giovedì, 07 febbraio 2013
Scremati dal destino: Notte Bianca - Racconto di Andrea Fiore
Quella schifosissima giornata finalmente si era conclusa. Era stata terribile e dallo stesso momento in cui erano rincasati Maso e Mara non avevano fatto che lamentarsi. Ovviamente ciascuno andava dritto per la sua strada, sproloquiava strettamente delle proprie disavventure e non si curava minimamente neanche di tentare di porre mente o anche solo orecchio alle sciagure dell’altro. Gli bastava che ci fosse; lo considerava come una sorta di parafulmine sul quale scaricare come saette le tensioni. Avevano cenato, poi Maso s’era messo in pigiama e aveva acceso la pipa e tra le nubi tossiche aveva intravisto Mara inveirgli contro per quella malsana abitudine che si ostinava a non volere abbandonare prima di mettersi a letto. Ci resterai secco prima o poi. Ti troveranno affumicato con quella stupida protesi di legno in bocca dopo giorni e giorni, perché io me ne sarò andata nottetempo appena mi sarò resa conto che non respiri più. Maso, dal canto suo, abbandonava la pipa per saggiarsi di tanto in tanto sapientemente da basso. Era un piccolo gesto scaramantico, ma di certo sarebbe bastato a neutralizzare gli anatemi della megera toccatagli in sorte. Alla fine, tra un bofonchio e l’altro e qualche cazzotto assestato ad arte come frutto involontario di una manovra azzardata per trovare la giusta posizione a letto, uno “scusami” sputato fuori ipocritamente e un “prego, ma figurati” che sapeva di “vorrei vederti soffrire tanto ma davvero tanto e ti assicuro che sarà così quando sarò io, in tempi non sospetti, a urtarti per caso e allora sì che saranno dolori..”, i due trovarono la pace in una provvidenziale tregua di sonno. Almeno fino a quando, a notte fonda, squillò il telefono!
“Chi sarà a quest’ora” – sbottò Maso, sollevando a malapena una palpebra – “mi sa che tocca a te rispondere”.
“Di quando in qua osserviamo un turno?” – obiettò la donna che non stava certo in condizioni più toniche del marito. Maso si girò dall’altra parte, portandosi dietro tre quarti di coperta. Doveva aver concluso che anche se non osservavano un turno per le risposte al telefono notturne, stavano iniziando a farlo ora e che se si doveva applicare un criterio, quello alfabetico poteva andare anche bene. Ora, dal momento che Mas viene dopo di Mar, toccava alla moglie rispondere. Non ci pensò un solo attimo a comunicare il risultato di tutta questa riflessione alla moglie; si voltò di scatto dall’altra parte e avviò così la turnazione per fatti concludenti.
Il telefono intanto continuava a squillare. Mara allungò un braccio e sollevò la cornetta; quindi, trattenendo a malapena uno sbadiglio, rispose – “Sì?”
“Amica” – pronunciò a bassa voce una voce lugubre, che rivelava un pianto pregresso di almeno due orette – “sono Bianca”.
“A quest’ora di notte? Che ti è successo?”
“Ma chi è?!?” – chiese infastidito Maso ruotando leggermente la testa.
“Zitto” – lo freddò la donna – “hai deciso che non era il tuo turno rispondere? Ebbene, non è il tuo turno nemmeno di sapere. Devi stare lì, nella tua porzione di letto a rosicare dalla curiosità, stronzo!”
“Bah, io già dormo” – ribatté l’altro – “era solo una domanda di cortesia. Figurati se m’importa sapere chi ci rompe le palle alle tre di notte, brutta arpia!”
“Insomma, voi due avete finito?” – si udì dall’altra parte del filo – “sono io che ho chiamato per rompere le palle, mica potete rompervele fra voi ed estromettermi?!?”
“Hai ragione” – annuì Mara sospirando – “spara! Che c’è’?”
“C’è che ho fatto una cosa terribile! Ho invertito le creme!!!”
“Tutto qui? E che sarà mai? Domani ne impasti un’altra, metti le creme giuste e la rinforni”.
“Ma non parlo della torta!”
“Scusami, l’ultima cosa di cui abbiamo parlato ieri pomeriggio era la ricetta per la torta che domani devi portare alla pesca di beneficienza. Abbiamo parlato degli ingredienti, dei tempi di cottura e ti ho anche consigliato a completamento il gran colpo di stile dello chef, la ciliegina sulla torta”.
“Ma che è la prova del cuoco?!?” – sbuffò Maso che non riusciva a riprender sonno.
“Hai detto ciliegina sulla torta?”
“Sì”
“E anche ieri pomeriggio avevi detto così?”
“Certamente, ciliegina sulla torta”
“Scu..scusami un attimo” – disse con un filo di fiato Bianca, lasciando cadere la cornetta del telefono. Dopo poco si udirono i passi della donna e fu di nuovo al telefono.
“Ma dove sei scappata?”
“Un.. un equivoco. Ieri avevo capito ciliegina sulla tortora. Devo dire che mi era suonato strano, ma io ne ho una e tu lo sai; quindi era verosimile che me lo dicessi, anche se non capivo cosa..come..”
“Vorresti dirmi che hai collocato la ciliegina su di una tortora?”
“Esatto, o meglio, ci ho provato. Sai, le tortore non è che se ne stano lì, belle ritte e imbalsamate a tenersi la ciliegina in equilibrio sul becco. Hanno una loro vita, si muovono svolazzando da una parte all’altra della gabbia. Comunque, ora la ciliegina l’ho recuperata e.. devo però dire che non è come quando l’ho messa sulla tortora. Forse non la posso più riutilizzare..”
“Per favore, lascia stare e soprattutto risparmiami i particolari. Dimmi piuttosto della vera tragedia. Parlavi di creme. Quali creme?”
“Ma chi cazzo è, si può sapere?” – sbroccò Maso con gli occhi iniettati di sangue dal sonno e dalla rabbia – “Dimmi chi è che lo cremo io all’istante!”
“Cerca di dormire Maso, che non ti perdi niente. Ti assicuro che sapere è molto peggio che ignorare”.
“Sbadatamente, ho invertito le creme. Mi sono spalmata sulla pancia la crema per fare aumentare il volume del seno e sul seno la crema per asciugare all’istante il grasso della pancia!”
“Ma non sarà la fine del mondo..”
“Ne ho messa tanta di crema, sia dell’una che dell’altra e sento il.. mio corpo che cambia nella forma e nel colore, è in trasformazione”
“Corpo che cambia.. forma.. colore? E’una strana sensazione”
“Se è pure in un bagno di sudore è Piero Pelù” – commentò caustico Maso, dimenandosi nervosamente nel letto – “Dimmi la verità, Mara, ci ho preso?”
“Cazzo, Mara” – proseguì l’altra – “ti ostini a non comprendere la reale situazione. Mi sono impiastricciata delle creme sbagliate e ora il seno si sta restringendo a due nespoline raggrinzite, mentre il ventre mi si gonfia come fosse una zampogna. Miiiiioooo Diiiiiooooo, che schiiiiifoooo! Dovrò rifare di sana pianta il guardaroba, rassegnarmi a una vita piatta di sopra e chiatta di sotto. Sono disperatissima, mi sa che farò il fatidico gesto!!!”
“Noooo, non lo fare” – urlò Mara alla cornetta.
“Noooo, fallo, oh sì fallo, ma subito senza ripensamenti” – intervenne Maso – “Chiunque tu sia al di là di quella stramaledittissima cornetta, non voltarti indietro, falla finita una volta per tutte e facci dormire!”
Seguirono momenti di puro delirio, attimi che sembrarono lunghissimi come secoli, nei quali Mara implorò Bianca di stare tranquilla, che tutto si sarebbe aggiustato. Avrebbero contattato un personal trainer o al limite un chirurgo plastico o un truccatore della pompe funebri. Ce n’erano tanti in città e per un caso così particolare avrebbero prestato la loro opera anche gratis. Niente però sembrava distogliere la donna dal compiere l’insano gesto. Così, tra le urla forsennate di Mara e di Maso, che a sua volta sbraitava contro Mara per avergli frantumato in mille pezzi la voglia di dormire, e non solo quella, la linea ammutolì e marito e moglie temettero il peggio. Uno strato di silenzio, spesso come la superficie d’un lago ghiacciato, ricoprì il cavo telefonico. Dall’altra parte non giungeva più neanche un gemito o un piccolo sospiro. Poi, a un tratto, s’udì – “L’ho fatto!”
“L’ha fatto!” – ripeté Mara sgranando gli occhi atterrita.
“Fatto?” – disse Maso – “Ma se parla! Fatto cosa? Cosa ha fatto?”
“Già amica” – proseguì la donna – “cosa avresti fatto?
“Un bel fanculo alla vita! Ho alzato il medio e gliel’ho puntato contro minacciosa. Ora sì che sto meglio. Fanculo, fanculo, fanculoooo!”
“Per fortuna è ancora viva..” – sospirò Mara.
“Bisogna essere masochisti incalliti e marci per chiamarla fortuna” – sorrise stizzito l’uomo – “Non so se la tua amica può percepire cosa le sta dicendo ora il mio di dito medio, ma vorrei tanto che potesse”.
“Ascoltami cara, ti sei calmata?”
“Noooo, per niente. Come fa a calmarsi una donna che ha appena scambiato le creme che avrebbero dovuto renderla irresistibilmente bella?!?”
“Ma come diamine hai fatto? Cazzo, un minimo d’attenzione!”
“E’ ciò che ho fatto. Sono stata attentissima. Ricordo che avevo appena sfornato il pan di spagna e l’avevo tagliato due volte in orizzontale. Tenevo tra le mani i barattoli delle creme per la farcitura, bianca e al pistacchio. E’ stato allora che mi sono ricordata della ciliegina; l’avevo lasciata in soggiorno. Sono corsa a prenderla e l’ho messa sulla tortora, come credevo mi avessi suggerito tu. Tornata in soggiorno, ho ripreso i barattoli e passato la crema nella torta e poi mi sono detta: ora sì che mi merito un po’ di relax. In soggiorno c’erano anche i barattoli delle creme seno e pancia e me le sono spalmate delicatamente. Ad operazione ultimata mi sono però accorta del tremendo errore e.. e.. mmm.. però.. mmm.. mica male..”
“Che ti prende?”
“Ehm, no, niente” – rispose l’altra balbettando – “Sai Mara, credo d’avere commesso un errore nell’errore. Vedi, le creme che ho addosso sono entrambe dolci”.
“Vorresti dire che hai scambiato i barattoli mentre mettevi la ciliegina sulla tortora e che quindi..”
“Ho spalmato le creme seno e pancia sulla torta e quelle bianca e pistacchio su di me.. mmm.. mica male davvero.. quasi quasi mi faccio uno spuntino a quest’ora di notte m’è pure venuta fame. Comunque pericolo rientrato. Grazie per il conforto. Buonanotte, ci vediamo domani”.
Mara riagganciò la cornetta frastornata. Si grattò per qualche istante la testa arricciando il naso e alla fine si determinò a tornare a letto. Mentre però si sdraiava, non poté evitare d’incrociare lo sguardo fortemente indagatore di Maso che ormai aveva definitivamente perso il sonno per quella notte e per le tre o quattro successive. Era chiaro che voleva sapere, fosse solo per dare un senso alle sofferenze dell’ultima mezzora. Mara lo fissò negli occhi e non aprì bocca. La verità a volte può far male e stavolta quasi certamente avrebbe potuto nuocere a Bianca. Rimase in silenzio e pregò il cielo perché gli facesse prender sonno subito. Maso rimase ancora ad occhi aperti per un po’; poi anche lui capitolò. E fu solo grazie al buon senso di una moglie che quella sera un uomo caucasico, sulla quarantina, alto circa un metro e ottanta, notoriamente mite, ma reso irascibile dalla perdita di sonno, non uccise una donna sulla trentina di nome Bianca.
