martedì, 02 aprile 2013

Low ghost stories (1^ p.ta) - Andrea Fiore

fantasma, horror, comico, demenziale, medium, esoterico, divertente, seduta spiritica, andrea fiore, virgilio, raccontoErano le undici della sera quando Matt e Drew giunsero alla fine di un lungo viale alberato, tetro e umido, che si biforcava in modo che non era possibile vederne la prosecuzione nell’una quanto nell’altra direzione. I due erano smarriti.

- Dove sei Matt? –

- E tu Drew? Sento la tua voce, ma non riesco a vederti –

- Io non riesco nemmeno a sentirti, Drew –

(Tutto questo dialogo per far capire che erano smarriti)

Matt, fino allora si era fidato del suo istinto, ma adesso che si era perso Drew, doveva fare affidamento sul suo; non l’istinto di lui, ma quello di lui, insomma non quello di quell’altro, ma il suo di se medesimo. In pratica, Matt prima aveva fatto affidamento sull’istinto di Drew ora doveva cavarsela da solo. Distinto l’istinto?

L’uomo prese la via sulla destra. Però a noi dell’uomo c’importa una sega; noi seguiamo Matt e Matt imboccò la sinistra. Un cucchiaio alla volta, con dolcezza. Facendo anche il gioco dell’aereoplanino, che tanto gli piaceva da bambino. Intanto, tutt’intorno era diventato ancora più buio. I lampioni erano rimasti spenti. Doveva essere uscito dal centro abitato, perché tutto ora era diventato fuori dal comune. Avvertì un terribile olezzo di pesce, ma l’olezzo parve non curarsi affatto dell’avvertimento. Da dove cazzo veniva quel tanfo orribile, così intenso da perderci i sensi? Era lui che doveva andare a destra e chi veniva dall’altra parte tenere la sinistra? Fossero stati in Inghilterra, la regola sarebbe stata diversa, ma qui, nello stato in cui si trovava, valeva la regola della sinistra. Doveva tenere la sinistra. La strinse forte con la mano destra e proseguì. Il tanfo però era ancora lì che gli malmenava le narici e lo stordiva. Si arrestò di scatto e, fermo con le manette ai polsi, finalmente realizzò – Che stupido! Sto andando carponi e i carponi puzzano ancora più delle carpe normali!!! -

Sollevatosi da terra, la puzza svanì come per incanto e fu proprio in quell’attimo che Matt vide la casa. La maledetta casa che stava cercando. Avvolta in un manto di nebbia fittissima, era paurosamente spettrale!   

“Uhm” – mormorò il giovane preoccupato – “una casa sinistra. Chissà il casino. Le porte si apriranno al contrario, i rubinetti ruoteranno alla rovescia e..” – non fece a tempo a completare ragionamenti così altamente deviati che un latrato gli gelò il sangue.

“Porca puttana, ma che razza di bestia è mai questa? Pelosa e con un impermeabile stretto in vita? O.. ora lo apre!!! Aaa…zzo, un lupo manniaco!!!”

Matt si girò veloce e prese a fuggire a gambe levate, ma proprio perché le aveva levate, riuscì a percorrere pochi metri e rovinò a terra. Il lupo gli fu subito sopra e con una forte zampata lo sbatté a terra in senso buono con l’intenzione di sbatterlo a breve pure in senso cattivo e stava quasi per mettere in atto il macabro disegno, se non fosse accaduto qualcosa di veramente prodigioso. Cominciò a perdere i peli e a rimpicciolirsi e un attimo dopo scappò via ululando con le mani tra le gambe.

- Per questa volta ti è andata bene, fratellone” – commentò Drew da dietro una siepe.

- Ma dove diamine t’eri cacciato?!?” –

- M’ero perso seguendo il tuo istinto. Una vera chiavica! -

- Quel mostro mi stava per fare.. per fare..”

“Ti stava per fare. Punto”

“Ma, come hai fatto a fermarlo” – chiese Matt esterrefatto.

“Gli ho mostrato questo”.

“E’ una copia di Breaking dawn”

“Esatto”

“E..?”

“Lo sanno tutti” – spiegò l’altro riponendo accuratamente il cd nel trench – “quel film è una vera mattonata sulle palle! E’ già tanto se sia riuscito a scappare”.

“Lì di fronte c’è la casa” – indicò Matt con un cenno del capo.

“Wow, l’abbiamo trovata” – esultò l’altro – “che aspettiamo allora, facciamoci un salto”.

“Già, metteremo fine a questa buffonata!”

Pochi passi e furono all’ingresso della villetta. Anche se i due non credevano affatto nel paranormale, di certo in cuor loro non poterono negare che quel luogo faceva rizzare i peli della schiena.

“Coraggio, bussa” – fece Drew alla volta del compagno – “non vorremo passare  l’intera notte al gelo?”

Matt alzò il braccio per sollevare il battente della pesante porta d’ingresso, ma non fece in tempo che la porta si aprì e apparve come dall’oltretomba una donna grassoccia sulla sessantina, pallida in volto, avvolta in uno smanicato di almeno due taglie più piccolo che lasciava strabordare come grossi prosciutti di parma due braccioni mollacchi e cellulitici. 

“Eravate voi che stavate per bussare?” – chiese la donna con fare saccente.

“Ehm sì” – rispose impacciato Matt – “lei dovrebbe essere una medium”

“Medium?” – ripeté l’altra con una piccola smorfia di disappunto – “Lo sono stata tanti anni orsono. Adesso sono una XXL..”

La grassoccia signora invitò i due a entrare e quando varcarono la soglia e la porta si chiuse cigolando, fu come se tutto, dentro e fuori l’edificio, fosse piombato nel buio più totale delle tenebre di una notte senza luna e senza stelle. [To be continued]

venerdì, 09 novembre 2012

Alla ricerca dell'acca perduta - 6 p.ta

Racconto di Andrea Fiore per bambini piccoli, grandi ed extra-grandi, dedicato agli stupendi ragazzini di una 5^ elementare di qualche anno fa. Disegni di carla Federico e Alessandro Romeo

[continua dal 27 luglio 2012]

 arca, ragazzi, racconto, predatori, arca perduta, acca, ricerca, gnomi, fate, fiabe, risate, bambini, comico, demenziale, virgilio “Bando alla ciance” – tagliò corto la megera – “sulle carte è scritto che la libertà dei ragazzi è legata a filo doppio alla risposta d’una principessa e qui di principesse ne abbiamo ben tre a disposizione..”

“Spara la domanda allora” – disse perentoria Altezzosa – “voglio essere di ritorno a casa per domani per la puntata conclusiva di “Amici”..

” S’abbassarono d’un tratto le luci e si udirono in sottofondo le note della musichetta inquietante di millionaire.. la vecchia con un pluff si ritrovò in doppio petto con un librucolo dei quiz in mano e le tre principesse in abito da sera décolleté sotto faretti incandescenti puntati loro contro come temibili missili Scud.. La vecchia aprì molto lentamente il libro.. fece scivolare il dito indice in lungo e in largo sulle pagine e alla fine si soffermò su di un rigo che aveva tutta l’aria di riportare la fatidica domanda..

 “Sparo???” “Spara!!” – risposero all’unisono le ragazze.

“Ebbene, la domanda è la seguente: ‘Settanta mi dà ottanta e la metà di ottanta è quaranta, allora quaranta può dirsi uguale a trentacinque?’”

“Ma perché settanta mi dà ottanta?” – ragionò Altezzosa – “settanta è settanta e ottanta è.. è il doppio di quaranta e quaranta a sua volta poco ha a che vedere col trentacinque che… Oddio, mi sembra d’impazzire, io non ci capisco più niente!!!”

“Ma è semplicissimo” – affermò tronfia Vanitosa – “è un fine ragionamento basato sulla bellezza del suono dei numeri.. basta soffermarsi un po’ a pensare ed ecco.. ecco che.. Oddio, non ci capisco niente neanch’io!!!”

“Rimani solo tu” – fece la vecchiaccia raggiante, mentre già pregustava la sconfitta delle sue ospiti ad opera di quel suo subdolo e inestricabile indovinello.

“Io non conosco la risposta” – disse saggia con consapevolezza ed estrema umiltà – “preferisco quindi starmene in silenzio chiusa nel mio dolore e piangere per i miei amici..

” Pronunciate che ebbe siffatte parole, s’alzo come dal nulla dentro la capanna un vento talmente forte che fu come se un intero consorzio di tornadi ed uragani si fosse dato a quell’ora appuntamento tra quelle quattro mura sgangherate.. il vento crebbe e crebbe e crebbe ancora… al punto che i presenti rimasero, sebbene per pochi minuti, accecati da tanta furia.. bastarono però quegli attimi per generare un vero e proprio miracolo!!

Quando infatti poterono riaprire gli occhi uno scenario completamente nuovo ed inaspettato apparve loro.. le mura della capanna avevano ceduto il posto alle pareti ricoperte di pregiati arazzi di uno splendido castello e la vecchia megera si era trasformata in una dolce, piccola, deliziosa vecchietta molto somigliante alla maga Gudda.

“Congratulazioni ragazza mia..” – disse sorridendo la vecchietta – “hai interrotto un malefico incantesimo che durava da secoli e secoli.. sono finalmente libera e di nuovo buona come mia sorella Gudda.. Ce l’hai fatta principessa Saggia, hai dato la risposta giusta!! “Ma io veramente.. sono certa di non averne data alcuna” – rispose candidamente la ragazza, mentre guardava incredula lo scenario meraviglioso tutt’intorno e scorgeva gli occhi esterrefatti delle altre – “come posso aver generato tutto ciò con una ‘non risposta’?”

“Credo che la persona più indicata per una spiegazione sia il principe Pellicolino” – fece la vecchietta, indicando con l’indice il ragazzo tra la terna dei suoi ex ostaggi – “lui adesso dovrebbe aver capito tutto”

“Credo di sì” – rispose Pell commosso – “credo d’aver capito..

”Il principe s’avvicinò al forziere e con un gesto della mano sfiorò leggermente le catene che lo avvolgevano e quelle si dissolsero come neve al sole, rendendone finalmente libero il contenuto.. una maestosa lettera acca, che balzò vispa sulla spalla del ragazzo per sussurrargli all’orecchio... “Ssssshhhhh… il silenzio a volte è d’oro..”.

“Eccoti al fine letterina” – sorrise raggiante Pell – “è giusto questa la formula che mi consegni e che renderà felice per il mio tramite il mondo intero.. Il mondo non ha bisogno di parole, se queste sono dette alla rinfusa e senza senso.. al contrario, gli occorrono silenzi, umili e coscienziosi silenzi, in tutti i casi in cui le parole sarebbero superflue o inutili o addirittura pericolose..

” Detto ciò Pell si avvicinò a Saggia, la prese per mano e proseguì – “Tu, Principessa, col tuo silenzio hai mostrato la tua modestia e la consapevolezza dei tuoi limiti, hai manifestato rispetto e profonda sensibilità nei confronti dei tuoi amici e dolore per la tua incapacità di poterli salvare e.. questo è bello.. questa è la formula che cercavo.. questo è un valido schema sul quale impostare la mia vita e quella del mio popolo..

” Pellicolino, dopo qualche tempo, divenne sovrano del suo popolo e regnò per tanti anni. Il suo regno fu sempre baciato dal sole e dalla fortuna e lui davvero passò alla storia… Vi passò come un re saggio, onesto ed umile, un re che conosceva i suoi limiti, che sapeva parlare ed ascoltare, mettersi in gioco e cambiare i suoi punti di vista e le sue opinioni.. un re che sapeva stare in silenzio quando le parole sarebbero state superflue o inutili o addirittura pericolose..

Pellicolino fu felice ed eternamente innamorato d’una principessa Saggia che gli aveva suggerito la giusta via.. e fu geloso custode di una stupenda lettera muta che tenne ben salda nel cuore, nella mente e in un forziere libero da catene…

E come sempre si suol dire in simili circostanze da favola… vissero tutti felici e contenti! Ed io? Eternamente criticata e bistrattata!!! Col cavolo che la racconto ancora una storia come questa!!!

FINE :-)

martedì, 18 settembre 2012

Boia Dumond Lader - La tutina superpoterica

[Link alla prima puntata]

risate,boia, boia d'un mond lader, eroe, supereroe, demenziale, risate, comico, andrea fiore, strudel, strudelone, virgilio, virgilpresley

 

“Dove mi stai portando?” – chiese sempre più incuriosito Boia Dumond allo strano tizio, che lo guidava attraverso i bui corridoi di un palazzo del 1100 – “E quella bestia leopardata che scuote la testa minacciosa?!?”

 

“Non temere” – rispose l’altro – “è un pupetto del 1100. Andava di moda all’epoca, insieme alle code di volpi che fluttuavano nell’aria, appese allo specchietto retrovisore”.

 

 “Boati? Da dove provengono?”

 

“Non sono boati, ma bottoni. stiamo per entrare nella stanza dei bottoni. Faresti bene a tapparti le orecchie; a volte sono talmente forti che spaccano i timpani”.

 

“Che mi frega dei timpani? Mica suono, io!” – bofonchiò Boia contrariato.

 

“Dopo questa ne ho la certezza matematica” – annuì soddisfatto l’altro, mentre apriva una porta scricchiolante e lo invitava ad accedere e ad accomodarsi su una seggiola – “tu sei davvero l’uomo giusto, amico”.

 

Passarono alcuni attimi in silenzio. L’uomo misterioso era entrato in uno stato di catalessi nel quale Boia non poteva seguirlo, perché privo di valido passaporto. Poi, finalmente, il tizio dischiuse una cassettina che s’era portata dietro fino ad allora e, con tono solenne, chiese - “Che ne pensi di questi?”

 

“Di certo questi bottoni sono meno rumorosi degli altri” – rispose il tozzo ex commesso, agitando al cielo i corti braccini e dipanando un apprezzabile puzzo di fogna ascellare.

 

“Quali preferisci?” – proseguì il tizio – “Ce ne stanno di tutte le misure e di colori ne trovi quanti ne vuoi”

 

“Che ci faccio coi bottoni di varia misura, peso, colore, credo politico, sesso e religione?”

 

Il tetro interlocutore si diresse lentamente verso una vecchia credenza cui ormai non credeva più nessuno; aprì con un po’ di fatica uno dei cassetti e ne trasse fuori una tutina impolverata di colore giallo vomito metallizzato a squame mesozoiche. La scosse ben bene e, quando fu quasi certo d’avere sparso per aria due milioni almeno dei cento miliardi di migliaia di acari che la popolavano da anni, tanto che ne vantavano ben donde pro-quota la proprietà, in base all’istituto giuridico dell’usucapione, fece per porla al piccolo ometto grasso e tarchiato, che, però, si ritrasse d’istinto disgustato.

 

“Perché ti ritrai?”

