martedì, 18 settembre 2012
Boia Dumond Lader - La tutina superpoterica
“Dove mi stai portando?” – chiese sempre più incuriosito Boia Dumond allo strano tizio, che lo guidava attraverso i bui corridoi di un palazzo del 1100 – “E quella bestia leopardata che scuote la testa minacciosa?!?”
“Non temere” – rispose l’altro – “è un pupetto del 1100. Andava di moda all’epoca, insieme alle code di volpi che fluttuavano nell’aria, appese allo specchietto retrovisore”.
“Boati? Da dove provengono?”
“Non sono boati, ma bottoni. stiamo per entrare nella stanza dei bottoni. Faresti bene a tapparti le orecchie; a volte sono talmente forti che spaccano i timpani”.
“Che mi frega dei timpani? Mica suono, io!” – bofonchiò Boia contrariato.
“Dopo questa ne ho la certezza matematica” – annuì soddisfatto l’altro, mentre apriva una porta scricchiolante e lo invitava ad accedere e ad accomodarsi su una seggiola – “tu sei davvero l’uomo giusto, amico”.
Passarono alcuni attimi in silenzio. L’uomo misterioso era entrato in uno stato di catalessi nel quale Boia non poteva seguirlo, perché privo di valido passaporto. Poi, finalmente, il tizio dischiuse una cassettina che s’era portata dietro fino ad allora e, con tono solenne, chiese - “Che ne pensi di questi?”
“Di certo questi bottoni sono meno rumorosi degli altri” – rispose il tozzo ex commesso, agitando al cielo i corti braccini e dipanando un apprezzabile puzzo di fogna ascellare.
“Quali preferisci?” – proseguì il tizio – “Ce ne stanno di tutte le misure e di colori ne trovi quanti ne vuoi”
“Che ci faccio coi bottoni di varia misura, peso, colore, credo politico, sesso e religione?”
Il tetro interlocutore si diresse lentamente verso una vecchia credenza cui ormai non credeva più nessuno; aprì con un po’ di fatica uno dei cassetti e ne trasse fuori una tutina impolverata di colore giallo vomito metallizzato a squame mesozoiche. La scosse ben bene e, quando fu quasi certo d’avere sparso per aria due milioni almeno dei cento miliardi di migliaia di acari che la popolavano da anni, tanto che ne vantavano ben donde pro-quota la proprietà, in base all’istituto giuridico dell’usucapione, fece per porla al piccolo ometto grasso e tarchiato, che, però, si ritrasse d’istinto disgustato.
“Perché ti ritrai?”
“Lo faccio sempre quando mi schifo” – rispose Boia – “vedi? Qui è quando mi sono ritratto tra il pubblico del festival di Sanremo, qui ero dalla De Filippi; è stato terribile! Qua stavo leggendo della riforma pensionistica; noterai la mano mossa. Qui sono al Mac e…”
“Sei bravo, disegni bene” – si congratulò l’uomo, tagliando corto – “ora però riprenditi”.
“Non posso. Solo ritratti. Mai avuto i soldi per una videocamera”
“Riprenditi almeno la tuta da terra; sarà piena di polvere”
“La caduta non può che averla migliorata, credimi” – commentò Boia nauseabondo tra uno starnuto e l’altro, sollevando il tristo indumento da terra e tenendolo sospeso a mezz’aria con la punta delle dita. Indi, esclamò stizzito –“Insomma, continuo a non capire, stiamo mettendo su una sfilata di moda?”
“Mettiamo su il più grande spettacolo del mondo, mio piccolo becero commessucolo de noantri” – fece l’altro con un sorriso sinistro, dal momento che era mancino - “La sfida del secolo: Boia Dumond Lader, ovvero l’antitesi pura del supereroe vincente sapientemente rettificato, contro Hercul Bottom, ossia, il supereroe vincente. E’ un pericoloso criminale al quale va sempre bene, perché il culo l’assiste. Costantemente. Ha un culo enorme, che non fa mai cilecca; un culo instancabile, che fa i turni diurni e notturni. Non riposa mai. Mai un’ora di pemesso, mai una malattia, mai una defaillance, mai uno sciopero. Quel bastardo di un culo è sempre lì, pronto a tirarlo fuori d’impaccio!”
“Beato lui; il mio c’è solo quando…” – soggiunse Boia soprappensiero.
“Quando?” – incalzò l’altro.
“No, niente” – tagliò corto Dumond – “del resto, non è neanche vero. Spesso mi lascia a secco anche in quei momenti: soffro di stitichezza!”