19:40 Scritto da strudelone | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: coppia, vita di coppia, demenziale, risate, comico, telefono, scocciature, racconti, libri, torte, creme, bellezza, benessere | OKNOtizie |
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venerdì, 09 novembre 2012
Alla ricerca dell'acca perduta - 6 p.ta
Racconto di Andrea Fiore per bambini piccoli, grandi ed extra-grandi, dedicato agli stupendi ragazzini di una 5^ elementare di qualche anno fa. Disegni di carla Federico e Alessandro Romeo
“Bando alla ciance” – tagliò corto la megera – “sulle carte è scritto che la libertà dei ragazzi è legata a filo doppio alla risposta d’una principessa e qui di principesse ne abbiamo ben tre a disposizione..”
“Spara la domanda allora” – disse perentoria Altezzosa – “voglio essere di ritorno a casa per domani per la puntata conclusiva di “Amici”..
” S’abbassarono d’un tratto le luci e si udirono in sottofondo le note della musichetta inquietante di millionaire.. la vecchia con un pluff si ritrovò in doppio petto con un librucolo dei quiz in mano e le tre principesse in abito da sera décolleté sotto faretti incandescenti puntati loro contro come temibili missili Scud.. La vecchia aprì molto lentamente il libro.. fece scivolare il dito indice in lungo e in largo sulle pagine e alla fine si soffermò su di un rigo che aveva tutta l’aria di riportare la fatidica domanda..
“Sparo???” “Spara!!” – risposero all’unisono le ragazze.
“Ebbene, la domanda è la seguente: ‘Settanta mi dà ottanta e la metà di ottanta è quaranta, allora quaranta può dirsi uguale a trentacinque?’”
“Ma perché settanta mi dà ottanta?” – ragionò Altezzosa – “settanta è settanta e ottanta è.. è il doppio di quaranta e quaranta a sua volta poco ha a che vedere col trentacinque che… Oddio, mi sembra d’impazzire, io non ci capisco più niente!!!”
“Ma è semplicissimo” – affermò tronfia Vanitosa – “è un fine ragionamento basato sulla bellezza del suono dei numeri.. basta soffermarsi un po’ a pensare ed ecco.. ecco che.. Oddio, non ci capisco niente neanch’io!!!”
“Rimani solo tu” – fece la vecchiaccia raggiante, mentre già pregustava la sconfitta delle sue ospiti ad opera di quel suo subdolo e inestricabile indovinello.
“Io non conosco la risposta” – disse saggia con consapevolezza ed estrema umiltà – “preferisco quindi starmene in silenzio chiusa nel mio dolore e piangere per i miei amici..
” Pronunciate che ebbe siffatte parole, s’alzo come dal nulla dentro la capanna un vento talmente forte che fu come se un intero consorzio di tornadi ed uragani si fosse dato a quell’ora appuntamento tra quelle quattro mura sgangherate.. il vento crebbe e crebbe e crebbe ancora… al punto che i presenti rimasero, sebbene per pochi minuti, accecati da tanta furia.. bastarono però quegli attimi per generare un vero e proprio miracolo!!
Quando infatti poterono riaprire gli occhi uno scenario completamente nuovo ed inaspettato apparve loro.. le mura della capanna avevano ceduto il posto alle pareti ricoperte di pregiati arazzi di uno splendido castello e la vecchia megera si era trasformata in una dolce, piccola, deliziosa vecchietta molto somigliante alla maga Gudda.
“Congratulazioni ragazza mia..” – disse sorridendo la vecchietta – “hai interrotto un malefico incantesimo che durava da secoli e secoli.. sono finalmente libera e di nuovo buona come mia sorella Gudda.. Ce l’hai fatta principessa Saggia, hai dato la risposta giusta!! “Ma io veramente.. sono certa di non averne data alcuna” – rispose candidamente la ragazza, mentre guardava incredula lo scenario meraviglioso tutt’intorno e scorgeva gli occhi esterrefatti delle altre – “come posso aver generato tutto ciò con una ‘non risposta’?”
“Credo che la persona più indicata per una spiegazione sia il principe Pellicolino” – fece la vecchietta, indicando con l’indice il ragazzo tra la terna dei suoi ex ostaggi – “lui adesso dovrebbe aver capito tutto”
“Credo di sì” – rispose Pell commosso – “credo d’aver capito..
”Il principe s’avvicinò al forziere e con un gesto della mano sfiorò leggermente le catene che lo avvolgevano e quelle si dissolsero come neve al sole, rendendone finalmente libero il contenuto.. una maestosa lettera acca, che balzò vispa sulla spalla del ragazzo per sussurrargli all’orecchio... “Ssssshhhhh… il silenzio a volte è d’oro..”.
“Eccoti al fine letterina” – sorrise raggiante Pell – “è giusto questa la formula che mi consegni e che renderà felice per il mio tramite il mondo intero.. Il mondo non ha bisogno di parole, se queste sono dette alla rinfusa e senza senso.. al contrario, gli occorrono silenzi, umili e coscienziosi silenzi, in tutti i casi in cui le parole sarebbero superflue o inutili o addirittura pericolose..
” Detto ciò Pell si avvicinò a Saggia, la prese per mano e proseguì – “Tu, Principessa, col tuo silenzio hai mostrato la tua modestia e la consapevolezza dei tuoi limiti, hai manifestato rispetto e profonda sensibilità nei confronti dei tuoi amici e dolore per la tua incapacità di poterli salvare e.. questo è bello.. questa è la formula che cercavo.. questo è un valido schema sul quale impostare la mia vita e quella del mio popolo..
” Pellicolino, dopo qualche tempo, divenne sovrano del suo popolo e regnò per tanti anni. Il suo regno fu sempre baciato dal sole e dalla fortuna e lui davvero passò alla storia… Vi passò come un re saggio, onesto ed umile, un re che conosceva i suoi limiti, che sapeva parlare ed ascoltare, mettersi in gioco e cambiare i suoi punti di vista e le sue opinioni.. un re che sapeva stare in silenzio quando le parole sarebbero state superflue o inutili o addirittura pericolose..
Pellicolino fu felice ed eternamente innamorato d’una principessa Saggia che gli aveva suggerito la giusta via.. e fu geloso custode di una stupenda lettera muta che tenne ben salda nel cuore, nella mente e in un forziere libero da catene…
E come sempre si suol dire in simili circostanze da favola… vissero tutti felici e contenti! Ed io? Eternamente criticata e bistrattata!!! Col cavolo che la racconto ancora una storia come questa!!!
FINE :-)
19:06 Scritto da strudelone in acca, arca, arca perduta, bambini, comico, creatività, demenziale, divertente, divertimento, fate, favola, fiaba, viaggio | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: arca, ragazzi, racconto, predatori, arca perduta, acca, ricerca, gnomi, fate, fiabe, risate, bambini, comico, demenziale, virgilio | OKNOtizie |
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martedì, 18 settembre 2012
Boia Dumond Lader - La tutina superpoterica
“Dove mi stai portando?” – chiese sempre più incuriosito Boia Dumond allo strano tizio, che lo guidava attraverso i bui corridoi di un palazzo del 1100 – “E quella bestia leopardata che scuote la testa minacciosa?!?”
“Non temere” – rispose l’altro – “è un pupetto del 1100. Andava di moda all’epoca, insieme alle code di volpi che fluttuavano nell’aria, appese allo specchietto retrovisore”.
“Boati? Da dove provengono?”
“Non sono boati, ma bottoni. stiamo per entrare nella stanza dei bottoni. Faresti bene a tapparti le orecchie; a volte sono talmente forti che spaccano i timpani”.
“Che mi frega dei timpani? Mica suono, io!” – bofonchiò Boia contrariato.
“Dopo questa ne ho la certezza matematica” – annuì soddisfatto l’altro, mentre apriva una porta scricchiolante e lo invitava ad accedere e ad accomodarsi su una seggiola – “tu sei davvero l’uomo giusto, amico”.
Passarono alcuni attimi in silenzio. L’uomo misterioso era entrato in uno stato di catalessi nel quale Boia non poteva seguirlo, perché privo di valido passaporto. Poi, finalmente, il tizio dischiuse una cassettina che s’era portata dietro fino ad allora e, con tono solenne, chiese - “Che ne pensi di questi?”
“Di certo questi bottoni sono meno rumorosi degli altri” – rispose il tozzo ex commesso, agitando al cielo i corti braccini e dipanando un apprezzabile puzzo di fogna ascellare.
“Quali preferisci?” – proseguì il tizio – “Ce ne stanno di tutte le misure e di colori ne trovi quanti ne vuoi”
“Che ci faccio coi bottoni di varia misura, peso, colore, credo politico, sesso e religione?”
Il tetro interlocutore si diresse lentamente verso una vecchia credenza cui ormai non credeva più nessuno; aprì con un po’ di fatica uno dei cassetti e ne trasse fuori una tutina impolverata di colore giallo vomito metallizzato a squame mesozoiche. La scosse ben bene e, quando fu quasi certo d’avere sparso per aria due milioni almeno dei cento miliardi di migliaia di acari che la popolavano da anni, tanto che ne vantavano ben donde pro-quota la proprietà, in base all’istituto giuridico dell’usucapione, fece per porla al piccolo ometto grasso e tarchiato, che, però, si ritrasse d’istinto disgustato.
“Perché ti ritrai?”
“Lo faccio sempre quando mi schifo” – rispose Boia – “vedi? Qui è quando mi sono ritratto tra il pubblico del festival di Sanremo, qui ero dalla De Filippi; è stato terribile! Qua stavo leggendo della riforma pensionistica; noterai la mano mossa. Qui sono al Mac e…”
“Sei bravo, disegni bene” – si congratulò l’uomo, tagliando corto – “ora però riprenditi”.
“Non posso. Solo ritratti. Mai avuto i soldi per una videocamera”
“Riprenditi almeno la tuta da terra; sarà piena di polvere”
“La caduta non può che averla migliorata, credimi” – commentò Boia nauseabondo tra uno starnuto e l’altro, sollevando il tristo indumento da terra e tenendolo sospeso a mezz’aria con la punta delle dita. Indi, esclamò stizzito –“Insomma, continuo a non capire, stiamo mettendo su una sfilata di moda?”
“Mettiamo su il più grande spettacolo del mondo, mio piccolo becero commessucolo de noantri” – fece l’altro con un sorriso sinistro, dal momento che era mancino - “La sfida del secolo: Boia Dumond Lader, ovvero l’antitesi pura del supereroe vincente sapientemente rettificato, contro Hercul Bottom, ossia, il supereroe vincente. E’ un pericoloso criminale al quale va sempre bene, perché il culo l’assiste. Costantemente. Ha un culo enorme, che non fa mai cilecca; un culo instancabile, che fa i turni diurni e notturni. Non riposa mai. Mai un’ora di pemesso, mai una malattia, mai una defaillance, mai uno sciopero. Quel bastardo di un culo è sempre lì, pronto a tirarlo fuori d’impaccio!”
“Beato lui; il mio c’è solo quando…” – soggiunse Boia soprappensiero.
“Quando?” – incalzò l’altro.
“No, niente” – tagliò corto Dumond – “del resto, non è neanche vero. Spesso mi lascia a secco anche in quei momenti: soffro di stitichezza!”
L’uomo misterioso non poté fare a meno di dare uno sguardo di sbieco, fortemente intriso di pietà, a quel reietto che gli stava davanti accasciato mollemente sulla sedia. Uno sfigato puro: anche stitico. E che cazzo!”
“Perché ce l’hai con Er Culo?” – riprese Boia, infrangendo i foschi pensieri dell’altro.
