venerdì, 02 marzo 2012

Auchan Eleven - 3° episodio

[Trovi i link alle prime due puntate sulla colonna destra del sito - voce "StrudyRacconti a puntate"]

 

clooney,ocean eleven,ocean,auchan,rapina,racconto,risate,comico,demenzialeIl vecchio furgone s’avvicinò furtivo all’incrocio e scivolò a passo d’uomo in direzione del centro commerciale. Alcuni degli uomini all’interno stavano in religioso silenzio; altri, mormoravano agnosticamente.


Nella mente di Nomartin O’Party, alla guida del veicolo, il piano era ben chiaro. Fissato nella mente in versione 3D super dolby surround. L’unico dubbio che l’attanagliava era se la stessa certezza cristallina abitasse le anguste menti dell’ammucchiata di brutti ceffi che gli erano toccati in sorte come soci nell’affare. 

 

“Ci siamo quasi” – pronunciò l’uomo preoccupato rallentando – “Ragazzi, é tutto chiaro? Capito cosa fare? Come muoverci?”

 

“Certo capo” – annuirono gli altri, scambiando tra di loro torbide occhiate con spigole e orate puzzolenti.

 

“Chi di voi tiene il tempo?” – incalzò O’P.

 

“Ehm, il tempo? Io capo” – rispose titubante Geieffe – “dovrebbe reggere. E’ previsto nuvoloso fino alle sei, ma nessun rovescio”.

 

“Te ne darei io uno ben volentieri” – ribatté lesto O’P, sollevando minaccioso un braccio dallo sterzo – “ma non voglio contraddire i meteorologi, almeno per ora!”. Accostò la vettura ai bordi del marciapiede e puntando dritto gli occhi su Conad gli si rivolse con tono inquisitorio – “Ehi tu, mastrolindo? Ti vedo leggermente stralunato. Tutto chiaro?”

 

“Chiaro, capo” – assentì con determinazione Conad il mercenario dal sedile posteriore.

 

“Allora, ripeti a beneficio degli altri” – lo invitò O’P compiaciuto.

 

“Dicevo c-chiaro n-nel s-senso d-di… ehm, b-bianco…” – precisò l’altro balbettando – “t-t-tutto b-bianco… c-come d-dire…”.

 

“T-ti p-prego, n-non d-dire n-niente. E’ già terribile poterlo immaginare!” – esclamò disperato il conducente. Poi, portandosi le mani ai capelli, buttò lo sguardo oltre il finestrino verso il cielo e proseguì a bassa voce – “Mio Dio, certo che non potevi riservarmi trattamento peggiore. Avessi almeno avuto la bontà d’attendere che traghettasi dalle tue parti. No, già su questa terra dovevi punirmi!!!”

 

“Le dico subito di non interrogare me, capo” – si autodenunciò Toscopio, alzando le palme delle mani al cielo.

 

“Perché non dovrei? Che ci hai la giustificazione firmata dai genitori?” – rispose O’P sgranando gli occhi – “Hai forse aiutato tuo padre a raccogliere le olive, tua madre con le conserve dei pomodori? Ti è morta la nonna per la terza volta? Hai morso il cane?”

 

“No.. no, niente di tutto questo” – lo tranquillizzò Toscopio – “E’ solo che lei ci ha detto di non parlare con nessuno del piano e non sarò certo io a spifferarlo ai quattro venti”.

 

“E tu, Max Sfighé?” – si rivolse O’P quasi implorando all’ultimo dei mentecatti, sperando che almeno lui riuscisse a farlo ricredere – “Vuoi provarci tu a esporre il piano?”

 

“Capo, ma è sicuro che io ci fossi quando l’ha spiegato?” – insinuò l’altro perplesso aggrottando le folte sopracciaglia – “io, a esser sincero, non ricordo. Forse non c’ero e se c’ero…”

 

“Se c’eri, anche tu eri completamente scollegato, eh? Come tutti gli altri. Né più, né meno” – completò O’P in modo scomposto, a tal punto che stava per uscire fuori di strada. Arrestò la vettura accanto a una fermata degli autobus e, dopo aver tirato un respiro profondo per darsi un minimo contegno, riprese con tono pacato – “Aprite bene le orecchie. Non lo ripeterò un’altra volta. Paganini non replica! Toscopio resta in macchina, mentre gli altri entriamo da Auchan. Aspettiamo che il numero delle casse impegnate scenda a quattro, ci mascheriamo il volto e svaligiamo il supermercato. Quindi, mentre Conad ci copre le spalle, ci allontaniamo verso il furgone. Toscopio è già in moto e scappiamo via sgommando, felicemente ricchi. Ok?”

 

“Solo una domanda” – disse Max Sfighè, sollevando l’indice della mano come a prenotarsi – “io mi sono perso a Paganini. Ma chi cazzo è ‘sto Paganini, il sesto uomo?”

 

“Io ne avrei un’altra, capo” – s’inserì Conad, mentre O’P diventava paonazzo in volto – “non sarebbe meglio se ci vestissimo pesanti sin da subito. Mi sembra un’inutile perdita di tempo andarvi a coprire le spalle, giusto quando dobbiamo pensare a scappare”.

 

“E io” – completò l’opera Toscopio, quando O’P già sbavava furente dall’ira – “quand’è che scendo dalla macchina e passo in moto? Devo aspettare un segnale convenzionale? Cos’è, uno schiocco di dita, un fischio…”

 

“Magari una pernacchia” – completò O’P con gli occhi iniettati di sangue.

 

“Bene!” – s’inserì tronfio Geieffe – “Mi sa che ci siamo, capo. Ora è chiaro che tutti hanno capito il piano. Spero che vorrà complimentarsi con me per l’ottima selezione dei collaboratori”.

 

“Se questa è l’ottima selezione, non oso neanche lontanamente immaginare come fossero gli altri che sono stati scartati” – commentò mestamente O’P – “D’accordo, passiamo all’azione e speriamo che la pratica vada meglio della teoria. Avete portato le calze?”

 

“Calze?!?” – ripeté perplesso Conad – “mica è la befana?”

 

“Io non le porto le calze” – obiettò Max Sfighé – “ho fatto voto di povertà e vado in giro a piedi nudi”.

 

“Io ho i pantacollant. E’ uguale?” – completò Toscopio – “Tengono molto più caldo e non se ne calano quando si smoscia l’elastico. Perché l’elastico prima o poi si slarga e, sapete, non è bello girare per le str…”.

 

“Porcaccia la miseriaccia!!!” – sbroccò O’Party come un’erinni – “Non m’importa che cazzo ci facciate con le calze, se ve le portiate davvero addosso o ve le tatuiate o ve le dipingiate a pelle fino al polpaccio o fin sopra il ginocchio. Voglio che noi tutti, una volta dentro Auchan, ci copriamo il volto con qualche cazzo di cosa, in modo da non poterci riconoscere”.

 

“Mi sembra una cosa inutile coprirci dopo che ci siamo già visti in faccia” – obiettò Conad – “bisognava farlo prima”.

 

“Già” – aggiunse Max Sfighé – “chiaro che ci riconosciamo comunque. Che ci copriamo a fare?”

 

“Ma perché non dobbiamo poterci riconoscere?” – completò l’opera Toscopio – “Cos’è, un elemento di difficultizzazione?”

 

O’Party strinse forte i pugni per la rabbia fino a farli scricchiolare pericolosamente e solo a malapena riuscì a reprimere la forte pulsione di far fuori l’intero gruppo di scellerati. Aveva capito che per ora non aveva scelta, se voleva mettere a segno il colpo. Doveva accontentarsi di quel poco che aveva a disposizione e far buon viso a cattivo gioco. Poteva solo sperare in cuor suo che quel misero scrittore sfigatello di Andrea Fiore prima o poi riuscisse a vendere il copyright di Auchan Eleven a qualche altro autore con un budget cerebrale più consistente che gli permettesse in piena scioltezza di pensare a personaggi e scrivere storie  che non puzzassero così palesemente di merda.

 

“Capo, avete detto Auchan?” – riprese Toscopio con tono incerto – “ma perché Auchan?”

 

“Già, perché Auchan?” – insistette Max – “Qui c’è di meglio!”

 

“Insomma, basta con questa storia. M’avete scocciato! Ci sarà pure di meglio, ma per me è già tanto se svaligiamo Auchan! – li rintuzzò lesto O’P – “Al mio tre scendiamo dall’auto, tutti tranne Toscopio che ci rimane a motore acceso. Entriamo da Auchan e facciamo quel che dev’esser fatto e giuro che, se ce la facciamo, vado scalzo al santuario fin sopra alla montagna e accendo una confettura a Santa Rosa!!!”  -------- > To be continued

mercoledì, 20 luglio 2011

Summer Trouble.. This is the question!!!


 

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lunedì, 11 luglio 2011

Le magitragiche avventure di Er Riporter – 9^ p.ta: L’oracolo de li mortei.

 avatar, comico, demenziale,creatività, libri, andrea fiore, virgilio, virgil presley, satira, autori, pterodattilo, harry potter, magia, mago, bacchetta magica, sortilegio, avventura, racconto, strudelone, strudelAvvitar come una possente trivella si fece spazio tra le anime beate che fluttuavano intorno al grande albero mortei. Il maghetto tricosfigato lo seguì lesto, guardandosi intorno con timore. A volte l’apparenza inganna, pensava tra sé e sé, e sotto le sembianze innocue di un’anima bianca come candida ricotta può celarsi furtivo un temibile esattore dell’agenzia delle entrate o magari un venale dentista o persino.. un idraulico a ore!!! 

