martedì, 25 dicembre 2012

Buon Natale da StrudelOne!!! ;O)

domenica, 09 dicembre 2012

Il presepe di Lui - Racconto di Natale di Andrea Fiore

Presepe,feste,natività,gesù,dio,natale,babbonatale,pastore,doni,regali,demenziale,comico,divertente,andrea fiore,crisi,monti,governo,calcio,stato,raccontoFino a quel momento, Lui se n’era stato con la testa fra le nuvole. Amava farlo; lo faceva sentire leggero, lontano dalle cose terrene, dal logorio della vita moderna o quella roba lì da amaro al carciofo che per alcuni te lo gusti solo se stai seduto nel bel mezzo di un incrocio affollato e coi semafori guasti. Ora però tutto era pronto per il grande evento. Con un colpo di reni da dio, aveva tirato giù veloce due o tre scatoloni dal soppalco e stava finendo di scartare le statuine degli ultimi pastorelli. Le ripose delicatamente  su di una piccola panca in buona compagnia di pecore e cani da gregge e chiuse gli occhi per concentrarsi prima di dare libero sfogo al suo spirito creativo.

Realizzare il presepe fu come un incanto. In circa sei minuti sorsero come dal nulla montagne e foreste, presero a scorrere fiumi e si formarono laghetti e il piccolo paesello cominciò a materializzarsi. Sorsero dapprima le case, una dopo l’altra; poi gli alberi, le fontanelle agli angoli delle strade sterrate, e, infine, una bella capanna, collocata ad arte al centro delle vie che si diramavano a raggiera. Una capanna illuminata da una luce fioca, stracolma di fieno e con una mangiatoia in bella vista. Frugò come un forsennato tra le scartoffie che erano rimaste dentro uno scatolone e grondante di sudore estrasse gli ultimi due pezzi. Un bue e un asinello, finemente rifiniti, che quasi sembravano veri. Ebbe l’istinto di batterli col martello e di urlare “Perché non ragli? Perché non muggisci?”, ma questo era un altro film e poi il tempo scorreva inesorabile. Sei minuti non erano molti.  

Il settimo minuto Lui concluse i lavori e si riposò. Il riposo gli spettava in virtù della legge 626/94. Era un suo diritto!

“Padre, è bellissimo” – urlò a un tratto un bel pupettone, che avrebbe potuto avere a occhio e croce otto dieci anni, dai capelli a ciocchettoni biondi stile camomilla Schultz. Era letteralmente al settimo cielo.   

 “Vedi figliolo” – proseguì il padre sospirando – “utilizzo il budget dei sei giorni per cose ben più grandi e impegnative; per le piccole cose sei minuti bastano e avanzano. Direi che vado in scioltezza”.

 “Me ne sono accorto. Direi che è perfetto, anche se un po’ hai esagerato. Montagne di marzapane, fiumi di cappuccino, capanne di ciambellone, erba..”

“Erba?!?” – sbraitò Lui sgranando gli occhi – “Dove?”

“Lì. La brucano le pecore e fanno anche movimenti inconsueti; sembrano innaturali, come se volessero spiccare il volo.. E i pastori? Anche loro sono strani. Vedi, la polverina che hai usato per fare la neve? La tirano su forte col naso, aiutandosi con delle cannucce”

“Ecco, lo sapevo, ci risiamo!!!” – commento Lui paonazzo in volto. Era furioso. Chiaramente erba e polverina non rientravano nel suo progetto, ma nel contempo non dovevano essere una vera sorpresa. Staccò un filo d’erba e poi sniffò la polvere da sopra una casetta innevata e.. – “Yuppiiiii… ehm, volevo dire che sono furenteeeeeee!!!! Scatenerò l’ira di Dio!!!”

