venerdì, 07 gennaio 2011

Agente 'secreto' zerozero-muco: la spia che non fiutava – 5^ p.ta

interruttore.jpg“Insomma, direttore, dove si trova la ragazza?” – insistette Svenson spazientito – “vi ostinate a non collaborare. L’avete capito o no che sono qui per salvare il mondo?”

 

“Chiedo venia” – rispose l’altro stizzito – “non mi ero reso conto d’avere di fronte addirittura Atlante affaticato col mondo sul groppone”.

 

“La smetta di scherzare. Abbiamo pochissimo tempo?”

 

“Sono certo che se lo farà bastare. Lei fa cose incredibili in pochissimo tempo..” – sentenziò il direttore, mostrando mestamente un misero frammento del vaso ming, appena raccolto da terra.

 

“Andate tutti a quel paese, mi arrangerò da solo!” – urlò l’agente, sgattaiolando via rumorosamente da quel po’ che rimaneva del mega-vaso. Poi, sotto gli occhi esterrefatti del direttore e della folla pietrificata, percorse velocemente un breve corridoio e si presentò al punto informazioni.

 

“Desidera?” – rispose dall’altra parte della vetrata una vecchietta merlettata fino al collo in evidente stato di decomposizione avanzato plurimo aggravato.

 

“Ehm” – esordì Stewart perplesso – “è il punto informazioni o sono passato direttamente alla sezione antico Egitto?”

 

“Che c’entra l’antico Egitto, ragazzo?” – rispose la vecchia acida – “cosa te lo fa pensare?”

 

“Mi scusi, devo essermi sbagliato. In effetti, su di lei non c’è alcuna traccia né di bende né di fuliggini.. oddio, forse qualche fuliggine, ma..”

 

"Bende.. fuliggini?” - incalzò l’altra – “ma che stai farneticando? Giovanotto, sei sicuro di star bene?” 

 

"S-sì”.

 

“Chiamo un medico”.

 

“No, le assicuro, non c’è bisogno: sto benissimo ”.

 

“Mica lo chiamo per te. Un attimo di pazienza: devo farmi prescrivere un buon antiossidante. Non posso continuare a combattere i radicali liberi coi chiodi di garofano”.

 

“Radicali liberi, antiossidanti, chiodi?!?” – ripeté perplesso Stewart.

 

“Cosa?”

 

“Come cosa? E’ lei che ha tirato fuori tutta sta roba!”

 

“Bò? Sarò stata soprappensiero. Devo farmi prescrivere anche del fosforo per la memoria e qualche etto di omega 3, che anche se non so cos’è, sono certo ch’è di gran lunga meglio di canale 5 e italia 1”.

 

“Comunque.. – proseguì Stewart timidamente – “volevo solo chiederle se nel sarcof.. ehm.. cassettina dei med.. coff.. coff.. chioschetto delle informazioni ha per caso una mappa del museo. Devo trovare immediatamente una ragazza”.

 

“Ascoltami bene, bel timidone ‘faidate ’– rispose la mumm.. l’anziana impiegata – per trovare una ragazza non servono le mappe dei musei. Dai retta a me, iscriviti a meetic. Fai certamente prima e anche meglio. Io ci ho trovato l’anima gemella un mese fa, proprio quando stavo ormai per perdere le speranze. E’ accaduto così, come per incanto, tut..”

 

“Tutankamon?”

 

“No, tutt’a un tratto”.

 

“Ah.. ehm, bé, aveva parlato d’anima gemella e pensavo a.. comunque, non ha importanza, io cerco una di quelle ragazze che stanno sulle tele”.

 

“Uhm, roba da unoquattroquattro.. pure viziosetto, eh?” – esclamò la donna allibita – “oggi è la tua giornata fortunata ragazzetto. Faccio quel lavoro dalle 10 di sera a mezzanotte per arrotondare. Chiama questo numero e parlerai direttamente con me..”

 

“C-con lei?” – ripeté Stewart a occhi sgranati.

 

“Certo, che ti credi?” – lo tranquillizzò la vecchia – “la ragazza che si contorce in tivù l’avremo vista sì e no un paio di volte durante le riprese dello spot, poi siamo tutte coetanee. Non è carino aiutare il prossimo alla nostra età?”

 

“Già, il prossimo. Aiuti pure il prossimo, gli cedo volentieri il mio posto” – conclude fermamente l’agente – “la mia ragazza è un dipinto: la ragazza con l’orecchino di pirla. Le dice qualcosa? Devo trovarla entro dieci minuti”.

 

“Perché, se non la becchi, le si ritrasforma in zucca la cornice e l’orecchino in topo, tipo magicabulabibidibulabibidibobidibu o giù di lì?”

 

“Mi creda, signora informatrice, è una cosa serissima. Se non la trovo, crolla tutto. Capisce? Vite in pericolo!”