 

L’alieno verdolone approdò infine ai piedi di un grande altare in granito al gusto di fragola, dove alcune anime tra le più fortunate potevano dissetarsi con le cannucce due tre sorsi alla volta. Ritto innanzi a loro stava il gran sacerdote Delhi Mortei, un tipo ossuto, ricoperto d’anelli e collanine luccicanti, che indossava scarpe da tennis di adora, stante che stava in preghiera, e tuta in kamon, particolarmente adatta per entrare in contatto con l’aldilà. L’uomo ruotò leggermente il capo e si rivolse con voce sostenuta ad Avvitar – “Ciao Verdolone..”

 

“C-come sapete di questo nomignolo, sacerdote?!?” – chiese sconcertato l’alieno.

 

“Ti chiama così lo scorfano sfigotricrinato al tuo fianco” – proseguì il sacerdote lasciando cadere la voce – “dimentichi forse che io so tutto, di tutto, di più? RAIght?”

 

“R-RAIght!” – sudò freddo Avvitar.

 

L’uomo kamontutato s’infilò una mano in tasca e ne estrasse una piccola agenda. La sfogliò fino a trovare uno spazio libero e ci scrisse sopra qualcosa. Poi, mormorò – “uhm.. il verdolone ha detto c-come sapete di questo mignolo. Mignolo?!? Sta storia del dito deve essermi sfuggita. Comincio a perder colpi!!!”

 

“Ehm” – abbozzò Er – “non vorremmo sembrare eccessivamente invadenti, ma sono alcune notti che personalmente non riesco a prender sonno facilmente e come se avessi una terribile fitta al fondo schiena e..”

 

“So tutto, piccolo insignificante maghetto trincoincu” – confermò secco Delhi Mortei.

 

“Trico.. incu?”

 

“Hai parlato di fitta al fondo schiena, nevè? Una di quelle che prende appena fa buio e non ti molla prima delle fioche luci dell’alba? Si accompagna a fiato pesante dietro la nuca e sinistri mugolii, esatto?”

 

“Sì.. sì.. esatto” – asserì Riporter.

 

“Bene, allora “incu” è appropriato. Direi che ci sta a fagiolo o.. pisello.. eheheh”

 

“Gran sacerdote dell’albero mortei” – invocò l’alieno verdolone – “per venirti a trovare abbiamo attraversato mari, scalato montagne, scavato tunnel, guadato fiumi..”

 

“Ma da dove cazzo venite?”

 

“Dal primo miglio delle foreste ex vergini della Mesopomata”

 

“Dal primo miglio?” – ripetè il sacerdote, inarcando le sopracciglia – “ma è qui dietro l’angolo. Avete fatto il giro lungo!”

 

Seguì un’occhiata di Er che si abbatté come un possente e mortale fendente sul verde Avvitar. Forse l’immane fatica del terribile trasporto a spalle dello stronzissimo pterodavide calvé si sarebbe potuta evitare, se solo l’alieno avesse conosciuto un po’ meglio le strade!!!   

 

“Seguitemi” – riprese il sacerdote, rompendo la spessa cortina di ghiaccio che si era creata tra i due – “vi porto dall’oracolo. Arrivati!”

 

“Di già?” – chiese Er arricciando il naso.

 

“Mica sono come quel ciondolone verde che ti ha scortato finora” – replicò ironico il di-adorato – “si trattava di salire appena due gradini. Fosse per lui, sareste già in Oklahoma.. eheheh!”

 

L’altare dell’oracolo era colmo di profumatissimi fiori dei più svariati colori e di frutta secca, l’unica che col pochissimo spazio lasciato da tutti quei fiori riusciva a entrarci. Seduto su di un trono imponente stava un minuscolo essere, bardato come fosse un automobilista col giubbino a catarri infrangenti sulla corsia d’emergenza per la sostituzione d’una gomma bucata. Era impassibile e fissava intorno con occhietti torvi e sospettosi.

 

I tre si avvicinarono con molta riverenza e il gran sacerdote si prese cura di presentarli e di spiegare a grandi linee il problema di Er.

 

“Come osa” – esordì l’oracolo – “questo sconosciuto presentarsi al mio cospetto con un casco in testa?!?”

 

“S-signore” – si scusò il maghetto tricapelluto – “q-questa è la mia testa. S-arei.. s-sono calvo, ecco”.

 

“Fategli almeno un bagno purificatore” – proseguì l’altro stizzito – “con questo puzzo d’alabarda ascellare mi fende le previsioni e mi fa sballare il ciclo!!!”

 

Fu presto fatto. In pochi attimi Er Riporter di trovò catapultato in un’enorme iacuzzi fumante dalla quale uscì subito dopo a dire il vero non del tutto rigenerato.

 

“Ahia, ma.. che ca..???” – inveì alla volta di Avvitar – “che m’avete fatto?!?”

 

“Era un bagnetto rinfrescante a base di fichidindia” – rispose l’altro – “dalle nostre parti si usa tanto. E’ considerato, oltre che purificatore, un vero toccasana”    

 

“Toccasana.. fichidindia?”

 

“Sì.. usiamo le migliori pale di fichidindia in commercio e le buttiamo in acqua così come sono appena l’acqua è tiepida”

 

“Quasi rimpiango le notti con Soddom!!!” – chiosò mesto Er.

 

“Insomma” – proseguì l’oracolo leggermente infastidito – “riepilogando, vi siete fatti un mare di strada inutile per venire fin qui a rompere nel delicato momento del mio insediamento, perché vi serve trovare una merdaccia d’insetto subliminale antinchiappettamento notturno da sortilegio. E io che posso farci?”

 

“Ma..” – fece Er strizzando gli occhi alla volta dell’esserino fosforescente – “sicuri che non ci siamo visti già da qualche parte?”

 

“Certo che no!” – confermò l’oracolo – “una faccia come la tua non si dimenticherebbe facilmente; già sento che farò una fatica immane ora a rimuoverla dalla mente!”

 

“Eppure.. avrei giurato” - incalzò  Riporter – “non ha mica frequentato la taverna di zia Mariuccia? Io sono il nipote di Tano, Tano capoccetta, il figlio di Ignazio, il cugino di Franco, Franco scorreggione, il cognato di.. lei mi sembra parente di Franco”

 

“Baaaaaasta!!!” – l’interruppe l’Oracolo col gli occhi rossi dall’ira – “ma è modo questo di stare al cospetto di una divinità? Non conosco taverne né capoccette né scorreggioni. Adesso zitto è fammi concentrare!”

 

S’udì un boato fortissimo come un tuono e seguì un fetore vomitevole. Per fortuna, durò poco, ma lasciò un segno indelebile nelle narici di tutti, anime de li mortei comprese.

 

“C-che stato?” – chiese frastornato il maghetto crinosfigato – “sembrava Hiroshima!”

 

 “Shhhh..” – ammonì il sacerdote – “l’oracolo comincia a concentrarsi. Sta per emettere il responso”

 

“Se il grosso deve ancora uscire, stiamo fritti, anzi.. ossigenati!” – commentò Er – “Spero solo che faccia in fretta; per come si concentra, è tale e quale a Franco!!!”  - To be continued!

venerdì, 01 luglio 2011

Sabato 2 luglio al FilmFestival Etnaci: Premio letterario Akadémon ad Andrea Fiore

Al via la III edizione del FilmFestival Etnaci, dedicato ai corti cinematografici. Prima serata sabato 2 luglio, nel corso della quale sarò premiato per la sezione Giallo del Premio Letterario Akadèmon!!!

 L'articolo su La Sicilia del 30 giugno 2011

 

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giovedì, 09 giugno 2011

Matta intervista di Christian Floris ad Andrea Fiore a Se Scrivendo

 

 

La matta intervista di Christian Floris ad Andrea Fiore per il nuovo libro semi-serial thriller "L'elettricista suona sempre 220 volt". Puntata di Se Scrivendo andata onda nel maggio 2011  su Viva L'Italia Channel - Piattaforma Sky.

La vostra copia oltre che in libreria, potete trovarla anche on line sui portali di vendita, come ad esempio dvd.it, bol.it, lafeltrinelli.it,ibis.it. 

In particolare, clicca sulla copertina per la tua copia on line con Albatros:

 

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giovedì, 07 aprile 2011

Auchan eleven - 2° episodio

Auchan eleven bis.jpgO’Party se ne stava nervosamente appollaiato su una vecchia poltrona sgualcita color giallo ocra, cui sminuzzava di tanto in tanto qualche briciola di pane raffermo. Preferiva il pane raffermo, perché l’altro era troppo veloce e non riusciva ad agguantarlo. Infatti, nonostante fosse un bell’uomo, snello, alto, basso, fragile, occhi due, labbra carnose, zigomi alti, basette corte, pizzo mai, da qualche mese si era appesantito enormemente, per via di un piumino di centotrenta chili preso coi saldi di fine inverno e dal quale non era più riuscito a separarsi. Forse un giorno, con un buon divaricatore, un possente cric, un piede di porco a pila, una leva di secondo grado.. chissa?