“Lira, papi?” – chiese perplesso il ragazzino – “ma non siamo passati all’euro?!? Scatenerai l’euro di Dio”

“Io creo un presepe che è un Paradiso” – proseguì Lui incurante della pedante puntualizzazione del pargolo – “un presipino piccino piccino, piccino picciò, una deliziosa miniatura, un buco nero della felicità, una stupenda isola che non c’è, dove tutto è bello e i colori delle cose sono pastello con tonalità tenui e docili sfumature e non dico che mi aspetto gratitudine, una profondissima gratitudine, talmente profonda che per provarla devi indossare i braccioli per stare a galla, ma almeno lasciatelo com’è, non me lo contaminate ‘sto …biiiiiipppp.. di presepe!!! E questo biiiiiipppp ch’è stato?!?

“L’auto-censura papi, l’hai impostata tu stesso per impedirti di fare peccato. Tu sì che sei perfetto”.

“Già, un perfetto..”

“L’aria intorno al presepe diventa irrespirabile e fa pure caldo, tanto caldo!” – fece notare il bimbo

“Lo smog e l’effetto serra!” – fece notare Lui – “Sono arrivati anche loro come le cavallette”

“Non vedo cavallette, papi”

“Guarda più in fondo, figlio mio. La c’è gente che soffre”

“Non vedo niente è tutto buio”

“Sono tutti di colore. Usa questi. Sono occhiali a infrarossi. Fanno miracoli”

“Urca se li vedo ora. Quanti ne sono. Davvero tantissimi!”

“Tu sei riuscito a vederli. Pensa che buona parte del mondo non ce la fa” – rispose Lui accarezzando il piccoletto – “sono i pastori del terzo mondo. Vivono tra fame, malattie, disperazione e sfruttamento”

“Io non capisco, Padre?” – chiese il pargolo incuriosito – “Perché il presepe si trasforma così?

“Segue le leggi del mondo reale e il mondo reale è così. Tu lo crei bello, ma dura poco, perché subito dopo c’è chi avvia ineluttabili processi tendenti all’autodistruzione”

 “Guerre, lotte cittadine, malasanità, mafia, politici iper-corrotti, sommosse, attentati, pseudo artisti strapagati”

“E’ apparso pure il calcio” – sottolineò il ragazzino con gli occhi che gli luccicavano per l’eccitazione.

“Già, il calcio, l’oppio dei popoli. La piaga più grande!”

“Perché?”

“Giro di milioni, partite truccate, scommesse illegali, giocatori super viziati e iper-pagati e partite a gò-gò, senza tregua né rispetto né pudore, ogni santo giorno della settimana, no stop zeroventiquattro. Partite dei campionati più svariati del globo terracqueo, comprese quelle d’infima categoria dell’oratorio festivo del paese montano più sperduto, commentate da tecnici improvvisati, paratecnici e opinionisti matti. Tutto questo per non farti pensare a nulla. Per distrarti la mente dalle cose che contano. Sicché da due palle ce ne hai tre. Due in basso e una costantemente in testa. Una palla che balza e rimbalza, che vola, che sfugge, che è dentro che è fuori anche se di poco, peccatoooo! Oppure, goooolllll, urlato come se stessero togliendoti la vita, da cronisti invasati che andrebbero esorcizzati, altro che mandati in onda! Solo una palla nella tua testa, inseguita da ventidue stolti, giudicati con molta approssimazione da tre arbitri e un quarto uomo. Ma chi sarà mai poi ‘sto quarto uomo? Uno che arriva sempre quarto o è scarso o è sfigato. Uno che non sale mai sul podio, manco per sbaglio, fosse solo per passare lo straccio o dare un colpo di ramazza, che razza di giudice può mai essere?!?”

“Ok, il calcio è una terribile piaga. Mi hai convinto” – tagliò corto il fanciullo per evitare di avvitarsi in un loop totale a causa degli sproloqui di Lui – “Non vorrei però criticarti, ma quei monti laggiù non è che siano venuti tanto benei”

“Quali? Ah, sì lo ammetto. Un errore grossolano. Credevo che in Italia avrebbero creato una valida barriera tecnica per il superamento della crisi”

“E..?”

