venerdì, 03 maggio 2013
Oggi non perdertelo! L'elettricista è GRATIS!!!
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martedì, 26 marzo 2013
Il 26 marzo L'elettricista lo prendi GRATIS! - Andrea Fiore
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mercoledì, 06 marzo 2013
Il 6 marzo L'elettricista è GRATIS! - Andrea Fiore
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martedì, 19 febbraio 2013
FREE solo per OGGI "L'elettricista suona sempre 220 volt" di Andrea Fiore
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giovedì, 07 febbraio 2013
Scremati dal destino: Notte Bianca - Racconto di Andrea Fiore
Quella schifosissima giornata finalmente si era conclusa. Era stata terribile e dallo stesso momento in cui erano rincasati Maso e Mara non avevano fatto che lamentarsi. Ovviamente ciascuno andava dritto per la sua strada, sproloquiava strettamente delle proprie disavventure e non si curava minimamente neanche di tentare di porre mente o anche solo orecchio alle sciagure dell’altro. Gli bastava che ci fosse; lo considerava come una sorta di parafulmine sul quale scaricare come saette le tensioni. Avevano cenato, poi Maso s’era messo in pigiama e aveva acceso la pipa e tra le nubi tossiche aveva intravisto Mara inveirgli contro per quella malsana abitudine che si ostinava a non volere abbandonare prima di mettersi a letto. Ci resterai secco prima o poi. Ti troveranno affumicato con quella stupida protesi di legno in bocca dopo giorni e giorni, perché io me ne sarò andata nottetempo appena mi sarò resa conto che non respiri più. Maso, dal canto suo, abbandonava la pipa per saggiarsi di tanto in tanto sapientemente da basso. Era un piccolo gesto scaramantico, ma di certo sarebbe bastato a neutralizzare gli anatemi della megera toccatagli in sorte. Alla fine, tra un bofonchio e l’altro e qualche cazzotto assestato ad arte come frutto involontario di una manovra azzardata per trovare la giusta posizione a letto, uno “scusami” sputato fuori ipocritamente e un “prego, ma figurati” che sapeva di “vorrei vederti soffrire tanto ma davvero tanto e ti assicuro che sarà così quando sarò io, in tempi non sospetti, a urtarti per caso e allora sì che saranno dolori..”, i due trovarono la pace in una provvidenziale tregua di sonno. Almeno fino a quando, a notte fonda, squillò il telefono!
“Chi sarà a quest’ora” – sbottò Maso, sollevando a malapena una palpebra – “mi sa che tocca a te rispondere”.
“Di quando in qua osserviamo un turno?” – obiettò la donna che non stava certo in condizioni più toniche del marito. Maso si girò dall’altra parte, portandosi dietro tre quarti di coperta. Doveva aver concluso che anche se non osservavano un turno per le risposte al telefono notturne, stavano iniziando a farlo ora e che se si doveva applicare un criterio, quello alfabetico poteva andare anche bene. Ora, dal momento che Mas viene dopo di Mar, toccava alla moglie rispondere. Non ci pensò un solo attimo a comunicare il risultato di tutta questa riflessione alla moglie; si voltò di scatto dall’altra parte e avviò così la turnazione per fatti concludenti.
Il telefono intanto continuava a squillare. Mara allungò un braccio e sollevò la cornetta; quindi, trattenendo a malapena uno sbadiglio, rispose – “Sì?”
“Amica” – pronunciò a bassa voce una voce lugubre, che rivelava un pianto pregresso di almeno due orette – “sono Bianca”.
“A quest’ora di notte? Che ti è successo?”
“Ma chi è?!?” – chiese infastidito Maso ruotando leggermente la testa.
“Zitto” – lo freddò la donna – “hai deciso che non era il tuo turno rispondere? Ebbene, non è il tuo turno nemmeno di sapere. Devi stare lì, nella tua porzione di letto a rosicare dalla curiosità, stronzo!”
“Bah, io già dormo” – ribatté l’altro – “era solo una domanda di cortesia. Figurati se m’importa sapere chi ci rompe le palle alle tre di notte, brutta arpia!”
“Insomma, voi due avete finito?” – si udì dall’altra parte del filo – “sono io che ho chiamato per rompere le palle, mica potete rompervele fra voi ed estromettermi?!?”
“Hai ragione” – annuì Mara sospirando – “spara! Che c’è’?”
“C’è che ho fatto una cosa terribile! Ho invertito le creme!!!”
“Tutto qui? E che sarà mai? Domani ne impasti un’altra, metti le creme giuste e la rinforni”.
“Ma non parlo della torta!”
“Scusami, l’ultima cosa di cui abbiamo parlato ieri pomeriggio era la ricetta per la torta che domani devi portare alla pesca di beneficienza. Abbiamo parlato degli ingredienti, dei tempi di cottura e ti ho anche consigliato a completamento il gran colpo di stile dello chef, la ciliegina sulla torta”.
“Ma che è la prova del cuoco?!?” – sbuffò Maso che non riusciva a riprender sonno.
“Hai detto ciliegina sulla torta?”
“Sì”
“E anche ieri pomeriggio avevi detto così?”
“Certamente, ciliegina sulla torta”
“Scu..scusami un attimo” – disse con un filo di fiato Bianca, lasciando cadere la cornetta del telefono. Dopo poco si udirono i passi della donna e fu di nuovo al telefono.
“Ma dove sei scappata?”
“Un.. un equivoco. Ieri avevo capito ciliegina sulla tortora. Devo dire che mi era suonato strano, ma io ne ho una e tu lo sai; quindi era verosimile che me lo dicessi, anche se non capivo cosa..come..”
“Vorresti dirmi che hai collocato la ciliegina su di una tortora?”
“Esatto, o meglio, ci ho provato. Sai, le tortore non è che se ne stano lì, belle ritte e imbalsamate a tenersi la ciliegina in equilibrio sul becco. Hanno una loro vita, si muovono svolazzando da una parte all’altra della gabbia. Comunque, ora la ciliegina l’ho recuperata e.. devo però dire che non è come quando l’ho messa sulla tortora. Forse non la posso più riutilizzare..”
“Per favore, lascia stare e soprattutto risparmiami i particolari. Dimmi piuttosto della vera tragedia. Parlavi di creme. Quali creme?”
