mercoledì, 06 marzo 2013

Il 6 marzo L'elettricista è GRATIS! - Andrea Fiore

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martedì, 19 febbraio 2013

FREE solo per OGGI "L'elettricista suona sempre 220 volt" di Andrea Fiore

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Non farti scrupoli, sono io stesso a chiederlo: scaricamiiiiiiii!!! GRATIS, ma solo per OGGI, "L'Elettricista suona sempre 220 volt", il semi-serial thriller ad alta tensione di Andrea Fiore:O)

 

 

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venerdì, 28 dicembre 2012

Il Nuovo Calendario StrudelOne!!! ;O)

Felicissimo 2013 by StrudelOne e Andrea Fiore ;O)

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domenica, 09 dicembre 2012

Il presepe di Lui - Racconto di Natale di Andrea Fiore

Presepe,feste,natività,gesù,dio,natale,babbonatale,pastore,doni,regali,demenziale,comico,divertente,andrea fiore,crisi,monti,governo,calcio,stato,raccontoFino a quel momento, Lui se n’era stato con la testa fra le nuvole. Amava farlo; lo faceva sentire leggero, lontano dalle cose terrene, dal logorio della vita moderna o quella roba lì da amaro al carciofo che per alcuni te lo gusti solo se stai seduto nel bel mezzo di un incrocio affollato e coi semafori guasti. Ora però tutto era pronto per il grande evento. Con un colpo di reni da dio, aveva tirato giù veloce due o tre scatoloni dal soppalco e stava finendo di scartare le statuine degli ultimi pastorelli. Le ripose delicatamente  su di una piccola panca in buona compagnia di pecore e cani da gregge e chiuse gli occhi per concentrarsi prima di dare libero sfogo al suo spirito creativo.

Realizzare il presepe fu come un incanto. In circa sei minuti sorsero come dal nulla montagne e foreste, presero a scorrere fiumi e si formarono laghetti e il piccolo paesello cominciò a materializzarsi. Sorsero dapprima le case, una dopo l’altra; poi gli alberi, le fontanelle agli angoli delle strade sterrate, e, infine, una bella capanna, collocata ad arte al centro delle vie che si diramavano a raggiera. Una capanna illuminata da una luce fioca, stracolma di fieno e con una mangiatoia in bella vista. Frugò come un forsennato tra le scartoffie che erano rimaste dentro uno scatolone e grondante di sudore estrasse gli ultimi due pezzi. Un bue e un asinello, finemente rifiniti, che quasi sembravano veri. Ebbe l’istinto di batterli col martello e di urlare “Perché non ragli? Perché non muggisci?”, ma questo era un altro film e poi il tempo scorreva inesorabile. Sei minuti non erano molti.  

Il settimo minuto Lui concluse i lavori e si riposò. Il riposo gli spettava in virtù della legge 626/94. Era un suo diritto!

“Padre, è bellissimo” – urlò a un tratto un bel pupettone, che avrebbe potuto avere a occhio e croce otto dieci anni, dai capelli a ciocchettoni biondi stile camomilla Schultz. Era letteralmente al settimo cielo.   

 “Vedi figliolo” – proseguì il padre sospirando – “utilizzo il budget dei sei giorni per cose ben più grandi e impegnative; per le piccole cose sei minuti bastano e avanzano. Direi che vado in scioltezza”.

 “Me ne sono accorto. Direi che è perfetto, anche se un po’ hai esagerato. Montagne di marzapane, fiumi di cappuccino, capanne di ciambellone, erba..”

“Erba?!?” – sbraitò Lui sgranando gli occhi – “Dove?”

“Lì. La brucano le pecore e fanno anche movimenti inconsueti; sembrano innaturali, come se volessero spiccare il volo.. E i pastori? Anche loro sono strani. Vedi, la polverina che hai usato per fare la neve? La tirano su forte col naso, aiutandosi con delle cannucce”

“Ecco, lo sapevo, ci risiamo!!!” – commento Lui paonazzo in volto. Era furioso. Chiaramente erba e polverina non rientravano nel suo progetto, ma nel contempo non dovevano essere una vera sorpresa. Staccò un filo d’erba e poi sniffò la polvere da sopra una casetta innevata e.. – “Yuppiiiii… ehm, volevo dire che sono furenteeeeeee!!!! Scatenerò l’ira di Dio!!!”

“Lira, papi?” – chiese perplesso il ragazzino – “ma non siamo passati all’euro?!? Scatenerai l’euro di Dio”

“Io creo un presepe che è un Paradiso” – proseguì Lui incurante della pedante puntualizzazione del pargolo – “un presipino piccino piccino, piccino picciò, una deliziosa miniatura, un buco nero della felicità, una stupenda isola che non c’è, dove tutto è bello e i colori delle cose sono pastello con tonalità tenui e docili sfumature e non dico che mi aspetto gratitudine, una profondissima gratitudine, talmente profonda che per provarla devi indossare i braccioli per stare a galla, ma almeno lasciatelo com’è, non me lo contaminate ‘sto …biiiiiipppp.. di presepe!!! E questo biiiiiipppp ch’è stato?!?

“L’auto-censura papi, l’hai impostata tu stesso per impedirti di fare peccato. Tu sì che sei perfetto”.

“Già, un perfetto..”

“L’aria intorno al presepe diventa irrespirabile e fa pure caldo, tanto caldo!” – fece notare il bimbo

“Lo smog e l’effetto serra!” – fece notare Lui – “Sono arrivati anche loro come le cavallette”

“Non vedo cavallette, papi”

“Guarda più in fondo, figlio mio. La c’è gente che soffre”

“Non vedo niente è tutto buio”

“Sono tutti di colore. Usa questi. Sono occhiali a infrarossi. Fanno miracoli”

“Urca se li vedo ora. Quanti ne sono. Davvero tantissimi!”

“Tu sei riuscito a vederli. Pensa che buona parte del mondo non ce la fa” – rispose Lui accarezzando il piccoletto – “sono i pastori del terzo mondo. Vivono tra fame, malattie, disperazione e sfruttamento”

“Io non capisco, Padre?” – chiese il pargolo incuriosito – “Perché il presepe si trasforma così?

“Segue le leggi del mondo reale e il mondo reale è così. Tu lo crei bello, ma dura poco, perché subito dopo c’è chi avvia ineluttabili processi tendenti all’autodistruzione”

 “Guerre, lotte cittadine, malasanità, mafia, politici iper-corrotti, sommosse, attentati, pseudo artisti strapagati”

“E’ apparso pure il calcio” – sottolineò il ragazzino con gli occhi che gli luccicavano per l’eccitazione.

“Già, il calcio, l’oppio dei popoli. La piaga più grande!”

“Perché?”

