venerdì, 28 dicembre 2012

Il Nuovo Calendario StrudelOne!!! ;O)

Felicissimo 2013 by StrudelOne e Andrea Fiore ;O)

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martedì, 25 dicembre 2012

Buon Natale da StrudelOne!!! ;O)

lunedì, 07 febbraio 2011

Scremati dal destino - San Valentino vent’anni dopo.

cupidoultima.jpgMaso si era da poco accasciato sul morbido sofà in soggiorno e, scostate con un’abile mossa d’una decina di centimetri le pantofole dai piedi, aveva preso a grattarseli svogliatamente l’un l’altro, mentre sfogliava al massimo dell’orgasmo le morbide pagine rosa della gazzetta dello sport. Gongolava tra sé e sé alla vista di tutte quelle notizie, perché le conosceva bene, anche il piccolo trafiletto schiaffato in fondo alla pagina, e in cuor suo si sentiva al sicuro nel rendersi conto che teneva tutto sotto controllo. Il calcio, e lo sport in genere, non avevano segreti per lui. Macché politica, sociale, economia.. tutte bestie insulse! Una sana ignorante coattissima lettura rigenerante della gazzetta era quel che ci voleva per rimetterlo in vita, per ricordargli che era un vero uomo, ricco di conoscenze valide e spendibili. A un tratto, alzò gli occhi, come colto da una strana sensazione di panico. Si sentì attraversare la schiena da un brivido gelido. Una goccia di sudore freddo, come una fredda lama nel buio fondo della notte. Chiuse il giornale, lo ripose accuratamente sul tavolinetto, e si piegò in basso verso un mobiletto per aprire di scatto il secondo cassetto. Lo fece a occhi chiusi, temendo il peggio. Poi, la liberazione. L’album era lì, con le figurine in bella mostra. Voltò le pagine velocemente e.. per fortuna, tutto in regola, proprio come l’aveva lasciato lui. Che imprudente ch’era stato. Se gli fosse successo qualcosa non se lo sarebbe perdonato! Scrisse sull’agenda del telefonino un breve memo periodico con allarme per i lunedì sera alle venti e trenta: <<martedì ricordarsi inquietante presenza in giro casa figlio rompicoglioni donna pulizia quindi album figurine cassaforte>>. Si lasciò nuovamente crollare sul divano e, tirato un profondo respiro di sollievo, riprese da dove l’aveva improvvisamente interrotto l’impegnativo compito d’aggiornamento rosa. Fu proprio in quell’istante che si aprì la porta di casa ed entrò Mara con i capelli impermanentati di fresco.

 

“Beh, che ne pensi del mio nuovo look?” – esordì alla volta dell’uomo, che per istinto di conservazione si era appena trincerato dietro la gazzetta. Poi, dato che l’altro se ne stava in silenzio, proseguì irritata – “insomma, ti piace ‘sto taglio di capelli?”

 

“Ah, meno male, sono capelli” – rispose Maso con una leggera smorfia di perplessità sulle labbra – “credevo ti si fosse attaccato in testa un gatto nero..”.

 

“Seee..” – chiosò lei – “e magari eri lì lì per chiamare i pompieri per farlo scendere..”

 

“Insomma” – riprese Maso con nonchalance – “a cosa dobbiamo l’onore di questo impressionante exploit?”.

 

“Se guardassi un po’ più spesso il calendario, forse saresti in grado di darti da solo le risposte, mio caro”.

 

L’uomo storse leggermente il collo, quel tanto da poter cogliere con la coda dell’occhio il calendarietto da tavolo sulla scrivania. Emise un leggero colpo di tosse e poi chiese – “per caso, oggi è.. è venerdì?”

 

“Direi di sì, caro.. fuocherello”.

 

“Ah.. il 14 febbraio. Per fortuna è solo San Valentino” - aggiunse lui con calma – “sai che mi avevi messo paura? Credevo ci fosse un battesimo, un matrimonio, una cresima e che ce ne fossimo scordati."