 

“Lo faccio sempre quando mi schifo” – rispose Boia – “vedi? Qui è quando mi sono ritratto tra il pubblico del festival di Sanremo, qui ero dalla De Filippi; è stato terribile! Qua stavo leggendo della riforma pensionistica; noterai la mano mossa. Qui sono al Mac e…”

 

“Sei bravo, disegni bene” – si congratulò l’uomo, tagliando corto – “ora però riprenditi”.

 

“Non posso. Solo ritratti. Mai avuto i soldi per una videocamera”

 

“Riprenditi almeno la tuta da terra; sarà piena di polvere”

 

“La caduta non può che averla migliorata, credimi” – commentò Boia nauseabondo tra uno starnuto e l’altro, sollevando il tristo indumento da terra e tenendolo sospeso a mezz’aria con la punta delle dita. Indi, esclamò stizzito –“Insomma, continuo a non capire, stiamo mettendo su una sfilata di moda?”

 

“Mettiamo su il più grande spettacolo del mondo, mio piccolo becero commessucolo de noantri” – fece l’altro con un sorriso sinistro, dal momento che era mancino - “La sfida del secolo: Boia Dumond Lader, ovvero l’antitesi pura del supereroe vincente sapientemente rettificato, contro Hercul Bottom, ossia, il supereroe vincente. E’ un pericoloso criminale al quale va sempre bene, perché il culo l’assiste. Costantemente. Ha un culo enorme, che non fa mai cilecca; un culo instancabile, che fa i turni diurni e notturni. Non riposa mai. Mai un’ora di pemesso, mai una malattia, mai una defaillance, mai uno sciopero. Quel bastardo di un culo è sempre lì, pronto a tirarlo fuori d’impaccio!”

 

“Beato lui; il mio c’è solo quando…” – soggiunse Boia soprappensiero.

 

“Quando?” – incalzò l’altro.

 

“No, niente” – tagliò corto Dumond – “del resto, non è neanche vero. Spesso mi lascia a secco anche in quei momenti: soffro di stitichezza!”

 

L’uomo misterioso non poté fare a meno di dare uno sguardo di sbieco, fortemente intriso di pietà, a quel reietto che gli stava davanti accasciato mollemente sulla sedia. Uno sfigato puro: anche stitico. E che cazzo!”

 

“Perché ce l’hai con Er Culo?” – riprese Boia, infrangendo i foschi pensieri dell’altro.

 

“Io soltanto ce l’ho con lui? Noi tutti della Criminalpolli lo odiamo, dal profondo del cuore!!! Ci ha reso ridicoli con le sue rapine, che si concludono sempre rocambolescamente bene. Ma ora abbiamo finalmente l’arma giusta!”

 

“Ehm… io?!?” – fiatò appena Boia.

 

“Esatto, tu, piccolo ex commesso sfigatissimo spiegazzaabiti della malora! Ti abbiamo selezionato tra più di diecimila profili compatibili e sei risultato quello giusto. Al mille per mille!”

 

“Tra più di diecimila concorrenti? E sono venuto fuori io al mille per mille?” – ripeté Boia convulsamente.

 

“Esatto!”

 

“Sfiga di mer.. mi hai convinto, sono proprio l’uomo giusto!!!”. Detto ciò, Boia si lasciò andare all’indietro a peso morto sulla spalliera della sedia, che cedette miseramente e in pochi istanti fu sdraiato dolorante sul duro pavimento. Ancora una dura riprova della drammatica correttezza della selezione della Criminalpolli. 

 

“E’ chiaro che non sei ancora pronto!” – esclamò l’agente – “occorre prima procedere alla rettifica”.

 

“E’ la seconda volta che ne parli” – l’interruppe Boia preoccupato – “che intendi dire con “rettifica”, amico?”.

 

“Al tempo” – tagliò corto l’altro – “scegli i bottoni da applicare alla tuta e, quando l’indosserai, avrai finalmente i superpoteri e capirai!”.

 

“Mi sento tanto un vespino cinquanta da taroccare coi pezzi Polini primavera…” – sospirò Boia – “ok, scelgo i bottoni marroncini; no, non quelli, gli altri; quelli a destra, non so descrivere la tonalità, ma..”

 

“Marroncino “feci”” – precisò il tetro poliziotto con una smorfia di disgusto.

 

“Ecco, benissimo” – chiosò Dumond – “il marroncino “feci” va giù che è ‘na meraviglia sul giallo vomito metallizzato a squame mesozoiche della tuta!”

 

“Con i superpoteri” – continuò l’individuo mentre cuciva i bottoni – “sarai all’altezza di Bottom. Ti verrà un culo da paura” – Staccò il filo dell’ultimo bottone, soffocò a fatica in bocca una bestemmiuccia sgorgata dal profondo dell’io per essersi conficcato brutalmente l’ago nel dito indice e, infine, porse la tuta a Boia – “Ecco qui la tua mise da supereroe, pronta per essere indossata!”

 

“Di zecca, eh?” – rise sornione Dumond, alludendo alla colonia presente tra le fetide maglie dell’indumento. Prese la tuta, se l’infilò al volo e, tutt’a un tratto.. un terribile boato scosse le quattro pareti della stanza, seguito a ruota da un accecante nuvolone di fumo, che lasciò tutt’intorno un appestante olezzo di peli delle ascelle bruciati.

 

“Che cul..o!” – strillò allibito l’agente.

 

“Cul..o?!? Come fai a sapere che la tuta funziona di già?” – obiettò Boia – “Non ho fatto nulla! L’ho solo indossata e sono rimasto impalato in mezzo a ‘sta nebbia fognaria!”

 

“N-non lo dicevo nel senso di superpotere; mi riferivo a.. a.. a quello.. quell’ingombro che hai.. ehm.. lì, insomma.. dietro la schiena. E’ enormeeeeeee! Qualcosa non deve aver funzionato!!!”

 

“Dici? Ahia.. porc!!! Ma che è?!?” – Escalmò disperato Dumond, brutalmente incastrato per il di dietro tra un bracciolo del divano e lo spigolo d’una libreria. [To be continued]

venerdì, 27 luglio 2012

Alla ricerca dell'acca perduta - 5 p.ta

Racconto di Andrea Fiore per bambini piccoli, grandi ed extra-grandi, dedicato agli stupendi ragazzini di una 5^ elementare di qualche anno fa.

 

Disegni di Carla Federico e Alessandro Lo Meo 

 

[continua dal 23 aprile 2012]

 

arca, ragazzi, racconto, predatori, arca perduta, acca, ricerca, gnomi, fate, fiabe, risate, bambini, comico, demenziale, virgilioIn quattro e quattr’otto ed in modo del tutto rocambolesco le tre principesse Altezzosa, Saggia e Vanitosa, insieme alle tre damigelle loro fedeli servitrici, Svampita, Silenziosa e Distratta, furono spedite in una sorta di ‘mission impossible’… I regnanti, infatti, pensarono bene che, mettendo in campo un tre per uno, sarebbero state maggiori le possibilità che una principessa riuscisse ad avere la meglio sulla diabolica megera e riportasse a casa sani e salvi i tre sotto sequestro..

 

Erano le tre e mezza del mattino quando le fanciulle si misero in cammino a cavallo (si fa per dire) di grossi muli che le avrebbero condotte alla capanna della maga Brut…

 

“Ragazze, potevate anche starvene comodamente a casa a dormire” – fece Altezzosa, rivolta alle altre due principesse, appena montata sul mulo -. “Sappiamo tutti fin troppo bene che la classe non è acqua e che io sono piena di classe e quindi di acqua e che se io faccio acqua.. ehm, insomma.. io sono meglio di voi ed è altrettanto certo che salverò io i ragazzi… Chiaro?”

 

“Chiaro” – confermò serenamente Vanitosa – “anzi direi proprio chiarissimo, nonostante sia stata tu a spiegarlo, cara… Peccato che io non condivida, perché, vedi, non esistono bellezza e grazia e nobiltà e dolcezza superiori alla mia.. Sarò dunque io ad avere la meglio..”

 

“E tu cosa ne pensi Saggia?” – chiese Altezzosa alla terza principessina che se ne stava in silenzio senza fiatare a cavalcioni del suo mulo..

 

“Penso che le vostre damigelle dovrebbero smetterla una volta per tutte di prendere in giro la mia Silenziosa” – le apostrofò Saggia – “lei sta zitta e non reagisce perché è buona ed educata, non perché sia scema!!”

 

“Ma guarda un po’” – bisbigliò la damigella Svampita all’orecchio di Distratta – “ha fatto bene a precisarlo.. e noi che pensavamo che fosse solo scema..”

 

“Noi chi?” – chiese Distratta, come se si fosse collegata in quel preciso nanosecondo – “che ci facciamo a cavallo d’un mulo e.. chi è la sciocca di cui parli?”

 

“In questo momento, credo che ci sia quanto meno un ex aequo – spiegò Svampita – “però, se t’impegni ancora un po’, continuando con costanza come stai facendo, potresti anche essere tu a spuntarla e  salire sul podio della medaglia d’oro..”

 

“Che bella comitiva che siamo!” – commentò Saggia – “stiamo qui a dire baggianate e non pensiamo minimamente a come dovremo affrontare la maga cattiva”

 

“A che serve pensare..” – rispose Altezzosa – “inventerò qualcosa all’istante.. sono troppo elevata per pensare a progettare come difendermi da un essere inferiore come la vecchiaccia..”

 

“Io penso invece che la travolgerò con la mia immensa bellezza..” - aggiunse Vanitosa – “deporrà le armi abbagliata dal mio splendore..”

 

“Io ho paura..” - ammise con tristezza la principessa Saggia – “paura d’essere sopraffatta dalla perfidia e dalla cattiveria di quella vecchia… paura di non farcela a salvare i nostri amici… paura!!”

 

Si era fatta quasi sera e tra la penombra degli alberi apparve agli occhi stanchi delle sei ragazze una luce alquanto fioca, proveniente da una capanna diroccata.. il rifugio della vecchia Brut…

 

Decisero di comune accordo di avvicinarsi e di tentare un approccio civile con la vegliarda..

 

“Salve buona donna..” – esordì Altezzosa

“Ehm.. forse questo non è l’incipit migliore per intavolare una salda e duratura relazione d’amicizia con una donna” – fece notare Saggia.

 

“Chi siete” – ruggì la vecchia vistosamente infastidita – “possibile che questa strada oggi sia frequentata peggio che un autogrill in pieno ferragosto!!!”

 

“Siamo tre principesse ed anche molto curate” – esordì Vanitosa.

“Curate? Perché siete state male?!?” – urlò Brut mentre scappava a rinchiudersi in casa – “Non m’attaccherete mica qualche strano malanno?!?”

 

“Macché malanno” – la tranquillizzò Saggia – “siamo tutte sanissime, ma molto tristi, perché tu tieni rinchiusi in casa tua tre giovani nostri amici, che vorremmo rivedere liberi..”

 

“Certo che perdete punti uno dopo l’altro in caduta libera voi tre” – sottolineò la vecchia – “ora siete pure amiche intime di quei tre stupidotti”

 

“Ah, pure voi li conoscete così..” – rifinì il tutto la damigella distratta. ----- > To be continued

lunedì, 23 aprile 2012

Alla ricerca dell'acca perduta - 4 p.ta

Racconto di Andrea Fiore per bambini piccoli, grandi ed extra-grandi, dedicato agli stupendi ragazzini di una 5^ elementare di qualche anno fa.

 

Disegni di Carla Federico e Alessandro Lo Meo

 

[continua dal 18 ottobre 2011]

 

arca, ragazzi, racconto, predatori, arca perduta, acca, ricerca, gnomi, fate, fiabe,risate, bambini, comico, demenziale, virgilio“Maga Brut, ti prego, lasciaci liberi” – implorò Pell – “ti ricompenseremo a dovere”

 

“Lo farei davvero, piccolo mostriciattolo blasonato” – rispose la vecchiaccia – “il punto è che io col produttore di questa fiaba ho firmato un contratto per maga cattiva e non posso permettermi certo defaillances.. e poi, voi stavate cercando di fregarmi!!!”

 

“Ma no!!” – fece Cartaforn – “eravamo attratti dalle catene di quel forziere.. sono antiche e ci stavamo chiedendo quanto potessero valere..”

 

“Voi non mi piegate…” – rispose lei ferrea ed impassibile – “vi trasformerò.. non so ancora bene in cosa.. ma vi trasformeròòòòò!!!” 

 

*  *  *

 

Nel salone del palazzo si era riunita un bel po’ di gente e c’era un gran vocio… erano accorsi, chiamati dai regnanti il fine letterato di corte, il consigliere saggio e quello burlone e l’immancabile matto del villaggio  che essendo il più informato di tutti, sperava di vedersi riservare un’attenzione particolare dalla platea, cosa che invece non accadde perché come sempre non fu creduto affatto.

 

Accanto alla regina stavano raccolte a capannello le tre principessine, Altezzosa, Saggia e Vanitosa, assistite dalle rispettive damigelle, Svampita, Silenziosa e Distratta.

 

Infine, si davano un gran bel da fare tra la folla in subbuglio le due servette combina guai, rovesciando boccali e bicchieri e rompendo vasi e suppellettili di vario genere, valore e collocazione (anche la più sicura..).

 

Tutti erano preoccupati, alcuni addirittura terrorizzati al pensiero che i tre ragazzi si trovassero indifesi tra le grinfie malefiche della maga cattiva. Il re Domo e la regina Pack giacevano privi di forze disperati ed ascoltavano passivamente questo e quest’altro, finendo il più delle volte col catalogare disperatamente le proposte come ‘rifiuto irriciclabile da cestinare’…

 

“Mio sire, mia regina non c’è da preoccuparsi”- intervenne uno dei consiglieri – “tutto è fungibile e sostituibile.. lo è di certo il servitore Allumin.. se ne troverà un altro anche migliore; lo è senz’altro il paggio compagnone Cartaforn, che non pochi danni ci ha già cagionato; e lo è perfino il principe Pellicolino.. voi siete giovani e ne potete fare un altro tale e quale e con lo stesso nome..”.

 

Era il consigliere burlone e fu fatto prontamente allontanare dalle guardie, dal momento che c’era poco di che ridere e scherzare in quel momento…

 

“Sire” – intervenne il letterato - “datevi alla prosa ed alla poesia.. vi aiuteranno a non pensare..”

 

“Non pensare? Mi sembra che lo faccia già egregiamente tu per tutti noi, per quel che posso vedere…” – rispose caustico il re – “sentiamo un po’ il consigliere saggio, magari, senza volere, mi spara a caso qualcosa d’intelligente…”

 

“Mio Sire, direi che in questi casi” – esordì il consigliere saggio – “ci si debba rassegnare mantenendo una certa compostezza, tipica del sovrano illuminato…”  Non fece però in tempo a completare la frase che il re, a dispetto della tanto decantata compostezza tipica del sovrano illuminato, l’aveva bell’e defenestrato a fari spenti, insieme al letterato.

 

“Siamo spacciati” – disse la regina con le lacrime agli occhi.

 

“E soprattutto” – aggiustò il tiro il re – “siamo attorniati da una massa d’imbecilli!! Chi ci salverà???”

