venerdì, 24 maggio 2013
Auchan Eleven - 5° episodio
[Trovi il link alle puntate precedenti sulla colonna destra del sito - Voce "StrudyRacconti a puntate"]
Giusto qualche attimo dopo, le porte scorrevoli dell’ipermercato si aprirono e una voce metallica annunciò al megafono che la clientela poteva entrare e che al banco frigorifero c’erano degli ottimi latticini in offerta strepitosa.
“Wow” – esultò Sfighé – “che ne dite di una bella bufala?”
“Direi che l’abbiamo già presa” – commentò sardonico O’P – “giusto quando ti abbiamo ingaggiato in questa impresa di me..”
“Capo” – s’inserì Geieffe smanioso – “distribuisco le calze ai ragazzi; sono tutte 40 danari”
“Solo quaranta?!?” – esclamò Conad sbalordito – “un vero affarone; dove le hai prese?”
“Uhm” – commentò Max – “saranno taroccate; per quel prezzo, appena le infili si sfilacciano che è una meraviglia..”
“Ehm” – l’interruppe O’P – “vogliamo indossarle per pietà? Il supermercato si sta riempiendo di gente e noi andiamo di fretta. Max, prova a chiedere l’ora a quel signore coi baffi lì in fondo, così finalmente ci sincronizziamo”.
Sfighé si allontanò dal gruppo con la calzamaglia inserita in testa e si accostò educatamente al tizio indicato da O’P – “Chedo scusa, signore, potrebbe dirmi l’ora?”
“No” – rispose l’altro – “non uso orologi. Soffrò di crisi d’ansia mista a panico puro e il solo ticchettio degli ingranaggi mi farebbe andare fuori di testa, così il medico..”
“Capo, questo è misticodepressivoandante, che faccio lo scarto?”
“Ehm, sì” – riscontrò O’P, guardandosi intorno preoccupato – “chiedi a qualcun altro!”
“Signora, signora” – urlò ancora Sfighé alla volta di una donna che aveva appena pagato alla cassa – “mi dice l’ora?”
“Ma certo” - fece l’altra disponibilissima, ma nel riporre le buste della spesa nel carrello, lo urtò violentemente giusto con l’orologio e.. “Cavoli, non va più. Il vetro si è frantumato e le lancette sono tutte ammaccate; si sono pure spostate, non riesco nemmeno a distinguere quella dei minuti dall’altra delle ore. Era un regalo di mio marito. Me l’aveva fatto con tanto amore, giusto una decina di minuti che lo trovassi a letto con la mia migliore amica. Spudorata, approfittarsi così. C’ero legata, sa?”
“A suo marito” – chiese timidamente Max.
“Ma no, alla mia amica. Il nostro era un sincero legame saffo lesbo e..”
“Capo, che faccio, la consolo?”
“E che ca… sembra c’è posta per tre!” – sbraitò O’P furente – “Qui rischiamo d’incartarci; Conad tieni tu il tempo”
“Ok, capo” – confermò Conad determinato.
“Ascoltami con attenzione” – proseguì O’P – “conti fino a 30 e noi saremo alle casse, io alla prima, Geieffe alla seconda, Sfighé alla terza e tu alla quarta. Che c’è Geieffe?”
“La numerazione delle casse.. ehm.. da dove inizia? Da destra verso sinistra o da sinistra verso destra. Non è del tutto indifferente, perché se inizia da una parte allora la cassa numero uno sta lì e la quattro là; viceversa, se inizia dall’altra, sta tutto all’incontrario. Insomma, se non ci capiamo prima, rischiamo d’arrivare in due su un cassa o di lasciare una o più casse sguarnite e poi..”
“Ok” – tagliò corto O’P - “per noi le casse partono da sinistra”.
“Sinistra?” – ripeté Sfighé disorientato – “dunque, vediamo un po’.. la destra è dove ho fatto il vaccino da piccolo, quindi la sinistra dovrebbe essere.. questa? Boh, non ne sono tanto sicuro, non è che dopo tutto ‘sto tempo la traccia del vaccino sia tanto chiara. E’ questa davvero? Oppure si tratto di un brufolo… uhm, provo a spremere?”
“Baaaaastaaaa!” – Urlò O’P fuori di sé – “è questa la sinistra.. questa, capito?!? Mettici sopra uno di questi bollini blu, così ti ricordi”
“Ma è delle banane!”
“Va bene uguale, mettilo e zitto!!!” – tranciò di netto O’P. Poi, cercando di recuperare una calma ch’era sempre più difficile mantenere, proseguì - “Al primo 30 di Conad, tutti alle casse nell’ordine stabilito; poi, Conad conta fino a 10 ed estraiamo le armi; quindi fino a 20 e sbanchiamo le casse. A questo punto, riconta fino a 10 e Geieffe corre verso le porte d’ingresso e le lascia spalancate per farci uscire velocemente; riconta ancora fino a 40 e stiamo alla macchina e mettiamo i sacchi coi soldi nel portabagagli; riconta infine fino a 15 e stiamo a bordo pronti a decollare. Tutto chiaro Conad?”.
“30..10..20..40..15.. ehm.. non si potrebbe fare un numero solo uguale sempre?”
“No!” – rispose l’altro categorico.
“Ok, capo.. conta pure su di me”.
“Inizia il conteggio allora!” – urlò O’P – “tutti alle casse, il dado è tratto!”
“Dado Tratto?!?” – ripeté Sfighè perplesso – “io ho sentito sempre parlare di dado Maggi o Knorr, mai di Tratto. Sarà una sottomarca..”
“19..20..21..22.. pant.. pant.. 28.. 29.. 30.. era 30 o 20 o..oppure 48 o 52?!?”
“Iiiiiin posizioneeee!!!” – strillò O’P.
I quattro loschi individui incappucciati, non senza qualche non trascurabile inceppamento dell’ingranaggio, riuscirono fortunosamente a guadagnare ciascuno la cassa di propria competenza. Dopo di che, impugnando armi, alle quali era rimasto attaccato (per imperdonabile incuria di Conad) il cartoncino della <Giochi Mattel>, intimarono ai cassieri di riversare il contenuto delle casse nei sacchi di iuta.
“Sbrigatevi.. forza.. non abbiamo tanto tempo.. vuotate tutto, altrimenti spariamo”
“Con quelle?” – fece uno dei cassieri divertito – “ma sono armi giocattolo!!!”.
“Attento amico” – intimò O’P – “abbiamo preso queste, perché con queste sparare è un gioco da ragazzi..”. L’uomo dovette essere estremamente convincente, perché i cassieri e i clienti intorno sembrarono terrorizzati e si precipitarono a eseguire il comando senza più fiatare.
In pochi attimi, i rapinatori avevano rastrellato tutto quel che c’era da prendere e, concluso l’ennesimo conteggio, Conad urlò - “Ritirataaaaaaa!!!”. Toscopio, fuori dal centro commerciale, li aspettava ansioso. Aveva spalancato da un bel po’ il portabagagli e scaldato il motore e ora solo poche decine di metri separavano i malfattori dall’auto. Ma, proprio mentre da sotto le calzamaglie stavano per far affiorare i tipici sorrisi sgargianti dell’arguto trionfatore, s’udì un terribile <<Mani in alto, siete circondati>> e in un battibaleno, i poveri malcapitati vennero accerchiati da una trentina di uomini in divisa blu.
“Cazzo e questi chi sono?” – esclamo O’P, spalancando gli occhi per lo stupore – “Non dovevano starci da Auchan; quando li hanno assunti?”
“Arrendetevi, gettate a terra i sacchi e sdraiatevi a faccia in su”.
“Non si potrebbe fare in giù oppure avere una crema protettiva?” – chiese timidamente Sfighé – “Sa, a quest’ora del pomeriggio non sono abituato a simili picchi di calore; ho la pelle delicata e mi si incartapecorisce se..”
“Baaaaasta!!!” – tuonò un omone che doveva essere il capo della trentina – “Che cosa v’eravate messi in testa, eh?”
“Io non capisco” – ripeteva ancora tra sé e sé frastornato O’P – “da dove saltano fuori questi? Un simile controllo non era previsto da Auchan”.
“Chi ha parlato di Auchan?” – urlò l’omone – “Questo è Di Meglio”
“Di Meglio?!?” – ripeté sconcertato O’P.
“Certo, capo” - confermò Geieffe, che gli giaceva accanto anche lui supino – “noi l’abbiamo sempre sostenuto che questo non era Auchan. Tutte le volte che tu ne hai parlato, ti abbiamo fatto notare che qui c’era Di Meglio, ma tu ci hai sempre sfanculati!”
“Cazzo.. ho sbagliato.. ehm.. i calcoli” – chiosò triste O’P, abbandonandosi ai terribili raggi del sole d’agosto – “Decisamente non sono stato un buon capo”.
“C’è di meglio!” – commentarono all’unisono tutti gli altri, comprese le guardie giurate. Di lì a qualche minuto la carovana si mise in moto su di un paio di autoblindo alla volta delle supercarceri di massima sicurezza.
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venerdì, 03 maggio 2013
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martedì, 02 aprile 2013
Low ghost stories (1^ p.ta) - Andrea Fiore
Erano le undici della sera quando Matt e Drew giunsero alla fine di un lungo viale alberato, tetro e umido, che si biforcava in modo che non era possibile vederne la prosecuzione nell’una quanto nell’altra direzione. I due erano smarriti.
