martedì, 18 settembre 2012

Boia Dumond Lader - La tutina superpoterica

[Link alla prima puntata]

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“Dove mi stai portando?” – chiese sempre più incuriosito Boia Dumond allo strano tizio, che lo guidava attraverso i bui corridoi di un palazzo del 1100 – “E quella bestia leopardata che scuote la testa minacciosa?!?”

 

“Non temere” – rispose l’altro – “è un pupetto del 1100. Andava di moda all’epoca, insieme alle code di volpi che fluttuavano nell’aria, appese allo specchietto retrovisore”.

 

 “Boati? Da dove provengono?”

 

“Non sono boati, ma bottoni. stiamo per entrare nella stanza dei bottoni. Faresti bene a tapparti le orecchie; a volte sono talmente forti che spaccano i timpani”.

 

“Che mi frega dei timpani? Mica suono, io!” – bofonchiò Boia contrariato.

 

“Dopo questa ne ho la certezza matematica” – annuì soddisfatto l’altro, mentre apriva una porta scricchiolante e lo invitava ad accedere e ad accomodarsi su una seggiola – “tu sei davvero l’uomo giusto, amico”.

 

Passarono alcuni attimi in silenzio. L’uomo misterioso era entrato in uno stato di catalessi nel quale Boia non poteva seguirlo, perché privo di valido passaporto. Poi, finalmente, il tizio dischiuse una cassettina che s’era portata dietro fino ad allora e, con tono solenne, chiese - “Che ne pensi di questi?”

 

“Di certo questi bottoni sono meno rumorosi degli altri” – rispose il tozzo ex commesso, agitando al cielo i corti braccini e dipanando un apprezzabile puzzo di fogna ascellare.

 

“Quali preferisci?” – proseguì il tizio – “Ce ne stanno di tutte le misure e di colori ne trovi quanti ne vuoi”

 

“Che ci faccio coi bottoni di varia misura, peso, colore, credo politico, sesso e religione?”

 

Il tetro interlocutore si diresse lentamente verso una vecchia credenza cui ormai non credeva più nessuno; aprì con un po’ di fatica uno dei cassetti e ne trasse fuori una tutina impolverata di colore giallo vomito metallizzato a squame mesozoiche. La scosse ben bene e, quando fu quasi certo d’avere sparso per aria due milioni almeno dei cento miliardi di migliaia di acari che la popolavano da anni, tanto che ne vantavano ben donde pro-quota la proprietà, in base all’istituto giuridico dell’usucapione, fece per porla al piccolo ometto grasso e tarchiato, che, però, si ritrasse d’istinto disgustato.

 

“Perché ti ritrai?”

 

“Lo faccio sempre quando mi schifo” – rispose Boia – “vedi? Qui è quando mi sono ritratto tra il pubblico del festival di Sanremo, qui ero dalla De Filippi; è stato terribile! Qua stavo leggendo della riforma pensionistica; noterai la mano mossa. Qui sono al Mac e…”

 

“Sei bravo, disegni bene” – si congratulò l’uomo, tagliando corto – “ora però riprenditi”.

 

“Non posso. Solo ritratti. Mai avuto i soldi per una videocamera”

 

“Riprenditi almeno la tuta da terra; sarà piena di polvere”

 

“La caduta non può che averla migliorata, credimi” – commentò Boia nauseabondo tra uno starnuto e l’altro, sollevando il tristo indumento da terra e tenendolo sospeso a mezz’aria con la punta delle dita. Indi, esclamò stizzito –“Insomma, continuo a non capire, stiamo mettendo su una sfilata di moda?”

 

“Mettiamo su il più grande spettacolo del mondo, mio piccolo becero commessucolo de noantri” – fece l’altro con un sorriso sinistro, dal momento che era mancino - “La sfida del secolo: Boia Dumond Lader, ovvero l’antitesi pura del supereroe vincente sapientemente rettificato, contro Hercul Bottom, ossia, il supereroe vincente. E’ un pericoloso criminale al quale va sempre bene, perché il culo l’assiste. Costantemente. Ha un culo enorme, che non fa mai cilecca; un culo instancabile, che fa i turni diurni e notturni. Non riposa mai. Mai un’ora di pemesso, mai una malattia, mai una defaillance, mai uno sciopero. Quel bastardo di un culo è sempre lì, pronto a tirarlo fuori d’impaccio!”

 

“Beato lui; il mio c’è solo quando…” – soggiunse Boia soprappensiero.

 

“Quando?” – incalzò l’altro.

 

“No, niente” – tagliò corto Dumond – “del resto, non è neanche vero. Spesso mi lascia a secco anche in quei momenti: soffro di stitichezza!”

 

L’uomo misterioso non poté fare a meno di dare uno sguardo di sbieco, fortemente intriso di pietà, a quel reietto che gli stava davanti accasciato mollemente sulla sedia. Uno sfigato puro: anche stitico. E che cazzo!”

 

“Perché ce l’hai con Er Culo?” – riprese Boia, infrangendo i foschi pensieri dell’altro.

 

“Io soltanto ce l’ho con lui? Noi tutti della Criminalpolli lo odiamo, dal profondo del cuore!!! Ci ha reso ridicoli con le sue rapine, che si concludono sempre rocambolescamente bene. Ma ora abbiamo finalmente l’arma giusta!”

 

“Ehm… io?!?” – fiatò appena Boia.

 

“Esatto, tu, piccolo ex commesso sfigatissimo spiegazzaabiti della malora! Ti abbiamo selezionato tra più di diecimila profili compatibili e sei risultato quello giusto. Al mille per mille!”

 

“Tra più di diecimila concorrenti? E sono venuto fuori io al mille per mille?” – ripeté Boia convulsamente.

 

“Esatto!”

 

“Sfiga di mer.. mi hai convinto, sono proprio l’uomo giusto!!!”. Detto ciò, Boia si lasciò andare all’indietro a peso morto sulla spalliera della sedia, che cedette miseramente e in pochi istanti fu sdraiato dolorante sul duro pavimento. Ancora una dura riprova della drammatica correttezza della selezione della Criminalpolli. 

 

“E’ chiaro che non sei ancora pronto!” – esclamò l’agente – “occorre prima procedere alla rettifica”.

 

“E’ la seconda volta che ne parli” – l’interruppe Boia preoccupato – “che intendi dire con “rettifica”, amico?”.

 

“Al tempo” – tagliò corto l’altro – “scegli i bottoni da applicare alla tuta e, quando l’indosserai, avrai finalmente i superpoteri e capirai!”.

 

“Mi sento tanto un vespino cinquanta da taroccare coi pezzi Polini primavera…” – sospirò Boia – “ok, scelgo i bottoni marroncini; no, non quelli, gli altri; quelli a destra, non so descrivere la tonalità, ma..”

 

“Marroncino “feci”” – precisò il tetro poliziotto con una smorfia di disgusto.

 

“Ecco, benissimo” – chiosò Dumond – “il marroncino “feci” va giù che è ‘na meraviglia sul giallo vomito metallizzato a squame mesozoiche della tuta!”

 

“Con i superpoteri” – continuò l’individuo mentre cuciva i bottoni – “sarai all’altezza di Bottom. Ti verrà un culo da paura” – Staccò il filo dell’ultimo bottone, soffocò a fatica in bocca una bestemmiuccia sgorgata dal profondo dell’io per essersi conficcato brutalmente l’ago nel dito indice e, infine, porse la tuta a Boia – “Ecco qui la tua mise da supereroe, pronta per essere indossata!”