 

“Io.. vi salverò” – si udì provenire da dietro una colonna.

 

“Chi sei? Fatti avanti!!” – tuonò il re incuriosito.

 

“Sono Gudda, l’antagonista buona di maga Brut” – rispose una vecchietta grassoccia dai capelli incanutiti, che sembrava la classica nonnina uscita velocemente di casa malvestita per comprare il pane all’orario di chiusura dei negozi – “e so perché i tre giovanotti si trovano nei guai e.. che guai!!”

 

“Parla vecchiac.. ehm vecchietta..” – la incoraggiò il re.

 

“Ebbene, i tre si sono intrufolati in casa della maga, su indicazione del folletto furbacchione Bimbi, per trafugare uno scrigno magico..”

 

“Ma questo ve lo avevo già detto io tre ore fa e non mi avete creduto!!!” – obiettò il matto del villaggio.

 

“Zitto folle!!” – gli urlò contro il re – “se è per questo, non ti crediamo neanche ora!!”

 

“In che senso lo scrigno è magico?” – chiese la regina.

“Contiene un’acca..” – rispose prontamente la vecchietta – “un’acca magica che parla…”

 

“Parla????” – fecero all’unisono tutti i presenti, come diretti dalla bacchetta d’un abile maestro di coro.

 

“Parla eccome,. ve l’assicuro… conosce una formula magica che dà la felicità…”

 

“Roba da matti” – commentò il re.

 

“Da matti sì” – sottolineò il folle – “ed è per questo che ve la stavo raccontando io prima che arrivasse ‘sta maga di straforo a soffiarmi lo scoop!!!”

 

“Ma come fare per riportarli a casa tutti e tre sani e salvi?” – s’interrogò ad alta voce la regina Pack.

 

“E’ scritto nelle carte che solo una principessa potrà liberare i tre stupidotti dalla morsa della maga..” – sentenziò Gudda.

 

“Ehm..” – chiese timidamente il re – “sta scritto così sulle carte?”

 

“non ‘così’” – precisò Gudda – “sta scritto proprio ‘stupidotti’!” ----- »» To be continued

martedì, 18 ottobre 2011

Alla ricerca dell'acca perduta - 3 p.ta

Racconto di Andrea Fiore per bambini piccoli, grandi ed extra-grandi, dedicato agli stupendi ragazzini di una 5^ elementare di qualche anno fa.

Disegni di Carla Federico e Alessandro Lo Me

[Continua dal 31 maggio 2011]

arca, predatori, arca perduta, acca, ricerca, gnomi, fate, fiabe, risate, bambini, comico, demenziale, virgilioLa vita scorreva a corte monotona e lenta e sembrava essere una di quelle giornatacce grigie in cui fuori piove e la noia ti monta addosso come panna acida.. la regina buona se ne stava adagiata sul trono a far parole crociate ed il re saputello le stava accanto come accasciato, massacrato dall’accidia.

Uccide se ti prende e dura troppo..” – lesse la regina Pack dalle definizioni – “orizzontale di quattro lettere.. uhm.. che noia le parole crociate!! Che pessima invenzione!!”

“Ti sei già data la risposta, Regi” – fece il re accompagnando alle parole uno sbadiglio cinemascope stile Paramount Pictures. “la risposta è proprio noia”

“Bah!!” – fece l’altra. Poi proseguì – “questa è di quattro lettere verticale.. in mezzo a noialtri.. che può mai esserci in mezzo a noialtri.. Niente.. non c’è e non c’è mai stato niente.. ma niente non è di quattro, bensì di cinque lettere.. una in piùùùùù… Uffaaaa!!

“In mezzo a noialtri di quattro lettere… verticale?” – chiese il re con un’aria di sufficienza che avrebbe indispettito anche la persona più mite mai esistita sulla faccia di mille universi. – “la risposta non può che essere ‘ialt’’… è questo che, di quattro lettere, sta in mezzo a ‘noialtri’”

“Visto che sei così bravo..” – continuò Pack – “risolvimi questa: ci mandi la gente saccente ed impicciona.. nove lettere" 

“Semplice” – fece Domo – “la risposta è ‘quel paese’.

"Risposta esatta..” – annuì la regina – “e come premio ti ci mando io, fastidiosissimo essere saccente ed impiccione!!”

Proprio in quell’istante si spalancarono le porte del salone regale ed entrò un uomo trafelato.. era il corriere del mio sire che portava le ultime notizie della sera…

“Mio sire” fece rivolgendosi al re, poi voltandosi verso la regina “mia sira…”

“Seeee.. buona sira!!!” – fece contrariata la sovrana – “bando a questi inutili convenevoli, tra l’altro pieni zeppi d’errori da matitone blu!!  Quali nuove portate?!?”

“Vostro figlio” – esclamò il corriere col fiato che gli moriva in gola – “E’ stato catturato dalla Maga Brut ed ora rischia grosso, lui, Cartaforn ed Allumin”

“Diamine” – ruggì il re – “come sono andati a cacciarsi in una situazione siffatta. Ho sempre detto di non oltrepassare il muro delle fate..  

“L’hanno oltrepassato, eccome!!” – disse l’altro compenetrandosi ancor di più nei panni dell’ambasciatore porta sfiga patentato.

“Bisogna convocare immediatamente il superconsiglio della Champions League..” – ordinò il Re – “non c’è un solo attimo da perdere!!”

*  *  *

“Bene, bene, bene” – pronunciò di spalle la buia sagoma di vecchia con un cappellaccio nero a punta, mentre faceva roteare il pesante mestolo di legno nel grande calderone pieno zeppo di liquame di origine tutt’altro che controllata – “non ho ancora deciso che farò di voi, ragazzi miei.. mi piacerebbe trasformarvi in ranocchi, ma manca qualche ingrediente e poi odio quel continuo gracchiare.. piantine, ecco cosa.. silenziose piantine dalle foglioline verdi.. non sarebbe male, ma poi chi vi annaffia?!? No.. no.. no.. ma perché siete arrivati sin qui.. ma chi vi ci ha mandati.. mi state complicando enormemente la vita!!!”

lunedì, 11 luglio 2011

Le magitragiche avventure di Er Riporter – 9^ p.ta: L’oracolo de li mortei.

 avatar, comico, demenziale,creatività, libri, andrea fiore, virgilio, virgil presley, satira, autori, pterodattilo, harry potter, magia, mago, bacchetta magica, sortilegio, avventura, racconto, strudelone, strudelAvvitar come una possente trivella si fece spazio tra le anime beate che fluttuavano intorno al grande albero mortei. Il maghetto tricosfigato lo seguì lesto, guardandosi intorno con timore. A volte l’apparenza inganna, pensava tra sé e sé, e sotto le sembianze innocue di un’anima bianca come candida ricotta può celarsi furtivo un temibile esattore dell’agenzia delle entrate o magari un venale dentista o persino.. un idraulico a ore!!! 

 

L’alieno verdolone approdò infine ai piedi di un grande altare in granito al gusto di fragola, dove alcune anime tra le più fortunate potevano dissetarsi con le cannucce due tre sorsi alla volta. Ritto innanzi a loro stava il gran sacerdote Delhi Mortei, un tipo ossuto, ricoperto d’anelli e collanine luccicanti, che indossava scarpe da tennis di adora, stante che stava in preghiera, e tuta in kamon, particolarmente adatta per entrare in contatto con l’aldilà. L’uomo ruotò leggermente il capo e si rivolse con voce sostenuta ad Avvitar – “Ciao Verdolone..”

 

“C-come sapete di questo nomignolo, sacerdote?!?” – chiese sconcertato l’alieno.

 

“Ti chiama così lo scorfano sfigotricrinato al tuo fianco” – proseguì il sacerdote lasciando cadere la voce – “dimentichi forse che io so tutto, di tutto, di più? RAIght?”

 

“R-RAIght!” – sudò freddo Avvitar.

 

L’uomo kamontutato s’infilò una mano in tasca e ne estrasse una piccola agenda. La sfogliò fino a trovare uno spazio libero e ci scrisse sopra qualcosa. Poi, mormorò – “uhm.. il verdolone ha detto c-come sapete di questo mignolo. Mignolo?!? Sta storia del dito deve essermi sfuggita. Comincio a perder colpi!!!”

 

“Ehm” – abbozzò Er – “non vorremmo sembrare eccessivamente invadenti, ma sono alcune notti che personalmente non riesco a prender sonno facilmente e come se avessi una terribile fitta al fondo schiena e..”

 

“So tutto, piccolo insignificante maghetto trincoincu” – confermò secco Delhi Mortei.

 

“Trico.. incu?”

 

“Hai parlato di fitta al fondo schiena, nevè? Una di quelle che prende appena fa buio e non ti molla prima delle fioche luci dell’alba? Si accompagna a fiato pesante dietro la nuca e sinistri mugolii, esatto?”

 

“Sì.. sì.. esatto” – asserì Riporter.

 

“Bene, allora “incu” è appropriato. Direi che ci sta a fagiolo o.. pisello.. eheheh”

 

“Gran sacerdote dell’albero mortei” – invocò l’alieno verdolone – “per venirti a trovare abbiamo attraversato mari, scalato montagne, scavato tunnel, guadato fiumi..”

 

“Ma da dove cazzo venite?”

 

“Dal primo miglio delle foreste ex vergini della Mesopomata”

 

“Dal primo miglio?” – ripetè il sacerdote, inarcando le sopracciglia – “ma è qui dietro l’angolo. Avete fatto il giro lungo!”

 

Seguì un’occhiata di Er che si abbatté come un possente e mortale fendente sul verde Avvitar. Forse l’immane fatica del terribile trasporto a spalle dello stronzissimo pterodavide calvé si sarebbe potuta evitare, se solo l’alieno avesse conosciuto un po’ meglio le strade!!!   

 

“Seguitemi” – riprese il sacerdote, rompendo la spessa cortina di ghiaccio che si era creata tra i due – “vi porto dall’oracolo. Arrivati!”

 

“Di già?” – chiese Er arricciando il naso.

 

“Mica sono come quel ciondolone verde che ti ha scortato finora” – replicò ironico il di-adorato – “si trattava di salire appena due gradini. Fosse per lui, sareste già in Oklahoma.. eheheh!”

 

L’altare dell’oracolo era colmo di profumatissimi fiori dei più svariati colori e di frutta secca, l’unica che col pochissimo spazio lasciato da tutti quei fiori riusciva a entrarci. Seduto su di un trono imponente stava un minuscolo essere, bardato come fosse un automobilista col giubbino a catarri infrangenti sulla corsia d’emergenza per la sostituzione d’una gomma bucata. Era impassibile e fissava intorno con occhietti torvi e sospettosi.

 

I tre si avvicinarono con molta riverenza e il gran sacerdote si prese cura di presentarli e di spiegare a grandi linee il problema di Er.

 

“Come osa” – esordì l’oracolo – “questo sconosciuto presentarsi al mio cospetto con un casco in testa?!?”

 

“S-signore” – si scusò il maghetto tricapelluto – “q-questa è la mia testa. S-arei.. s-sono calvo, ecco”.

 

“Fategli almeno un bagno purificatore” – proseguì l’altro stizzito – “con questo puzzo d’alabarda ascellare mi fende le previsioni e mi fa sballare il ciclo!!!”

 

Fu presto fatto. In pochi attimi Er Riporter di trovò catapultato in un’enorme iacuzzi fumante dalla quale uscì subito dopo a dire il vero non del tutto rigenerato.

 

“Ahia, ma.. che ca..???” – inveì alla volta di Avvitar – “che m’avete fatto?!?”

 

“Era un bagnetto rinfrescante a base di fichidindia” – rispose l’altro – “dalle nostre parti si usa tanto. E’ considerato, oltre che purificatore, un vero toccasana”    

 

“Toccasana.. fichidindia?”

 

“Sì.. usiamo le migliori pale di fichidindia in commercio e le buttiamo in acqua così come sono appena l’acqua è tiepida”

 

“Quasi rimpiango le notti con Soddom!!!” – chiosò mesto Er.

 

“Insomma” – proseguì l’oracolo leggermente infastidito – “riepilogando, vi siete fatti un mare di strada inutile per venire fin qui a rompere nel delicato momento del mio insediamento, perché vi serve trovare una merdaccia d’insetto subliminale antinchiappettamento notturno da sortilegio. E io che posso farci?”

 

“Ma..” – fece Er strizzando gli occhi alla volta dell’esserino fosforescente – “sicuri che non ci siamo visti già da qualche parte?”

 

“Certo che no!” – confermò l’oracolo – “una faccia come la tua non si dimenticherebbe facilmente; già sento che farò una fatica immane ora a rimuoverla dalla mente!”

 

“Eppure.. avrei giurato” - incalzò  Riporter – “non ha mica frequentato la taverna di zia Mariuccia? Io sono il nipote di Tano, Tano capoccetta, il figlio di Ignazio, il cugino di Franco, Franco scorreggione, il cognato di.. lei mi sembra parente di Franco”

 

“Baaaaaasta!!!” – l’interruppe l’Oracolo col gli occhi rossi dall’ira – “ma è modo questo di stare al cospetto di una divinità? Non conosco taverne né capoccette né scorreggioni. Adesso zitto è fammi concentrare!”

 

S’udì un boato fortissimo come un tuono e seguì un fetore vomitevole. Per fortuna, durò poco, ma lasciò un segno indelebile nelle narici di tutti, anime de li mortei comprese.

 

“C-che stato?” – chiese frastornato il maghetto crinosfigato – “sembrava Hiroshima!”

 

 “Shhhh..” – ammonì il sacerdote – “l’oracolo comincia a concentrarsi. Sta per emettere il responso”

 

“Se il grosso deve ancora uscire, stiamo fritti, anzi.. ossigenati!” – commentò Er – “Spero solo che faccia in fretta; per come si concentra, è tale e quale a Franco!!!”  - To be continued!

martedì, 31 maggio 2011

Alla ricerca dell'acca perduta - 2 p.ta

Racconto di Andrea Fiore per bambini piccoli, grandi ed extra-grandi, dedicato agli stupendi ragazzini di una 5^ elementare di qualche anno fa.

Disegni di Carla Federico e Alessandro Lo Meo

 

[Continua dal 22 marzo 2011]

gnomo.jpgDal sacco fuoriuscì come una sorta di bestiolina verdolina e capellona, dalle orecchie grandi grandi e piedoni spropositati sia per la grandezza che per il puzzo…

“E voilà!!” – esclamò il folle – “vi presento Bimbi, il super folletto consulente specializzato..”

 

“Quel coso là” – fece il principe sconcertato – “consulente specializzato?!? Puah!!”

 

“Esatto” – replicò il folle – “Bimbi è forte ed è consigliato da ricchi e poveri.. ricordate la canzone della pubblicità.. ‘sa far tutto o forse niente, da domani si vedrà… Bimbi tutto ti risolverà’”

 

“Sarà quel che sarà” – obiettò il principe – “ma io me la ricordavo diversamente la canzone!!”

