono certo che se lo farà bastare. Lei fa cose incredibili in pochissimo tempo..” – sentenziò il direttore, mostrando mestamente un misero frammento del vaso ming, appena raccolto da terra.

 

“Andate tutti a quel paese, mi arrangerò da solo!” – urlò l’agente, sgattaiolando via rumorosamente da quel po’ che rimaneva del mega-vaso. Poi, sotto gli occhi esterrefatti del direttore e della folla pietrificata, percorse velocemente un breve corridoio e si presentò al punto informazioni.

 

“Desidera?” – rispose dall’altra parte della vetrata una vecchietta merlettata fino al collo in evidente stato di decomposizione avanzato plurimo aggravato.

 

“Ehm” – esordì Stewart perplesso – “è il punto informazioni o sono passato direttamente alla sezione antico Egitto?”

 

“Che c’entra l’antico Egitto, ragazzo?” – rispose la vecchia acida – “cosa te lo fa pensare?”

 

“Mi scusi, devo essermi sbagliato. In effetti, su di lei non c’è alcuna traccia né di bende né di fuliggini.. oddio, forse qualche fuliggine, ma..”

 

"Bende.. fuliggini?” - incalzò l’altra – “ma che stai farneticando? Giovanotto, sei sicuro di star bene?” 

 

"S-sì”.

 

“Chiamo un medico”.

 

“No, le assicuro, non c’è bisogno: sto benissimo ”.

 

“Mica lo chiamo per te. Un attimo di pazienza: devo farmi prescrivere un buon antiossidante. Non posso continuare a combattere i radicali liberi coi chiodi di garofano”.

 

“Radicali liberi, antiossidanti, chiodi?!?” – ripeté perplesso Stewart.

 

“Cosa?”

 

“Come cosa? E’ lei che ha tirato fuori tutta sta roba!”

 

“Bò? Sarò stata soprappensiero. Devo farmi prescrivere anche del fosforo per la memoria e qualche etto di omega 3, che anche se non so cos’è, sono certo ch’è di gran lunga meglio di canale 5 e italia 1”.

 

“Comunque.. – proseguì Stewart timidamente – “volevo solo chiederle se nel sarcof.. ehm.. cassettina dei med.. coff.. coff.. chioschetto delle informazioni ha per caso una mappa del museo. Devo trovare immediatamente una ragazza”.

 

“Ascoltami bene, bel timidone ‘faidate ’– rispose la mumm.. l’anziana impiegata – per trovare una ragazza non servono le mappe dei musei. Dai retta a me, iscriviti a meetic. Fai certamente prima e anche meglio. Io ci ho trovato l’anima gemella un mese fa, proprio quando stavo ormai per perdere le speranze. E’ accaduto così, come per incanto, tut..”

 

“Tutankamon?”

 

“No, tutt’a un tratto”.

 

“Ah.. ehm, bé, aveva parlato d’anima gemella e pensavo a.. comunque, non ha importanza, io cerco una di quelle ragazze che stanno sulle tele”.

 

“Uhm, roba da unoquattroquattro.. pure viziosetto, eh?” – esclamò la donna allibita – “oggi è la tua giornata fortunata ragazzetto. Faccio quel lavoro dalle 10 di sera a mezzanotte per arrotondare. Chiama questo numero e parlerai direttamente con me..”

 

“C-con lei?” – ripeté Stewart a occhi sgranati.

 

“Certo, che ti credi?” – lo tranquillizzò la vecchia – “la ragazza che si contorce in tivù l’avremo vista sì e no un paio di volte durante le riprese dello spot, poi siamo tutte coetanee. Non è carino aiutare il prossimo alla nostra età?”

 

“Già, il prossimo. Aiuti pure il prossimo, gli cedo volentieri il mio posto” – conclude fermamente l’agente – “la mia ragazza è un dipinto: la ragazza con l’orecchino di pirla. Le dice qualcosa? Devo trovarla entro dieci minuti”.

 

“Perché, se non la becchi, le si ritrasforma in zucca la cornice e l’orecchino in topo, tipo magicabulabibidibulabibidibobidibu o giù di lì?”

 

“Mi creda, signora informatrice, è una cosa serissima. Se non la trovo, crolla tutto. Capisce? Vite in pericolo!”