 

“Di zecca, eh?” – rise sornione Dumond, alludendo alla colonia presente tra le fetide maglie dell’indumento. Prese la tuta, se l’infilò al volo e, tutt’a un tratto.. un terribile boato scosse le quattro pareti della stanza, seguito a ruota da un accecante nuvolone di fumo, che lasciò tutt’intorno un appestante olezzo di peli delle ascelle bruciati.

 

“Che cul..o!” – strillò allibito l’agente.

 

“Cul..o?!? Come fai a sapere che la tuta funziona di già?” – obiettò Boia – “Non ho fatto nulla! L’ho solo indossata e sono rimasto impalato in mezzo a ‘sta nebbia fognaria!”

 

“N-non lo dicevo nel senso di superpotere; mi riferivo a.. a.. a quello.. quell’ingombro che hai.. ehm.. lì, insomma.. dietro la schiena. E’ enormeeeeeee! Qualcosa non deve aver funzionato!!!”

 

“Dici? Ahia.. porc!!! Ma che è?!?” – Escalmò disperato Dumond, brutalmente incastrato per il di dietro tra un bracciolo del divano e lo spigolo d’una libreria. [To be continued]

mercoledì, 20 luglio 2011

Summer Trouble.. This is the question!!!


 

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lunedì, 11 luglio 2011

Le magitragiche avventure di Er Riporter – 9^ p.ta: L’oracolo de li mortei.

 avatar, comico, demenziale,creatività, libri, andrea fiore, virgilio, virgil presley, satira, autori, pterodattilo, harry potter, magia, mago, bacchetta magica, sortilegio, avventura, racconto, strudelone, strudelAvvitar come una possente trivella si fece spazio tra le anime beate che fluttuavano intorno al grande albero mortei. Il maghetto tricosfigato lo seguì lesto, guardandosi intorno con timore. A volte l’apparenza inganna, pensava tra sé e sé, e sotto le sembianze innocue di un’anima bianca come candida ricotta può celarsi furtivo un temibile esattore dell’agenzia delle entrate o magari un venale dentista o persino.. un idraulico a ore!!! 

 

L’alieno verdolone approdò infine ai piedi di un grande altare in granito al gusto di fragola, dove alcune anime tra le più fortunate potevano dissetarsi con le cannucce due tre sorsi alla volta. Ritto innanzi a loro stava il gran sacerdote Delhi Mortei, un tipo ossuto, ricoperto d’anelli e collanine luccicanti, che indossava scarpe da tennis di adora, stante che stava in preghiera, e tuta in kamon, particolarmente adatta per entrare in contatto con l’aldilà. L’uomo ruotò leggermente il capo e si rivolse con voce sostenuta ad Avvitar – “Ciao Verdolone..”

 

“C-come sapete di questo nomignolo, sacerdote?!?” – chiese sconcertato l’alieno.

 

“Ti chiama così lo scorfano sfigotricrinato al tuo fianco” – proseguì il sacerdote lasciando cadere la voce – “dimentichi forse che io so tutto, di tutto, di più? RAIght?”

 

“R-RAIght!” – sudò freddo Avvitar.

 

L’uomo kamontutato s’infilò una mano in tasca e ne estrasse una piccola agenda. La sfogliò fino a trovare uno spazio libero e ci scrisse sopra qualcosa. Poi, mormorò – “uhm.. il verdolone ha detto c-come sapete di questo mignolo. Mignolo?!? Sta storia del dito deve essermi sfuggita. Comincio a perder colpi!!!”

 

“Ehm” – abbozzò Er – “non vorremmo sembrare eccessivamente invadenti, ma sono alcune notti che personalmente non riesco a prender sonno facilmente e come se avessi una terribile fitta al fondo schiena e..”

 

“So tutto, piccolo insignificante maghetto trincoincu” – confermò secco Delhi Mortei.

 

“Trico.. incu?”

 

“Hai parlato di fitta al fondo schiena, nevè? Una di quelle che prende appena fa buio e non ti molla prima delle fioche luci dell’alba? Si accompagna a fiato pesante dietro la nuca e sinistri mugolii, esatto?”

 

“Sì.. sì.. esatto” – asserì Riporter.

 

“Bene, allora “incu” è appropriato. Direi che ci sta a fagiolo o.. pisello.. eheheh”

 

“Gran sacerdote dell’albero mortei” – invocò l’alieno verdolone – “per venirti a trovare abbiamo attraversato mari, scalato montagne, scavato tunnel, guadato fiumi..”

 

“Ma da dove cazzo venite?”

 

“Dal primo miglio delle foreste ex vergini della Mesopomata”

 

“Dal primo miglio?” – ripetè il sacerdote, inarcando le sopracciglia – “ma è qui dietro l’angolo. Avete fatto il giro lungo!”

 

Seguì un’occhiata di Er che si abbatté come un possente e mortale fendente sul verde Avvitar. Forse l’immane fatica del terribile trasporto a spalle dello stronzissimo pterodavide calvé si sarebbe potuta evitare, se solo l’alieno avesse conosciuto un po’ meglio le strade!!!   

 

“Seguitemi” – riprese il sacerdote, rompendo la spessa cortina di ghiaccio che si era creata tra i due – “vi porto dall’oracolo. Arrivati!”

 

“Di già?” – chiese Er arricciando il naso.

 

“Mica sono come quel ciondolone verde che ti ha scortato finora” – replicò ironico il di-adorato – “si trattava di salire appena due gradini. Fosse per lui, sareste già in Oklahoma.. eheheh!”

 

L’altare dell’oracolo era colmo di profumatissimi fiori dei più svariati colori e di frutta secca, l’unica che col pochissimo spazio lasciato da tutti quei fiori riusciva a entrarci. Seduto su di un trono imponente stava un minuscolo essere, bardato come fosse un automobilista col giubbino a catarri infrangenti sulla corsia d’emergenza per la sostituzione d’una gomma bucata. Era impassibile e fissava intorno con occhietti torvi e sospettosi.

 

I tre si avvicinarono con molta riverenza e il gran sacerdote si prese cura di presentarli e di spiegare a grandi linee il problema di Er.

 

“Come osa” – esordì l’oracolo – “questo sconosciuto presentarsi al mio cospetto con un casco in testa?!?”

 

“S-signore” – si scusò il maghetto tricapelluto – “q-questa è la mia testa. S-arei.. s-sono calvo, ecco”.

 

“Fategli almeno un bagno purificatore” – proseguì l’altro stizzito – “con questo puzzo d’alabarda ascellare mi fende le previsioni e mi fa sballare il ciclo!!!”

 

Fu presto fatto. In pochi attimi Er Riporter di trovò catapultato in un’enorme iacuzzi fumante dalla quale uscì subito dopo a dire il vero non del tutto rigenerato.

 

“Ahia, ma.. che ca..???” – inveì alla volta di Avvitar – “che m’avete fatto?!?”

 

“Era un bagnetto rinfrescante a base di fichidindia” – rispose l’altro – “dalle nostre parti si usa tanto. E’ considerato, oltre che purificatore, un vero toccasana”    

 

“Toccasana.. fichidindia?”

 

“Sì.. usiamo le migliori pale di fichidindia in commercio e le buttiamo in acqua così come sono appena l’acqua è tiepida”

 

“Quasi rimpiango le notti con Soddom!!!” – chiosò mesto Er.