- Dove sei Matt? –
- E tu Drew? Sento la tua voce, ma non riesco a vederti –
- Io non riesco nemmeno a sentirti, Drew –
(Tutto questo dialogo per far capire che erano smarriti)
Matt, fino allora si era fidato del suo istinto, ma adesso che si era perso Drew, doveva fare affidamento sul suo; non l’istinto di lui, ma quello di lui, insomma non quello di quell’altro, ma il suo di se medesimo. In pratica, Matt prima aveva fatto affidamento sull’istinto di Drew ora doveva cavarsela da solo. Distinto l’istinto?
L’uomo prese la via sulla destra. Però a noi dell’uomo c’importa una sega; noi seguiamo Matt e Matt imboccò la sinistra. Un cucchiaio alla volta, con dolcezza. Facendo anche il gioco dell’aereoplanino, che tanto gli piaceva da bambino. Intanto, tutt’intorno era diventato ancora più buio. I lampioni erano rimasti spenti. Doveva essere uscito dal centro abitato, perché tutto ora era diventato fuori dal comune. Avvertì un terribile olezzo di pesce, ma l’olezzo parve non curarsi affatto dell’avvertimento. Da dove cazzo veniva quel tanfo orribile, così intenso da perderci i sensi? Era lui che doveva andare a destra e chi veniva dall’altra parte tenere la sinistra? Fossero stati in Inghilterra, la regola sarebbe stata diversa, ma qui, nello stato in cui si trovava, valeva la regola della sinistra. Doveva tenere la sinistra. La strinse forte con la mano destra e proseguì. Il tanfo però era ancora lì che gli malmenava le narici e lo stordiva. Si arrestò di scatto e, fermo con le manette ai polsi, finalmente realizzò – Che stupido! Sto andando carponi e i carponi puzzano ancora più delle carpe normali!!! -
Sollevatosi da terra, la puzza svanì come per incanto e fu proprio in quell’attimo che Matt vide la casa. La maledetta casa che stava cercando. Avvolta in un manto di nebbia fittissima, era paurosamente spettrale!
“Uhm” – mormorò il giovane preoccupato – “una casa sinistra. Chissà il casino. Le porte si apriranno al contrario, i rubinetti ruoteranno alla rovescia e..” – non fece a tempo a completare ragionamenti così altamente deviati che un latrato gli gelò il sangue.
“Porca puttana, ma che razza di bestia è mai questa? Pelosa e con un impermeabile stretto in vita? O.. ora lo apre!!! Aaa…zzo, un lupo manniaco!!!”
Matt si girò veloce e prese a fuggire a gambe levate, ma proprio perché le aveva levate, riuscì a percorrere pochi metri e rovinò a terra. Il lupo gli fu subito sopra e con una forte zampata lo sbatté a terra in senso buono con l’intenzione di sbatterlo a breve pure in senso cattivo e stava quasi per mettere in atto il macabro disegno, se non fosse accaduto qualcosa di veramente prodigioso. Cominciò a perdere i peli e a rimpicciolirsi e un attimo dopo scappò via ululando con le mani tra le gambe.
- Per questa volta ti è andata bene, fratellone” – commentò Drew da dietro una siepe.
- Ma dove diamine t’eri cacciato?!?” –
- M’ero perso seguendo il tuo istinto. Una vera chiavica! -
- Quel mostro mi stava per fare.. per fare..”
“Ti stava per fare. Punto”
“Ma, come hai fatto a fermarlo” – chiese Matt esterrefatto.
“Gli ho mostrato questo”.
“E’ una copia di Breaking dawn”
“Esatto”
“E..?”
“Lo sanno tutti” – spiegò l’altro riponendo accuratamente il cd nel trench – “quel film è una vera mattonata sulle palle! E’ già tanto se sia riuscito a scappare”.
“Lì di fronte c’è la casa” – indicò Matt con un cenno del capo.
“Wow, l’abbiamo trovata” – esultò l’altro – “che aspettiamo allora, facciamoci un salto”.
“Già, metteremo fine a questa buffonata!”
Pochi passi e furono all’ingresso della villetta. Anche se i due non credevano affatto nel paranormale, di certo in cuor loro non poterono negare che quel luogo faceva rizzare i peli della schiena.
“Coraggio, bussa” – fece Drew alla volta del compagno – “non vorremo passare l’intera notte al gelo?”
Matt alzò il braccio per sollevare il battente della pesante porta d’ingresso, ma non fece in tempo che la porta si aprì e apparve come dall’oltretomba una donna grassoccia sulla sessantina, pallida in volto, avvolta in uno smanicato di almeno due taglie più piccolo che lasciava strabordare come grossi prosciutti di parma due braccioni mollacchi e cellulitici.
“Eravate voi che stavate per bussare?” – chiese la donna con fare saccente.
“Ehm sì” – rispose impacciato Matt – “lei dovrebbe essere una medium”
“Medium?” – ripeté l’altra con una piccola smorfia di disappunto – “Lo sono stata tanti anni orsono. Adesso sono una XXL..”
La grassoccia signora invitò i due a entrare e quando varcarono la soglia e la porta si chiuse cigolando, fu come se tutto, dentro e fuori l’edificio, fosse piombato nel buio più totale delle tenebre di una notte senza luna e senza stelle. [To be continued]
19:10 Scritto da strudelone | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: fantasma, horror, comico, demenziale, medium, esoterico, divertente, seduta spiritica, andrea fiore, virgilio, racconto | OKNOtizie |
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martedì, 26 marzo 2013
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mercoledì, 06 marzo 2013
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martedì, 19 febbraio 2013
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giovedì, 07 febbraio 2013
Scremati dal destino: Notte Bianca - Racconto di Andrea Fiore
Quella schifosissima giornata finalmente si era conclusa. Era stata terribile e dallo stesso momento in cui erano rincasati Maso e Mara non avevano fatto che lamentarsi. Ovviamente ciascuno andava dritto per la sua strada, sproloquiava strettamente delle proprie disavventure e non si curava minimamente neanche di tentare di porre mente o anche solo orecchio alle sciagure dell’altro. Gli bastava che ci fosse; lo considerava come una sorta di parafulmine sul quale scaricare come saette le tensioni. Avevano cenato, poi Maso s’era messo in pigiama e aveva acceso la pipa e tra le nubi tossiche aveva intravisto Mara inveirgli contro per quella malsana abitudine che si ostinava a non volere abbandonare prima di mettersi a letto. Ci resterai secco prima o poi. Ti troveranno affumicato con quella stupida protesi di legno in bocca dopo giorni e giorni, perché io me ne sarò andata nottetempo appena mi sarò resa conto che non respiri più. Maso, dal canto suo, abbandonava la pipa per saggiarsi di tanto in tanto sapientemente da basso. Era un piccolo gesto scaramantico, ma di certo sarebbe bastato a neutralizzare gli anatemi della megera toccatagli in sorte. Alla fine, tra un bofonchio e l’altro e qualche cazzotto assestato ad arte come frutto involontario di una manovra azzardata per trovare la giusta posizione a letto, uno “scusami” sputato fuori ipocritamente e un “prego, ma figurati” che sapeva di “vorrei vederti soffrire tanto ma davvero tanto e ti assicuro che sarà così quando sarò io, in tempi non sospetti, a urtarti per caso e allora sì che saranno dolori..”, i due trovarono la pace in una provvidenziale tregua di sonno. Almeno fino a quando, a notte fonda, squillò il telefono!
“Chi sarà a quest’ora” – sbottò Maso, sollevando a malapena una palpebra – “mi sa che tocca a te rispondere”.
“Di quando in qua osserviamo un turno?” – obiettò la donna che non stava certo in condizioni più toniche del marito. Maso si girò dall’altra parte, portandosi dietro tre quarti di coperta. Doveva aver concluso che anche se non osservavano un turno per le risposte al telefono notturne, stavano iniziando a farlo ora e che se si doveva applicare un criterio, quello alfabetico poteva andare anche bene. Ora, dal momento che Mas viene dopo di Mar, toccava alla moglie rispondere. Non ci pensò un solo attimo a comunicare il risultato di tutta questa riflessione alla moglie; si voltò di scatto dall’altra parte e avviò così la turnazione per fatti concludenti.
Il telefono intanto continuava a squillare. Mara allungò un braccio e sollevò la cornetta; quindi, trattenendo a malapena uno sbadiglio, rispose – “Sì?”
“Amica” – pronunciò a bassa voce una voce lugubre, che rivelava un pianto pregresso di almeno due orette – “sono Bianca”.
“A quest’ora di notte? Che ti è successo?”
“Ma chi è?!?” – chiese infastidito Maso ruotando leggermente la testa.
“Zitto” – lo freddò la donna – “hai deciso che non era il tuo turno rispondere? Ebbene, non è il tuo turno nemmeno di sapere. Devi stare lì, nella tua porzione di letto a rosicare dalla curiosità, stronzo!”
“Bah, io già dormo” – ribatté l’altro – “era solo una domanda di cortesia. Figurati se m’importa sapere chi ci rompe le palle alle tre di notte, brutta arpia!”
“Insomma, voi due avete finito?” – si udì dall’altra parte del filo – “sono io che ho chiamato per rompere le palle, mica potete rompervele fra voi ed estromettermi?!?”
“Hai ragione” – annuì Mara sospirando – “spara! Che c’è’?”
“C’è che ho fatto una cosa terribile! Ho invertito le creme!!!”
“Tutto qui? E che sarà mai? Domani ne impasti un’altra, metti le creme giuste e la rinforni”.
“Ma non parlo della torta!”
“Scusami, l’ultima cosa di cui abbiamo parlato ieri pomeriggio era la ricetta per la torta che domani devi portare alla pesca di beneficienza. Abbiamo parlato degli ingredienti, dei tempi di cottura e ti ho anche consigliato a completamento il gran colpo di stile dello chef, la ciliegina sulla torta”.