 

“Vite in pericolo?!?” – strepitò la vecchia – “allora corri! Svolta l’angolo in fondo; troverai la ragazza attaccata alla parete destra. Ecco un paio di cacciavite, ti serviranno per la vite..”.

 

“Vite?!?”

 

“Sei stato tu a parlare di vite in pericolo, no?”

 

L’agente ‘secreto’ zerozeromuco tagliò corto con un grazie. Afferrò i cacciavite e si fiondò immediatamente in direzione dell’angolo, trascinandosi dietro la folla rumorosa formata dal direttore e dai numerosissimi visitatori del museo, sempre più morbosamente incuriositi dalla stravagante situazione.

 

“Ragazzo, spero per lei che per tutto questo abbia un buon motivo” – blaterò il direttore, che non si era staccato un solo momento dalle costole dell’agente.

 

“Buon motivo? Vi pare un musical questo? Vi sembro un compositore?” – rispose ironico Stewart – “datemi piuttosto una mano a cercare il quadro della ragazza e vi assicuro che alla fine mi ringrazierete. Abbiamo meno di cinque minuti”.

 

“Giammai!!!” - tuonò l’altro – “mi spiace solo di non poter procedere io stesso al suo arresto!”

 

“Già. E magari a un bel processetto sommario fatto in casa con annessa condanna ruspante alla pena capitale e relativa esecuzione just in time mediante ghigliottina originale del periodo robespiearriano..”

 

“Non aspiro a tanto. Mi saprei far bastare una spina della corrente ad alta tensione e due sole delle sue dita: l’indice e il medio”. 

 

“Dovrà accontentarsi del medio per ora..” – replicò Stewart spazientito, completando la frase con un gesto poco edificante, ma altamente esplicativo.

 

“Stronzo! Mi dica almeno a cosa mancano meno di cinque minuti. Possiamo sapere? Cos’è che sta per succedere di tanto terribile? Cosa può esserci di ancora più terrificante della rottura di un pregiatissimo vaso ming conservatosi miracolosamente integro per millenni? Quel vaso era introvabile!”

 

“Falso, mio caro direttore. Il vaso è diventato ora introvabile e grazie a me” - precisò Svenson – “comunque, non posso dirvi nulla sulla missione. E’ strettamente top secret. State tutti a guardare attentamente, così poi potrete raccontare le mie incredibili gesta ai posteri”.

 

“Ai posteri non so” – replicò il direttore caustico – “ma di certo molti di noi avranno tanto da raccontare ai giudici!”

 

“Dunque, vediamo un po’” – mormorò l’agente, scorrendo velocemente i quadri lungo la parete destra del corridoietto che aveva appena imboccato – “ragazza con il ricchione.. no; ragazza con le orecchiette.. neanche; ragazza col cotechino.. nemmeno; ragazza con l’orecchino di pirlo.. ancora no; ragazza di Pirlo con falli laterali.. nooooo! Wow, finalmente.. ragazza con l’orecchino di pirla.. BINGO!!!”

 

“Cosa le vuol fare? E minorenne!” – strillò preoccupato il direttore, mentre Stewart staccava brutalmente il quadro dalla parete.

 

“Macché minorenne?” – ribatté l’agente ‘secreto’, mentre estraeva dalla tasca un documento sgualcito, praticamente in fin di vita da reparto intensivo – “tenga la mia carta d’identità. Ho più di diciotto anni e pure da tanto ormai. Contento?”. Poi si girò verso la parete, dove prima era appeso il quadro – “qui dietro avrebbe dovuto esserci un interruttore; vedo però.. due plance! Una di troppo!!! 

 

“Melius abundare quam deficere”.

 

“Le sembra questo il momento di parlare in dialetto stretto, direttore? Devo scoprire immediatamente quale delle due plance è quella giusta.. quale?!? Ho solo due minuti scarsi per disinnescare questo maledettissimo marchingegno!”

 

Una delle due plance era scura e piena di bottoncini e fili, alcuni di colore viola, altri verdi; emetteva un leggerissimo ticchettio e nella parte superiore presentava un display su cui scorrevano in rosso inesorabili i secondi: ne rimanevano 90.. 89.. 88.. L’altra plancia era trasparente, apparentemente innocua e lasciava intravedere i classici fili della corrente: nero, rosso e grigio. Nessun rumore, niente count down. Stewart era consapevole che il tempo non sarebbe stato sufficiente a lavorare su entrambe le plance, ma quale delle due scegliere? Un solo errore e.. sudava freddo al solo pensiero di poter sbagliare! Dalla sua decisione dipendeva l’esistenza dell’intera città di Bangkok. Doveva pensare in fretta e bene.

 

“Bé, che aspetta?” – s’inserì bruscamente il direttore, tranciando di netto l’intricata matassa di pensieri sconclusionati in cui l’agente era rimasto pericolosamente imbrigliato – “è chiaro che il meccanismo è quello col display e il ticchettio”. Seguì un brusio d’approvazione da parte delle centinaia di persone che nel frattempo si erano assiepate tutt’intorno per assistere all’azione commandos rigorosamente top secret.