“Giro di milioni, partite truccate, scommesse illegali, giocatori super viziati e iper-pagati e partite a gò-gò, senza tregua né rispetto né pudore, ogni santo giorno della settimana, no stop zeroventiquattro. Partite dei campionati più svariati del globo terracqueo, comprese quelle d’infima categoria dell’oratorio festivo del paese montano più sperduto, commentate da tecnici improvvisati, paratecnici e opinionisti matti. Tutto questo per non farti pensare a nulla. Per distrarti la mente dalle cose che contano. Sicché da due palle ce ne hai tre. Due in basso e una costantemente in testa. Una palla che balza e rimbalza, che vola, che sfugge, che è dentro che è fuori anche se di poco, peccatoooo! Oppure, goooolllll, urlato come se stessero togliendoti la vita, da cronisti invasati che andrebbero esorcizzati, altro che mandati in onda! Solo una palla nella tua testa, inseguita da ventidue stolti, giudicati con molta approssimazione da tre arbitri e un quarto uomo. Ma chi sarà mai poi ‘sto quarto uomo? Uno che arriva sempre quarto o è scarso o è sfigato. Uno che non sale mai sul podio, manco per sbaglio, fosse solo per passare lo straccio o dare un colpo di ramazza, che razza di giudice può mai essere?!?”

“Ok, il calcio è una terribile piaga. Mi hai convinto” – tagliò corto il fanciullo per evitare di avvitarsi in un loop totale a causa degli sproloqui di Lui – “Non vorrei però criticarti, ma quei monti laggiù non è che siano venuti tanto benei”

“Quali? Ah, sì lo ammetto. Un errore grossolano. Credevo che in Italia avrebbero creato una valida barriera tecnica per il superamento della crisi”

“E..?”

“Come ti dicevo: è stato un errore; un grave errore, un..”

“Gravissimo errore?” – sorrise il putto. Poi, voltandosi verso la creazione del padre, che s’imbruttiva sempre più man mano che trascorrevano i minuti, aggiunse a bassa voce con una smorfia di tristezza sulle labbra - “Che brutto presepe, Padre. Davvero, perché continui a farlo?”

“Perché, perché, perché.. sei curioso figlio. Lo faccio e basta e poi, mi piace creare le cose. Anche per un solo attimo sono belle e mi fanno sentire importante. E poi, ci sei sempre tu che corri a rimettere le cose a posto, no?”

“No Padre, mi sa che non le metto affatto” – rispose l’altro seccamente – “io ogni anno la discesa la faccio per non dispiacervi, però non credo che serva a tanto. La gente esulta per la mia venuta, va in visibilio. Sembra anche che abbia capito. Alcuni hanno addirittura le visioni, altri le stimmate temporanee, altri ancora parlano con gli animali o acquistano il dono delle lingue. Ma dopo pochi minuti quasi tutti dimenticano. Dimenticano chi sono io, perché sono venuto e non ricordano nemmeno perché hanno stappato lo spumante a mezzanotte e hanno brindato. Le persone sono distratte, Padre. Dal calcio, dai grandi fratelli, dalle isole dei famosi e dei non, dai gossip alimentati dalla fervida immaginazione di chi ha capito come funziona il mondo che tu hai creato e ne ha preso le rendini in mano. Col nuovo anno, gli uomini saranno pronti a farmi fuori sulla croce, come hanno sempre fatto. Come in un videogame. Tanto io ho vite da vendere e dopo tre giorni torno in circolazione più in gamba che mai”

“Sei un lazzarone, nel senso che resusciti” – commentò sorridente Lui - “capita.. la battuta?”

“Non scherzo padre, quest’anno vorrei non andare. La realtà laggiù è come nel tuo presepe; l’hai appena detto tu stesso. Quest’anno no. Potresti dire che mi son dato malato o che l’Arcangelo Gabriele si è dimenticato di fare l’annuncio propedeutico o che la cicogna ha sbagliato traiettoria e si è andata a incagliare tra due pianeti lontani anni luce. Oppure che sciopero. Uno sciopero selvaggio che non è stato preannunciato e non mi puoi neanche precettare. Lo fanno i mortali, perché non dovrei io, che sono il figlio di D..”

“Io.. io.. non so che dire” – bofonchiò il vecchio spiazzato – “Lo hai sempre fatto. Sei sempre sceso per salvare il mondo e dopo pochi mesi sei sempre tornato”

“Già, ogni anno vado e torno, ma cosa cambia?” – ribatté seccamente il figlio - “Trovami uno stuntman”

“Stuntman?!?” – ripeté convulsamente Lui – “e dove lo trovo uno che accetta di scendere giù e d’essere deriso, picchiato e crocifisso in nome e per conto tuo?!? Così, su due piedi?”

“Per l’esattezza è stato anche sulle mani e non sono sottigliezze!”

 “Fammi pensare” – corrucciò le sopracciglia Lui – “Stunt.. stunt.. stuntman.. Trovato!!!”

“Cosa Padre?”

“Chi ti sostituirà” - precisò l’altro – “manderemo il cicciottone dalla barba bianca folta con la tutona rossa. Quello che se ne va in giro in slitta per i cieli a meno ottanta gradi trainato da una manciata di renne masochiste croniche”

“Babbo Natale?” – fece il ragazzo perplesso – “ma che c’entra con me”

“Avete molte cose in comune. Anche lui arriva a Natale. Fa tutti felici e dopo qualche giorno viene dimenticato. E la cosa positiva è che alla fine non muore nessuno e di conseguenza nessuna resuscita!”

La soluzione sembrò convincere il figlio. I due si guardarono ancora per qualche istante negli occhi, poi Lui e l’Altro spensero le luci del presepe, voltarono le spalle e andarono via. E da quel Natale il mondo fu felice quei soli pochi giorni in cui veniva Babbo Natale; per il resto del tempo, piombava poi nelle tenebre, buie e profonde tenebre, proprio come quelle del presepe.   

sabato, 01 dicembre 2012

Scuola e occupazione - vignetta di Andrea Fiore

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venerdì, 09 novembre 2012

Alla ricerca dell'acca perduta - 6 p.ta

Racconto di Andrea Fiore per bambini piccoli, grandi ed extra-grandi, dedicato agli stupendi ragazzini di una 5^ elementare di qualche anno fa. Disegni di carla Federico e Alessandro Romeo

[continua dal 27 luglio 2012]

 arca, ragazzi, racconto, predatori, arca perduta, acca, ricerca, gnomi, fate, fiabe, risate, bambini, comico, demenziale, virgilio “Bando alla ciance” – tagliò corto la megera – “sulle carte è scritto che la libertà dei ragazzi è legata a filo doppio alla risposta d’una principessa e qui di principesse ne abbiamo ben tre a disposizione..”

“Spara la domanda allora” – disse perentoria Altezzosa – “voglio essere di ritorno a casa per domani per la puntata conclusiva di “Amici”..

” S’abbassarono d’un tratto le luci e si udirono in sottofondo le note della musichetta inquietante di millionaire.. la vecchia con un pluff si ritrovò in doppio petto con un librucolo dei quiz in mano e le tre principesse in abito da sera décolleté sotto faretti incandescenti puntati loro contro come temibili missili Scud.. La vecchia aprì molto lentamente il libro.. fece scivolare il dito indice in lungo e in largo sulle pagine e alla fine si soffermò su di un rigo che aveva tutta l’aria di riportare la fatidica domanda..

 “Sparo???” “Spara!!” – risposero all’unisono le ragazze.

“Ebbene, la domanda è la seguente: ‘Settanta mi dà ottanta e la metà di ottanta è quaranta, allora quaranta può dirsi uguale a trentacinque?’”