“Ma che è la prova del cuoco?!?” – sbuffò Maso che non riusciva a riprender sonno.
“Hai detto ciliegina sulla torta?”
“Sì”
“E anche ieri pomeriggio avevi detto così?”
“Certamente, ciliegina sulla torta”
“Scu..scusami un attimo” – disse con un filo di fiato Bianca, lasciando cadere la cornetta del telefono. Dopo poco si udirono i passi della donna e fu di nuovo al telefono.
“Ma dove sei scappata?”
“Un.. un equivoco. Ieri avevo capito ciliegina sulla tortora. Devo dire che mi era suonato strano, ma io ne ho una e tu lo sai; quindi era verosimile che me lo dicessi, anche se non capivo cosa..come..”
“Vorresti dirmi che hai collocato la ciliegina su di una tortora?”
“Esatto, o meglio, ci ho provato. Sai, le tortore non è che se ne stano lì, belle ritte e imbalsamate a tenersi la ciliegina in equilibrio sul becco. Hanno una loro vita, si muovono svolazzando da una parte all’altra della gabbia. Comunque, ora la ciliegina l’ho recuperata e.. devo però dire che non è come quando l’ho messa sulla tortora. Forse non la posso più riutilizzare..”
“Per favore, lascia stare e soprattutto risparmiami i particolari. Dimmi piuttosto della vera tragedia. Parlavi di creme. Quali creme?”
“Ma chi cazzo è, si può sapere?” – sbroccò Maso con gli occhi iniettati di sangue dal sonno e dalla rabbia – “Dimmi chi è che lo cremo io all’istante!”
“Cerca di dormire Maso, che non ti perdi niente. Ti assicuro che sapere è molto peggio che ignorare”.
“Sbadatamente, ho invertito le creme. Mi sono spalmata sulla pancia la crema per fare aumentare il volume del seno e sul seno la crema per asciugare all’istante il grasso della pancia!”
“Ma non sarà la fine del mondo..”
“Ne ho messa tanta di crema, sia dell’una che dell’altra e sento il.. mio corpo che cambia nella forma e nel colore, è in trasformazione”
“Corpo che cambia.. forma.. colore? E’una strana sensazione”
“Se è pure in un bagno di sudore è Piero Pelù” – commentò caustico Maso, dimenandosi nervosamente nel letto – “Dimmi la verità, Mara, ci ho preso?”
“Cazzo, Mara” – proseguì l’altra – “ti ostini a non comprendere la reale situazione. Mi sono impiastricciata delle creme sbagliate e ora il seno si sta restringendo a due nespoline raggrinzite, mentre il ventre mi si gonfia come fosse una zampogna. Miiiiioooo Diiiiiooooo, che schiiiiifoooo! Dovrò rifare di sana pianta il guardaroba, rassegnarmi a una vita piatta di sopra e chiatta di sotto. Sono disperatissima, mi sa che farò il fatidico gesto!!!”
“Noooo, non lo fare” – urlò Mara alla cornetta.
“Noooo, fallo, oh sì fallo, ma subito senza ripensamenti” – intervenne Maso – “Chiunque tu sia al di là di quella stramaledittissima cornetta, non voltarti indietro, falla finita una volta per tutte e facci dormire!”
Seguirono momenti di puro delirio, attimi che sembrarono lunghissimi come secoli, nei quali Mara implorò Bianca di stare tranquilla, che tutto si sarebbe aggiustato. Avrebbero contattato un personal trainer o al limite un chirurgo plastico o un truccatore della pompe funebri. Ce n’erano tanti in città e per un caso così particolare avrebbero prestato la loro opera anche gratis. Niente però sembrava distogliere la donna dal compiere l’insano gesto. Così, tra le urla forsennate di Mara e di Maso, che a sua volta sbraitava contro Mara per avergli frantumato in mille pezzi la voglia di dormire, e non solo quella, la linea ammutolì e marito e moglie temettero il peggio. Uno strato di silenzio, spesso come la superficie d’un lago ghiacciato, ricoprì il cavo telefonico. Dall’altra parte non giungeva più neanche un gemito o un piccolo sospiro. Poi, a un tratto, s’udì – “L’ho fatto!”
“L’ha fatto!” – ripeté Mara sgranando gli occhi atterrita.
“Fatto?” – disse Maso – “Ma se parla! Fatto cosa? Cosa ha fatto?”
“Già amica” – proseguì la donna – “cosa avresti fatto?
“Un bel fanculo alla vita! Ho alzato il medio e gliel’ho puntato contro minacciosa. Ora sì che sto meglio. Fanculo, fanculo, fanculoooo!”
“Per fortuna è ancora viva..” – sospirò Mara.
“Bisogna essere masochisti incalliti e marci per chiamarla fortuna” – sorrise stizzito l’uomo – “Non so se la tua amica può percepire cosa le sta dicendo ora il mio di dito medio, ma vorrei tanto che potesse”.
“Ascoltami cara, ti sei calmata?”
“Noooo, per niente. Come fa a calmarsi una donna che ha appena scambiato le creme che avrebbero dovuto renderla irresistibilmente bella?!?”
“Ma come diamine hai fatto? Cazzo, un minimo d’attenzione!”
“E’ ciò che ho fatto. Sono stata attentissima. Ricordo che avevo appena sfornato il pan di spagna e l’avevo tagliato due volte in orizzontale. Tenevo tra le mani i barattoli delle creme per la farcitura, bianca e al pistacchio. E’ stato allora che mi sono ricordata della ciliegina; l’avevo lasciata in soggiorno. Sono corsa a prenderla e l’ho messa sulla tortora, come credevo mi avessi suggerito tu. Tornata in soggiorno, ho ripreso i barattoli e passato la crema nella torta e poi mi sono detta: ora sì che mi merito un po’ di relax. In soggiorno c’erano anche i barattoli delle creme seno e pancia e me le sono spalmate delicatamente. Ad operazione ultimata mi sono però accorta del tremendo errore e.. e.. mmm.. però.. mmm.. mica male..”
“Che ti prende?”
“Ehm, no, niente” – rispose l’altra balbettando – “Sai Mara, credo d’avere commesso un errore nell’errore. Vedi, le creme che ho addosso sono entrambe dolci”.
“Vorresti dire che hai scambiato i barattoli mentre mettevi la ciliegina sulla tortora e che quindi..”
“Ho spalmato le creme seno e pancia sulla torta e quelle bianca e pistacchio su di me.. mmm.. mica male davvero.. quasi quasi mi faccio uno spuntino a quest’ora di notte m’è pure venuta fame. Comunque pericolo rientrato. Grazie per il conforto. Buonanotte, ci vediamo domani”.
Mara riagganciò la cornetta frastornata. Si grattò per qualche istante la testa arricciando il naso e alla fine si determinò a tornare a letto. Mentre però si sdraiava, non poté evitare d’incrociare lo sguardo fortemente indagatore di Maso che ormai aveva definitivamente perso il sonno per quella notte e per le tre o quattro successive. Era chiaro che voleva sapere, fosse solo per dare un senso alle sofferenze dell’ultima mezzora. Mara lo fissò negli occhi e non aprì bocca. La verità a volte può far male e stavolta quasi certamente avrebbe potuto nuocere a Bianca. Rimase in silenzio e pregò il cielo perché gli facesse prender sonno subito. Maso rimase ancora ad occhi aperti per un po’; poi anche lui capitolò. E fu solo grazie al buon senso di una moglie che quella sera un uomo caucasico, sulla quarantina, alto circa un metro e ottanta, notoriamente mite, ma reso irascibile dalla perdita di sonno, non uccise una donna sulla trentina di nome Bianca.
19:40 Scritto da strudelone | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: coppia, vita di coppia, demenziale, risate, comico, telefono, scocciature, racconti, libri, torte, creme, bellezza, benessere | OKNOtizie |
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mercoledì, 30 gennaio 2013
Oggi ancora FREE "L'elettricista suona sempre 220 volt" di Andrea Fiore
OGGI il mio libro è di nuovo GRATIS!!! Ma.. solo per OGGI :O)
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martedì, 15 gennaio 2013
Oggi L'Elettricista ti da la scossa GRATIS!
Che aspetti a prendere la scossa?!? OGI è GRATIS!!!
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venerdì, 28 dicembre 2012
Il Nuovo Calendario StrudelOne!!! ;O)
15:58 Scritto da strudelone in andrea fiore, anno nuovo, auguri, creatività, demenziale, divertente, divertimento, doni, regali | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: 2013, buon anno, calendario, comico, creatività, demenziale, divertente, divertimento, libri, libri e fumetti | OKNOtizie |
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lunedì, 10 dicembre 2012
Oggi GRATIS "L'elettricista suona sempre 220 volt" di Andrea Fiore
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domenica, 09 dicembre 2012
Il presepe di Lui - Racconto di Natale di Andrea Fiore
Fino a quel momento, Lui se n’era stato con la testa fra le nuvole. Amava farlo; lo faceva sentire leggero, lontano dalle cose terrene, dal logorio della vita moderna o quella roba lì da amaro al carciofo che per alcuni te lo gusti solo se stai seduto nel bel mezzo di un incrocio affollato e coi semafori guasti. Ora però tutto era pronto per il grande evento. Con un colpo di reni da dio, aveva tirato giù veloce due o tre scatoloni dal soppalco e stava finendo di scartare le statuine degli ultimi pastorelli. Le ripose delicatamente su di una piccola panca in buona compagnia di pecore e cani da gregge e chiuse gli occhi per concentrarsi prima di dare libero sfogo al suo spirito creativo.