“Come ti dicevo: è stato un errore; un grave errore, un..”

“Gravissimo errore?” – sorrise il putto. Poi, voltandosi verso la creazione del padre, che s’imbruttiva sempre più man mano che trascorrevano i minuti, aggiunse a bassa voce con una smorfia di tristezza sulle labbra - “Che brutto presepe, Padre. Davvero, perché continui a farlo?”

“Perché, perché, perché.. sei curioso figlio. Lo faccio e basta e poi, mi piace creare le cose. Anche per un solo attimo sono belle e mi fanno sentire importante. E poi, ci sei sempre tu che corri a rimettere le cose a posto, no?”

“No Padre, mi sa che non le metto affatto” – rispose l’altro seccamente – “io ogni anno la discesa la faccio per non dispiacervi, però non credo che serva a tanto. La gente esulta per la mia venuta, va in visibilio. Sembra anche che abbia capito. Alcuni hanno addirittura le visioni, altri le stimmate temporanee, altri ancora parlano con gli animali o acquistano il dono delle lingue. Ma dopo pochi minuti quasi tutti dimenticano. Dimenticano chi sono io, perché sono venuto e non ricordano nemmeno perché hanno stappato lo spumante a mezzanotte e hanno brindato. Le persone sono distratte, Padre. Dal calcio, dai grandi fratelli, dalle isole dei famosi e dei non, dai gossip alimentati dalla fervida immaginazione di chi ha capito come funziona il mondo che tu hai creato e ne ha preso le rendini in mano. Col nuovo anno, gli uomini saranno pronti a farmi fuori sulla croce, come hanno sempre fatto. Come in un videogame. Tanto io ho vite da vendere e dopo tre giorni torno in circolazione più in gamba che mai”

“Sei un lazzarone, nel senso che resusciti” – commentò sorridente Lui - “capita.. la battuta?”

“Non scherzo padre, quest’anno vorrei non andare. La realtà laggiù è come nel tuo presepe; l’hai appena detto tu stesso. Quest’anno no. Potresti dire che mi son dato malato o che l’Arcangelo Gabriele si è dimenticato di fare l’annuncio propedeutico o che la cicogna ha sbagliato traiettoria e si è andata a incagliare tra due pianeti lontani anni luce. Oppure che sciopero. Uno sciopero selvaggio che non è stato preannunciato e non mi puoi neanche precettare. Lo fanno i mortali, perché non dovrei io, che sono il figlio di D..”

“Io.. io.. non so che dire” – bofonchiò il vecchio spiazzato – “Lo hai sempre fatto. Sei sempre sceso per salvare il mondo e dopo pochi mesi sei sempre tornato”

“Già, ogni anno vado e torno, ma cosa cambia?” – ribatté seccamente il figlio - “Trovami uno stuntman”

“Stuntman?!?” – ripeté convulsamente Lui – “e dove lo trovo uno che accetta di scendere giù e d’essere deriso, picchiato e crocifisso in nome e per conto tuo?!? Così, su due piedi?”

“Per l’esattezza è stato anche sulle mani e non sono sottigliezze!”

 “Fammi pensare” – corrucciò le sopracciglia Lui – “Stunt.. stunt.. stuntman.. Trovato!!!”

“Cosa Padre?”

“Chi ti sostituirà” - precisò l’altro – “manderemo il cicciottone dalla barba bianca folta con la tutona rossa. Quello che se ne va in giro in slitta per i cieli a meno ottanta gradi trainato da una manciata di renne masochiste croniche”

“Babbo Natale?” – fece il ragazzo perplesso – “ma che c’entra con me”

“Avete molte cose in comune. Anche lui arriva a Natale. Fa tutti felici e dopo qualche giorno viene dimenticato. E la cosa positiva è che alla fine non muore nessuno e di conseguenza nessuna resuscita!”