“Io soltanto ce l’ho con lui? Noi tutti della Criminalpolli lo odiamo, dal profondo del cuore!!! Ci ha reso ridicoli con le sue rapine, che si concludono sempre rocambolescamente bene. Ma ora abbiamo finalmente l’arma giusta!”
“Ehm… io?!?” – fiatò appena Boia.
“Esatto, tu, piccolo ex commesso sfigatissimo spiegazzaabiti della malora! Ti abbiamo selezionato tra più di diecimila profili compatibili e sei risultato quello giusto. Al mille per mille!”
“Tra più di diecimila concorrenti? E sono venuto fuori io al mille per mille?” – ripeté Boia convulsamente.
“Esatto!”
“Sfiga di mer.. mi hai convinto, sono proprio l’uomo giusto!!!”. Detto ciò, Boia si lasciò andare all’indietro a peso morto sulla spalliera della sedia, che cedette miseramente e in pochi istanti fu sdraiato dolorante sul duro pavimento. Ancora una dura riprova della drammatica correttezza della selezione della Criminalpolli.
“E’ chiaro che non sei ancora pronto!” – esclamò l’agente – “occorre prima procedere alla rettifica”.
“E’ la seconda volta che ne parli” – l’interruppe Boia preoccupato – “che intendi dire con “rettifica”, amico?”.
“Al tempo” – tagliò corto l’altro – “scegli i bottoni da applicare alla tuta e, quando l’indosserai, avrai finalmente i superpoteri e capirai!”.
“Mi sento tanto un vespino cinquanta da taroccare coi pezzi Polini primavera…” – sospirò Boia – “ok, scelgo i bottoni marroncini; no, non quelli, gli altri; quelli a destra, non so descrivere la tonalità, ma..”
“Marroncino “feci”” – precisò il tetro poliziotto con una smorfia di disgusto.
“Ecco, benissimo” – chiosò Dumond – “il marroncino “feci” va giù che è ‘na meraviglia sul giallo vomito metallizzato a squame mesozoiche della tuta!”
“Con i superpoteri” – continuò l’individuo mentre cuciva i bottoni – “sarai all’altezza di Bottom. Ti verrà un culo da paura” – Staccò il filo dell’ultimo bottone, soffocò a fatica in bocca una bestemmiuccia sgorgata dal profondo dell’io per essersi conficcato brutalmente l’ago nel dito indice e, infine, porse la tuta a Boia – “Ecco qui la tua mise da supereroe, pronta per essere indossata!”
“Di zecca, eh?” – rise sornione Dumond, alludendo alla colonia presente tra le fetide maglie dell’indumento. Prese la tuta, se l’infilò al volo e, tutt’a un tratto.. un terribile boato scosse le quattro pareti della stanza, seguito a ruota da un accecante nuvolone di fumo, che lasciò tutt’intorno un appestante olezzo di peli delle ascelle bruciati.
“Che cul..o!” – strillò allibito l’agente.
“Cul..o?!? Come fai a sapere che la tuta funziona di già?” – obiettò Boia – “Non ho fatto nulla! L’ho solo indossata e sono rimasto impalato in mezzo a ‘sta nebbia fognaria!”
“N-non lo dicevo nel senso di superpotere; mi riferivo a.. a.. a quello.. quell’ingombro che hai.. ehm.. lì, insomma.. dietro la schiena. E’ enormeeeeeee! Qualcosa non deve aver funzionato!!!”
“Dici? Ahia.. porc!!! Ma che è?!?” – Escalmò disperato Dumond, brutalmente incastrato per il di dietro tra un bracciolo del divano e lo spigolo d’una libreria. [To be continued]
19:30 Scritto da strudelone in andrea fiore, avventura, boia, comico, creatività, demenziale, divertente, divertimento, eroe, supereroe | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: risate, boia, boia d'un mond lader, eroe, supereroe, demenziale, comico, andrea fiore, strudel, strudelone, virgilio, virgilpresley | OKNOtizie |
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martedì, 07 agosto 2012
Buone Vacanze da StrudelOne :0) - By Andrea Fiore
12:14 Scritto da strudelone in comico, creatività, demenziale, divertente, divertimento, mare, spiaggia, vacanze, vacanze estive | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: mare, vacanze, estate, risate, divertente, spiaggia | OKNOtizie |
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venerdì, 27 luglio 2012
Alla ricerca dell'acca perduta - 5 p.ta
Racconto di Andrea Fiore per bambini piccoli, grandi ed extra-grandi, dedicato agli stupendi ragazzini di una 5^ elementare di qualche anno fa.
Disegni di Carla Federico e Alessandro Lo Meo
In quattro e quattr’otto ed in modo del tutto rocambolesco le tre principesse Altezzosa, Saggia e Vanitosa, insieme alle tre damigelle loro fedeli servitrici, Svampita, Silenziosa e Distratta, furono spedite in una sorta di ‘mission impossible’… I regnanti, infatti, pensarono bene che, mettendo in campo un tre per uno, sarebbero state maggiori le possibilità che una principessa riuscisse ad avere la meglio sulla diabolica megera e riportasse a casa sani e salvi i tre sotto sequestro..
Erano le tre e mezza del mattino quando le fanciulle si misero in cammino a cavallo (si fa per dire) di grossi muli che le avrebbero condotte alla capanna della maga Brut…
“Ragazze, potevate anche starvene comodamente a casa a dormire” – fece Altezzosa, rivolta alle altre due principesse, appena montata sul mulo -. “Sappiamo tutti fin troppo bene che la classe non è acqua e che io sono piena di classe e quindi di acqua e che se io faccio acqua.. ehm, insomma.. io sono meglio di voi ed è altrettanto certo che salverò io i ragazzi… Chiaro?”
“Chiaro” – confermò serenamente Vanitosa – “anzi direi proprio chiarissimo, nonostante sia stata tu a spiegarlo, cara… Peccato che io non condivida, perché, vedi, non esistono bellezza e grazia e nobiltà e dolcezza superiori alla mia.. Sarò dunque io ad avere la meglio..”
“E tu cosa ne pensi Saggia?” – chiese Altezzosa alla terza principessina che se ne stava in silenzio senza fiatare a cavalcioni del suo mulo..
“Penso che le vostre damigelle dovrebbero smetterla una volta per tutte di prendere in giro la mia Silenziosa” – le apostrofò Saggia – “lei sta zitta e non reagisce perché è buona ed educata, non perché sia scema!!”
“Ma guarda un po’” – bisbigliò la damigella Svampita all’orecchio di Distratta – “ha fatto bene a precisarlo.. e noi che pensavamo che fosse solo scema..”
“Noi chi?” – chiese Distratta, come se si fosse collegata in quel preciso nanosecondo – “che ci facciamo a cavallo d’un mulo e.. chi è la sciocca di cui parli?”
“In questo momento, credo che ci sia quanto meno un ex aequo – spiegò Svampita – “però, se t’impegni ancora un po’, continuando con costanza come stai facendo, potresti anche essere tu a spuntarla e salire sul podio della medaglia d’oro..”
“Che bella comitiva che siamo!” – commentò Saggia – “stiamo qui a dire baggianate e non pensiamo minimamente a come dovremo affrontare la maga cattiva”
“A che serve pensare..” – rispose Altezzosa – “inventerò qualcosa all’istante.. sono troppo elevata per pensare a progettare come difendermi da un essere inferiore come la vecchiaccia..”
“Io penso invece che la travolgerò con la mia immensa bellezza..” - aggiunse Vanitosa – “deporrà le armi abbagliata dal mio splendore..”
“Io ho paura..” - ammise con tristezza la principessa Saggia – “paura d’essere sopraffatta dalla perfidia e dalla cattiveria di quella vecchia… paura di non farcela a salvare i nostri amici… paura!!”
Si era fatta quasi sera e tra la penombra degli alberi apparve agli occhi stanchi delle sei ragazze una luce alquanto fioca, proveniente da una capanna diroccata.. il rifugio della vecchia Brut…
Decisero di comune accordo di avvicinarsi e di tentare un approccio civile con la vegliarda..
“Salve buona donna..” – esordì Altezzosa
“Ehm.. forse questo non è l’incipit migliore per intavolare una salda e duratura relazione d’amicizia con una donna” – fece notare Saggia.
“Chi siete” – ruggì la vecchia vistosamente infastidita – “possibile che questa strada oggi sia frequentata peggio che un autogrill in pieno ferragosto!!!”
“Siamo tre principesse ed anche molto curate” – esordì Vanitosa.
“Curate? Perché siete state male?!?” – urlò Brut mentre scappava a rinchiudersi in casa – “Non m’attaccherete mica qualche strano malanno?!?”
“Macché malanno” – la tranquillizzò Saggia – “siamo tutte sanissime, ma molto tristi, perché tu tieni rinchiusi in casa tua tre giovani nostri amici, che vorremmo rivedere liberi..”
“Certo che perdete punti uno dopo l’altro in caduta libera voi tre” – sottolineò la vecchia – “ora siete pure amiche intime di quei tre stupidotti”
“Ah, pure voi li conoscete così..” – rifinì il tutto la damigella distratta. ----- > To be continued
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mercoledì, 04 luglio 2012
Auchan Eleven - 4° episodio
[Trovi i link alle puntate predenti sulla colonna destra del sito – voce “StrudyRacconti a puntate”]
“Prima di scendere” – disse Nomartin O’Party – “sincronizziamo gli orologi. Il mio fa le 3 e 50 del pomeriggio”
“Il mio le 3 e 20” – fece Geieffe
“Il mio le 3 e mezza” – continuò Toscopio
“Da me sono le 4 e 10” – sentenziò Conad
“Io faccio le 3 e 50” – completò Max Sfighé.
“Finalmente!” – esultò O’P – “Almeno uno su quattro è allineato”.
“Ehm, non proprio” – attirò timidamente l’attenzione Max - “sono le 3 e 50 del mattino e inoltre del 5 febbraio e ora, se non sbaglio…”
“Siamo al 7 d’agosto e di pomeriggio” – lo tranciò di netto O’P.
“Facciamo la media” – propose Geieffe.
“L’ho fatta già una volta” – rispose contrariato Conad – “e mi sono diplomato per puro miracolo. Avrei fatto tutto questo per poi rifarlo?!? Giammai!”
“Ragazzi dobbiamo solo riallineare le lancette” – osservò O’P, che stava per riperdere la pazienza tanto faticosamente recuperata.
“Ma le riallineiamo come?” – intervenne Toscopio – “segniamo le dodici, l’una e cinque, le due e dieci, le tre e un quarto, le quattro e venti…”
“Se proprio dobbiamo riallinearle io proporrei le sei e mezza” – suggerì Sfighé – “almeno abbiamo la sensazione che faccia più fresco”.
“Ci sarebbe da riallinearvi pure le testine” – commentò mesto O’P – “ma mi sa che non c’è tempo! Coraggio, partiamo così e poi chiederemo a qualcuno di tenerci il tempo, una volta entrati da Auchan”.
Gli uomini scesero lesti dal furgone con le ascelle pezzate di fetido sudore, dato il caldo scuoiapelle della prima decade d’agosto e l’ora, che anche se non ben identificata, doveva attestarsi di certo tra le tre e le quattro del pomeriggio. Rimase a bordo del veicolo Toscopio, alquanto frastornato. Il suo compito era aspettarli e mettere in moto appena li avrebbe visti. Ma perché la moto se aveva il furgone e come avrebbero fatto in cinque su una moto con la refurtiva a spostarsi velocemente e… ma dove cazzo stava ‘sta moto?!?
“Mettete il passamontagna” – bisbigliò O’P agli altri tre – “iniziano le danze”
“Andiamo alla festa dei debuttanti?” – chiese confuso Conad – “se sapevo mi mettevo qualcos’altro addosso…”
“Zitto!!!” – gli sfiatò contro O’P – “infiliamoci le calze in testa”
“Io ‘sta cosa qui non l’ho mica capita” – commentò a bassa voce Max Sfighé all’orecchio di Geieffe – “ci prenderanno per matti con la calza in testa”.
