mercoledì, 04 luglio 2012

Auchan Eleven - 4° episodio

[Trovi i link alle puntate predenti sulla colonna destra del sito – voce “StrudyRacconti a puntate”]

 

clooney, ocean eleven, ocean, auchan, rapina, racconto, risate, comico, demenziale“Prima di scendere” – disse Nomartin O’Party – “sincronizziamo gli orologi. Il mio fa le 3 e 50 del pomeriggio”

 

“Il mio le 3 e 20” – fece Geieffe

 

“Il mio le 3 e mezza” – continuò Toscopio

 

“Da me sono le 4 e 10” – sentenziò Conad

 

“Io faccio le 3 e 50” – completò Max Sfighé.

 

“Finalmente!” – esultò O’P – “Almeno uno su quattro è allineato”.

 

“Ehm, non proprio” – attirò timidamente l’attenzione Max - “sono le 3 e 50 del mattino e inoltre del 5 febbraio e ora, se non sbaglio…”

 

“Siamo al 7 d’agosto e di pomeriggio” – lo tranciò di netto O’P.

 

“Facciamo la media” – propose Geieffe.

 

“L’ho fatta già una volta” – rispose contrariato Conad – “e mi sono diplomato per puro miracolo. Avrei fatto tutto questo per poi rifarlo?!? Giammai!”

 

“Ragazzi dobbiamo solo riallineare le lancette” – osservò O’P, che stava per riperdere la pazienza tanto faticosamente recuperata.

 

“Ma le riallineiamo come?” – intervenne Toscopio – “segniamo le dodici, l’una e cinque, le due e dieci, le tre e un quarto, le quattro e venti…”

 

“Se proprio dobbiamo riallinearle io proporrei le sei e mezza” – suggerì Sfighé – “almeno abbiamo la sensazione che faccia più fresco”.

 

“Ci sarebbe da riallinearvi pure le testine” – commentò mesto O’P – “ma mi sa che non c’è tempo! Coraggio, partiamo così e poi chiederemo a qualcuno di tenerci il tempo, una volta entrati da Auchan”.

 

Gli uomini scesero lesti dal furgone con le ascelle pezzate di fetido sudore, dato il caldo scuoiapelle della prima decade d’agosto e l’ora, che anche se non ben identificata, doveva attestarsi di certo tra le tre e le quattro del pomeriggio. Rimase a bordo del veicolo Toscopio, alquanto frastornato. Il suo compito era aspettarli e mettere in moto appena li avrebbe visti. Ma perché la moto se aveva il furgone e come avrebbero fatto in cinque su una moto con la refurtiva a spostarsi velocemente e… ma dove cazzo stava ‘sta moto?!?

 

“Mettete il passamontagna” – bisbigliò O’P agli altri tre – “iniziano le danze”

 

“Andiamo alla festa dei debuttanti?” – chiese confuso Conad – “se sapevo mi mettevo qualcos’altro addosso…”

 

“Zitto!!!” – gli sfiatò contro O’P – “infiliamoci le calze in testa”

 

“Io ‘sta cosa qui non l’ho mica capita” – commentò a bassa voce Max Sfighé all’orecchio di Geieffe – “ci prenderanno per matti con la calza in testa”.

 

“Guarda che ti ho sentito, Max” – fece O’P, puntandolo col dito a occhi sgranati – “t’assicuro che, con o senza la calza in testa, tu non corri affatto il benché minimo rischio d’esser preso per una persona sana di mente! E ora, coraggio, entriamo e sbanchiamo tutto!”

 

Un attimo dopo, s’udì un terribile rumore seguito da un “Porca boia porca che male terribileeeeee!!!”. Max Sfighé aveva spalmato una craniata da prognosi riservata sulla vetrata d’ingresso del supermercato, che evidentemente non s’era aperta.

 

“Ma che cazzo!” – strillava Max come un forsennato – “Perché non s’è aperta? Doveva aprirsi! Farò reclamo al direttore, dov’è il direttore, fuori il direttoreeeee!”