La soluzione sembrò convincere il figlio. I due si guardarono ancora per qualche istante negli occhi, poi Lui e l’Altro spensero le luci del presepe, voltarono le spalle e andarono via. E da quel Natale il mondo fu felice quei soli pochi giorni in cui veniva Babbo Natale; per il resto del tempo, piombava poi nelle tenebre, buie e profonde tenebre, proprio come quelle del presepe.   

lunedì, 20 dicembre 2010

Buon Natale (The alternative one!!!)

Un Babbo Natale inedito e decisamente.. piccante.. :O)

 

 
Un video divertentissimo creato e animato da Andy Pinder, dedicato a tutti gli amici di StrudelOne con i più sinceri e alternativi Auguri di un caldo Natale e di un eccitantissimo 2011!!!

Bacioni, Andrea :O)

domenica, 12 dicembre 2010

BBB.Babbo Natale Offresi

babbo natale offresi.jpgQuel giorno Demis era al settimo cielo. Appena uscito dall’edificio della Hi-Robotics & co. ltd. con il plauso dell’intero consiglio d’amministrazione e un assegno fumante a più zeri per la sua strabiliante invenzione, era certo che avrebbe cambiato il mondo e si crogiolava in quella certezza con un sorrisetto trasognato. Percorreva il marciapiede della 22^ avenue e tutto intorno a lui ora sembrava più bello rispetto a poche ore prima. Riusciva persino a intravedere le verdi foglioline degli alberi seriamente compromessi dallo smog cittadino ai bordi del viale e a scorgere l’azzurro chiaro del cielo, al di là della cappa grigia che gli aleggiava a mezz’aria sulla testa. Era sceso tronfio giù per strada, saltando i gradini tre alla volta, con l’assegno ancora in mano e lo teneva adorante come si fa con una reliquia. Lo fissava con gli occhietti inumiditi dalla forte gioia, lo annusava e provava a immaginare quante di quelle cose, che aveva da sempre desiderato, ci avrebbe finalmente potuto fare. E fu così che, in tale inebriante stato di divina grazia, con la testa tra le nuvole, svoltò l’angolo della via a una velocità tale da non riuscire a schivare il grassoccio vecchietto che si ritrovò dinanzi tra capo e collo.

 

“Stai attento ragazzo, ma dove hai la testa?!?” – lo rimbrottò l’anziano signore, finito rovinosamente a gambe all’aria sul selciato – “a momenti mi mandavi al creatore!”

 

“Ops.. vi chiedo perdono” – rispose mortificato Demis – “ero euforico e pensavo a tante di quelle cose..”

 

“Alla velocità no però, eh?” – replicò l’altro, mentre scricchiolando in varie parti del colpo, tentava di tirarsi su da terra – “andavi come uno shuttle, porca boia!!!”

 

“Coraggio, vi aiuto a rialzarvi” – si offrì premuroso il giovane.

 

Demis, dopo che il vecchio fu di nuovo in piedi e fu certo che non avesse nulla di rotto, ma solo qualche ammaccatura di lieve entità disseminata alla rinfusa, accennò a un rapido saluto e si girò lesto per andar via. Si bloccò però subito all’istante, come se fosse stato attraversato lungo il corpo da un laser tagliente. Ruotò quindi lentamente la testa indietro per guardare ancora l’anziano signore. L’osservò meglio, con molta attenzione, scandagliandolo da capo a piedi e poi, con un filo di voce appena, provò ad azzardare - “ma voi.. ehm, intendevo dire, tu.. tu sei..”

 

“Esatto, io sono” – rispose il vecchio – “e se sono ancora, non è certo per merito tuo, ma per pura casualità. C’e mancato poco che non fossi più!”

 

“Ma certo, che stupido! Corrisponde proprio tutto: il vestito rosso col cigno bianco ai bordi, stivali e fibbia neri, cappello rosso e folta barba bianca. Tu sei Babbo..”