 

“Soooolooooo?” – ruggì Mara – “soooolooooo San Valentinoooo?

 

“Perché, non è solo? E’ venuto in compagnia d’altri santi? Di solito va in giro da solo. Quelli che si presentano in due o tre sono altri, tipo, Sant’Alfio, San Cirino e San Filadelfo o i Santissimi Pietro e Pa..”.

 

“Bastaaa!” . lo tranciò lei di netto – “sei un mostro Maso. Ma possibile che non riesci minimamente a cogliere la magia di San Valentino?”

 

“Magia?” – ripetè Maso inarcando le sopracciglia – “io di magia conosco e apprezzo solo quella di Silvan e comunque, se proprio devo credere in qualcuno, San Valentino non mi va giù, preferisco la Befana, che almeno posso toccarla con mano..”

 

“Giù quelle manacce di dosso, stupidissimo essere regredito all’anello di congiunzione tra l’uomo e la scimmia!!!”

 

“Scimmia io?” – ribattè caustico l’uomo – “e tu allora cosa saresti, con tutti quei peli come bulloni, che ti porti dietro e che spargi per casa impunemente?”

 

 “Se li perdo, mio caro, è perché ho fatto la luce pulsata” – precisò Mara – “ma tu, troglodita come sei, è chiaro che sconosci la più moderna tecnologia. Dieci sedute a poco meno di tremila euro e i peli sono solo un ricordo”.

 

“Per quanto mi riguarda, considerato il costo, potresti anche non farla la luce puzzata e giocare nella nazionale di calcio maschile. Faresti un gran figurone del tutto gratis e magari fai gol!”

 

“Dannatissimo energumeno” – sbroccò la donna inferocita – “venti anni fa non mi avresti detto queste cose! Non te ne saresti stato rintanato in casa il 14 febbraio, incollato a quello stupido divano, ricoperto da un puzzolente plaid scozzese a bere birra, a leggere di stupidissimo calcio e a guardare partite in continuazione alla tv”.

 

“E’ anche vero che venti anni fa era un mortorio, mia cara. Alla tv c’era solo un tempo di una partita di serie A la domenica pomeriggio, la domenica sportiva, mercoledì sport e 90° minuto. Ora sì che è vita! Partite, commenti, scoop, calciomercato.. tutto il giorno.. zero-ventiquattro!”

 

“Zero-ventiquattro?” – concluse Mara – “tu, al massimo, arrivi a zero-dodici. Io mi arrendo, speravo che almeno ti andasse di venire fuori a cena. Siamo io e te e poi Angelo e Chiara, Roberto e Marina, Tommaso e Virginia, Giuseppe e Francesca, Davide e Maria, Sandro e Martina, Marco e Sonia, Matteo e..”

 

“Ma cos’è, una terapia di gruppo per coppie?”

 

“Macché, era per movimentare un pò”.

 

“D’accordo, ci vengo, ma solo se mi garantisci che alla fine il tutto si trasforma in orgia”.

 

Rimasero in silenzio per qualche minuto, poi Maso si alzò dal divano per andare nell’altra stanza. Mara rimase seduta al tavolo del soggiorno a guardarsi allo specchio e a pensare che i soldi per la nuova acconciatura erano stati letteralmente buttati. Poco dopo, però l’uomo rientrò vestito di tutto punto d’un elegantissimo abito scuro gessato. Le si accostò all’orecchio e le sussurrò – “E’ anche vero, mia cara, che vent’anni fa, con lo stipendio che avevamo, questo non me lo sarei potuto permettere..”

 

“Stupido” – sorrise lei con le lacrime agli occhi, mentre Maso le porgeva sorridente un pacchettino finemente incartato – “così mi si distruggerà il trucco”.

 

“Non credo che occorra il trucco nel privee che ho prenotato per il nostro tête-à-tête” – la rassicurò lui –  “Buon San Valentino, cara”.

 

“Quindi, saremo solo io e te?”

 

“Sì, solo io e te” – confermò Maso – “ma se ti senti sola.. porta pure i peli”.