 

“C’è un foglio attaccato di lato alla porta di vetro scorrevole” – osservò Geieffe – “C’è scritto qualcosa”

 

“Strano” – commentò sardonico O’P – “di solito i fogli accanto alle porte di vetro li appendono vuoti e poi uno se li riempie con quel che più gli aggrada”.

 

“Davvero?!?” – esclamò Conad euforico – “ci posso lasciare la firma?”

 

“Certo” – rispose il capo – “e mettici pure l’indirizzo di casa, così sanno con precisione anche dove venirti a prendere”.

 

“C’è scritto” – lesse Geieffe – “che il centro commerciale oggi apre alle 16:00”.

 

“Quindi” – concluse O’P leggendo l’ora dal suo orologio – “esattamente tra una manciata di secondi”

 

“Per me manca ancora una mezzoretta” – replicò Geieffe.

 

“Per me un cinque sei mesi” – proseguì Sfighé – “al mio orologio è ancora febbraio”

 

“Io dico una ventina di minutiiiiiii” – urlò Toscopio dal furgone.

 

“Strano” – osservò Conad, inarcando le sopracciglia – “secondo il mio orologio dovrebbero già avere aperto da una decina di minuti. Che siano in sciopero?” ----- > To be continued  

venerdì, 02 marzo 2012

Auchan Eleven - 3° episodio

[Trovi i link alle prime due puntate sulla colonna destra del sito - voce "StrudyRacconti a puntate"]

 

clooney,ocean eleven,ocean,auchan,rapina,racconto,risate,comico,demenzialeIl vecchio furgone s’avvicinò furtivo all’incrocio e scivolò a passo d’uomo in direzione del centro commerciale. Alcuni degli uomini all’interno stavano in religioso silenzio; altri, mormoravano agnosticamente.


Nella mente di Nomartin O’Party, alla guida del veicolo, il piano era ben chiaro. Fissato nella mente in versione 3D super dolby surround. L’unico dubbio che l’attanagliava era se la stessa certezza cristallina abitasse le anguste menti dell’ammucchiata di brutti ceffi che gli erano toccati in sorte come soci nell’affare. 

 

“Ci siamo quasi” – pronunciò l’uomo preoccupato rallentando – “Ragazzi, é tutto chiaro? Capito cosa fare? Come muoverci?”

 

“Certo capo” – annuirono gli altri, scambiando tra di loro torbide occhiate con spigole e orate puzzolenti.

 

“Chi di voi tiene il tempo?” – incalzò O’P.

 

“Ehm, il tempo? Io capo” – rispose titubante Geieffe – “dovrebbe reggere. E’ previsto nuvoloso fino alle sei, ma nessun rovescio”.

 

“Te ne darei io uno ben volentieri” – ribatté lesto O’P, sollevando minaccioso un braccio dallo sterzo – “ma non voglio contraddire i meteorologi, almeno per ora!”. Accostò la vettura ai bordi del marciapiede e puntando dritto gli occhi su Conad gli si rivolse con tono inquisitorio – “Ehi tu, mastrolindo? Ti vedo leggermente stralunato. Tutto chiaro?”

 

“Chiaro, capo” – assentì con determinazione Conad il mercenario dal sedile posteriore.

 

“Allora, ripeti a beneficio degli altri” – lo invitò O’P compiaciuto.

 

“Dicevo c-chiaro n-nel s-senso d-di… ehm, b-bianco…” – precisò l’altro balbettando – “t-t-tutto b-bianco… c-come d-dire…”.

 

“T-ti p-prego, n-non d-dire n-niente. E’ già terribile poterlo immaginare!” – esclamò disperato il conducente. Poi, portandosi le mani ai capelli, buttò lo sguardo oltre il finestrino verso il cielo e proseguì a bassa voce – “Mio Dio, certo che non potevi riservarmi trattamento peggiore. Avessi almeno avuto la bontà d’attendere che traghettasi dalle tue parti. No, già su questa terra dovevi punirmi!!!”

 

“Le dico subito di non interrogare me, capo” – si autodenunciò Toscopio, alzando le palme delle mani al cielo.

 

“Perché non dovrei? Che ci hai la giustificazione firmata dai genitori?” – rispose O’P sgranando gli occhi – “Hai forse aiutato tuo padre a raccogliere le olive, tua madre con le conserve dei pomodori? Ti è morta la nonna per la terza volta? Hai morso il cane?”