 

“Vite in pericolo?!?” – strepitò la vecchia – “allora corri! Svolta l’angolo in fondo; troverai la ragazza attaccata alla parete destra. Ecco un paio di cacciavite, ti serviranno per la vite..”.

 

“Vite?!?”

 

“Sei stato tu a parlare di vite in pericolo, no?”

 

L’agente ‘secreto’ zerozeromuco tagliò corto con un grazie. Afferrò i cacciavite e si fiondò immediatamente in direzione dell’angolo, trascinandosi dietro la folla rumorosa formata dal direttore e dai numerosissimi visitatori del museo, sempre più morbosamente incuriositi dalla stravagante situazione.

 

“Ragazzo, spero per lei che per tutto questo abbia un buon motivo” – blaterò il direttore, che non si era staccato un solo momento dalle costole dell’agente.

 

“Buon motivo? Vi pare un musical questo? Vi sembro un compositore?” – rispose ironico Stewart – “datemi piuttosto una mano a cercare il quadro della ragazza e vi assicuro che alla fine mi ringrazierete. Abbiamo meno di cinque minuti”.

 

“Giammai!!!” - tuonò l’altro – “mi spiace solo di non poter procedere io stesso al suo arresto!”

 

“Già. E magari a un bel processetto sommario fatto in casa con annessa condanna ruspante alla pena capitale e relativa esecuzione just in time mediante ghigliottina originale del periodo robespiearriano..”

 

“Non aspiro a tanto. Mi saprei far bastare una spina della corrente ad alta tensione e due sole delle sue dita: l’indice e il medio”. 

 

“Dovrà accontentarsi del medio per ora..” – replicò Stewart spazientito, completando la frase con un gesto poco edificante, ma altamente esplicativo.

 

“Stronzo! Mi dica almeno a cosa mancano meno di cinque minuti. Possiamo sapere? Cos’è che sta per succedere di tanto terribile? Cosa può esserci di ancora più terrificante della rottura di un pregiatissimo vaso ming conservatosi miracolosamente integro per millenni? Quel vaso era introvabile!”

 

“Falso, mio caro direttore. Il vaso è diventato ora introvabile e grazie a me” - precisò Svenson – “comunque, non posso dirvi nulla sulla missione. E’ strettamente top secret. State tutti a guardare attentamente, così poi potrete raccontare le mie incredibili gesta ai posteri”.

 

“Ai posteri non so” – replicò il direttore caustico – “ma di certo molti di noi avranno tanto da raccontare ai giudici!”

 

“Dunque, vediamo un po’” – mormorò l’agente, scorrendo velocemente i quadri lungo la parete destra del corridoietto che aveva appena imboccato – “ragazza con il ricchione.. no; ragazza con le orecchiette.. neanche; ragazza col cotechino.. nemmeno; ragazza con l’orecchino di pirlo.. ancora no; ragazza di Pirlo con falli laterali.. nooooo! Wow, finalmente.. ragazza con l’orecchino di pirla.. BINGO!!!”

 

“Cosa le vuol fare? E minorenne!” – strillò preoccupato il direttore, mentre Stewart staccava brutalmente il quadro dalla parete.

 

“Macché minorenne?” – ribatté l’agente ‘secreto’, mentre estraeva dalla tasca un documento sgualcito, praticamente in fin di vita da reparto intensivo – “tenga la mia carta d’identità. Ho più di diciotto anni e pure da tanto ormai. Contento?”. Poi si girò verso la parete, dove prima era appeso il quadro – “qui dietro avrebbe dovuto esserci un interruttore; vedo però.. due plance! Una di troppo!!! 

 

“Melius abundare quam deficere”.

 

“Le sembra questo il momento di parlare in dialetto stretto, direttore? Devo scoprire immediatamente quale delle due plance è quella giusta.. quale?!? Ho solo due minuti scarsi per disinnescare questo maledettissimo marchingegno!”