L’uomo misterioso non poté fare a meno di dare uno sguardo di sbieco, fortemente intriso di pietà, a quel reietto che gli stava davanti accasciato mollemente sulla sedia. Uno sfigato puro: anche stitico. E che cazzo!”
“Perché ce l’hai con Er Culo?” – riprese Boia, infrangendo i foschi pensieri dell’altro.
“Io soltanto ce l’ho con lui? Noi tutti della Criminalpolli lo odiamo, dal profondo del cuore!!! Ci ha reso ridicoli con le sue rapine, che si concludono sempre rocambolescamente bene. Ma ora abbiamo finalmente l’arma giusta!”
“Ehm… io?!?” – fiatò appena Boia.
“Esatto, tu, piccolo ex commesso sfigatissimo spiegazzaabiti della malora! Ti abbiamo selezionato tra più di diecimila profili compatibili e sei risultato quello giusto. Al mille per mille!”
“Tra più di diecimila concorrenti? E sono venuto fuori io al mille per mille?” – ripeté Boia convulsamente.
“Esatto!”
“Sfiga di mer.. mi hai convinto, sono proprio l’uomo giusto!!!”. Detto ciò, Boia si lasciò andare all’indietro a peso morto sulla spalliera della sedia, che cedette miseramente e in pochi istanti fu sdraiato dolorante sul duro pavimento. Ancora una dura riprova della drammatica correttezza della selezione della Criminalpolli.
“E’ chiaro che non sei ancora pronto!” – esclamò l’agente – “occorre prima procedere alla rettifica”.
“E’ la seconda volta che ne parli” – l’interruppe Boia preoccupato – “che intendi dire con “rettifica”, amico?”.
“Al tempo” – tagliò corto l’altro – “scegli i bottoni da applicare alla tuta e, quando l’indosserai, avrai finalmente i superpoteri e capirai!”.
“Mi sento tanto un vespino cinquanta da taroccare coi pezzi Polini primavera…” – sospirò Boia – “ok, scelgo i bottoni marroncini; no, non quelli, gli altri; quelli a destra, non so descrivere la tonalità, ma..”
“Marroncino “feci”” – precisò il tetro poliziotto con una smorfia di disgusto.
“Ecco, benissimo” – chiosò Dumond – “il marroncino “feci” va giù che è ‘na meraviglia sul giallo vomito metallizzato a squame mesozoiche della tuta!”
“Con i superpoteri” – continuò l’individuo mentre cuciva i bottoni – “sarai all’altezza di Bottom. Ti verrà un culo da paura” – Staccò il filo dell’ultimo bottone, soffocò a fatica in bocca una bestemmiuccia sgorgata dal profondo dell’io per essersi conficcato brutalmente l’ago nel dito indice e, infine, porse la tuta a Boia – “Ecco qui la tua mise da supereroe, pronta per essere indossata!”
“Di zecca, eh?” – rise sornione Dumond, alludendo alla colonia presente tra le fetide maglie dell’indumento. Prese la tuta, se l’infilò al volo e, tutt’a un tratto.. un terribile boato scosse le quattro pareti della stanza, seguito a ruota da un accecante nuvolone di fumo, che lasciò tutt’intorno un appestante olezzo di peli delle ascelle bruciati.
“Che cul..o!” – strillò allibito l’agente.
“Cul..o?!? Come fai a sapere che la tuta funziona di già?” – obiettò Boia – “Non ho fatto nulla! L’ho solo indossata e sono rimasto impalato in mezzo a ‘sta nebbia fognaria!”
“N-non lo dicevo nel senso di superpotere; mi riferivo a.. a.. a quello.. quell’ingombro che hai.. ehm.. lì, insomma.. dietro la schiena. E’ enormeeeeeee! Qualcosa non deve aver funzionato!!!”