 

lunedì, 20 dicembre 2010

Buon Natale (The alternative one!!!)

Un Babbo Natale inedito e decisamente.. piccante.. :O)

 

 
Un video divertentissimo creato e animato da Andy Pinder, dedicato a tutti gli amici di StrudelOne con i più sinceri e alternativi Auguri di un caldo Natale e di un eccitantissimo 2011!!!

Bacioni, Andrea :O)

domenica, 12 dicembre 2010

BBB.Babbo Natale Offresi

babbo natale offresi.jpgQuel giorno Demis era al settimo cielo. Appena uscito dall’edificio della Hi-Robotics & co. ltd. con il plauso dell’intero consiglio d’amministrazione e un assegno fumante a più zeri per la sua strabiliante invenzione, era certo che avrebbe cambiato il mondo e si crogiolava in quella certezza con un sorrisetto trasognato. Percorreva il marciapiede della 22^ avenue e tutto intorno a lui ora sembrava più bello rispetto a poche ore prima. Riusciva persino a intravedere le verdi foglioline degli alberi seriamente compromessi dallo smog cittadino ai bordi del viale e a scorgere l’azzurro chiaro del cielo, al di là della cappa grigia che gli aleggiava a mezz’aria sulla testa. Era sceso tronfio giù per strada, saltando i gradini tre alla volta, con l’assegno ancora in mano e lo teneva adorante come si fa con una reliquia. Lo fissava con gli occhietti inumiditi dalla forte gioia, lo annusava e provava a immaginare quante di quelle cose, che aveva da sempre desiderato, ci avrebbe finalmente potuto fare. E fu così che, in tale inebriante stato di divina grazia, con la testa tra le nuvole, svoltò l’angolo della via a una velocità tale da non riuscire a schivare il grassoccio vecchietto che si ritrovò dinanzi tra capo e collo.

 

“Stai attento ragazzo, ma dove hai la testa?!?” – lo rimbrottò l’anziano signore, finito rovinosamente a gambe all’aria sul selciato – “a momenti mi mandavi al creatore!”

 

“Ops.. vi chiedo perdono” – rispose mortificato Demis – “ero euforico e pensavo a tante di quelle cose..”

 

“Alla velocità no però, eh?” – replicò l’altro, mentre scricchiolando in varie parti del colpo, tentava di tirarsi su da terra – “andavi come uno shuttle, porca boia!!!”

 

“Coraggio, vi aiuto a rialzarvi” – si offrì premuroso il giovane.

 

Demis, dopo che il vecchio fu di nuovo in piedi e fu certo che non avesse nulla di rotto, ma solo qualche ammaccatura di lieve entità disseminata alla rinfusa, accennò a un rapido saluto e si girò lesto per andar via. Si bloccò però subito all’istante, come se fosse stato attraversato lungo il corpo da un laser tagliente. Ruotò quindi lentamente la testa indietro per guardare ancora l’anziano signore. L’osservò meglio, con molta attenzione, scandagliandolo da capo a piedi e poi, con un filo di voce appena, provò ad azzardare - “ma voi.. ehm, intendevo dire, tu.. tu sei..”

 

“Esatto, io sono” – rispose il vecchio – “e se sono ancora, non è certo per merito tuo, ma per pura casualità. C’e mancato poco che non fossi più!”

 

“Ma certo, che stupido! Corrisponde proprio tutto: il vestito rosso col cigno bianco ai bordi, stivali e fibbia neri, cappello rosso e folta barba bianca. Tu sei Babbo..”

 

“..Natale” – completò prontamente l’anziano signore con una smorfia di disappunto sulle labbra – “e ora che lo sai, ti prego, vuoi lasciami in pace?”