 

Una delle due plance era scura e piena di bottoncini e fili, alcuni di colore viola, altri verdi; emetteva un leggerissimo ticchettio e nella parte superiore presentava un display su cui scorrevano in rosso inesorabili i secondi: ne rimanevano 90.. 89.. 88.. L’altra plancia era trasparente, apparentemente innocua e lasciava intravedere i classici fili della corrente: nero, rosso e grigio. Nessun rumore, niente count down. Stewart era consapevole che il tempo non sarebbe stato sufficiente a lavorare su entrambe le plance, ma quale delle due scegliere? Un solo errore e.. sudava freddo al solo pensiero di poter sbagliare! Dalla sua decisione dipendeva l’esistenza dell’intera città di Bangkok. Doveva pensare in fretta e bene.

 

“Bé, che aspetta?” – s’inserì bruscamente il direttore, tranciando di netto l’intricata matassa di pensieri sconclusionati in cui l’agente era rimasto pericolosamente imbrigliato – “è chiaro che il meccanismo è quello col display e il ticchettio”. Seguì un brusio d’approvazione da parte delle centinaia di persone che nel frattempo si erano assiepate tutt’intorno per assistere all’azione commandos rigorosamente top secret.

 

“No” – rispose l’agente seccamente – “questi sono terroristi veri e fanno sul serio. Abbiamo a che fare con veri professionisti. Sono convinto che hanno creato la messinscena del marchingegno con display e ticchettio per trarci in inganno, ma il vero comando a distanza è sotto la seconda plancia..”. Detto questo, con un cacciavite sfilò via velocemente le viti che tenevano il coperchio attaccato alla parete e, fatti due o tre ragionamenti al volo, interruppe prontamente il circuito con un paio di colpi di pinza ben assestati. Un attimo dopo, tutt’insieme, la sala piombò nel buio più totale, il display della prima plancia segnò ‘zero’ e gli squillò il telefonino. 

 

“Sì... sì.. capisco capo.. sì.. mi rendo conto perfettamente capo.. diciamo che.. io comunque non.. certo capo.. certo.. ok capo”.

 

Erano le 22.34 della sera, quando l’agente Svenson chiuse la conversazione telefonica col suo superiore e si rivolse ai presenti con voce tremula, sotto la luce fioca delle lampade d’emergenza del museo Mauritshuis, per dire che la missione purtroppo era fallita; che si offriva volontario per riparare il guasto al sistema elettrico e ripagare il prezioso vaso ming andato in frantumi con un piano d’ammortamento misto di rate e lavoro nei week-end come guardia ingiuriata; che non c’era di che preoccuparsi per chi avesse prenotato una vacanza a Bangkok, perché comunque sarebbe stata rimborsata o sostituita a cura dei servizi segreti con un’altra presso una diversa destinazione con alberghi e trattamento di pari qualità; che, infine, per qualsiasi ulteriore notizia di approfondimento e dettaglio sulla ex città di Bangkok stava per andare in onda sul primo canale un’edizione speciale del telegiornale. --- > To be continued.

domenica, 28 novembre 2010

Ragioni di.. sicurezza! [Parte Dopo]

[Parte Dopo: continua dal 10/11/2010]

appunti2.jpg

Quando stamattina ci ho messo dentro il vademecum, ho pensato che per stare ancora più tranquilli sarebbe stato meglio cambiare il codice”.

“E quale sarebbe il nuovo codice?!?” – incalzò George infastidito.

Mica posso dartelo così per telefono? Sai bene che i telefoni sono intercettabili, che potrebbero essere sotto controllo”.

“Ma sei matta? A chi vuoi che gliene può fregare di due impiegati che vivono di un misero stipendio in affitto, che si ritrovano una cassaforte in salotto solo perché l’avevano installata i proprietari e che per darsi un tono la riempiono di cambiali scadute, contratti di mutui e finanziamenti, bollette di luce e telefono e ora pure precisissimi pro-memoria della location delle cose di casa?”

Basta George!” – l’ammonì lei – “stai dando troppi indizi su di noi e del nostro modus vivendi. Così finiranno col rubarci l’identità!

“L’identità?!? Ma cos’è sta leggenda che circola sul fatto che c’è gente che tenterebbe di rubarti l’identità? Vai su Facebook e ti rubano l’identità, vai al cinema e ti rubano l’identità, al supermercato e ti rubano l’identità, al cesso ed è un altro che fa la cacca al posto tuo. Ma che se la fregassero pure la mia identità, sapessi che acquisto.. una vera botta di culo!!!”

L’età del cane, George”.