 

Qualcuno bussò alla porta e O’Party disse d’entrare. Era GFK e con lui c’erano tre brutti ceffi, che a pelle non gli fecero una gran bella impressione. Provò a cuoio e poi a pezza e poi ancora a sintetico, ma la prima impressione rimase confermata.

 

 “Salve capo” – esordì GFK – “ho portato quello che hai chiesto”.

 

“Quello che ti ho chiesto.. già” – commentò O’P – “Sai, Geieff? a volte, dubito seriamente delle mie capacità comunicative. Coraggio, inizia con le presentazioni”.

 

“D’accordo, ecco il primo uomo”

 

“Chi è Neanderthal?”

 

“E’ Conad, un valoroso mercenario che ha partecipato, distinguendosi per valore, coraggio e sprezzo del pericolo, a tantissime campagne e guerre”

 

“Anche Beirut?” – chiese O’P incuriosito.

 

“A volte” – rispose il guerriero prontamente – “ma non sempre riescono bene. Devo prima mangiare pesante e bere almeno tre litri di birra bionda doppio malto..”

 

“Passiamo all’altro” – proseguì O’P con una smorfia di sincero disgusto.

 

“Lui è Toscopio. E’ un medico in prima linea che ha prestato attività a lungo sulla striscia di Garza”

 

“E come.. in equilibrio instabile su di un piede?” – commentò sornione O’P.

 

“Questo non lo so, ma è stato rispedito indietro, perché non ha tenuto fede al giuramento d’Ippocrate”.

 

“Cos’hai da dire a tua discolpa, ragazzo?” – chiese O’P con fare inquisitorio alla volta del medico.

 

“Il giuramento era d’Ippocrate, mica il mio?”

 

“D’accordo, assoldati, tu e Adamo”

 

“Adamo?” – ripeté perplesso GFK.

 

“Volevo dire il primo uomo, insomma Neanderthal.. il bruto!” – precisò O’P – “ed ora, spara l’ultimo di questi bei campioncini d’umanità. Chi è?”

 

“E un veter ano?”

 

“Bene, finalmente una cosa degna del progetto: un veterano”

 

“Ehm..” – bisbigliò GFK – “non va pronunciato così, tutto d’un fiato.. intendo dire.. non tutto unito?”

 

“Ma cosa farnetichi? Stupidissimo selettore dei poveri?!?”

 

“Max Sfighè” – proseguì il selettore indicando il candidato  – è un veter-trattino-ano, ossia un agguerrito gay che, ancheggiando, attacca e ruba ai ricchi per dare ai ricchioni..”

 

“Ricchi.. ricchioni?” – balbettò perplesso O’P.

 

“Certo, signore” – confermò lo stesso Max – “e parteciperò a questa missione per donare tutti i proventi ai..”

 

“D’accordo Maxibon, fa come vuoi” – lo bloccò prontamente O’P – “ciò che conta è che tu, come tutti gli altri, eseguiate alla lettera i miei ordini!”

 

“Puoi contarci, capo” – parlò per tutti GFK.

 

“Non credo occorra farlo. So bene che siete in quattro e comunque, se per strada mi perdo qualcuno, certo non sto lì a strapparmi i capelli! Ora al lavoro: conoscete il piano?”

 

I quattro individui si guardarono sospettosi tra di loro. Furono sguardi, biechi, poi torvi, infine, truci. Quindi, Conad incazzato prese la parola – “ehi tu, ma che ci hai presi per femminucce? Qui, mai nessuno in vita sua ha toccato un piano, nemmeno sfiorato. Ora arrivi tu e vorresti farcelo suonare. Sai che ti dico? Fottiti!!!”

 

“Non temete” – ribatté O’P – “non avevo dubbi che non sapeste suonare, come non ne ho sul fatto che siate tutti equamente suonati allo stesso modo. Ascoltatemi bene. Il nostro obiettivo è l’Auchan della 58-esima avenue”.

 

“Ma..” – obietto Sfighé – “sulla 58-esima avenue c’è di meglio..”

 

“Auchan, è quanto di meglio si possa trovare” – ribadì aspramente O’P – “ e voi attaccherete in contemporanea sotto la mia direzione tutte e dieci le sue casse”

 

“E come facciamo in contemporanea se le casse sono dieci e noi solo quattro?” – obiettò Toscopio.

 

“Già” – annuì O’P – “fanculo a quel rompiballe di Andrea Fiore e ai suoi tagli creativi! Aspetteremo che si riduca il numero delle casse aperte e, quando saremo pari, sbancheremo tutto!!! Altre domande?”

 

“Io ne avrei una di riscatto d’un paio d’anni lavorati” – s’inserì GFK. Poi, rivolgendosi alla platea attonita, s’affrettò a precisare - “solo un paio d’anni.. poi ho smesso!”  ---- > To Be Continued

martedì, 08 marzo 2011

Boia Dumond Lader – The beginning

dumond.jpg“Ho cinquant’anni, peso centodue chili, sono alto un metro e cinquantadue. Mi chiamo Boia, Boia Dumond. Fino a cinque anni fa, lavoravo in un lussuoso negozio di pelletteria e profumi al centro di Sodomilano, in via Montanapoleone. Uno di quelli dove ti metti in forte imbarazzo a entrare se nel portafogli non hai almeno due o tre carte di credito, un pagobancomat, quattro o cinque etti di carnet di primo taglio d’assegni e un conto in banca felicemente coperto. Uno di quelli in cui per entrare devi averci almeno un bodyguard superpalestrato che spinga per te la pesante porta girevole, proprio laddove i clienti più deboli e inadeguati sono rimasti irrimediabilmente impigliati e si sono estinti, a conferma della piena attendibilità delle teorie darwiniane.

 

Ai tempi ero il capo dei commessi. Ero pagato profumatamente: tester di fragranze pregiate e spray ascellari dei più persistenti. Le cose andavano bene, tanto ma tanto bene, almeno finché il padrone riuscì ad acciuffare le commesse. Quando però cominciò a invecchiare e le gambe non gli ressero più, addio! Le commesse divennero inafferrabili e finirono con lo svuotare il negozio nell’arco di poco meno d’un mise.

 

Ricordo come fosse oggi il giorno in cui l’anziano Mr. Denim mi convocò nel suo ufficio. Entrai sorridente e mi accomodai sulla seggiola di fronte alla scrivania, senza che me lo chiedesse. Presi dall’astuccio sul tavolo una sigaretta, senza che me lo chiedesse, l’accesi senza che me lo chiedesse, aspirai e buttai fuori il fumo con una violenta sbuffata, senza che me lo chiedesse. Denim era un tipo musk che non doveva chiedere mai. Mi guardò dritto negli occhi, ruotando leggermente il capo verso destra, dal momento che soffriva di un sinistro strabismo. Siccome ora ero io che non riuscivo a inquadrarlo bene, ruotai a mia volta il capo, cioè lui, di circa quarantacinque gradi a sinistra. Seguirono un paio di suoi ulteriori aggiustamenti del capo e altrettanti miei conseguenti riallineamenti di lui. Alla fine, ci guardavamo di spalle con lo specchietto retrovisore, quando lui pronunciò le parole – ‘Dumon.. essenza’.

 

Di primo acchito, pensai che volesse farmi testare una sua nuova creazione, che ci tenesse alla mia opinione. Dopo tutti quegli anni trascorsi al suo servizio, si trattava proprio di una bella attestazione di stima. Almeno quella, visto che di aumenti non se n’erano mai visti e tutte le volte che se n’era parlato, le parole erano sempre e inesorabilmente finite pro-fumo.. Testare un’essenza, fare da profumata cavia a una nuova fragranza, impregnarsi le narici di qualcosa di mai provato dall’umana specie. Non potevo certo aspirare ad altro!

 

Mi sentii invece gelare il sangue, quando Mr. Denim precisò il concetto in modo chiaro e inequivocabile – ‘E’-senza lavoro Dumond.. da oggi’.

 

E’ vero, mi disse pure di stare tranquillo, che le cose col tempo si sarebbero aggiustate e che magari mi avrebbe potuto riprendere. Ma, era del tutto chiaro che mentiva. Come faceva a riprendermi, se non aveva neanche una videocamera con sé e poi.. con quegli occhi che si ritrovava?!? Giurò solennemente d’essere mio amico per la pelle, ma ai miei occhi non fece che peggiorare ulteriormente le cose. Sulla bocca d’un profumiere conciatore quelle parole non suonavano certo bene e mi sentivo già abbastanza scuoiato, prima ancora che le avesse pronunciate.

 

Passai alla cassa e ritirai l’assegno di liquidazione, che, appunto perché tale, mi venne consegnato scontato del quaranta percento. Uscì dal negozio che ero fuori di me, dato che ora non stavo più nella pelle. Ero incazzato col mondo intero, tanto che avrei voluto proclamare guerra alla razza umana!”   