“Ma chi cazzo è, si può sapere?” – sbroccò Maso con gli occhi iniettati di sangue dal sonno e dalla rabbia – “Dimmi chi è che lo cremo io all’istante!”
“Cerca di dormire Maso, che non ti perdi niente. Ti assicuro che sapere è molto peggio che ignorare”.
“Sbadatamente, ho invertito le creme. Mi sono spalmata sulla pancia la crema per fare aumentare il volume del seno e sul seno la crema per asciugare all’istante il grasso della pancia!”
“Ma non sarà la fine del mondo..”
“Ne ho messa tanta di crema, sia dell’una che dell’altra e sento il.. mio corpo che cambia nella forma e nel colore, è in trasformazione”
“Corpo che cambia.. forma.. colore? E’una strana sensazione”
“Se è pure in un bagno di sudore è Piero Pelù” – commentò caustico Maso, dimenandosi nervosamente nel letto – “Dimmi la verità, Mara, ci ho preso?”
“Cazzo, Mara” – proseguì l’altra – “ti ostini a non comprendere la reale situazione. Mi sono impiastricciata delle creme sbagliate e ora il seno si sta restringendo a due nespoline raggrinzite, mentre il ventre mi si gonfia come fosse una zampogna. Miiiiioooo Diiiiiooooo, che schiiiiifoooo! Dovrò rifare di sana pianta il guardaroba, rassegnarmi a una vita piatta di sopra e chiatta di sotto. Sono disperatissima, mi sa che farò il fatidico gesto!!!”
“Noooo, non lo fare” – urlò Mara alla cornetta.
“Noooo, fallo, oh sì fallo, ma subito senza ripensamenti” – intervenne Maso – “Chiunque tu sia al di là di quella stramaledittissima cornetta, non voltarti indietro, falla finita una volta per tutte e facci dormire!”
Seguirono momenti di puro delirio, attimi che sembrarono lunghissimi come secoli, nei quali Mara implorò Bianca di stare tranquilla, che tutto si sarebbe aggiustato. Avrebbero contattato un personal trainer o al limite un chirurgo plastico o un truccatore della pompe funebri. Ce n’erano tanti in città e per un caso così particolare avrebbero prestato la loro opera anche gratis. Niente però sembrava distogliere la donna dal compiere l’insano gesto. Così, tra le urla forsennate di Mara e di Maso, che a sua volta sbraitava contro Mara per avergli frantumato in mille pezzi la voglia di dormire, e non solo quella, la linea ammutolì e marito e moglie temettero il peggio. Uno strato di silenzio, spesso come la superficie d’un lago ghiacciato, ricoprì il cavo telefonico. Dall’altra parte non giungeva più neanche un gemito o un piccolo sospiro. Poi, a un tratto, s’udì – “L’ho fatto!”
“L’ha fatto!” – ripeté Mara sgranando gli occhi atterrita.
“Fatto?” – disse Maso – “Ma se parla! Fatto cosa? Cosa ha fatto?”
“Già amica” – proseguì la donna – “cosa avresti fatto?
“Un bel fanculo alla vita! Ho alzato il medio e gliel’ho puntato contro minacciosa. Ora sì che sto meglio. Fanculo, fanculo, fanculoooo!”
“Per fortuna è ancora viva..” – sospirò Mara.
“Bisogna essere masochisti incalliti e marci per chiamarla fortuna” – sorrise stizzito l’uomo – “Non so se la tua amica può percepire cosa le sta dicendo ora il mio di dito medio, ma vorrei tanto che potesse”.
“Ascoltami cara, ti sei calmata?”
“Noooo, per niente. Come fa a calmarsi una donna che ha appena scambiato le creme che avrebbero dovuto renderla irresistibilmente bella?!?”
“Ma come diamine hai fatto? Cazzo, un minimo d’attenzione!”
“E’ ciò che ho fatto. Sono stata attentissima. Ricordo che avevo appena sfornato il pan di spagna e l’avevo tagliato due volte in orizzontale. Tenevo tra le mani i barattoli delle creme per la farcitura, bianca e al pistacchio. E’ stato allora che mi sono ricordata della ciliegina; l’avevo lasciata in soggiorno. Sono corsa a prenderla e l’ho messa sulla tortora, come credevo mi avessi suggerito tu. Tornata in soggiorno, ho ripreso i barattoli e passato la crema nella torta e poi mi sono detta: ora sì che mi merito un po’ di relax. In soggiorno c’erano anche i barattoli delle creme seno e pancia e me le sono spalmate delicatamente. Ad operazione ultimata mi sono però accorta del tremendo errore e.. e.. mmm.. però.. mmm.. mica male..”
“Che ti prende?”
“Ehm, no, niente” – rispose l’altra balbettando – “Sai Mara, credo d’avere commesso un errore nell’errore. Vedi, le creme che ho addosso sono entrambe dolci”.
“Vorresti dire che hai scambiato i barattoli mentre mettevi la ciliegina sulla tortora e che quindi..”
“Ho spalmato le creme seno e pancia sulla torta e quelle bianca e pistacchio su di me.. mmm.. mica male davvero.. quasi quasi mi faccio uno spuntino a quest’ora di notte m’è pure venuta fame. Comunque pericolo rientrato. Grazie per il conforto. Buonanotte, ci vediamo domani”.
Mara riagganciò la cornetta frastornata. Si grattò per qualche istante la testa arricciando il naso e alla fine si determinò a tornare a letto. Mentre però si sdraiava, non poté evitare d’incrociare lo sguardo fortemente indagatore di Maso che ormai aveva definitivamente perso il sonno per quella notte e per le tre o quattro successive. Era chiaro che voleva sapere, fosse solo per dare un senso alle sofferenze dell’ultima mezzora. Mara lo fissò negli occhi e non aprì bocca. La verità a volte può far male e stavolta quasi certamente avrebbe potuto nuocere a Bianca. Rimase in silenzio e pregò il cielo perché gli facesse prender sonno subito. Maso rimase ancora ad occhi aperti per un po’; poi anche lui capitolò. E fu solo grazie al buon senso di una moglie che quella sera un uomo caucasico, sulla quarantina, alto circa un metro e ottanta, notoriamente mite, ma reso irascibile dalla perdita di sonno, non uccise una donna sulla trentina di nome Bianca.