“L’età di chi?”

Del cane. Sono le prime due cifre della combinazione. Corrispondono all’età del cane”.

“Undici?”

No”.

“Ne sono certo. L’ho visto nascere. Sono undici e posso darti anche l’ora, il segno zodiacale e l’ascendente”.

No. Non il nostro. Sarebbe stato fin troppo semplice, non credi? Quello dei vicini”.

“Quali vicini? Tutti i nostri vicini nel raggio di almeno un miglio hanno un cane!”

Non posso dirtelo al telefono. Prova a chiedere in giro”.

“In giro? A tutti i vicini? L’età del loro cane?”

Mi sembra un buon metodo”.

“Faccio prima a farla brillare, ‘sta cassaforte di..”

Non dare indiziiiiii… non specificareeeee… ziiiittooooo!!!

“Ammesso che riesca a recuperare l’età del cane, gli altri tre numeri della combinazione?”

Sono quelli che ho giocato alla lotteria del 16 aprile del 2002”.

“Non ci crederai, ma mi aspettavo qualcosa del genere” – commentò paonazzo l’uomo – “e come farei a recuperarli?”

Mi sa che non puoi".

“Perché?”

Ho lasciato la schedina in cassaforte per maggior sicurezza”.

“Credimi Deborah, non credevo di correre tanti rischi quando ti ho sposata..”

Comunque, ora che ci penso, devo aver lasciato una copia del pro-memoria dentro uno dei barattoli della marmellata, per il caso in cui avessi dimenticato la combinazione della cassaforte”.

“E me lo dici adesso? Corrò in cucina e..”

No, non in cucina. Ho messo il barattolo nel mobiletto bianco del bagno, dietro dentifrici e spazzolini. Sai, per maggior..

“Fammi indovinare.. sicurezza?”

George, schiaffò pollice medio e indice dentro la materia gelatinosa e appiccicaticcia e cominciò a ruotarli convulsamente alla ricerca spasmodica del pezzo di carta. Qualche istante dopo esclamò soddisfatto – “Eurekaaaaa!!! Ecco il pro-memoria. Che schifo però; è zuppo di marmellata di fragole!!!”

Bene, caro. Tieni però conto che tra ieri sera e stamattina ho messo ulteriore ordine e quindi la lista ti aiuterebbe poco. Direi anzi che faresti meglio a non tenerne conto; finirebbe col depistarti”.

Dopo una settimana esatta, alle sei del pomeriggio, un taxi sostò dinanzi alla porta di casa. Ne scese Deborah. Aspettò che l’autista aprisse lo sportello e le consegnasse il trolley e, dopo aver pagato la corsa, salì lentamente le scale. Suonò il campanello di casa, ma nessuno rispose. Suonò nuovamente, ma ancora silenzio. Aprì la borsetta ed estrasse la chiave dell’ingresso. L’inserì nella toppa, girò e.. era come bloccata; non ruotava di un solo millimetro. Provò a chiamare il numero fisso di casa, ma una voce femminile asettica, annunziò dall’altra parte che il numero era inesistente. Compose sulla tastiera il numero di telefonino di George, ma anche quello era inesistente. A un tratto udì uno squillo. Proveniva dalla cassetta delle lettere. Scese di corsa le scale, afferrò la portiera della mail-box e la spalancò all’istante. Un telefonino dentro la buca delle lettere? Che strano. Squillava insistentemente. La donna guardò il display. Era una chiamata anonima. Dopo qualche attimo d’esitazione, decise di cliccare col dito sul tasto di risposta e di dare una voce. Dall’altra parte era George o meglio la voce di George registrata e il messaggio fu il seguente – “Ciao cara, ho cessato il telefono di casa e il mio telefonino per sicurezza, ho disdetto l’affitto per maggior sicurezza ed ho scambiato la mia identità con quella di un lama tibetano, mio amico di Facebook. Non temere, però; credo che non sarà difficile per te rintracciarmi. Infine, ho inserito i numeri delle coordinate del posto in cui mi trovo sotto l’orecchio di una ventina di gatti randagi del quartiere. Ovviamente: ragioni di.. sicurezza!