 

“Insomma” – proseguì l’oracolo leggermente infastidito – “riepilogando, vi siete fatti un mare di strada inutile per venire fin qui a rompere nel delicato momento del mio insediamento, perché vi serve trovare una merdaccia d’insetto subliminale antinchiappettamento notturno da sortilegio. E io che posso farci?”

 

“Ma..” – fece Er strizzando gli occhi alla volta dell’esserino fosforescente – “sicuri che non ci siamo visti già da qualche parte?”

 

“Certo che no!” – confermò l’oracolo – “una faccia come la tua non si dimenticherebbe facilmente; già sento che farò una fatica immane ora a rimuoverla dalla mente!”

 

“Eppure.. avrei giurato” - incalzò  Riporter – “non ha mica frequentato la taverna di zia Mariuccia? Io sono il nipote di Tano, Tano capoccetta, il figlio di Ignazio, il cugino di Franco, Franco scorreggione, il cognato di.. lei mi sembra parente di Franco”

 

“Baaaaaasta!!!” – l’interruppe l’Oracolo col gli occhi rossi dall’ira – “ma è modo questo di stare al cospetto di una divinità? Non conosco taverne né capoccette né scorreggioni. Adesso zitto è fammi concentrare!”

 

S’udì un boato fortissimo come un tuono e seguì un fetore vomitevole. Per fortuna, durò poco, ma lasciò un segno indelebile nelle narici di tutti, anime de li mortei comprese.

 

“C-che stato?” – chiese frastornato il maghetto crinosfigato – “sembrava Hiroshima!”

 

 “Shhhh..” – ammonì il sacerdote – “l’oracolo comincia a concentrarsi. Sta per emettere il responso”

 

“Se il grosso deve ancora uscire, stiamo fritti, anzi.. ossigenati!” – commentò Er – “Spero solo che faccia in fretta; per come si concentra, è tale e quale a Franco!!!”  - To be continued!

lunedì, 04 luglio 2011

Andrea Fiore con L'elettricista a Morlupo!!!

18-06-2011 * Le foto della serata di presentazione del mio libro semi-serial thriller "L'elettricista suona sempre 220 volt" a Morlupo!!! Grazie a tutti voi che siete intervenuti presso la Libreria Albatros di Piazza Diaz!!!

Andrea :O)

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venerdì, 01 luglio 2011

Sabato 2 luglio al FilmFestival Etnaci: Premio letterario Akadémon ad Andrea Fiore

Al via la III edizione del FilmFestival Etnaci, dedicato ai corti cinematografici. Prima serata sabato 2 luglio, nel corso della quale sarò premiato per la sezione Giallo del Premio Letterario Akadèmon!!!

 L'articolo su La Sicilia del 30 giugno 2011

 

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martedì, 28 giugno 2011

Andrea Fiore a 10 Libri per L'elettricista suona sempre 220 volt

Andrea Fiore a 10 Libri su Viva L'Italia Channel (Piattaforma Sky) per il nuovo libro semi-serial thriller "L'elettricista suona sempre 220 volt". Puntata andata in onda nel maggio 2011.

 

 

sabato, 25 giugno 2011

L'articolo de La Sicilia su L'elettricista suona sempre 220 volt

L'articolo della Giornalista Silvana La Porta pubblicato su La Sicilia lo scorso 2 giugno!!!

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giovedì, 09 giugno 2011

Matta intervista di Christian Floris ad Andrea Fiore a Se Scrivendo

 

 

La matta intervista di Christian Floris ad Andrea Fiore per il nuovo libro semi-serial thriller "L'elettricista suona sempre 220 volt". Puntata di Se Scrivendo andata onda nel maggio 2011  su Viva L'Italia Channel - Piattaforma Sky.

La vostra copia oltre che in libreria, potete trovarla anche on line sui portali di vendita, come ad esempio dvd.it, bol.it, lafeltrinelli.it,ibis.it. 

In particolare, clicca sulla copertina per la tua copia on line con Albatros:

 

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martedì, 07 giugno 2011

Tutta acqua passata..

rubinetto.gif“Sarah.. sei pronta? Dai che non salgo, andiamo direttamente al ristorante” – pronunciò Tom al citofono con voce sostenuta ed una malcelata impazienza – “Ho prenotato per le nove e se partiamo adesso possiamo ancora farcela..”


“Dammi un minuto, Tom.. un minutino soltanto e sono da te” – rispose la donna.


“Speriamo che non sia come il minutino di due settimane fa..” – mormorò Tom tra sé e sé, mentre tornava all’auto – “quel minutino è durato appena un’ora e mi è costato un litro e mezzo di penale al fast food; figurati ora che andiamo in un ristorante di lusso!!”


“Eccomi..” – fece Sarah con un sorrisetto stralunato, mentre chiudeva l’uscio di casa dopo appena venti minuti…”. Percorse pochi metri dondolando sui tacchi a spillo fino alla vettura e vi montò su rapidamente.


“Ma perché tutto questo tempo, Sarah?!? – obiettò lui.


“Tom, avevo finito le salviette umidificate per lavarmi e ho dovuto chiederne alcune ai vicini e sai come sono quelli su queste cose..”


“Ok..ok, vediamo di far presto, non vorrei svenarmi con un’altra penale.. questo dove ti porto è un ristorante d’elite e pagare una penale sarebbe come accendere un mutuo…


“E già ‘d’elite e castigo’.. ecco cosa direbbe Dostoevskij, rivoltandosi nella tomba, se ancora oggi potesse parlare…” – commentò sarcastica la donna passandosi nervosamente il fard sulle guance.


“Sì.. sì.. ridi! Piuttosto, hai chiuso l’acqua?”


“Tranquillo.. chiusa al sicuro in cassaforte con combinazione inserita” - lo rassicurò lei. Poi con tono pacato proseguì - “Tom, prima hai parlato di ‘un litro e mezzo di penale’.. ma che significa.. quanto fa in vecchi euro.. sai bene che mi ci perdo in queste diaboliche conversioni tra vecchio e nuovo!!”


“Non devi preoccuparti del pagamento in litri. Lascia fare a me Sarah... stamattina ho prelevato al caveau dell’acquedotto ed ho liquidi a sufficienza per la nostra seratina romantica a lume di candela”


“Che bello, non vedo l’ora.. sono commossa e.. mi vien quasi voglia di… “


“Noooo..” – l’interruppe seccamente l’uomo – ‘sai bene che non possiamo permettercele le lacrime Sarah.. le lacrime disidratano e impongono un rifinanziamento immediato, quindi, ascoltami bene.. se piangi, addio ristorante!!!”


“No Tom, è passato.. non preoccuparti, sono riuscito a bloccarle!”


“Ma l’ampollina con la piccola dose d’acqua piovana del 2012 che ti portavi dietro per le crisi improvvise di pianto? Che fine ha fatto?”


“L’ho usata tutta quando è morto il cane.. povero Billy”.


“Aaarggh.. stai dando la morte anche a me con questa rivelazione!! Perché.. perché hai pianto?? Avresti potuto angustiarti, tormentarti, contorcerti per il dolore.. pregare.. ecco.. avresti potuto pregare.. però a secco.. ri-go-ro-sa-men-te a SECCO!! Perché piangere Sarah???”


“Dai , Tom, non prendertela così.. sai quanto fossi legata a Billy.. e poi non roviniamoci la nostra bella serata da piccioncini innamorati.. che bello, guarda comincia piovere.. lassù qualcuno ci ama.. evviva!!”


“Sì, è vero, sta iniziando a piovere e questo sì che è un chiaro segno dell’esistenza divina.. Coraggio, tiriamo fuori il kit sapone e spazzola e laviamoci la macchina.. faremo in un attimo e risparmieremo almeno una ventina di litri..”