 

“No che non ti lascio in pace, caro mio” – ribatté Demis – “ci ho messo anni a sperare di vederti; anche solo scorgerti per pochi istanti. La notte della vigilia di Natale, lasciavo sempre la mia letterina sul tappeto del salotto e m’appostavo dietro una grande poltrona in religiosa e paziente attesa, avvolto in uno di quegli orribili plaid, tipo kilt scozzese. E ogni anno, sistematicamente, passavano i minuti, le ore e poi le palpebre lentamente, prima l’una poi l’altra, s’abbassavano e venivo inesorabilmente sopraffatto dal sonno. Così, quando mi svegliavo il mattino seguente, il tappeto era pieno zeppo di regali, ma io avevo l’amaro in bocca, perché per l’ennesima volta mi eri sfuggito.. puff, passato come una meteora e svanito nel nulla!”

 

“Avevi però i regali..”

 

“Già, ma non te” – rispose il ragazzo con un pizzico di mestizia. Poi aggiunse visibilmente incuriosito – “ma dimmi piuttosto; perché sei così triste?”

 

“Triste? Mi vedi triste? S’è mai visto un Babbo Natale triste?”

 

“Direi che oggi è la prima volta che lo si può vedere” – sorrise Demis benevolmente.

 

“E’ una storia lunga e noiosa, ragazzo mio, non credo che possa interessarti”.

 

“Lascia che sia io a decidere. Tu pensa solo a raccontarmela”.

 

“Se proprio insisti” – sospirò profondamente il vecchio a occhi chiusi – “dunque, devi sapere che io ho un capo, di cui non posso farti il nome. E’ lui che dirige e coordina tutte le attività di smistamento dei doni, gadget e affini per le varie festività dell’anno e proprio ieri mi ha convocato per stamattina nel suo ufficio. E’ appena il 15 di ottobre, mi sono detto, cosa potrà volere da me. Probabilmente quest’anno vorrà fare le cose meglio, organizzare nel vero senso del termine, insomma ‘in grande’, come si faceva tanto tempo fa. Così, sono andato fiducioso e motivato a dare il meglio di me”.

 

“Mi sembra una cosa fantastica!”

 

“Al tempo, ragazzo, al tempo!” – lo bloccò Babbo Natale – “ho solo detto che pensavo che volesse strafare, non che poi le cose siano realmente andate così. Anzi!”

 

“Cosa intendi dire?”

 

“Mi sono presentato stamattina puntuale e lui era sorridente e affabile come sempre. Mi ha fatto accomodare e dopo aver dato un’ultima occhiata al giornale che stava sfogliando, ha commentato in particolare una notizia che parlava di crisi, di recessione, di disoccupazione, insomma una vera calamità. A quel punto, mi ha detto che in una situazione del genere i costi per gli eventi erano diventati insostenibili, che il budget si era tra l’altro ridotto e che tutti noi avremmo dovuto fare un sacrificio per superare questo terribile momento”.

 

“E tu cos’hai risposto?”

 

“Gli ho chiesto cosa avesse pensato per sé, dichiarandomi pronto a fare altrettanto anch’io”.

 

“E lui?”

 

“Mi ha risposto che per sé, se del caso, ci avrebbe pensato dopo e che invece ora la prima cosa da fare era gestire subito i sottoposti in modo più efficiente. In altri termini, la sua idea è mettersi subito al passo coi tempi e ridurre, un po’ come tutte le aziende, i costi del personale con gli ammortizzatori sociali o forme diverse di lavoro”.

 

“Ammortizzatori?”

 

“Sì, non ci crederai, la cassa integrazione anche per figure storiche e istituzionali come la mia!”

 

“Comunque, in tutta sincerità, non credo che tu corra seri rischi” – osservò il ragazzo – “considerata la tua età, dovresti essere l’ultimo in graduatoria nella lista dei cassintegrati”.

 

“E invece no. Sorpresa!” – sbottò il vecchio – “sono il primo in assoluto e incontestabile. In graduatoria siamo due in totale, io e quella vecchiaccia odiosa della Befana e lei è di poco più anziana di me!”

 

“Questa sì che è sfiga, amico mio. Sfigaccia nera, bella e buona!” – concluse corrucciato Demis – “avevi però parlato di altre forme alternative di lavoro?”