“Guarda che ti ho sentito, Max” – fece O’P, puntandolo col dito a occhi sgranati – “t’assicuro che, con o senza la calza in testa, tu non corri affatto il benché minimo rischio d’esser preso per una persona sana di mente! E ora, coraggio, entriamo e sbanchiamo tutto!”
Un attimo dopo, s’udì un terribile rumore seguito da un “Porca boia porca che male terribileeeeee!!!”. Max Sfighé aveva spalmato una craniata da prognosi riservata sulla vetrata d’ingresso del supermercato, che evidentemente non s’era aperta.
“Ma che cazzo!” – strillava Max come un forsennato – “Perché non s’è aperta? Doveva aprirsi! Farò reclamo al direttore, dov’è il direttore, fuori il direttoreeeee!”
“C’è un foglio attaccato di lato alla porta di vetro scorrevole” – osservò Geieffe – “C’è scritto qualcosa”
“Strano” – commentò sardonico O’P – “di solito i fogli accanto alle porte di vetro li appendono vuoti e poi uno se li riempie con quel che più gli aggrada”.
“Davvero?!?” – esclamò Conad euforico – “ci posso lasciare la firma?”
“Certo” – rispose il capo – “e mettici pure l’indirizzo di casa, così sanno con precisione anche dove venirti a prendere”.
“C’è scritto” – lesse Geieffe – “che il centro commerciale oggi apre alle 16:00”.
“Quindi” – concluse O’P leggendo l’ora dal suo orologio – “esattamente tra una manciata di secondi”
“Per me manca ancora una mezzoretta” – replicò Geieffe.
“Per me un cinque sei mesi” – proseguì Sfighé – “al mio orologio è ancora febbraio”
“Io dico una ventina di minutiiiiiii” – urlò Toscopio dal furgone.
“Strano” – osservò Conad, inarcando le sopracciglia – “secondo il mio orologio dovrebbero già avere aperto da una decina di minuti. Che siano in sciopero?” ----- > To be continued
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venerdì, 29 giugno 2012
Neuropei - Vignetta di Andrea Fiore
17:26 Scritto da strudelone in demenziale, divertente, divertimento, governo, satira, vignetta | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: governo, crisi, calcio, europei, balotelli, vignetta, risate | OKNOtizie |
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martedì, 15 maggio 2012
Il segno di Ozono - 3^ P.ta
[Le puntate precedenti le trovi sulla colonna destra nella sezione “StrudyRacconti a puntate”]
Ozono ora era travestito di tutto punto e determinato più che mai a dare una solenne lezione alla masnada di bombolettari spray brutti, lerci e maleducati che saccheggiavano senza pudore né ritegno la città. Si guardò intorno per esser certo che nessuno potesse scorgerlo e, persa immediatamente ogni speranza di passare inosservato, dato che per strada stava passando la processione del santo patrono, seguita dal gruppo degli sbandieratori e dei saltimbanchi e, poi ancora, dalle ragazze pon pon e dai giocatori del torneo di briscola inter-rionale, il supereroe lanciò un possente fischio al fedelissimo cavallo Ambipur, che, a sorpresa, nonostante fosse un destriero, giunse da sinistra. L’animale dal lucido pelo nero come la pece si strofinò al padrone, invitandolo a montare. E anche Ozono, a sua volta, gli strofinò contro la tutina nero pece in segno di approvazione. Scambiatisi così un segno di pece, l’uomo mascherato fu subito in sella e Ambipur partì lesto al galoppo.
“Dove cazzo vai, bestiaccia della malora?!?” – urlò accigliato Ozono – “Non ho ancora impostato il satellitare! Freeeeenaaaa!!!” (ma il satellitare esisteva nel 1820?!? Hai rotto con queste stupide domande del cavolo; mica posso permettermi il lusso di fare ricerche storiche approfondite io?)
Seguì un nitrito, un altro ancora più forte e poi un altro che fece tremare le mura delle case intorno.
“Basta frignare, asino d'un cavallo!” – lo bacchettò ancora Ozono – “sai bene che un’alta concentrazione di nitriti può avere effetti cancerogeni”.
Ambipur scosse la testa infastidito, ma subito dopo tacque, in attesa di istruzioni stradali dal padrone.
“Dunque… uhm… vediamo un po’” – riprese l’uomo smanettando nervosamente sulla tastiera del GPS – “bisogna intanto capire dove siamo e poi impostare dove vogliamo andare. Le coordinate ecco cosa ci vogliono, le coordinate”.
“io gi avrei delle bellizzime goordinate” – esordì un marocchino asmatico che s’intravedeva appena sotto una coltre immane di abiti di vario genere, misura, credo politico e religioso – “di brobongo una giacca drop zei verde gon bantalone rozzo bazzione e gravatta azzurro indenzo. ghe de ne bare di gueste goordinate?”
“Me ne bare ghe breferisco andare in giro nudo, biuddosto” – blaterò l’uomo mascherato – “do meno nell’occhio. E poi, se ricordo bene, tu mi hai già rifilato un bel pacco un paio di mesi fa. Mi hai venduto un paio di pantaloni a cavallo basso e stretto che non s’adattano affatto al mio, che invece è alto e grosso. Tutte le volte che scendo da cavallo ci ho le palle scamosciate!”
“Amigo, berghè du non barlato subidp? Per guello g’è rimedio” – suggerì l’altro, poggiandogli uno scatolino maleodorante tra le mani – “Abrilo e sbalmalo zulla barte dolorante alla bizogna. Buzza un bo’, berò di rigenera”.
“Scamoscio d’oro?”
“Già” – confermò il marocchino con un sorrisone a 78 pollici – “t’azziguro ghe va miragoli”.
“Dammene una confezione, vah” – annuì Ozono – “però, non la prendo per l’effetto scamosciante, ma per quello coprente. La spalmo sulle mutande di Bernardo, che utilizzo come passamontagna e voilà, meglio l’olezzo del scamoscio che una fogna a cielo aperto spiaccicata sulla faccia!”
“E ber le goordinate? Hai decizo gualgoza?”
“Non m’interessano” – sentenziò l’uomo in maschera – “mi aiuterò col cavallo”. Detto ciò, afferrò la coda di Ambipur e la scosse violentemente. Dopo poco, il satellitare prese a funzionare e a dare indicazioni sul luogo dove avrebbero trovato la banda dei bombolettari maledetti.
“Un bel colpo de-coder ben assestato. Ecco cosa ci voleva” – urlò entusiasta Ozono – “e ora via mio fido Ambipur, varchiamo vallate, scaliamo montagne, attraversiamo guadi, manteniamo la destra, poi buttiamoci a sinistra e, quindi, alla terza, svoltiamo in direzione…”
“Ah Ozò” – nitrì il cavallo, bloccandolo stizzito – “m’hai rotto er cazzo co ‘sto satellitare. Lascia parlare la signora, no?!?”
Una buona mezzora dopo, seguendo le indicazioni del GPS, Ozono giunse alla soglia di un anfratto.
“Porca miseria, è un anfratto piccolissimo” – borbottò l’uomo, inarcando un sopracciglio – “avrà un denominatore altissimo. Mi sa che per allargarlo dobbiamo trovare un numeratore adeguato…”.
“Oppure una parola magica” – suggerì il quadrupede.
“Tipo?” – si voltò di scatto Ozono.
Giusto in quell’istante, l’antro si spalancò e apparve agli occhi dell’uomo e del quadrupede un’ampia strada ben asfaltata, con una buona illuminazione e una segnaletica dettagliata.
“Bingo!!!” – urlò ancora Ozono – e l’anfratto si richiuse immediatamente – “Ma che ca…?!?” – si sbalordì il supereroe – “Prima il varco s’apre e poi si richiude nel giro di una frazione di secondo? Chiedo l’aiuto da casa. Chiamo bernardo”.
In men che non si dica, venne instaurato il collegamento con il fido servitore ciecosordomuto e Ozono poté formulare il quesito. Dato però che l’altro rimase statico e inespressivo, così com’era apparso, l’uomo mascherato decise di giocarsi il jolly e ottenne che per il solo tempo della risposta l’altro recuperasse l’uso dei sensi”.
“Allora, coraggio, Bernardo” – invocò nevrotico Ozono alla volta del servitore – “che sta succedendo? Parla!”
“Tipo.. bingo.. tipo.. bingo.. tipo.. bingo”
“Ho detto parla, Bernardo, non spara cazzate! Mi prendi per il culo?!?”
“Tipo.. bingo.. tipo.. bingo.. tipo.. bingo.. voltati e guarda.. con tipo le porte si spalancano, con bingo i richiudono!!!”
“Cavolo!!!” – esclamò Ozono.
“Col cavolo le porte rimangono a metà” – completò il fido servitore.
“Ahhhh, ora si che ci siamo” – esultò Ozono – “ho la parolina magica sulla punta della lingua… tiiiiipooooooo!!!”
Le porte si aprirono e, dopo un’impennata di tripudio, l’uomo e il cavallo si lanciarono al galoppo attraverso la fessura rocciosa. Ozono però dovette fare un po’ di confusione, perché, al culmine della felicità, si fece sfuggire un biiiiiingoooooo e… crrrrraaaaassssshhhhhhhhh.. cruuuuunnnnchhhhhh.. ahiaaaaa.. porc… hiiiiiiiii!!! [To be continued – Prossimo episodio: Nella tana dei bombolettari]
19:45 Scritto da strudelone | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: zorro, spada, maschera, bernardo, diego de la vega, ozono, gas, spray, ambiente, risate, comico, demenziale, satira | OKNOtizie |
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lunedì, 23 aprile 2012
Alla ricerca dell'acca perduta - 4 p.ta
Racconto di Andrea Fiore per bambini piccoli, grandi ed extra-grandi, dedicato agli stupendi ragazzini di una 5^ elementare di qualche anno fa.
Disegni di Carla Federico e Alessandro Lo Meo
[continua dal 18 ottobre 2011]
“Maga Brut, ti prego, lasciaci liberi” – implorò Pell – “ti ricompenseremo a dovere”
“Lo farei davvero, piccolo mostriciattolo blasonato” – rispose la vecchiaccia – “il punto è che io col produttore di questa fiaba ho firmato un contratto per maga cattiva e non posso permettermi certo defaillances.. e poi, voi stavate cercando di fregarmi!!!”
“Ma no!!” – fece Cartaforn – “eravamo attratti dalle catene di quel forziere.. sono antiche e ci stavamo chiedendo quanto potessero valere..”
“Voi non mi piegate…” – rispose lei ferrea ed impassibile – “vi trasformerò.. non so ancora bene in cosa.. ma vi trasformeròòòòò!!!”
* * *
Nel salone del palazzo si era riunita un bel po’ di gente e c’era un gran vocio… erano accorsi, chiamati dai regnanti il fine letterato di corte, il consigliere saggio e quello burlone e l’immancabile matto del villaggio che essendo il più informato di tutti, sperava di vedersi riservare un’attenzione particolare dalla platea, cosa che invece non accadde perché come sempre non fu creduto affatto.
Accanto alla regina stavano raccolte a capannello le tre principessine, Altezzosa, Saggia e Vanitosa, assistite dalle rispettive damigelle, Svampita, Silenziosa e Distratta.
Infine, si davano un gran bel da fare tra la folla in subbuglio le due servette combina guai, rovesciando boccali e bicchieri e rompendo vasi e suppellettili di vario genere, valore e collocazione (anche la più sicura..).