“Ma perché settanta mi dà ottanta?” – ragionò Altezzosa – “settanta è settanta e ottanta è.. è il doppio di quaranta e quaranta a sua volta poco ha a che vedere col trentacinque che… Oddio, mi sembra d’impazzire, io non ci capisco più niente!!!”

“Ma è semplicissimo” – affermò tronfia Vanitosa – “è un fine ragionamento basato sulla bellezza del suono dei numeri.. basta soffermarsi un po’ a pensare ed ecco.. ecco che.. Oddio, non ci capisco niente neanch’io!!!”

“Rimani solo tu” – fece la vecchiaccia raggiante, mentre già pregustava la sconfitta delle sue ospiti ad opera di quel suo subdolo e inestricabile indovinello.

“Io non conosco la risposta” – disse saggia con consapevolezza ed estrema umiltà – “preferisco quindi starmene in silenzio chiusa nel mio dolore e piangere per i miei amici..

” Pronunciate che ebbe siffatte parole, s’alzo come dal nulla dentro la capanna un vento talmente forte che fu come se un intero consorzio di tornadi ed uragani si fosse dato a quell’ora appuntamento tra quelle quattro mura sgangherate.. il vento crebbe e crebbe e crebbe ancora… al punto che i presenti rimasero, sebbene per pochi minuti, accecati da tanta furia.. bastarono però quegli attimi per generare un vero e proprio miracolo!!

Quando infatti poterono riaprire gli occhi uno scenario completamente nuovo ed inaspettato apparve loro.. le mura della capanna avevano ceduto il posto alle pareti ricoperte di pregiati arazzi di uno splendido castello e la vecchia megera si era trasformata in una dolce, piccola, deliziosa vecchietta molto somigliante alla maga Gudda.

“Congratulazioni ragazza mia..” – disse sorridendo la vecchietta – “hai interrotto un malefico incantesimo che durava da secoli e secoli.. sono finalmente libera e di nuovo buona come mia sorella Gudda.. Ce l’hai fatta principessa Saggia, hai dato la risposta giusta!! “Ma io veramente.. sono certa di non averne data alcuna” – rispose candidamente la ragazza, mentre guardava incredula lo scenario meraviglioso tutt’intorno e scorgeva gli occhi esterrefatti delle altre – “come posso aver generato tutto ciò con una ‘non risposta’?”

“Credo che la persona più indicata per una spiegazione sia il principe Pellicolino” – fece la vecchietta, indicando con l’indice il ragazzo tra la terna dei suoi ex ostaggi – “lui adesso dovrebbe aver capito tutto”

“Credo di sì” – rispose Pell commosso – “credo d’aver capito..

”Il principe s’avvicinò al forziere e con un gesto della mano sfiorò leggermente le catene che lo avvolgevano e quelle si dissolsero come neve al sole, rendendone finalmente libero il contenuto.. una maestosa lettera acca, che balzò vispa sulla spalla del ragazzo per sussurrargli all’orecchio... “Ssssshhhhh… il silenzio a volte è d’oro..”.

“Eccoti al fine letterina” – sorrise raggiante Pell – “è giusto questa la formula che mi consegni e che renderà felice per il mio tramite il mondo intero.. Il mondo non ha bisogno di parole, se queste sono dette alla rinfusa e senza senso.. al contrario, gli occorrono silenzi, umili e coscienziosi silenzi, in tutti i casi in cui le parole sarebbero superflue o inutili o addirittura pericolose..

” Detto ciò Pell si avvicinò a Saggia, la prese per mano e proseguì – “Tu, Principessa, col tuo silenzio hai mostrato la tua modestia e la consapevolezza dei tuoi limiti, hai manifestato rispetto e profonda sensibilità nei confronti dei tuoi amici e dolore per la tua incapacità di poterli salvare e.. questo è bello.. questa è la formula che cercavo.. questo è un valido schema sul quale impostare la mia vita e quella del mio popolo..

” Pellicolino, dopo qualche tempo, divenne sovrano del suo popolo e regnò per tanti anni. Il suo regno fu sempre baciato dal sole e dalla fortuna e lui davvero passò alla storia… Vi passò come un re saggio, onesto ed umile, un re che conosceva i suoi limiti, che sapeva parlare ed ascoltare, mettersi in gioco e cambiare i suoi punti di vista e le sue opinioni.. un re che sapeva stare in silenzio quando le parole sarebbero state superflue o inutili o addirittura pericolose..

Pellicolino fu felice ed eternamente innamorato d’una principessa Saggia che gli aveva suggerito la giusta via.. e fu geloso custode di una stupenda lettera muta che tenne ben salda nel cuore, nella mente e in un forziere libero da catene…

E come sempre si suol dire in simili circostanze da favola… vissero tutti felici e contenti! Ed io? Eternamente criticata e bistrattata!!! Col cavolo che la racconto ancora una storia come questa!!!

FINE :-)

mercoledì, 31 ottobre 2012

Buon Halloween (stendetemi pure sopra un velo pietoso!)

sabato, 27 ottobre 2012

Posso chiamarti... (Vignetta di Andrea Fiore)

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venerdì, 12 ottobre 2012

Ci tagliano l'IRPEF - Vignetta di Andrea Fiore

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martedì, 18 settembre 2012

Boia Dumond Lader - La tutina superpoterica

[Link alla prima puntata]

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“Dove mi stai portando?” – chiese sempre più incuriosito Boia Dumond allo strano tizio, che lo guidava attraverso i bui corridoi di un palazzo del 1100 – “E quella bestia leopardata che scuote la testa minacciosa?!?”

 

“Non temere” – rispose l’altro – “è un pupetto del 1100. Andava di moda all’epoca, insieme alle code di volpi che fluttuavano nell’aria, appese allo specchietto retrovisore”.

 

 “Boati? Da dove provengono?”

 

“Non sono boati, ma bottoni. stiamo per entrare nella stanza dei bottoni. Faresti bene a tapparti le orecchie; a volte sono talmente forti che spaccano i timpani”.

 

“Che mi frega dei timpani? Mica suono, io!” – bofonchiò Boia contrariato.

 

“Dopo questa ne ho la certezza matematica” – annuì soddisfatto l’altro, mentre apriva una porta scricchiolante e lo invitava ad accedere e ad accomodarsi su una seggiola – “tu sei davvero l’uomo giusto, amico”.

 

Passarono alcuni attimi in silenzio. L’uomo misterioso era entrato in uno stato di catalessi nel quale Boia non poteva seguirlo, perché privo di valido passaporto. Poi, finalmente, il tizio dischiuse una cassettina che s’era portata dietro fino ad allora e, con tono solenne, chiese - “Che ne pensi di questi?”

 

“Di certo questi bottoni sono meno rumorosi degli altri” – rispose il tozzo ex commesso, agitando al cielo i corti braccini e dipanando un apprezzabile puzzo di fogna ascellare.

 

“Quali preferisci?” – proseguì il tizio – “Ce ne stanno di tutte le misure e di colori ne trovi quanti ne vuoi”

 

“Che ci faccio coi bottoni di varia misura, peso, colore, credo politico, sesso e religione?”