Alcuni minuti dopo l’auto, con incontenibile soddisfazione dei due proprietari, era tornata lucida e splendente come fosse nuova…


“Tom, stamattina Daniel me l’ha chiesto ancora..” – disse Sarah appena fu risalita in machina.


“Cosa?”


“Sai benissimo cosa” – annui Sarah preoccupata – “mi ha domandato a cosa serva la doccia e perché ci siano le placche di ceralacca sui pomelli dell’acqua..”


“Non sono queste le domande che dovrebbero stare sulla bocca d’un bambino di dieci anni..”


“Lui però continua a farle.. si chiede perché teniamo l’acqua sotto chiave.. perché ci nutriamo di scatolame reidratante.. perché ci laviamo con le salviette.. perché non teniamo piante in casa..”


“Perché.. perché.. perché.. ssshhhhh.. dobbiamo tenere acqua in bocca Sarah!!”


“Seee.. magari!! Il punto è che l’acqua in bocca non ce l’abbiamo più da quella maledetta privat….”


“Ziiittaaaa!! Vuoi farci arrestare?” – Inveì Tom con gli occhi fuori dalle orbite, tappandole prontamente la bocca col palmo della mano – “Di cosa ti lamenti, si può sapere? Noi siamo fortunati!! Con la nostra carta sociale e una fila d’un paio d’orette al giorno, che tra l’altro aiuta anche a socializzare, abbiamo acqua a sufficienza per noi e per i nostri quindici figli più i sette adottivi, che ci fruttano 33 centilitri di benefit acquoso a testa!!”


“Navighiamo nell’acqua allora.. Evviva!!” – riprese Sarah – “chissà però com’è, stavo molto meglio prima, quando bastava una semplice leggerissima pressione della mano per ruotare un rubinetto, vederla scorrere fluente e poterne godere a pieno.. liberamente!!”


“Direi che è meglio smettere Sarah.. siamo arrivati” – fece l’uomo – “il locale per fortuna è arieggiato e l’aria è compresa nel conto.. quindi, non avremo bisogno dei respiratori.. appena dentro possiamo toglierli..”


“Almeno questo..” - commentò Sarah sollevata – “che matto guastafeste che sei.. proprio ora dovevi scordarti di pagare la bolletta dell’aria!!!”

martedì, 08 marzo 2011

Boia Dumond Lader – The beginning

dumond.jpg“Ho cinquant’anni, peso centodue chili, sono alto un metro e cinquantadue. Mi chiamo Boia, Boia Dumond. Fino a cinque anni fa, lavoravo in un lussuoso negozio di pelletteria e profumi al centro di Sodomilano, in via Montanapoleone. Uno di quelli dove ti metti in forte imbarazzo a entrare se nel portafogli non hai almeno due o tre carte di credito, un pagobancomat, quattro o cinque etti di carnet di primo taglio d’assegni e un conto in banca felicemente coperto. Uno di quelli in cui per entrare devi averci almeno un bodyguard superpalestrato che spinga per te la pesante porta girevole, proprio laddove i clienti più deboli e inadeguati sono rimasti irrimediabilmente impigliati e si sono estinti, a conferma della piena attendibilità delle teorie darwiniane.

 

Ai tempi ero il capo dei commessi. Ero pagato profumatamente: tester di fragranze pregiate e spray ascellari dei più persistenti. Le cose andavano bene, tanto ma tanto bene, almeno finché il padrone riuscì ad acciuffare le commesse. Quando però cominciò a invecchiare e le gambe non gli ressero più, addio! Le commesse divennero inafferrabili e finirono con lo svuotare il negozio nell’arco di poco meno d’un mise.

 

Ricordo come fosse oggi il giorno in cui l’anziano Mr. Denim mi convocò nel suo ufficio. Entrai sorridente e mi accomodai sulla seggiola di fronte alla scrivania, senza che me lo chiedesse. Presi dall’astuccio sul tavolo una sigaretta, senza che me lo chiedesse, l’accesi senza che me lo chiedesse, aspirai e buttai fuori il fumo con una violenta sbuffata, senza che me lo chiedesse. Denim era un tipo musk che non doveva chiedere mai. Mi guardò dritto negli occhi, ruotando leggermente il capo verso destra, dal momento che soffriva di un sinistro strabismo. Siccome ora ero io che non riuscivo a inquadrarlo bene, ruotai a mia volta il capo, cioè lui, di circa quarantacinque gradi a sinistra. Seguirono un paio di suoi ulteriori aggiustamenti del capo e altrettanti miei conseguenti riallineamenti di lui. Alla fine, ci guardavamo di spalle con lo specchietto retrovisore, quando lui pronunciò le parole – ‘Dumon.. essenza’.

 

Di primo acchito, pensai che volesse farmi testare una sua nuova creazione, che ci tenesse alla mia opinione. Dopo tutti quegli anni trascorsi al suo servizio, si trattava proprio di una bella attestazione di stima. Almeno quella, visto che di aumenti non se n’erano mai visti e tutte le volte che se n’era parlato, le parole erano sempre e inesorabilmente finite pro-fumo.. Testare un’essenza, fare da profumata cavia a una nuova fragranza, impregnarsi le narici di qualcosa di mai provato dall’umana specie. Non potevo certo aspirare ad altro!

 

Mi sentii invece gelare il sangue, quando Mr. Denim precisò il concetto in modo chiaro e inequivocabile – ‘E’-senza lavoro Dumond.. da oggi’.

 

E’ vero, mi disse pure di stare tranquillo, che le cose col tempo si sarebbero aggiustate e che magari mi avrebbe potuto riprendere. Ma, era del tutto chiaro che mentiva. Come faceva a riprendermi, se non aveva neanche una videocamera con sé e poi.. con quegli occhi che si ritrovava?!? Giurò solennemente d’essere mio amico per la pelle, ma ai miei occhi non fece che peggiorare ulteriormente le cose. Sulla bocca d’un profumiere conciatore quelle parole non suonavano certo bene e mi sentivo già abbastanza scuoiato, prima ancora che le avesse pronunciate.

 

Passai alla cassa e ritirai l’assegno di liquidazione, che, appunto perché tale, mi venne consegnato scontato del quaranta percento. Uscì dal negozio che ero fuori di me, dato che ora non stavo più nella pelle. Ero incazzato col mondo intero, tanto che avrei voluto proclamare guerra alla razza umana!”   

 

“Tempo scaduto” – s’inserì con voce stanca una grassa signora sulla cinquantina con la faccia ricoperta d’un pesantissimo trucco multicolore kitch - “bene, anche il nostro confratello ha raccontato la sua bellissima esperienza di vita. Qualcuno ha commenti, suggestioni, suggerimenti?”

 

“Signora” – intervenne timidamente Dumon – “sarei solo io per la terapia.. non c’è nessun altro qui”.

 

“Che stupida, dimenticavo” – sorrise la donna – “questa è la seduta dei misantropi anonimi. D’accordo. Allora, giovanotto: hai commenti, suggestioni, suggerimenti riguardo a ciò che hai appena detto?”

 

“No.. nessun commento”.

 

“Nemmeno una suggestioncina piccina piccina?” – insistette la donna.

 

“No”.

 

“Suggerimenticchio?”

 

“Nemmeno”.

 

“D’accordo. Direi che allora possiamo chiudere l’incontro e dire che abbiamo fatto progressi”.

 

“Davvero?” – chiese l’uomo, inarcando le bianche sopracciglia.