 

“Tempo scaduto” – s’inserì con voce stanca una grassa signora sulla cinquantina con la faccia ricoperta d’un pesantissimo trucco multicolore kitch - “bene, anche il nostro confratello ha raccontato la sua bellissima esperienza di vita. Qualcuno ha commenti, suggestioni, suggerimenti?”

 

“Signora” – intervenne timidamente Dumon – “sarei solo io per la terapia.. non c’è nessun altro qui”.

 

“Che stupida, dimenticavo” – sorrise la donna – “questa è la seduta dei misantropi anonimi. D’accordo. Allora, giovanotto: hai commenti, suggestioni, suggerimenti riguardo a ciò che hai appena detto?”

 

“No.. nessun commento”.

 

“Nemmeno una suggestioncina piccina piccina?” – insistette la donna.

 

“No”.

 

“Suggerimenticchio?”

 

“Nemmeno”.

 

“D’accordo. Direi che allora possiamo chiudere l’incontro e dire che abbiamo fatto progressi”.

 

“Davvero?” – chiese l’uomo, inarcando le bianche sopracciglia.

 

“Certo che sì” – asserì la signora con gli occhi quasi spenti dal sonno, trattenendo a stento un sbadiglio – “uno di voi ha raccontato la sua storia, le sue rabbie, le pulsioni, le frustrazioni e nessun altro ha cercato di prevaricarlo o aggredirlo. E’ un importante passo nel non facile percorso per debellare la misantropia! Contenti?”

 

“Per me va bene” – rispose l’uomo perplesso – “provi a chiedere agli altri..”.

 

“Seee.. certo che lo sono” – confermò la donna con una smorfia – “alla prossima seduta”.

 

“E’ fissata?” – chiese Dumon.

 

“Credo di sì. Se è qui, fissata deve esserlo per forza. E’ lì in fondo; uscendo dille d’entrare”.

 

“Non capisco… a chi.. cosa devo dire?”

 

“C’è solo una donna seduta, non puoi sbagliarti, riesci a vederla? Di semplicemente: ‘avanti la prossima seduta’ e lei capirà!”

 

“Ecco, è proprio la gente come questa che mi fa odiare il genere umano” – borbottò Dumond, uscendo da ‘SanoDemente’, il centro sociale supercostosissimo American Style al centro di Los Angeles – “come pretende quella stupida megera grassoccia di guarire la mia misantropia, se solo a guardarla mi fa venir voglia di…. Non devo arrabbiarmi, devo restare calmo, calmo Dumond, calmoooooo!!! Oggi hai fatto grandi progressi. Sei stato ad ascoltarti pazientemente in silenzio e certo che ne hai dette di cazzate! Però, non hai ribattuto, non ti sei preso a parolacce, non ti sei aggredito. Avresti avuto ben donde per farlo e invece no. Stai migliorando”.

 

“Eh eh eh” – s’udì a un tratto una risata gracchiante nella penombra, dietro le sue spalle – “amico, tu sei sprecato per la lega dei misantropi anonimi. Credimi, saresti perfetto per quella degli sfigo-coglioni patentati”.

 

“Ma come ti permetti. Io ti…”

 

“Apri gli occhi, sfigato” – riprese l’altro che nel frattempo si era spostato verso una zona più illuminata, rimanendo però con la faccia avvolta nelle tenebre – “non è frequentando costosissimi centrucoli pseudo-sociali da strapazzo che risolverai la tua crisi esistenziale. Esci dal torpore: I want You!!!”

 

“Aguant..? Cos’è pugliese?!?”

 

“Non importa. Ciò che conta è che tu sia l’uomo giusto. Ti cerchiamo da sempre. Sei in cima alle liste, il primo, l’unico. Seguimi Dumont. E’ tutto pronto per il grande evento”.

 

“Ma di cosa parli?” – ribatté Dumond perplesso – “Cima di liste.. il primo.. l’unico? E poi.. quale vento? Stamattina ho visto le previsioni, giusto prima d’uscire di casa, e portava bonaccia”.

 

Lo strano tipo fece ancora un passo avanti e mostrò finalmente la faccia che con grande sorpresa di Dumond era di un tristissimo anonimo da spararsi all’istante.

 

“Siamo pronti per la partenogesi!!!”

 

“Partenocché?!? Prima la Puglia ora la Campania, ma sei forse della Lega Sud?!?”

 

“Grazie alla partenogenesi, da uno sfigo-coglione creeremo un supereroe.. la risposta a Bottoman e Silenceman!!!”

 

“Scusa, ma lo sfigo-coglione sarei io?”

 

“Strano che tu abbia compreso all’istante” – annuì perplesso l’uomo – “non vorrei che avessimo sbagliato la query, Boia Dumond Lader” --- > To be continued

 

martedì, 22 febbraio 2011

Auchan eleven - 1° episodio

auchan eleven.jpgIl giovane uomo scivolò furtivo per strada e, dopo essersi rialzato dolorante, prese a raccattare la miriade di cartacce e fogli di giornale che, a seguito della caduta, gli erano sbucati fuori dalla valigetta e si erano sparpagliati confusamente a terra. Nel buio totale della notte, chino sulle carte, scomodava tutti i santi, uno per volta, meticolosamente, quando un’ombra, che da qualche istante si era delineata in fondo alla strada, prese all’improvviso forma e parola.

 

“Sole 24 ore”.

 

“Che fai, amico, mi batti il tempo?” – rispose l’uomo infastidito – “in totale, sono diecimila fogli e non li avevo ancora numerati, per non parlare delle pagine di giornale allegate. Che ci faccio con sole ventiquatt’ore?”

 

“Tieni” – replicò l’altro, porgendogli una pagina di giornale stropicciata all’inverosimile – “l’ho trovata qui dietro. Devo averla calpestata un bel po’. E’ del ‘Sole 24 ore’”

 

“Ahh.. grazie” – sorrise l’uomo imbarazzato per l’equivoco nel prendere il foglio tra le dita. Poi, mostrando una maggiore attenzione nei confronti dell’interlocutore sconosciuto, proseguì – “non ci siamo ancora presentati. Piacere, Nomartin O’Party”.

 

“No..mart..in.. no.. strano, mi ricorda qualcosa.. bò?” – fece l’altro confuso, corrucciando la fronte, mentre tendeva la mano allo sconosciuto per stringergliela – “comunque, io sono GFK”

 

“Parentele importanti in America?”

 

“No, Grande Fratello Kiavik, è il mio nome d’arte” – precisò lo strano individuo, mentre si chinava a raccogliere un’altra manciata di fogli – “sono il selettore del Grande Fratello, anzi.. lo ero”.

 

“Lo eri?”

 

“Ho commesso qualche erroruccio in fase di selezione.. ehm.. diciamo che son venuti fuori tre o quattro bestemmiatori di troppo”.

 

“E quanti ne erano ammessi?”

 

“direi.. nessuno”.

 

“Capisco… ti andrebbe di lavorare per me?” – propose O’Party con tanta energia.

 

“Ma.. di che si tratta?”

 

“Un’impresa semplice”

 

“Telecom Italia?!?”

 

“Ma no.. no.. niente di tutto questo.. un grande centro commerciale”

 

“Continuo a non capire” .

 

“Insomma, sei o no un selettore di merda a spasso? Ti offro un lavoro – tranciò di netto O’Party – “devi aiutarmi a metter su la più potente, efferata, diabolica, imprendibile banda di scassinatori di supermercati. Saremo in undici. Io, tu e altri nove che tu mi aiuterai a trovare”.

 

“Altri nove? E dove li trovo nove?”

 

“Ne voglio nove, non uno in più non uno in meno”.

 

Squillò il telefono e O’Party rispose. “Ma.. non capisco, si era detto undici. Certo, undici in totale, ricordo benissimo! Ne va della mia credibilità e del titolo del racconto. Come facciamo a cambiarlo? Non possiamo cambiarlo. D’accordo.. d’accordo”

 

“Bé, chi era?” – chiese GFK.

 

“Andrea Fiore” – rispose mesto O’Party – “è lui che ci scrive i testi. Ha attaccato con una pippa che non ti dico.. e ‘sono esaurito’ e ‘non mi puoi chiedere questo’ e ‘nove personaggi come faccio a inventarmeli’ e ‘prova a fare tu il mio lavoro, mentre faccio io il personaggio spensierato dei racconti’.. insomma..”

 

“Insomma?”

 

“Insomma, trovami quelli che riesci a beccare e chiudiamola lì, prima che quello mi pianti una grana quanto la cupola di San Pietro col sindacato degli scrittori sfigati. Tanto, almeno il titolo, rimane immutato”.

 

“Il titolo immutato, sebbene non siamo undici? Ma.. non mi sembra una cosa corretta, soprattutto nei confronti dei lettori”.

 

“Amico, ma sei nuovo di queste parti? Sii serio! Ma chi li ha mai letti i racconti di Fiore? Al massimo lui, qualcuno e pure svogliatamente..”

 

“D’accordo” – confermò GFK – accetto l’incarico, avrai i tuoi uomini, anche se non ho ancora capito cosa dovremo rapinare”.