 

mercoledì, 10 novembre 2010

Ragioni di.. sicurezza! [Parte Prima]

appunti.pngGeorge sollevò una palpebra, molto lentamente, con un movimento quasi del tutto impercettibile a occhio umano. Subito dopo, toccò all’altra. L’aprì con gli stessi identici tempi e modalità. Rimase quindi immobile sul letto, come fosse inchiodato. Se solo avesse potuto, si sarebbe immediatamente rimesso a dormire a oltranza, sprofondando in un sonno pesante, nell’attesa che tornasse lei.

 

Deborah era uscita di casa all’alba. Dopo qualche rumoretto qua e là tra le quattro pareti del bagno e quelle della camera da letto, l’aveva sentita chiudere agitata la zip del trolley, rispondere al citofono e scaraventarsi giù per le scale a prendere il taxi, che doveva essere in strada ad aspettarla già da un bel po’. Non era solita andar via per lavoro e, quand’era accaduto, era stato solo per un paio di giorni, insomma, una cosa indolore, come una piccola puntura d’insetto, che, a parte il fastidio iniziale, dimentichi in fretta. Stavolta, però non era come le altre. Sarebbe stata via per un’intera settimana e per George era terribile!

 

Deborah gestiva l’organizzazione domestica degli spazi e delle cose. Lo aveva fatto sin dall’inizio della loro convivenza e per George era stato come un vero e proprio golpe, perpetrato crudelmente ai danni della sua indipendenza e della sua libertà. Lei sapeva tutto: dove si trovavano le cose, da dove venivano, per dove erano transitate e per quanto tempo, esattamente ‘quanto’, calcolato con una percentuale d’errore tendente a zero. Era praticamente in grado di rintracciarti in un nanosecondo persino una capocchia di spillo, che avresti data per dispersa chissà dove e chissà quando e non perché fosse brava o avesse un fiuto particolarmente sviluppato, ma semplicemente perché era lei stessa che l’aveva collocata o lasciata cadere in quel posto. Infine, come se non bastasse ad aggravare ulteriormente la situazione, c’erano, d’un canto, la spregevole abitudine della donna di cambiare idea ininterrottamente e di spostare sistematicamente le cose dentro casa, dall’altro, la fissa della riservatezza e della tutela a oltranza della propria privacy. Insomma, una sorta di miscela esplosiva che nel corso del tempo aveva prodotto l’inevitabile conseguenza di far rincretinire progressivamente George, stremato dalla continua e spasmodica ricerca di una mappa aggiornata e affidabile dell’abitazione, del contenuto dei ripostigli e dei vari scaffali.

 

In simili circostanze era chiaro come l’assenza prolungata della donna equivalesse nell’immaginario dell’uomo né più né meno che a essere abbandonati al centoventiduesimo piano d’un grattacielo in fiamme senza uno straccio di paracadute o nel bel mezzo del mare in tempesta dopo un terribile naufragio e a corto di scialuppe o, peggio ancora, tra le dune di un cocente deserto con solo una mezza bottiglietta d’acqua piovana e per di più radioattiva.  

 

George cercò di non farsi prendere dal panico. Tirò un respiro profondo nel tentativo di rilassarsi e si mise seduto sul letto. Pensò che aveva fatto bene a far valere i suoi diritti e a pretendere che la moglie gli lasciasse un sintetico vademecum col  quale affrontare la drammatica solitudine domestica di quei giorni. Armato del pro-memoria non avrebbe avuto proprio nulla da temere. Ruotò la testa verso il comodino, dove lei gli aveva detto che l’avrebbe lasciato, e strizzò gli occhi per mettere a fuoco meglio. Lo fece una seconda e poi una terza volta, ma non riuscì a cogliere nulla di cartaceo. Magarì, pensò tra sé e sé, l’avrà messo dentro a un cassetto. Aprì gli scaffaletti uno dopo l’altro, ma ancora niente. Eppure doveva esserci. L’aveva preteso. Fece un rapido giro della stanza e poi perlustrò la casa da cima a fondo. Percorse metro per metro ogni angolo, ogni piccolo anfratto dell’appartamento, ma nessuna traccia di pro-memoria. Solo post-it variamente scarabocchiati a più riprese, foglietti volanti con vecchie liste della spesa e rubriche telefoniche d’antica memoria, tristemente superate dall’avvento dei telefonini. Allora, furibondo afferrò la cornetta e compose isterico con dito tremante il numero del telefonino di Deborah. Due squilli appena e lei rispose.