Realizzare il presepe fu come un incanto. In circa sei minuti sorsero come dal nulla montagne e foreste, presero a scorrere fiumi e si formarono laghetti e il piccolo paesello cominciò a materializzarsi. Sorsero dapprima le case, una dopo l’altra; poi gli alberi, le fontanelle agli angoli delle strade sterrate, e, infine, una bella capanna, collocata ad arte al centro delle vie che si diramavano a raggiera. Una capanna illuminata da una luce fioca, stracolma di fieno e con una mangiatoia in bella vista. Frugò come un forsennato tra le scartoffie che erano rimaste dentro uno scatolone e grondante di sudore estrasse gli ultimi due pezzi. Un bue e un asinello, finemente rifiniti, che quasi sembravano veri. Ebbe l’istinto di batterli col martello e di urlare “Perché non ragli? Perché non muggisci?”, ma questo era un altro film e poi il tempo scorreva inesorabile. Sei minuti non erano molti.
Il settimo minuto Lui concluse i lavori e si riposò. Il riposo gli spettava in virtù della legge 626/94. Era un suo diritto!
“Padre, è bellissimo” – urlò a un tratto un bel pupettone, che avrebbe potuto avere a occhio e croce otto dieci anni, dai capelli a ciocchettoni biondi stile camomilla Schultz. Era letteralmente al settimo cielo.
“Vedi figliolo” – proseguì il padre sospirando – “utilizzo il budget dei sei giorni per cose ben più grandi e impegnative; per le piccole cose sei minuti bastano e avanzano. Direi che vado in scioltezza”.
“Me ne sono accorto. Direi che è perfetto, anche se un po’ hai esagerato. Montagne di marzapane, fiumi di cappuccino, capanne di ciambellone, erba..”
“Erba?!?” – sbraitò Lui sgranando gli occhi – “Dove?”
“Lì. La brucano le pecore e fanno anche movimenti inconsueti; sembrano innaturali, come se volessero spiccare il volo.. E i pastori? Anche loro sono strani. Vedi, la polverina che hai usato per fare la neve? La tirano su forte col naso, aiutandosi con delle cannucce”
“Ecco, lo sapevo, ci risiamo!!!” – commento Lui paonazzo in volto. Era furioso. Chiaramente erba e polverina non rientravano nel suo progetto, ma nel contempo non dovevano essere una vera sorpresa. Staccò un filo d’erba e poi sniffò la polvere da sopra una casetta innevata e.. – “Yuppiiiii… ehm, volevo dire che sono furenteeeeeee!!!! Scatenerò l’ira di Dio!!!”
“Lira, papi?” – chiese perplesso il ragazzino – “ma non siamo passati all’euro?!? Scatenerai l’euro di Dio”
“Io creo un presepe che è un Paradiso” – proseguì Lui incurante della pedante puntualizzazione del pargolo – “un presipino piccino piccino, piccino picciò, una deliziosa miniatura, un buco nero della felicità, una stupenda isola che non c’è, dove tutto è bello e i colori delle cose sono pastello con tonalità tenui e docili sfumature e non dico che mi aspetto gratitudine, una profondissima gratitudine, talmente profonda che per provarla devi indossare i braccioli per stare a galla, ma almeno lasciatelo com’è, non me lo contaminate ‘sto …biiiiiipppp.. di presepe!!! E questo biiiiiipppp ch’è stato?!?
“L’auto-censura papi, l’hai impostata tu stesso per impedirti di fare peccato. Tu sì che sei perfetto”.
“Già, un perfetto..”
“L’aria intorno al presepe diventa irrespirabile e fa pure caldo, tanto caldo!” – fece notare il bimbo
“Lo smog e l’effetto serra!” – fece notare Lui – “Sono arrivati anche loro come le cavallette”
“Non vedo cavallette, papi”
“Guarda più in fondo, figlio mio. La c’è gente che soffre”
“Non vedo niente è tutto buio”
“Sono tutti di colore. Usa questi. Sono occhiali a infrarossi. Fanno miracoli”
“Urca se li vedo ora. Quanti ne sono. Davvero tantissimi!”
“Tu sei riuscito a vederli. Pensa che buona parte del mondo non ce la fa” – rispose Lui accarezzando il piccoletto – “sono i pastori del terzo mondo. Vivono tra fame, malattie, disperazione e sfruttamento”
“Io non capisco, Padre?” – chiese il pargolo incuriosito – “Perché il presepe si trasforma così?
“Segue le leggi del mondo reale e il mondo reale è così. Tu lo crei bello, ma dura poco, perché subito dopo c’è chi avvia ineluttabili processi tendenti all’autodistruzione”
“Guerre, lotte cittadine, malasanità, mafia, politici iper-corrotti, sommosse, attentati, pseudo artisti strapagati”
“E’ apparso pure il calcio” – sottolineò il ragazzino con gli occhi che gli luccicavano per l’eccitazione.
“Già, il calcio, l’oppio dei popoli. La piaga più grande!”
“Perché?”
“Giro di milioni, partite truccate, scommesse illegali, giocatori super viziati e iper-pagati e partite a gò-gò, senza tregua né rispetto né pudore, ogni santo giorno della settimana, no stop zeroventiquattro. Partite dei campionati più svariati del globo terracqueo, comprese quelle d’infima categoria dell’oratorio festivo del paese montano più sperduto, commentate da tecnici improvvisati, paratecnici e opinionisti matti. Tutto questo per non farti pensare a nulla. Per distrarti la mente dalle cose che contano. Sicché da due palle ce ne hai tre. Due in basso e una costantemente in testa. Una palla che balza e rimbalza, che vola, che sfugge, che è dentro che è fuori anche se di poco, peccatoooo! Oppure, goooolllll, urlato come se stessero togliendoti la vita, da cronisti invasati che andrebbero esorcizzati, altro che mandati in onda! Solo una palla nella tua testa, inseguita da ventidue stolti, giudicati con molta approssimazione da tre arbitri e un quarto uomo. Ma chi sarà mai poi ‘sto quarto uomo? Uno che arriva sempre quarto o è scarso o è sfigato. Uno che non sale mai sul podio, manco per sbaglio, fosse solo per passare lo straccio o dare un colpo di ramazza, che razza di giudice può mai essere?!?”
“Ok, il calcio è una terribile piaga. Mi hai convinto” – tagliò corto il fanciullo per evitare di avvitarsi in un loop totale a causa degli sproloqui di Lui – “Non vorrei però criticarti, ma quei monti laggiù non è che siano venuti tanto benei”
“Quali? Ah, sì lo ammetto. Un errore grossolano. Credevo che in Italia avrebbero creato una valida barriera tecnica per il superamento della crisi”
“E..?”
“Come ti dicevo: è stato un errore; un grave errore, un..”
“Gravissimo errore?” – sorrise il putto. Poi, voltandosi verso la creazione del padre, che s’imbruttiva sempre più man mano che trascorrevano i minuti, aggiunse a bassa voce con una smorfia di tristezza sulle labbra - “Che brutto presepe, Padre. Davvero, perché continui a farlo?”
“Perché, perché, perché.. sei curioso figlio. Lo faccio e basta e poi, mi piace creare le cose. Anche per un solo attimo sono belle e mi fanno sentire importante. E poi, ci sei sempre tu che corri a rimettere le cose a posto, no?”
“No Padre, mi sa che non le metto affatto” – rispose l’altro seccamente – “io ogni anno la discesa la faccio per non dispiacervi, però non credo che serva a tanto. La gente esulta per la mia venuta, va in visibilio. Sembra anche che abbia capito. Alcuni hanno addirittura le visioni, altri le stimmate temporanee, altri ancora parlano con gli animali o acquistano il dono delle lingue. Ma dopo pochi minuti quasi tutti dimenticano. Dimenticano chi sono io, perché sono venuto e non ricordano nemmeno perché hanno stappato lo spumante a mezzanotte e hanno brindato. Le persone sono distratte, Padre. Dal calcio, dai grandi fratelli, dalle isole dei famosi e dei non, dai gossip alimentati dalla fervida immaginazione di chi ha capito come funziona il mondo che tu hai creato e ne ha preso le rendini in mano. Col nuovo anno, gli uomini saranno pronti a farmi fuori sulla croce, come hanno sempre fatto. Come in un videogame. Tanto io ho vite da vendere e dopo tre giorni torno in circolazione più in gamba che mai”
“Sei un lazzarone, nel senso che resusciti” – commentò sorridente Lui - “capita.. la battuta?”
“Non scherzo padre, quest’anno vorrei non andare. La realtà laggiù è come nel tuo presepe; l’hai appena detto tu stesso. Quest’anno no. Potresti dire che mi son dato malato o che l’Arcangelo Gabriele si è dimenticato di fare l’annuncio propedeutico o che la cicogna ha sbagliato traiettoria e si è andata a incagliare tra due pianeti lontani anni luce. Oppure che sciopero. Uno sciopero selvaggio che non è stato preannunciato e non mi puoi neanche precettare. Lo fanno i mortali, perché non dovrei io, che sono il figlio di D..”
“Io.. io.. non so che dire” – bofonchiò il vecchio spiazzato – “Lo hai sempre fatto. Sei sempre sceso per salvare il mondo e dopo pochi mesi sei sempre tornato”
“Già, ogni anno vado e torno, ma cosa cambia?” – ribatté seccamente il figlio - “Trovami uno stuntman”
“Stuntman?!?” – ripeté convulsamente Lui – “e dove lo trovo uno che accetta di scendere giù e d’essere deriso, picchiato e crocifisso in nome e per conto tuo?!? Così, su due piedi?”