 

“Sì” – confermò Babbo Natale – “in alternativa, ci sarebbe il job sharing. Per questo il capo mi ha convocato in forte anticipo il 15 ottobre. Si tratterebbe di una distribuzione dei compiti tra me e la Befana per Halloween, Natale e l’Epifania, in modo da assicurare in due la prestazione di uno per le tre ricorrenze, ovviamente pagati metà ciascuno”.

 

“E’ un incubo!” – inorridì il ragazzo.

 

“Magari lo fosse. Purtroppo, navighiamo a vista nel mare agitato della più bieca realtà!”  

 

“E non credo che le cose miglioreranno, sai?” – aggiunse dispiaciuto Demis – “vedi quest’assegno? L’ho appena avuto per la cessione di un brevetto alla fabbrica di distributori automatici dietro l’angolo dal quale, svoltando ad alta velocità, poc’anzi ti ho tranvato. E’ un marchingegno self service che, interfacciandosi con anagrafe, casellario giudiziale e archivi vaticani, può decretare con assoluta precisione la tipologia di benefit cui ciascun ragazzino potrà accedre. Mi spiace dovertelo dire, ma credo che, con l’arietta che tira, di qui a poco, sia tu che la Befana resterete senza lavoro”.

 

“La bontà giudicata da una fredda macchina che fa aridi confronti?!?” – esclamò disperato Babbo Natale – “di questo passo dove arriveremo?”

 

“Magari a un confessionale computerizzato a gettoni” – provò a ironizzare Demis – “che, con una minima offerta libera, ti spara una raffica di preghiere da dire per penitenza, lunga in proporzione ponderata ai peccati che hai appena confessato a un avveniristico quanto asettico microfono criptato”.  

 

Trascorsero alcuni minuti in un imbarazzante silenzio, senza che Demis riuscisse a trovare le parole per confortare quel povero vecchio affranto, che gocciolava lacrime a oltranza. In cuor suo, il ragazzo avrebbe voluto scusarsi dell’invenzione, per aver creduto che potesse rivoluzionare il mondo e migliorarlo, per non avere compreso in tempo l’inquietante visione meccanicistica dell’universo che stava ormai dilagando irrimediabilmente tra gli uomini. A un tratto, però, sopraggiunse un bimbo in calzoncini corti, dagli occhietti vispi e i capelli rosso rame. Poteva avere sì e no cinque anni e i suoi occhi brillarono d’intensa gioia, come diamanti sapientemente intagliati, quando intravide e riconobbe la tonda sagoma.    

 

“Evviva!” – urlò il bambino euforico – “è lui. È Babbo Nataleeee.. che sballoooo!!!”

 

“Ti adora” – sorrise Demis alla volta del vecchio – “vedi? Tutti i bambini di questo mondo ti adorano e non solo loro..”

 

“Bé” – rispose Babbo Natale, stringendo le spalle – “allora sarà meglio che mi affretti a fare il mio lavoro in job sharing con la Befana, prima che me lo porti via la tua macchina della malora! Compatto tutte le domande in una e formulo l’‘all in one question’ al ragazzetto: <<Cosa vuoi bel bambino: carbone, regalino, dolcetto o scherzetto?>>”

 

“Nulla di tutto questo” - rispose il piccolo, spiazzando all’istante i grandi – “non voglio un bel nulla. Niente di niente. Mi basta poterti vedere e abbracciare, Babbo mio bello. Sapere che ci sei e che ci sarai sempre nel mio cuore, nella mia mente e nei ricordi dei miei genitori e dei miei nonni”.

 

“Grazie bambino” – sorrise il vecchio visibilmente commosso, abbracciando amorevolmente il ragazzino – “ci son cose che una macchina non può dare, come questo abbraccio stracolmo d’amore. E se anche potesse, da lei non le vorresti”.

