mercoledì, 10 novembre 2010
Ragioni di.. sicurezza! [Parte Prima]
George sollevò una palpebra, molto lentamente, con un movimento quasi del tutto impercettibile a occhio umano. Subito dopo, toccò all’altra. L’aprì con gli stessi identici tempi e modalità. Rimase quindi immobile sul letto, come fosse inchiodato. Se solo avesse potuto, si sarebbe immediatamente rimesso a dormire a oltranza, sprofondando in un sonno pesante, nell’attesa che tornasse lei.
Deborah era uscita di casa all’alba. Dopo qualche rumoretto qua e là tra le quattro pareti del bagno e quelle della camera da letto, l’aveva sentita chiudere agitata la zip del trolley, rispondere al citofono e scaraventarsi giù per le scale a prendere il taxi, che doveva essere in strada ad aspettarla già da un bel po’. Non era solita andar via per lavoro e, quand’era accaduto, era stato solo per un paio di giorni, insomma, una cosa indolore, come una piccola puntura d’insetto, che, a parte il fastidio iniziale, dimentichi in fretta. Stavolta, però non era come le altre. Sarebbe stata via per un’intera settimana e per George era terribile!
Deborah gestiva l’organizzazione domestica degli spazi e delle cose. Lo aveva fatto sin dall’inizio della loro convivenza e per George era stato come un vero e proprio golpe, perpetrato crudelmente ai danni della sua indipendenza e della sua libertà. Lei sapeva tutto: dove si trovavano le cose, da dove venivano, per dove erano transitate e per quanto tempo, esattamente ‘quanto’, calcolato con una percentuale d’errore tendente a zero. Era praticamente in grado di rintracciarti in un nanosecondo persino una capocchia di spillo, che avresti data per dispersa chissà dove e chissà quando e non perché fosse brava o avesse un fiuto particolarmente sviluppato, ma semplicemente perché era lei stessa che l’aveva collocata o lasciata cadere in quel posto. Infine, come se non bastasse ad aggravare ulteriormente la situazione, c’erano, d’un canto, la spregevole abitudine della donna di cambiare idea ininterrottamente e di spostare sistematicamente le cose dentro casa, dall’altro, la fissa della riservatezza e della tutela a oltranza della propria privacy. Insomma, una sorta di miscela esplosiva che nel corso del tempo aveva prodotto l’inevitabile conseguenza di far rincretinire progressivamente George, stremato dalla continua e spasmodica ricerca di una mappa aggiornata e affidabile dell’abitazione, del contenuto dei ripostigli e dei vari scaffali.
In simili circostanze era chiaro come l’assenza prolungata della donna equivalesse nell’immaginario dell’uomo né più né meno che a essere abbandonati al centoventiduesimo piano d’un grattacielo in fiamme senza uno straccio di paracadute o nel bel mezzo del mare in tempesta dopo un terribile naufragio e a corto di scialuppe o, peggio ancora, tra le dune di un cocente deserto con solo una mezza bottiglietta d’acqua piovana e per di più radioattiva.
George cercò di non farsi prendere dal panico. Tirò un respiro profondo nel tentativo di rilassarsi e si mise seduto sul letto. Pensò che aveva fatto bene a far valere i suoi diritti e a pretendere che la moglie gli lasciasse un sintetico vademecum col quale affrontare la drammatica solitudine domestica di quei giorni. Armato del pro-memoria non avrebbe avuto proprio nulla da temere. Ruotò la testa verso il comodino, dove lei gli aveva detto che l’avrebbe lasciato, e strizzò gli occhi per mettere a fuoco meglio. Lo fece una seconda e poi una terza volta, ma non riuscì a cogliere nulla di cartaceo. Magarì, pensò tra sé e sé, l’avrà messo dentro a un cassetto. Aprì gli scaffaletti uno dopo l’altro, ma ancora niente. Eppure doveva esserci. L’aveva preteso. Fece un rapido giro della stanza e poi perlustrò la casa da cima a fondo. Percorse metro per metro ogni angolo, ogni piccolo anfratto dell’appartamento, ma nessuna traccia di pro-memoria. Solo post-it variamente scarabocchiati a più riprese, foglietti volanti con vecchie liste della spesa e rubriche telefoniche d’antica memoria, tristemente superate dall’avvento dei telefonini. Allora, furibondo afferrò la cornetta e compose isterico con dito tremante il numero del telefonino di Deborah. Due squilli appena e lei rispose.
“Ciao caro, già sveglio?”
“No, in realtà dormo ancora, mi trovo nel bel mezzo di un incubo e non vorrei svegliarmi affatto senza sapere dove sei andata a cacciare il pro-memoria che mi avevi promesso”.
“Non angustiarti, George. L’ho lasciato in cassaforte”.
“In cassaforte? Mi avevi detto che l’avresti lasciato sul comodino”.
“Sì, è vero caro. Però stamattina, prima d’andar via, ho pensato che sarebbe stata molto più sicura la cassaforte”.
“Io non capisco” – ribatté l’uomo perplesso – “è solo una lista di sopravvivenza domestica spiccia per il tempo che mancherai di casa, mica una mappa del tesoro!”
“Sai com’è.. di questi tempi”.
“No, non lo so com’é. Penso che toccherà informarmi” – commentò George sarcastico. Poi, riagganciò e si precipitò in salone, sollevò dal chiodo il vecchio quadro impolverato dello zio Sanford, e compose la combinazione della cassaforte. Nulla. Ridigitò i numeri con maggiore attenzione, tirò a se la manopolina dello sportello e.. nulla ancora - “Che succede? Sono certo che questa è la combinazione giusta. La mia data di nascita. Mi ricorderò bene di quando son nato! Proviamo a richiamare..”
“Dimmi caro”.
“Deborah” – esordì George – “ho appena staccato l’avo dalla parete e composto il codice della cassaforte; l’ho fatto più volte, ma non si apre un bel nulla”.
“Che stupida, quasi dimenticavo”.
“‘Quasi’, eh?” --- > To be continued
13:15 Scritto da strudelone in appunti, blog life, comico, confusione, creatività, demenziale, divertente, libri, manie, privacy, promemoria, satira, sfoghi, sicurezza, vita di coppia | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: vita di coppia, sicurezza, promemoria, appunti, virgilio, virgilpresley, comico, demenziale, creativo, divertente, gag, satira, moglie | OKNOtizie |
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