 

“No” – rispose l’agente seccamente – “questi sono terroristi veri e fanno sul serio. Abbiamo a che fare con veri professionisti. Sono convinto che hanno creato la messinscena del marchingegno con display e ticchettio per trarci in inganno, ma il vero comando a distanza è sotto la seconda plancia..”. Detto questo, con un cacciavite sfilò via velocemente le viti che tenevano il coperchio attaccato alla parete e, fatti due o tre ragionamenti al volo, interruppe prontamente il circuito con un paio di colpi di pinza ben assestati. Un attimo dopo, tutt’insieme, la sala piombò nel buio più totale, il display della prima plancia segnò ‘zero’ e gli squillò il telefonino. 

 

“Sì... sì.. capisco capo.. sì.. mi rendo conto perfettamente capo.. diciamo che.. io comunque non.. certo capo.. certo.. ok capo”.

 

Erano le 22.34 della sera, quando l’agente Svenson chiuse la conversazione telefonica col suo superiore e si rivolse ai presenti con voce tremula, sotto la luce fioca delle lampade d’emergenza del museo Mauritshuis, per dire che la missione purtroppo era fallita; che si offriva volontario per riparare il guasto al sistema elettrico e ripagare il prezioso vaso ming andato in frantumi con un piano d’ammortamento misto di rate e lavoro nei week-end come guardia ingiuriata; che non c’era di che preoccuparsi per chi avesse prenotato una vacanza a Bangkok, perché comunque sarebbe stata rimborsata o sostituita a cura dei servizi segreti con un’altra presso una diversa destinazione con alberghi e trattamento di pari qualità; che, infine, per qualsiasi ulteriore notizia di approfondimento e dettaglio sulla ex città di Bangkok stava per andare in onda sul primo canale un’edizione speciale del telegiornale. --- > To be continued.

venerdì, 30 aprile 2010

Agente 'secreto' zerozero-muco: la spia che non fiutava - 4^ p.ta

vaso.jpgL’agente Stewart Svenson, nome in codice ‘zero zero muco’, pur essendo riuscito miracolosamente a conservare una parvenza di calma durante il colloquio col superiore, se n’era andato via dall’ufficio letteralmente furibondo. Il capo gli aveva dato proprio una brutta bestia a pelare. Non era certo una passeggiata da ragazzi o un gioco in bicicletta (o era al contrario?) salvare la città di Bangkok da un gruppo eversivo fanatico con finalità religiose, male intenzionato e deciso a tutto pur di portare a compimento i suoi loschi propositi! 

Stupidi terroristi! Preferivano mangiarsi le crepes preparate con le uova di struzzo a faccia in giù con la testa conficcata in asfissianti cunicoli? Padronissimi di farlo!! Ma perché costringere il mondo intero ad uniformarsi? Coinvolgere in un vortice turbolento di minacce e terrore galline e uova di gallina dell’intero universo, la città di Bangkok e soprattutto.. LUI?!?

E poi i tempi erano troppo stretti! Le 22.31 del giorno dopo!! Solo trenta misere ore per arrivare in aereo ad Amsterdam, spostarsi verso nord di una cinquantina di chilometri fino all’Aia, escogitare un piano per entrare inosservato dentro ‘sto cacchio di museo delle Mauritius (lui preferiva di gran lunga le isole al museo!!), trovare la ragazza con l’orecchino di pirla e staccare i fili dell’interruttore collegato al detonatore delle atomiche posizionate dai terroristi nella città di Bangkok. Manco Superman in carne, ossa e tutina avrebbe potuto farcela! 

Basta però angustiarsi, pensò a un certo punto l’agente ‘secreto’. Piangersi addosso sarebbe servito solo a perdere altro tempo! Bisognava invece agire e farlo in fretta! Chiese alla segretaria di prenotargli immediatamente un volo, destinazione Schiphol...

Appena giunto all’aeroporto, avrebbe preso qualcosa di veloce da mettere sotto i denti e, per accelerare i tempi, fece prenotare uno slow food. Svenson era consapevole che una masticazione accurata era molto importante per una buona digestione e che non andava mai trascurata, specie quando sei in servizio. 

Giunto in albergo, si sarebbe poi concessa una dormitina di qualche ora per recuperare le forze e, per finire, al risveglio, una corroborante doccia e un sapiente massaggino d’un paio d’orette. 

In pratica, fatti due conti veloci, sarebbe penetrato clandestinamente tra le mura del museo, ad occhio e croce, intorno alle 22, minuto più minuto meno e gli sarebbero rimasti solo trenta minuti scarsi per staccare il fili dell’interruttore e portare a termine la missione!! La cosa gli fece accapponare la pelle, ma siccome la categoria del pollame era in serio pericolo, per questa volta preferì farsi venire i brividi.. Tempi asfissianti!! Non ce l’avrebbe mai fatta, prima d’entrare in azione, ad acquistare anche un biglietto della lotteria olandese lungo il tragitto verso il museo! E dire che quell’anno c’era in palio uno splendido ed ambito soggiorno di sette giorni all inclusive a Bangkok..