19:40 Scritto da strudelone | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: coppia, vita di coppia, demenziale, risate, comico, telefono, scocciature, racconti, libri, torte, creme, bellezza, benessere | OKNOtizie |
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mercoledì, 30 gennaio 2013
Oggi ancora FREE "L'elettricista suona sempre 220 volt" di Andrea Fiore
OGGI il mio libro è di nuovo GRATIS!!! Ma.. solo per OGGI :O)
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martedì, 15 gennaio 2013
Oggi L'Elettricista ti da la scossa GRATIS!
Che aspetti a prendere la scossa?!? OGI è GRATIS!!!
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venerdì, 28 dicembre 2012
Il Nuovo Calendario StrudelOne!!! ;O)
15:58 Scritto da strudelone in andrea fiore, anno nuovo, auguri, creatività, demenziale, divertente, divertimento, doni, regali | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: 2013, buon anno, calendario, comico, creatività, demenziale, divertente, divertimento, libri, libri e fumetti | OKNOtizie |
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lunedì, 10 dicembre 2012
Oggi GRATIS "L'elettricista suona sempre 220 volt" di Andrea Fiore
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Giappone http://www.amazon.co.jp/dp/B0093J2ZFC
10:42 Scritto da strudelone | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: libri, demenziale, giallo, noir, thriller, comico, divertente, natale, regalo, doni, feste, auguri, lettura, andrea fiore | OKNOtizie |
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sabato, 03 dicembre 2011
Andrea Fiore alla Fiera del Libro di Morlupo con L'elettricista!
Vi aspetto alla Fiera del Libro di Morlupo col mio semi-serial thriller L'elettricista suona sempre 220 volt sabato 10 dicembre alle ore 17:30.
Ci divertiremo un mondoooo :O)
Andrea Fiore e L'elettricista suona sempre 220 volt alla XIX Fiera del Libro - 3-18 dicembre 2011 - Centro Polivalente, Piazza Diaz 23 - Morlupo (RM)
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Andrea Fiore e L'elettricista a Più Libri Più Liberi Roma (7-11 dicembre 2011)
Vi aspetto tutti alla decima edizione de “Più libri più liberi”, la Fiera Nazionale delle Media e Piccola Editoria, che si svolgerà a Roma da mercoledì 7 a domenica 11 dicembre 2011, presso il Palazzo dei Congressi dell'Eur.
Ci sarò anch’io e il mio semi-serial thriller “L’elettricista suona sempre 220 volt”. Che ne dite, non è una bella occasione per incontrarci e per fare ai vostri amici un divertente regalo di Natale?
L'edizione 2011 si svolgerà con i seguenti orari:
mercoledì 7 dicembre ore 10 - 21
giovedì 8 dicembre ore 10 - 20
venerdì 9 dicembre ore 10 - 20
sabato 10 dicembre ore 10 – 21
domenica 11 dicembre ore 10 – 20
Lo stand del Gruppo Albatros si trova al piano terra (A22) e al primo piano (T09) del Palazzo dei Congressi – Piazzale Kennedy, n. 1
A presto, Andrea :O)
14:21 Scritto da strudelone | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: andrea fiore, più libri più liberi, l'elettricista suona sempre 220 volt, semi-serila thriller, thriller, noir, giallo, demenziale, risate, comico, divertente, libri | OKNOtizie |
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mercoledì, 30 novembre 2011
Andrea Fiore a Milano con L'elettricista suona sempre 220 volt
20:18 Scritto da strudelone | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: assassinio, comico, demenziale, divertente, divertimento, killer, libri, libri e fumetti, noir, omicidio, serial killer, thriller, andrea fiore, strudelone, elettricista | OKNOtizie |
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sabato, 12 novembre 2011
IL 26 NOVEMBRE ANDREA FIORE A MILANO CON L'ELETTRICISTA!!!
18:38 Scritto da strudelone in assassinio, comico, creatività, demenziale, divertente, divertimento, feste, incontri, intervista, killer, libri, libri e fumetti, morte, noir, novità, omicida, omicidio, poliziesco, racconto, serial killer, thriller | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: assassinio, comico, demenziale, divertente, divertimento, killer, libri, libri e fumetti, noir, omicidio, serial killer, thriller, andrea fiore, strudelone, elettricista | OKNOtizie |
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venerdì, 14 ottobre 2011
Grazie infinite agli Amici di Business People!!!
16:54 Scritto da strudelone in comico, demenziale, divertente, divertimento, killer, libri, libri e fumetti, noir, novità, omicida, omicidio, serial killer, thriller | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: business people, andrea fiore, elettricista, libri, giallo, demenziale, thriller, semi-serial thriller, risate, comico, noir, romanzi, racconti, scrittori, esordienti | OKNOtizie |
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domenica, 02 ottobre 2011
Due rette parallele
Dick era segretamente innamorato di Mary e Mary lo era di Dick. Il ragazzetto, sebbene avesse solo sette anni, avrebbe superato impavido montagne, scavato tunnel profondissimi, attraversato tre volte la manica a nuoto per lei e lei avrebbe volentieri rinunciato a un irresistibile tiramisù con decaffeinato pieno zeppo di pezzettoni tondi tondi e spessi di cioccolato fondente per lui. Tutto questo e altro ancora avrebbero fatto, sfidato intrepidi le leggi della natura, rinunciato senza una sola lacrima a un’ora col tuo campione preferito di football o col tuo attore super sexy, pur di scambiarsi un unico piccolo tenero bacio. L’unica cosa che però avrebbero dovuto fare, cioè parlare o agire d’impulso, questo no! Questo mai!
Dick era timido da agogna e pubblico ludibrio e Mary non gli era da meno. Abbassava il capo fin sotto la punta delle scarpe, solo che intravedeva in lontananza la sagoma del ragazzo e lo rialzava solo quando era più che certa che lui se ne fosse andato via definitivamente. Così, si guardavano di sottecchi, con la coda dell’occhio e approfittando l’uno d’un attimo di distrazione dell’altro, senza che nessuno dei due si fosse mai accorto d’essere osservato dall’altro.