Tutti erano preoccupati, alcuni addirittura terrorizzati al pensiero che i tre ragazzi si trovassero indifesi tra le grinfie malefiche della maga cattiva. Il re Domo e la regina Pack giacevano privi di forze disperati ed ascoltavano passivamente questo e quest’altro, finendo il più delle volte col catalogare disperatamente le proposte come ‘rifiuto irriciclabile da cestinare’…
“Mio sire, mia regina non c’è da preoccuparsi”- intervenne uno dei consiglieri – “tutto è fungibile e sostituibile.. lo è di certo il servitore Allumin.. se ne troverà un altro anche migliore; lo è senz’altro il paggio compagnone Cartaforn, che non pochi danni ci ha già cagionato; e lo è perfino il principe Pellicolino.. voi siete giovani e ne potete fare un altro tale e quale e con lo stesso nome..”.
Era il consigliere burlone e fu fatto prontamente allontanare dalle guardie, dal momento che c’era poco di che ridere e scherzare in quel momento…
“Sire” – intervenne il letterato - “datevi alla prosa ed alla poesia.. vi aiuteranno a non pensare..”
“Non pensare? Mi sembra che lo faccia già egregiamente tu per tutti noi, per quel che posso vedere…” – rispose caustico il re – “sentiamo un po’ il consigliere saggio, magari, senza volere, mi spara a caso qualcosa d’intelligente…”
“Mio Sire, direi che in questi casi” – esordì il consigliere saggio – “ci si debba rassegnare mantenendo una certa compostezza, tipica del sovrano illuminato…” Non fece però in tempo a completare la frase che il re, a dispetto della tanto decantata compostezza tipica del sovrano illuminato, l’aveva bell’e defenestrato a fari spenti, insieme al letterato.
“Siamo spacciati” – disse la regina con le lacrime agli occhi.
“E soprattutto” – aggiustò il tiro il re – “siamo attorniati da una massa d’imbecilli!! Chi ci salverà???”
“Io.. vi salverò” – si udì provenire da dietro una colonna.
“Chi sei? Fatti avanti!!” – tuonò il re incuriosito.
“Sono Gudda, l’antagonista buona di maga Brut” – rispose una vecchietta grassoccia dai capelli incanutiti, che sembrava la classica nonnina uscita velocemente di casa malvestita per comprare il pane all’orario di chiusura dei negozi – “e so perché i tre giovanotti si trovano nei guai e.. che guai!!”
“Parla vecchiac.. ehm vecchietta..” – la incoraggiò il re.
“Ebbene, i tre si sono intrufolati in casa della maga, su indicazione del folletto furbacchione Bimbi, per trafugare uno scrigno magico..”
“Ma questo ve lo avevo già detto io tre ore fa e non mi avete creduto!!!” – obiettò il matto del villaggio.
“Zitto folle!!” – gli urlò contro il re – “se è per questo, non ti crediamo neanche ora!!”
“In che senso lo scrigno è magico?” – chiese la regina.
“Contiene un’acca..” – rispose prontamente la vecchietta – “un’acca magica che parla…”
“Parla????” – fecero all’unisono tutti i presenti, come diretti dalla bacchetta d’un abile maestro di coro.
“Parla eccome,. ve l’assicuro… conosce una formula magica che dà la felicità…”
“Roba da matti” – commentò il re.
“Da matti sì” – sottolineò il folle – “ed è per questo che ve la stavo raccontando io prima che arrivasse ‘sta maga di straforo a soffiarmi lo scoop!!!”
“Ma come fare per riportarli a casa tutti e tre sani e salvi?” – s’interrogò ad alta voce la regina Pack.
“E’ scritto nelle carte che solo una principessa potrà liberare i tre stupidotti dalla morsa della maga..” – sentenziò Gudda.
“Ehm..” – chiese timidamente il re – “sta scritto così sulle carte?”
“non ‘così’” – precisò Gudda – “sta scritto proprio ‘stupidotti’!” ----- »» To be continued
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martedì, 27 marzo 2012
Le magitragiche avventure di Er Riporter - 10^ p.ta
[Le puntate precedenti le trovi sulla colonna destra alla voce StrudyRacconti a puntate]
Il piccolo oracolo Delhi Mortei era statico ormai da più di mezzora e nessuno si sognava di emettere il benché minimo rumore per timore d’interrompere le sue preziose meditazioni. La mignon-divinità emetteva di tanto in tanto flebili sibili di conferma della sua persistenza in vita, accompagnati da un torbido fetore da lupanare dei più squallidi suburbia fortemente disdegnati dal mondo civilizzato.
“Siamo certi che sia ancora vivo?” – chiese Er Riporter a bassa voce all’alieno Avvitar – “in realtà, potrebbe esser bello che morto già da un pezzo e in stato più che avanzato di putrefazione”.
“Al contrario, sfighettino magico” – lo contraddisse il verdolone – “è proprio ora che l’oracolo comincia a dare il meglio di sé. Se tutto va bene, tra poco ti indicherà la strada per l’insetto subliminale e le tue pene saranno finite”.
“Pene?!?” – inorridì il maghetto trico-sfigato – “Ti prego non usare mai più quel termine. Mi fa un male boia solo a sentirlo!”.
“Pene.. ehm, bene” – annuì l’alieno.
“Sicuri che ‘sto cazzetto zippato ci azzecchi?” – continuò Er perplesso – “a me pare una versione demo della wii. Una di quelle che, se non ci hai la licenza, alla fine t’attacchi di brutto”.
“Insomma, silenzio!!!” – bisbigliò incazzato il sacerdote Delhi Mortei – “Siamo in un luogo sacro. Un po’ di rispetto”.
Giusto in quell’istante l’oracolo ebbe un sussulto. Si scosse a fatica sotto i pesanti paramenti sacri e dopo poco sollevò le palpebre come se stesse riemergendo da un profondissimo letargo.
“In ginocchio uomini impuri!” – urlò lesto il sacerdote, spingendo bruscamente da dietro le spalle Er e Avvitar, mentre lui stesso piegava le gambe per afflosciarsi al pavimento – “Sua immensa maestosità si è risvegliata”. Poi, sollevando le braccia al cielo, con non poca dispersione di olezzo chimico para-letale, cominciò a implorare – “Vostra saccente immensità, dove dobbiamo andare, per quali guadi, mari, valli, montagne? Indicateci la strada”.
Il piccolo santone in versione winzip, release 16.0.9661 per Windows 7, sollevò adagio il capo, fece una lieve smorfia di disgusto e a voce bassa mormorò – “Intanto, se qui non m’arriva subito un cappuccino chiaro, col cazzo che mi sposto”.
“C-cappuccino c-chiaro..” – s’annotò il sacerdote sul palmo della mano – “Sarà fatto. Poi?”
“Poi” – incalzò il traballante aggeggino straveggente – “non ce l’avete un tuttocittà in questo postaccio di merda? Come faccio a indicarvi la strada se mi mancano le dotazioni d’ufficio?!?”
In pochi attimi sopraggiunse correndo un cameriere. Trasportava un vassoio con una tazzona in bella vista, strabordante di cappuccio fumante, e uno stradario sotto l’ascella. Apparecchiò con una tovaglietta ai piedi del santone, poggiò tutto e si volatilizzò lesto.
“Ora ha ciò che voleva, possentissimo Delhi” – continuò il sacerdote – “Ci dia la luce”.
“La luce?” – ripeté l’oracolo stizzito – “Arridaje. Ma allora sei di coccio, sacerdò! Sono mesi che non pagate le bollette e volete la luce da me?!? Vi sembro un impianto fotovoltaico o un eolico? Ho pannelli solari montati sopra i vestiti? Vedete forse delle pale su di me che girano vorticosamente, a parte le due in basso, maleficamente alimentate da voi, ma che non producono affatto energia elettrica?!?”
“Sua piccolezza, la prego, mi ascolti” – prese a quel punto la parola il maghetto crinosfigato – “io non le chiedo la strada; non importa d’avere o meno la precedenza. E non mi frega se qui abbiano troncato la fornitura della corrente elettrica, anche se, a esser sincero, mi avrebbe fatto piacere se avessero tagliato la sua personale canna del gas. E’ terribileeeee!!! Le dico solo che, notte dopo notte, rimango vittima di un terribile sortilegio. Un tale mister Soddom mi possiede appena calano le tenebre e non c’è alcun modo di sfuggirgli se non quello di trovare l’insetto subliminale al bromuro. L’unico antidoto che gli farebbe passare definitivamente la voglia. Devo assolutamente trovarlo e mi aspetto che lei mi aiuti!”
“Io?!? Cosa posso fare io?” – tuonò l’esserino sacro da sopra l’altare.
“Dirmi dove si trova”.
“Non occorre che te lo dica io, maghetto de noantri” – rispose l’altro – “l’hai detto prima tu; sarà dietro di te appena farà buio”.
“Ma no.. non Soddom” – ribatté Er – “l’insetto!!!”
Il minioracolo strizzò gli occhietti e aspirò profondamente non si sa a che cosa. Era un tipo molto ambizioso, ma allo stesso tempo riservatissimo, per cui non ci è dato sapere a cosa aspirasse. Dopo poco, spalancò le braccia sotto le vesti e proclamò solennemente – “D’accordo, Merlino dei poveri, ti condurrò io stesso”.
“Voi?” – urlò il sacerdote sconvolto – “Ma siete appena arrivato. Non potete andarvene via così… senza un sostituto”.
“Ehi tu” – fece il santone, rivolgendosi all’alieno verdolone – “come ti chiami?”
“Avvitar” – rispose l’altro.
“Da dove vieni?”
“Dalla Mesopomata”
“Quanti anni hai?”
“Duecentodieci”
“Di che colore sei?”
“Verdognolo”.
“Bene” – concluse tronfio Delhi – “ecco il nuovo oracolo. E’ una forza. Vedi? Sa tutto!”
Il piccoletto si tolse lesto i paramenti di dosso e ci incastrò dentro, con non poche difficoltà di manovra, il ben più corpulento Avvitar. Quindi, puntando dritto agli occhi del gran sacerdote, gli si rivolse con fare perentorio – “Ascoltami bene, bel parrochetto di montagna. Voglio qui, entro cinque minuti esatti, un elicottero, una valigetta con un milione di euro in banconote di piccolo taglio, una decina di cerotti piccoli, considerato il taglio delle banconote, e sei o sette ragazze da sballo in tenuta da pon pon”.
“Altrimenti?”
“Altrimenti il milione diventa tre milioni e in lingotti d’oro e in più ti sradico l’albero delhi mortei con una possente scorreggia d’annata delle mie. Ti assicuro che, se la sgancio, qui per cent’anni non cresce più manco l’erba” ----- > To be continued
19:28 Scritto da strudelone in comico, demenziale, divertente, divertimento, harry potter, racconto | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: harry potter, magia, bacchetta magica, mago, racconto, divertente, comico, risate | OKNOtizie |
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venerdì, 02 marzo 2012
Auchan Eleven - 3° episodio
[Trovi i link alle prime due puntate sulla colonna destra del sito - voce "StrudyRacconti a puntate"]
Il vecchio furgone s’avvicinò furtivo all’incrocio e scivolò a passo d’uomo in direzione del centro commerciale. Alcuni degli uomini all’interno stavano in religioso silenzio; altri, mormoravano agnosticamente.
Nella mente di Nomartin O’Party, alla guida del veicolo, il piano era ben chiaro. Fissato nella mente in versione 3D super dolby surround. L’unico dubbio che l’attanagliava era se la stessa certezza cristallina abitasse le anguste menti dell’ammucchiata di brutti ceffi che gli erano toccati in sorte come soci nell’affare.
“Ci siamo quasi” – pronunciò l’uomo preoccupato rallentando – “Ragazzi, é tutto chiaro? Capito cosa fare? Come muoverci?”
“Certo capo” – annuirono gli altri, scambiando tra di loro torbide occhiate con spigole e orate puzzolenti.
“Chi di voi tiene il tempo?” – incalzò O’P.