Le 22 in punto. Le strade erano deserte e Stewart si trovava nella parte posteriore del museo, sotto le mura di cinta, che erano strettissime. Pensò che i conti della pinacoteca non dovevano esser messi tanto bene, se l’amministrazione aveva stretto così tanto la cinta. Legò un marpione alla corda e tentò di lanciarlo per arrampicarsi fino a su, ma quello non si fece fregare e lo convinse che avrebbe potuto farcela anche da solo. Spiegò che, una volta salito, avrebbe trovato dei merli e per aggirarli non avrebbe certo avuto bisogno di un marpione, che sarebbe stato bello che sprecato per così poco in quella occasione.

L’agente quindi rimboccò le maniche anche se, a dire il vero, avevano già mangiato da poco e scalò senza aiuti le ripide mura del museo fino ai merli che addirittura volarono via per la paura. Con un balzo felino, andò poi a spiaccicarsi sullo spigolo d’una porta lasciata distrattamente aperta e ancora stordito, scivolato nella tromba delle scale, rotolò giù vorticosamente come una palla pazza, per finire con l’imbucarsi in un grosso vaso posto ai piedi della gradinata, che si aprì come una buccia di banana..

“Ming.. che botta!!” – borbottò Stewart con un filo di voce.

Un nugolo di persone gli si affollarono subito intorno per capire cosa stesse accadendo. Lo fissavano in modo torvo e bieco come a rimproverargli la terribile profanazione della sacralità di quei luoghi dedicati all’arte. Poi, tra la gente, si fece strada un piccolo ometto impomatato col baffetto arricciato alle estremità e, con tono alterato, sentenziò – “Ming! Avete detto bene signore, quello che avete appena disintegrato è, o sarebbe meglio dire ‘era’, un esemplare unico di vaso ming del XIV secolo avanti Cristo! Un vaso misterioso che era ancora oggetto di studio ed acceso dibattito riguardo all’interpretazione delle strane scene che vi erano raffigurate. Forse una profezia, di un uomo che si sarebbe materializzato dall’alto all’improvviso e che avrebbe fatto a pezzi anni e anni di storia in un sol colpo, un uomo arrivato dal cielo per salvare l’umanità.. l’uomo raffigurato accanto alla ragazza con l’orecchino..”

“.. di pirla!” – completò la frase Stewart. Poi rifletté tra sé e sé – “quindi sto cacchio di vaso sarebbe stato creato più di tremila anni fa appositamente perché mi ci andassi a sfracellare io contro! Tra tutte le profezie che non s’avverano, giusto questa doveva prenderci.. Ahio!! Ma che ci fa tutta ‘sta gente qui?”

“Il museo oggi rimane aperto fino a mezzanotte” – rispose sempre l’ometto – “loro sono visitatori innocui, io il direttore e  voi un pazzo criminale da legare che ha rotto il ming! Vi dichiaro in arresto!!”

“Non ho tempo per gli arresti ora” – ribatté Stewart, mentre si sollevava lesto da terra – “ho ben altro da fare, dov’è la ragazza?”

“Ragazza da fare?!?” – fece l’altro allibito – “ma di che ragazza parlate!? Pure maniaco ora!!”

“Possibile che non capiate?!?” – incalzò l’agente spazientito – “sono io l’uomo della profezia, sono l’eletto..”

“Seee..” – chiosò l’ometto baffutello – “Matrix 4: la rottura di ming.. Smettetela di scherzare e seguitemi con le buone”.

“Adesso siete voi che farneticate” – sbottò Svenson – “non vedete che sono da solo. Come faccio a seguirvi con le buone?!?”  --- To be continued

 

 

martedì, 17 novembre 2009

Agente 'secreto' zerozero-muco: la spia che non fiutava - 3^ p.ta

ragazza orecchino2.jpgStewart Svenson se ne stava muto e come pietrificato al cospetto di Smitherson. Stavolta l’aveva proprio combinata grossa. A causa del suo errore madornale era saltata in aria l’intera città di Pechino e - cosa ben più grave almeno per lui - il gatto del capo, che per una strana ironia della sorte albergava da quelle parti giusto in quei dannatissimi giorni.

Sapeva già che quel felino dallo sguardo stupido e assente avrebbe popolato i suoi incubi chissà per quanto tempo e non solo quelli ad occhi chiusi, ma soprattutto quelli ad occhi aperti, giusto come quello che stava vivendo ora sulla sua pelle tra le quattro mura tetre dell’ufficio di Smitherson.

“Ascoltami bene, Stewart” – sbraitò Smitherson, tagliando pelle e ossa quella spessa coltre di silenzio che si era creata tra di loro ormai da troppi minuti.