Nei cinque anni delle elementari non si erano mai scambiati una parola, neanche per pura casualità. Neanche quella volta ch’erano rimasti rinchiusi in ascensore per più di un’ora. Sapevano l’uno della presenza dell’altro, ma avevano continuato a voltarsi le spalle, allo stesso modo che se fossero soli e Mary aveva addirittura sbuffato, lamentandosi che non ci fosse qualcuno con cui quantomeno chiacchierare nell’attesa d’esser liberati.
Eppure Dick stravedeva per Mary, anche alle medie, il suo diario era pieno di disegnini che la raffiguravano in tutte le pose possibili e inimmaginabili. Sdraiata sul letto o in riva al mare coi capelli soavemente accarezzati dal vento o in moto, stretta stretta, felicemente avvinghiata ai suoi fianchi. Mi fai il solleticoooo!, urlava lui divertito dentro la nuvoletta del disegno, mentre quasi perdeva il controllo del mezzo Mi farai morire prima o poi, mio dolce e diabolico tesoro!
Ma anche Mary non aveva ormai più spazi liberi tra le pagine del suo diario. I ‘Mary e Dick’ affioravano dappertutto come funghi selvaggi, come lo sbuffo impetuoso d’una balena in corsa e, solo aguzzando gli occhi e con molta fatica, avresti potuto scorgere nei buchetti infinitesimamente piccoli, rimasti casualmente liberi, gli appunti per il giorno dopo dettati dai prof. Non aveva spazio Mary nel suo diario per quelle cazzate!
I due crebbero. Dalle medie passarono alle superiori. La sorte li volle addirittura nella stessa classe e compagni di banco. Ma mai una parola, mai un fiato, mai un messaggio ancorché cifrato. Nessun contatto! Passarono insieme cinque anni della loro esistenza. Organizzarono feste, rave, gite e scampagnate, nelle quali coinvolsero amici di tutti i tipi, razze, credo politico e fede religiosa, ma mai un invito diretto tra loro, mai un sorriso compiaciuto, perché l’altro fosse venuto.
Dick giocava nella squadra di basket della scuola e Mary pensò bene di entrare nel gruppo delle ragazze pon-pon. Poi, lei decise di darsi all’arte e prese a recitare nel piccolo teatro vicino casa e lui, ch’era più o meno un cane, fece in modo di farsi prendere come comparsa. Così, a metà della rappresentazione, lei, comodamente seduta su un morbido sofà, dialogava in un grande salotto signorile con un’altra allegra cortigiana e lui, cameriere impettito, le versava silenzioso da bere un caldo tè, curandosi bene di non incrociare minimamente gli occhi della ragazza.
Ed anche le vacanze estive le passarono sistematicamente nello stesso villaggio, dove costringevano genitori sempre più contrariati e paranoici a portarli con pipponi paranoici che iniziavano sin dai primi giorni dell’anno. Anche lì, in quel piccolo ritaglio di paradiso, tra palme tropicali, acqua limpida e frutta fresca di stagione, fingevano però d’ignorarsi. Partecipavano ai giochi in piscina come avversari, s’iscrivevano a squadre antagoniste di caccia al tesoro e quando lui andava in discoteca, lei optava per il cinema all’aperto, anche se buttava sempre un’occhiatina alla platea per capire a che punto fosse la proiezione e lei non vedeva l’ora che il film finisse per sbirciare in pista e verificare che Dick non fosse stato catturato da qualche esemplare ingrifato di femmina vacanziera.
La mattina di qualche anno dopo lei attraversò la soglia della chiesa vestita di bianco con un mazzo stupendo e odoroso di fiori d’arancio. Era bellissima, la donna dei suoi sogni e al braccio di suo padre si avvicinava all’altare. Dick era emozionatissimo mentre vedeva la ragazza ormai donna scostare il velo dagli occhi e mostrare il suo viso pallido solcato da due rossi accesi sulle gote infuocate. Era la donna della sua vita e veniva verso l’altare. Girò le spalle e senza batter ciglio svanì tra i banchi della chiesa, mentre l’organo suonava a festa e gli invitati applaudivano l’abbraccio della sposa al fidanzato e futuro marito. Così Mary sposò Matt, uno dei tanti uomini che era riuscita a guardare in faccia e a scrutare negli occhi. Non sapeva ancora se provava amore per lui o cos’altro, ma pronunciò quel Sì pensando a Dick.
Dick comunque non si era dato per vinto. Di lì a poco sposò una ricca signora di almeno vent’anni più grande di lui e si premurò a farci dei figli non tanto per la nonb giovane età della donna, quanto piuttosto per mettere al mondo dei figli coetanei di quelli di Mary.
Così i loro figli frequentarono lo stesso asilo, le stesse scuole, la stessa chiesa, lo stesso catechista, lo stesso prete, gli stessi amici, la stessa discoteca, gli stessi cinema. E ad accompagnarli andavano Dick e Mary. Li lasciavano e li prendevano agli stessi orari, senza mai salutarsi, come fossero estranei.
Fu sempre così per anni, fino a una triste mattina d’un inverno forse un po’ troppo freddo di parecchio tempo dopo. Dick era disteso come una lastra di marmo dentro una bara. Quattro ceri ai lati e i parenti in lacrime attorno. Aveva ormai novantacinque anni e il suo povero cuore aveva ceduto alle complicazioni d’una stupida influenza. A un tratto i presenti cessarono tutti insieme di bisbigliare. Qualcosa era cambiato tra le quattro pareti della stanza. Sulla porta c’era Mary. Era come un’antica icona medievale, sembrava un miraggio. I suoi occhi erano spenti e le labbra tradivano una smorfia di dolore. Si avvicinò a Dick, lo sfiorò appena con la punta delle dita e mormorò Credo d’essermi sbagliata. Voltò le spalle a Dick e svanì per sempre.
I due, per loro volontà espressa in testamento, riposano oggi l’uno accanto all’altro nel vecchio cimitero del paese, in una piccola tomba, teneramente cullata dal dolce fruscio dei rami ondulati d’un avvolgente salice. Nelle foto però si danno le spalle e sulla lapide c’è scritto “Ma questo qui accanto, chi cazzo è?”