 

“Certo che sì” – asserì la signora con gli occhi quasi spenti dal sonno, trattenendo a stento un sbadiglio – “uno di voi ha raccontato la sua storia, le sue rabbie, le pulsioni, le frustrazioni e nessun altro ha cercato di prevaricarlo o aggredirlo. E’ un importante passo nel non facile percorso per debellare la misantropia! Contenti?”

 

“Per me va bene” – rispose l’uomo perplesso – “provi a chiedere agli altri..”.

 

“Seee.. certo che lo sono” – confermò la donna con una smorfia – “alla prossima seduta”.

 

“E’ fissata?” – chiese Dumon.

 

“Credo di sì. Se è qui, fissata deve esserlo per forza. E’ lì in fondo; uscendo dille d’entrare”.

 

“Non capisco… a chi.. cosa devo dire?”

 

“C’è solo una donna seduta, non puoi sbagliarti, riesci a vederla? Di semplicemente: ‘avanti la prossima seduta’ e lei capirà!”

 

“Ecco, è proprio la gente come questa che mi fa odiare il genere umano” – borbottò Dumond, uscendo da ‘SanoDemente’, il centro sociale supercostosissimo American Style al centro di Los Angeles – “come pretende quella stupida megera grassoccia di guarire la mia misantropia, se solo a guardarla mi fa venir voglia di…. Non devo arrabbiarmi, devo restare calmo, calmo Dumond, calmoooooo!!! Oggi hai fatto grandi progressi. Sei stato ad ascoltarti pazientemente in silenzio e certo che ne hai dette di cazzate! Però, non hai ribattuto, non ti sei preso a parolacce, non ti sei aggredito. Avresti avuto ben donde per farlo e invece no. Stai migliorando”.

 

“Eh eh eh” – s’udì a un tratto una risata gracchiante nella penombra, dietro le sue spalle – “amico, tu sei sprecato per la lega dei misantropi anonimi. Credimi, saresti perfetto per quella degli sfigo-coglioni patentati”.

 

“Ma come ti permetti. Io ti…”

 

“Apri gli occhi, sfigato” – riprese l’altro che nel frattempo si era spostato verso una zona più illuminata, rimanendo però con la faccia avvolta nelle tenebre – “non è frequentando costosissimi centrucoli pseudo-sociali da strapazzo che risolverai la tua crisi esistenziale. Esci dal torpore: I want You!!!”

 

“Aguant..? Cos’è pugliese?!?”

 

“Non importa. Ciò che conta è che tu sia l’uomo giusto. Ti cerchiamo da sempre. Sei in cima alle liste, il primo, l’unico. Seguimi Dumont. E’ tutto pronto per il grande evento”.

 

“Ma di cosa parli?” – ribatté Dumond perplesso – “Cima di liste.. il primo.. l’unico? E poi.. quale vento? Stamattina ho visto le previsioni, giusto prima d’uscire di casa, e portava bonaccia”.

 

Lo strano tipo fece ancora un passo avanti e mostrò finalmente la faccia che con grande sorpresa di Dumond era di un tristissimo anonimo da spararsi all’istante.

 

“Siamo pronti per la partenogesi!!!”

 

“Partenocché?!? Prima la Puglia ora la Campania, ma sei forse della Lega Sud?!?”

 

“Grazie alla partenogenesi, da uno sfigo-coglione creeremo un supereroe.. la risposta a Bottoman e Silenceman!!!”

 

“Scusa, ma lo sfigo-coglione sarei io?”

 

“Strano che tu abbia compreso all’istante” – annuì perplesso l’uomo – “non vorrei che avessimo sbagliato la query, Boia Dumond Lader” --- > To be continued

 

lunedì, 27 dicembre 2010

Calendario StrudelOne 2011!!!

Anche quest’anno arriva puntuale il Calendario StrudelOne per il Nuovo Anno!!!

 

calendario%20strudelone%202011.jpg

Un modo frizzante per iniziare il 2011..

                           Augurissimiiiiiiii!!!

 

lunedì, 31 maggio 2010

Fuga da Alcaseltz - 9^ puntata

carceri.jpgCarcerati e guardie erano schierati al centro del cortile sotto il sole cocente a rendere onore alla salma di Mr. Futuredead, direttore, o meglio da poco ex direttore, delle supercarceri di supersicurezza di Alcaseltz,. Il malcapitato era rimasto paralizzato sulla tazza del cesso dopo una mezzoretta dacché aveva assaporato il contenuto della boccettina di salsa di soia requisita con prepotenza alla mensa. Il filtro della morte apparente aveva agito alla perfezione ed ora la bara del prevaricatore scorreva dinnanzi agli occhi di tutti, portata a spalla da quattro galeotti tra i più forzuti. Una nuova lapide si era così aggiunta nel cortile accanto a quella di Jeff Cagone, sfortunata cavia inconsapevole della prima e ultima prova del primo tentativo di fuga messo a punto dalla sgangherata gang di Philip Morris detto Stecca, scoppiata miseramente per incetta di cibo qualche giorno prima, senza che si fosse riusciti a trovare neanche un frammento della scatola nera.

 

“Philip” – bisbigliò Malox – “forse dovremmo dire la verità!”

 

“Ma sei matto?!?” – ribattè l’altro sottovoce – “ci incriminerebbero per direttissima per tentata evasione e i nostri giorni tra queste quattro mura si allungherebbero a dismisura!”

 

Il feretro oltrepassò, attorniato da un nugolo di teste di cuoio con occhi sgranati, la porta centrale delle carceri che si richiuse immediatamente. Da lì poi sarebbe stato imbarcato alla volta della terra ferma e tumulato nel vicino cimitero di Bunkerville.

 

Circa un’ora dopo, il gruppo si ritrovò a mensa ed, esauriti i primi commenti su quanto accaduto, Philip richiamò tutti alla calma, invitandoli a riflettere sulla circostanza che, dopo tutto, l’inconveniente era tornato estremamente utile al gruppo.

 

“Insomma, ragazzi” – affermò Morris con fermezza – “vi rendete conto che il direttore ci ha saggiato la strada? Ora sappiamo che il piano può funzionare. Mr. Futuredead è dall’altra parte del mondo e, se ci fosse qualcuno che sapesse che deve andarlo a recuperare e risvegliare, sarebbe libero di rifarsi una vita, proprio come ce la rifaremo noi appena lì!”

 

“Peccato che lui però laggiù ci rimarrà.. secco!” – obiettò pensoso Gas – “e noi non avremo alzato un solo dito per salvarlo.”

 

“Non possiamo permetterci il lusso di alzare dita!” – lo freddò Morris – “il direttore è morto.. per tutti, anche per noi! C’è qualcun altro che vuole morire?”

 

A un tratto tutti s’arrestarono come pietrificati, poggiarono il cucchiaio sul tavolo. Non avevano più fame né sete; solo un’irrefrenabile voglia di farla finita con questa storia dell’evasione. Avrebbero voluto scappare via subito, senza tanti fronzoli, senza altre prove. Via.. verso la libertà o.. la morte!

 

“Ma, come faremo a replicare il piano?” – chiese Houdini – “la salsa di soia col filtro della morte apparente se l’è presa tutta il direttore!”

 

“Ho pensato anche a questo, ragazzi” – li tranquillizzò Morris – “il nostro infiltrato speciale addetto della mensa è riuscito a recuperarla dalla camera del direttore. Ce n’è abbastanza per tutti, credetemi!”