 

“Il nostro obiettivo è Auchan, il grande supermercato in fondo alla cinquantottesima avenue. Quello avveniristico, sempre strapieno di gente che spende e spande profumato denaro in religiosa fila alle dieci casse”

 

“In fondo alla 58-esima strada?” – ripeté GFK meccanicamente – “ma lì c’è di meglio”.

 

“Non conosco i tuoi gusti, amico” – ribatté secco O’Party – “non m’importa se c’è di meglio, il titolo non si cambia: Auchan eleven!” ---- > To Be Continued

sabato, 22 gennaio 2011

Le magitragiche avventure di Er Riporter – 8^ p.ta: L'albero mortei.

albero2.jpgIl viaggio verso l’albero Mortei fu lungo ed estenuante, ma Er Riporter, divenuto da poco ‘la bestia’ a causa dello scellerato patto pilifero con lo pterocalvo, svolse egregiamente il suo ingrato compito di Caronte. E il possente animale che gli stava perentorio cavalcioni, non mancò d’elogiarlo (anche se a modo suo), scalciandolo di brutto in segno di gioia a intervalli regolari d’un paio di minuti ed emettendo sinistri grugniti di compiaciuta riconoscenza alla volta dell’alieno Avvitar (l’unico che sembrava in grado si comprenderlo).

 

“Manca ancora molto all’albero, verdolone della malora?” – sbottò il maghetto sfigo-tricrinato – “stiamo andando avanti così da ore tra rocce taglienti e mulattiere tortuose e sono stufo di portarmi a spasso sul groppone quest’enorme stronzissimo essere bizamputo analfabeta e per di più con la lingua di pezza ”.

 

“Pensa a quanto sia felice io” – rispose l’altro stizzito – “avrei potuto volare alacremente sul mio pterodavvitar ultra-comfort con air-bag incorporato, parabrezza al titanio, tettuccio apribile, rotelline laterali e superstereo8 e planare sofficemente dall’alto sull’albero Mortei con morbide e dolci virate. E tutto questo, senza un briciolo di fatica! Porca boia, è la prima volta che accade che la bestia superi l’uomo o meglio che l’uomo superi la bestia in bestialità!”

 

“Bel priamato, eh?” – commentò mesto Er.

 

“Non scomodiamo i primati” – bofonchiò Avvitar – “un primate avrebbe fatto certamente meglio!”

 

“Sono però convinto” – azzardò Er – “che in tutta questa storia, qualcuno ci stia marciando di brutto”.

 

“Per quanto ne so io, se qualcuno marcia qui, quello sei tu, mio caro amico” – rispose l’altro ironico – “e devo ammettere che lo fai anche egregiamente. Pensa che il superpollocalvè ha dichiarato che d’ora in poi viaggerà solo con te. E’ entusiasta della tua professionalità. Dice che ci dai giù duro e non fiati”.

 

“Fiatare?” – ribatté il maghetto sfigotricapelluto – “e come faccio a fiatare? Mi ha forse lasciato le forze per fiatare? Non ha fatto altro che grugnire e spararmi calci ai fianchi!”

 

“Coraggio, ci siamo quasi” – lo tranquillizzò l’alieno – “l’albero è ormai vicinissimo e lì troverai tutte le risposte che cerchi”.

 

“Ne sei certo?”

 

“Sicuro” – annuì Avvitar – “basterà che sfogli attentamente l’albero e che, giunto alla fine, inclini poco poco il capo, quel tanto da poter leggere le scritte capovolte”.

 

“Dici che funzionerà?”

 

“Di solito con i cruciverba funziona. Le risposte esatte le trovi in fondo capovolte”.

 

“Ti va di scherzare?” – ribatté stizzito il maghetto tricosfigato – “se prima che faccia buio non trovo le risposte giuste per arrivare all’insetto subliminale, sono spacciato. Mi sono rotto la schiena tutto il giorno e non intendo estendere la rottura al fondo schiena tra le grinfie di mister Soddom. Stanotte no!!!”

 

“Avrai le tue risposte Er e riuscirai a sfuggire alla maledizione di quel maniaco sadomaso-depressivo trans intrusive all in one. Fidati, l’oracolo dell’albero Mortei non sbaglia mai”.

 

Il deserto intorno a breve sparì, assorbito da una folta e lussureggiante vegetazione, e la frescura di una possente cascata, che andava a riversarsi su un laghetto d’un azzurro intenso, ridiede a Er un vigore inaspettato.

 

“Vedi quella folta chioma verde che si erge maestosa su tutte le altre?” – annunciò tronfio Avvitar – “E’ il nostro albero. Acceleriamo il passo”.

 

“Accele.. cheeee?” – incalzò Riporter – “con questo animale addosso avrò perso almeno una trentina di chili. Insomma, fallo scendere.. inventati che siamo al capolinea!”

 

L’alieno verdolone, con un cenno della mano, invitò lo pterodavide calvo a scendere, e vedendolo ritroso, lo guardò pure torvo, apostrofandolo aspramente. L’animale, però, non volle proprio saperne d’abbandonare il suo fido destriero. E fu così che Er dovette spostare il capolinea di almeno altre tre o quattro miglia più in là, fin quasi sotto i piedi dell’albero fatato, dove argutamente consigliato dall’alieno, con una sapiente repentina sbandata, si scrollò di dosso, una volta per tutte, l’energumeno alato, imbucandolo in una svendita colossale di parrucche nuove e usate garantite, che lo avrebbe di certo distratto per un paio d’anni almeno.

 

L’albero era ormai a uno sputo e una folla di anime gli si assiepava attorno in piena adorazione.

 

“Sono anime de li mortei” – infomò prontamente Avvitar

 

“E de li mejo tua” – chiosò caustico Er.

 

“Annunciano il cambio di guardia dell’oracolo”

 

“Che significa?”

 

“Significa che il vecchio infallibile oracolo che abitava l’albero da circa 180 anni ha lasciato il posto al nuovo”.

 

“Il nuovo? Dopo 180 anni?!?”

 

“Sì. Dicono che si è manifestato improvvisamente un paio di giorni fa sotto una forma strana e che ora è lui che da le risposte”.

 

“Vecchio o nuovo non m’importa” – tagliò corto il mago sfigotricapillifero – “portami da lui e facciamola finita!” ----- > To be continued

lunedì, 25 ottobre 2010

Scremati dal destino - Grande Fratello.. no thanks!!

grande%20fratello%20logo.jpgMaso aprì l’uscio di casa, fiondò il cappotto sulla poltroncina collocata all’angolo più lontano del salone, centrandola dall’invidiabile distanza di circa tre metri e mezzo, dopodichè percorse velocemente lo stretto corridoio di casa, puntando dritto verso la cucina alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti..

“Sei tu Maso?” – tuonò una voce che tradiva una certa sensazione di fastidio.

“No, sono il gatto, ma da oggi mi è stata data facoltà di parola” – rispose Maso mentre rovistava nervosamente nel frigo – “pensi che troverò qualcosa di serio da mangiare a parte tavolette dietetiche, muesli e yogurt bianco allo zerovirgolaunpercento di grassi?”

“Perché non provi con qualche lattina di KiteKat, così, visto che da oggi sei un superbo esemplare di gatto parlante, potrai esprimere anche un giudizio vocale.. ‘si prega lasciare un messaggio dopo il segnale acustico, grazie… maaaaooouuuu’…”

“Ma si può sapere dove ti sei cacciata Mara?” – tuonò Maso, mentre distrattamente imbucava le dita in un barattolone di miele ai fiori d’arancio collocato ad arte nello scaffale in basso del frigo, a mo’ di trappola per visitatori incauti – “sono tre giorni che non ti vedo..”

“Ma pensa te.. io invece sono trent’anni che non ti posso vedere!!”

“Esci fuori e combatti da uomo a uomo, vile marrana..!!”

“No Maso, non oggi.. non mi va affatto di perdermi la puntata del Grande Fratello per passare una notte romantica con te al Pronto Soccorso…”

“Usque tantum.. Real TV ti ha dato alla testa, moglie della malora… Io ho fameeeeee!!!”

“Una tantum un corno Maso!!! Oggi è serata Grande Fratello e, se non lo vedo, domani di che parlo con le amiche?!?”

“Miii… botta di vita!!”

“Insomma, arrangiati Maso, nella credenza in alto dovrebbero esserci ancora due o tre scatolette di tonno e fagioli al sugo, tante quante bastano per mantenere stabili i tuoi ben noti standard prestazionali sotto coperta in door.. mangia tutto senza fare briciole in giro e ricordati di staccare il rilevatore elettronico del gas prima di andare a letto…”

“Mannaggia a te Mara.. ma come faccio a lasciare briciole in giro se manca il pane…”

“Pensa a quelli della casa che hanno tutto contingentato, anche il pane, poveri figli.. mi commuovo”

“Io mi commuovo se penso alla nostra di casa.. possibile che tu non sia disposta a perderti neanche un attimo di ‘sti reality? Tu sei drogata Mara.. andata, fumata, dopata, fatta, kaput!!! Non se ne può proprio più di Grandi Fratelli, grandi sorelle, gran figli di…”

“Cos’è quest’ultima, un’autocitazione Maso?”

“Sei ingiusta Mara, ecco cosa sei! Te ne approfitti perché te ne stai barricata in soggiorno”

Il programma a minuti inizia e il nostro collegamento sta per sfumare Maso”

“Seeee… mo ci tolgono il satellite!!”