“S-sì..” – annuì preoccupato Stewart – “sono tutto orecchie capo”

“E’ proprio questo il guaio!!” – commentò l’altro con una spessa patina di rassegnazione mista a depressione cronica. – “Il guaio è che sei tutto orecchie e niente cervello, agente Svenson!!”

“Ehm.. cervello?!?” – ripeté Stewart meccanicamente, con uno sguardo da ebete imbranato.

“Ecco, vedi? Non sai nemmeno cosa sia il cervello!!” – inveì l’altro. Poi, tentando di recuperare la calma, proseguì con tono più pacato – “Cerca di applicarti alle mie parole.. se non capisci, fermami.. chiedi l’aiuto da casa, apri un forum, ma fissa bene questi tre o quattro concetti che stanno per uscire dalla mia bocca!!”

“Capo.. ehm.. giuro che lo farò”

“Seee.. e oltre l'azzurro della tenda nell'azzurro io volerò..”

“Coo..saaa?!?”

“Non farci caso” – lo rassicurò Smitherson – “sono le stronzate che di tanto in tanto mi mette in bocca Fiore quando comincia ad annoiarsi! Dunque.. a noi!!”

“A noi!!” – urlò Stewart drizzandosi all’istante come un palo, mentre sollevava un braccio in avanti e batteva forte i tacchi.

“No.. non ‘a noi’ in quel senso nostalgico lì!! – lo bloccò Smitherson – “Riiip..poso!! Ecco la tua missione.. un pericolosissimo gruppo eversivo che vorrebbe che le crêpes fossero preparate con uova di struzzo e che venissero servite ai clienti in loculi sotterranei dove potrebbero ficcare solo la faccia per mangiarle a testa in giù..”

“Uhm.. un movimento religioso.. “ – commentò Stewart

“Credo di sì” – annuì l’altro – anche perché nel volantino che ci hanno fatto avere non minacciano, ma ‘pregano’ perché siano distrutte tutte le uova di gallina e le galline dell’intero pianeta entro domani pomeriggio..”

“Sennò?!?”

“Esattamente alle 22.31 faranno saltare in aria Bangkok..”

“Perché e 31?”

“Sono fanatici.. s’attacano al minuto!!!”

“E noi che possiamo fare?” – fece Stewart perplesso – “Anche volendo organizzarci da ora, non credo che potremmo farcela a sterminare tutte le galline e le uova in circolazione entro le 22.31 di domani.. Dovremmo mobilitare di tutto.. l’esercito, le forze dell’ordine, la polizia giudiziaria, i vigili urbani, la forestale, la banda municipale e poi.. se ci sfugge qualcosa.. anche un solo uovo o una gallina..  Bangkok s’affuma comunque? C’è una percentuale sotto la quale viene ci riconosciuta una franchigia? Che dice il volantino?!?”

“Macché sterminio e sterminio, Svenson!! – lo interruppe Smitherson bruscamente – “Noi dobbiamo disinnescare il meccanismo di controllo a distanza delle atomiche collocate a Bangkok!!”

“Ehm.. come?”

“Qui entri in gioco tu, caro mio..” – lo infilzò Smitherson – “devi guardare sotto la ragazza col turbante, meglio nota come la ragazza con l’orecchino di perla..”

“Ah no, capo!” – indietreggiò Svenson rapidamente – “io non ci guardo sotto le gonne delle ragazze e poi, magari è minorenne e io passo pure i guai per pedofilia!!”

“Tu sei matto Svenson..” – lo riprese Smitherson – “devi guardare sotto il quadro della ragazza..”

“Di quando in qua le ragazze hanno un quadro di controllo sotto? Ma che è una nuova release per PS3?!? Non sanno più cosa inventarsi questi cyber-pornocrati!!”

“Ma come parli Stewart.. freeeeena!!!” – lo bloccò l’altro – “la ragazza col turbante non ha, ma è un quadro di Jan Vermeer e sai dove si trova???”

“Aia!!!”

“Woow, è giusto!!” – esultò Smitherson.

“Giusto? Cosa?!?” – chiese Stewart perplesso.

“Esiste un dio!! Hai dato la risposta giusta.. l’Aia.. è lì che si trova il quadro.”

“Ah.. è così? Bene.. io dicevo alle zanzare.. comunque..”

“Aaarrggghhh!! Esiste un dio?!?” – urlò Smitherson – “se esiste è di certo molto impegnato lontano da qui!! In poche parole.. devi penetrare nel museo di Mauritshuis subito dopo la chiusura e senza che nessuno lo sappia. Non avvertiremo neanche la sorveglianza perché temiamo che potrebbero esserci degli infiltrati. Sarai solo, tu e la tua.. abilità. Dovrai arrivare al quadro, staccarlo dalla parete e disinnescare il congegno a timer di controllo a distanza collocato a muro. Tutto chiaro???!!!???”