 

“Bene!!” – gioì Stucco – “allora facciamolo subito. Fuori la soia Morris!”

 

“Al tempo giovanotto!” – lo frenò Philip – “dobbiamo esser certi che tutto funzioni, anche il risveglio. Chi ci dice che, una volta dall’altra parte, ci si risvegli davvero?”

 

“Già” – confermò Malox – “chi ce lo dice? Mica lo sapremo se il direttore si sveglierà”

 

“Esatto” – annuì il capo – “ecco perché dovremo comunque fare una seconda prova singola. Andrà Houdini, come aveva deciso la pagliuzza corta, e se si risveglierà una volta sull’altra riva, allora berremo la salsa anche noi.”

 

Philip estrasse prontamente dalla tasca della casacca l’ampollina e versò alcune gocce nella zuppa di ceci di Houdini – “Buona fortuna amico, va con dio”

 

“Ehm” – chiosò Houdini – “magari più in là; preferirei restare ancora qualche annetto tra gli umani..”

 

In alcuni attimi l’eletto prosciugò la ciotola e coronò il tutto con un leggero ruttino di gradimento che fu segnalato alcune miglia più a nord come scossa tellurica di magnitudo 8 della scala Richter da un sensibilissimo sismografo del centro sismico nazionale. Dopo circa mezzora, l’uomo giaceva accasciato nella cella e scattò l’allarme nelle carceri. Un gran vociare, la sirena d’allarme attivata, urla di sgomento. Houdini era morto, stecchito da una schifosissima zuppa di ceci andata a male. Questa fu la diagnosi medica e questa la notizia che girò per le celle tra le orecchie incredule dei carcerati, che tutti prontamente rimisero il pasto per timore di seguire il malcapitato tra le fauci infuocate dell’inferno. Nel tardo pomeriggio fu allestita la camera ardente e sotto l’occhio vigile delle guardie fu permesso ai carcerati, due alla volta, di sfilare per l’ultimo saluto al morto.

 

“A presto amico” – sussurrò Gas all’orecchio del pietrificato Houdini – “organizzaci i festeggiamenti per quando saremo tutti dall’altra parte. Stiamo per raggiungerti a gambe levate!”.

 

“A gambe levate?” – ripeté allibito Stucco – “mettiamo le cose in chiaro Gas. Io voglio arrivarci intero dall’altra parte.. gambe comprese!!”

 

“Ssssshhhh…” – lo zittì Gas – “andrai per intero Stucco e ti sveglierai tale e quale a prima.. purtroppo!”

 

La notte trascorse lenta. Quando aspetti un evento importante dal quale può dipendere tutta la tua esistenza ogni minuto sembra un’eternità. Morris e Malox, sdraiati sui lettini, chiacchierarono fino all’alba; poi, quest’ultimo ringraziò il primo per le grandi capacità e la maturità dimostrate nella gestione delle operazioni e s’addomentò. Morris rimase ancora un po’ a contemplare il soffitto e a sognare ad occhi aperti la sua vita d’uomo libero; quindi, abbracciò il suo inseparabile orsetto di peluche e crollò maturamente anche lui tra le braccia di Morfeo.

 

Alle sette del mattino le guardie erano in fibrillazione e correvano in cortile e per i corridoi come biglie impazzite. Morris affacciò il naso tra le sbarre e chiese ai vicini di cella cosa stesse accadendo. Nessuno però seppe rispondergli. Quel caos però non gli andava proprio giù. Non era normale. Era successo qualcosa nella camera ardente? Forse Houdini si era svegliato anzitempo o aveva anche solo mosso le ciglia o arricciato il naso? Sarebbero bastati piccolissimi movimenti per mandare tutto a gambe all’aria. Se li avesse notati una guardia sarebbe stata la fine. Li avrebbero scoperti e sarebbe saltata fuori anche la storia della finta morte del direttore delle carceri. Gelò al solo pensiero! Poi, col tam tam arrivò una notizia dalla cella accanto..

 

“Pare che sia cambiata la procedura..” – bisbigliò il vicino di cella.

 

“Proceduta?” – ripeté Morris – “quale procedura?”

 

“Quella delle operatività per il caso di morti dentro le mura della prigione” – rispose l’altro.

 

“Morti.. operatività.. mura?” – s’inserì Malox che nel frattempo si era svegliato.

 

“Sì” – preciso l’altro – “dicono che da oggi il nuovo direttore abbia abolito il trasporto dei defunti con la cassa all’altra sponda. Era troppo costoso e..”

 

“…eeeeeee?!?” – pronunciarono all’unisono Philip e Jhon.

 

“..e i morti da oggi saranno cremati in loco, nel forno delle carceri. Le guardie sono in fibrillazione per questo: è la prima volta che applicano la procedura..”

 

“La.. ehm.. prima.. volta..” – balbettò Morris terrorizzato “C-con S-sam Hou-udini..”

 

“Già!” – completò Malox furente. – “quel ragazzo ci avrà pure un bel fegato, ma in quanto a culo, gli ci vorrebbe un trapianto!!”  ----> To Be continued

mercoledì, 31 marzo 2010

Pasqua: nulla di nuovo dentro l'uovo..

uovo-pasqua-fiocco.jpgAlle otto e mezza di sera di quel sabato del 2052, le strade del centro erano ancora intasate di gente che si affrettava a concludere gli acquisti per la festa di Pasqua.. dalle buste sbucavano fuori ciuffettoni di carta dorata e argentata, raffinato involucro di pregiate uova di cioccolato al latte, fondente o extrafondente, e tutti si davano un gran da fare come spericolati saltimbanchi a schivare cose, persone e animali, nel disperato tentativo d’evitare, in quella corsa sfrenata, la classica ‘frittatona di cioccolato’!!

 

Bob era disperato.. sarebbe già dovuto essere a casa di Lorna e non ingabbiato nelle terrificanti fauci di un traffico che non l’avrebbe mollato prima d’un paio d’ore.. non poteva neanche avvisare, perché le reti telefoniche erano kaputt.. dovevano avere avuto tutti la stessa brillante idea di chiamar casa nello stesso medesimo istante e.. porca miseria, era disperato!! Meglio mantenere la calma.. dopo tutto Lorna, fatti due o tre tentativi a vuoto al suo telefonino, avrebbe provato a chiamare, nell’ordine, le centrali di polizia, gli ospedali della contea e per finire, dulcis in fundo, tutti gli obitori dello Stato… Non c’era proprio nulla di che preoccuparsi!! Arrgghh!!!

 

L'uomo era perso in questi suoi non certo rilassanti arzigogolii della mente quando un bagliore improvviso rischiarò il cielo, che quasi non sembrava che fosse sera, ma mezzogiorno in punto. La luce divenne sempre più accecante e costrinse la gente a fermarsi per portarsi le mani agli occhi e proteggersi.. poi s’alzò un gran vento e s’udì un frastuono intenso provenire dalla piazza principale… Sembravano tutti impazziti e la cura nei movimenti di qualche minuto prima era ormai un lontano ricordo.. i pacchi scivolarono dalle mani e caddero a terra, le uova rotolarono lungo i marciapiedi e per le strade.. andarono in frantumi, tra pianti di bimbi impauriti, urla di donne e sguardi increduli..