“Sbafati il tuo lauto pasto da simil-gatto, altrimenti esco e ti metto in nomination per direttissima!”

“Questa è crudeltà bella e buona.. lasciare un povero marito abbandonato ai bordi di una cucina affamato e delirante.. roba da confessionale!!! – incalzò l’uomo con un piglio ferreo e deciso da assalto alla Bastiglia – “E dire che ci fu un tempo in cui le talpe erano animali, le isole erano ancora vergini e incontaminate e in televisione si esibivano i cantanti bravi, quelli veri, mica gli amici degli amici degli amici di Maria.. e Maria era una figura religiosa, che aveva sposato Giuseppe e non Maurizio, e quando le arrivava posta, allora sì che erano cose di una certa gravidanza!!!”

“Ecco bravo, abbiamo fatto il presepe fuori stagione!! – urlò Mara mentre usciva furibonda dalla stanza.

“Sì..” – annuì Maso, puntandole contro l’indice – “..e tu sei l’oca della Fattoria in dono al bambinello!! E magari mettiamo su un bel momento di preghiera a puntate… come dire.. una telenovena”

Da quel momento in poi non fu più possibile distinguere una frase di senso compiuto nel crescendo d’improperi in cui si avvitarono i due, rinfacciandosi di tutto, di più e tant’altro ancora.. attinsero ad antiche memorie di soprusi e soverchierie subiti nel corso di anni ed anni di dura e gravosa convivenza e inanellarono sermoni, trattati, poemi, saghe e coloriti aneddoti.. l’un contro l’altro armati della più affilata delle armi improprie.. la lingua!

Intanto in tv scorreva in sottofondo la sigla d’apertura del reality più famoso d’Italia e, proprio su quelle note tanto attese da Mara, la presentatrice mandò festosa un caloroso saluto a tutte quelle famiglie che in pace ed in serenità se ne stavano (secondo lei) gioiose davanti al piccolo schermo ad assaporare le innocenti beghe degli abitanti della casa.. Non immaginava nemmeno lontanamente quanto a volte la realtà possa di gran lunga superare il reality..

lunedì, 13 settembre 2010

Andrea Fiore intervista la scrittrice Alessandra Versienti a Strudy & Friends

Al microfono di Andrea Fiore per Strudy & Friends, Alessandra Versienti, scrittrice, giornalista, web writer, autrice dei blog MiPiaceSettembre.it, quaderno di storie, canti e punti di (s)vista, e di bottaerisposta.wordpress.com, conversazioni private (ma non troppo) a quattro mani con un alter ego incontenibile, precario, ansioso, sognatore e logorroico, che però dice la verità, esprime le sue paure, si mette in gioco, litiga anche con la sua legittima proprietaria e prova miseramente a gestire le ansie di un'imminente disoccupazione. Alessandra è stata di recente ospite di Maurizio Costanzo a Radio 1.

Siti dell'autrice:
http://bottaerisposta.wordpress.com/
http://mipiacesettembre.it/

sabato, 10 luglio 2010

Strudy & Friends - Andrea Fiore intervista Giovanni Bocci

Intervista di Andrea Fiore al cantante, musicista e compositore Giovanni Bocci di Roma.

 


Giovanni Bocci Inizia da bambino a suonare la tromba nella banda musicale del paese. Nel 1994 si diploma in tromba c/o il conservatorio "O.Respighi" di Latina voto 9/10 Dal 1997 al 2000 dirige la banda musicale di Riano. Parallelamente alla passione per la tromba inizia anche quella per il canto: nel 1993 fonda un gruppo musicale " Energy Band" con il quale si esibisce in vari locali e piazze di Roma e provincia come cantante e trombettista. Dal 1998 è iscritto alla SIAE come compositore e autore di testo. Nel 2005 frequenta il corso di "Musica nello spettacolo" nella Piccola Accademia di Stefano Jurgens. Negli ultimi anni partecipa a vari concorsi per interpreti ed autori di canzoni tra i quali "Musica controcorrente", "Festival di Saint Vincent", "Premio Mia Martini", "Video Festival live", "Premio Poggiobustone" e ad alcune trasmissioni televisive e radiofoniche tra cui "Match Music"in onda su Sky e "Te lo faccio vedere chi sono io", condotta da Gianni Elsner in onda su Radio 6. A dicembre 2007 nell'ambito delle manifestazioni per TELETHON ha effettuato due concerti nella popolare Via del Corso di Roma. E' arrivato in finale al Romamusicfestival che si è svolto presso il cinema Adriano di Roma il 16 ed il 31 gennaio 2008. Ha partecipato alla trasmissione televisiva FUNNY MOON in onda su super 3 cantando alcune sue canzoni. Ha partecipato alla 14° ed.del FESTIVALVANNULO conquistando il 2°posto nella categoria cantautori. Ha partecipato alla trasmissione televisiva su RAI1 "LA BOTOLA" condotta da Fabrizio Frizzi vincendo la puntata trasmessa il 18 agosto 2008. Ha partecipato al consorso "SaranoFunnymosi" vincendo il 1°premio come cantautore (giugno09). Ultimamente ha partecipato alla 15°ed. del FESTIVALVANNULO conquistando il 1°premio nella categoria cantautori, il primo premio del festival consiste in un corso di perfezionamento presso la scuola musicale CET - Centro Europeo Toscolano, diretta ed organizzata da Mogol.
Link per Giovanni Bocci:
http://www.myspace.com/giovannibocci
http://www.youtube.com/giovyn74

giovedì, 01 luglio 2010

Le magitragiche avventure di Er Riporter – 7^ p.ta: L'uomo e la bestia.

ptero.jpgLo spiazzo era zeppo di bipedi mostruosi che lanciavano urla disumane ed Er Riporter cercava disperato tra la folla immensa il suo pterodavvitar. Non uno qualunque, ma uno pterocalvo, quello assegnatogli in sorte dal destino. In base alle informazioni del verdone d’ultima generazione Avvitar, i due, se solo si fossero incontrati, si sarebbero riconosciuti all’istante e, a quel punto, il maghetto tri-sfigato avrebbe dovuto domare la belva, infilandogli nel codino almeno uno dei tre capelli rimastigli ancora miracolosamente indenni, che conosceva così bene da dargli del tu e chiamarli per nome (uno, duo e crino). Se l’operazione fosse riuscita, Er, il verdone e i rispettivi ptero avrebbero finalmente potuto decollare alla volta del sacro albero degli antenati e avvicinarsi al tanto anelato insetto subliminale al bromuro.

 

Purtroppo però, i bipedi in circolazione erano un’infinità, tutti piumati all’inverosimile e con certe chiome che sembravano esser state trattate con quantità industriali di crescina; ampie a tal punto, che avrebbero fatto rabbrividire addirittura i Gibson Brothers o i Jackson Five dei primi tempi. Il maghetto era sconvolto. Volò col pensiero - almeno quello poteva farlo - al fedele amico bipennuto Ingrifondoro, saltato nel buco nero malamente e fuori tempo poco prima e finito chissà dove, chissà come e chissà perché. Fosse stato lì ora, l’avrebbe almeno distratto con le sue castronerie, l’avrebbe fatto incazzare come una iena con le sue critiche infondate, gli avrebbe fatto desiderare d’abbatterlo senza pietà; insomma, in un modo o nell’altro, gli avrebbe azzerato ogni altro pensiero, decongestionandogli un cervello in atto incasinato come una New York nell’ora di punta massima del traffico. Lo stronzissimo biuccello però non era lì!!! Aveva pensato bene di sparire, fedelissimo ai suoi subdoli e costanti trend storici, che lo avevano visto sistematicamente svanire in tutti quei momenti in cui avrebbe potuto tornargli utile come sano antistress.

 

Er si fece coraggio e cercò di riprendersi, anche se era certo, da una parte, di non avere una buona cinepresa e, dall’altra, di non essere granché telegenico. Decise pertanto d’evitare i primi piani e, dal momento che non voleva neanche affaticarsi ulteriormente più di tanto, scartò pure i piani alti senza ascensore. Si concentrò quindi sui soli piani di mezzo e a coda, confidando in cuor suo di trovarci la bestia calva affibbiatagli come vettore alato dall’iniquo cielo violaceo di quel mondo lontano.

 

Passavano intanto le ore, ma il maghetto sfi-capelluto non se la sentì di dare neanche una sbirciatina. Probabilmente in circostanze diverse ci avrebbe dedicato anche una buona mezza giornata, ma se in quel posto tutti, donne comprese, erano come il tizio che gli stava accanto, meglio lasciar perdere e tirar dritti e tesi, ma.. solo allo pterocalvo! Altro che le ore!!

 

D’un tratto, quando forse non se lo aspettava più, finalmente accade qualcosa. All’ombra d’una fluente chioma d’uno pterodavvitar, durante una pausa di cinque minuti ai sensi della legge 626 per cercatori stanchi terminali, gli sembrò di scorgere un bipede diverso. Ruminava rumorosamente della strana erba di color giallo ocra ed emetteva versi stupidissimi. Aveva proprio un aspetto coglione, l’occhio opaco, perso irreversibilmente nel vuoto e ostentava, nel bel mezzo d’un cranio tondo e lucido, un unico instabile e insignificante ciuffetto di fragili peluzzi.