 

“Salve increduli padroncini” – salutò salterellando lo strano e buffo animaletto – “non lasciatevi ingannare dal mio aspetto.. di solito sono anche peggio… ahahahahahah!!!”

“Mi sa che io ci passo sì alla storia” – fece il principe adiratissimo - “ma come sterminatore efferato di folli e folletti!!”

 

“Diamogli un pizzico di fiducia” – disse però Allumin – “sentiamo cosa ha da dirci, non ci costa nulla, a parte qualche minuto del nostro tempo, che tra l’altro molto spesso passiamo ad oziare pesantemente..”

 

“Parla piccoletto” – ordinò Pell – “o da verde giuro che ti faccio nero e senza ricorrere al trucco!!”

 

“Ascolta allor le mie parole..” – sentenziò il folletto canticchiando al suono d’una musica stonata proveniente dalla buonanima d’un grammofono partito per miracolo o solo per una pura casualità – “se fama vuoi avere, cerca una lettera muta, che maga Brut tiene rinchiusa tra catene.. se tu la troverai, lei ti parlerà e la tua vita e il mondo intero con una formula cambierà..”

 

“Io non ci ho capito un’acca” – sbuffò  Cartaforn alquanto frastornato.

 

“Bene” – commentò il folletto – “noto che il Q.I. da voi non ha lasciato tracce… l’’acca’ era giusto ciò che avreste dovuto comprendere.. cercatela nel forziere della maga Brut e fate che vi parli…”

 

“Coraggio ragazzi” – fece allora Pell – “andiamo alla ricerca della maga Brut e dell’acca perduta.. mettiamoci in moto”.

 

“Arridaglie co ‘sta moto!!” – sottolineò Allumin.

 

“Sidecar.. ok.. sidecar!!” – aggiustò il tiro il principe.

 

Fu così che quella strana accozzaglia d’individui si mise in moto, non si sa come, né per dove, né perché… ma forse è opportuno che tralasci i miei commenti, altrimenti mi attirerò, com’è sempre accaduto, le maldicenze della gente, sempre pronta ingiustamente a darmi contro con questa stupida leggenda che vuole che io sia acida, impicciona e linguacciuta!!

 

*  *  *

Eravamo rimasti alla partenza, che avvenne tra capo e collo. I tre percorsero terre sconfinate, deserti sterminati, solcarono mari procellosi e guadarono fiumi dalle copiose acque, fino a che… la lugubre catapecchia della maga Brut apparve ai loro occhi…

 

Era immersa nel verde della foresta, completamente coperta di muschio e circondata da alberi che con le loro fronde gli si abbarbicavano come pressanti tenaglie..

 

S’avvicinarono con molta cautela, cercando di evitare il benché minimo rumore.

 

L’uscio era socchiuso e poteva scorgersi, in lontananza, un pentolone, uno di quelli tipici delle fattucchiere… ci bolliva e ribolliva dentro qualcosa su cui i tre non vollero neanche minimamente interrogarsi spinti o consigliati dal loro istinto di autoconservazione.. fatto sta che, pur essendo ancora lontani dalla soglia della capanna, il terrificante olezzo che emanava da quel pentolone li aveva già belli che storditi..

 

“Facciamo così” – disse Cartaforn – “Allumin entra in casa e fa un giro di ricognizione, Pell rimane fuori e controlla le uscite ed io faccio la ronda a distanza per prevenire eventuali attacchi..”

 

“Ottimo piano” – fece Allumin – “fermo restando il principe, che mi sta bene che rimanga all’uscio, non potremmo scambiarci di posto noi due? Mi sento più portato come vedetta a distanza..”

 

“Insomma, smettetela con queste stupide beghe di cortile ” – tagliò corto Pell – “ci tureremo il naso ed entreremo tutti insieme nella capanna e speriamo di trovare subito il forziere, prima che questa puzza ci faccia secchi!!”

 

Entrarono furtivamente in casa e si persuasero che il destino fosse dalla loro parte, perché scorsero immediatamente, sotto una panca, un piccolo forziere sommerso dalle catene.. si avvicinarono lentamente.. molto lentamente.. mooooltoooo lennn…. “Ehi voi tre… che ci fate con le mani sul mio forziereeeeeeeeeee !!!!!!!!!!!!!!!!”

[To be continued]

 

martedì, 22 marzo 2011

Alla ricerca dell'acca perduta - 1^ p.ta.

Racconto di Andrea Fiore per bambini piccoli, grandi ed extra-grandi, dedicato agli stupendi ragazzini di una 5^ elementare di qualche anno fa.

Disegni di Carla Federico e Alessandro Lo Meo

 

acca1.jpg

 

La storia che sto per raccontarvi ha dell’incredibile ed io stessa stenterei a crederci, se non fossi stata presente in tante occasioni ed episodi ad osservare… Sì, so bene cosa si pensa e si dice di me in paese.. che sono una cortigiana impicciona, burlona e un po’ bugiarda e che a tutto ciò che dico bisogna sempre sottrarre una tara consistente, ma.. come si suol dire.. prendere o lasciare.. io conosco la vera storia e nessun altro…

*  *  * 

Tutto ebbe inizio la mattina in cui il principe Pellicolino si mise in testa che avrebbe dovuto realizzare qualcosa di incredibilmente grande, tanto grande e maestoso da farlo passare alla storia e cominciò a dare il tormento ai suoi due fidi compagnoni..

Ragazzi, così proprio non va!!” – disse il principe sbuffando rumorosamente – “io voglio passare alla storia!!”

“Fossi in te non mi preoccuperei di questo Pell” – disse il fedele servitore Allumin – “alla storia, come alla geografia e matematica passerai di certo.. è in condotta che ti vedo messo male!!”

“Ma che dici.. ho fatto sempre belle figure..” – argomentò il principe.

“Più che ‘fatto’ direi ‘scambiato’ e non erano ‘figure’, ma ‘figurine’ dei gladiatori dell’album bocconcini..” – replicò lesto Allumin.

“Ma vogliamo metterci a sottilizzare su queste tematiche di secondaria importanza?!? – Replicò Pell – “voglio fare qualcosa di veramente importante, tanto importante da passare alla storia!!!”

“Io un’idea ce l’avrei” – esordì Cartaforn, che fino a quel momento se n’era stato in disparte, nascosto in un angolino buio della stanza – “chiediamo al folle del villaggio.. magari lui qualche dritta ce la dà..”

“E già..” – fece il principe – “mi sembra un’ottima idea, come ho fatto a non pensarci io stesso.. ci occorre uno spunto da qualcuno che ci superi e il folle del villaggio certamente è ‘oltre’..”

“Ok, allora muoviamoci subito..” – fece Cartaforn contento per aver colto nel segno – “so dove trovarlo… che ne dite d’andare in moto? C’è una bellissima giornata di sole!”

“Ma che moto e moto..” – obiettò il fedele Allumin – “ma vi siete resi conto del secolo in cui viviamo.. le moto non sono state ancora inventate!!!”

“Giusto” – confermò Pell – “e poi noi siamo in tre, non vorremo mica beccarci una multa!! Un sidecar, ecco cosa ci vuole.. un sidecar è perfetto per tre..”

Non so come, i tre montarono su uno sgangheratissimo sidecar e si spostarono, all’invidiabile velocità di crociera di 18,3 km orari circa, alla volta del folle del villaggio.. lo cercarono in tre, per mari e per monti, diviso deserti e praterie, meno collinette e vallate sterminate e.. alla fine.. “Eccoti qui… folle della malora.. ti abbiamo trovato!!”

“Quanta grazia, tutta in una volta” – rispose il matto gongolante e tronfio – “un principe demente, il suo fedele servitore e un giovane scapestrato che perfeziona il tutto amabilmente.. ed io sarei il matto?!?”

“Come ti permetti?!’ Rivolgersi così a sua altezza…” – lo apostrofò Allumin – sei forse matto?”

“Io ‘sono‘ matto” – fece quello – “e tutta quest’altezza a quello lì non gliela faccio proprio.. ad occhio e croce sarà non più di un metro e un palmo, comprese le zeppe delle scarpe…”

“Ok..ok..” – tagliò corto Cartaforn – “abbiamo bisogno del tuo folle aiuto per capire quale impresa possa tentare il nostro principe per guadagnarsi la vita eterna nei libri di storia..”

“Uhm..” – fece il folle soprappensiero, se mai gliene fosse passato qualcuno per la mente – “la domanda che mi fai è molto complessa e non è facile darle una risposta, però…” – disse ruotando su se stesso per prendere da dietro le sue spalle un sacchettino di iuta, che aprì velocemente… “Ecco qui chi vi potrà aiutare…” --- > To be continued

martedì, 08 marzo 2011

Boia Dumond Lader – The beginning

dumond.jpg“Ho cinquant’anni, peso centodue chili, sono alto un metro e cinquantadue. Mi chiamo Boia, Boia Dumond. Fino a cinque anni fa, lavoravo in un lussuoso negozio di pelletteria e profumi al centro di Sodomilano, in via Montanapoleone. Uno di quelli dove ti metti in forte imbarazzo a entrare se nel portafogli non hai almeno due o tre carte di credito, un pagobancomat, quattro o cinque etti di carnet di primo taglio d’assegni e un conto in banca felicemente coperto. Uno di quelli in cui per entrare devi averci almeno un bodyguard superpalestrato che spinga per te la pesante porta girevole, proprio laddove i clienti più deboli e inadeguati sono rimasti irrimediabilmente impigliati e si sono estinti, a conferma della piena attendibilità delle teorie darwiniane.

 

Ai tempi ero il capo dei commessi. Ero pagato profumatamente: tester di fragranze pregiate e spray ascellari dei più persistenti. Le cose andavano bene, tanto ma tanto bene, almeno finché il padrone riuscì ad acciuffare le commesse. Quando però cominciò a invecchiare e le gambe non gli ressero più, addio! Le commesse divennero inafferrabili e finirono con lo svuotare il negozio nell’arco di poco meno d’un mise.

 

Ricordo come fosse oggi il giorno in cui l’anziano Mr. Denim mi convocò nel suo ufficio. Entrai sorridente e mi accomodai sulla seggiola di fronte alla scrivania, senza che me lo chiedesse. Presi dall’astuccio sul tavolo una sigaretta, senza che me lo chiedesse, l’accesi senza che me lo chiedesse, aspirai e buttai fuori il fumo con una violenta sbuffata, senza che me lo chiedesse. Denim era un tipo musk che non doveva chiedere mai. Mi guardò dritto negli occhi, ruotando leggermente il capo verso destra, dal momento che soffriva di un sinistro strabismo. Siccome ora ero io che non riuscivo a inquadrarlo bene, ruotai a mia volta il capo, cioè lui, di circa quarantacinque gradi a sinistra. Seguirono un paio di suoi ulteriori aggiustamenti del capo e altrettanti miei conseguenti riallineamenti di lui. Alla fine, ci guardavamo di spalle con lo specchietto retrovisore, quando lui pronunciò le parole – ‘Dumon.. essenza’.

 

Di primo acchito, pensai che volesse farmi testare una sua nuova creazione, che ci tenesse alla mia opinione. Dopo tutti quegli anni trascorsi al suo servizio, si trattava proprio di una bella attestazione di stima. Almeno quella, visto che di aumenti non se n’erano mai visti e tutte le volte che se n’era parlato, le parole erano sempre e inesorabilmente finite pro-fumo.. Testare un’essenza, fare da profumata cavia a una nuova fragranza, impregnarsi le narici di qualcosa di mai provato dall’umana specie. Non potevo certo aspirare ad altro!

 

Mi sentii invece gelare il sangue, quando Mr. Denim precisò il concetto in modo chiaro e inequivocabile – ‘E’-senza lavoro Dumond.. da oggi’.

 

E’ vero, mi disse pure di stare tranquillo, che le cose col tempo si sarebbero aggiustate e che magari mi avrebbe potuto riprendere. Ma, era del tutto chiaro che mentiva. Come faceva a riprendermi, se non aveva neanche una videocamera con sé e poi.. con quegli occhi che si ritrovava?!? Giurò solennemente d’essere mio amico per la pelle, ma ai miei occhi non fece che peggiorare ulteriormente le cose. Sulla bocca d’un profumiere conciatore quelle parole non suonavano certo bene e mi sentivo già abbastanza scuoiato, prima ancora che le avesse pronunciate.

 

Passai alla cassa e ritirai l’assegno di liquidazione, che, appunto perché tale, mi venne consegnato scontato del quaranta percento. Uscì dal negozio che ero fuori di me, dato che ora non stavo più nella pelle. Ero incazzato col mondo intero, tanto che avrei voluto proclamare guerra alla razza umana!”   

 

“Tempo scaduto” – s’inserì con voce stanca una grassa signora sulla cinquantina con la faccia ricoperta d’un pesantissimo trucco multicolore kitch - “bene, anche il nostro confratello ha raccontato la sua bellissima esperienza di vita. Qualcuno ha commenti, suggestioni, suggerimenti?”

 

“Signora” – intervenne timidamente Dumon – “sarei solo io per la terapia.. non c’è nessun altro qui”.

 

“Che stupida, dimenticavo” – sorrise la donna – “questa è la seduta dei misantropi anonimi. D’accordo. Allora, giovanotto: hai commenti, suggestioni, suggerimenti riguardo a ciò che hai appena detto?”

 

“No.. nessun commento”.

 

“Nemmeno una suggestioncina piccina piccina?” – insistette la donna.

 

“No”.

 

“Suggerimenticchio?”

 

“Nemmeno”.

 

“D’accordo. Direi che allora possiamo chiudere l’incontro e dire che abbiamo fatto progressi”.

 

“Davvero?” – chiese l’uomo, inarcando le bianche sopracciglia.

 

“Certo che sì” – asserì la signora con gli occhi quasi spenti dal sonno, trattenendo a stento un sbadiglio – “uno di voi ha raccontato la sua storia, le sue rabbie, le pulsioni, le frustrazioni e nessun altro ha cercato di prevaricarlo o aggredirlo. E’ un importante passo nel non facile percorso per debellare la misantropia! Contenti?”

 

“Per me va bene” – rispose l’uomo perplesso – “provi a chiedere agli altri..”.

 

“Seee.. certo che lo sono” – confermò la donna con una smorfia – “alla prossima seduta”.

 

“E’ fissata?” – chiese Dumon.

 

“Credo di sì. Se è qui, fissata deve esserlo per forza. E’ lì in fondo; uscendo dille d’entrare”.

 

“Non capisco… a chi.. cosa devo dire?”

 

“C’è solo una donna seduta, non puoi sbagliarti, riesci a vederla? Di semplicemente: ‘avanti la prossima seduta’ e lei capirà!”

 

“Ecco, è proprio la gente come questa che mi fa odiare il genere umano” – borbottò Dumond, uscendo da ‘SanoDemente’, il centro sociale supercostosissimo American Style al centro di Los Angeles – “come pretende quella stupida megera grassoccia di guarire la mia misantropia, se solo a guardarla mi fa venir voglia di…. Non devo arrabbiarmi, devo restare calmo, calmo Dumond, calmoooooo!!! Oggi hai fatto grandi progressi. Sei stato ad ascoltarti pazientemente in silenzio e certo che ne hai dette di cazzate! Però, non hai ribattuto, non ti sei preso a parolacce, non ti sei aggredito. Avresti avuto ben donde per farlo e invece no. Stai migliorando”.