 

Bob scese lesto dall’auto per confondersi tra la folla che scorreva disordinatamente verso la piazza e quando vi giunse.. i suoi occhi furono come catturati da un’immagine stupenda, grandiosa, meravigliosa… un immenso uovo di pasqua, grande tanto quanto la piazza. Era atterrato chissà da dove, chissà come, e si ergeva statuario ed austero dinnanzi a migliaia di occhi esterrefatti… doveva esser alto non meno di una decina di metri e, quanto alla circonferenza, non riusciva a farsene un’idea, tanto era largo in modo spropositato…

 

Dopo quei primi attimi fu subito silenzio… un lungo interminabile silenzio, durante il quale la mente dei presenti dovette vagare alla velocità della luce alla ricerca forsennata d’una qualche plausibile spiegazione di quanto stesse accadendo.. poi arrivarono le forze dell’ordine a transennare la zona, l’esercito ad improvvisare una sottospecie sgangherata di contraerea, le autoambulanze a prevenire eventuali casi di svenimenti e crisi di panico diffuse.. e non mancarono giornalisti radiofonici e televisivi, sbucati come funghi in pochi secondi e in ogni dove, fin anche sotto le ascelle..

 

Proprio allo scoccare della mezzanotte, qualcosa cominciò a vibrare all’interno dell’uovo… l’enorme fiocco che teneva chiuso l’incarto dorato si sciolse come azionato da una mano invisibile e la carta si aprì… la vibrazione divenne sempre più forte ed intensa… tanto che.. “Una crepa.. si sta aprendo una crepa!!” – urlarono i più vicini sopraffatti dal panico.

 

La falla s’allargò subito a dismisura.. era come se le pareti di cioccolato si liquefacessero a vista d’occhio.. ne fuoriuscì un fascio di luce di color violaceo, simile a un raggio laser, e.. si intravidero, dapprima in maniera approssimativa, poi in modo sempre più nitido, tre piccole sagome verdognole.. camminavano barcollando, come in stato d’ubriachezza, guardandosi intorno con occhietti piccoli che risplendevano sotto sopracciglia molto folte.. poi qualcuno tra la gente ebbe la forza d’urlare.. “Ma insomma.. chi siete?!?”

 

L’esserino centrale ruotò il capo in corrispondenza della voce e sembrò raccogliere quanta più aria potesse con un profondo respiro.. poi, con una vocina metallica, pronunciò.. “Salve amici.. io sono Libertè e loro Egalitè e Fraternitè.. giungiamo dopo un lungo e periglioso viaggio da terre molto lontane per portare il verbo della nostra civiltà basata sulle piene libertà, come la libertà di pensiero, la libertà d’espressione, la libertà di comunicazione, la libertà di giornalismo, la libertà di scrivere su internet e nei blog.. la libertà…”

 

“Alt, straniero” – si levò autoritaria una voce dalla folla degli umani – “in qualità di capo della ronda di quartiere, ti intimo di smettere immediatamente!! Stai turbando l’ordine pubblico inutilmente!! Noi, a parte gli schiavi, siamo già tutti liberi di pensare e d’esprimere e comunicare il nostro pensiero come quanto e quando lo vogliamo.. e liberi di scrivere nei blog su qualsiasi argomento, ovviamente se abbiamo conseguito il patentino di giornalista.. infine, i nostri giornalisti sono assolutamente liberi e indipendenti!!” – Detto ciò, proseguì alla volta della folla – “Sono certo che domani nei giornali e nei blog leggerò le solite dieci righe sulla gente che s’affanna all’ultim'ora per gli acquisti delle uova… non una parola di più, nessun accenno su quanto accaduto in questa piazza.. neanche tra di voi...”

 

L’astrouovo volò via velocemente, proprio com’era arrivato, e la folla si dissolse in pochi attimi.. Bob era felice perché aveva avuto un’edificante riprova di vivere in un bel paese democratico, moderno e pienamente libero.. c’era però un piccolo e non certo insignificante particolare.. se non andava fatta una sola parola su quanto accaduto in quella piazza, cosa avrebbe raccontato a Lorna al suo rientro?!?

 

mercoledì, 27 gennaio 2010

'Mascarpone' alla Cairo International Book Fair

cairo.jpgOrmai è ufficiale!! ‘Mascarpone’, dal 28 gennaio al 10 febbraio 2010, sarà presente alla 42esima edizione della “Cairo International Book Fair”, uno degli eventi più prestigiosi del mondo della letteratura.

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Se vi trovaste a passare da quelle parti e vi venisse voglia di leggere, adesso sapete cosa fare.. :O)

 

 

 

venerdì, 15 gennaio 2010

Fuga da Alcaseltz - 8^ puntata

 

salsa soia2.jpgPhilip Morris se ne stava ritto con in mano la palla di sterco dinnanzi ai compagni di prigione mummificati e col naso turato. Nell’attesa che arrivassero i filtri della morte apparente, con un cenno del capo li invitava ad estrarre uno alla volta una pagliuzza. Chi avesse preso la più corta avrebbe funto - o, stante il piano di fuga, sarebbe stato meglio dire ‘semi-defunto’ - da cavia nella prima prova del secondo tentativo d’evasione dalle supercarceri di supersicurezza di Alcaseltz.

“Morris” -  chiese Gas balbettando – “è proprio necessaria la palla? Non si potrebbe decidere diversamente? Ci sono tanti di quei metodi alternativi e completamente inodore..”

 

“Già” – s’inserì Houdini – “perché giusto le pagliuzze conficcate nella palla di sterco?!? Mi sembra di cattivo gusto!”

 

“Cattivo gusto?” – ripeté Stucco – “mica ci chiede d’assaggiare la palla.. dobbiamo solo estrarre una pagliuzza!”

 

“Fallo per primo tu allora se sei così bravo!!” – lo sfidò Malox.

 

“Ma certo che lo faccio.. lo faccio sì!!” – rispose l’altro raccogliendo al volo l’invito – “ho sentito ben altre puzze nella mia vita e non mi faccio certo intimorire da una misera palla di sterco”. Sollevò le braccia al cielo per enfatizzare il concetto e fu come se all’istante le palle fossero divenute tre, di cui due piazzate sotto le sue ascelle.

 

“Ora capisco a quali altre puzze ti riferivi,  Stucco!!” – commentò Morris visibilmente scosso con una smorfia di disgusto – “con il sofisticato impianto olfattivo completamente insensibile di cui ti ha fornito madre natura per far fronte ai due vagoni d’uova marce che hai sottobraccio, potresti anche viverci in questo schifo di  palla che tengo in mano. Coraggio. Taglia corto ed estrai!”

  

“Ok, capo. Estrarrò, ma non chiedermi di tagliare corto! Mica voglio esser io la cavia!” – precisò Stucco.

 

“Estraiiiiiii.. - s’infuriò Morris – “o lo sarai comunque, a prescindere dalla lunghezza della pagliuzza!!” –.

 

Stucco tirò via dalla palla la sua pagliuzza e subito dopo, tra nausee e vomiti vari, uno alla volta, estrassero tutti gli altri. Si passò quindi alla misurazione e l’audacia di Stucco alla fine poté dirsi premiata. La sua pagliuzza risultò essere la più lunga. Quella più corta invece era toccata a Houdini.

 

“Porca miseria che sfiga!!” – commentò l’eletto.

 

“Coraggio amico!!” – s’inserì Malox – “avrai l’occasione per confermare ancora una volta la tua fama di grande illusionista”.

 

“Ah, ma quello l’ha già poco fa” – puntualizzò il solito Stucco sempre e costantemente fuori luogo – “Era riuscito a illuderci tutti che non avrebbe beccato la paglia più corta e invece.. ehm.. bravo no?!?”