“Ehm, il tempo? Io capo” – rispose titubante Geieffe – “dovrebbe reggere. E’ previsto nuvoloso fino alle sei, ma nessun rovescio”.
“Te ne darei io uno ben volentieri” – ribatté lesto O’P, sollevando minaccioso un braccio dallo sterzo – “ma non voglio contraddire i meteorologi, almeno per ora!”. Accostò la vettura ai bordi del marciapiede e puntando dritto gli occhi su Conad gli si rivolse con tono inquisitorio – “Ehi tu, mastrolindo? Ti vedo leggermente stralunato. Tutto chiaro?”
“Chiaro, capo” – assentì con determinazione Conad il mercenario dal sedile posteriore.
“Allora, ripeti a beneficio degli altri” – lo invitò O’P compiaciuto.
“Dicevo c-chiaro n-nel s-senso d-di… ehm, b-bianco…” – precisò l’altro balbettando – “t-t-tutto b-bianco… c-come d-dire…”.
“T-ti p-prego, n-non d-dire n-niente. E’ già terribile poterlo immaginare!” – esclamò disperato il conducente. Poi, portandosi le mani ai capelli, buttò lo sguardo oltre il finestrino verso il cielo e proseguì a bassa voce – “Mio Dio, certo che non potevi riservarmi trattamento peggiore. Avessi almeno avuto la bontà d’attendere che traghettasi dalle tue parti. No, già su questa terra dovevi punirmi!!!”
“Le dico subito di non interrogare me, capo” – si autodenunciò Toscopio, alzando le palme delle mani al cielo.
“Perché non dovrei? Che ci hai la giustificazione firmata dai genitori?” – rispose O’P sgranando gli occhi – “Hai forse aiutato tuo padre a raccogliere le olive, tua madre con le conserve dei pomodori? Ti è morta la nonna per la terza volta? Hai morso il cane?”
“No.. no, niente di tutto questo” – lo tranquillizzò Toscopio – “E’ solo che lei ci ha detto di non parlare con nessuno del piano e non sarò certo io a spifferarlo ai quattro venti”.
“E tu, Max Sfighé?” – si rivolse O’P quasi implorando all’ultimo dei mentecatti, sperando che almeno lui riuscisse a farlo ricredere – “Vuoi provarci tu a esporre il piano?”
“Capo, ma è sicuro che io ci fossi quando l’ha spiegato?” – insinuò l’altro perplesso aggrottando le folte sopracciaglia – “io, a esser sincero, non ricordo. Forse non c’ero e se c’ero…”
“Se c’eri, anche tu eri completamente scollegato, eh? Come tutti gli altri. Né più, né meno” – completò O’P in modo scomposto, a tal punto che stava per uscire fuori di strada. Arrestò la vettura accanto a una fermata degli autobus e, dopo aver tirato un respiro profondo per darsi un minimo contegno, riprese con tono pacato – “Aprite bene le orecchie. Non lo ripeterò un’altra volta. Paganini non replica! Toscopio resta in macchina, mentre gli altri entriamo da Auchan. Aspettiamo che il numero delle casse impegnate scenda a quattro, ci mascheriamo il volto e svaligiamo il supermercato. Quindi, mentre Conad ci copre le spalle, ci allontaniamo verso il furgone. Toscopio è già in moto e scappiamo via sgommando, felicemente ricchi. Ok?”
“Solo una domanda” – disse Max Sfighè, sollevando l’indice della mano come a prenotarsi – “io mi sono perso a Paganini. Ma chi cazzo è ‘sto Paganini, il sesto uomo?”
“Io ne avrei un’altra, capo” – s’inserì Conad, mentre O’P diventava paonazzo in volto – “non sarebbe meglio se ci vestissimo pesanti sin da subito. Mi sembra un’inutile perdita di tempo andarvi a coprire le spalle, giusto quando dobbiamo pensare a scappare”.
“E io” – completò l’opera Toscopio, quando O’P già sbavava furente dall’ira – “quand’è che scendo dalla macchina e passo in moto? Devo aspettare un segnale convenzionale? Cos’è, uno schiocco di dita, un fischio…”
“Magari una pernacchia” – completò O’P con gli occhi iniettati di sangue.
“Bene!” – s’inserì tronfio Geieffe – “Mi sa che ci siamo, capo. Ora è chiaro che tutti hanno capito il piano. Spero che vorrà complimentarsi con me per l’ottima selezione dei collaboratori”.
“Se questa è l’ottima selezione, non oso neanche lontanamente immaginare come fossero gli altri che sono stati scartati” – commentò mestamente O’P – “D’accordo, passiamo all’azione e speriamo che la pratica vada meglio della teoria. Avete portato le calze?”
“Calze?!?” – ripeté perplesso Conad – “mica è la befana?”
“Io non le porto le calze” – obiettò Max Sfighé – “ho fatto voto di povertà e vado in giro a piedi nudi”.
“Io ho i pantacollant. E’ uguale?” – completò Toscopio – “Tengono molto più caldo e non se ne calano quando si smoscia l’elastico. Perché l’elastico prima o poi si slarga e, sapete, non è bello girare per le str…”.
“Porcaccia la miseriaccia!!!” – sbroccò O’Party come un’erinni – “Non m’importa che cazzo ci facciate con le calze, se ve le portiate davvero addosso o ve le tatuiate o ve le dipingiate a pelle fino al polpaccio o fin sopra il ginocchio. Voglio che noi tutti, una volta dentro Auchan, ci copriamo il volto con qualche cazzo di cosa, in modo da non poterci riconoscere”.
“Mi sembra una cosa inutile coprirci dopo che ci siamo già visti in faccia” – obiettò Conad – “bisognava farlo prima”.
“Già” – aggiunse Max Sfighé – “chiaro che ci riconosciamo comunque. Che ci copriamo a fare?”
“Ma perché non dobbiamo poterci riconoscere?” – completò l’opera Toscopio – “Cos’è, un elemento di difficultizzazione?”
O’Party strinse forte i pugni per la rabbia fino a farli scricchiolare pericolosamente e solo a malapena riuscì a reprimere la forte pulsione di far fuori l’intero gruppo di scellerati. Aveva capito che per ora non aveva scelta, se voleva mettere a segno il colpo. Doveva accontentarsi di quel poco che aveva a disposizione e far buon viso a cattivo gioco. Poteva solo sperare in cuor suo che quel misero scrittore sfigatello di Andrea Fiore prima o poi riuscisse a vendere il copyright di Auchan Eleven a qualche altro autore con un budget cerebrale più consistente che gli permettesse in piena scioltezza di pensare a personaggi e scrivere storie che non puzzassero così palesemente di merda.
“Capo, avete detto Auchan?” – riprese Toscopio con tono incerto – “ma perché Auchan?”
“Già, perché Auchan?” – insistette Max – “Qui c’è di meglio!”
“Insomma, basta con questa storia. M’avete scocciato! Ci sarà pure di meglio, ma per me è già tanto se svaligiamo Auchan! – li rintuzzò lesto O’P – “Al mio tre scendiamo dall’auto, tutti tranne Toscopio che ci rimane a motore acceso. Entriamo da Auchan e facciamo quel che dev’esser fatto e giuro che, se ce la facciamo, vado scalzo al santuario fin sopra alla montagna e accendo una confettura a Santa Rosa!!!” -------- > To be continued
18:13 Scritto da strudelone in auchan, cinema e tv, clooney, comico, creatività, demenziale, divertente, divertimento, ocean, ocean eleven, racconto, rapina, thriller | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: clooney, ocean eleven, ocean, auchan, rapina, racconto, risate, comico, demenziale | OKNOtizie |
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martedì, 28 febbraio 2012
Co 'sta sfiga... (Vignetta di Andrea Fiore)
20:50 Scritto da strudelone in costa, costa allegra, costa crociere, creatività, demenziale, divertente, divertimento, mare, vacanze, vignetta | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: costa crociere, costa allegra, mare, vignetta, risate, divertente, demenziale | OKNOtizie |
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venerdì, 23 dicembre 2011
Un Natale elettrizzante!!! - Auguri da Andrea Fiore
19:40 Scritto da strudelone in babbo natale, comico, divertente, divertimento, feste, festività, libri, vacanze | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: babbo natale, natale, feste, risate, auguri, doni, regali, andrea fiore | OKNOtizie |
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mercoledì, 07 dicembre 2011
B.B.B. Babbo Natale Offresi ora puoi anche ascoltarlo!!!
Grazie a Narralibri il mio racconto di Natale ora può essere anche ascoltato :O)
Quel giorno Demis era al settimo cielo. Appena uscito dall’edificio della Hi-Robotics & co. ltd. con il plauso dell’intero consiglio d’amministrazione e un assegno fumante a più zeri per la sua strabiliante invenzione, era certo che avrebbe cambiato il mondo e si crogiolava in quella certezza con un sorrisetto trasognato. Percorreva il marciapiede della 22^ avenue e tutto intorno a lui ora sembrava più bello rispetto a poche ore prima. Riusciva persino a intravedere le verdi foglioline degli alberi seriamente compromessi dallo smog cittadino ai bordi del viale e a scorgere l’azzurro chiaro del cielo, al di là della cappa grigia che gli aleggiava a mezz’aria sulla testa. Era sceso tronfio giù per strada, saltando i gradini tre alla volta, con l’assegno ancora in mano e lo teneva adorante come si fa con una reliquia. Lo fissava con gli occhietti inumiditi dalla forte gioia, lo annusava e provava a immaginare quante di quelle cose, che aveva da sempre desiderato, ci avrebbe finalmente potuto fare. E fu così che, in tale inebriante stato di divina grazia, con la testa tra le nuvole, svoltò l’angolo della via a una velocità tale da non riuscire a schivare il grassoccio vecchietto che si ritrovò dinanzi tra capo e collo.
“Stai attento ragazzo, ma dove hai la testa?!?” – lo rimbrottò l’anziano signore, finito rovinosamente a gambe all’aria sul selciato – “a momenti mi mandavi al creatore!”
“Ops.. vi chiedo perdono” – rispose mortificato Demis – “ero euforico e pensavo a tante di quelle cose..”
“Alla velocità no però, eh?” – replicò l’altro, mentre scricchiolando in varie parti del colpo, tentava di tirarsi su da terra – “andavi come uno shuttle, porca boia!!!”
“Coraggio, vi aiuto a rialzarvi” – si offrì premuroso il giovane.
Demis, dopo che il vecchio fu di nuovo in piedi e fu certo che non avesse nulla di rotto, ma solo qualche ammaccatura di lieve entità disseminata alla rinfusa, accennò a un rapido saluto e si girò lesto per andar via. Si bloccò però subito all’istante, come se fosse stato attraversato lungo il corpo da un laser tagliente. Ruotò quindi lentamente la testa indietro per guardare ancora l’anziano signore. L’osservò meglio, con molta attenzione, scandagliandolo da capo a piedi e poi, con un filo di voce appena, provò ad azzardare - “ma voi.. ehm, intendevo dire, tu.. tu sei..”
“Esatto, io sono” – rispose il vecchio – “e se sono ancora, non è certo per merito tuo, ma per pura casualità. C’e mancato poco che non fossi più!”
“Ma certo, che stupido! Corrisponde proprio tutto: il vestito rosso col cigno bianco ai bordi, stivali e fibbia neri, cappello rosso e folta barba bianca. Tu sei Babbo..”
“..Natale” – completò prontamente l’anziano signore con una smorfia di disappunto sulle labbra – “e ora che lo sai, ti prego, vuoi lasciami in pace?”