 

“..Natale” – completò prontamente l’anziano signore con una smorfia di disappunto sulle labbra – “e ora che lo sai, ti prego, vuoi lasciami in pace?”

 

“No che non ti lascio in pace, caro mio” – ribatté Demis – “ci ho messo anni a sperare di vederti; anche solo scorgerti per pochi istanti. La notte della vigilia di Natale, lasciavo sempre la mia letterina sul tappeto del salotto e m’appostavo dietro una grande poltrona in religiosa e paziente attesa, avvolto in uno di quegli orribili plaid, tipo kilt scozzese. E ogni anno, sistematicamente, passavano i minuti, le ore e poi le palpebre lentamente, prima l’una poi l’altra, s’abbassavano e venivo inesorabilmente sopraffatto dal sonno. Così, quando mi svegliavo il mattino seguente, il tappeto era pieno zeppo di regali, ma io avevo l’amaro in bocca, perché per l’ennesima volta mi eri sfuggito.. puff, passato come una meteora e svanito nel nulla!”

 

“Avevi però i regali..”

 

“Già, ma non te” – rispose il ragazzo con un pizzico di mestizia. Poi aggiunse visibilmente incuriosito – “ma dimmi piuttosto; perché sei così triste?”

 

“Triste? Mi vedi triste? S’è mai visto un Babbo Natale triste?”

 

“Direi che oggi è la prima volta che lo si può vedere” – sorrise Demis benevolmente.

 

“E’ una storia lunga e noiosa, ragazzo mio, non credo che possa interessarti”.

 

“Lascia che sia io a decidere. Tu pensa solo a raccontarmela”.

 

“Se proprio insisti” – sospirò profondamente il vecchio a occhi chiusi – “dunque, devi sapere che io ho un capo, di cui non posso farti il nome. E’ lui che dirige e coordina tutte le attività di smistamento dei doni, gadget e affini per le varie festività dell’anno e proprio ieri mi ha convocato per stamattina nel suo ufficio. E’ appena il 15 di ottobre, mi sono detto, cosa potrà volere da me. Probabilmente quest’anno vorrà fare le cose meglio, organizzare nel vero senso del termine, insomma ‘in grande’, come si faceva tanto tempo fa. Così, sono andato fiducioso e motivato a dare il meglio di me”.

 

“Mi sembra una cosa fantastica!”

 

“Al tempo, ragazzo, al tempo!” – lo bloccò Babbo Natale – “ho solo detto che pensavo che volesse strafare, non che poi le cose siano realmente andate così. Anzi!”

 

“Cosa intendi dire?”

 

“Mi sono presentato stamattina puntuale e lui era sorridente e affabile come sempre. Mi ha fatto accomodare e dopo aver dato un’ultima occhiata al giornale che stava sfogliando, ha commentato in particolare una notizia che parlava di crisi, di recessione, di disoccupazione, insomma una vera calamità. A quel punto, mi ha detto che in una situazione del genere i costi per gli eventi erano diventati insostenibili, che il budget si era tra l’altro ridotto e che tutti noi avremmo dovuto fare un sacrificio per superare questo terribile momento”.

 

“E tu cos’hai risposto?”

 

“Gli ho chiesto cosa avesse pensato per sé, dichiarandomi pronto a fare altrettanto anch’io”.

 

“E lui?”

 

“Mi ha risposto che per sé, se del caso, ci avrebbe pensato dopo e che invece ora la prima cosa da fare era gestire subito i sottoposti in modo più efficiente. In altri termini, la sua idea è mettersi subito al passo coi tempi e ridurre, un po’ come tutte le aziende, i costi del personale con gli ammortizzatori sociali o forme diverse di lavoro”.

 

“Ammortizzatori?”

 

“Sì, non ci crederai, la cassa integrazione anche per figure storiche e istituzionali come la mia!”