 

“No.. no, niente di tutto questo” – lo tranquillizzò Toscopio – “E’ solo che lei ci ha detto di non parlare con nessuno del piano e non sarò certo io a spifferarlo ai quattro venti”.

 

“E tu, Max Sfighé?” – si rivolse O’P quasi implorando all’ultimo dei mentecatti, sperando che almeno lui riuscisse a farlo ricredere – “Vuoi provarci tu a esporre il piano?”

 

“Capo, ma è sicuro che io ci fossi quando l’ha spiegato?” – insinuò l’altro perplesso aggrottando le folte sopracciaglia – “io, a esser sincero, non ricordo. Forse non c’ero e se c’ero…”

 

“Se c’eri, anche tu eri completamente scollegato, eh? Come tutti gli altri. Né più, né meno” – completò O’P in modo scomposto, a tal punto che stava per uscire fuori di strada. Arrestò la vettura accanto a una fermata degli autobus e, dopo aver tirato un respiro profondo per darsi un minimo contegno, riprese con tono pacato – “Aprite bene le orecchie. Non lo ripeterò un’altra volta. Paganini non replica! Toscopio resta in macchina, mentre gli altri entriamo da Auchan. Aspettiamo che il numero delle casse impegnate scenda a quattro, ci mascheriamo il volto e svaligiamo il supermercato. Quindi, mentre Conad ci copre le spalle, ci allontaniamo verso il furgone. Toscopio è già in moto e scappiamo via sgommando, felicemente ricchi. Ok?”

 

“Solo una domanda” – disse Max Sfighè, sollevando l’indice della mano come a prenotarsi – “io mi sono perso a Paganini. Ma chi cazzo è ‘sto Paganini, il sesto uomo?”

 

“Io ne avrei un’altra, capo” – s’inserì Conad, mentre O’P diventava paonazzo in volto – “non sarebbe meglio se ci vestissimo pesanti sin da subito. Mi sembra un’inutile perdita di tempo andarvi a coprire le spalle, giusto quando dobbiamo pensare a scappare”.

 

“E io” – completò l’opera Toscopio, quando O’P già sbavava furente dall’ira – “quand’è che scendo dalla macchina e passo in moto? Devo aspettare un segnale convenzionale? Cos’è, uno schiocco di dita, un fischio…”

 

“Magari una pernacchia” – completò O’P con gli occhi iniettati di sangue.

 

“Bene!” – s’inserì tronfio Geieffe – “Mi sa che ci siamo, capo. Ora è chiaro che tutti hanno capito il piano. Spero che vorrà complimentarsi con me per l’ottima selezione dei collaboratori”.

 

“Se questa è l’ottima selezione, non oso neanche lontanamente immaginare come fossero gli altri che sono stati scartati” – commentò mestamente O’P – “D’accordo, passiamo all’azione e speriamo che la pratica vada meglio della teoria. Avete portato le calze?”

 

“Calze?!?” – ripeté perplesso Conad – “mica è la befana?”

 

“Io non le porto le calze” – obiettò Max Sfighé – “ho fatto voto di povertà e vado in giro a piedi nudi”.

 

“Io ho i pantacollant. E’ uguale?” – completò Toscopio – “Tengono molto più caldo e non se ne calano quando si smoscia l’elastico. Perché l’elastico prima o poi si slarga e, sapete, non è bello girare per le str…”.

 

“Porcaccia la miseriaccia!!!” – sbroccò O’Party come un’erinni – “Non m’importa che cazzo ci facciate con le calze, se ve le portiate davvero addosso o ve le tatuiate o ve le dipingiate a pelle fino al polpaccio o fin sopra il ginocchio. Voglio che noi tutti, una volta dentro Auchan, ci copriamo il volto con qualche cazzo di cosa, in modo da non poterci riconoscere”.

 

“Mi sembra una cosa inutile coprirci dopo che ci siamo già visti in faccia” – obiettò Conad – “bisognava farlo prima”.