 

“Eh eh eh” – s’udì a un tratto una risata gracchiante nella penombra, dietro le sue spalle – “amico, tu sei sprecato per la lega dei misantropi anonimi. Credimi, saresti perfetto per quella degli sfigo-coglioni patentati”.

 

“Ma come ti permetti. Io ti…”

 

“Apri gli occhi, sfigato” – riprese l’altro che nel frattempo si era spostato verso una zona più illuminata, rimanendo però con la faccia avvolta nelle tenebre – “non è frequentando costosissimi centrucoli pseudo-sociali da strapazzo che risolverai la tua crisi esistenziale. Esci dal torpore: I want You!!!”

 

“Aguant..? Cos’è pugliese?!?”

 

“Non importa. Ciò che conta è che tu sia l’uomo giusto. Ti cerchiamo da sempre. Sei in cima alle liste, il primo, l’unico. Seguimi Dumont. E’ tutto pronto per il grande evento”.

 

“Ma di cosa parli?” – ribatté Dumond perplesso – “Cima di liste.. il primo.. l’unico? E poi.. quale vento? Stamattina ho visto le previsioni, giusto prima d’uscire di casa, e portava bonaccia”.

 

Lo strano tipo fece ancora un passo avanti e mostrò finalmente la faccia che con grande sorpresa di Dumond era di un tristissimo anonimo da spararsi all’istante.

 

“Siamo pronti per la partenogesi!!!”

 

“Partenocché?!? Prima la Puglia ora la Campania, ma sei forse della Lega Sud?!?”

 

“Grazie alla partenogenesi, da uno sfigo-coglione creeremo un supereroe.. la risposta a Bottoman e Silenceman!!!”

 

“Scusa, ma lo sfigo-coglione sarei io?”

 

“Strano che tu abbia compreso all’istante” – annuì perplesso l’uomo – “non vorrei che avessimo sbagliato la query, Boia Dumond Lader” --- > To be continued

 

venerdì, 18 febbraio 2011

Il nuovo libro semi-serial thriller di Andrea Fiore

The Day After Mascarpone!!! Il titolo del libro è ancora top secret, ma è certo che stanno per tornare Haddock & Parrish,  la strampalata coppia investigativa, nata dalla perfida mente di Andrea Fiore.

 

Un nuovo caso, altamente pericoloso e imprevedibile, avvincente e incredibilmente demenziale!!!

 

 

 

 

 

 

Se non hai ancora letto il primo semi-serial thriller “Storia di morte, ricotta e mascarpone”, edito da Il Filo – Roma, sei ancora in tempo. Prenotalo subito sul web:

 

Pagina Il Filo 

http://www.ilfiloonline.it/index.php?page=shop.product_details&flypage=flypage.tpl&product_id=2360&category_id=28&option=com_virtuemart&Itemid=175&vmcchk=1

 

Pagina La Feltrinelli

http://lafeltrinelli.it/products/9788856709964/Storia_di_morte,_ricotta_e_mascarpone_(semi-serial_thriller)/Andrea_Fiore.html?prkw=storia%20di%20morte,%20ricotta%20e%20mascarpone&srch=0&Cerca.x=0&Cerca.y=0&cat1=1&prm=

 

IBS

http://www.ibs.it/code/9788856709964/fiore-andrea/storia-di-morte-ricotta.html

 

 

lunedì, 07 febbraio 2011

Scremati dal destino - San Valentino vent’anni dopo.

cupidoultima.jpgMaso si era da poco accasciato sul morbido sofà in soggiorno e, scostate con un’abile mossa d’una decina di centimetri le pantofole dai piedi, aveva preso a grattarseli svogliatamente l’un l’altro, mentre sfogliava al massimo dell’orgasmo le morbide pagine rosa della gazzetta dello sport. Gongolava tra sé e sé alla vista di tutte quelle notizie, perché le conosceva bene, anche il piccolo trafiletto schiaffato in fondo alla pagina, e in cuor suo si sentiva al sicuro nel rendersi conto che teneva tutto sotto controllo. Il calcio, e lo sport in genere, non avevano segreti per lui. Macché politica, sociale, economia.. tutte bestie insulse! Una sana ignorante coattissima lettura rigenerante della gazzetta era quel che ci voleva per rimetterlo in vita, per ricordargli che era un vero uomo, ricco di conoscenze valide e spendibili. A un tratto, alzò gli occhi, come colto da una strana sensazione di panico. Si sentì attraversare la schiena da un brivido gelido. Una goccia di sudore freddo, come una fredda lama nel buio fondo della notte. Chiuse il giornale, lo ripose accuratamente sul tavolinetto, e si piegò in basso verso un mobiletto per aprire di scatto il secondo cassetto. Lo fece a occhi chiusi, temendo il peggio. Poi, la liberazione. L’album era lì, con le figurine in bella mostra. Voltò le pagine velocemente e.. per fortuna, tutto in regola, proprio come l’aveva lasciato lui. Che imprudente ch’era stato. Se gli fosse successo qualcosa non se lo sarebbe perdonato! Scrisse sull’agenda del telefonino un breve memo periodico con allarme per i lunedì sera alle venti e trenta: <<martedì ricordarsi inquietante presenza in giro casa figlio rompicoglioni donna pulizia quindi album figurine cassaforte>>. Si lasciò nuovamente crollare sul divano e, tirato un profondo respiro di sollievo, riprese da dove l’aveva improvvisamente interrotto l’impegnativo compito d’aggiornamento rosa. Fu proprio in quell’istante che si aprì la porta di casa ed entrò Mara con i capelli impermanentati di fresco.

 

“Beh, che ne pensi del mio nuovo look?” – esordì alla volta dell’uomo, che per istinto di conservazione si era appena trincerato dietro la gazzetta. Poi, dato che l’altro se ne stava in silenzio, proseguì irritata – “insomma, ti piace ‘sto taglio di capelli?”

 

“Ah, meno male, sono capelli” – rispose Maso con una leggera smorfia di perplessità sulle labbra – “credevo ti si fosse attaccato in testa un gatto nero..”.

 

“Seee..” – chiosò lei – “e magari eri lì lì per chiamare i pompieri per farlo scendere..”

 

“Insomma” – riprese Maso con nonchalance – “a cosa dobbiamo l’onore di questo impressionante exploit?”.

 

“Se guardassi un po’ più spesso il calendario, forse saresti in grado di darti da solo le risposte, mio caro”.

 

L’uomo storse leggermente il collo, quel tanto da poter cogliere con la coda dell’occhio il calendarietto da tavolo sulla scrivania. Emise un leggero colpo di tosse e poi chiese – “per caso, oggi è.. è venerdì?”

 

“Direi di sì, caro.. fuocherello”.

 

“Ah.. il 14 febbraio. Per fortuna è solo San Valentino” - aggiunse lui con calma – “sai che mi avevi messo paura? Credevo ci fosse un battesimo, un matrimonio, una cresima e che ce ne fossimo scordati."

 

“Soooolooooo?” – ruggì Mara – “soooolooooo San Valentinoooo?

 

“Perché, non è solo? E’ venuto in compagnia d’altri santi? Di solito va in giro da solo. Quelli che si presentano in due o tre sono altri, tipo, Sant’Alfio, San Cirino e San Filadelfo o i Santissimi Pietro e Pa..”.

 

“Bastaaa!” . lo tranciò lei di netto – “sei un mostro Maso. Ma possibile che non riesci minimamente a cogliere la magia di San Valentino?”

 

“Magia?” – ripetè Maso inarcando le sopracciglia – “io di magia conosco e apprezzo solo quella di Silvan e comunque, se proprio devo credere in qualcuno, San Valentino non mi va giù, preferisco la Befana, che almeno posso toccarla con mano..”

 

“Giù quelle manacce di dosso, stupidissimo essere regredito all’anello di congiunzione tra l’uomo e la scimmia!!!”

 

“Scimmia io?” – ribattè caustico l’uomo – “e tu allora cosa saresti, con tutti quei peli come bulloni, che ti porti dietro e che spargi per casa impunemente?”

 

 “Se li perdo, mio caro, è perché ho fatto la luce pulsata” – precisò Mara – “ma tu, troglodita come sei, è chiaro che sconosci la più moderna tecnologia. Dieci sedute a poco meno di tremila euro e i peli sono solo un ricordo”.

 

“Per quanto mi riguarda, considerato il costo, potresti anche non farla la luce puzzata e giocare nella nazionale di calcio maschile. Faresti un gran figurone del tutto gratis e magari fai gol!”

 

“Dannatissimo energumeno” – sbroccò la donna inferocita – “venti anni fa non mi avresti detto queste cose! Non te ne saresti stato rintanato in casa il 14 febbraio, incollato a quello stupido divano, ricoperto da un puzzolente plaid scozzese a bere birra, a leggere di stupidissimo calcio e a guardare partite in continuazione alla tv”.

 

“E’ anche vero che venti anni fa era un mortorio, mia cara. Alla tv c’era solo un tempo di una partita di serie A la domenica pomeriggio, la domenica sportiva, mercoledì sport e 90° minuto. Ora sì che è vita! Partite, commenti, scoop, calciomercato.. tutto il giorno.. zero-ventiquattro!”

 

“Zero-ventiquattro?” – concluse Mara – “tu, al massimo, arrivi a zero-dodici. Io mi arrendo, speravo che almeno ti andasse di venire fuori a cena. Siamo io e te e poi Angelo e Chiara, Roberto e Marina, Tommaso e Virginia, Giuseppe e Francesca, Davide e Maria, Sandro e Martina, Marco e Sonia, Matteo e..”

 

“Ma cos’è, una terapia di gruppo per coppie?”

 

“Macché, era per movimentare un pò”.

 

“D’accordo, ci vengo, ma solo se mi garantisci che alla fine il tutto si trasforma in orgia”.

 

Rimasero in silenzio per qualche minuto, poi Maso si alzò dal divano per andare nell’altra stanza. Mara rimase seduta al tavolo del soggiorno a guardarsi allo specchio e a pensare che i soldi per la nuova acconciatura erano stati letteralmente buttati. Poco dopo, però l’uomo rientrò vestito di tutto punto d’un elegantissimo abito scuro gessato. Le si accostò all’orecchio e le sussurrò – “E’ anche vero, mia cara, che vent’anni fa, con lo stipendio che avevamo, questo non me lo sarei potuto permettere..”

 

“Stupido” – sorrise lei con le lacrime agli occhi, mentre Maso le porgeva sorridente un pacchettino finemente incartato – “così mi si distruggerà il trucco”.

 

“Non credo che occorra il trucco nel privee che ho prenotato per il nostro tête-à-tête” – la rassicurò lui –  “Buon San Valentino, cara”.

 

“Quindi, saremo solo io e te?”

 

“Sì, solo io e te” – confermò Maso – “ma se ti senti sola.. porta pure i peli”.

 

sabato, 22 gennaio 2011

Le magitragiche avventure di Er Riporter – 8^ p.ta: L'albero mortei.

albero2.jpgIl viaggio verso l’albero Mortei fu lungo ed estenuante, ma Er Riporter, divenuto da poco ‘la bestia’ a causa dello scellerato patto pilifero con lo pterocalvo, svolse egregiamente il suo ingrato compito di Caronte. E il possente animale che gli stava perentorio cavalcioni, non mancò d’elogiarlo (anche se a modo suo), scalciandolo di brutto in segno di gioia a intervalli regolari d’un paio di minuti ed emettendo sinistri grugniti di compiaciuta riconoscenza alla volta dell’alieno Avvitar (l’unico che sembrava in grado si comprenderlo).

 

“Manca ancora molto all’albero, verdolone della malora?” – sbottò il maghetto sfigo-tricrinato – “stiamo andando avanti così da ore tra rocce taglienti e mulattiere tortuose e sono stufo di portarmi a spasso sul groppone quest’enorme stronzissimo essere bizamputo analfabeta e per di più con la lingua di pezza ”.

 

“Pensa a quanto sia felice io” – rispose l’altro stizzito – “avrei potuto volare alacremente sul mio pterodavvitar ultra-comfort con air-bag incorporato, parabrezza al titanio, tettuccio apribile, rotelline laterali e superstereo8 e planare sofficemente dall’alto sull’albero Mortei con morbide e dolci virate. E tutto questo, senza un briciolo di fatica! Porca boia, è la prima volta che accade che la bestia superi l’uomo o meglio che l’uomo superi la bestia in bestialità!”

 

“Bel priamato, eh?” – commentò mesto Er.

 

“Non scomodiamo i primati” – bofonchiò Avvitar – “un primate avrebbe fatto certamente meglio!”

 

“Sono però convinto” – azzardò Er – “che in tutta questa storia, qualcuno ci stia marciando di brutto”.

 

“Per quanto ne so io, se qualcuno marcia qui, quello sei tu, mio caro amico” – rispose l’altro ironico – “e devo ammettere che lo fai anche egregiamente. Pensa che il superpollocalvè ha dichiarato che d’ora in poi viaggerà solo con te. E’ entusiasta della tua professionalità. Dice che ci dai giù duro e non fiati”.

 

“Fiatare?” – ribatté il maghetto sfigotricapelluto – “e come faccio a fiatare? Mi ha forse lasciato le forze per fiatare? Non ha fatto altro che grugnire e spararmi calci ai fianchi!”

 

“Coraggio, ci siamo quasi” – lo tranquillizzò l’alieno – “l’albero è ormai vicinissimo e lì troverai tutte le risposte che cerchi”.

 

“Ne sei certo?”

 

“Sicuro” – annuì Avvitar – “basterà che sfogli attentamente l’albero e che, giunto alla fine, inclini poco poco il capo, quel tanto da poter leggere le scritte capovolte”.

 

“Dici che funzionerà?”

 

“Di solito con i cruciverba funziona. Le risposte esatte le trovi in fondo capovolte”.

 

“Ti va di scherzare?” – ribatté stizzito il maghetto tricosfigato – “se prima che faccia buio non trovo le risposte giuste per arrivare all’insetto subliminale, sono spacciato. Mi sono rotto la schiena tutto il giorno e non intendo estendere la rottura al fondo schiena tra le grinfie di mister Soddom. Stanotte no!!!”

 

“Avrai le tue risposte Er e riuscirai a sfuggire alla maledizione di quel maniaco sadomaso-depressivo trans intrusive all in one. Fidati, l’oracolo dell’albero Mortei non sbaglia mai”.

 

Il deserto intorno a breve sparì, assorbito da una folta e lussureggiante vegetazione, e la frescura di una possente cascata, che andava a riversarsi su un laghetto d’un azzurro intenso, ridiede a Er un vigore inaspettato.