“Per l’esattezza è stato anche sulle mani e non sono sottigliezze!”
“Fammi pensare” – corrucciò le sopracciglia Lui – “Stunt.. stunt.. stuntman.. Trovato!!!”
“Cosa Padre?”
“Chi ti sostituirà” - precisò l’altro – “manderemo il cicciottone dalla barba bianca folta con la tutona rossa. Quello che se ne va in giro in slitta per i cieli a meno ottanta gradi trainato da una manciata di renne masochiste croniche”
“Babbo Natale?” – fece il ragazzo perplesso – “ma che c’entra con me”
“Avete molte cose in comune. Anche lui arriva a Natale. Fa tutti felici e dopo qualche giorno viene dimenticato. E la cosa positiva è che alla fine non muore nessuno e di conseguenza nessuna resuscita!”
La soluzione sembrò convincere il figlio. I due si guardarono ancora per qualche istante negli occhi, poi Lui e l’Altro spensero le luci del presepe, voltarono le spalle e andarono via. E da quel Natale il mondo fu felice quei soli pochi giorni in cui veniva Babbo Natale; per il resto del tempo, piombava poi nelle tenebre, buie e profonde tenebre, proprio come quelle del presepe.
19:18 Scritto da strudelone in comico, creatività, demenziale, divertente, divertimento, feste, festività, monti, natale | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: presepe, feste, natività, gesù, dio, natale, babbonatale, pastore, doni, regali, demenziale, comico, divertente, andrea fiore, crisi, monti, governo, calcio, stato, racconto | OKNOtizie |
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venerdì, 09 novembre 2012
Alla ricerca dell'acca perduta - 6 p.ta
Racconto di Andrea Fiore per bambini piccoli, grandi ed extra-grandi, dedicato agli stupendi ragazzini di una 5^ elementare di qualche anno fa. Disegni di carla Federico e Alessandro Romeo
“Bando alla ciance” – tagliò corto la megera – “sulle carte è scritto che la libertà dei ragazzi è legata a filo doppio alla risposta d’una principessa e qui di principesse ne abbiamo ben tre a disposizione..”
“Spara la domanda allora” – disse perentoria Altezzosa – “voglio essere di ritorno a casa per domani per la puntata conclusiva di “Amici”..
” S’abbassarono d’un tratto le luci e si udirono in sottofondo le note della musichetta inquietante di millionaire.. la vecchia con un pluff si ritrovò in doppio petto con un librucolo dei quiz in mano e le tre principesse in abito da sera décolleté sotto faretti incandescenti puntati loro contro come temibili missili Scud.. La vecchia aprì molto lentamente il libro.. fece scivolare il dito indice in lungo e in largo sulle pagine e alla fine si soffermò su di un rigo che aveva tutta l’aria di riportare la fatidica domanda..
“Sparo???” “Spara!!” – risposero all’unisono le ragazze.
“Ebbene, la domanda è la seguente: ‘Settanta mi dà ottanta e la metà di ottanta è quaranta, allora quaranta può dirsi uguale a trentacinque?’”
“Ma perché settanta mi dà ottanta?” – ragionò Altezzosa – “settanta è settanta e ottanta è.. è il doppio di quaranta e quaranta a sua volta poco ha a che vedere col trentacinque che… Oddio, mi sembra d’impazzire, io non ci capisco più niente!!!”
“Ma è semplicissimo” – affermò tronfia Vanitosa – “è un fine ragionamento basato sulla bellezza del suono dei numeri.. basta soffermarsi un po’ a pensare ed ecco.. ecco che.. Oddio, non ci capisco niente neanch’io!!!”
“Rimani solo tu” – fece la vecchiaccia raggiante, mentre già pregustava la sconfitta delle sue ospiti ad opera di quel suo subdolo e inestricabile indovinello.
“Io non conosco la risposta” – disse saggia con consapevolezza ed estrema umiltà – “preferisco quindi starmene in silenzio chiusa nel mio dolore e piangere per i miei amici..
” Pronunciate che ebbe siffatte parole, s’alzo come dal nulla dentro la capanna un vento talmente forte che fu come se un intero consorzio di tornadi ed uragani si fosse dato a quell’ora appuntamento tra quelle quattro mura sgangherate.. il vento crebbe e crebbe e crebbe ancora… al punto che i presenti rimasero, sebbene per pochi minuti, accecati da tanta furia.. bastarono però quegli attimi per generare un vero e proprio miracolo!!
Quando infatti poterono riaprire gli occhi uno scenario completamente nuovo ed inaspettato apparve loro.. le mura della capanna avevano ceduto il posto alle pareti ricoperte di pregiati arazzi di uno splendido castello e la vecchia megera si era trasformata in una dolce, piccola, deliziosa vecchietta molto somigliante alla maga Gudda.
“Congratulazioni ragazza mia..” – disse sorridendo la vecchietta – “hai interrotto un malefico incantesimo che durava da secoli e secoli.. sono finalmente libera e di nuovo buona come mia sorella Gudda.. Ce l’hai fatta principessa Saggia, hai dato la risposta giusta!! “Ma io veramente.. sono certa di non averne data alcuna” – rispose candidamente la ragazza, mentre guardava incredula lo scenario meraviglioso tutt’intorno e scorgeva gli occhi esterrefatti delle altre – “come posso aver generato tutto ciò con una ‘non risposta’?”
“Credo che la persona più indicata per una spiegazione sia il principe Pellicolino” – fece la vecchietta, indicando con l’indice il ragazzo tra la terna dei suoi ex ostaggi – “lui adesso dovrebbe aver capito tutto”
“Credo di sì” – rispose Pell commosso – “credo d’aver capito..
”Il principe s’avvicinò al forziere e con un gesto della mano sfiorò leggermente le catene che lo avvolgevano e quelle si dissolsero come neve al sole, rendendone finalmente libero il contenuto.. una maestosa lettera acca, che balzò vispa sulla spalla del ragazzo per sussurrargli all’orecchio... “Ssssshhhhh… il silenzio a volte è d’oro..”.
“Eccoti al fine letterina” – sorrise raggiante Pell – “è giusto questa la formula che mi consegni e che renderà felice per il mio tramite il mondo intero.. Il mondo non ha bisogno di parole, se queste sono dette alla rinfusa e senza senso.. al contrario, gli occorrono silenzi, umili e coscienziosi silenzi, in tutti i casi in cui le parole sarebbero superflue o inutili o addirittura pericolose..
” Detto ciò Pell si avvicinò a Saggia, la prese per mano e proseguì – “Tu, Principessa, col tuo silenzio hai mostrato la tua modestia e la consapevolezza dei tuoi limiti, hai manifestato rispetto e profonda sensibilità nei confronti dei tuoi amici e dolore per la tua incapacità di poterli salvare e.. questo è bello.. questa è la formula che cercavo.. questo è un valido schema sul quale impostare la mia vita e quella del mio popolo..
” Pellicolino, dopo qualche tempo, divenne sovrano del suo popolo e regnò per tanti anni. Il suo regno fu sempre baciato dal sole e dalla fortuna e lui davvero passò alla storia… Vi passò come un re saggio, onesto ed umile, un re che conosceva i suoi limiti, che sapeva parlare ed ascoltare, mettersi in gioco e cambiare i suoi punti di vista e le sue opinioni.. un re che sapeva stare in silenzio quando le parole sarebbero state superflue o inutili o addirittura pericolose..
Pellicolino fu felice ed eternamente innamorato d’una principessa Saggia che gli aveva suggerito la giusta via.. e fu geloso custode di una stupenda lettera muta che tenne ben salda nel cuore, nella mente e in un forziere libero da catene…
E come sempre si suol dire in simili circostanze da favola… vissero tutti felici e contenti! Ed io? Eternamente criticata e bistrattata!!! Col cavolo che la racconto ancora una storia come questa!!!
FINE :-)
19:06 Scritto da strudelone in acca, arca, arca perduta, bambini, comico, creatività, demenziale, divertente, divertimento, fate, favola, fiaba, viaggio | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: arca, ragazzi, racconto, predatori, arca perduta, acca, ricerca, gnomi, fate, fiabe, risate, bambini, comico, demenziale, virgilio | OKNOtizie |
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mercoledì, 31 ottobre 2012
Buon Halloween (stendetemi pure sopra un velo pietoso!)
20:19 Scritto da strudelone in andrea fiore, comico, demenziale, divertente, divertimento, halloween | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: halloween, divertente, comico, demenziale, andrea fiore | OKNOtizie |
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martedì, 18 settembre 2012
Boia Dumond Lader - La tutina superpoterica
“Dove mi stai portando?” – chiese sempre più incuriosito Boia Dumond allo strano tizio, che lo guidava attraverso i bui corridoi di un palazzo del 1100 – “E quella bestia leopardata che scuote la testa minacciosa?!?”
“Non temere” – rispose l’altro – “è un pupetto del 1100. Andava di moda all’epoca, insieme alle code di volpi che fluttuavano nell’aria, appese allo specchietto retrovisore”.
“Boati? Da dove provengono?”
“Non sono boati, ma bottoni. stiamo per entrare nella stanza dei bottoni. Faresti bene a tapparti le orecchie; a volte sono talmente forti che spaccano i timpani”.
“Che mi frega dei timpani? Mica suono, io!” – bofonchiò Boia contrariato.
“Dopo questa ne ho la certezza matematica” – annuì soddisfatto l’altro, mentre apriva una porta scricchiolante e lo invitava ad accedere e ad accomodarsi su una seggiola – “tu sei davvero l’uomo giusto, amico”.