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venerdì, 16 settembre 2011
Cose che lasciano il segno - Seconda parte
[Continua dal 01 settembre 2011] Trascorsero alcuni istanti in cui i due sembrarono essersi quietati. Francesco aprì il suo giornale e tra uno scossone e l’altro cominciò a rileggerlo o fece finta, considerato che già sul pullman aveva completamente esaurito la lettura delle stringatissime tre paginette. Marina si girò di fianco, ma continuò a osservare guardinga di sbieco il ragazzo come se volesse proteggersi da un ulteriore eventuale attacco.
“Ma.. cosa stai leggendo?” – chiese la ragazza a un tratto.
"Ti da fastidio anche questo?” – rispose Francesco seccamente.
“Ehm, no” – ripartì Marina – “è.. è che ho notato che hai sottolineato le previsioni dell’oroscopo del sagittario. Sei del sagittario?”
“No, in realtà sono un pesci megalomane. Mi piace allargarmi e così ogni giorno sottolineo i segni altrui. Ogni giorno uno diverso. Oggi è toccato al sagittario.”
“Sei ancora arrabbiato per prima?” – chiese lei con tono addolcito.
“No. Sto solo ripassando mentalmente le regole della strada. Velocità, precedenza, ritiro patenti..”
Lei sorrise e sorrise anche lui. La situazione era diventata davvero strana e forse anche un po’ intrigante.
“Perché prima mi hai chiesto se sono del segno del sagittario. I sagittari di solito sgommano? In base alla teoria del Lombroso sono tutti pirati della strada incalliti?”
“No, ho chiesto così” – rispose Marina arrossendo.
“E tu di che segno sei?”
“Dell’ariete”
“A..riete?” – ripetè Francesco balbettando.
“Sì, perché? E’ un reato essere dell’ariete. Guarda che si sta bene. E’ un segno confortevole e con tante belle qualità. Coraggioso, altruista, attivo ed è il primo!”
“Come una sorta di membro onorario del club Ulisse dell’Alitalia” – completò Francesco con sarcasmo – “e che fai nella vita. Che cosa ti piace, che musica ascolti, vai a ballare, studi, lavori, hai tanti amici, un fidanzato, sei etero?”
“Devo risponderti subito a tutto nell’ordine dato oppure hai un questionario che posso portarmi a casa e poi magari col tempo ti rispondo in comode rate?”
“Ops.. ti chiedo scusa. Devo essermi un po’ lasciato andare. Ma, che vuoi, mi sono incuriosito. E poi in caso di scontro si chiede sempre oltre alle generalità qualcosa dell’altro”.
“Sì, credo che sia così” – confermò Marina – “di solito si chiedono le generalità, la patente, i dati dell’assicurazione ed anche hobby, lavoro, se si è etero, cattolici o musulmani e la sera si è liberi per l’approfondimento della pratica infortunistica. Provaci con la prossima che manderai al tappeto, caro mio!”
“Io lavoro in biblioteca, adoro leggere e ascolto musica country, seguo il calcio come un ossesso, vesto casual e odio giacca e cravatta, adoro stare a casa in pantofole e mi piace poco viaggiare, ho pochi amici, che frequento il giusto e ai quali sono però legatissimo, perché credo tanto nel valore dell’amicizia, frequento il movimento giovanile dei figli dei figli (ossia i nipoti) dei fiori, realizzo con le mie mani braccialetti in cuoio e borse in vimini artigianali che vendo nelle fiere alternative, attualmente non ho ragazze, ne ho avute tante, ma mai quella giusta, l’ultima risale a cinque mesi fa ed è ormai un ricordo smarrito, smanio per la montagna, il verde dei campi, il dolce fruscio delle fronde degli alberi e lo scorrere lento dell’acqua di un ruscello. Non so se ho dimenticato qualcosa, ma alla prossima scendo e..”
Marina lavorava in una casa editrice online, ma odiava profondamente i libri d’ogni genere, peso e misura. In quanto a musica, era monotematica: hard rock stile Black Sabbath e ACDC. Non pratica sport e non lo seguiva né in tv né negli stadi o palazzetti, men che meno il calcio, che aveva sinceramente odiato con tutta se stessa sin dalla prima palla che nella prima infanzia aveva incrociato con gli occhi. Vestiva raffinato, spesso tailleur e vestitini firmati, ed amava accompagnarsi con uomini ben vestiti. S’annoiava a stare a casa e quel poco che ci stava se ne andava in giro scalza. Era attorniata d’amici o sarebbe stato meglio dire conoscenti. Non era infatti riuscita a instaurare con nessuno un vero reale rapporto che secondo lei potesse definirsi d’amicizia e a questo punto a quel valore ci credeva ben poco. Frequentava l’azione cattolica, aborriva i figli i nipoti e gli zii dei fiori e incrociava le dita a croce ogni qual volta s’imbatteva in braccialetti e borse artigianali del tipo indicato da Francesco. Aveva avuto un solo ragazzo col quale trascinava agonizzante una lunga storia mai chiusa forse per noia o per mancanza di tempo. Infine adorava il mare e la montagna al massimo, quando fosse stato possibile, sarebbe stata disposta a guardarla dal bagnasciuga. Al verde dei campi preferiva il bianco azzurro spumeggiante delle onde, al fruscio delle fronde quello della rafia degli ombrelloni e allo scorrere dell’acqua del ruscello quello altrettanto gradevole di una sana doccia ai bordi d’una piscina assolata.
“..e” – s’inserì la donna completando la frase del ragazzo – “siamo come sale e zucchero, come acqua e fuoco, come giorno e notte, come bianco e nero. Troppo diversi, molto distanti, praticamente inconciliabili, pericolosissimi da mischiare, nonostante..”
“Nonostante?” – ripetè convulsamente Francesco mentre si aprivano le porte della metro e si accingeva a scendere.
“Nonostante i nostri segni siano stranamente giusti e l’oroscopo parli di noi. Io sono Marina.. addio!”
“Io Francesco.. addio!”