“Dici? Ahia.. porc!!! Ma che è?!?” – Escalmò disperato Dumond, brutalmente incastrato per il di dietro tra un bracciolo del divano e lo spigolo d’una libreria. [To be continued]
19:30 Scritto da strudelone in andrea fiore, avventura, boia, comico, creatività, demenziale, divertente, divertimento, eroe, supereroe | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: risate, boia, boia d'un mond lader, eroe, supereroe, demenziale, comico, andrea fiore, strudel, strudelone, virgilio, virgilpresley | OKNOtizie |
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martedì, 08 marzo 2011
Boia Dumond Lader – The beginning
“Ho cinquant’anni, peso centodue chili, sono alto un metro e cinquantadue. Mi chiamo Boia, Boia Dumond. Fino a cinque anni fa, lavoravo in un lussuoso negozio di pelletteria e profumi al centro di Sodomilano, in via Montanapoleone. Uno di quelli dove ti metti in forte imbarazzo a entrare se nel portafogli non hai almeno due o tre carte di credito, un pagobancomat, quattro o cinque etti di carnet di primo taglio d’assegni e un conto in banca felicemente coperto. Uno di quelli in cui per entrare devi averci almeno un bodyguard superpalestrato che spinga per te la pesante porta girevole, proprio laddove i clienti più deboli e inadeguati sono rimasti irrimediabilmente impigliati e si sono estinti, a conferma della piena attendibilità delle teorie darwiniane.
Ai tempi ero il capo dei commessi. Ero pagato profumatamente: tester di fragranze pregiate e spray ascellari dei più persistenti. Le cose andavano bene, tanto ma tanto bene, almeno finché il padrone riuscì ad acciuffare le commesse. Quando però cominciò a invecchiare e le gambe non gli ressero più, addio! Le commesse divennero inafferrabili e finirono con lo svuotare il negozio nell’arco di poco meno d’un mise.
Ricordo come fosse oggi il giorno in cui l’anziano Mr. Denim mi convocò nel suo ufficio. Entrai sorridente e mi accomodai sulla seggiola di fronte alla scrivania, senza che me lo chiedesse. Presi dall’astuccio sul tavolo una sigaretta, senza che me lo chiedesse, l’accesi senza che me lo chiedesse, aspirai e buttai fuori il fumo con una violenta sbuffata, senza che me lo chiedesse. Denim era un tipo musk che non doveva chiedere mai. Mi guardò dritto negli occhi, ruotando leggermente il capo verso destra, dal momento che soffriva di un sinistro strabismo. Siccome ora ero io che non riuscivo a inquadrarlo bene, ruotai a mia volta il capo, cioè lui, di circa quarantacinque gradi a sinistra. Seguirono un paio di suoi ulteriori aggiustamenti del capo e altrettanti miei conseguenti riallineamenti di lui. Alla fine, ci guardavamo di spalle con lo specchietto retrovisore, quando lui pronunciò le parole – ‘Dumon.. essenza’.
Di primo acchito, pensai che volesse farmi testare una sua nuova creazione, che ci tenesse alla mia opinione. Dopo tutti quegli anni trascorsi al suo servizio, si trattava proprio di una bella attestazione di stima. Almeno quella, visto che di aumenti non se n’erano mai visti e tutte le volte che se n’era parlato, le parole erano sempre e inesorabilmente finite pro-fumo.. Testare un’essenza, fare da profumata cavia a una nuova fragranza, impregnarsi le narici di qualcosa di mai provato dall’umana specie. Non potevo certo aspirare ad altro!
Mi sentii invece gelare il sangue, quando Mr. Denim precisò il concetto in modo chiaro e inequivocabile – ‘E’-senza lavoro Dumond.. da oggi’.
E’ vero, mi disse pure di stare tranquillo, che le cose col tempo si sarebbero aggiustate e che magari mi avrebbe potuto riprendere. Ma, era del tutto chiaro che mentiva. Come faceva a riprendermi, se non aveva neanche una videocamera con sé e poi.. con quegli occhi che si ritrovava?!? Giurò solennemente d’essere mio amico per la pelle, ma ai miei occhi non fece che peggiorare ulteriormente le cose. Sulla bocca d’un profumiere conciatore quelle parole non suonavano certo bene e mi sentivo già abbastanza scuoiato, prima ancora che le avesse pronunciate.
Passai alla cassa e ritirai l’assegno di liquidazione, che, appunto perché tale, mi venne consegnato scontato del quaranta percento. Uscì dal negozio che ero fuori di me, dato che ora non stavo più nella pelle. Ero incazzato col mondo intero, tanto che avrei voluto proclamare guerra alla razza umana!”
“Tempo scaduto” – s’inserì con voce stanca una grassa signora sulla cinquantina con la faccia ricoperta d’un pesantissimo trucco multicolore kitch - “bene, anche il nostro confratello ha raccontato la sua bellissima esperienza di vita. Qualcuno ha commenti, suggestioni, suggerimenti?”
“Signora” – intervenne timidamente Dumon – “sarei solo io per la terapia.. non c’è nessun altro qui”.