Passarono alcuni attimi in silenzio. L’uomo misterioso era entrato in uno stato di catalessi nel quale Boia non poteva seguirlo, perché privo di valido passaporto. Poi, finalmente, il tizio dischiuse una cassettina che s’era portata dietro fino ad allora e, con tono solenne, chiese - “Che ne pensi di questi?”
“Di certo questi bottoni sono meno rumorosi degli altri” – rispose il tozzo ex commesso, agitando al cielo i corti braccini e dipanando un apprezzabile puzzo di fogna ascellare.
“Quali preferisci?” – proseguì il tizio – “Ce ne stanno di tutte le misure e di colori ne trovi quanti ne vuoi”
“Che ci faccio coi bottoni di varia misura, peso, colore, credo politico, sesso e religione?”
Il tetro interlocutore si diresse lentamente verso una vecchia credenza cui ormai non credeva più nessuno; aprì con un po’ di fatica uno dei cassetti e ne trasse fuori una tutina impolverata di colore giallo vomito metallizzato a squame mesozoiche. La scosse ben bene e, quando fu quasi certo d’avere sparso per aria due milioni almeno dei cento miliardi di migliaia di acari che la popolavano da anni, tanto che ne vantavano ben donde pro-quota la proprietà, in base all’istituto giuridico dell’usucapione, fece per porla al piccolo ometto grasso e tarchiato, che, però, si ritrasse d’istinto disgustato.
“Perché ti ritrai?”
“Lo faccio sempre quando mi schifo” – rispose Boia – “vedi? Qui è quando mi sono ritratto tra il pubblico del festival di Sanremo, qui ero dalla De Filippi; è stato terribile! Qua stavo leggendo della riforma pensionistica; noterai la mano mossa. Qui sono al Mac e…”
“Sei bravo, disegni bene” – si congratulò l’uomo, tagliando corto – “ora però riprenditi”.
“Non posso. Solo ritratti. Mai avuto i soldi per una videocamera”
“Riprenditi almeno la tuta da terra; sarà piena di polvere”
“La caduta non può che averla migliorata, credimi” – commentò Boia nauseabondo tra uno starnuto e l’altro, sollevando il tristo indumento da terra e tenendolo sospeso a mezz’aria con la punta delle dita. Indi, esclamò stizzito –“Insomma, continuo a non capire, stiamo mettendo su una sfilata di moda?”
“Mettiamo su il più grande spettacolo del mondo, mio piccolo becero commessucolo de noantri” – fece l’altro con un sorriso sinistro, dal momento che era mancino - “La sfida del secolo: Boia Dumond Lader, ovvero l’antitesi pura del supereroe vincente sapientemente rettificato, contro Hercul Bottom, ossia, il supereroe vincente. E’ un pericoloso criminale al quale va sempre bene, perché il culo l’assiste. Costantemente. Ha un culo enorme, che non fa mai cilecca; un culo instancabile, che fa i turni diurni e notturni. Non riposa mai. Mai un’ora di pemesso, mai una malattia, mai una defaillance, mai uno sciopero. Quel bastardo di un culo è sempre lì, pronto a tirarlo fuori d’impaccio!”
“Beato lui; il mio c’è solo quando…” – soggiunse Boia soprappensiero.
“Quando?” – incalzò l’altro.
“No, niente” – tagliò corto Dumond – “del resto, non è neanche vero. Spesso mi lascia a secco anche in quei momenti: soffro di stitichezza!”
L’uomo misterioso non poté fare a meno di dare uno sguardo di sbieco, fortemente intriso di pietà, a quel reietto che gli stava davanti accasciato mollemente sulla sedia. Uno sfigato puro: anche stitico. E che cazzo!”
“Perché ce l’hai con Er Culo?” – riprese Boia, infrangendo i foschi pensieri dell’altro.
“Io soltanto ce l’ho con lui? Noi tutti della Criminalpolli lo odiamo, dal profondo del cuore!!! Ci ha reso ridicoli con le sue rapine, che si concludono sempre rocambolescamente bene. Ma ora abbiamo finalmente l’arma giusta!”
“Ehm… io?!?” – fiatò appena Boia.
“Esatto, tu, piccolo ex commesso sfigatissimo spiegazzaabiti della malora! Ti abbiamo selezionato tra più di diecimila profili compatibili e sei risultato quello giusto. Al mille per mille!”
“Tra più di diecimila concorrenti? E sono venuto fuori io al mille per mille?” – ripeté Boia convulsamente.
“Esatto!”
“Sfiga di mer.. mi hai convinto, sono proprio l’uomo giusto!!!”. Detto ciò, Boia si lasciò andare all’indietro a peso morto sulla spalliera della sedia, che cedette miseramente e in pochi istanti fu sdraiato dolorante sul duro pavimento. Ancora una dura riprova della drammatica correttezza della selezione della Criminalpolli.
“E’ chiaro che non sei ancora pronto!” – esclamò l’agente – “occorre prima procedere alla rettifica”.
“E’ la seconda volta che ne parli” – l’interruppe Boia preoccupato – “che intendi dire con “rettifica”, amico?”.
“Al tempo” – tagliò corto l’altro – “scegli i bottoni da applicare alla tuta e, quando l’indosserai, avrai finalmente i superpoteri e capirai!”.
“Mi sento tanto un vespino cinquanta da taroccare coi pezzi Polini primavera…” – sospirò Boia – “ok, scelgo i bottoni marroncini; no, non quelli, gli altri; quelli a destra, non so descrivere la tonalità, ma..”
“Marroncino “feci”” – precisò il tetro poliziotto con una smorfia di disgusto.
“Ecco, benissimo” – chiosò Dumond – “il marroncino “feci” va giù che è ‘na meraviglia sul giallo vomito metallizzato a squame mesozoiche della tuta!”
“Con i superpoteri” – continuò l’individuo mentre cuciva i bottoni – “sarai all’altezza di Bottom. Ti verrà un culo da paura” – Staccò il filo dell’ultimo bottone, soffocò a fatica in bocca una bestemmiuccia sgorgata dal profondo dell’io per essersi conficcato brutalmente l’ago nel dito indice e, infine, porse la tuta a Boia – “Ecco qui la tua mise da supereroe, pronta per essere indossata!”
“Di zecca, eh?” – rise sornione Dumond, alludendo alla colonia presente tra le fetide maglie dell’indumento. Prese la tuta, se l’infilò al volo e, tutt’a un tratto.. un terribile boato scosse le quattro pareti della stanza, seguito a ruota da un accecante nuvolone di fumo, che lasciò tutt’intorno un appestante olezzo di peli delle ascelle bruciati.
“Che cul..o!” – strillò allibito l’agente.
“Cul..o?!? Come fai a sapere che la tuta funziona di già?” – obiettò Boia – “Non ho fatto nulla! L’ho solo indossata e sono rimasto impalato in mezzo a ‘sta nebbia fognaria!”
“N-non lo dicevo nel senso di superpotere; mi riferivo a.. a.. a quello.. quell’ingombro che hai.. ehm.. lì, insomma.. dietro la schiena. E’ enormeeeeeee! Qualcosa non deve aver funzionato!!!”
“Dici? Ahia.. porc!!! Ma che è?!?” – Escalmò disperato Dumond, brutalmente incastrato per il di dietro tra un bracciolo del divano e lo spigolo d’una libreria. [To be continued]
19:30 Scritto da strudelone in andrea fiore, avventura, boia, comico, creatività, demenziale, divertente, divertimento, eroe, supereroe | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: risate, boia, boia d'un mond lader, eroe, supereroe, demenziale, comico, andrea fiore, strudel, strudelone, virgilio, virgilpresley | OKNOtizie |
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venerdì, 31 agosto 2012
Esce in Ebook "L'elettricista suona sempre 220 volt" di Andrea Fiore
Il mio libro semi-serial thriller “L’ELETTRICISTA SUONA SEMPRE 220 VOLT” ora è in formato E-Book (Kindle Version) e, ovunque tu sia, puoi averlo a un prezzo incredibile sul tuo cellulare, tablet o computer!!!
Italia (2,68 euro)
https://www.amazon.it/dp/B0093J2ZFC
Stati Uniti e India (3,00 USD)
http://www.amazon.com/dp/B0093J2ZFC
Regno Unito (1,9 £)
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Germania (2,68 euro)
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Francia (2,68 euro)
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Spagna (2,68 euro)
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Leggi la quarta di copertina:
La città di Gravetown è terrorizzata da un terribile assassino con la macabra abitudine di uccidere le sue prede con scariche elettriche. Il pingue ispettore Peter Haddock e il suo smilzo assistente Dan Parrish si vedono appioppare il caso quando il serial killer ha già mietuto sedici vittime. Il criminale è solito lasciare sulle scene dei delitti pochi indizi: un bigliettino con la firma "L'Elettricista" e un numeretto sempre diverso. I due poliziotti annaspano vistosamente e, per di più, non esita a inveire ripetutamente su di loro l’arcigno comandante Gas Major, fortemente deluso dagli scarsi risultati. Riuscirà l’impacciato Haddock a venire a capo di cotanto mistero e, soprattutto, l’imbranatissimo Dan sarà capace di evitare lo scempio, reiterato di settimana in settimana, dell’invito a cena del capo a base di disgustoso pollo alle mandorle?
L'Autore di questo “semi-serial thriller” crea abilmente una miscela esplosiva, che unisce la logica matematica di giallo e noir al nonsense del demenziale puro, mediante l’uso spregiudicato della lingua italiana, stressata e piegata a significati impropri, giochi di parole, boutades e calambour dal gusto graffiante e accattivante.