 

Il tetro interlocutore si diresse lentamente verso una vecchia credenza cui ormai non credeva più nessuno; aprì con un po’ di fatica uno dei cassetti e ne trasse fuori una tutina impolverata di colore giallo vomito metallizzato a squame mesozoiche. La scosse ben bene e, quando fu quasi certo d’avere sparso per aria due milioni almeno dei cento miliardi di migliaia di acari che la popolavano da anni, tanto che ne vantavano ben donde pro-quota la proprietà, in base all’istituto giuridico dell’usucapione, fece per porla al piccolo ometto grasso e tarchiato, che, però, si ritrasse d’istinto disgustato.

 

“Perché ti ritrai?”

 

“Lo faccio sempre quando mi schifo” – rispose Boia – “vedi? Qui è quando mi sono ritratto tra il pubblico del festival di Sanremo, qui ero dalla De Filippi; è stato terribile! Qua stavo leggendo della riforma pensionistica; noterai la mano mossa. Qui sono al Mac e…”

 

“Sei bravo, disegni bene” – si congratulò l’uomo, tagliando corto – “ora però riprenditi”.

 

“Non posso. Solo ritratti. Mai avuto i soldi per una videocamera”

 

“Riprenditi almeno la tuta da terra; sarà piena di polvere”

 

“La caduta non può che averla migliorata, credimi” – commentò Boia nauseabondo tra uno starnuto e l’altro, sollevando il tristo indumento da terra e tenendolo sospeso a mezz’aria con la punta delle dita. Indi, esclamò stizzito –“Insomma, continuo a non capire, stiamo mettendo su una sfilata di moda?”

 

“Mettiamo su il più grande spettacolo del mondo, mio piccolo becero commessucolo de noantri” – fece l’altro con un sorriso sinistro, dal momento che era mancino - “La sfida del secolo: Boia Dumond Lader, ovvero l’antitesi pura del supereroe vincente sapientemente rettificato, contro Hercul Bottom, ossia, il supereroe vincente. E’ un pericoloso criminale al quale va sempre bene, perché il culo l’assiste. Costantemente. Ha un culo enorme, che non fa mai cilecca; un culo instancabile, che fa i turni diurni e notturni. Non riposa mai. Mai un’ora di pemesso, mai una malattia, mai una defaillance, mai uno sciopero. Quel bastardo di un culo è sempre lì, pronto a tirarlo fuori d’impaccio!”

 

“Beato lui; il mio c’è solo quando…” – soggiunse Boia soprappensiero.

 

“Quando?” – incalzò l’altro.

 

“No, niente” – tagliò corto Dumond – “del resto, non è neanche vero. Spesso mi lascia a secco anche in quei momenti: soffro di stitichezza!”

 

L’uomo misterioso non poté fare a meno di dare uno sguardo di sbieco, fortemente intriso di pietà, a quel reietto che gli stava davanti accasciato mollemente sulla sedia. Uno sfigato puro: anche stitico. E che cazzo!”

 

“Perché ce l’hai con Er Culo?” – riprese Boia, infrangendo i foschi pensieri dell’altro.

 

“Io soltanto ce l’ho con lui? Noi tutti della Criminalpolli lo odiamo, dal profondo del cuore!!! Ci ha reso ridicoli con le sue rapine, che si concludono sempre rocambolescamente bene. Ma ora abbiamo finalmente l’arma giusta!”

 

“Ehm… io?!?” – fiatò appena Boia.

 

“Esatto, tu, piccolo ex commesso sfigatissimo spiegazzaabiti della malora! Ti abbiamo selezionato tra più di diecimila profili compatibili e sei risultato quello giusto. Al mille per mille!”

 

“Tra più di diecimila concorrenti? E sono venuto fuori io al mille per mille?” – ripeté Boia convulsamente.

 

“Esatto!”

 

“Sfiga di mer.. mi hai convinto, sono proprio l’uomo giusto!!!”. Detto ciò, Boia si lasciò andare all’indietro a peso morto sulla spalliera della sedia, che cedette miseramente e in pochi istanti fu sdraiato dolorante sul duro pavimento. Ancora una dura riprova della drammatica correttezza della selezione della Criminalpolli. 

 

“E’ chiaro che non sei ancora pronto!” – esclamò l’agente – “occorre prima procedere alla rettifica”.

 

“E’ la seconda volta che ne parli” – l’interruppe Boia preoccupato – “che intendi dire con “rettifica”, amico?”.

 

“Al tempo” – tagliò corto l’altro – “scegli i bottoni da applicare alla tuta e, quando l’indosserai, avrai finalmente i superpoteri e capirai!”.

 

“Mi sento tanto un vespino cinquanta da taroccare coi pezzi Polini primavera…” – sospirò Boia – “ok, scelgo i bottoni marroncini; no, non quelli, gli altri; quelli a destra, non so descrivere la tonalità, ma..”

 

“Marroncino “feci”” – precisò il tetro poliziotto con una smorfia di disgusto.

 

“Ecco, benissimo” – chiosò Dumond – “il marroncino “feci” va giù che è ‘na meraviglia sul giallo vomito metallizzato a squame mesozoiche della tuta!”

 

“Con i superpoteri” – continuò l’individuo mentre cuciva i bottoni – “sarai all’altezza di Bottom. Ti verrà un culo da paura” – Staccò il filo dell’ultimo bottone, soffocò a fatica in bocca una bestemmiuccia sgorgata dal profondo dell’io per essersi conficcato brutalmente l’ago nel dito indice e, infine, porse la tuta a Boia – “Ecco qui la tua mise da supereroe, pronta per essere indossata!”

 

“Di zecca, eh?” – rise sornione Dumond, alludendo alla colonia presente tra le fetide maglie dell’indumento. Prese la tuta, se l’infilò al volo e, tutt’a un tratto.. un terribile boato scosse le quattro pareti della stanza, seguito a ruota da un accecante nuvolone di fumo, che lasciò tutt’intorno un appestante olezzo di peli delle ascelle bruciati.

 

“Che cul..o!” – strillò allibito l’agente.

 

“Cul..o?!? Come fai a sapere che la tuta funziona di già?” – obiettò Boia – “Non ho fatto nulla! L’ho solo indossata e sono rimasto impalato in mezzo a ‘sta nebbia fognaria!”

 

“N-non lo dicevo nel senso di superpotere; mi riferivo a.. a.. a quello.. quell’ingombro che hai.. ehm.. lì, insomma.. dietro la schiena. E’ enormeeeeeee! Qualcosa non deve aver funzionato!!!”

 

“Dici? Ahia.. porc!!! Ma che è?!?” – Escalmò disperato Dumond, brutalmente incastrato per il di dietro tra un bracciolo del divano e lo spigolo d’una libreria. [To be continued]

domenica, 09 settembre 2012

Superstipendi - Vignetta di Andrea Fiore

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venerdì, 31 agosto 2012

Esce in Ebook "L'elettricista suona sempre 220 volt" di Andrea Fiore

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Leggi la quarta di copertina:

 

La città di Gravetown è terrorizzata da un terribile assassino con la macabra abitudine di uccidere le sue prede con scariche elettriche. Il pingue ispettore Peter Haddock e il suo smilzo assistente Dan Parrish si vedono appioppare il caso quando il serial killer ha già mietuto sedici vittime. Il criminale è solito lasciare sulle scene dei delitti pochi indizi: un bigliettino con la firma "L'Elettricista" e un numeretto sempre diverso. I due poliziotti annaspano vistosamente e, per di più, non esita a inveire ripetutamente su di loro l’arcigno comandante Gas Major, fortemente deluso dagli scarsi risultati. Riuscirà l’impacciato Haddock a venire a capo di cotanto mistero e, soprattutto, l’imbranatissimo Dan sarà capace di evitare lo scempio, reiterato di settimana in settimana, dell’invito a cena del capo a base di disgustoso pollo alle mandorle?