 

Ciao caro, già sveglio?

 

“No, in realtà dormo ancora, mi trovo nel bel mezzo di un incubo e non vorrei svegliarmi affatto senza sapere dove sei andata a cacciare il pro-memoria che mi avevi promesso”.

 

Non angustiarti, George. L’ho lasciato in cassaforte”.

 

“In cassaforte? Mi avevi detto che l’avresti lasciato sul comodino”.

 

Sì, è vero caro. Però stamattina, prima d’andar via, ho pensato che sarebbe stata molto più sicura la cassaforte”.

 

“Io non capisco” – ribatté l’uomo perplesso – “è solo una lista di sopravvivenza domestica spiccia per il tempo che mancherai di casa, mica una mappa del tesoro!”

 

Sai com’è.. di questi tempi”.

 

“No, non lo so com’é. Penso che toccherà informarmi” – commentò George sarcastico. Poi, riagganciò e si precipitò in salone, sollevò dal chiodo il vecchio quadro impolverato dello zio Sanford, e compose la combinazione della cassaforte. Nulla. Ridigitò i numeri con maggiore attenzione, tirò a se la manopolina dello sportello e.. nulla ancora - “Che succede? Sono certo che questa è la combinazione giusta. La mia data di nascita. Mi ricorderò bene di quando son nato! Proviamo a richiamare..”

 

Dimmi caro”.

 

“Deborah” – esordì George – “ho appena staccato l’avo dalla parete e composto il codice della cassaforte; l’ho fatto più volte, ma non si apre un bel nulla”.

 

Che stupida, quasi dimenticavo”.

 

Quasi’, eh?”       --- > To be continued

   

sabato, 25 settembre 2010

Scremati dal destino – Estate, vacanze e.. last minute! (Parte dopo)

[Continua dal post del 31/08/2010]

 last minute 2.jpg

“Io non mi posso proprio pace” – proseguì Mara, congiungendo le mani come se inconsapevolmente volesse pregare e aguzzando gli occhi verso la schermata del computer, che rimaneva drammaticamente immobile, come un vecchio poster cui ormai sei più che assuefatto - “ho sempre sentito che la gente trova pacchetti stupendi e a prezzi stracciati, chi a Sharm el Sheik, chi alle Seychelles, chi…”.

 

“Mi sa che nel nostro caso” – la interruppe Maso, strofinandosi nervosamente sotto le ascelle gli ultimi cubetti di ghiaccio che c’erano rimasti nella ciotola sul tavolino accanto alla poltrona - anziché i prezzi, avranno stracciato direttamente i pacchetti, mia cara! La schermata dei last minute come vedi è kappa-o e lancia inequivocabili segnali di rigor mortis. Non appare più un’offerta ormai da dieci giorni e le ultime due occasioni sono state: un week-end shrek-style indimenticabile, e posso immaginare in che senso, in cima a una non ben identificata località montana tra le più isolate del globo terracqueo, dove non arriva neanche il più potente dei satellitari multicanale, ma solo a stento i muli d’altura e, per di più, con l’obbligo di equipaggiamento, rigorosamente autogestito, comprensivo di boraccetta modello San Bernardo; l’altra, sette giorni a pane e acqua con bibbia, cilicio e inginocchiatoio in legno ruvido e venoso, da trascorrere in un tetro monastero immerso nei boschi tra strani monaci dallo sguardo bieco, con pagamento in parte in contanti, in parte in natura. C’era pure scritto ‘all inclusive’ e la cosa mi preoccupava non poco e  nessuno si è mai lamentato’. Ma perché, qualcuno è mai tornato indietro da lì?!?”

 

“A dire il vero” - obiettò la donna – un soggiorno interessante un paio di settimane fa era saltato fuori”.

 

“Ridagli con ‘sta storia del soggiorno interessante. E’ stata la volta che per errore siamo entrati nel sito di un mobilificio. Era un soggiorno, ma di tutt’altro genere. Per averlo, avremmo dovuto acquistare col sangue i mobili dell’ingresso!”

 

“Beh, in realtà ci servirebbero. Guarda come sono ridotti quelli che abbiamo..”