Andrea Fiore, nasce a Catania nel marzo ’63. Studi classici tra testi di poeti e prosatori greci e romani, poi giurisprudenza e lavoro in azienda. Interessi Personali: musica, dagli anni ’70 ai giorni nostri, basket in tutte le sue possibili manifestazioni, scrittura e cinema (preferiti gialli e thriller). Lo attrae e lo diverte il demenziale. Pubblica racconti satirico-demenziali sul suo sito StrudelOne - Demenziale tra Storia e Leggenda http://strudelone.myblog.it e cura insieme ad alcuni amici Strudy & Friends http://strudyfriends.myblog.it. Gestisce, inoltre, due profili personali e un profilo autore su Facebook con più di 5.000 contatti, dove pubblica quotidianamente aforismi e folli commenti alle notizie d’attualità. Nel 2009 ha vinto il premio nazionale “Giri di parole”, indetto da Navarra Editore, con il racconto “Lo stretto indispensabile”, inserito nella collana di racconti “Parto, vieni via con me”. Lo stesso anno ha pubblicato "Storia di morte, ricotta e mascarpone”, il suo primo libro semi-serial thriller.
19:21 Scritto da strudelone in amazon, andrea fiore, assassinio, comico, creatività, demenziale, divertente, divertimento, ebook, kindle, kindle book, libri, libri e fumetti, novità, poliziesco, serial killer, thriller | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: ebook, andrea fiore, kindle, amazon, giallo, thriller, divertente, comico, libri italiani | OKNOtizie |
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venerdì, 27 luglio 2012
Alla ricerca dell'acca perduta - 5 p.ta
Racconto di Andrea Fiore per bambini piccoli, grandi ed extra-grandi, dedicato agli stupendi ragazzini di una 5^ elementare di qualche anno fa.
Disegni di Carla Federico e Alessandro Lo Meo
In quattro e quattr’otto ed in modo del tutto rocambolesco le tre principesse Altezzosa, Saggia e Vanitosa, insieme alle tre damigelle loro fedeli servitrici, Svampita, Silenziosa e Distratta, furono spedite in una sorta di ‘mission impossible’… I regnanti, infatti, pensarono bene che, mettendo in campo un tre per uno, sarebbero state maggiori le possibilità che una principessa riuscisse ad avere la meglio sulla diabolica megera e riportasse a casa sani e salvi i tre sotto sequestro..
Erano le tre e mezza del mattino quando le fanciulle si misero in cammino a cavallo (si fa per dire) di grossi muli che le avrebbero condotte alla capanna della maga Brut…
“Ragazze, potevate anche starvene comodamente a casa a dormire” – fece Altezzosa, rivolta alle altre due principesse, appena montata sul mulo -. “Sappiamo tutti fin troppo bene che la classe non è acqua e che io sono piena di classe e quindi di acqua e che se io faccio acqua.. ehm, insomma.. io sono meglio di voi ed è altrettanto certo che salverò io i ragazzi… Chiaro?”
“Chiaro” – confermò serenamente Vanitosa – “anzi direi proprio chiarissimo, nonostante sia stata tu a spiegarlo, cara… Peccato che io non condivida, perché, vedi, non esistono bellezza e grazia e nobiltà e dolcezza superiori alla mia.. Sarò dunque io ad avere la meglio..”
“E tu cosa ne pensi Saggia?” – chiese Altezzosa alla terza principessina che se ne stava in silenzio senza fiatare a cavalcioni del suo mulo..
“Penso che le vostre damigelle dovrebbero smetterla una volta per tutte di prendere in giro la mia Silenziosa” – le apostrofò Saggia – “lei sta zitta e non reagisce perché è buona ed educata, non perché sia scema!!”
“Ma guarda un po’” – bisbigliò la damigella Svampita all’orecchio di Distratta – “ha fatto bene a precisarlo.. e noi che pensavamo che fosse solo scema..”
“Noi chi?” – chiese Distratta, come se si fosse collegata in quel preciso nanosecondo – “che ci facciamo a cavallo d’un mulo e.. chi è la sciocca di cui parli?”
“In questo momento, credo che ci sia quanto meno un ex aequo – spiegò Svampita – “però, se t’impegni ancora un po’, continuando con costanza come stai facendo, potresti anche essere tu a spuntarla e salire sul podio della medaglia d’oro..”
“Che bella comitiva che siamo!” – commentò Saggia – “stiamo qui a dire baggianate e non pensiamo minimamente a come dovremo affrontare la maga cattiva”
“A che serve pensare..” – rispose Altezzosa – “inventerò qualcosa all’istante.. sono troppo elevata per pensare a progettare come difendermi da un essere inferiore come la vecchiaccia..”
“Io penso invece che la travolgerò con la mia immensa bellezza..” - aggiunse Vanitosa – “deporrà le armi abbagliata dal mio splendore..”
“Io ho paura..” - ammise con tristezza la principessa Saggia – “paura d’essere sopraffatta dalla perfidia e dalla cattiveria di quella vecchia… paura di non farcela a salvare i nostri amici… paura!!”
Si era fatta quasi sera e tra la penombra degli alberi apparve agli occhi stanchi delle sei ragazze una luce alquanto fioca, proveniente da una capanna diroccata.. il rifugio della vecchia Brut…
Decisero di comune accordo di avvicinarsi e di tentare un approccio civile con la vegliarda..
“Salve buona donna..” – esordì Altezzosa
“Ehm.. forse questo non è l’incipit migliore per intavolare una salda e duratura relazione d’amicizia con una donna” – fece notare Saggia.
“Chi siete” – ruggì la vecchia vistosamente infastidita – “possibile che questa strada oggi sia frequentata peggio che un autogrill in pieno ferragosto!!!”
“Siamo tre principesse ed anche molto curate” – esordì Vanitosa.
“Curate? Perché siete state male?!?” – urlò Brut mentre scappava a rinchiudersi in casa – “Non m’attaccherete mica qualche strano malanno?!?”
“Macché malanno” – la tranquillizzò Saggia – “siamo tutte sanissime, ma molto tristi, perché tu tieni rinchiusi in casa tua tre giovani nostri amici, che vorremmo rivedere liberi..”
“Certo che perdete punti uno dopo l’altro in caduta libera voi tre” – sottolineò la vecchia – “ora siete pure amiche intime di quei tre stupidotti”
“Ah, pure voi li conoscete così..” – rifinì il tutto la damigella distratta. ----- > To be continued
19:13 Scritto da strudelone in arca, arca perduta, avventura, creatività, demenziale, divertente, divertimento, fate, favola, fiaba, racconto, relax | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: arca, ragazzi, racconto, predatori, arca perduta, acca, ricerca, gnomi, fate, fiabe, risate, bambini, comico, demenziale, virgilio | OKNOtizie |
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mercoledì, 04 luglio 2012
Auchan Eleven - 4° episodio
[Trovi i link alle puntate predenti sulla colonna destra del sito – voce “StrudyRacconti a puntate”]
“Prima di scendere” – disse Nomartin O’Party – “sincronizziamo gli orologi. Il mio fa le 3 e 50 del pomeriggio”
“Il mio le 3 e 20” – fece Geieffe
“Il mio le 3 e mezza” – continuò Toscopio
“Da me sono le 4 e 10” – sentenziò Conad
“Io faccio le 3 e 50” – completò Max Sfighé.
“Finalmente!” – esultò O’P – “Almeno uno su quattro è allineato”.
“Ehm, non proprio” – attirò timidamente l’attenzione Max - “sono le 3 e 50 del mattino e inoltre del 5 febbraio e ora, se non sbaglio…”
“Siamo al 7 d’agosto e di pomeriggio” – lo tranciò di netto O’P.
“Facciamo la media” – propose Geieffe.
“L’ho fatta già una volta” – rispose contrariato Conad – “e mi sono diplomato per puro miracolo. Avrei fatto tutto questo per poi rifarlo?!? Giammai!”
“Ragazzi dobbiamo solo riallineare le lancette” – osservò O’P, che stava per riperdere la pazienza tanto faticosamente recuperata.
“Ma le riallineiamo come?” – intervenne Toscopio – “segniamo le dodici, l’una e cinque, le due e dieci, le tre e un quarto, le quattro e venti…”
“Se proprio dobbiamo riallinearle io proporrei le sei e mezza” – suggerì Sfighé – “almeno abbiamo la sensazione che faccia più fresco”.
“Ci sarebbe da riallinearvi pure le testine” – commentò mesto O’P – “ma mi sa che non c’è tempo! Coraggio, partiamo così e poi chiederemo a qualcuno di tenerci il tempo, una volta entrati da Auchan”.
Gli uomini scesero lesti dal furgone con le ascelle pezzate di fetido sudore, dato il caldo scuoiapelle della prima decade d’agosto e l’ora, che anche se non ben identificata, doveva attestarsi di certo tra le tre e le quattro del pomeriggio. Rimase a bordo del veicolo Toscopio, alquanto frastornato. Il suo compito era aspettarli e mettere in moto appena li avrebbe visti. Ma perché la moto se aveva il furgone e come avrebbero fatto in cinque su una moto con la refurtiva a spostarsi velocemente e… ma dove cazzo stava ‘sta moto?!?
“Mettete il passamontagna” – bisbigliò O’P agli altri tre – “iniziano le danze”
“Andiamo alla festa dei debuttanti?” – chiese confuso Conad – “se sapevo mi mettevo qualcos’altro addosso…”
“Zitto!!!” – gli sfiatò contro O’P – “infiliamoci le calze in testa”
“Io ‘sta cosa qui non l’ho mica capita” – commentò a bassa voce Max Sfighé all’orecchio di Geieffe – “ci prenderanno per matti con la calza in testa”.