 

“Comunque, in tutta sincerità, non credo che tu corra seri rischi” – osservò il ragazzo – “considerata la tua età, dovresti essere l’ultimo in graduatoria nella lista dei cassintegrati”.

 

“E invece no. Sorpresa!” – sbottò il vecchio – “sono il primo in assoluto e incontestabile. In graduatoria siamo due in totale, io e quella vecchiaccia odiosa della Befana e lei è di poco più anziana di me!”

 

“Questa sì che è sfiga, amico mio. Sfigaccia nera, bella e buona!” – concluse corrucciato Demis – “avevi però parlato di altre forme alternative di lavoro?”

 

“Sì” – confermò Babbo Natale – “in alternativa, ci sarebbe il job sharing. Per questo il capo mi ha convocato in forte anticipo il 15 ottobre. Si tratterebbe di una distribuzione dei compiti tra me e la Befana per Halloween, Natale e l’Epifania, in modo da assicurare in due la prestazione di uno per le tre ricorrenze, ovviamente pagati metà ciascuno”.

 

“E’ un incubo!” – inorridì il ragazzo.

 

“Magari lo fosse. Purtroppo, navighiamo a vista nel mare agitato della più bieca realtà!”  

 

“E non credo che le cose miglioreranno, sai?” – aggiunse dispiaciuto Demis – “vedi quest’assegno? L’ho appena avuto per la cessione di un brevetto alla fabbrica di distributori automatici dietro l’angolo dal quale, svoltando ad alta velocità, poc’anzi ti ho tranvato. E’ un marchingegno self service che, interfacciandosi con anagrafe, casellario giudiziale e archivi vaticani, può decretare con assoluta precisione la tipologia di benefit cui ciascun ragazzino potrà accedre. Mi spiace dovertelo dire, ma credo che, con l’arietta che tira, di qui a poco, sia tu che la Befana resterete senza lavoro”.

 

“La bontà giudicata da una fredda macchina che fa aridi confronti?!?” – esclamò disperato Babbo Natale – “di questo passo dove arriveremo?”

 

“Magari a un confessionale computerizzato a gettoni” – provò a ironizzare Demis – “che, con una minima offerta libera, ti spara una raffica di preghiere da dire per penitenza, lunga in proporzione ponderata ai peccati che hai appena confessato a un avveniristico quanto asettico microfono criptato”.  

 

Trascorsero alcuni minuti in un imbarazzante silenzio, senza che Demis riuscisse a trovare le parole per confortare quel povero vecchio affranto, che gocciolava lacrime a oltranza. In cuor suo, il ragazzo avrebbe voluto scusarsi dell’invenzione, per aver creduto che potesse rivoluzionare il mondo e migliorarlo, per non avere compreso in tempo l’inquietante visione meccanicistica dell’universo che stava ormai dilagando irrimediabilmente tra gli uomini. A un tratto, però, sopraggiunse un bimbo in calzoncini corti, dagli occhietti vispi e i capelli rosso rame. Poteva avere sì e no cinque anni e i suoi occhi brillarono d’intensa gioia, come diamanti sapientemente intagliati, quando intravide e riconobbe la tonda sagoma.    

 

“Evviva!” – urlò il bambino euforico – “è lui. È Babbo Nataleeee.. che sballoooo!!!”

 

“Ti adora” – sorrise Demis alla volta del vecchio – “vedi? Tutti i bambini di questo mondo ti adorano e non solo loro..”

 

“Bé” – rispose Babbo Natale, stringendo le spalle – “allora sarà meglio che mi affretti a fare il mio lavoro in job sharing con la Befana, prima che me lo porti via la tua macchina della malora! Compatto tutte le domande in una e formulo l’‘all in one question’ al ragazzetto: <<Cosa vuoi bel bambino: carbone, regalino, dolcetto o scherzetto?>>”

 

“Nulla di tutto questo” - rispose il piccolo, spiazzando all’istante i grandi – “non voglio un bel nulla. Niente di niente. Mi basta poterti vedere e abbracciare, Babbo mio bello. Sapere che ci sei e che ci sarai sempre nel mio cuore, nella mia mente e nei ricordi dei miei genitori e dei miei nonni”.