 

Calò il gelo per qualche istante e forse per quieto vivere tutti preferirono, eletto compreso, far finta di non aver sentito le parole di Stucco. Si limitarono a dolersi, ognuno in cuor suo, che la paglia più corta non fosse toccata in sorte all’imbecille.

 

“A questo punto” – concluse Morris – “non ci resta che aspettare domani che arrivino i filtri”.

 

“Macché filtri e filtri..” – intervenne Gas – “dopo questa bella riunione chiarificatrice, una sana fumata di gruppo ci sta tutta e subito. Offro io! Ecco tabacco e cartine. Si fa alla vecchia maniera, senza filtri,  gente!”

 

“Sana fumata di gruppo.. vecchia maniera.. senza filtri” – ripeté Morris con lo sguardo perso nel vuoto - “alla faccia della bella riunione chiarificatrice! Non ce la faremo mai!!!”

 

                                                                * * *

 

L’alba di un nuovo giorno accarezzo i sogni di libertà di quel manipolo di disperati e a colazione tra un pezzo di pane raffermo dei giorni precedenti e una spalmata di burro rancido, Philip spiegò agli altri che l’arrivo dei filtri della morte apparente era previsto per l’ora di pranzo a mensa. Li avrebbe consegnati uno degli addetti alla mensa che avrebbero riconosciuto dall’occhio guercio. Bastava chiedergli della salsa di soia ed avrebbe provveduto all’istante.

 

“Niente di più semplice” – ripeté per l’ennesima volta Morris alla volta della banda – “entriamo, prendiamo il nostro bel vassoio, ci mettiamo in fila e quando ci troviamo di fronte il guercio gli chiediamo della salsa di soia..”

 

“Morris..”

 

“Dimmi Stucco”

 

“A me la salsa di soia non piace. Non si potrebbe avere della senape?”

 

“Io ti darei del cianuro Stucco” – rispose secco Morris – “altro che morte apparente!”

Si misero in fila e cominciarono a scorrere lungo il bancone delle vivande, fintanto che non furono giunti dinnanzi agli addetti alla mensa.

 

“Ma.. Morris” – fece Malox perplesso – “sono tutti con gli occhiali da sole. Come facciamo a riconoscere il guercio?”

 

“Azz.. è vero!!” – fece Morris – “non riesco proprio a capire!”

 

“Ehi, teste di legno!!” – esordì uno degli addetti – “avete deciso che prendere? Mica siamo al milionario che puoi chiedere l’aiuto da casa!!”

 

“Ehm.. sì” – rispose timidamente Morris – “ma.. com’è che siete tutti con gli occhiali da sole oggi?”

 

“C’è stato un bagliore improvviso in cucina oggi” – rispose l’altro – “è esploso un tacchino del ringraziamento nel forno e in infermeria ci hanno consigliato di tenere gli occhiali almeno fino a dopo pranzo..”

 

“Fino a dopo pranzo..” – commentò Houdini – “e ti pareva!!”

 

“Ma che c’entra il ringraziamento? Non siamo certo a novembre!” – obiettò Malox.

 

“Era arrivata una partita di tacchini cancerogeni da Hiroshima” – rispose l’addetto – “credo in attuazione delle politiche di riduzione dei costi del sistema penitenziario. L’obiettivo dovrebbe essere ridurre il costo medio per detenuto, anche se non ho capito bene come funzioni la cosa. Roba di grande strategia economico-finanziaria.

 

“Direi piuttosto di criminalità organizzata!!” – commentò Morris. Poi senza perdersi d’animo, proseguì verso i ragazzi – “Coraggio. Diamoci da fare. Vuol dire che domanderemo la salsa a ognuno di loro.

 

Così fecero, finendo col chiedere ad almeno una ventina d’addetti un po’ di salsa di soia sulla minestra di fagioli. E la salsa arrivò nelle ciotole in quantità industriali, tanto che giunti quasi alla fine del bancone, queste tracimavano tra gli sguardi esterrefatti degli altri carcerati ignari.

 

Rimaneva solo un addetto, l’ultimo di una lunga ed interminabile fila. Non poteva che essere lui l’infiltrato, anzi l’’infiltrante’. Morris e gli altri gli si avvicinarono lentamente e ancora una volta richiesero la salsa di soia!

 

“Ce l’avete fatta finalmente!” – esultò l’uomo, anche lui rigorosamente in occhiali da sole scurissimi, mentre tirava fuori una boccettina dalla tasca del panciotto – “eccovi quanto vi dovevo!”.

 

“Ahhh, lo sapevo che ce n’era rimasta almeno una!! – s’udì a un tratto – “Sciagurati, hanno prosciugato tutte le scorte di salsa di soia della contea!! Questa boccettina è mia. Requisita!!”

 

Era mr. Futuredead, il terribile direttore delle carceri, entrato in scena a sorpresa come una iena furente e nessuno se la sentì di contraddirlo mentre si portava via la boccettina proprio davanti ai loro occhi. Morris e gli altri, videro così sfumare in pochi istanti i loro sogni di gloria e non gli rimase altro che tentare di salvare almeno le apparenze. Così, sedettero al tavolo e cominciarono a malincuore ad ‘assaporare’ il fetido liquame fagiolato tra gli sguardi curiosi degli altri galeotti. Per fortuna, furono graziati a metà pasto dall’improvviso caos che destò la notizia della morte fulminea del direttore. -- > To be continued

domenica, 13 dicembre 2009

Intervista ad Andrea Fiore - di Loredana Limone per supereva.it

Ecco l'incipit dell'intervista pubblicata lo scorso 12 dicembre dalla giornalista Loredana Limone sul portale Supereva. Buona lettura, Andrea :O) 

Andrea Fiore è l’autore di “Storia di morte, ricotta e mascarpone” (Il Filo). Nato a Catania nel marzo ’63, vive a Palermo dal ’90. Studi classici tra testi di poeti e prosatori greci e romani, poi giurisprudenza e lavoro in azienda. Ha fatto radio per quindici anni e giocato a basket per dieci in D e C nel ruolo di pivot. Per la C, nonostante il suo metro e ottantanove, era un bassotto! Divoratore di cinema, vede spesso commedie brillanti sia americane che nostrane, ma per ovvi motivi preferisce gialli e thriller.

“Storia di morte, ricotta e mascarpone” è il tuo primo romanzo. Ma a quando risale la tua passione per la scrittura?
Ti ringrazio per avermelo chiesto. Solitamente la gente mi chiede se sia l’ultimo. A parte gli scherzi, sì, “Mascarpone” è il mio primo romanzo e spero che ne vengano tantissimi altri sempre sul genere “semi-serial thriller”. La passione per la scrittura credo di averla avuta da sempre. In pratica, sono nato con una penna in dotazione dalla nascita ed un diario di bordo sotto braccio dei nove mesi di gestazione. Da quel momento ho scritto dappertutto e in qualsiasi circostanza. Ad esempio, mi capita spesso d’essere folgorato da un’idea mentre parlo con la gente o sto in fila da qualche parte, come alla cassa del Mc Donald o al casello dell’autostrada. Allora mi blocco, estraggo il telefonino o un pezzetto di carta e prendo appunti volanti.
A proposito di caselli, ricordo di quella volta che ho chiesto al casellante un attimo di pazienza per trascrivere velocemente quanto mi ero appuntato sbadatamente sul ticket durante una sosta in un’area di servizio. Ti lascio immaginare cosa giungesse dalle auto in coda dietro la mia!

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http://guide.supereva.it/letteratura_gastronomica/interventi/2009/12/intervista-ad-andrea-fiore