 

“Già” – aggiunse Max Sfighé – “chiaro che ci riconosciamo comunque. Che ci copriamo a fare?”

 

“Ma perché non dobbiamo poterci riconoscere?” – completò l’opera Toscopio – “Cos’è, un elemento di difficultizzazione?”

 

O’Party strinse forte i pugni per la rabbia fino a farli scricchiolare pericolosamente e solo a malapena riuscì a reprimere la forte pulsione di far fuori l’intero gruppo di scellerati. Aveva capito che per ora non aveva scelta, se voleva mettere a segno il colpo. Doveva accontentarsi di quel poco che aveva a disposizione e far buon viso a cattivo gioco. Poteva solo sperare in cuor suo che quel misero scrittore sfigatello di Andrea Fiore prima o poi riuscisse a vendere il copyright di Auchan Eleven a qualche altro autore con un budget cerebrale più consistente che gli permettesse in piena scioltezza di pensare a personaggi e scrivere storie  che non puzzassero così palesemente di merda.

 

“Capo, avete detto Auchan?” – riprese Toscopio con tono incerto – “ma perché Auchan?”

 

“Già, perché Auchan?” – insistette Max – “Qui c’è di meglio!”

 

“Insomma, basta con questa storia. M’avete scocciato! Ci sarà pure di meglio, ma per me è già tanto se svaligiamo Auchan! – li rintuzzò lesto O’P – “Al mio tre scendiamo dall’auto, tutti tranne Toscopio che ci rimane a motore acceso. Entriamo da Auchan e facciamo quel che dev’esser fatto e giuro che, se ce la facciamo, vado scalzo al santuario fin sopra alla montagna e accendo una confettura a Santa Rosa!!!”  -------- > To be continued

giovedì, 07 aprile 2011

Auchan eleven - 2° episodio

Auchan eleven bis.jpgO’Party se ne stava nervosamente appollaiato su una vecchia poltrona sgualcita color giallo ocra, cui sminuzzava di tanto in tanto qualche briciola di pane raffermo. Preferiva il pane raffermo, perché l’altro era troppo veloce e non riusciva ad agguantarlo. Infatti, nonostante fosse un bell’uomo, snello, alto, basso, fragile, occhi due, labbra carnose, zigomi alti, basette corte, pizzo mai, da qualche mese si era appesantito enormemente, per via di un piumino di centotrenta chili preso coi saldi di fine inverno e dal quale non era più riuscito a separarsi. Forse un giorno, con un buon divaricatore, un possente cric, un piede di porco a pila, una leva di secondo grado.. chissa?

 

Qualcuno bussò alla porta e O’Party disse d’entrare. Era GFK e con lui c’erano tre brutti ceffi, che a pelle non gli fecero una gran bella impressione. Provò a cuoio e poi a pezza e poi ancora a sintetico, ma la prima impressione rimase confermata.

 

 “Salve capo” – esordì GFK – “ho portato quello che hai chiesto”.

 

“Quello che ti ho chiesto.. già” – commentò O’P – “Sai, Geieff? a volte, dubito seriamente delle mie capacità comunicative. Coraggio, inizia con le presentazioni”.

 

“D’accordo, ecco il primo uomo”

 

“Chi è Neanderthal?”

 

“E’ Conad, un valoroso mercenario che ha partecipato, distinguendosi per valore, coraggio e sprezzo del pericolo, a tantissime campagne e guerre”

 

“Anche Beirut?” – chiese O’P incuriosito.

 

“A volte” – rispose il guerriero prontamente – “ma non sempre riescono bene. Devo prima mangiare pesante e bere almeno tre litri di birra bionda doppio malto..”

 

“Passiamo all’altro” – proseguì O’P con una smorfia di sincero disgusto.

 

“Lui è Toscopio. E’ un medico in prima linea che ha prestato attività a lungo sulla striscia di Garza”

 

“E come.. in equilibrio instabile su di un piede?” – commentò sornione O’P.

 

“Questo non lo so, ma è stato rispedito indietro, perché non ha tenuto fede al giuramento d’Ippocrate”.

 

“Cos’hai da dire a tua discolpa, ragazzo?” – chiese O’P con fare inquisitorio alla volta del medico.