 

“Vedi quella folta chioma verde che si erge maestosa su tutte le altre?” – annunciò tronfio Avvitar – “E’ il nostro albero. Acceleriamo il passo”.

 

“Accele.. cheeee?” – incalzò Riporter – “con questo animale addosso avrò perso almeno una trentina di chili. Insomma, fallo scendere.. inventati che siamo al capolinea!”

 

L’alieno verdolone, con un cenno della mano, invitò lo pterodavide calvo a scendere, e vedendolo ritroso, lo guardò pure torvo, apostrofandolo aspramente. L’animale, però, non volle proprio saperne d’abbandonare il suo fido destriero. E fu così che Er dovette spostare il capolinea di almeno altre tre o quattro miglia più in là, fin quasi sotto i piedi dell’albero fatato, dove argutamente consigliato dall’alieno, con una sapiente repentina sbandata, si scrollò di dosso, una volta per tutte, l’energumeno alato, imbucandolo in una svendita colossale di parrucche nuove e usate garantite, che lo avrebbe di certo distratto per un paio d’anni almeno.

 

L’albero era ormai a uno sputo e una folla di anime gli si assiepava attorno in piena adorazione.

 

“Sono anime de li mortei” – infomò prontamente Avvitar

 

“E de li mejo tua” – chiosò caustico Er.

 

“Annunciano il cambio di guardia dell’oracolo”

 

“Che significa?”

 

“Significa che il vecchio infallibile oracolo che abitava l’albero da circa 180 anni ha lasciato il posto al nuovo”.

 

“Il nuovo? Dopo 180 anni?!?”

 

“Sì. Dicono che si è manifestato improvvisamente un paio di giorni fa sotto una forma strana e che ora è lui che da le risposte”.

 

“Vecchio o nuovo non m’importa” – tagliò corto il mago sfigotricapillifero – “portami da lui e facciamola finita!” ----- > To be continued

venerdì, 07 gennaio 2011

Agente 'secreto' zerozero-muco: la spia che non fiutava – 5^ p.ta

interruttore.jpg“Insomma, direttore, dove si trova la ragazza?” – insistette Svenson spazientito – “vi ostinate a non collaborare. L’avete capito o no che sono qui per salvare il mondo?”

 

“Chiedo venia” – rispose l’altro stizzito – “non mi ero reso conto d’avere di fronte addirittura Atlante affaticato col mondo sul groppone”.

 

“La smetta di scherzare. Abbiamo pochissimo tempo?”

 

“Sono certo che se lo farà bastare. Lei fa cose incredibili in pochissimo tempo..” – sentenziò il direttore, mostrando mestamente un misero frammento del vaso ming, appena raccolto da terra.

 

“Andate tutti a quel paese, mi arrangerò da solo!” – urlò l’agente, sgattaiolando via rumorosamente da quel po’ che rimaneva del mega-vaso. Poi, sotto gli occhi esterrefatti del direttore e della folla pietrificata, percorse velocemente un breve corridoio e si presentò al punto informazioni.

 

“Desidera?” – rispose dall’altra parte della vetrata una vecchietta merlettata fino al collo in evidente stato di decomposizione avanzato plurimo aggravato.

 

“Ehm” – esordì Stewart perplesso – “è il punto informazioni o sono passato direttamente alla sezione antico Egitto?”

 

“Che c’entra l’antico Egitto, ragazzo?” – rispose la vecchia acida – “cosa te lo fa pensare?”

 

“Mi scusi, devo essermi sbagliato. In effetti, su di lei non c’è alcuna traccia né di bende né di fuliggini.. oddio, forse qualche fuliggine, ma..”

 

"Bende.. fuliggini?” - incalzò l’altra – “ma che stai farneticando? Giovanotto, sei sicuro di star bene?” 

 

"S-sì”.

 

“Chiamo un medico”.

 

“No, le assicuro, non c’è bisogno: sto benissimo ”.

 

“Mica lo chiamo per te. Un attimo di pazienza: devo farmi prescrivere un buon antiossidante. Non posso continuare a combattere i radicali liberi coi chiodi di garofano”.

 

“Radicali liberi, antiossidanti, chiodi?!?” – ripeté perplesso Stewart.

 

“Cosa?”

 

“Come cosa? E’ lei che ha tirato fuori tutta sta roba!”

 

“Bò? Sarò stata soprappensiero. Devo farmi prescrivere anche del fosforo per la memoria e qualche etto di omega 3, che anche se non so cos’è, sono certo ch’è di gran lunga meglio di canale 5 e italia 1”.

 

“Comunque.. – proseguì Stewart timidamente – “volevo solo chiederle se nel sarcof.. ehm.. cassettina dei med.. coff.. coff.. chioschetto delle informazioni ha per caso una mappa del museo. Devo trovare immediatamente una ragazza”.

 

“Ascoltami bene, bel timidone ‘faidate ’– rispose la mumm.. l’anziana impiegata – per trovare una ragazza non servono le mappe dei musei. Dai retta a me, iscriviti a meetic. Fai certamente prima e anche meglio. Io ci ho trovato l’anima gemella un mese fa, proprio quando stavo ormai per perdere le speranze. E’ accaduto così, come per incanto, tut..”

 

“Tutankamon?”

 

“No, tutt’a un tratto”.

 

“Ah.. ehm, bé, aveva parlato d’anima gemella e pensavo a.. comunque, non ha importanza, io cerco una di quelle ragazze che stanno sulle tele”.

 

“Uhm, roba da unoquattroquattro.. pure viziosetto, eh?” – esclamò la donna allibita – “oggi è la tua giornata fortunata ragazzetto. Faccio quel lavoro dalle 10 di sera a mezzanotte per arrotondare. Chiama questo numero e parlerai direttamente con me..”

 

“C-con lei?” – ripeté Stewart a occhi sgranati.

 

“Certo, che ti credi?” – lo tranquillizzò la vecchia – “la ragazza che si contorce in tivù l’avremo vista sì e no un paio di volte durante le riprese dello spot, poi siamo tutte coetanee. Non è carino aiutare il prossimo alla nostra età?”

 

“Già, il prossimo. Aiuti pure il prossimo, gli cedo volentieri il mio posto” – conclude fermamente l’agente – “la mia ragazza è un dipinto: la ragazza con l’orecchino di pirla. Le dice qualcosa? Devo trovarla entro dieci minuti”.

 

“Perché, se non la becchi, le si ritrasforma in zucca la cornice e l’orecchino in topo, tipo magicabulabibidibulabibidibobidibu o giù di lì?”

 

“Mi creda, signora informatrice, è una cosa serissima. Se non la trovo, crolla tutto. Capisce? Vite in pericolo!”

 

“Vite in pericolo?!?” – strepitò la vecchia – “allora corri! Svolta l’angolo in fondo; troverai la ragazza attaccata alla parete destra. Ecco un paio di cacciavite, ti serviranno per la vite..”.

 

“Vite?!?”

 

“Sei stato tu a parlare di vite in pericolo, no?”

 

L’agente ‘secreto’ zerozeromuco tagliò corto con un grazie. Afferrò i cacciavite e si fiondò immediatamente in direzione dell’angolo, trascinandosi dietro la folla rumorosa formata dal direttore e dai numerosissimi visitatori del museo, sempre più morbosamente incuriositi dalla stravagante situazione.

 

“Ragazzo, spero per lei che per tutto questo abbia un buon motivo” – blaterò il direttore, che non si era staccato un solo momento dalle costole dell’agente.

 

“Buon motivo? Vi pare un musical questo? Vi sembro un compositore?” – rispose ironico Stewart – “datemi piuttosto una mano a cercare il quadro della ragazza e vi assicuro che alla fine mi ringrazierete. Abbiamo meno di cinque minuti”.

 

“Giammai!!!” - tuonò l’altro – “mi spiace solo di non poter procedere io stesso al suo arresto!”

 

“Già. E magari a un bel processetto sommario fatto in casa con annessa condanna ruspante alla pena capitale e relativa esecuzione just in time mediante ghigliottina originale del periodo robespiearriano..”

 

“Non aspiro a tanto. Mi saprei far bastare una spina della corrente ad alta tensione e due sole delle sue dita: l’indice e il medio”. 

 

“Dovrà accontentarsi del medio per ora..” – replicò Stewart spazientito, completando la frase con un gesto poco edificante, ma altamente esplicativo.

 

“Stronzo! Mi dica almeno a cosa mancano meno di cinque minuti. Possiamo sapere? Cos’è che sta per succedere di tanto terribile? Cosa può esserci di ancora più terrificante della rottura di un pregiatissimo vaso ming conservatosi miracolosamente integro per millenni? Quel vaso era introvabile!”

 

“Falso, mio caro direttore. Il vaso è diventato ora introvabile e grazie a me” - precisò Svenson – “comunque, non posso dirvi nulla sulla missione. E’ strettamente top secret. State tutti a guardare attentamente, così poi potrete raccontare le mie incredibili gesta ai posteri”.

 

“Ai posteri non so” – replicò il direttore caustico – “ma di certo molti di noi avranno tanto da raccontare ai giudici!”

 

“Dunque, vediamo un po’” – mormorò l’agente, scorrendo velocemente i quadri lungo la parete destra del corridoietto che aveva appena imboccato – “ragazza con il ricchione.. no; ragazza con le orecchiette.. neanche; ragazza col cotechino.. nemmeno; ragazza con l’orecchino di pirlo.. ancora no; ragazza di Pirlo con falli laterali.. nooooo! Wow, finalmente.. ragazza con l’orecchino di pirla.. BINGO!!!”

 

“Cosa le vuol fare? E minorenne!” – strillò preoccupato il direttore, mentre Stewart staccava brutalmente il quadro dalla parete.

 

“Macché minorenne?” – ribatté l’agente ‘secreto’, mentre estraeva dalla tasca un documento sgualcito, praticamente in fin di vita da reparto intensivo – “tenga la mia carta d’identità. Ho più di diciotto anni e pure da tanto ormai. Contento?”. Poi si girò verso la parete, dove prima era appeso il quadro – “qui dietro avrebbe dovuto esserci un interruttore; vedo però.. due plance! Una di troppo!!! 

 

“Melius abundare quam deficere”.

 

“Le sembra questo il momento di parlare in dialetto stretto, direttore? Devo scoprire immediatamente quale delle due plance è quella giusta.. quale?!? Ho solo due minuti scarsi per disinnescare questo maledettissimo marchingegno!”

 

Una delle due plance era scura e piena di bottoncini e fili, alcuni di colore viola, altri verdi; emetteva un leggerissimo ticchettio e nella parte superiore presentava un display su cui scorrevano in rosso inesorabili i secondi: ne rimanevano 90.. 89.. 88.. L’altra plancia era trasparente, apparentemente innocua e lasciava intravedere i classici fili della corrente: nero, rosso e grigio. Nessun rumore, niente count down. Stewart era consapevole che il tempo non sarebbe stato sufficiente a lavorare su entrambe le plance, ma quale delle due scegliere? Un solo errore e.. sudava freddo al solo pensiero di poter sbagliare! Dalla sua decisione dipendeva l’esistenza dell’intera città di Bangkok. Doveva pensare in fretta e bene.

 

“Bé, che aspetta?” – s’inserì bruscamente il direttore, tranciando di netto l’intricata matassa di pensieri sconclusionati in cui l’agente era rimasto pericolosamente imbrigliato – “è chiaro che il meccanismo è quello col display e il ticchettio”. Seguì un brusio d’approvazione da parte delle centinaia di persone che nel frattempo si erano assiepate tutt’intorno per assistere all’azione commandos rigorosamente top secret.

 

“No” – rispose l’agente seccamente – “questi sono terroristi veri e fanno sul serio. Abbiamo a che fare con veri professionisti. Sono convinto che hanno creato la messinscena del marchingegno con display e ticchettio per trarci in inganno, ma il vero comando a distanza è sotto la seconda plancia..”. Detto questo, con un cacciavite sfilò via velocemente le viti che tenevano il coperchio attaccato alla parete e, fatti due o tre ragionamenti al volo, interruppe prontamente il circuito con un paio di colpi di pinza ben assestati. Un attimo dopo, tutt’insieme, la sala piombò nel buio più totale, il display della prima plancia segnò ‘zero’ e gli squillò il telefonino. 

 

“Sì... sì.. capisco capo.. sì.. mi rendo conto perfettamente capo.. diciamo che.. io comunque non.. certo capo.. certo.. ok capo”.

 

Erano le 22.34 della sera, quando l’agente Svenson chiuse la conversazione telefonica col suo superiore e si rivolse ai presenti con voce tremula, sotto la luce fioca delle lampade d’emergenza del museo Mauritshuis, per dire che la missione purtroppo era fallita; che si offriva volontario per riparare il guasto al sistema elettrico e ripagare il prezioso vaso ming andato in frantumi con un piano d’ammortamento misto di rate e lavoro nei week-end come guardia ingiuriata; che non c’era di che preoccuparsi per chi avesse prenotato una vacanza a Bangkok, perché comunque sarebbe stata rimborsata o sostituita a cura dei servizi segreti con un’altra presso una diversa destinazione con alberghi e trattamento di pari qualità; che, infine, per qualsiasi ulteriore notizia di approfondimento e dettaglio sulla ex città di Bangkok stava per andare in onda sul primo canale un’edizione speciale del telegiornale. --- > To be continued.

domenica, 12 dicembre 2010

BBB.Babbo Natale Offresi

babbo natale offresi.jpgQuel giorno Demis era al settimo cielo. Appena uscito dall’edificio della Hi-Robotics & co. ltd. con il plauso dell’intero consiglio d’amministrazione e un assegno fumante a più zeri per la sua strabiliante invenzione, era certo che avrebbe cambiato il mondo e si crogiolava in quella certezza con un sorrisetto trasognato. Percorreva il marciapiede della 22^ avenue e tutto intorno a lui ora sembrava più bello rispetto a poche ore prima. Riusciva persino a intravedere le verdi foglioline degli alberi seriamente compromessi dallo smog cittadino ai bordi del viale e a scorgere l’azzurro chiaro del cielo, al di là della cappa grigia che gli aleggiava a mezz’aria sulla testa. Era sceso tronfio giù per strada, saltando i gradini tre alla volta, con l’assegno ancora in mano e lo teneva adorante come si fa con una reliquia. Lo fissava con gli occhietti inumiditi dalla forte gioia, lo annusava e provava a immaginare quante di quelle cose, che aveva da sempre desiderato, ci avrebbe finalmente potuto fare. E fu così che, in tale inebriante stato di divina grazia, con la testa tra le nuvole, svoltò l’angolo della via a una velocità tale da non riuscire a schivare il grassoccio vecchietto che si ritrovò dinanzi tra capo e collo.

 

“Stai attento ragazzo, ma dove hai la testa?!?” – lo rimbrottò l’anziano signore, finito rovinosamente a gambe all’aria sul selciato – “a momenti mi mandavi al creatore!”

 

“Ops.. vi chiedo perdono” – rispose mortificato Demis – “ero euforico e pensavo a tante di quelle cose..”