 

“E questo cos’è?!?” – chiese esterrefatto Riporter.

 

“Roba da matti! – esclamò Avvitar – “sembrate partoriti dalla stessa madre. Siete uguali sputati!!”

 

“Ehi, ma come ti permetti verdolone? Va’ a sputare da qualche altra parte!!” – lo rintuzzò prontamente Er – “mia madre non ha proprio nulla a che spartire con lo squamato biglioso qui presente! Ecco, guarda la foto.. mammina la porto sempre qui con me, nel portafogli”.

 

Alla vista della foto il bipede calvo tripil-mostro ebbe un fremito ed emise un grugnito di gran lunga diverso da quelli che fino ad allora aveva sfornato dalle terribili fauci.

 

“Ma che fa?” – chiese Er, tirando a sé la foto per riporla immediatamente al riparo nel portafogli.

 

“Semplice..” – rispose Avvitar - “vagisce come un agnellino appena nato.. vostra mamma gli fa un effettaccio!!! Ottima mossa amico.. l’hai colpito al cuore.. continua così ed è fatta!”

 

“Macché cuore ed effettaccio.. macché fatta! Tu sei matto!” – sbroccò Er – “la mamma è mia.. niet multiproprietà!”

 

Il maghetto monocrinosfigato non fece in tempo a finire la frase che si ritrovò a pancia in giù, schiacciato dalla possente zampa del minaccioso megapollo che non prometteva davvero niente di buono. Pochi attimi dopo il portafogli col suo contenuto, foto della mamma compresa, avevano erano migrati verso il nuovo proprietario.

 

“Ehi.. ehm.. bel polletto” – fece allora Er con appena un pizzico di fiato in gola – “st-tavo f-finendo di dire c-che.. p-per te f-farò un’eccezione.”

 

“Complimenti, pollo calvé” – esclamò Avvitar entusiasta – “hai vinto una madre e un fratello. Che ne dici di suggellare il tutto con un bel patto di peli?”. Detto ciò, con un colpo netto staccò dalla spianata di Er il capello di nome crino e lo conficcò lesto nel codino del mostro. – “et voilà, contatto stabilito tra cavallo e cavaliere.. da questo momento in poi, l’essere più forte ed evoluto cavalchi la bestia!”

Cavallo e cavaliere erano stati uniti per sempre dal patto pilifero. Si sarebbero spostati insieme e la bestia avrebbe sopportato per entrambi le tremende fatiche dei viaggi.

 

“Bene” – commentò entusiasta Er alla volta dello pterocalvo – “il destino ha voluto che ci incontrassimo e che dovessimo viaggiare insieme. Che stiamo aspettando allora? Partiamo subito alla volta dell’albero. Guidami tu, mio nobile destriero!”

 

Lo pterocalvo però non accennava muoversi. Aveva incrociato ali e zampe e non batteva ciglio.

 

“Ma che ci ha?!?” – chiese perplesso Er ad Avvitar – “perché fa così?”

 

“La regola.. ehm..” – balbettò il verdolone.

 

“Regola? Quale regola?” – incalzò Er.

 

“La regola vuole che a seguito del patto pilifero” – proseguì l’altro – “spetti all’essere più forte ed evoluto cavalcare la bestia e..”

 

“Eee..?!?” – ripeté terrorizzato il maghetto.

 

“Sembrerebbe che..” – completò Avvitar – “.. non sia lui la bestia..” --- > to be continued

venerdì, 25 giugno 2010

Strudy & Friends - Andrea Fiore intervista Sabrina Gabriele

Al microfono di Andrea Fiore la brillante ed originale scrittrice Sabrina Gabriele presenta il suo libro 'Una', edito da Il Filo - Gruppo Editoriale Albatros di Roma.



La recensione di QLibri

Una è una storia dai tratti divertenti e malinconici, raccontata con la leggerezza e l'erotismo di poesia metropolitana al femminile. Le sue pagine ricordano una sceneggiatura di una commedia americana, spiccano di originalità e ritmo, ma rimandano ai temi universali della bellezza e dell'amore. Come in una puntata di Sex and the City, come in un episodio del Diario di Bridget Jones, Una è godibile, giovane e fresco, specchio di tutte le donne che si affacciano, coraggiose, all'interno del suo incredibile intreccio. Una è sexy e poetico. Sembra scritto fra un sorso di Martini e la boccata di una sigaretta, fra una telefonata frivola ed un'occhiata maliziosa ad un passante... ooops... ad una passante. Ad una passante veloce, come tutte quelle che fanno capolino fra le pagine di Una, cosi' tante da contraddirne l'unicità del titolo. Perchè Una è un romanzo corale dove l'identificarsi con Vittoria, innamorarsi di Ginevra, fare l'amore con Bianca o piangere insieme a Skipper e' parte di una cosa che appartiene proprio a tutti, troppo banale menzionarlo.

Buona lettura!!!!

Il sito della scrittrice:
http://sabrinagabriele.blogspot.com/

giovedì, 17 giugno 2010

La 'roba introvabile'

Vicolo3.jpg“Quanta strada Stefano.. quanta ancora?!?”

 

“Zitto Matteo, ci siamo quasi.. ecco il vicolo, seguimi e non fiatare!!”

 

“Ma.. è un vicolo cieco Stefano.. io non mi fido dei vicoli ciechi!!”

 

“Preferisci forse quelli muti o sordomuti?!?”

 

“Ma non capisci Stefano? Un vicolo cieco è.. è.. è senza uscita, cavolo!!”

 

“Ma è proprio necessaria un’uscita Matteo? Metti caso che ti piaccia stare nel vicolo, che ti ci affezioni… se poi ci fosse un’uscita, sarebbe una catastrofe!”

 

“Non so se il gioco valga la candela.. senti il cuore come batte?”

 

“Sebbene ci troviamo in un vicolo buio, ad esser sincero, non credo che in assoluto un cuore che batta abbia tanto mercato Matteo.. comunque faresti bene a trovargli un protettore visti i tempi..”

 

“Insomma.. questa ‘roba’ che mi hai promesso di trovare in fondo a questo maledettissimo vicolo cieco è davvero buona? Tagliata bene?”

 

“E’ tagliata una meraviglia Matteo.. roba da amatori.. ti manda in estasi per due ore e forse più e..”

 

“Cos’è stato.. hai sentito questo rumore? Era lì.. in fondo.. in mezzo all’immondizia!!”

 

“Immondizia? Quale immondizia Matteo? Qui è tutto immondizia.. ne cerchi qualcuna in particolare? A destra è immondizia.. a sinistra è immondizia.. qui sotto, qui sopra sulle nostre teste è ancora immondizia!! Sai bene che da quando si è scoperto che riuscivamo a fare la raccolta differenziata, ma che gli inceneritori erano ancora indifferenziati, le autorità hanno disposto di accantonare tutti i rifiuti in modo differenziato per le strade fin quando i nuovi inceneritori non saranno pronti...”

 

“Lo so benissimo Stefano e so pure che passeranno anni, molti di più di quelli che dicono loro.. io però il rumore l’ho sentito e proveniva dalla collinetta della plastica proprio lì in fondo sulla destra, accanto allo schifo delle carcasse animali..”

 

Sarà qualche cane che insegue un gatto o un randagio che insegue un topo..”

 

“.. che per tre soldi al mercato mio padre comprò!! Ma che diciiiii.. sento rumori di ferraglia e vedo delle strane ombre laggiù e poi.. sento le voci!!”

 

“A beh.. adesso sentiamo pure le voci e magari parliamo agli uccelli e proseguiamo senza scarpe guidati da sorella luna..”

 

“Tu sei matto Stefano.. ecco cosa sei!! Ed io ancora più matto di te a seguirti e a fidarmi!!”

 

“Ehi, voi due.. chi siete.. che carogne cercate!!”

 

“Ehm.. dice a noi?!?”

 

“No.. lo faccio così.. mi affaccio alla porta ogni ora e urlo per hobby!! Insomma che fate qui!!!”

 

“Diglielo tu Stefano, sei tu che mi ci hai portato!!”

 

“Ehm.. noi siamo qui per.. per.. per..”

 

“Cos’è una moltiplicazione?!? Cascate male, l’ultima volta che ho fatto i conti era all’asilo col pallottoliere..”

 

“Nooo.. siamo qui per.. ci hanno detto di dire.. per la ‘roba introvabile’..”

 

“Ah.. ecco altri due nostalgici.. quella roba lì. E’ davvero introvabile, ormai non si vede in circolazione da un bel po’ di tempo!! Come mai la cercate?”

 

“Siamo degli amatori.. ci siamo stati allevati con quella roba.. Matteo.. fa qualcosa anche tu.. conferma!!”

 

“Sì.. è proprio così.. estimatori… allevati, cresciuti con quella roba e.. sembravamo inseparabili.. ore ed ore.. sempre attaccati, fino a quasi farci del male.. era stupendo poterne godere ogni attimo della giornata.. sapere che c’era!!”