 

“Il giuramento era d’Ippocrate, mica il mio?”

 

“D’accordo, assoldati, tu e Adamo”

 

“Adamo?” – ripeté perplesso GFK.

 

“Volevo dire il primo uomo, insomma Neanderthal.. il bruto!” – precisò O’P – “ed ora, spara l’ultimo di questi bei campioncini d’umanità. Chi è?”

 

“E un veter ano?”

 

“Bene, finalmente una cosa degna del progetto: un veterano”

 

“Ehm..” – bisbigliò GFK – “non va pronunciato così, tutto d’un fiato.. intendo dire.. non tutto unito?”

 

“Ma cosa farnetichi? Stupidissimo selettore dei poveri?!?”

 

“Max Sfighè” – proseguì il selettore indicando il candidato  – è un veter-trattino-ano, ossia un agguerrito gay che, ancheggiando, attacca e ruba ai ricchi per dare ai ricchioni..”

 

“Ricchi.. ricchioni?” – balbettò perplesso O’P.

 

“Certo, signore” – confermò lo stesso Max – “e parteciperò a questa missione per donare tutti i proventi ai..”

 

“D’accordo Maxibon, fa come vuoi” – lo bloccò prontamente O’P – “ciò che conta è che tu, come tutti gli altri, eseguiate alla lettera i miei ordini!”

 

“Puoi contarci, capo” – parlò per tutti GFK.

 

“Non credo occorra farlo. So bene che siete in quattro e comunque, se per strada mi perdo qualcuno, certo non sto lì a strapparmi i capelli! Ora al lavoro: conoscete il piano?”

 

I quattro individui si guardarono sospettosi tra di loro. Furono sguardi, biechi, poi torvi, infine, truci. Quindi, Conad incazzato prese la parola – “ehi tu, ma che ci hai presi per femminucce? Qui, mai nessuno in vita sua ha toccato un piano, nemmeno sfiorato. Ora arrivi tu e vorresti farcelo suonare. Sai che ti dico? Fottiti!!!”

 

“Non temete” – ribatté O’P – “non avevo dubbi che non sapeste suonare, come non ne ho sul fatto che siate tutti equamente suonati allo stesso modo. Ascoltatemi bene. Il nostro obiettivo è l’Auchan della 58-esima avenue”.

 

“Ma..” – obietto Sfighé – “sulla 58-esima avenue c’è di meglio..”

 

“Auchan, è quanto di meglio si possa trovare” – ribadì aspramente O’P – “ e voi attaccherete in contemporanea sotto la mia direzione tutte e dieci le sue casse”

 

“E come facciamo in contemporanea se le casse sono dieci e noi solo quattro?” – obiettò Toscopio.

 

“Già” – annuì O’P – “fanculo a quel rompiballe di Andrea Fiore e ai suoi tagli creativi! Aspetteremo che si riduca il numero delle casse aperte e, quando saremo pari, sbancheremo tutto!!! Altre domande?”

 

“Io ne avrei una di riscatto d’un paio d’anni lavorati” – s’inserì GFK. Poi, rivolgendosi alla platea attonita, s’affrettò a precisare - “solo un paio d’anni.. poi ho smesso!”  ---- > To Be Continued

martedì, 22 febbraio 2011

Auchan eleven - 1° episodio

auchan eleven.jpgIl giovane uomo scivolò furtivo per strada e, dopo essersi rialzato dolorante, prese a raccattare la miriade di cartacce e fogli di giornale che, a seguito della caduta, gli erano sbucati fuori dalla valigetta e si erano sparpagliati confusamente a terra. Nel buio totale della notte, chino sulle carte, scomodava tutti i santi, uno per volta, meticolosamente, quando un’ombra, che da qualche istante si era delineata in fondo alla strada, prese all’improvviso forma e parola.

 

“Sole 24 ore”.

 

“Che fai, amico, mi batti il tempo?” – rispose l’uomo infastidito – “in totale, sono diecimila fogli e non li avevo ancora numerati, per non parlare delle pagine di giornale allegate. Che ci faccio con sole ventiquatt’ore?”