“Direi di sì, capo” – rispose deciso Svenson – “State tranquillo.. questa volta non vi deluderò.. ho il quadro chiaro!!” -- > To be continued

giovedì, 02 luglio 2009

Agente 'secreto' zerozero-muco: la spia che non fiutava - 2^ p.ta

agente_img.jpgDopo qualche giorno le porte degli uffici della CIA si spalancarono sotto la spinta di una possente spallata e con fare elegante s’impossessò della scena una sagoma d’uomo longilinea, finemente avvolta in un abito abilmente rifinito da una delle più raffinate sartorie italiane. In un attimo il frenetico vociò che pervadeva l’immensa sala rimase fagocitato dal silenzio e tutti sembrarono, uomini, donne e affini, come catturati dalla vista di quell’uomo così inarrivabile dall’aspetto efebico, dal capello biondo morbido e fluente, dalla mascella così squadrata, che sembrava fosse stata martellata da un maestro scultore.

 

“Mmm.. ma è proprio lui” – sussurrò una delle impiegate all’orecchio della collega che quasi boccheggiava alla ricerca anche di un solo sguardo fugace di quell’adone del terzo millennio.

 

“Sììììììì, Clara..” – rispose l’altra prontamente, anche lei sottovoce – “è proprio lui, Stewart Svenson, l’esemplare più bello dell’intero creato, l’uomo più amato, più ricercato, più braccato, più…” - si bloccò di colpo, perché Stewart dovette, forse per puro caso, sfiorarla con un languido sguardo.

 

Svenson colmò agilmente, passando tra le scrivanie, il tratto che lo separava dall’ufficio del capo e dritto come un palo, con lo sguardo fiondato verso il soffitto e un mezzo sorrisetto da ebete stampato sulle labbra, si chiuse la porta alle spalle in una manciata di secondi.. Il clic della maniglia suonò per le impiegate come un ‘ok’ alla ripresa del consueto caos di ordinaria follia. Da quel preciso istante, nel buio della stanza in cui era entrato, al di là dell’immagine e della buona fama, sarebbe tornato quel che realmente era e per cui veniva giudicato.. putroppo!!

 

“Salve Svenson” – lo accolse una voce con tono funereo.

 

“Salve capo supremo Smitherson” – rispose educatamente Stewart, mentre si avvicinava alla macchinetta del caffè – “volevo dirle che mi spiace davvero tanto..ehm.. per le sue vacanze..”. Poi, dopo avere ruotato la testa in tutte le direzioni possibili, proseguì – “Che ne è stato del gatto, come mai accarezzate un criceto?!?”

 

“Lascia stare il gatto Svenson” – rispose l’altro seccamente – “Pensa piuttosto che sarei dovuto partire ieri mattina Svenson”.

 

“Ehm.. già, ieri mattina!” – rispose l’agente molto imbarazzato.

 

“Sarebbe stata proprio un’indimenticabile vacanza di due settimane tra le stupende bellezze d’Oriente..” – proseguì Smitherson mentre lisciava nervosamente con la mano il pelo al criceto – “Pechino by day.. Pechino by night.. e invece.. Pechino bye bye!!!”

 

“Già, Pechino.. saltata tutta in aria? proprio tutta tutta capo? Non ne è rimasto nemmeno un pezzettino, per passarci giusto un paio d’orette in totale relax?”

 

“No, Stewart..” – rispose l’altro con asprezza, strappando due o tre peluzzi al povero criceto malcapitato tra le sue braccia – “Pechino è andata in mille pezzi e non c’è rimasto più niente e tutto questo mentre tu, agente Stewart Svenson, meglio noto negli ambienti in cui conoscono le tue reali doti e qualità col nome di ‘zero zero muco, l’agente che non fiutava’, te ne stavi amenamente ad armeggiare tra rubicondi e tondeggianti pomodorini, nel tentativo vano di salvare la Cina.. da Pachino in Sicilia!!!”

 

“Ma capo.. ancora questa vecchia storia dell’agente sfigato che sbaglia le piste” – s’inserì Stewart con tono assai dimesso – “Pachino è molto simile a Pechino e l’elicottero si era già messo in volo.. c’era buio ed era tutto mosso e io non ci vedo da vicino e non avevo le lenti per la correzione della presbiopia e poi, in quanto a lenti non sono ferrato.. ho da sempre preferito la dance, il bibop, il rock’n billy…”

 

“Baaaaaaastaaaaaa!!!” – lo interruppe inferocito Smitherson mentre per la foga staccava quasi un’orecchia al piccolo sfortunato criceto ‘vale gatto’ – “Sono stufo.. stufo.. arcistufo di starti ad ascoltare.. tu non sbagli le piste, il guaio è che te ne fai davvero troppeeee!!!”

 

“A Pachino si è trattato di un errore capo.. un tragico errore!!”.