 

“Grazie bambino” – sorrise il vecchio visibilmente commosso, abbracciando amorevolmente il ragazzino – “ci son cose che una macchina non può dare, come questo abbraccio stracolmo d’amore. E se anche potesse, da lei non le vorresti”.

 

Lo stesso giorno Babbo Natale rassegnò le dimissioni al suo capo e si mise in proprio. Libero professionista, freelance! Appariva ogni anno alla mezzanotte in punto del 24 dicembre e portava pace e serenità al mondo intero con la sua folta barba bianca e un sorriso dolce e rassicurante ben collocato al centro di due belle guanciotte gonfie e rubiconde. Nessun dono con sé, né punizioni. Per questo si limitava a riviare con sufficienza a una macchinetta automatica che sarebbe apparsa di lì a poco sui tetti delle case per calarsi dai camini. Lui portava solo amore, amore e tanta pace e una forte speranza che la frenesia della riduzione dei costi ‘a tutti i costi’ e il ricorso bovino al meccanismo dei tagli del personale a favore dell’asettico ‘fast e furious automatizzato’, non conducesse al punto del non ritorno: l’eutanasia dell’anima.

sabato, 13 novembre 2010

La fiaba di Andrea Fiore a sostegno dell’Associazione Sindrome di Crisponi e malattie rare

cover.jpgAmici miei carissimi,

 

questa è un'iniziativa umanitaria cui tengo davvero tanto. Spero che da parte vostra ci sia la massima adesione e tanta disponibilità nel promuovere la mission tra i vostri amici. Basta anche un piccolo segno d'amore

 

Ho scritto ‘ALLA RICERCA DELL’ACCA PERDUTA’ qualche anno fa. E’ una fiaba nel mio stile personale, tra il demenziale e il serio, tra zucchero e sale, proprio come la vita.

 

E’ un dono d’amore che ho voluto fare a un gruppo di vivaci ragazzini che completavano allora una splendida avventura durata cinque anni: gli alunni della 5^ E di una Scuola Elementare di Palermo.

 

Il racconto, fino a oggi, è rimasto praticamente inedito, custodito nella mia mente, in quella dei protagonisti di quella classe e negli scaffali delle librerie delle loro case, ma forse, mi sono detto, non ha ancora esaurito il suo messaggio d’amore. Ecco perché ho pensato di metterlo in vendita in versione pdf (offerta libera) e di donare i proventi all’ASSOCIAZIONE SINDROME DI CRISPONI E MALATTIE RARE (http://www.sindromedicrisponi.it) per sostenere i progetti dedicati ai piccoli affetti da malattie rarissime, che hanno tanto bisogno del nostro aiuto!

 

PARTECIPARE all’iniziativa è semplicissimo!io.JPG

 

Effettua un VERSAMENTO sul CONTO CORRENTE POSTALE numero 81776163

intestato ad ASSOCIAZIONE SINDROME DI CRISPONI E MALATTIE RARE

 

Nella causale occorrerà specificare:

 

a) che: la donazione è per il racconto di Andrea Fiore (scrivere 'DONAZIONE DA FIABA ANFREA FIORE');

 

b) il NOME del donatore o della persona (un amico, figlio, nipote), cui dovrà essere indirizzata la fiaba, e ovviamente l’INDIRIZZO E-MAIL.

 

Io e l’Associazione confidiamo nel vostro immenso cuore e comunque.. anche un ‘pensierino’ va bene lo stesso :O)

 

acca perduta.jpg

 

 

 

Un affettuoso abbraccio, Andrea :O)