“No che non ti lascio in pace, caro mio” – ribatté Demis – “ci ho messo anni a sperare di vederti; anche solo scorgerti per pochi istanti. La notte della vigilia di Natale, lasciavo sempre la mia letterina sul tappeto del salotto e m’appostavo dietro una grande poltrona in religiosa e paziente attesa, avvolto in uno di quegli orribili plaid, tipo kilt scozzese. E ogni anno, sistematicamente, passavano i minuti, le ore e poi le palpebre lentamente, prima l’una poi l’altra, s’abbassavano e venivo inesorabilmente sopraffatto dal sonno. Così, quando mi svegliavo il mattino seguente, il tappeto era pieno zeppo di regali, ma io avevo l’amaro in bocca, perché per l’ennesima volta mi eri sfuggito.. puff, passato come una meteora e svanito nel nulla!”
“Avevi però i regali..”
“Già, ma non te” – rispose il ragazzo con un pizzico di mestizia. Poi aggiunse visibilmente incuriosito – “ma dimmi piuttosto; perché sei così triste?”
“Triste? Mi vedi triste? S’è mai visto un Babbo Natale triste?”
“Direi che oggi è la prima volta che lo si può vedere” – sorrise Demis benevolmente.
“E’ una storia lunga e noiosa, ragazzo mio, non credo che possa interessarti”.
“Lascia che sia io a decidere. Tu pensa solo a raccontarmela”.
“Se proprio insisti” – sospirò profondamente il vecchio a occhi chiusi – “dunque, devi sapere che io ho un capo, di cui non posso farti il nome. E’ lui che dirige e coordina tutte le attività di smistamento dei doni, gadget e affini per le varie festività dell’anno e proprio ieri mi ha convocato per stamattina nel suo ufficio. E’ appena il 15 di ottobre, mi sono detto, cosa potrà volere da me. Probabilmente quest’anno vorrà fare le cose meglio, organizzare nel vero senso del termine, insomma ‘in grande’, come si faceva tanto tempo fa. Così, sono andato fiducioso e motivato a dare il meglio di me”.
“Mi sembra una cosa fantastica!”
“Al tempo, ragazzo, al tempo!” – lo bloccò Babbo Natale – “ho solo detto che pensavo che volesse strafare, non che poi le cose siano realmente andate così. Anzi!”
“Cosa intendi dire?”
“Mi sono presentato stamattina puntuale e lui era sorridente e affabile come sempre. Mi ha fatto accomodare e dopo aver dato un’ultima occhiata al giornale che stava sfogliando, ha commentato in particolare una notizia che parlava di crisi, di recessione, di disoccupazione, insomma una vera calamità. A quel punto, mi ha detto che in una situazione del genere i costi per gli eventi erano diventati insostenibili, che il budget si era tra l’altro ridotto e che tutti noi avremmo dovuto fare un sacrificio per superare questo terribile momento”.
“E tu cos’hai risposto?”
“Gli ho chiesto cosa avesse pensato per sé, dichiarandomi pronto a fare altrettanto anch’io”.
“E lui?”
“Mi ha risposto che per sé, se del caso, ci avrebbe pensato dopo e che invece ora la prima cosa da fare era gestire subito i sottoposti in modo più efficiente. In altri termini, la sua idea è mettersi subito al passo coi tempi e ridurre, un po’ come tutte le aziende, i costi del personale con gli ammortizzatori sociali o forme diverse di lavoro”.
“Ammortizzatori?”
“Sì, non ci crederai, la cassa integrazione anche per figure storiche e istituzionali come la mia!”
“Comunque, in tutta sincerità, non credo che tu corra seri rischi” – osservò il ragazzo – “considerata la tua età, dovresti essere l’ultimo in graduatoria nella lista dei cassintegrati”.
“E invece no. Sorpresa!” – sbottò il vecchio – “sono il primo in assoluto e incontestabile. In graduatoria siamo due in totale, io e quella vecchiaccia odiosa della Befana e lei è di poco più anziana di me!”
“Questa sì che è sfiga, amico mio. Sfigaccia nera, bella e buona!” – concluse corrucciato Demis – “avevi però parlato di altre forme alternative di lavoro?”
“Sì” – confermò Babbo Natale – “in alternativa, ci sarebbe il job sharing. Per questo il capo mi ha convocato in forte anticipo il 15 ottobre. Si tratterebbe di una distribuzione dei compiti tra me e la Befana per Halloween, Natale e l’Epifania, in modo da assicurare in due la prestazione di uno per le tre ricorrenze, ovviamente pagati metà ciascuno”.
“E’ un incubo!” – inorridì il ragazzo.
“Magari lo fosse. Purtroppo, navighiamo a vista nel mare agitato della più bieca realtà!”
“E non credo che le cose miglioreranno, sai?” – aggiunse dispiaciuto Demis – “vedi quest’assegno? L’ho appena avuto per la cessione di un brevetto alla fabbrica di distributori automatici dietro l’angolo dal quale, svoltando ad alta velocità, poc’anzi ti ho tranvato. E’ un marchingegno self service che, interfacciandosi con anagrafe, casellario giudiziale e archivi vaticani, può decretare con assoluta precisione la tipologia di benefit cui ciascun ragazzino potrà accedre. Mi spiace dovertelo dire, ma credo che, con l’arietta che tira, di qui a poco, sia tu che la Befana resterete senza lavoro”.
“La bontà giudicata da una fredda macchina che fa aridi confronti?!?” – esclamò disperato Babbo Natale – “di questo passo dove arriveremo?”
“Magari a un confessionale computerizzato a gettoni” – provò a ironizzare Demis – “che, con una minima offerta libera, ti spara una raffica di preghiere da dire per penitenza, lunga in proporzione ponderata ai peccati che hai appena confessato a un avveniristico quanto asettico microfono criptato”.
Trascorsero alcuni minuti in un imbarazzante silenzio, senza che Demis riuscisse a trovare le parole per confortare quel povero vecchio affranto, che gocciolava lacrime a oltranza. In cuor suo, il ragazzo avrebbe voluto scusarsi dell’invenzione, per aver creduto che potesse rivoluzionare il mondo e migliorarlo, per non avere compreso in tempo l’inquietante visione meccanicistica dell’universo che stava ormai dilagando irrimediabilmente tra gli uomini. A un tratto, però, sopraggiunse un bimbo in calzoncini corti, dagli occhietti vispi e i capelli rosso rame. Poteva avere sì e no cinque anni e i suoi occhi brillarono d’intensa gioia, come diamanti sapientemente intagliati, quando intravide e riconobbe la tonda sagoma.
“Evviva!” – urlò il bambino euforico – “è lui. È Babbo Nataleeee.. che sballoooo!!!”
“Ti adora” – sorrise Demis alla volta del vecchio – “vedi? Tutti i bambini di questo mondo ti adorano e non solo loro..”
“Bé” – rispose Babbo Natale, stringendo le spalle – “allora sarà meglio che mi affretti a fare il mio lavoro in job sharing con la Befana, prima che me lo porti via la tua macchina della malora! Compatto tutte le domande in una e formulo l’‘all in one question’ al ragazzetto: <<Cosa vuoi bel bambino: carbone, regalino, dolcetto o scherzetto?>>”
“Nulla di tutto questo” - rispose il piccolo, spiazzando all’istante i grandi – “non voglio un bel nulla. Niente di niente. Mi basta poterti vedere e abbracciare, Babbo mio bello. Sapere che ci sei e che ci sarai sempre nel mio cuore, nella mia mente e nei ricordi dei miei genitori e dei miei nonni”.
“Grazie bambino” – sorrise il vecchio visibilmente commosso, abbracciando amorevolmente il ragazzino – “ci son cose che una macchina non può dare, come questo abbraccio stracolmo d’amore. E se anche potesse, da lei non le vorresti”.
Lo stesso giorno Babbo Natale rassegnò le dimissioni al suo capo e si mise in proprio. Libero professionista, freelance! Appariva ogni anno alla mezzanotte in punto del 24 dicembre e portava pace e serenità al mondo intero con la sua folta barba bianca e un sorriso dolce e rassicurante ben collocato al centro di due belle guanciotte gonfie e rubiconde. Nessun dono con sé, né punizioni. Per questo si limitava a riviare con sufficienza a una macchinetta automatica che sarebbe apparsa di lì a poco sui tetti delle case per calarsi dai camini. Lui portava solo amore, amore e tanta pace e una forte speranza che la frenesia della riduzione dei costi ‘a tutti i costi’ e il ricorso bovino al meccanismo dei tagli del personale a favore dell’asettico ‘fast e furious automatizzato’, non conducesse al punto del non ritorno: l’eutanasia dell’anima.
20:45 Scritto da strudelone | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: babbo natale, buone fesgte, auguri, regali, favola, racconto, comico, risate, demenziale | OKNOtizie |
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sabato, 03 dicembre 2011
Andrea Fiore alla Fiera del Libro di Morlupo con L'elettricista!
Vi aspetto alla Fiera del Libro di Morlupo col mio semi-serial thriller L'elettricista suona sempre 220 volt sabato 10 dicembre alle ore 17:30.
Ci divertiremo un mondoooo :O)
Andrea Fiore e L'elettricista suona sempre 220 volt alla XIX Fiera del Libro - 3-18 dicembre 2011 - Centro Polivalente, Piazza Diaz 23 - Morlupo (RM)
14:31 Scritto da strudelone | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: andrea fiore, l'elettricista suona sempre 220 volt, libri, giallo, noir, poliziesco, risate, comico, thriller, semi-serial trhriller, omicidio, assassinio, morlupo, albatros, gruppo albatros | OKNOtizie |
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Andrea Fiore e L'elettricista a Più Libri Più Liberi Roma (7-11 dicembre 2011)
Vi aspetto tutti alla decima edizione de “Più libri più liberi”, la Fiera Nazionale delle Media e Piccola Editoria, che si svolgerà a Roma da mercoledì 7 a domenica 11 dicembre 2011, presso il Palazzo dei Congressi dell'Eur.
Ci sarò anch’io e il mio semi-serial thriller “L’elettricista suona sempre 220 volt”. Che ne dite, non è una bella occasione per incontrarci e per fare ai vostri amici un divertente regalo di Natale?
L'edizione 2011 si svolgerà con i seguenti orari:
mercoledì 7 dicembre ore 10 - 21
giovedì 8 dicembre ore 10 - 20
venerdì 9 dicembre ore 10 - 20
sabato 10 dicembre ore 10 – 21
domenica 11 dicembre ore 10 – 20
Lo stand del Gruppo Albatros si trova al piano terra (A22) e al primo piano (T09) del Palazzo dei Congressi – Piazzale Kennedy, n. 1
A presto, Andrea :O)
14:21 Scritto da strudelone | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: andrea fiore, più libri più liberi, l'elettricista suona sempre 220 volt, semi-serila thriller, thriller, noir, giallo, demenziale, risate, comico, divertente, libri | OKNOtizie |
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giovedì, 03 novembre 2011
'Alla ricerca dell'Acca perduta' di Andrea Fiore diventa un audio-racconto!
Grazie agli Amici di Narralibri e alla stupenda voce di Chiara Sparacio, la mia fiaba per bambini e non "Alla ricerca dell'Acca perduta" è ora un audio-racconto!!!
Clicca sull'icona per ascoltare. Buon divertimento, Andrea :O)
19:34 Scritto da strudelone in acca, amore, andrea fiore, arca, arca perduta, avventura, bambini, comico, creatività, demenziale, divertente, divertimento, favola, fiaba, gioco, gnomi, libri, libri e fumetti, racconto | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: fiaba, racconto, bambini, favola, risate, demenziale, divertente, ragazzi, re, principe, felici, arca, arca perduta | OKNOtizie |
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martedì, 18 ottobre 2011
Alla ricerca dell'acca perduta - 3 p.ta
Racconto di Andrea Fiore per bambini piccoli, grandi ed extra-grandi, dedicato agli stupendi ragazzini di una 5^ elementare di qualche anno fa.