L'Autore di questo “semi-serial thriller” crea abilmente una miscela esplosiva, che unisce la logica matematica di giallo e noir al nonsense del demenziale puro, mediante l’uso spregiudicato della lingua italiana, stressata e piegata a significati impropri, giochi di parole, boutades e calambour dal gusto graffiante e accattivante.

 

Andrea Fiore, nasce a Catania nel marzo ’63. Studi classici tra testi di poeti e prosatori greci e romani, poi giurisprudenza e lavoro in azienda. Interessi Personali: musica, dagli anni ’70 ai giorni nostri, basket in tutte le sue possibili manifestazioni, scrittura e cinema (preferiti gialli e thriller). Lo attrae e lo diverte il demenziale. Pubblica racconti satirico-demenziali sul suo sito StrudelOne - Demenziale tra Storia e Leggenda http://strudelone.myblog.it e cura insieme ad alcuni amici Strudy & Friends http://strudyfriends.myblog.it. Gestisce, inoltre, due profili personali e un profilo autore su Facebook con più di 5.000 contatti, dove pubblica quotidianamente aforismi e folli commenti alle notizie d’attualità. Nel 2009 ha vinto il premio nazionale “Giri di parole”, indetto da Navarra Editore, con il racconto “Lo stretto indispensabile”, inserito nella collana di racconti “Parto, vieni via con me”. Lo stesso anno ha pubblicato "Storia di morte, ricotta e mascarpone”, il suo primo libro semi-serial thriller.

 

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martedì, 07 agosto 2012

Buone Vacanze da StrudelOne :0) - By Andrea Fiore

venerdì, 27 luglio 2012

Alla ricerca dell'acca perduta - 5 p.ta

Racconto di Andrea Fiore per bambini piccoli, grandi ed extra-grandi, dedicato agli stupendi ragazzini di una 5^ elementare di qualche anno fa.

 

Disegni di Carla Federico e Alessandro Lo Meo 

 

[continua dal 23 aprile 2012]

 

arca, ragazzi, racconto, predatori, arca perduta, acca, ricerca, gnomi, fate, fiabe, risate, bambini, comico, demenziale, virgilioIn quattro e quattr’otto ed in modo del tutto rocambolesco le tre principesse Altezzosa, Saggia e Vanitosa, insieme alle tre damigelle loro fedeli servitrici, Svampita, Silenziosa e Distratta, furono spedite in una sorta di ‘mission impossible’… I regnanti, infatti, pensarono bene che, mettendo in campo un tre per uno, sarebbero state maggiori le possibilità che una principessa riuscisse ad avere la meglio sulla diabolica megera e riportasse a casa sani e salvi i tre sotto sequestro..

 

Erano le tre e mezza del mattino quando le fanciulle si misero in cammino a cavallo (si fa per dire) di grossi muli che le avrebbero condotte alla capanna della maga Brut…

 

“Ragazze, potevate anche starvene comodamente a casa a dormire” – fece Altezzosa, rivolta alle altre due principesse, appena montata sul mulo -. “Sappiamo tutti fin troppo bene che la classe non è acqua e che io sono piena di classe e quindi di acqua e che se io faccio acqua.. ehm, insomma.. io sono meglio di voi ed è altrettanto certo che salverò io i ragazzi… Chiaro?”

 

“Chiaro” – confermò serenamente Vanitosa – “anzi direi proprio chiarissimo, nonostante sia stata tu a spiegarlo, cara… Peccato che io non condivida, perché, vedi, non esistono bellezza e grazia e nobiltà e dolcezza superiori alla mia.. Sarò dunque io ad avere la meglio..”

 

“E tu cosa ne pensi Saggia?” – chiese Altezzosa alla terza principessina che se ne stava in silenzio senza fiatare a cavalcioni del suo mulo..

 

“Penso che le vostre damigelle dovrebbero smetterla una volta per tutte di prendere in giro la mia Silenziosa” – le apostrofò Saggia – “lei sta zitta e non reagisce perché è buona ed educata, non perché sia scema!!”

 

“Ma guarda un po’” – bisbigliò la damigella Svampita all’orecchio di Distratta – “ha fatto bene a precisarlo.. e noi che pensavamo che fosse solo scema..”

 

“Noi chi?” – chiese Distratta, come se si fosse collegata in quel preciso nanosecondo – “che ci facciamo a cavallo d’un mulo e.. chi è la sciocca di cui parli?”

 

“In questo momento, credo che ci sia quanto meno un ex aequo – spiegò Svampita – “però, se t’impegni ancora un po’, continuando con costanza come stai facendo, potresti anche essere tu a spuntarla e  salire sul podio della medaglia d’oro..”

 

“Che bella comitiva che siamo!” – commentò Saggia – “stiamo qui a dire baggianate e non pensiamo minimamente a come dovremo affrontare la maga cattiva”

 

“A che serve pensare..” – rispose Altezzosa – “inventerò qualcosa all’istante.. sono troppo elevata per pensare a progettare come difendermi da un essere inferiore come la vecchiaccia..”

 

“Io penso invece che la travolgerò con la mia immensa bellezza..” - aggiunse Vanitosa – “deporrà le armi abbagliata dal mio splendore..”

 

“Io ho paura..” - ammise con tristezza la principessa Saggia – “paura d’essere sopraffatta dalla perfidia e dalla cattiveria di quella vecchia… paura di non farcela a salvare i nostri amici… paura!!”

 

Si era fatta quasi sera e tra la penombra degli alberi apparve agli occhi stanchi delle sei ragazze una luce alquanto fioca, proveniente da una capanna diroccata.. il rifugio della vecchia Brut…

 

Decisero di comune accordo di avvicinarsi e di tentare un approccio civile con la vegliarda..

 

“Salve buona donna..” – esordì Altezzosa

“Ehm.. forse questo non è l’incipit migliore per intavolare una salda e duratura relazione d’amicizia con una donna” – fece notare Saggia.

 

“Chi siete” – ruggì la vecchia vistosamente infastidita – “possibile che questa strada oggi sia frequentata peggio che un autogrill in pieno ferragosto!!!”

 

“Siamo tre principesse ed anche molto curate” – esordì Vanitosa.

“Curate? Perché siete state male?!?” – urlò Brut mentre scappava a rinchiudersi in casa – “Non m’attaccherete mica qualche strano malanno?!?”

 

“Macché malanno” – la tranquillizzò Saggia – “siamo tutte sanissime, ma molto tristi, perché tu tieni rinchiusi in casa tua tre giovani nostri amici, che vorremmo rivedere liberi..”