 

“Già Svenson, un piccolo tragico errore” – ruggì l’altro – “un piccolo tragicissimo errore che ha solo fatto saltare per aria un intero continente e le.. mie ferie!!!! Sai come sono le mie ferie Stewart??”

 

“Ehm.. noo?” – rispose l’altro timidamente.

 

“Le mie ferie sono come le vacche in Indiaaaaa…” – urlò Smitherson stravolto, mentre stirava il collo al solito criceto – “ e sai come sono le vacche in Indiaaaa????”

 

“Ehm.. come le sue ferie, capo?”

 

“Sono saaaaaaacreeeeeee, Stewart!!” – tuonò l’uomo inferocito – “esse-a-ci-erre-eeeeeee.. saaaacreeeeeeeee!!!!”

 

“Ok.. ok” – annuì convulsamente Stewart – “messaggio ricevuto e assimilato.. le sue ferie sono come le indie.. ehm no.. come gli indiani.. no, no.. intendevo dire come le indianate.. insomma sono sacre.. saaaacreeeee!! Ecco, per farmi perdonare vi do questa..”

 

“E questa cos’è?”

 

“E’ la foto del gatto che vi ho scattato l’ultima volta che ci siamo visti.. che splendido esemplare di gatto.. superbo, altero, nobile.. che bel gatto che è, non trovate??”

 

“Già proprio un bel gatto.. era!!”

 

“E..ra?!?”

 

“Sì Svenson.. era!!” – confermò Smitherson mentre con una luce inquietante negli occhi faceva dolcemente roteare di circa 345/358 gradi la testolina della piccola bestiola cricetosa che stringeva a sé con tanto ardore – “era proprio un bellissimo esemplare di gatto.. un pechinese.. che proprio perché tale avevo pensato di mandare a Pechino qualche giorno prima del mio arrivo per una toletta completa ed accurata..”

 

“Q-quindi.. il gatt-to..” – proseguì Stewart balbettante – “al mom-mento de..lla.. ehm.. ins-somm-ma.. err-ra lì!!”

 

“Esatto Svenson” – confermò con un non proprio benevolo sorrisetto sulle labbra il capo supremo Smitherson, mentre lasciava scricchiolare con dolcezza tra le nocche delle dita le piccole zampette della malcapitata cavia – “il gatto era lì per migliorare il look.. sarebbe stato stupendo, fantastico, impareggiabile..”

 

“Uno schianto” – completò Stewart

 

“Cooosaaa?”

 

“No.. ehm, volevo dire.. una bomba.. no, dinamite allo stato puro.. no, no.. nitroglicerina ..”

 

“Non dire niente Svenson..” – intervenne l’altro, mettendolo tosto a tacere – “preferisco che partecipi al mio dolore in puro e religioso silenzio!! Ascolta piuttosto con molta attenzione ciò che sto per dirti.. ti affido una pericolosissima missione e non potrai assolutamente permetterti il lusso di sbagliare agente.. stavolta hai tra le mani la salvezza del mondo intero!!” -- > To be continued

 

lunedì, 11 maggio 2009

Agente 'secreto' zerozero-muco: la spia che non fiutava - 1^ p.ta

elicotteri.jpgL’elicottero era stato colpito ad una delle pale e stava perdendo quota rapidamente.. il sibilo dell’aria sempre più stridulo sulle fiancate della scocca, rendeva ormai evidente che l’impatto sarebbe stato inevitabile.

 “Dobbiamo abbandonare l’elicottero agente Stewart” – urlò il pilota terrorizzato in mezzo a tutto quel frastuono – “si è rotto le pale!!”.

 “Ma che significa” – obiettò l’altro – “lui si rompe le pale e siamo noi che ce ne andiamo?!?”

 “Non ho tempo per spiegare certe dinamiche Stewart” – replicò seccamente il pilota – “dobbiamo saltare.. passo”

 “Saltare il pastooo?!?” – urlò inferocito Stewart – “ma sei mattoooo???”

 “Matto?!? Sìììì, devo proprio esserlo se continuo ancora a parlarle Stewart… io saltoooo!!!”

 “Salta.. salta pure, agentucolo della CIA!!” – borbottò Stewart indispettito – “io certe manie dietetiche non le condivido.. e poi, alla CIA preferisco di gran lunga il Vestro e il Postalmarket!!

 “Saltaaaaateeee, maledetto agente britannico!!!!”

 “D’accordo Dennis” – urlò Stewart in quell’inferno – “ma lo faccio solo per non lasciarti da solo in pasto ai cinesi..Dio salvi la Regginaaaaaaaa!!!”

Regginaaaaa?!? Mi sa di 'nduja e soppressata.... – osservò confuso l’agente della CIA, mentre volteggiava nell’aria – “ma è proprio sicuro d’essere un agente britannico Stewart???”

Seguì un boato assordante e subito dopo una forte vampata di calore che rischiarò il cielo di quella notte buia e senza stelle.. due figure aeree ‘alleate’ segnarono il cielo, l’una accanto all’altra, come strisce silenziose, fino a posarsi dolcemente al suolo..