 

Lo stesso giorno Babbo Natale rassegnò le dimissioni al suo capo e si mise in proprio. Libero professionista, freelance! Appariva ogni anno alla mezzanotte in punto del 24 dicembre e portava pace e serenità al mondo intero con la sua folta barba bianca e un sorriso dolce e rassicurante ben collocato al centro di due belle guanciotte gonfie e rubiconde. Nessun dono con sé, né punizioni. Per questo si limitava a riviare con sufficienza a una macchinetta automatica che sarebbe apparsa di lì a poco sui tetti delle case per calarsi dai camini. Lui portava solo amore, amore e tanta pace e una forte speranza che la frenesia della riduzione dei costi ‘a tutti i costi’ e il ricorso bovino al meccanismo dei tagli del personale a favore dell’asettico ‘fast e furious automatizzato’, non conducesse al punto del non ritorno: l’eutanasia dell’anima.

venerdì, 19 novembre 2010

La fiaba di Andrea Fiore a sostegno dell’Associazione Sindrome di Crisponi - Il video dell'iniziativa

Partecipa anche tu all'iniziativa.. farlo è semplicissimo!

 

 

 

VERSAMENTO sul CONTO CORRENTE POSTALE numero 81776163

intestato a ASSOCIAZIONE SINDROME DI CRISPONI E MALATTIE RARE

 

 

Nella CAUSALE occorrerà inoltre specificare:

 

a) che la donazione è per il racconto di Andrea Fiore (scrivere: ‘DONAZIONE DA FIABA ANDREA FIORE’);

 

b) il NOME del donatore o della persona (un amico, figlio, nipote), cui dovrà essere indirizzata la fiaba, e ovviamente l’INDIRIZZO E-MAIL.

sabato, 13 novembre 2010

La fiaba di Andrea Fiore a sostegno dell’Associazione Sindrome di Crisponi e malattie rare

cover.jpgAmici miei carissimi,

 

questa è un'iniziativa umanitaria cui tengo davvero tanto. Spero che da parte vostra ci sia la massima adesione e tanta disponibilità nel promuovere la mission tra i vostri amici. Basta anche un piccolo segno d'amore

 

Ho scritto ‘ALLA RICERCA DELL’ACCA PERDUTA’ qualche anno fa. E’ una fiaba nel mio stile personale, tra il demenziale e il serio, tra zucchero e sale, proprio come la vita.

 

E’ un dono d’amore che ho voluto fare a un gruppo di vivaci ragazzini che completavano allora una splendida avventura durata cinque anni: gli alunni della 5^ E di una Scuola Elementare di Palermo.

 

Il racconto, fino a oggi, è rimasto praticamente inedito, custodito nella mia mente, in quella dei protagonisti di quella classe e negli scaffali delle librerie delle loro case, ma forse, mi sono detto, non ha ancora esaurito il suo messaggio d’amore. Ecco perché ho pensato di metterlo in vendita in versione pdf (offerta libera) e di donare i proventi all’ASSOCIAZIONE SINDROME DI CRISPONI E MALATTIE RARE (http://www.sindromedicrisponi.it) per sostenere i progetti dedicati ai piccoli affetti da malattie rarissime, che hanno tanto bisogno del nostro aiuto!

 

PARTECIPARE all’iniziativa è semplicissimo!io.JPG

 

Effettua un VERSAMENTO sul CONTO CORRENTE POSTALE numero 81776163

intestato ad ASSOCIAZIONE SINDROME DI CRISPONI E MALATTIE RARE

 

Nella causale occorrerà specificare:

 

a) che: la donazione è per il racconto di Andrea Fiore (scrivere 'DONAZIONE DA FIABA ANFREA FIORE');

 

b) il NOME del donatore o della persona (un amico, figlio, nipote), cui dovrà essere indirizzata la fiaba, e ovviamente l’INDIRIZZO E-MAIL.

 

Io e l’Associazione confidiamo nel vostro immenso cuore e comunque.. anche un ‘pensierino’ va bene lo stesso :O)

 

acca perduta.jpg

 

 

 

Un affettuoso abbraccio, Andrea :O)