Francesco scese dal treno senza voltarsi indietro. Sentì solo le porte della vettura che si richiudevano pesantemente alle sue spalle. Era accaduto tutto così in fretta, nell’arco di poche fermate, di poche battute, pochissimi gesti. Doveva farsene una ragione. Dopo tutto, appena quindici minuti prima non sapeva nemmeno che Marina esistesse. Eppure non riusciva a distogliere la mente. Possibile che un oroscopo impertinente avesse scritto tutto prima, anche il loro incontro? Che un fato crudele ci avesse messo del suo? Che una serie di contrattempi avessero finito col condire il tutto? Le loro abitudini, i loro stili di vita, il modo di porgersi erano assolutamente diversi, realmente inconciliabili. Lei Ariete però le era rimasta dentro e lui povero Sagittario ora non si dava pace e non riusciva a scollare un passo dal punto in cui era sceso sulla panchina della metro. Scrollò il capo e si diede dello stupido. Alla fine si mosse. Dapprima lentamente ancora pensoso, poi finalmente, allungò il passo. Giunto che fu però alla tromba delle scale mobili volse per un attimo lo sguardo indietro come a voler salutare il luogo in cui per l’ultima volta i loro occhi si erano incrociati, dopo che lei aveva pronunciato le fredde e gelide parole che alle sue orecchie erano suonate come una terribile profezia. E fu allora che…
“Marina.. che ci fai lì?”
“Ho pressato d’istinto il bottone della porta e la porta si è riaperta. A quel punto sono scesa anch’io e..”
“Perché?”
“Perché sono una stupida e alla mia età credo ancora agli oroscopi!”
Francesco le andò incontro e la prese per mano. Quel giorno non andarono a lavoro e parlarono tanto. Erano disastrosamente in disaccordo su tutto, ma una cosa in comune su cui lavorare l’avevano, a parte la passione per l’oroscopo; la forte, intensa, irresistibile attrazione che li aveva incollati come un bostik l’uno l’altro sin dal primo istante che si erano incontrati. O sarebbe meglio dire, scontrati?
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giovedì, 01 settembre 2011
Cose che lasciano il segno - Parte prima
Francesco salì sul tram. Erano le sette e un quarto del mattino e come sempre il mezzo era assiepato di gente di tutte le età, sesso, ceto sociale, credo politico e opinioni. Si chiese dove andassero tutti alla stessa ora, perché tutti in quella direzione, perché proprio sul suo tram. Seee suo… magari lo fosse stato. Allora sì che avrebbe contingentato l’accesso come diceva lui. Un biglietto da cinque euro a corsa, ecco: quello sì che avrebbe rimesso tutte le cose al loro posto! Si fece faticosamente strada tra la folla traballante e, tra una sgomitata e qualche pestataccia di piedi, riuscì a guadagnarsi, come fosse un piccolo isolotto felice, un due centimetri quadrati virgola cinque di spazio dove conficcò la sua personale bandierina virtuale della conquista.
Marina era in terribile ritardo in ufficio. La sera prima aveva fatto tardi e forse si era lasciata andare a qualche bicchiere di troppo. Non reggeva l’alcol e nonostante il terribile auto-coaching cui si sottoponeva la sera almeno un’ora prima d’uscire e le direttive ferree che si imponeva, ci cascava sempre e comunque in pieno. Tutta colpa di quei deficienti di amici che la sorte le aveva dato in dote. E prendine uno, un rhum e pera cosa potrà mai farti. Su coraggio un altro e poi un ultimo ancora e si va via. Bel risultato! Il giorno dopo? Pallida funerea da far paura ai morti, traballante e con certe borse sotto gli occhi, tanto da lasciare a casa la borsa vera, perché altrimenti la gente ti si avvicina credendo d’avere a che fare con un venditore ambulante di pellame. Era furente! Dov’è ch’era andata a imbucare l’auto la sera prima? Ricordava nitidamente le coordinate di tutti i parcheggi degli ultimi due mesi, con una visione chiara della sequenza temporale, ma quello della sera prima no! Provò a pigiare il pulsantino dell’antifurto nella speranza che giungesse un provvidenziale biiip a insegnarle la strada, ma, unico risultato immediato, girò in lungo e in largo, come fa un cercatore d’acqua drammaticamente a secco, per almeno cinque minuti o dieci minuti e solo dopo una serie d’improperi tendente a più infinito, s’udì il segnale acustico e la macchina apparve in tutta la sua maestosa bellezza, forse anche più bella di quanto in realtà non fosse.
Quasi a metà corsa, Francesco riuscì miracolosamente ad approdare a un posto a sedere, che era rimasto libero per alcuni attimi dopo essere stato occupato, nell’ordine, da una ragazza madre, un finto cieco, un cane guida, una vecchia incinta e un parcheggiatore abusivo. La fortuna sembrava arridergli perché l’ultimo passeggero aveva pure lasciato uno di quei giornali in cui trovi condensate in sole tre pagine tutte le cazzate che le vere testate giornalistiche ti diranno in cinquanta e i radio e telegiornali in non meno di tre ore durante la giornata. Mancavano ancora cinque o sei fermate alla sua e decise di dare un’occhiata per distrarsi. L’occhio gli cadde subito sull’oroscopo del giorno. Ecco, pensò tra sé e sé, di certo sono talmente sfigato che avranno finito l’inchiostro al momento di stampare le informazioni sul mio segno, oppure proprio lì si sarà strappata la pagina o.. una brusca frenata lo distolse da questi soavi pensieri. Sorrise sornione e cominciò a leggere. Sagittario: farete un incontro imprevisto con una persona dell’ariete. Le stelle giocano a vostro favore e vi accorgerete subito che è la persona giusta per voi. Non lasciatela sfuggire, sarà una brevissima congiunzione astrale, passata la quale potreste non incontrarvi più. Baggianate. Tutte baggianate! E c’è pure gente che ci crede a queste robe qui!