 

“Che bello, quasi mi commuovo!! E noi pusher che cosa avremmo dovuto fare, andarcene in cassa integrazione?!? Bah!! Sapete cosa vi dico: lunga vita alla ‘roba introvabile’!! Quanta ne volete?”

 

“Possiamo dare un’occhiata? Per renderci conto di cosa prendiamo..”

 

“Ok.. ok.. c’è qualcosa in quella cassetta lì in fondo.. accomodatevi sul divano e date un’occhiata.. solo pochi attimi però!!!”

 

“Mio dio Stefano.. è.. è fantastico!!”

 

“Sììì.. è proprio fantastico.. sembra di volare nel tempo!!”

 

“E questo? Questo e doc.. chi se lo ricordava più?!?”

 

“Dai un’occhiata a questo.. sembra di stare sulle scene di Trainspotting..”

 

“No Stefano.. meglio qualcosa di più leggero.. prendiamo questo”

 

“Allora voi due, che avete deciso?!? Dopo tutto il fastidio che m’avete arrecato, ora ve ne uscite fuori con un biglietto in due?!? Che pitocchi!!”

 

“Dai Stefano, paghiamo in fretta e andiamo.. questo posto mi piace sempre meno, si è anche fatto tardi e ci stanno aspettando col cinese!!”

 

“Ma siete proprio viziosi allora.. non bastava tutta ‘sta schifezza, pure il cinese!!”

 

“Tieni tu la roba Matteo.. io ti copro le spalle”

 

“Ma non ho per niente freddo Stefano.. tienila tu la roba”

 

“Ok.. ok.. dividiamocela, così se ci beccano sarà meno grave!!”

 

 

* * *

 

 

“Coraggio Matteo.. solo pochi metri e poi siamo al sicuro.. passami le chiavi del cancello”

 

“Eccole Stefano.. per favore.. fai presto, ho una strizza tremenda!! Non voglio farlo mai più.. preferisco la crisi d’astinenza!!”

 

“Suona il campanello.. dai che ci siamo, aprono.. Sorpresa!!!”

 

“Che bello papà, ce l’avete fatta e c’è pure Matteo…”

 

“Ciao piccolino.. siamo tornati.. ce l’abbiamo fatta!!!”

 

“Avete la roba papà?!?”

 

“Sìììììììì.. è qui!!! E finalmente, per la prima volta dall’avvento del post-digitale a svenapagamento, rivedremo la tv in questa casa!! Abbiamo preso Fantastico e Doc, Un biglietto in due con Steve Martin e John Candy e.. in omaggio c’è pure un’edizione del notiziario del mattino dell’altro ieri!!”

 

“Mamma.. mamma, papà ha portato la roba televisiva!!”

 

“Sssshhhh.. non urlare piccolo, qualcuno potrebbe sentire e fare la spia.. io e Gilda mettiamo il cinese a tavola e tutti insieme ci godremo la scatolina colorata... proprio come una volta!!”

 

“Come una volta mamma?!?”

 

“Sì.. come una volta, piccolo mio.. quando eravamo analogici, ma liberi e informati e non pagavamo al mercato nero per un buon film.. una rivista.. un rotocalco.. uno spettacolo televisivo del sabato sera o.. un telegiornale!!”

venerdì, 11 giugno 2010

Strudy & Friends - Andrea Fiore intervista Massimo Bisotti

Al microfono di Andrea Fiore per Strudy & Friends l'eclettico scrittore e compositore Massimo Bisotti di Roma, che il prossimo sabato 12 giugno 2010 dalle19.30 alle 22.00 presso il Lab 51 di Via degli Ausoni 47 Roma, presenterà il suo primo libro 'Foto/grammi dell'anima', edito dalle Edizioni Smasher. Con l'autore interverranno Isabella Borghese, Luca Maria Brogli e l'editrice delle Edizioni Smasher, Giulia Carmen Fasolo. Si affronterà insieme il nuovo male del secolo, la paura dei  sentimenti e la volontà e la capacità di rimettersi in piedi..

..

 

 

(dal libro Foto/grammi dell'anima)

Ho fatto una festa all'interno di me stesso.
Ho deciso di divertirmi.Di fermarmi un attimo per assaggiare un pasticcino.
Molte persone hanno smesso di fermarsi ad assaggiare un pasticcino.
Sedersi sulla sedia accanto al tavolo e sceglierlo con cura.
Perché scegliere significa pensare e riflettere su quello che ci piace di più.
Inevitabilmente trovarsi faccia a faccia con il gusto e quindi con noi stessi e con la punta estrema dei nostri pensieri.
Abbiamo paura di restare soli e paradossalmente corriamo, ingannando noi stessi, sperando di non accorgercene mai, occupando il tempo in doveri su doveri oltremisura.
La paura di trovarci ci fa perdere il piacere dell'abbandono.
Ci costruiamo muri per proteggerci e un giorno quegli stessi muri diventano una prigione, la nostra prigione.
Non ho mai voluto le inferriate alla finestre.Sono un credulone.Ho sempre pensato che se lascio aperta la finestra prima o poi entrerà tutto il cielo.
Mi mangio da dentro il mio pasticcino senza sensi di colpa.
Lo taglio a metà e te lo offro chiedendoti:
"Vorresti favole senza draghi?" - tu leggera mi rispondi "Sarebbe impossibile..."
"Ma io ti ho invitato alla mia festa, non inventare una scusa per non venire.
Perché il raffreddore d'amore è la malattia cronica più grave che puoi prendere.
Non ti uccide ma non c'è cura, non ti salvi più sai?"
Poi quando suona il campanello mi sorprendo.
Mi piacciono tanto i campanelli.
Sono il suono di un respiro e il respiro non fa mai corrente con la finestra.
Il respiro è presenza..

Prefazione di Giulia Carmen Fasolo

http://www.edizionismasher.it/bisotti/massimobisotti.html

Link all'evento di FB sulla presentazione del libro:

http://www.facebook.com/event.php?eid=125939674101138&ref=nf

 

Book Trailer:

lunedì, 24 maggio 2010

Strudy & Friends - Andrea Fiore intervista Christian Floris

Andrea Fiore intervista per Strudy & Friends il conduttore radiotelevisivo Christian Floris.

http://www.youtube.com/watch?v=eoCQRbW30nQ

26enne originario di Nuoro, volato a Roma ragazzino col sogno di diventare qualcuno nel mondo dello spettacolo, Christian, ha lavorato in fiction di RAIUNO e in diverse radio famose (Radio Deegay.it, Radio Città Futura, Radio Erre2, Radiozerosei.it). Attualmente conduce un programma ogni mattina su RSA (Radio Spazio Aperto) di Roma

Il regista Peter Marcias ne ha fatto il soggetto per il documentario "Una questione delicata" presentato a Torino, nell'aprile 2008, all'International Glbt Film Festival.

Da un anno ha un programma tutto suo in televisione "Se scrivendo", sul canale 830 di Sky. Questo il titolo della trasmissione prodotta dalla Caos Film per il Gruppo editoriale Albatros il Filo, che prevede quattro puntate a settimana (Il lunedì alle 22 e 15 e il martedì, mercoledì e venerdì alle 19 e 05). Ogni giorno il conduttore passa in rassegna giovani scrittori, autori emergenti e ultimamente altri già famosi , tra cui mostri sacri della letteratura come , il premio Nobel Dario Fo, Margaret Mazzantini, Barbara Alberti, Alessandro DAlatri e Maurizio Costanzo, di cui è anche stato ospite fisso nella trasmissione Buon Pomeriggio su Canale5 di qualche anno fa.

In questi giorni Christian sta partecipando a Speaker Factory un'iniziativa di Radio Dimensione Suono Roma ed il suo nome, anzi la sua voce, è tra le 13 semifinaliste e presto sapremo se rientrerà tra le prime 3 classificate. A quel punto, toccherà a noi votarlo sul web di RDS per farlo salire sul podio del primo classificato!

Ecco il link: http://www.facebook.com/pages/Dimensione-Suono-Roma/352974854689?ref=ts

VEDI TUTTI I VIDEO:

http://www.youtube.com/watch?v=eoCQRbW30nQ
http://10piegamenti.com/2010/01/26/maurizio-costanzo-incontra-christian-floris-e-spiega-la-strategia-della-tartaruga/


http://10piegamenti.com/2009/11/19/christian-floris-protagonista-di-una-questione-delicata/

http://10piegamenti.com/2009/10/29/se-scrivendo-christian-floris/

http://www.youtube.com/watch?v=mpsoF9ZLjEA&feature=player_embedded
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Andrea Fiore è presente su Facebook e sul web con Strudelone (
http://strudelone.myblog.it/), dove scrive storielle e racconti satirico-demenziali e Strudy & Friends (http://strudyfriends.myblog.it/), in cui ospita articoli vari di amici del web. Ha scritto nel 2009 un libro semi-serial thriller edito da Il Filo Roma, dal titolo 'Storia di morte, ricotta e mascarpone.

Sempre nel 2009 ha vinto il concorso 'Giri di parole' edito da Navarra Editore con il racconto 'Lo stretto indispensabile' ed ha partecipato con altri artisti (scrittori e pittori) al libro a scopo umanitario Asin'Art con il racconto 'L'Asin Taxi'.