 

“Alla velocità no però, eh?” – replicò l’altro, mentre scricchiolando in varie parti del colpo, tentava di tirarsi su da terra – “andavi come uno shuttle, porca boia!!!”

 

“Coraggio, vi aiuto a rialzarvi” – si offrì premuroso il giovane.

 

Demis, dopo che il vecchio fu di nuovo in piedi e fu certo che non avesse nulla di rotto, ma solo qualche ammaccatura di lieve entità disseminata alla rinfusa, accennò a un rapido saluto e si girò lesto per andar via. Si bloccò però subito all’istante, come se fosse stato attraversato lungo il corpo da un laser tagliente. Ruotò quindi lentamente la testa indietro per guardare ancora l’anziano signore. L’osservò meglio, con molta attenzione, scandagliandolo da capo a piedi e poi, con un filo di voce appena, provò ad azzardare - “ma voi.. ehm, intendevo dire, tu.. tu sei..”

 

“Esatto, io sono” – rispose il vecchio – “e se sono ancora, non è certo per merito tuo, ma per pura casualità. C’e mancato poco che non fossi più!”

 

“Ma certo, che stupido! Corrisponde proprio tutto: il vestito rosso col cigno bianco ai bordi, stivali e fibbia neri, cappello rosso e folta barba bianca. Tu sei Babbo..”

 

“..Natale” – completò prontamente l’anziano signore con una smorfia di disappunto sulle labbra – “e ora che lo sai, ti prego, vuoi lasciami in pace?”

 

“No che non ti lascio in pace, caro mio” – ribatté Demis – “ci ho messo anni a sperare di vederti; anche solo scorgerti per pochi istanti. La notte della vigilia di Natale, lasciavo sempre la mia letterina sul tappeto del salotto e m’appostavo dietro una grande poltrona in religiosa e paziente attesa, avvolto in uno di quegli orribili plaid, tipo kilt scozzese. E ogni anno, sistematicamente, passavano i minuti, le ore e poi le palpebre lentamente, prima l’una poi l’altra, s’abbassavano e venivo inesorabilmente sopraffatto dal sonno. Così, quando mi svegliavo il mattino seguente, il tappeto era pieno zeppo di regali, ma io avevo l’amaro in bocca, perché per l’ennesima volta mi eri sfuggito.. puff, passato come una meteora e svanito nel nulla!”

 

“Avevi però i regali..”

 

“Già, ma non te” – rispose il ragazzo con un pizzico di mestizia. Poi aggiunse visibilmente incuriosito – “ma dimmi piuttosto; perché sei così triste?”

 

“Triste? Mi vedi triste? S’è mai visto un Babbo Natale triste?”

 

“Direi che oggi è la prima volta che lo si può vedere” – sorrise Demis benevolmente.

 

“E’ una storia lunga e noiosa, ragazzo mio, non credo che possa interessarti”.

 

“Lascia che sia io a decidere. Tu pensa solo a raccontarmela”.

 

“Se proprio insisti” – sospirò profondamente il vecchio a occhi chiusi – “dunque, devi sapere che io ho un capo, di cui non posso farti il nome. E’ lui che dirige e coordina tutte le attività di smistamento dei doni, gadget e affini per le varie festività dell’anno e proprio ieri mi ha convocato per stamattina nel suo ufficio. E’ appena il 15 di ottobre, mi sono detto, cosa potrà volere da me. Probabilmente quest’anno vorrà fare le cose meglio, organizzare nel vero senso del termine, insomma ‘in grande’, come si faceva tanto tempo fa. Così, sono andato fiducioso e motivato a dare il meglio di me”.

 

“Mi sembra una cosa fantastica!”

 

“Al tempo, ragazzo, al tempo!” – lo bloccò Babbo Natale – “ho solo detto che pensavo che volesse strafare, non che poi le cose siano realmente andate così. Anzi!”

 

“Cosa intendi dire?”

 

“Mi sono presentato stamattina puntuale e lui era sorridente e affabile come sempre. Mi ha fatto accomodare e dopo aver dato un’ultima occhiata al giornale che stava sfogliando, ha commentato in particolare una notizia che parlava di crisi, di recessione, di disoccupazione, insomma una vera calamità. A quel punto, mi ha detto che in una situazione del genere i costi per gli eventi erano diventati insostenibili, che il budget si era tra l’altro ridotto e che tutti noi avremmo dovuto fare un sacrificio per superare questo terribile momento”.

 

“E tu cos’hai risposto?”

 

“Gli ho chiesto cosa avesse pensato per sé, dichiarandomi pronto a fare altrettanto anch’io”.

 

“E lui?”

 

“Mi ha risposto che per sé, se del caso, ci avrebbe pensato dopo e che invece ora la prima cosa da fare era gestire subito i sottoposti in modo più efficiente. In altri termini, la sua idea è mettersi subito al passo coi tempi e ridurre, un po’ come tutte le aziende, i costi del personale con gli ammortizzatori sociali o forme diverse di lavoro”.

 

“Ammortizzatori?”

 

“Sì, non ci crederai, la cassa integrazione anche per figure storiche e istituzionali come la mia!”

 

“Comunque, in tutta sincerità, non credo che tu corra seri rischi” – osservò il ragazzo – “considerata la tua età, dovresti essere l’ultimo in graduatoria nella lista dei cassintegrati”.

 

“E invece no. Sorpresa!” – sbottò il vecchio – “sono il primo in assoluto e incontestabile. In graduatoria siamo due in totale, io e quella vecchiaccia odiosa della Befana e lei è di poco più anziana di me!”

 

“Questa sì che è sfiga, amico mio. Sfigaccia nera, bella e buona!” – concluse corrucciato Demis – “avevi però parlato di altre forme alternative di lavoro?”

 

“Sì” – confermò Babbo Natale – “in alternativa, ci sarebbe il job sharing. Per questo il capo mi ha convocato in forte anticipo il 15 ottobre. Si tratterebbe di una distribuzione dei compiti tra me e la Befana per Halloween, Natale e l’Epifania, in modo da assicurare in due la prestazione di uno per le tre ricorrenze, ovviamente pagati metà ciascuno”.

 

“E’ un incubo!” – inorridì il ragazzo.

 

“Magari lo fosse. Purtroppo, navighiamo a vista nel mare agitato della più bieca realtà!”  

 

“E non credo che le cose miglioreranno, sai?” – aggiunse dispiaciuto Demis – “vedi quest’assegno? L’ho appena avuto per la cessione di un brevetto alla fabbrica di distributori automatici dietro l’angolo dal quale, svoltando ad alta velocità, poc’anzi ti ho tranvato. E’ un marchingegno self service che, interfacciandosi con anagrafe, casellario giudiziale e archivi vaticani, può decretare con assoluta precisione la tipologia di benefit cui ciascun ragazzino potrà accedre. Mi spiace dovertelo dire, ma credo che, con l’arietta che tira, di qui a poco, sia tu che la Befana resterete senza lavoro”.

 

“La bontà giudicata da una fredda macchina che fa aridi confronti?!?” – esclamò disperato Babbo Natale – “di questo passo dove arriveremo?”

 

“Magari a un confessionale computerizzato a gettoni” – provò a ironizzare Demis – “che, con una minima offerta libera, ti spara una raffica di preghiere da dire per penitenza, lunga in proporzione ponderata ai peccati che hai appena confessato a un avveniristico quanto asettico microfono criptato”.  

 

Trascorsero alcuni minuti in un imbarazzante silenzio, senza che Demis riuscisse a trovare le parole per confortare quel povero vecchio affranto, che gocciolava lacrime a oltranza. In cuor suo, il ragazzo avrebbe voluto scusarsi dell’invenzione, per aver creduto che potesse rivoluzionare il mondo e migliorarlo, per non avere compreso in tempo l’inquietante visione meccanicistica dell’universo che stava ormai dilagando irrimediabilmente tra gli uomini. A un tratto, però, sopraggiunse un bimbo in calzoncini corti, dagli occhietti vispi e i capelli rosso rame. Poteva avere sì e no cinque anni e i suoi occhi brillarono d’intensa gioia, come diamanti sapientemente intagliati, quando intravide e riconobbe la tonda sagoma.    

 

“Evviva!” – urlò il bambino euforico – “è lui. È Babbo Nataleeee.. che sballoooo!!!”

 

“Ti adora” – sorrise Demis alla volta del vecchio – “vedi? Tutti i bambini di questo mondo ti adorano e non solo loro..”

 

“Bé” – rispose Babbo Natale, stringendo le spalle – “allora sarà meglio che mi affretti a fare il mio lavoro in job sharing con la Befana, prima che me lo porti via la tua macchina della malora! Compatto tutte le domande in una e formulo l’‘all in one question’ al ragazzetto: <<Cosa vuoi bel bambino: carbone, regalino, dolcetto o scherzetto?>>”

 

“Nulla di tutto questo” - rispose il piccolo, spiazzando all’istante i grandi – “non voglio un bel nulla. Niente di niente. Mi basta poterti vedere e abbracciare, Babbo mio bello. Sapere che ci sei e che ci sarai sempre nel mio cuore, nella mia mente e nei ricordi dei miei genitori e dei miei nonni”.

 

“Grazie bambino” – sorrise il vecchio visibilmente commosso, abbracciando amorevolmente il ragazzino – “ci son cose che una macchina non può dare, come questo abbraccio stracolmo d’amore. E se anche potesse, da lei non le vorresti”.

 

Lo stesso giorno Babbo Natale rassegnò le dimissioni al suo capo e si mise in proprio. Libero professionista, freelance! Appariva ogni anno alla mezzanotte in punto del 24 dicembre e portava pace e serenità al mondo intero con la sua folta barba bianca e un sorriso dolce e rassicurante ben collocato al centro di due belle guanciotte gonfie e rubiconde. Nessun dono con sé, né punizioni. Per questo si limitava a riviare con sufficienza a una macchinetta automatica che sarebbe apparsa di lì a poco sui tetti delle case per calarsi dai camini. Lui portava solo amore, amore e tanta pace e una forte speranza che la frenesia della riduzione dei costi ‘a tutti i costi’ e il ricorso bovino al meccanismo dei tagli del personale a favore dell’asettico ‘fast e furious automatizzato’, non conducesse al punto del non ritorno: l’eutanasia dell’anima.

domenica, 28 novembre 2010

Ragioni di.. sicurezza! [Parte Dopo]

[Parte Dopo: continua dal 10/11/2010]

appunti2.jpg

Quando stamattina ci ho messo dentro il vademecum, ho pensato che per stare ancora più tranquilli sarebbe stato meglio cambiare il codice”.

“E quale sarebbe il nuovo codice?!?” – incalzò George infastidito.

Mica posso dartelo così per telefono? Sai bene che i telefoni sono intercettabili, che potrebbero essere sotto controllo”.

“Ma sei matta? A chi vuoi che gliene può fregare di due impiegati che vivono di un misero stipendio in affitto, che si ritrovano una cassaforte in salotto solo perché l’avevano installata i proprietari e che per darsi un tono la riempiono di cambiali scadute, contratti di mutui e finanziamenti, bollette di luce e telefono e ora pure precisissimi pro-memoria della location delle cose di casa?”

Basta George!” – l’ammonì lei – “stai dando troppi indizi su di noi e del nostro modus vivendi. Così finiranno col rubarci l’identità!

“L’identità?!? Ma cos’è sta leggenda che circola sul fatto che c’è gente che tenterebbe di rubarti l’identità? Vai su Facebook e ti rubano l’identità, vai al cinema e ti rubano l’identità, al supermercato e ti rubano l’identità, al cesso ed è un altro che fa la cacca al posto tuo. Ma che se la fregassero pure la mia identità, sapessi che acquisto.. una vera botta di culo!!!”

L’età del cane, George”.

“L’età di chi?”

Del cane. Sono le prime due cifre della combinazione. Corrispondono all’età del cane”.

“Undici?”

No”.

“Ne sono certo. L’ho visto nascere. Sono undici e posso darti anche l’ora, il segno zodiacale e l’ascendente”.

No. Non il nostro. Sarebbe stato fin troppo semplice, non credi? Quello dei vicini”.

“Quali vicini? Tutti i nostri vicini nel raggio di almeno un miglio hanno un cane!”

Non posso dirtelo al telefono. Prova a chiedere in giro”.

“In giro? A tutti i vicini? L’età del loro cane?”

Mi sembra un buon metodo”.

“Faccio prima a farla brillare, ‘sta cassaforte di..”

Non dare indiziiiiii… non specificareeeee… ziiiittooooo!!!

“Ammesso che riesca a recuperare l’età del cane, gli altri tre numeri della combinazione?”

Sono quelli che ho giocato alla lotteria del 16 aprile del 2002”.

“Non ci crederai, ma mi aspettavo qualcosa del genere” – commentò paonazzo l’uomo – “e come farei a recuperarli?”

Mi sa che non puoi".

“Perché?”

Ho lasciato la schedina in cassaforte per maggior sicurezza”.

“Credimi Deborah, non credevo di correre tanti rischi quando ti ho sposata..”

Comunque, ora che ci penso, devo aver lasciato una copia del pro-memoria dentro uno dei barattoli della marmellata, per il caso in cui avessi dimenticato la combinazione della cassaforte”.

“E me lo dici adesso? Corrò in cucina e..”

No, non in cucina. Ho messo il barattolo nel mobiletto bianco del bagno, dietro dentifrici e spazzolini. Sai, per maggior..

“Fammi indovinare.. sicurezza?”

George, schiaffò pollice medio e indice dentro la materia gelatinosa e appiccicaticcia e cominciò a ruotarli convulsamente alla ricerca spasmodica del pezzo di carta. Qualche istante dopo esclamò soddisfatto – “Eurekaaaaa!!! Ecco il pro-memoria. Che schifo però; è zuppo di marmellata di fragole!!!”

Bene, caro. Tieni però conto che tra ieri sera e stamattina ho messo ulteriore ordine e quindi la lista ti aiuterebbe poco. Direi anzi che faresti meglio a non tenerne conto; finirebbe col depistarti”.

Dopo una settimana esatta, alle sei del pomeriggio, un taxi sostò dinanzi alla porta di casa. Ne scese Deborah. Aspettò che l’autista aprisse lo sportello e le consegnasse il trolley e, dopo aver pagato la corsa, salì lentamente le scale. Suonò il campanello di casa, ma nessuno rispose. Suonò nuovamente, ma ancora silenzio. Aprì la borsetta ed estrasse la chiave dell’ingresso. L’inserì nella toppa, girò e.. era come bloccata; non ruotava di un solo millimetro. Provò a chiamare il numero fisso di casa, ma una voce femminile asettica, annunziò dall’altra parte che il numero era inesistente. Compose sulla tastiera il numero di telefonino di George, ma anche quello era inesistente. A un tratto udì uno squillo. Proveniva dalla cassetta delle lettere. Scese di corsa le scale, afferrò la portiera della mail-box e la spalancò all’istante. Un telefonino dentro la buca delle lettere? Che strano. Squillava insistentemente. La donna guardò il display. Era una chiamata anonima. Dopo qualche attimo d’esitazione, decise di cliccare col dito sul tasto di risposta e di dare una voce. Dall’altra parte era George o meglio la voce di George registrata e il messaggio fu il seguente – “Ciao cara, ho cessato il telefono di casa e il mio telefonino per sicurezza, ho disdetto l’affitto per maggior sicurezza ed ho scambiato la mia identità con quella di un lama tibetano, mio amico di Facebook. Non temere, però; credo che non sarà difficile per te rintracciarmi. Infine, ho inserito i numeri delle coordinate del posto in cui mi trovo sotto l’orecchio di una ventina di gatti randagi del quartiere. Ovviamente: ragioni di.. sicurezza!