Marina aveva percorso già alcuni chilometri, dopo aver azionato l’autoradio per errore al posto del riscaldamento, inserito la cintura di sicurezza nell’attacco passeggero, cercato le chiavi per trenta interminabili secondi durante i quali aveva sudato freddo e inserito la chiave giusta al decimo tentativo. Maledettissimo mazzo di chiavi! Conteneva chiavi di tutto e per tutto: vecchie e nuove case, vecchie e nuove auto e ciliegina sulla torta la chiave di casa di nonna, grossa in ferro pesante e per di più arrugginito, che pesava almeno due chili, tanto che col continuo penzolare dal cruscotto le aveva procurato un ematoma cronico al ginocchio. Che condanna, portare sempre calze nere ottanta danari per nascondere il nero sulla gamba. Anche d’estate a volte. Roba da rosolia. In quell’istante passavano l’oroscopo alla radio. Decise di applicarcisi, quanto meno si sarebbe distratta dal pensiero costante del feroce cazziatone che si sarebbe sorbita di lì a poco in ufficio per l’increscioso ritardo. Tanto il suo segno arrivava subito e non doveva soffrire come tutti gli altri undici nell’attesa del responso sulla giornata che l’aspettava. Provò un senso di forte goduria per questa circostanza. Dopo tutto essere ariete pagava. Ariete: astri favorevolissimi quest’oggi. Aprite bene gli occhi perché potreste incontrare il vostro partner ideale. Scintille infuocate con il segno del sagittario. Chissà se crederci, borbottò la ragazza. Dopo tutto ho sempre creduto a mia madre che mi dice da secoli che sarò felice in amore, perché non dovrei credere alle stelle? Ma sì, guardiamoci intorno e vediamo che accade. Magari la giornata si addrizza.
Francesco, giunto alla sua fermata, scese di corsa nel tentativo di beccare al volo la metro e lo stesso fece Marina, che era solita lasciare l’auto parcheggiata nel posteggio di fronte alla stazione. Le porte stavano per chiudersi e restava solo un piccolissimo spiraglio di speranza quando i due con un inaspettato colpo di reni si fiondarono dentro all’unisono, travolgendosi a vicenda.
“Ma che diamine fai” – urlò la ragazza mentre, aggrappandosi a un sedile, si rialzava prontamente da terra – “si entra così sui treni”.
“Guarda che anche tu andavi come un’eurostar” – ricambiò Francesco con lo stesso tono – “m’hai dato una spallata che quasi uscivo dalla porta di fronte”.
“Guarda, sei fortunato che per gli incidenti a piedi non ci siano cid” – ribatté lei – “perché altrimenti col cavolo che la passavi liscia!”
“Non dirmi che vorresti applicare il codice della strada anche agli ingressi in metropolitana?” – riprese sbigottito l’uomo – “e comunque io venivo da destra. Sei tu che sei sbucata fuori come un autotreno coi freni rotti e mi hai travolto”.
“Questa è da vedere” – ricambiò acida Marina – “peccato che ci siamo già mossi. Io non vado di solito così di fretta. Se l’ho fatto è perché certamente avrò visto una segnaletica di stop per chi mi veniva da destra”.
“Seee.. quasi quasi avresti preferito perdere il treno” – chiosò Francesco – “devo controllare sul giornale. Magari stamane è scappato un matto criminale dal manicomio e io sto qui tranquillo a chiacchierarci”.
“Sbagli” replicò lei – “sono io che dovrei aver paura di te! Taaaantaaaa!!!”. [To be continued!]
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lunedì, 01 agosto 2011
Buone Vacanze da StrudelOne :O)
Buone Vacanze da StrudelOne :O)
10:46 Scritto da strudelone in 2011, acqua, amore, avventura, comico, creatività, demenziale, divertente, divertimento, estate, favola, ferie, feste, gioco, incontra, incontri, incontri al buio, innamorati, last minute, libri, libri e fumetti, mare, musica, pace, racconto, regali, relax, satira, single, sogni, sole, spiaggia, sport, vacanze, vacanze estive, viaggio, vita di coppia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: spiaggia, mare, vacanze, estate, acqua, fresco, azzurro, risate, divertimento, demenziale, libri, giallo, gita, viaggio, last minute, buone vacanze, musica, dance, discoteca, ballo, balli | OKNOtizie |
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mercoledì, 20 luglio 2011
Summer Trouble.. This is the question!!!
18:40 Scritto da strudelone in assassinio, cinema e tv, comico, creatività, demenziale, divertente, gioco, killer, libri, libri e fumetti, noir, omicida, omicidio, poliziesco, satira, serial killer, thriller | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: libri, thriller, giallo, noir, poliziesco, gruppo albatros, andrea fiore, strudelone, strudel, comico, risate, demenziale, satira, semi-serial thriller, serial killer, omicidio, assassinio, indagini | OKNOtizie |
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lunedì, 11 luglio 2011
Le magitragiche avventure di Er Riporter – 9^ p.ta: L’oracolo de li mortei.
Avvitar come una possente trivella si fece spazio tra le anime beate che fluttuavano intorno al grande albero mortei. Il maghetto tricosfigato lo seguì lesto, guardandosi intorno con timore. A volte l’apparenza inganna, pensava tra sé e sé, e sotto le sembianze innocue di un’anima bianca come candida ricotta può celarsi furtivo un temibile esattore dell’agenzia delle entrate o magari un venale dentista o persino.. un idraulico a ore!!!
L’alieno verdolone approdò infine ai piedi di un grande altare in granito al gusto di fragola, dove alcune anime tra le più fortunate potevano dissetarsi con le cannucce due tre sorsi alla volta. Ritto innanzi a loro stava il gran sacerdote Delhi Mortei, un tipo ossuto, ricoperto d’anelli e collanine luccicanti, che indossava scarpe da tennis di adora, stante che stava in preghiera, e tuta in kamon, particolarmente adatta per entrare in contatto con l’aldilà. L’uomo ruotò leggermente il capo e si rivolse con voce sostenuta ad Avvitar – “Ciao Verdolone..”
“C-come sapete di questo nomignolo, sacerdote?!?” – chiese sconcertato l’alieno.
“Ti chiama così lo scorfano sfigotricrinato al tuo fianco” – proseguì il sacerdote lasciando cadere la voce – “dimentichi forse che io so tutto, di tutto, di più? RAIght?”
“R-RAIght!” – sudò freddo Avvitar.
L’uomo kamontutato s’infilò una mano in tasca e ne estrasse una piccola agenda. La sfogliò fino a trovare uno spazio libero e ci scrisse sopra qualcosa. Poi, mormorò – “uhm.. il verdolone ha detto c-come sapete di questo mignolo. Mignolo?!? Sta storia del dito deve essermi sfuggita. Comincio a perder colpi!!!”