“Dobbiamo fare in fretta Dennis” – bisbigliò Stewart, mentre recuperava il paracadute – “queste mura intorno.. dobbiamo essere nei pressi della grande muraglia..”

“Non saprei..” – rispose l’altro dubbioso – “la grande muraglia l’ho sempre immaginata più alta”.

“Macchè” – replicò Stewart – “sono i cinesi che taroccano le foto, allungando a dismisura il verticale.. dai retta a me, questa è la grande muraglia cinese!!”

“Sarà..” – fece Dennis tra sé e sé – “a me sembra l’Italia in miniatura..”

“Coraggio Dennis.. ventre a terra e striscia!!”

“Dobbiamo scivolare in mezzo al fango sotto questa recinzione di fil di ferro?!?” – chiese il pilota leggermente contrariato.

“Sì.. è l’unico modo per passare oltre” – l’incoraggiò Stewart – “fatto?”

“Azz.. sì, fatto!!” – confermò Dennis – “che schifo, sono grondande di melma.. puaaaah!!”

“Ev..vvvaiii.. me lo sentivo!!” – esultò Stewart – “c’era un varco.. un cancelletto in ferro battuto.. oggi è proprio il nostro giorno fortunato!!”

“Già.. il nostro!!!” – confermò Dennis, ancora foderato fino al collo dall’immonda schifezza maleodorante.

“Dobbiamo fare in fretta e raggiungere le vecchie miniere d’oro..” – incalzò Stewart – “secondo i miei calcoli, dovremmo essere vicinissimi.. Cosa indica la bussola?”

“Già, ‘cosa’ indica la bussola?!?”

“Che intendi dire?”

“Quel che ho detto..” – precisò Dennis – “‘che cosa’ può indicarci dove trovare una bussola, visto che di bussole qui.. nemmeno l’ombra??”

“Ho capito.. ci muoveremo a naso, guidati dal mio fiuto infallibile!!” – concluse Stewart

“Ma che fiuto e fiuto.. io mi ri-fiuto Stewart Svenson!!” – obiettò il pilota – “lei è costantemente raffreddato cotto e so benissimo come la chiamano nel suo ambiente.. agente ‘secreto’ zerozero-muco, licenza di fiuto.. nel senso che il fiuto se n'è andato in vacanza!!!”

“Ehi Dennis caro… ricordati che col mio naso ti ho portato fino in Cina?? Quindi ora, sempre col mio naso, ti condurrò alle miniere d’oro e riusciremo a disinnescare l’atomica, prima che salti in aria Pechino!!”

“Stewart..” – chiese l’altro voltandosi di scatto e tenendo tra le mani qualcosa di rosso – “le risulta che in Cina ci siano questi?”

“Ehm.. quelli?!?” – chiese timidamente l’agente ‘secreto’ britannico, mentre cominciava a grondare visibilmente sudore da tutti i pori.

“Le do un piccolo aiutino io, agente Stewart?” – riprese Dennis – “questi che ho in mano sono pomodorini di..di..”

“Pechino?!?” – provò ad indovinare l’altro.

“Fuocherello Stewart..” – soggiunse Dennis – “direi che c’è andato molto vicino…non ‘pe’, ma ‘pa’.. ‘paaa’.. ‘paaaaaa’…”

“Paaaa…chino?!?” – azzardò Stewart

“Eeees..satto, mia cara quintessenza dell’infallibilità fiutatoria!!” – confermò il pilota della CIA, visibilmente alterato – “e gli abitanti di queste parti non hanno di certo gli occhi a mandorla e non credo producano scocche di pomodorini.. atomici!!”

“Quanto manca all’ora ‘x’ Dennis?? – urlò ansioso Stewart – “forse possiamo ancora farcela a salvare l’antico mondo!!”

“Dunque.. tenuto conto che sono le 11 di sera… considerato il fuso orario.. la velocità dei venti e l’altezza delle maree.. direi che potremmo cominciare a chiedere in giro se ci sia qualcos’altro da salvare nel ‘nuovo’ mondo… così ci portiamo avanti col lavoro..”

“Beh.. che dire?” – fece Stewart

“Già.. che dire?!?” – aggiunse Dennis

“Direi che per fortuna era solo un’esercitazione” – commentò Stewart sorridente – “e Pechino è scomparsa solo sulla cartina geografica”

“Già..” – riprese Dennis – “sarebbe bello poterlo dire.. se non fosse che la simulazione era prevista per domani a quest’ora e che l’allarme di oggi non riguardava il solo.. mappamondo..”

“Ok.. ok.. direi allora di non pensiamoci proprio più..” – glissò Stewart – “ormai è tutto passato..”

“Già Stewart.. tutto passato.. grazie al suo fiuto ricoperto dal ‘secreto’ - concluse Dennis contrariato - “ci fossimo almeno portati dietro le bottiglie!!” ->To be continued