 

venerdì, 19 novembre 2010

La fiaba di Andrea Fiore a sostegno dell’Associazione Sindrome di Crisponi - Il video dell'iniziativa

Partecipa anche tu all'iniziativa.. farlo è semplicissimo!

 

 

 

VERSAMENTO sul CONTO CORRENTE POSTALE numero 81776163

intestato a ASSOCIAZIONE SINDROME DI CRISPONI E MALATTIE RARE

 

 

Nella CAUSALE occorrerà inoltre specificare:

 

a) che la donazione è per il racconto di Andrea Fiore (scrivere: ‘DONAZIONE DA FIABA ANDREA FIORE’);

 

b) il NOME del donatore o della persona (un amico, figlio, nipote), cui dovrà essere indirizzata la fiaba, e ovviamente l’INDIRIZZO E-MAIL.

sabato, 13 novembre 2010

La fiaba di Andrea Fiore a sostegno dell’Associazione Sindrome di Crisponi e malattie rare

cover.jpgAmici miei carissimi,

 

questa è un'iniziativa umanitaria cui tengo davvero tanto. Spero che da parte vostra ci sia la massima adesione e tanta disponibilità nel promuovere la mission tra i vostri amici. Basta anche un piccolo segno d'amore

 

Ho scritto ‘ALLA RICERCA DELL’ACCA PERDUTA’ qualche anno fa. E’ una fiaba nel mio stile personale, tra il demenziale e il serio, tra zucchero e sale, proprio come la vita.

 

E’ un dono d’amore che ho voluto fare a un gruppo di vivaci ragazzini che completavano allora una splendida avventura durata cinque anni: gli alunni della 5^ E di una Scuola Elementare di Palermo.

 

Il racconto, fino a oggi, è rimasto praticamente inedito, custodito nella mia mente, in quella dei protagonisti di quella classe e negli scaffali delle librerie delle loro case, ma forse, mi sono detto, non ha ancora esaurito il suo messaggio d’amore. Ecco perché ho pensato di metterlo in vendita in versione pdf (offerta libera) e di donare i proventi all’ASSOCIAZIONE SINDROME DI CRISPONI E MALATTIE RARE (http://www.sindromedicrisponi.it) per sostenere i progetti dedicati ai piccoli affetti da malattie rarissime, che hanno tanto bisogno del nostro aiuto!

 

PARTECIPARE all’iniziativa è semplicissimo!io.JPG

 

Effettua un VERSAMENTO sul CONTO CORRENTE POSTALE numero 81776163

intestato ad ASSOCIAZIONE SINDROME DI CRISPONI E MALATTIE RARE

 

Nella causale occorrerà specificare:

 

a) che: la donazione è per il racconto di Andrea Fiore (scrivere 'DONAZIONE DA FIABA ANFREA FIORE');

 

b) il NOME del donatore o della persona (un amico, figlio, nipote), cui dovrà essere indirizzata la fiaba, e ovviamente l’INDIRIZZO E-MAIL.

 

Io e l’Associazione confidiamo nel vostro immenso cuore e comunque.. anche un ‘pensierino’ va bene lo stesso :O)

 

acca perduta.jpg

 

 

 

Un affettuoso abbraccio, Andrea :O)

 

 

mercoledì, 10 novembre 2010

Ragioni di.. sicurezza! [Parte Prima]

appunti.pngGeorge sollevò una palpebra, molto lentamente, con un movimento quasi del tutto impercettibile a occhio umano. Subito dopo, toccò all’altra. L’aprì con gli stessi identici tempi e modalità. Rimase quindi immobile sul letto, come fosse inchiodato. Se solo avesse potuto, si sarebbe immediatamente rimesso a dormire a oltranza, sprofondando in un sonno pesante, nell’attesa che tornasse lei.

 

Deborah era uscita di casa all’alba. Dopo qualche rumoretto qua e là tra le quattro pareti del bagno e quelle della camera da letto, l’aveva sentita chiudere agitata la zip del trolley, rispondere al citofono e scaraventarsi giù per le scale a prendere il taxi, che doveva essere in strada ad aspettarla già da un bel po’. Non era solita andar via per lavoro e, quand’era accaduto, era stato solo per un paio di giorni, insomma, una cosa indolore, come una piccola puntura d’insetto, che, a parte il fastidio iniziale, dimentichi in fretta. Stavolta, però non era come le altre. Sarebbe stata via per un’intera settimana e per George era terribile!

 

Deborah gestiva l’organizzazione domestica degli spazi e delle cose. Lo aveva fatto sin dall’inizio della loro convivenza e per George era stato come un vero e proprio golpe, perpetrato crudelmente ai danni della sua indipendenza e della sua libertà. Lei sapeva tutto: dove si trovavano le cose, da dove venivano, per dove erano transitate e per quanto tempo, esattamente ‘quanto’, calcolato con una percentuale d’errore tendente a zero. Era praticamente in grado di rintracciarti in un nanosecondo persino una capocchia di spillo, che avresti data per dispersa chissà dove e chissà quando e non perché fosse brava o avesse un fiuto particolarmente sviluppato, ma semplicemente perché era lei stessa che l’aveva collocata o lasciata cadere in quel posto. Infine, come se non bastasse ad aggravare ulteriormente la situazione, c’erano, d’un canto, la spregevole abitudine della donna di cambiare idea ininterrottamente e di spostare sistematicamente le cose dentro casa, dall’altro, la fissa della riservatezza e della tutela a oltranza della propria privacy. Insomma, una sorta di miscela esplosiva che nel corso del tempo aveva prodotto l’inevitabile conseguenza di far rincretinire progressivamente George, stremato dalla continua e spasmodica ricerca di una mappa aggiornata e affidabile dell’abitazione, del contenuto dei ripostigli e dei vari scaffali.

 

In simili circostanze era chiaro come l’assenza prolungata della donna equivalesse nell’immaginario dell’uomo né più né meno che a essere abbandonati al centoventiduesimo piano d’un grattacielo in fiamme senza uno straccio di paracadute o nel bel mezzo del mare in tempesta dopo un terribile naufragio e a corto di scialuppe o, peggio ancora, tra le dune di un cocente deserto con solo una mezza bottiglietta d’acqua piovana e per di più radioattiva.  

 

George cercò di non farsi prendere dal panico. Tirò un respiro profondo nel tentativo di rilassarsi e si mise seduto sul letto. Pensò che aveva fatto bene a far valere i suoi diritti e a pretendere che la moglie gli lasciasse un sintetico vademecum col  quale affrontare la drammatica solitudine domestica di quei giorni. Armato del pro-memoria non avrebbe avuto proprio nulla da temere. Ruotò la testa verso il comodino, dove lei gli aveva detto che l’avrebbe lasciato, e strizzò gli occhi per mettere a fuoco meglio. Lo fece una seconda e poi una terza volta, ma non riuscì a cogliere nulla di cartaceo. Magarì, pensò tra sé e sé, l’avrà messo dentro a un cassetto. Aprì gli scaffaletti uno dopo l’altro, ma ancora niente. Eppure doveva esserci. L’aveva preteso. Fece un rapido giro della stanza e poi perlustrò la casa da cima a fondo. Percorse metro per metro ogni angolo, ogni piccolo anfratto dell’appartamento, ma nessuna traccia di pro-memoria. Solo post-it variamente scarabocchiati a più riprese, foglietti volanti con vecchie liste della spesa e rubriche telefoniche d’antica memoria, tristemente superate dall’avvento dei telefonini. Allora, furibondo afferrò la cornetta e compose isterico con dito tremante il numero del telefonino di Deborah. Due squilli appena e lei rispose.

 

Ciao caro, già sveglio?

 

“No, in realtà dormo ancora, mi trovo nel bel mezzo di un incubo e non vorrei svegliarmi affatto senza sapere dove sei andata a cacciare il pro-memoria che mi avevi promesso”.

 

Non angustiarti, George. L’ho lasciato in cassaforte”.

 

“In cassaforte? Mi avevi detto che l’avresti lasciato sul comodino”.

 

Sì, è vero caro. Però stamattina, prima d’andar via, ho pensato che sarebbe stata molto più sicura la cassaforte”.

 

“Io non capisco” – ribatté l’uomo perplesso – “è solo una lista di sopravvivenza domestica spiccia per il tempo che mancherai di casa, mica una mappa del tesoro!”

 

Sai com’è.. di questi tempi”.

 

“No, non lo so com’é. Penso che toccherà informarmi” – commentò George sarcastico. Poi, riagganciò e si precipitò in salone, sollevò dal chiodo il vecchio quadro impolverato dello zio Sanford, e compose la combinazione della cassaforte. Nulla. Ridigitò i numeri con maggiore attenzione, tirò a se la manopolina dello sportello e.. nulla ancora - “Che succede? Sono certo che questa è la combinazione giusta. La mia data di nascita. Mi ricorderò bene di quando son nato! Proviamo a richiamare..”

 

Dimmi caro”.

 

“Deborah” – esordì George – “ho appena staccato l’avo dalla parete e composto il codice della cassaforte; l’ho fatto più volte, ma non si apre un bel nulla”.

 

Che stupida, quasi dimenticavo”.

 

Quasi’, eh?”       --- > To be continued

   

lunedì, 25 ottobre 2010

Scremati dal destino - Grande Fratello.. no thanks!!

grande%20fratello%20logo.jpgMaso aprì l’uscio di casa, fiondò il cappotto sulla poltroncina collocata all’angolo più lontano del salone, centrandola dall’invidiabile distanza di circa tre metri e mezzo, dopodichè percorse velocemente lo stretto corridoio di casa, puntando dritto verso la cucina alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti..

“Sei tu Maso?” – tuonò una voce che tradiva una certa sensazione di fastidio.

“No, sono il gatto, ma da oggi mi è stata data facoltà di parola” – rispose Maso mentre rovistava nervosamente nel frigo – “pensi che troverò qualcosa di serio da mangiare a parte tavolette dietetiche, muesli e yogurt bianco allo zerovirgolaunpercento di grassi?”

“Perché non provi con qualche lattina di KiteKat, così, visto che da oggi sei un superbo esemplare di gatto parlante, potrai esprimere anche un giudizio vocale.. ‘si prega lasciare un messaggio dopo il segnale acustico, grazie… maaaaooouuuu’…”

“Ma si può sapere dove ti sei cacciata Mara?” – tuonò Maso, mentre distrattamente imbucava le dita in un barattolone di miele ai fiori d’arancio collocato ad arte nello scaffale in basso del frigo, a mo’ di trappola per visitatori incauti – “sono tre giorni che non ti vedo..”

“Ma pensa te.. io invece sono trent’anni che non ti posso vedere!!”

“Esci fuori e combatti da uomo a uomo, vile marrana..!!”

“No Maso, non oggi.. non mi va affatto di perdermi la puntata del Grande Fratello per passare una notte romantica con te al Pronto Soccorso…”

“Usque tantum.. Real TV ti ha dato alla testa, moglie della malora… Io ho fameeeeee!!!”

“Una tantum un corno Maso!!! Oggi è serata Grande Fratello e, se non lo vedo, domani di che parlo con le amiche?!?”

“Miii… botta di vita!!”

“Insomma, arrangiati Maso, nella credenza in alto dovrebbero esserci ancora due o tre scatolette di tonno e fagioli al sugo, tante quante bastano per mantenere stabili i tuoi ben noti standard prestazionali sotto coperta in door.. mangia tutto senza fare briciole in giro e ricordati di staccare il rilevatore elettronico del gas prima di andare a letto…”

“Mannaggia a te Mara.. ma come faccio a lasciare briciole in giro se manca il pane…”

“Pensa a quelli della casa che hanno tutto contingentato, anche il pane, poveri figli.. mi commuovo”

“Io mi commuovo se penso alla nostra di casa.. possibile che tu non sia disposta a perderti neanche un attimo di ‘sti reality? Tu sei drogata Mara.. andata, fumata, dopata, fatta, kaput!!! Non se ne può proprio più di Grandi Fratelli, grandi sorelle, gran figli di…”

“Cos’è quest’ultima, un’autocitazione Maso?”

“Sei ingiusta Mara, ecco cosa sei! Te ne approfitti perché te ne stai barricata in soggiorno”

Il programma a minuti inizia e il nostro collegamento sta per sfumare Maso”

“Seeee… mo ci tolgono il satellite!!”

“Sbafati il tuo lauto pasto da simil-gatto, altrimenti esco e ti metto in nomination per direttissima!”

“Questa è crudeltà bella e buona.. lasciare un povero marito abbandonato ai bordi di una cucina affamato e delirante.. roba da confessionale!!! – incalzò l’uomo con un piglio ferreo e deciso da assalto alla Bastiglia – “E dire che ci fu un tempo in cui le talpe erano animali, le isole erano ancora vergini e incontaminate e in televisione si esibivano i cantanti bravi, quelli veri, mica gli amici degli amici degli amici di Maria.. e Maria era una figura religiosa, che aveva sposato Giuseppe e non Maurizio, e quando le arrivava posta, allora sì che erano cose di una certa gravidanza!!!”

“Ecco bravo, abbiamo fatto il presepe fuori stagione!! – urlò Mara mentre usciva furibonda dalla stanza.

“Sì..” – annuì Maso, puntandole contro l’indice – “..e tu sei l’oca della Fattoria in dono al bambinello!! E magari mettiamo su un bel momento di preghiera a puntate… come dire.. una telenovena”

Da quel momento in poi non fu più possibile distinguere una frase di senso compiuto nel crescendo d’improperi in cui si avvitarono i due, rinfacciandosi di tutto, di più e tant’altro ancora.. attinsero ad antiche memorie di soprusi e soverchierie subiti nel corso di anni ed anni di dura e gravosa convivenza e inanellarono sermoni, trattati, poemi, saghe e coloriti aneddoti.. l’un contro l’altro armati della più affilata delle armi improprie.. la lingua!

Intanto in tv scorreva in sottofondo la sigla d’apertura del reality più famoso d’Italia e, proprio su quelle note tanto attese da Mara, la presentatrice mandò festosa un caloroso saluto a tutte quelle famiglie che in pace ed in serenità se ne stavano (secondo lei) gioiose davanti al piccolo schermo ad assaporare le innocenti beghe degli abitanti della casa.. Non immaginava nemmeno lontanamente quanto a volte la realtà possa di gran lunga superare il reality..