Disegni di Carla Federico e Alessandro Lo Me
La vita scorreva a corte monotona e lenta e sembrava essere una di quelle giornatacce grigie in cui fuori piove e la noia ti monta addosso come panna acida.. la regina buona se ne stava adagiata sul trono a far parole crociate ed il re saputello le stava accanto come accasciato, massacrato dall’accidia.
“Uccide se ti prende e dura troppo..” – lesse la regina Pack dalle definizioni – “orizzontale di quattro lettere.. uhm.. che noia le parole crociate!! Che pessima invenzione!!”
“Ti sei già data la risposta, Regi” – fece il re accompagnando alle parole uno sbadiglio cinemascope stile Paramount Pictures. “la risposta è proprio noia”
“Bah!!” – fece l’altra. Poi proseguì – “questa è di quattro lettere verticale.. in mezzo a noialtri.. che può mai esserci in mezzo a noialtri.. Niente.. non c’è e non c’è mai stato niente.. ma niente non è di quattro, bensì di cinque lettere.. una in piùùùùù… Uffaaaa!!
“In mezzo a noialtri di quattro lettere… verticale?” – chiese il re con un’aria di sufficienza che avrebbe indispettito anche la persona più mite mai esistita sulla faccia di mille universi. – “la risposta non può che essere ‘ialt’’… è questo che, di quattro lettere, sta in mezzo a ‘noialtri’”
“Visto che sei così bravo..” – continuò Pack – “risolvimi questa: ci mandi la gente saccente ed impicciona.. nove lettere"
“Semplice” – fece Domo – “la risposta è ‘quel paese’.
"Risposta esatta..” – annuì la regina – “e come premio ti ci mando io, fastidiosissimo essere saccente ed impiccione!!”
Proprio in quell’istante si spalancarono le porte del salone regale ed entrò un uomo trafelato.. era il corriere del mio sire che portava le ultime notizie della sera…
“Mio sire” fece rivolgendosi al re, poi voltandosi verso la regina “mia sira…”
“Seeee.. buona sira!!!” – fece contrariata la sovrana – “bando a questi inutili convenevoli, tra l’altro pieni zeppi d’errori da matitone blu!! Quali nuove portate?!?”
“Vostro figlio” – esclamò il corriere col fiato che gli moriva in gola – “E’ stato catturato dalla Maga Brut ed ora rischia grosso, lui, Cartaforn ed Allumin”
“Diamine” – ruggì il re – “come sono andati a cacciarsi in una situazione siffatta. Ho sempre detto di non oltrepassare il muro delle fate..
“L’hanno oltrepassato, eccome!!” – disse l’altro compenetrandosi ancor di più nei panni dell’ambasciatore porta sfiga patentato.
“Bisogna convocare immediatamente il superconsiglio della Champions League..” – ordinò il Re – “non c’è un solo attimo da perdere!!”
* * *
“Bene, bene, bene” – pronunciò di spalle la buia sagoma di vecchia con un cappellaccio nero a punta, mentre faceva roteare il pesante mestolo di legno nel grande calderone pieno zeppo di liquame di origine tutt’altro che controllata – “non ho ancora deciso che farò di voi, ragazzi miei.. mi piacerebbe trasformarvi in ranocchi, ma manca qualche ingrediente e poi odio quel continuo gracchiare.. piantine, ecco cosa.. silenziose piantine dalle foglioline verdi.. non sarebbe male, ma poi chi vi annaffia?!? No.. no.. no.. ma perché siete arrivati sin qui.. ma chi vi ci ha mandati.. mi state complicando enormemente la vita!!!”
13:20 Scritto da strudelone | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: arca, predatori, arca perduta, acca, ricerca, gnomi, fate, fiabe, risate, bambini, comico, demenziale, virgilio | OKNOtizie |
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venerdì, 14 ottobre 2011
Grazie infinite agli Amici di Business People!!!
16:54 Scritto da strudelone in comico, demenziale, divertente, divertimento, killer, libri, libri e fumetti, noir, novità, omicida, omicidio, serial killer, thriller | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: business people, andrea fiore, elettricista, libri, giallo, demenziale, thriller, semi-serial thriller, risate, comico, noir, romanzi, racconti, scrittori, esordienti | OKNOtizie |
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domenica, 02 ottobre 2011
Due rette parallele
Dick era segretamente innamorato di Mary e Mary lo era di Dick. Il ragazzetto, sebbene avesse solo sette anni, avrebbe superato impavido montagne, scavato tunnel profondissimi, attraversato tre volte la manica a nuoto per lei e lei avrebbe volentieri rinunciato a un irresistibile tiramisù con decaffeinato pieno zeppo di pezzettoni tondi tondi e spessi di cioccolato fondente per lui. Tutto questo e altro ancora avrebbero fatto, sfidato intrepidi le leggi della natura, rinunciato senza una sola lacrima a un’ora col tuo campione preferito di football o col tuo attore super sexy, pur di scambiarsi un unico piccolo tenero bacio. L’unica cosa che però avrebbero dovuto fare, cioè parlare o agire d’impulso, questo no! Questo mai!
Dick era timido da agogna e pubblico ludibrio e Mary non gli era da meno. Abbassava il capo fin sotto la punta delle scarpe, solo che intravedeva in lontananza la sagoma del ragazzo e lo rialzava solo quando era più che certa che lui se ne fosse andato via definitivamente. Così, si guardavano di sottecchi, con la coda dell’occhio e approfittando l’uno d’un attimo di distrazione dell’altro, senza che nessuno dei due si fosse mai accorto d’essere osservato dall’altro.
Nei cinque anni delle elementari non si erano mai scambiati una parola, neanche per pura casualità. Neanche quella volta ch’erano rimasti rinchiusi in ascensore per più di un’ora. Sapevano l’uno della presenza dell’altro, ma avevano continuato a voltarsi le spalle, allo stesso modo che se fossero soli e Mary aveva addirittura sbuffato, lamentandosi che non ci fosse qualcuno con cui quantomeno chiacchierare nell’attesa d’esser liberati.
Eppure Dick stravedeva per Mary, anche alle medie, il suo diario era pieno di disegnini che la raffiguravano in tutte le pose possibili e inimmaginabili. Sdraiata sul letto o in riva al mare coi capelli soavemente accarezzati dal vento o in moto, stretta stretta, felicemente avvinghiata ai suoi fianchi. Mi fai il solleticoooo!, urlava lui divertito dentro la nuvoletta del disegno, mentre quasi perdeva il controllo del mezzo Mi farai morire prima o poi, mio dolce e diabolico tesoro!
Ma anche Mary non aveva ormai più spazi liberi tra le pagine del suo diario. I ‘Mary e Dick’ affioravano dappertutto come funghi selvaggi, come lo sbuffo impetuoso d’una balena in corsa e, solo aguzzando gli occhi e con molta fatica, avresti potuto scorgere nei buchetti infinitesimamente piccoli, rimasti casualmente liberi, gli appunti per il giorno dopo dettati dai prof. Non aveva spazio Mary nel suo diario per quelle cazzate!
I due crebbero. Dalle medie passarono alle superiori. La sorte li volle addirittura nella stessa classe e compagni di banco. Ma mai una parola, mai un fiato, mai un messaggio ancorché cifrato. Nessun contatto! Passarono insieme cinque anni della loro esistenza. Organizzarono feste, rave, gite e scampagnate, nelle quali coinvolsero amici di tutti i tipi, razze, credo politico e fede religiosa, ma mai un invito diretto tra loro, mai un sorriso compiaciuto, perché l’altro fosse venuto.
Dick giocava nella squadra di basket della scuola e Mary pensò bene di entrare nel gruppo delle ragazze pon-pon. Poi, lei decise di darsi all’arte e prese a recitare nel piccolo teatro vicino casa e lui, ch’era più o meno un cane, fece in modo di farsi prendere come comparsa. Così, a metà della rappresentazione, lei, comodamente seduta su un morbido sofà, dialogava in un grande salotto signorile con un’altra allegra cortigiana e lui, cameriere impettito, le versava silenzioso da bere un caldo tè, curandosi bene di non incrociare minimamente gli occhi della ragazza.
Ed anche le vacanze estive le passarono sistematicamente nello stesso villaggio, dove costringevano genitori sempre più contrariati e paranoici a portarli con pipponi paranoici che iniziavano sin dai primi giorni dell’anno. Anche lì, in quel piccolo ritaglio di paradiso, tra palme tropicali, acqua limpida e frutta fresca di stagione, fingevano però d’ignorarsi. Partecipavano ai giochi in piscina come avversari, s’iscrivevano a squadre antagoniste di caccia al tesoro e quando lui andava in discoteca, lei optava per il cinema all’aperto, anche se buttava sempre un’occhiatina alla platea per capire a che punto fosse la proiezione e lei non vedeva l’ora che il film finisse per sbirciare in pista e verificare che Dick non fosse stato catturato da qualche esemplare ingrifato di femmina vacanziera.
La mattina di qualche anno dopo lei attraversò la soglia della chiesa vestita di bianco con un mazzo stupendo e odoroso di fiori d’arancio. Era bellissima, la donna dei suoi sogni e al braccio di suo padre si avvicinava all’altare. Dick era emozionatissimo mentre vedeva la ragazza ormai donna scostare il velo dagli occhi e mostrare il suo viso pallido solcato da due rossi accesi sulle gote infuocate. Era la donna della sua vita e veniva verso l’altare. Girò le spalle e senza batter ciglio svanì tra i banchi della chiesa, mentre l’organo suonava a festa e gli invitati applaudivano l’abbraccio della sposa al fidanzato e futuro marito. Così Mary sposò Matt, uno dei tanti uomini che era riuscita a guardare in faccia e a scrutare negli occhi. Non sapeva ancora se provava amore per lui o cos’altro, ma pronunciò quel Sì pensando a Dick.
Dick comunque non si era dato per vinto. Di lì a poco sposò una ricca signora di almeno vent’anni più grande di lui e si premurò a farci dei figli non tanto per la nonb giovane età della donna, quanto piuttosto per mettere al mondo dei figli coetanei di quelli di Mary.
Così i loro figli frequentarono lo stesso asilo, le stesse scuole, la stessa chiesa, lo stesso catechista, lo stesso prete, gli stessi amici, la stessa discoteca, gli stessi cinema. E ad accompagnarli andavano Dick e Mary. Li lasciavano e li prendevano agli stessi orari, senza mai salutarsi, come fossero estranei.
Fu sempre così per anni, fino a una triste mattina d’un inverno forse un po’ troppo freddo di parecchio tempo dopo. Dick era disteso come una lastra di marmo dentro una bara. Quattro ceri ai lati e i parenti in lacrime attorno. Aveva ormai novantacinque anni e il suo povero cuore aveva ceduto alle complicazioni d’una stupida influenza. A un tratto i presenti cessarono tutti insieme di bisbigliare. Qualcosa era cambiato tra le quattro pareti della stanza. Sulla porta c’era Mary. Era come un’antica icona medievale, sembrava un miraggio. I suoi occhi erano spenti e le labbra tradivano una smorfia di dolore. Si avvicinò a Dick, lo sfiorò appena con la punta delle dita e mormorò Credo d’essermi sbagliata. Voltò le spalle a Dick e svanì per sempre.
I due, per loro volontà espressa in testamento, riposano oggi l’uno accanto all’altro nel vecchio cimitero del paese, in una piccola tomba, teneramente cullata dal dolce fruscio dei rami ondulati d’un avvolgente salice. Nelle foto però si danno le spalle e sulla lapide c’è scritto “Ma questo qui accanto, chi cazzo è?”
13:15 Scritto da strudelone in amore, andrea fiore, comico, coppia, creatività, demenziale, divertente, divertimento, incontri, innamorati, libri, racconto, sogni, vita di coppia | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala | Tag: timidezza, rette parallele, geometria, libri, racconti, umorismo, risate, comico, coppia, innamoramento, amore, andrea fiore | OKNOtizie |
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