 

“Certo che perdete punti uno dopo l’altro in caduta libera voi tre” – sottolineò la vecchia – “ora siete pure amiche intime di quei tre stupidotti”

 

“Ah, pure voi li conoscete così..” – rifinì il tutto la damigella distratta. ----- > To be continued

mercoledì, 04 luglio 2012

Auchan Eleven - 4° episodio

[Trovi i link alle puntate predenti sulla colonna destra del sito – voce “StrudyRacconti a puntate”]

 

clooney, ocean eleven, ocean, auchan, rapina, racconto, risate, comico, demenziale“Prima di scendere” – disse Nomartin O’Party – “sincronizziamo gli orologi. Il mio fa le 3 e 50 del pomeriggio”

 

“Il mio le 3 e 20” – fece Geieffe

 

“Il mio le 3 e mezza” – continuò Toscopio

 

“Da me sono le 4 e 10” – sentenziò Conad

 

“Io faccio le 3 e 50” – completò Max Sfighé.

 

“Finalmente!” – esultò O’P – “Almeno uno su quattro è allineato”.

 

“Ehm, non proprio” – attirò timidamente l’attenzione Max - “sono le 3 e 50 del mattino e inoltre del 5 febbraio e ora, se non sbaglio…”

 

“Siamo al 7 d’agosto e di pomeriggio” – lo tranciò di netto O’P.

 

“Facciamo la media” – propose Geieffe.

 

“L’ho fatta già una volta” – rispose contrariato Conad – “e mi sono diplomato per puro miracolo. Avrei fatto tutto questo per poi rifarlo?!? Giammai!”

 

“Ragazzi dobbiamo solo riallineare le lancette” – osservò O’P, che stava per riperdere la pazienza tanto faticosamente recuperata.

 

“Ma le riallineiamo come?” – intervenne Toscopio – “segniamo le dodici, l’una e cinque, le due e dieci, le tre e un quarto, le quattro e venti…”

 

“Se proprio dobbiamo riallinearle io proporrei le sei e mezza” – suggerì Sfighé – “almeno abbiamo la sensazione che faccia più fresco”.

 

“Ci sarebbe da riallinearvi pure le testine” – commentò mesto O’P – “ma mi sa che non c’è tempo! Coraggio, partiamo così e poi chiederemo a qualcuno di tenerci il tempo, una volta entrati da Auchan”.

 

Gli uomini scesero lesti dal furgone con le ascelle pezzate di fetido sudore, dato il caldo scuoiapelle della prima decade d’agosto e l’ora, che anche se non ben identificata, doveva attestarsi di certo tra le tre e le quattro del pomeriggio. Rimase a bordo del veicolo Toscopio, alquanto frastornato. Il suo compito era aspettarli e mettere in moto appena li avrebbe visti. Ma perché la moto se aveva il furgone e come avrebbero fatto in cinque su una moto con la refurtiva a spostarsi velocemente e… ma dove cazzo stava ‘sta moto?!?

 

“Mettete il passamontagna” – bisbigliò O’P agli altri tre – “iniziano le danze”

 

“Andiamo alla festa dei debuttanti?” – chiese confuso Conad – “se sapevo mi mettevo qualcos’altro addosso…”

 

“Zitto!!!” – gli sfiatò contro O’P – “infiliamoci le calze in testa”

 

“Io ‘sta cosa qui non l’ho mica capita” – commentò a bassa voce Max Sfighé all’orecchio di Geieffe – “ci prenderanno per matti con la calza in testa”.

 

“Guarda che ti ho sentito, Max” – fece O’P, puntandolo col dito a occhi sgranati – “t’assicuro che, con o senza la calza in testa, tu non corri affatto il benché minimo rischio d’esser preso per una persona sana di mente! E ora, coraggio, entriamo e sbanchiamo tutto!”

 

Un attimo dopo, s’udì un terribile rumore seguito da un “Porca boia porca che male terribileeeeee!!!”. Max Sfighé aveva spalmato una craniata da prognosi riservata sulla vetrata d’ingresso del supermercato, che evidentemente non s’era aperta.

 

“Ma che cazzo!” – strillava Max come un forsennato – “Perché non s’è aperta? Doveva aprirsi! Farò reclamo al direttore, dov’è il direttore, fuori il direttoreeeee!”

 

“C’è un foglio attaccato di lato alla porta di vetro scorrevole” – osservò Geieffe – “C’è scritto qualcosa”

 

“Strano” – commentò sardonico O’P – “di solito i fogli accanto alle porte di vetro li appendono vuoti e poi uno se li riempie con quel che più gli aggrada”.

 

“Davvero?!?” – esclamò Conad euforico – “ci posso lasciare la firma?”

 

“Certo” – rispose il capo – “e mettici pure l’indirizzo di casa, così sanno con precisione anche dove venirti a prendere”.

 

“C’è scritto” – lesse Geieffe – “che il centro commerciale oggi apre alle 16:00”.

 

“Quindi” – concluse O’P leggendo l’ora dal suo orologio – “esattamente tra una manciata di secondi”

 

“Per me manca ancora una mezzoretta” – replicò Geieffe.

 

“Per me un cinque sei mesi” – proseguì Sfighé – “al mio orologio è ancora febbraio”

 

“Io dico una ventina di minutiiiiiii” – urlò Toscopio dal furgone.

 

“Strano” – osservò Conad, inarcando le sopracciglia – “secondo il mio orologio dovrebbero già avere aperto da una decina di minuti. Che siano in sciopero?” ----- > To be continued  

venerdì, 29 giugno 2012

Neuropei - Vignetta di Andrea Fiore

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martedì, 27 marzo 2012

Le magitragiche avventure di Er Riporter - 10^ p.ta

[Le puntate precedenti le trovi sulla colonna destra alla voce StrudyRacconti a puntate]

 

harry potter,magia,bacchetta magica,mago,racconto,divertente,comico,risateIl piccolo oracolo Delhi Mortei era statico ormai da più di mezzora e nessuno si sognava di emettere il benché minimo rumore per timore d’interrompere le sue preziose meditazioni. La mignon-divinità emetteva di tanto in tanto flebili sibili di conferma della sua persistenza in vita, accompagnati da un torbido fetore da lupanare dei più squallidi suburbia fortemente disdegnati dal mondo civilizzato.

 

“Siamo certi che sia ancora vivo?” – chiese Er Riporter a bassa voce all’alieno Avvitar – “in realtà, potrebbe esser bello che morto già da un pezzo e in stato più che avanzato di putrefazione”.

 

“Al contrario, sfighettino magico” – lo contraddisse il verdolone – “è proprio ora che l’oracolo comincia a dare il meglio di sé. Se tutto va bene, tra poco ti indicherà la strada per l’insetto subliminale e le tue pene saranno finite”.

 

“Pene?!?” – inorridì il maghetto trico-sfigato – “Ti prego non usare mai più quel termine. Mi fa un male boia solo a sentirlo!”.

 

“Pene.. ehm, bene” – annuì l’alieno.

 

“Sicuri che ‘sto cazzetto zippato ci azzecchi?” – continuò Er perplesso – “a me pare una versione demo della wii. Una di quelle che, se non ci hai la licenza, alla fine t’attacchi di brutto”.