 

“Non i mobili del nostro ingresso, Mara, ma dell’intero ingresso del mobilificio, pari a circa trecento metri quadrati finemente arredati! Comunque, io mi arrendo. Ho deciso: mi lascio travolgere dagli eventi. Preferisco pensare alla mia ultima ora… basta last minute!”

 

“Io invece penso alla figuraccia che faremo con gli amici, quando ci chiederanno con le facce abbronzate di fresco che abbiamo fatto per le vacanze, dove siamo andati, se ci siamo divertiti. Cosa risponderemo, coooooosaaaaaa?”

 

“Ehi, Mara!!!” – esclamò l’uomo a un tratto, sgranando gli occhi, tanto che la donna dovette pensare che doveva essersene andato con la testa una volta per tutte – “dai un’occhiata un po’ qui. La finestrella in basso a sinistra sullo schermo”.

 

Mara si avvicinò titubante, ma allo stesso tempo fortemente incuriosita. Aguzzò gli occhi, lesse due o tre righe mormorando a bassa voce e, subito dopo, urlò - “Cliccaci sopra, Maso. Coraggio, non fartelo sfuggire. Facciamolo subitooooo!”

 

L’uomo non se lo fece ripetere una seconda volta. Pigiò lesto sul tasto del mouse come se stesse affondando sul pedale dell’acceleratore di un’auto da corsa e, in poco meno di un’ora, il salotto fu inondato da un’inaspettata ventata di freschezza, paragonabile all’aria frizzantina dei boschi del Kent alle cinque e mezza del mattino. I due si sentirono resuscitare e tutto sembrò più bello con l’inverter sparato al massimo, persino dover studiare per ripassare il finto viaggio last minute che avevano appena acquistato e inventare un commento, un aneddoto divertente, una storiella buffa facilmente bevibile per ciascuno dei fotomontaggi che avevano ricevuto come preziosa documentazione a supporto.

 

“Faremo il nostro bel figurone Mara. E’ un finto tour indimenticabile. Sembra quasi di farlo davvero: a momenti ci credo anch’io!”

 

“Di più, Maso, molto di più. Schiatteranno tutti d’invidia quando realizzeranno che, oltre ad aver fatto un viaggio del genere col last minute, ci siamo comprati il condizionatore per il salotto..”

 

“Però.. ora che ci penso” – si bloccò di scatto Maso, come folgorato – “quasi tutti i nostri amici hanno installato un inverter e pure della stessa marca del nostro, in concomitanza col loro viaggio last minute..”

 

“Vorresti dire.. Compra un inverter e al tuo finto viaggio ci pensiamo noi.. stessa promozione?”

 

“Che taroccari!!!”

 

“Loro, eh?”

 

Risero di cuore al pensiero che di lì a poco, con il silenzio complice e il finto compiacimento generalizzato, avrebbero recitato il loro avvincente copione, allo stesso modo e con la medesima dovizia di particolari della lunga serie d’amici furbi che li avevano preceduti, chi in Egitto, chi in Australia, chi in Kenia. E il prossimo anno? Già deciso: super-inverter in camera da letto e last minute fantascientifico su Marte… Perché no?!?

lunedì, 26 luglio 2010

Strudy & Friends - Andrea Fiore intervista la vocalist Antonella Pitarresi

Al microfono  matto  di  Andrea Fiore, per Strudy & Friends, Antonella Pitarresi, la  simpatica e bravissima vocalist dei Soul Wave e degli Indigo Wave, entrambi gruppi di Palermo che spaziano tra generi musicali quali: Jazz, Swing, Funky, Soul.

 

I due gruppi, dei quali fanno parte, oltre ad Antonella Pitarresi, anche Roberto Beccàli (tastiere, arrangiamenti e computer programming) e Piero Giammalva (voce solista solo per Indigo Wave), nascono come "Cover Band", ma si distinguono da queste per la selezione dei brani e gli arrangiamenti totalmente rivisitati. Un'originale alternativa ai soliti stereotipi! Provate ad ascoltarli per rendervene conto!!!