“Che stupida, dimenticavo” – sorrise la donna – “questa è la seduta dei misantropi anonimi. D’accordo. Allora, giovanotto: hai commenti, suggestioni, suggerimenti riguardo a ciò che hai appena detto?”
“No.. nessun commento”.
“Nemmeno una suggestioncina piccina piccina?” – insistette la donna.
“No”.
“Suggerimenticchio?”
“Nemmeno”.
“D’accordo. Direi che allora possiamo chiudere l’incontro e dire che abbiamo fatto progressi”.
“Davvero?” – chiese l’uomo, inarcando le bianche sopracciglia.
“Certo che sì” – asserì la signora con gli occhi quasi spenti dal sonno, trattenendo a stento un sbadiglio – “uno di voi ha raccontato la sua storia, le sue rabbie, le pulsioni, le frustrazioni e nessun altro ha cercato di prevaricarlo o aggredirlo. E’ un importante passo nel non facile percorso per debellare la misantropia! Contenti?”
“Per me va bene” – rispose l’uomo perplesso – “provi a chiedere agli altri..”.
“Seee.. certo che lo sono” – confermò la donna con una smorfia – “alla prossima seduta”.
“E’ fissata?” – chiese Dumon.
“Credo di sì. Se è qui, fissata deve esserlo per forza. E’ lì in fondo; uscendo dille d’entrare”.
“Non capisco… a chi.. cosa devo dire?”
“C’è solo una donna seduta, non puoi sbagliarti, riesci a vederla? Di semplicemente: ‘avanti la prossima seduta’ e lei capirà!”
“Ecco, è proprio la gente come questa che mi fa odiare il genere umano” – borbottò Dumond, uscendo da ‘SanoDemente’, il centro sociale supercostosissimo American Style al centro di Los Angeles – “come pretende quella stupida megera grassoccia di guarire la mia misantropia, se solo a guardarla mi fa venir voglia di…. Non devo arrabbiarmi, devo restare calmo, calmo Dumond, calmoooooo!!! Oggi hai fatto grandi progressi. Sei stato ad ascoltarti pazientemente in silenzio e certo che ne hai dette di cazzate! Però, non hai ribattuto, non ti sei preso a parolacce, non ti sei aggredito. Avresti avuto ben donde per farlo e invece no. Stai migliorando”.
“Eh eh eh” – s’udì a un tratto una risata gracchiante nella penombra, dietro le sue spalle – “amico, tu sei sprecato per la lega dei misantropi anonimi. Credimi, saresti perfetto per quella degli sfigo-coglioni patentati”.
“Ma come ti permetti. Io ti…”
“Apri gli occhi, sfigato” – riprese l’altro che nel frattempo si era spostato verso una zona più illuminata, rimanendo però con la faccia avvolta nelle tenebre – “non è frequentando costosissimi centrucoli pseudo-sociali da strapazzo che risolverai la tua crisi esistenziale. Esci dal torpore: I want You!!!”
“Aguant..? Cos’è pugliese?!?”
“Non importa. Ciò che conta è che tu sia l’uomo giusto. Ti cerchiamo da sempre. Sei in cima alle liste, il primo, l’unico. Seguimi Dumont. E’ tutto pronto per il grande evento”.
“Ma di cosa parli?” – ribatté Dumond perplesso – “Cima di liste.. il primo.. l’unico? E poi.. quale vento? Stamattina ho visto le previsioni, giusto prima d’uscire di casa, e portava bonaccia”.
Lo strano tipo fece ancora un passo avanti e mostrò finalmente la faccia che con grande sorpresa di Dumond era di un tristissimo anonimo da spararsi all’istante.
“Siamo pronti per la partenogesi!!!”
“Partenocché?!? Prima la Puglia ora la Campania, ma sei forse della Lega Sud?!?”
“Grazie alla partenogenesi, da uno sfigo-coglione creeremo un supereroe.. la risposta a Bottoman e Silenceman!!!”
“Scusa, ma lo sfigo-coglione sarei io?”
“Strano che tu abbia compreso all’istante” – annuì perplesso l’uomo – “non vorrei che avessimo sbagliato la query, Boia Dumond Lader” --- > To be continued
15:54 Scritto da strudelone in boia, cinema e tv, comico, creatività, demenziale, divertente, eroe, film azione, libri, libri e fumetti, satira, supereroe | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: boia, boia d'un mond lader, eroe, supereroe, demenziale, risate, comico, beginninig, andrea fiore, strudel, strudelone, virgilio, virgilpresley | OKNOtizie |
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