 

“Insomma, silenzio!!!” – bisbigliò incazzato il sacerdote Delhi Mortei – “Siamo in un luogo sacro. Un po’ di rispetto”.

 

Giusto in quell’istante l’oracolo ebbe un sussulto. Si scosse a fatica sotto i pesanti paramenti sacri e dopo poco sollevò le palpebre come se stesse riemergendo da un profondissimo letargo.

 

“In ginocchio uomini impuri!” – urlò lesto il sacerdote, spingendo bruscamente da dietro le spalle Er e Avvitar, mentre lui stesso piegava le gambe per afflosciarsi al pavimento – “Sua immensa maestosità si è risvegliata”. Poi, sollevando le braccia al cielo, con non poca dispersione di olezzo chimico para-letale, cominciò a implorare – “Vostra saccente immensità, dove dobbiamo andare, per quali guadi, mari, valli, montagne? Indicateci la strada”.

 

Il piccolo santone in versione winzip, release 16.0.9661 per Windows 7, sollevò adagio il capo, fece una lieve smorfia di disgusto e a voce bassa mormorò – “Intanto, se qui non m’arriva subito un cappuccino chiaro, col cazzo che mi sposto”.

 

“C-cappuccino c-chiaro..” – s’annotò il sacerdote sul palmo della mano – “Sarà fatto. Poi?”

 

“Poi” – incalzò il traballante aggeggino straveggente – “non ce l’avete un tuttocittà in questo postaccio di merda? Come faccio a indicarvi la strada se mi mancano le dotazioni d’ufficio?!?”

 

In pochi attimi sopraggiunse correndo un cameriere. Trasportava un vassoio con una tazzona in bella vista, strabordante di cappuccio fumante, e uno stradario sotto l’ascella. Apparecchiò con una tovaglietta ai piedi del santone, poggiò tutto e si volatilizzò lesto.

 

“Ora ha ciò che voleva, possentissimo Delhi” – continuò il sacerdote – “Ci dia la luce”.

 

“La luce?” – ripeté l’oracolo stizzito – “Arridaje. Ma allora sei di coccio, sacerdò! Sono mesi che non pagate le bollette e volete la luce da me?!? Vi sembro un impianto fotovoltaico o un eolico? Ho pannelli solari montati sopra i vestiti? Vedete forse delle pale su di me che girano vorticosamente, a parte le due in basso, maleficamente alimentate da voi, ma che non producono affatto energia elettrica?!?”

 

“Sua piccolezza, la prego, mi ascolti” – prese a quel punto la parola il maghetto crinosfigato – “io non le chiedo la strada; non importa d’avere o meno la precedenza. E non mi frega se qui abbiano troncato la fornitura della corrente elettrica, anche se, a esser sincero, mi avrebbe fatto piacere se avessero tagliato la sua personale canna del gas. E’ terribileeeee!!! Le dico solo che, notte dopo notte, rimango vittima di un terribile sortilegio. Un tale mister Soddom mi possiede appena calano le tenebre e non c’è alcun modo di sfuggirgli se non quello di trovare l’insetto subliminale al bromuro. L’unico antidoto che gli farebbe passare definitivamente la voglia. Devo assolutamente trovarlo e mi aspetto che lei mi aiuti!”

 

“Io?!? Cosa posso fare io?” – tuonò l’esserino sacro da sopra l’altare.

 

“Dirmi dove si trova”.

 

“Non occorre che te lo dica io, maghetto de noantri” – rispose l’altro – “l’hai detto prima tu; sarà dietro di te appena farà buio”.

 

“Ma no.. non Soddom” – ribatté Er – “l’insetto!!!”

 

Il minioracolo strizzò gli occhietti e aspirò profondamente non si sa a che cosa. Era un tipo molto ambizioso, ma allo stesso tempo riservatissimo, per cui non ci è dato sapere a cosa aspirasse. Dopo poco, spalancò le braccia sotto le vesti e proclamò solennemente – “D’accordo, Merlino dei poveri, ti condurrò io stesso”.

 

“Voi?” – urlò il sacerdote sconvolto – “Ma siete appena arrivato. Non potete andarvene via così… senza un sostituto”.

 

“Ehi tu” – fece il santone, rivolgendosi all’alieno verdolone – “come ti chiami?”

 

“Avvitar” – rispose l’altro.

 

“Da dove vieni?”

 

“Dalla Mesopomata”

 

“Quanti anni hai?”

 

“Duecentodieci”

 

“Di che colore sei?”

 

“Verdognolo”.

 

“Bene” – concluse tronfio Delhi – “ecco il nuovo oracolo. E’ una forza. Vedi? Sa tutto!”

 

Il piccoletto si tolse lesto i paramenti di dosso e ci incastrò dentro, con non poche difficoltà di manovra, il ben più corpulento Avvitar. Quindi, puntando dritto agli occhi del gran sacerdote, gli si rivolse con fare perentorio – “Ascoltami bene, bel parrochetto di montagna. Voglio qui, entro cinque minuti esatti, un elicottero, una valigetta con un milione di euro in banconote di piccolo taglio, una decina di cerotti piccoli, considerato il taglio delle banconote, e sei o sette ragazze da sballo in tenuta da pon pon”.

 

“Altrimenti?”

 

“Altrimenti il milione diventa tre milioni e in lingotti d’oro e in più ti sradico l’albero delhi mortei con una possente scorreggia d’annata delle mie. Ti assicuro che, se la sgancio, qui per cent’anni non cresce più manco l’erba” ----- > To be continued 

venerdì, 02 marzo 2012

Auchan Eleven - 3° episodio

[Trovi i link alle prime due puntate sulla colonna destra del sito - voce "StrudyRacconti a puntate"]

 

clooney,ocean eleven,ocean,auchan,rapina,racconto,risate,comico,demenzialeIl vecchio furgone s’avvicinò furtivo all’incrocio e scivolò a passo d’uomo in direzione del centro commerciale. Alcuni degli uomini all’interno stavano in religioso silenzio; altri, mormoravano agnosticamente.


Nella mente di Nomartin O’Party, alla guida del veicolo, il piano era ben chiaro. Fissato nella mente in versione 3D super dolby surround. L’unico dubbio che l’attanagliava era se la stessa certezza cristallina abitasse le anguste menti dell’ammucchiata di brutti ceffi che gli erano toccati in sorte come soci nell’affare. 

 

“Ci siamo quasi” – pronunciò l’uomo preoccupato rallentando – “Ragazzi, é tutto chiaro? Capito cosa fare? Come muoverci?”

 

“Certo capo” – annuirono gli altri, scambiando tra di loro torbide occhiate con spigole e orate puzzolenti.

 

“Chi di voi tiene il tempo?” – incalzò O’P.

 

“Ehm, il tempo? Io capo” – rispose titubante Geieffe – “dovrebbe reggere. E’ previsto nuvoloso fino alle sei, ma nessun rovescio”.

 

“Te ne darei io uno ben volentieri” – ribatté lesto O’P, sollevando minaccioso un braccio dallo sterzo – “ma non voglio contraddire i meteorologi, almeno per ora!”. Accostò la vettura ai bordi del marciapiede e puntando dritto gli occhi su Conad gli si rivolse con tono inquisitorio – “Ehi tu, mastrolindo? Ti vedo leggermente stralunato. Tutto chiaro?”