Il link alla pagina degli Indigo Wave:
http://www.myspace.com/indigowave2010

lunedì, 09 novembre 2009

Ring my bell e.. via sul Ring di Virgil Presley!!

strudyefriends.jpgE’ arrivata la chiamata e.. ho visto la Luceeee!! Da oggi, io e il mio sito satirico-demenziale Strudelone, con una miriade di racconti e storielle divertenti e divergenti, faremo parte della spericolata gang di Virgil Presley news

                  (http://virgilpresleynews.myblog.it)

il Ring di satira, scrittura creativa e personaggi di culto tutti insieme appassionatamente, in un quotidiano come non se ne vedevano da tempo.

Per chi si fosse messo in contatto solo in quest’ultima manciata di secondi e si stesse chiedendo ‘What’s Strudelone?!?” dirò che..

Strudelone è questo e quell’altro… convergenza e divergenza… sapere e inventare… un misto che si colloca meravigliosamente sospeso in una sorta di spaziotempo che sa di storia e leggenda.. Strudelone è la sottile linea di follia che scivola in te e ti scorre a colorare una giornata che se affidata alla sola ragione rimarrebbe irrimediabilmente impregnata di toni e sfumature grigio-scure… è il sorriso sulle labbra.. la ruga che comunica ilarità.. il naso rosso di un clown… lo scivolone sulla buccia di banana… la gaffe inaspettata… Strudelone è il dolce brainstorming del pasticciere che esplode creatività nelle sue innumerevoli variabili… è dolce e un po’ salato… zucchero e sale della vita… Strudelone è il modo in cui ci chiamiamo scherzosamente con alcuni amici… è il blog creato per te, anzi.. per una parte di te… l’emisfero destro della tua mente… ed ecco la ricetta..

..il dolce segreto dello strudelone si fa risalire per tradizione popolana a Newton, anche se la madre ripeteva che non gli sembrava tutta farina del suo Isacco… Vediamo un po’… versate la farina su di un tagliere e fateci un buco nel mezzo… meglio se alla farina, perché un mio amico lo ha fatto al tagliere e per quella sera pasta e ceci… Tagliate il burro a pezzettini… prima che si sciolga.. ok versatelo così com’è… Rompete un uovo e… dopo aver pulito ben bene… rompetene un altro… stavolta sull’impasto.. ooooo…kkeiii… ora stendeteci sopra po’ di zucchero a velo… un velo pietoso e completate con una scorza grattugiata di limone e una presa di sale da dueeventiiiiiiiiiiiiiii……volttttt… A questo punto sarete già ricci crespi e ondulati senza manco l’uso di un solo bigodino… ecco perché è consigliabile preparare la pietanza il sabato pomeriggio… sostituisce il parrucchiere divinamente e ci ha il suo bel tornaconto economico… Lavorate l'impasto fino a che risulti omogeneo e poi in frigo a riposare per circa un'ora… Ok l’ora è passata… adesso potete uscire dal frigo… piano mi raccomando… e attenzione alla brina… Per il ripieno, trovate una mela molto matura e fatela correre… correre.. correre.. finché perdendo l’equilibrio cada e si sbucci da sola… tagliatela in piccoli pezzi e portatela con voi in una ventiquattrore al posto che vi dirò nella mia prossima telefonata.. e senza avvertire la Polizia … guai a voi.. io non scherzo.. sono un professionista del frutto… Amalgamate la mela con lo zucchero, il pan grattato… grattato? Vabbè, fa niente… l'uva sultanina, i pinoli, il rum, lo zucchero vanigliato, quello ossigenato e quello con le mesce, la cannella e la scorza di limone grattugiata... Accendete il forno.. adesso ci pensate?!? Stendete con violenza l'impasto fino ad ottenere una spoglia mortale di circa 40x26cm da mettere su di una teglia imburrata o con della carta forno. Versate il ripieno nel mezzo della spoglia e chiudetela a rotolo da appendere in bagno. Mettete in forno a 180°C (non a 90° perché altrimenti si versa) per 35 minuti, quindi estraetelo dal forno ogni 5 minuti per 2 minuti circa e guardatelo di tanto in tanto senza farvi vedere.. Infine… servite a tavola per i prossimi vent’anni.. la cucina non fa per voi!!!

Aspetto vostre folli elucubrazioni e voli pindarici.. a presto, Andrea Fiore, alias Strudy .. ;-)