 

“Tieni” – replicò l’altro, porgendogli una pagina di giornale stropicciata all’inverosimile – “l’ho trovata qui dietro. Devo averla calpestata un bel po’. E’ del ‘Sole 24 ore’”

 

“Ahh.. grazie” – sorrise l’uomo imbarazzato per l’equivoco nel prendere il foglio tra le dita. Poi, mostrando una maggiore attenzione nei confronti dell’interlocutore sconosciuto, proseguì – “non ci siamo ancora presentati. Piacere, Nomartin O’Party”.

 

“No..mart..in.. no.. strano, mi ricorda qualcosa.. bò?” – fece l’altro confuso, corrucciando la fronte, mentre tendeva la mano allo sconosciuto per stringergliela – “comunque, io sono GFK”

 

“Parentele importanti in America?”

 

“No, Grande Fratello Kiavik, è il mio nome d’arte” – precisò lo strano individuo, mentre si chinava a raccogliere un’altra manciata di fogli – “sono il selettore del Grande Fratello, anzi.. lo ero”.

 

“Lo eri?”

 

“Ho commesso qualche erroruccio in fase di selezione.. ehm.. diciamo che son venuti fuori tre o quattro bestemmiatori di troppo”.

 

“E quanti ne erano ammessi?”

 

“direi.. nessuno”.

 

“Capisco… ti andrebbe di lavorare per me?” – propose O’Party con tanta energia.

 

“Ma.. di che si tratta?”

 

“Un’impresa semplice”

 

“Telecom Italia?!?”

 

“Ma no.. no.. niente di tutto questo.. un grande centro commerciale”

 

“Continuo a non capire” .

 

“Insomma, sei o no un selettore di merda a spasso? Ti offro un lavoro – tranciò di netto O’Party – “devi aiutarmi a metter su la più potente, efferata, diabolica, imprendibile banda di scassinatori di supermercati. Saremo in undici. Io, tu e altri nove che tu mi aiuterai a trovare”.

 

“Altri nove? E dove li trovo nove?”

 

“Ne voglio nove, non uno in più non uno in meno”.

 

Squillò il telefono e O’Party rispose. “Ma.. non capisco, si era detto undici. Certo, undici in totale, ricordo benissimo! Ne va della mia credibilità e del titolo del racconto. Come facciamo a cambiarlo? Non possiamo cambiarlo. D’accordo.. d’accordo”

 

“Bé, chi era?” – chiese GFK.

 

“Andrea Fiore” – rispose mesto O’Party – “è lui che ci scrive i testi. Ha attaccato con una pippa che non ti dico.. e ‘sono esaurito’ e ‘non mi puoi chiedere questo’ e ‘nove personaggi come faccio a inventarmeli’ e ‘prova a fare tu il mio lavoro, mentre faccio io il personaggio spensierato dei racconti’.. insomma..”

 

“Insomma?”

 

“Insomma, trovami quelli che riesci a beccare e chiudiamola lì, prima che quello mi pianti una grana quanto la cupola di San Pietro col sindacato degli scrittori sfigati. Tanto, almeno il titolo, rimane immutato”.

 

“Il titolo immutato, sebbene non siamo undici? Ma.. non mi sembra una cosa corretta, soprattutto nei confronti dei lettori”.

 

“Amico, ma sei nuovo di queste parti? Sii serio! Ma chi li ha mai letti i racconti di Fiore? Al massimo lui, qualcuno e pure svogliatamente..”

 

“D’accordo” – confermò GFK – accetto l’incarico, avrai i tuoi uomini, anche se non ho ancora capito cosa dovremo rapinare”.

 

“Il nostro obiettivo è Auchan, il grande supermercato in fondo alla cinquantottesima avenue. Quello avveniristico, sempre strapieno di gente che spende e spande profumato denaro in religiosa fila alle dieci casse”

 

“In fondo alla 58-esima strada?” – ripeté GFK meccanicamente – “ma lì c’è di meglio”.

 

“Non conosco i tuoi gusti, amico” – ribatté secco O’Party – “non m’importa se c’è di meglio, il titolo non si cambia: Auchan eleven!” ---- > To Be Continued