“Guarda che ti ho sentito, Max” – fece O’P, puntandolo col dito a occhi sgranati – “t’assicuro che, con o senza la calza in testa, tu non corri affatto il benché minimo rischio d’esser preso per una persona sana di mente! E ora, coraggio, entriamo e sbanchiamo tutto!”
Un attimo dopo, s’udì un terribile rumore seguito da un “Porca boia porca che male terribileeeeee!!!”. Max Sfighé aveva spalmato una craniata da prognosi riservata sulla vetrata d’ingresso del supermercato, che evidentemente non s’era aperta.
“Ma che cazzo!” – strillava Max come un forsennato – “Perché non s’è aperta? Doveva aprirsi! Farò reclamo al direttore, dov’è il direttore, fuori il direttoreeeee!”
“C’è un foglio attaccato di lato alla porta di vetro scorrevole” – osservò Geieffe – “C’è scritto qualcosa”
“Strano” – commentò sardonico O’P – “di solito i fogli accanto alle porte di vetro li appendono vuoti e poi uno se li riempie con quel che più gli aggrada”.
“Davvero?!?” – esclamò Conad euforico – “ci posso lasciare la firma?”
“Certo” – rispose il capo – “e mettici pure l’indirizzo di casa, così sanno con precisione anche dove venirti a prendere”.
“C’è scritto” – lesse Geieffe – “che il centro commerciale oggi apre alle 16:00”.
“Quindi” – concluse O’P leggendo l’ora dal suo orologio – “esattamente tra una manciata di secondi”
“Per me manca ancora una mezzoretta” – replicò Geieffe.
“Per me un cinque sei mesi” – proseguì Sfighé – “al mio orologio è ancora febbraio”
“Io dico una ventina di minutiiiiiii” – urlò Toscopio dal furgone.
“Strano” – osservò Conad, inarcando le sopracciglia – “secondo il mio orologio dovrebbero già avere aperto da una decina di minuti. Che siano in sciopero?” ----- > To be continued
19:25 Scritto da strudelone in auchan, creatività, demenziale, divertente, divertimento, hard discount, libri e fumetti, ocean, ocean eleven, racconto, rapina, relax, satira | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: clooney, ocean eleven, ocean, auchan, rapina, racconto, risate, comico, demenziale | OKNOtizie |
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martedì, 15 maggio 2012
Il segno di Ozono - 3^ P.ta
[Le puntate precedenti le trovi sulla colonna destra nella sezione “StrudyRacconti a puntate”]
Ozono ora era travestito di tutto punto e determinato più che mai a dare una solenne lezione alla masnada di bombolettari spray brutti, lerci e maleducati che saccheggiavano senza pudore né ritegno la città. Si guardò intorno per esser certo che nessuno potesse scorgerlo e, persa immediatamente ogni speranza di passare inosservato, dato che per strada stava passando la processione del santo patrono, seguita dal gruppo degli sbandieratori e dei saltimbanchi e, poi ancora, dalle ragazze pon pon e dai giocatori del torneo di briscola inter-rionale, il supereroe lanciò un possente fischio al fedelissimo cavallo Ambipur, che, a sorpresa, nonostante fosse un destriero, giunse da sinistra. L’animale dal lucido pelo nero come la pece si strofinò al padrone, invitandolo a montare. E anche Ozono, a sua volta, gli strofinò contro la tutina nero pece in segno di approvazione. Scambiatisi così un segno di pece, l’uomo mascherato fu subito in sella e Ambipur partì lesto al galoppo.
“Dove cazzo vai, bestiaccia della malora?!?” – urlò accigliato Ozono – “Non ho ancora impostato il satellitare! Freeeeenaaaa!!!” (ma il satellitare esisteva nel 1820?!? Hai rotto con queste stupide domande del cavolo; mica posso permettermi il lusso di fare ricerche storiche approfondite io?)
Seguì un nitrito, un altro ancora più forte e poi un altro che fece tremare le mura delle case intorno.
“Basta frignare, asino d'un cavallo!” – lo bacchettò ancora Ozono – “sai bene che un’alta concentrazione di nitriti può avere effetti cancerogeni”.
Ambipur scosse la testa infastidito, ma subito dopo tacque, in attesa di istruzioni stradali dal padrone.
“Dunque… uhm… vediamo un po’” – riprese l’uomo smanettando nervosamente sulla tastiera del GPS – “bisogna intanto capire dove siamo e poi impostare dove vogliamo andare. Le coordinate ecco cosa ci vogliono, le coordinate”.
“io gi avrei delle bellizzime goordinate” – esordì un marocchino asmatico che s’intravedeva appena sotto una coltre immane di abiti di vario genere, misura, credo politico e religioso – “di brobongo una giacca drop zei verde gon bantalone rozzo bazzione e gravatta azzurro indenzo. ghe de ne bare di gueste goordinate?”
“Me ne bare ghe breferisco andare in giro nudo, biuddosto” – blaterò l’uomo mascherato – “do meno nell’occhio. E poi, se ricordo bene, tu mi hai già rifilato un bel pacco un paio di mesi fa. Mi hai venduto un paio di pantaloni a cavallo basso e stretto che non s’adattano affatto al mio, che invece è alto e grosso. Tutte le volte che scendo da cavallo ci ho le palle scamosciate!”
“Amigo, berghè du non barlato subidp? Per guello g’è rimedio” – suggerì l’altro, poggiandogli uno scatolino maleodorante tra le mani – “Abrilo e sbalmalo zulla barte dolorante alla bizogna. Buzza un bo’, berò di rigenera”.
“Scamoscio d’oro?”
“Già” – confermò il marocchino con un sorrisone a 78 pollici – “t’azziguro ghe va miragoli”.
“Dammene una confezione, vah” – annuì Ozono – “però, non la prendo per l’effetto scamosciante, ma per quello coprente. La spalmo sulle mutande di Bernardo, che utilizzo come passamontagna e voilà, meglio l’olezzo del scamoscio che una fogna a cielo aperto spiaccicata sulla faccia!”
“E ber le goordinate? Hai decizo gualgoza?”
“Non m’interessano” – sentenziò l’uomo in maschera – “mi aiuterò col cavallo”. Detto ciò, afferrò la coda di Ambipur e la scosse violentemente. Dopo poco, il satellitare prese a funzionare e a dare indicazioni sul luogo dove avrebbero trovato la banda dei bombolettari maledetti.
“Un bel colpo de-coder ben assestato. Ecco cosa ci voleva” – urlò entusiasta Ozono – “e ora via mio fido Ambipur, varchiamo vallate, scaliamo montagne, attraversiamo guadi, manteniamo la destra, poi buttiamoci a sinistra e, quindi, alla terza, svoltiamo in direzione…”
“Ah Ozò” – nitrì il cavallo, bloccandolo stizzito – “m’hai rotto er cazzo co ‘sto satellitare. Lascia parlare la signora, no?!?”
Una buona mezzora dopo, seguendo le indicazioni del GPS, Ozono giunse alla soglia di un anfratto.
“Porca miseria, è un anfratto piccolissimo” – borbottò l’uomo, inarcando un sopracciglio – “avrà un denominatore altissimo. Mi sa che per allargarlo dobbiamo trovare un numeratore adeguato…”.
“Oppure una parola magica” – suggerì il quadrupede.
“Tipo?” – si voltò di scatto Ozono.
Giusto in quell’istante, l’antro si spalancò e apparve agli occhi dell’uomo e del quadrupede un’ampia strada ben asfaltata, con una buona illuminazione e una segnaletica dettagliata.
“Bingo!!!” – urlò ancora Ozono – e l’anfratto si richiuse immediatamente – “Ma che ca…?!?” – si sbalordì il supereroe – “Prima il varco s’apre e poi si richiude nel giro di una frazione di secondo? Chiedo l’aiuto da casa. Chiamo bernardo”.
In men che non si dica, venne instaurato il collegamento con il fido servitore ciecosordomuto e Ozono poté formulare il quesito. Dato però che l’altro rimase statico e inespressivo, così com’era apparso, l’uomo mascherato decise di giocarsi il jolly e ottenne che per il solo tempo della risposta l’altro recuperasse l’uso dei sensi”.
“Allora, coraggio, Bernardo” – invocò nevrotico Ozono alla volta del servitore – “che sta succedendo? Parla!”
“Tipo.. bingo.. tipo.. bingo.. tipo.. bingo”
“Ho detto parla, Bernardo, non spara cazzate! Mi prendi per il culo?!?”
“Tipo.. bingo.. tipo.. bingo.. tipo.. bingo.. voltati e guarda.. con tipo le porte si spalancano, con bingo i richiudono!!!”
“Cavolo!!!” – esclamò Ozono.
“Col cavolo le porte rimangono a metà” – completò il fido servitore.
“Ahhhh, ora si che ci siamo” – esultò Ozono – “ho la parolina magica sulla punta della lingua… tiiiiipooooooo!!!”
Le porte si aprirono e, dopo un’impennata di tripudio, l’uomo e il cavallo si lanciarono al galoppo attraverso la fessura rocciosa. Ozono però dovette fare un po’ di confusione, perché, al culmine della felicità, si fece sfuggire un biiiiiingoooooo e… crrrrraaaaassssshhhhhhhhh.. cruuuuunnnnchhhhhh.. ahiaaaaa.. porc… hiiiiiiiii!!! [To be continued – Prossimo episodio: Nella tana dei bombolettari]
19:45 Scritto da strudelone | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: zorro, spada, maschera, bernardo, diego de la vega, ozono, gas, spray, ambiente, risate, comico, demenziale, satira | OKNOtizie |
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