“Ehm” – abbozzò Er – “non vorremmo sembrare eccessivamente invadenti, ma sono alcune notti che personalmente non riesco a prender sonno facilmente e come se avessi una terribile fitta al fondo schiena e..”
“So tutto, piccolo insignificante maghetto trincoincu” – confermò secco Delhi Mortei.
“Trico.. incu?”
“Hai parlato di fitta al fondo schiena, nevè? Una di quelle che prende appena fa buio e non ti molla prima delle fioche luci dell’alba? Si accompagna a fiato pesante dietro la nuca e sinistri mugolii, esatto?”
“Sì.. sì.. esatto” – asserì Riporter.
“Bene, allora “incu” è appropriato. Direi che ci sta a fagiolo o.. pisello.. eheheh”
“Gran sacerdote dell’albero mortei” – invocò l’alieno verdolone – “per venirti a trovare abbiamo attraversato mari, scalato montagne, scavato tunnel, guadato fiumi..”
“Ma da dove cazzo venite?”
“Dal primo miglio delle foreste ex vergini della Mesopomata”
“Dal primo miglio?” – ripetè il sacerdote, inarcando le sopracciglia – “ma è qui dietro l’angolo. Avete fatto il giro lungo!”
Seguì un’occhiata di Er che si abbatté come un possente e mortale fendente sul verde Avvitar. Forse l’immane fatica del terribile trasporto a spalle dello stronzissimo pterodavide calvé si sarebbe potuta evitare, se solo l’alieno avesse conosciuto un po’ meglio le strade!!!
“Seguitemi” – riprese il sacerdote, rompendo la spessa cortina di ghiaccio che si era creata tra i due – “vi porto dall’oracolo. Arrivati!”
“Di già?” – chiese Er arricciando il naso.
“Mica sono come quel ciondolone verde che ti ha scortato finora” – replicò ironico il di-adorato – “si trattava di salire appena due gradini. Fosse per lui, sareste già in Oklahoma.. eheheh!”
L’altare dell’oracolo era colmo di profumatissimi fiori dei più svariati colori e di frutta secca, l’unica che col pochissimo spazio lasciato da tutti quei fiori riusciva a entrarci. Seduto su di un trono imponente stava un minuscolo essere, bardato come fosse un automobilista col giubbino a catarri infrangenti sulla corsia d’emergenza per la sostituzione d’una gomma bucata. Era impassibile e fissava intorno con occhietti torvi e sospettosi.
I tre si avvicinarono con molta riverenza e il gran sacerdote si prese cura di presentarli e di spiegare a grandi linee il problema di Er.
“Come osa” – esordì l’oracolo – “questo sconosciuto presentarsi al mio cospetto con un casco in testa?!?”
“S-signore” – si scusò il maghetto tricapelluto – “q-questa è la mia testa. S-arei.. s-sono calvo, ecco”.
“Fategli almeno un bagno purificatore” – proseguì l’altro stizzito – “con questo puzzo d’alabarda ascellare mi fende le previsioni e mi fa sballare il ciclo!!!”
Fu presto fatto. In pochi attimi Er Riporter di trovò catapultato in un’enorme iacuzzi fumante dalla quale uscì subito dopo a dire il vero non del tutto rigenerato.
“Ahia, ma.. che ca..???” – inveì alla volta di Avvitar – “che m’avete fatto?!?”
“Era un bagnetto rinfrescante a base di fichidindia” – rispose l’altro – “dalle nostre parti si usa tanto. E’ considerato, oltre che purificatore, un vero toccasana”
“Toccasana.. fichidindia?”
“Sì.. usiamo le migliori pale di fichidindia in commercio e le buttiamo in acqua così come sono appena l’acqua è tiepida”
“Quasi rimpiango le notti con Soddom!!!” – chiosò mesto Er.
“Insomma” – proseguì l’oracolo leggermente infastidito – “riepilogando, vi siete fatti un mare di strada inutile per venire fin qui a rompere nel delicato momento del mio insediamento, perché vi serve trovare una merdaccia d’insetto subliminale antinchiappettamento notturno da sortilegio. E io che posso farci?”
“Ma..” – fece Er strizzando gli occhi alla volta dell’esserino fosforescente – “sicuri che non ci siamo visti già da qualche parte?”
“Certo che no!” – confermò l’oracolo – “una faccia come la tua non si dimenticherebbe facilmente; già sento che farò una fatica immane ora a rimuoverla dalla mente!”
“Eppure.. avrei giurato” - incalzò Riporter – “non ha mica frequentato la taverna di zia Mariuccia? Io sono il nipote di Tano, Tano capoccetta, il figlio di Ignazio, il cugino di Franco, Franco scorreggione, il cognato di.. lei mi sembra parente di Franco”
“Baaaaaasta!!!” – l’interruppe l’Oracolo col gli occhi rossi dall’ira – “ma è modo questo di stare al cospetto di una divinità? Non conosco taverne né capoccette né scorreggioni. Adesso zitto è fammi concentrare!”
S’udì un boato fortissimo come un tuono e seguì un fetore vomitevole. Per fortuna, durò poco, ma lasciò un segno indelebile nelle narici di tutti, anime de li mortei comprese.
“C-che stato?” – chiese frastornato il maghetto crinosfigato – “sembrava Hiroshima!”
“Shhhh..” – ammonì il sacerdote – “l’oracolo comincia a concentrarsi. Sta per emettere il responso”
“Se il grosso deve ancora uscire, stiamo fritti, anzi.. ossigenati!” – commentò Er – “Spero solo che faccia in fretta; per come si concentra, è tale e quale a Franco!!!” - To be continued!
13:20 Scritto da strudelone in avatar, avventura, cinema e tv, comico, creatività, demenziale, divertente, eroe, favola, film, film azione, gioco, harry potter, libri, libri e fumetti, satira | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: avatar, comico, demenziale, creatività, libri, andrea fiore, virgilio, virgil presley, satira, autori, pterodattilo, harry potter, magia, mago, bacchetta magica, sortilegio, avventura, racconto, strudelone, strudel | OKNOtizie |
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