 

“Chiaro, capo” – assentì con determinazione Conad il mercenario dal sedile posteriore.

 

“Allora, ripeti a beneficio degli altri” – lo invitò O’P compiaciuto.

 

“Dicevo c-chiaro n-nel s-senso d-di… ehm, b-bianco…” – precisò l’altro balbettando – “t-t-tutto b-bianco… c-come d-dire…”.

 

“T-ti p-prego, n-non d-dire n-niente. E’ già terribile poterlo immaginare!” – esclamò disperato il conducente. Poi, portandosi le mani ai capelli, buttò lo sguardo oltre il finestrino verso il cielo e proseguì a bassa voce – “Mio Dio, certo che non potevi riservarmi trattamento peggiore. Avessi almeno avuto la bontà d’attendere che traghettasi dalle tue parti. No, già su questa terra dovevi punirmi!!!”

 

“Le dico subito di non interrogare me, capo” – si autodenunciò Toscopio, alzando le palme delle mani al cielo.

 

“Perché non dovrei? Che ci hai la giustificazione firmata dai genitori?” – rispose O’P sgranando gli occhi – “Hai forse aiutato tuo padre a raccogliere le olive, tua madre con le conserve dei pomodori? Ti è morta la nonna per la terza volta? Hai morso il cane?”

 

“No.. no, niente di tutto questo” – lo tranquillizzò Toscopio – “E’ solo che lei ci ha detto di non parlare con nessuno del piano e non sarò certo io a spifferarlo ai quattro venti”.

 

“E tu, Max Sfighé?” – si rivolse O’P quasi implorando all’ultimo dei mentecatti, sperando che almeno lui riuscisse a farlo ricredere – “Vuoi provarci tu a esporre il piano?”

 

“Capo, ma è sicuro che io ci fossi quando l’ha spiegato?” – insinuò l’altro perplesso aggrottando le folte sopracciaglia – “io, a esser sincero, non ricordo. Forse non c’ero e se c’ero…”

 

“Se c’eri, anche tu eri completamente scollegato, eh? Come tutti gli altri. Né più, né meno” – completò O’P in modo scomposto, a tal punto che stava per uscire fuori di strada. Arrestò la vettura accanto a una fermata degli autobus e, dopo aver tirato un respiro profondo per darsi un minimo contegno, riprese con tono pacato – “Aprite bene le orecchie. Non lo ripeterò un’altra volta. Paganini non replica! Toscopio resta in macchina, mentre gli altri entriamo da Auchan. Aspettiamo che il numero delle casse impegnate scenda a quattro, ci mascheriamo il volto e svaligiamo il supermercato. Quindi, mentre Conad ci copre le spalle, ci allontaniamo verso il furgone. Toscopio è già in moto e scappiamo via sgommando, felicemente ricchi. Ok?”

 

“Solo una domanda” – disse Max Sfighè, sollevando l’indice della mano come a prenotarsi – “io mi sono perso a Paganini. Ma chi cazzo è ‘sto Paganini, il sesto uomo?”

 

“Io ne avrei un’altra, capo” – s’inserì Conad, mentre O’P diventava paonazzo in volto – “non sarebbe meglio se ci vestissimo pesanti sin da subito. Mi sembra un’inutile perdita di tempo andarvi a coprire le spalle, giusto quando dobbiamo pensare a scappare”.

 

“E io” – completò l’opera Toscopio, quando O’P già sbavava furente dall’ira – “quand’è che scendo dalla macchina e passo in moto? Devo aspettare un segnale convenzionale? Cos’è, uno schiocco di dita, un fischio…”

 

“Magari una pernacchia” – completò O’P con gli occhi iniettati di sangue.

 

“Bene!” – s’inserì tronfio Geieffe – “Mi sa che ci siamo, capo. Ora è chiaro che tutti hanno capito il piano. Spero che vorrà complimentarsi con me per l’ottima selezione dei collaboratori”.

 

“Se questa è l’ottima selezione, non oso neanche lontanamente immaginare come fossero gli altri che sono stati scartati” – commentò mestamente O’P – “D’accordo, passiamo all’azione e speriamo che la pratica vada meglio della teoria. Avete portato le calze?”

 

“Calze?!?” – ripeté perplesso Conad – “mica è la befana?”

 

“Io non le porto le calze” – obiettò Max Sfighé – “ho fatto voto di povertà e vado in giro a piedi nudi”.

 

“Io ho i pantacollant. E’ uguale?” – completò Toscopio – “Tengono molto più caldo e non se ne calano quando si smoscia l’elastico. Perché l’elastico prima o poi si slarga e, sapete, non è bello girare per le str…”.

 

“Porcaccia la miseriaccia!!!” – sbroccò O’Party come un’erinni – “Non m’importa che cazzo ci facciate con le calze, se ve le portiate davvero addosso o ve le tatuiate o ve le dipingiate a pelle fino al polpaccio o fin sopra il ginocchio. Voglio che noi tutti, una volta dentro Auchan, ci copriamo il volto con qualche cazzo di cosa, in modo da non poterci riconoscere”.

 

“Mi sembra una cosa inutile coprirci dopo che ci siamo già visti in faccia” – obiettò Conad – “bisognava farlo prima”.

 

“Già” – aggiunse Max Sfighé – “chiaro che ci riconosciamo comunque. Che ci copriamo a fare?”

 

“Ma perché non dobbiamo poterci riconoscere?” – completò l’opera Toscopio – “Cos’è, un elemento di difficultizzazione?”

 

O’Party strinse forte i pugni per la rabbia fino a farli scricchiolare pericolosamente e solo a malapena riuscì a reprimere la forte pulsione di far fuori l’intero gruppo di scellerati. Aveva capito che per ora non aveva scelta, se voleva mettere a segno il colpo. Doveva accontentarsi di quel poco che aveva a disposizione e far buon viso a cattivo gioco. Poteva solo sperare in cuor suo che quel misero scrittore sfigatello di Andrea Fiore prima o poi riuscisse a vendere il copyright di Auchan Eleven a qualche altro autore con un budget cerebrale più consistente che gli permettesse in piena scioltezza di pensare a personaggi e scrivere storie  che non puzzassero così palesemente di merda.

 

“Capo, avete detto Auchan?” – riprese Toscopio con tono incerto – “ma perché Auchan?”

 

“Già, perché Auchan?” – insistette Max – “Qui c’è di meglio!”

 

“Insomma, basta con questa storia. M’avete scocciato! Ci sarà pure di meglio, ma per me è già tanto se svaligiamo Auchan! – li rintuzzò lesto O’P – “Al mio tre scendiamo dall’auto, tutti tranne Toscopio che ci rimane a motore acceso. Entriamo da Auchan e facciamo quel che dev’esser fatto e giuro che, se ce la facciamo, vado scalzo al santuario fin sopra alla montagna e accendo una confettura a Santa Rosa!!!”  -------- > To be continued

martedì, 28 febbraio 2012

Co 'sta sfiga... (Vignetta di Andrea Fiore)

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giovedì, 16 febbraio 2012

La risposta di Petrucci al no alle olimpiadi di Monti - Andrea Fiore

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